indie-gestione

martedì, 15 11 2011

Big Band Theories

Non so chi ci sia dietro a Big Band Theories (anche se ho l'impressione che sia qualcuno che potrei conoscere), ma l'idea è carina e la realizzazione brillante:

Per chi ha sempre sognato di diventare una rockstar. Ma soprattutto per chi, almeno una volta nella vita, ha pronunciato le parole “Se avessi un gruppo, lo chiamerei…”.
••• Bands you could play in, but you don’t. •••

Manda il nome della tua band teorica a bigbandtheories@gmail.com I nomi più creativi saranno trasformati in loghi veri – o quanto meno, verosimili.

Erano già bellissimi i teaser:

 

Poi già i primi loghi realizzati sono veramente splendidi:

 

Followateli (FB, TW)! Scrivetegli!
Io quasi quasi gli scriveo e gli chiedo se mi fanno il logo degli Unbelievable Cazzons.

lunedì, 14 11 2011

La rosa dei dieci – “In circolo” dei Perturbazione compie dieci anni

Come già sapete, sui Perturbazione in quasi 9 anni di blog ho scritto un numero notevolissimo di post.
Il perchè è abbastanza ovvio (sono una band eccezionale), come ho cercato per l'appunto di scrivere quasi tutte le volte:

 

Perturbazione sono una band che non ha più nulla da dimostrare.
Qualitativamente ha già dimostrato tutto mille anni fa con il suo capolavoro In circolo, che fotografa un collettivo perfetto sotto praticamente tutti i punti di vista e contiene quella che è forse la più bella canzone italiana del decennio scorso (Agosto, ovviamente, che si contende con Estate di Bruno Martino il titolo di canzone estiva più triste di tutti i tempi, e che come Estate avrà sicuramente una vita molto lunga). Negli anni successivi, poi, i Perturbazione hanno dimostrato che in un paese di merda come il nostro una band che produce del pop così sopraffino non avrà mai il successo che merita: troppo priva di pose e pretese modaiole, troppo incapace di velleità e compromessi commerciali, troppo poco ggiovane per piacere agli adolescenti e troppo cazzona e volutamente sghemba per conquistare i seriosi amanti della musica d'autore. Una band quasi unica che probabilmente non ci meritiamo.[#]

 

La musica dei Perturbazione, da sempre, mi fa pensare a Joyce. Come cosa suona un po’ strana, me ne rendo conto; e certo se si prendono le divagazioni più cervellotiche dell’Ulisse o il periodare sperimentale diFinnegan’s Wake i punti di contatto, a ben vedere, sono pochi un po’ in tutti i sensi. C’è però un racconto in particolare che mi fa pensare a loro, ovvero Una piccola nube, dalla raccolta Dubliners. A parte le ovvie affinitità metereologiche e il concetto per eccellenza pop dell’attenzione altra alle piccole cose, ad accomunarli c’è la rara capacità di vedere e mostrare epifanie cariche di senso anche in cose che sembrano non aver più nulla da dire, che siano gli sguardi bassi di Little Chandler come gli anni sbagliati ma diversi nascosti dietro una ‘e’ aperta o chiusa. [#]

 

L'ho già scritto, e non sto a ripeterlo. Anche se le celebrazioni servono di solito proprio per cose del genere, ed oggi è una giornata da celebrare, perchè dieci anni fa usciva In circolo, il capolavoro della band piemontese, forse il più bel disco italiano degli anni zero e certamente il più importante. Per festeggiarlo degnamente, oggi esce in tutti i negozi In circolo – dieci anni dopo, ristampa in edizione deluxe con 2 cd che oltre ai brani originali include Fuori dal giro, raccolta di 24 brani inediti, lati B, versoni alternative ed esperimenti vari risalenti all'epoca. Tra Gennaio e Febbraio poi la band sarà in tour per dieci date speciali in cui suonerà la scaletta originale del disco. Una macchina del tempo, praticamente.

 

MP3  Perturbazione – La rosa dei 20

giovedì, 10 11 2011

Cosa volete sentire?

Il meglio della scena musicale indipendente italiana in un libro di racconti? E' un'idea improbabile, ma, se ci pensate bene, per niente peregrina. Ed è l'idea che hanno avuto Minimum Fax e la curatrice Chiara Baffa (una che quella scena la conosce bene), e che ha portato alla pubblicazione di Cosa volete sentire – Compilation di racconti di cantautori italiani, uscito qualche giorno fa in tutte le librerie. Dentro ci sono tutti o quasi i nomi che contano: Giuseppe Peveri (Dente), Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica), Dario Brunori (Brunori S.a.s.), Max Collini (Offlaga disco pax), Rossano Lo Mele (Perturbazione), Simone Lenzi (Virginiana Miller) e parecchi altri. I testi sono quasi tutti in qualche misura autobiografici, ed è molto curioso sentire alcuni dei propri cantanti e musicisti preferiti esprimersi con un registro diverso dal solito e raccontare un aneddoto o una storia con un respiro più ampio dei pochi minuti di una canzone. I risultati sono -come è inevitabile in questi casi- molto discontinui, ma forse i migliori sono i racconti di Darione Brunori e del beneamato Offlaga Disco Max, di cui potete leggere l'incipit in questo bell'articolo di Affari Italiani

 

Come scrive nella presentazione Chiara Baffa:

La musica indipendente è tornata ad attingere all’immaginario nazionale e alla ricchezza espressiva della nostra lingua, per produrre canzoni evocative, forti, coraggiose. A farla da padrone sono, insomma, i testi. Ecco perché abbiamo chiesto a tredici nuovi autori di scrivere un racconto. Il risultato è una mappa non solo dello stato della musica italiana ma anche delle persone a cui questa è rivolta: gente che si ride addosso, che è capace di immaginarsi un lavoro e un grande amore, di vivere e non di sopravvivere, e di reinventare la realtà. Si spazia dai ricordi di gioventù alle difficoltà dell’autopromozione, dai primissimi concerti alle vicissitudini del tour, dalla solitudine delle stanze d’albergo ai miraggi della notorietà, rivisitando e modernizzando l’intero concetto di rockstar. Il tutto con un unico, saldo filo conduttore: la musica.

Andate e compratene.

mercoledì, 09 11 2011

The evolution of western dance music

Spettacolare infografica animata sull'evoluzione della musica da ballo occidentale dall'800 ad oggi. Un tantino americanocentrica, ma bella.
[grazie a Benty]

martedì, 08 11 2011

In church with Aidan Moffat

Quando era il cantante degli Arab Strap, Aidan Moffat ha scritto alcune delle mie canzoni preferite di quegli anni, e forse di tutti i tempi. Here we go, Love detectiveThe shy retirer, Don't ask me to dance sono le prime che mi vengono in mente, ma ogni volta che rimetto su un loro disco ne scopro qualcuna che con gli anni mi sono dimenticato, e non posso non scoprirmi a pensare a quanto siano stati (e forse siano tuttora) sottovalutati, e a quanto non ci sia più stata una band come loro, capace di mischiare nebbia alcolica, semplice (e fiera) depravazione e cupezza senza speranza.

 

Questa sera Aidan Moffat porterà il suo progetto solista insieme al polistrumentista Bill Wells tra le ormai famigliari mura della chiesa di Sant'Ambrogio a Villanova di Castenaso, appena fuori Bologna, per un'altra delle imperdibili session organizzate dal Covo. L'incontro/scontro tra un luogo sacro e un personaggio tanto profano è praticamente imperdibile. Ci vediamo là. 

 

 

MP3  Aidan Moffat & Bill Wells – Cruel Summer (Bananarama cover)

lunedì, 07 11 2011

Quelle due volte che ho messo i dischi a New York City

Per descrivere adeguatamente le mie due serate da DJ a New York e quello che hanno significato per me dovrei essere uno scrittore assai più bravo di quello che sono. Essere ospite di Matte alla consolle di un locale figo come Pianos è stato il proverbiale sogno che diventa realtà,e non ci sono molte altre parole che possono esprimere il grado di esaltazione che un evento simile ha generato. Cioè: ho messo i dischi a New York. As lame as it may sound, there's nothing more to add.

 

Nelle varie ore che ho avuto a disposizione ho messo un po' di tutto, dall'indiepop ai classici, dalle chitarre all'elettronica (per lo più roba europea, per marcare il territorio; anche se a un certo punto ho passato un po' di cose americane e, per rispondere idealmente a FdL che mi ha preceduto alla stessa consolle il mese prima, neanch'io ho messo alcun pezzo di Mago Panzone Murphy, anche se ho messo Do it again degli Holy Ghost in cui il nostro è il titolare della voce che dice appunto «Do it again», quindi forse non vale).

Nei due set sono riuscito a infilare anche alcuni pezzi di artisti italiani, che non hanno sfigurato e in due casi (Banjo or freakout remixato da Allez Allez, già suo socio nei Walls e Quakers & Mormons) hanno portato anche a richieste di informazioni da alcuni astanti. Importare hip hop italico (di più: bolognese) nella terra che l'hip hop l'ha inventato è stata una piccola soddisfazione. Qua sotto -se non ricordo male- tutti i pezzi di artisti italiani che ho messo: me n'ero portati diversi altri che però non hanno trovato posto nel set. La prossima volta, magari.

 

 

MP3  The Jacqueries – I try (Macy Gray cover)

MP3  Banjo or freakout – Mr. No (Allez allez remix)

MP3  Quakers & Mormons  - Speechless sentence

MP3  Heike has the giggles – Crazy in love (Beyonce cover)

MP3  Porcelain Raft – Tip of your tongue

venerdì, 28 10 2011

Manhattan Skyline

Sono molto fiero della foto con lo skyline di New York qua sopra. Sembra una cartolina disegnata, lo so. E invece è una normalissima foto scattata poco prima del tramonto, e il suo effetto stropicciato viene dal mix della pixelatura dello zoom del mio iPhone, dal filtro 1977 che gli ho applicato con Instagram, e dal vetro un po' sporco della finestra del luogo in cui l'ho scattata. Che è la lounge del settimo piano del Thompson LES Hotel di Allen Street, dove mi trovavo per assistere agli showcase di PureVolume durante la CMJ Marathon (di cui appena riesco vi racconterò). In quel momento mi ero un po' distratto perchè sul palco non c'era molto da guardare: c'era un tavolo con 4 persone sedute dietro a 4 computer portatili (Nancy Whang degli LCD Soundsystem, Amrit Singh dell'uber-blog musicale Stereogum, Ayad Al Adhamy dei Passion Pit e Naveen Selvadurai, fondatore di Foursquare) che partecipavano al contest di Turntable.fm, la piattaforma in cui chiunque può creare una chatroom online e creare una playlist condivisa (una versione più figa ed evoluta di Outloud.fm, che vi avevo già segnalato). Mentre i quattro indie-VIP si sfidavano a colpi di pezzi per lo più electro ed R'n'B (la playlist che è uscita fuori non mi è sembrata un granchè, devo dire), non ho potuto non notare la luce spettacolare nella vetrata dietro di loro, e sono riuscito a scattare la foto qua sopra.

 

Poi il sole è tramontato, e anche se lo sklyne dietro al palco era veramente mozzafiato, le foto che ho scattato dopo non sono un granchè. Il contest è finito (ha vinto Amrit: il blogger batte i musicisti), e sul palco sono salite le Dum Dum Girls che mi hanno veramente sorpreso con un eccellente set acustico, immagino simile a quello che la cantante Dee Dee porterà sui palchi italiani insieme al suo fidanzato Brandon Welchez dei Crocodiles (il 18 Novembre al Plastic di Milano, il 19 al Covo di Bologna, il 20 al Circolo degli Artisti di Roma, il 23 al B-Side di Rende (Cosenza), il 24 al Cellar Theory di Napoli, il 25 al Tabasco di Firenze,il 26 allo Spazio 211 di Torino, e il 27 al Factory di Padova).

Il set è finito, e io sono uscito per perdermi nel Lower East Side. Just an ordinary night in New York City.

 

 

Dum Dum Girls – Bang Bang, I'm a Burnout (live acoustic)

 

giovedì, 13 10 2011

Una felpa offlaghiana contro l’inverno

Daniele Carretti è uno che non sta mai fermo. Da sempre il chitarrista e anima shoegaze degli Offlaga Disco Pax si tiene molto impegnato tra un tour e l'altro della band neosensibilista reggiana, ad esempio con il cupo e ispirato progetto Magpie, o con la piccola etichetta Sussidiaria. Ma da qualche tempo, non pago di queste attività, Carretti ha iniziato a suonare canzoni anche sotto lo pseudonimo di Felpa.

 

Il progetto è ancora avvolto dal più stretto riserbo, e verrà svelato al mondo questo venerdì al Locomotiv di Bologna in apertura al concerto di Paolo Benvegnù. Ma a giudicare dal primo e unico pezzo diffuso (una bella cover del classico minore degli Scisma, nonchè title-track dell'ultimo disco Armstrong), siamo davanti a qualcosa di molto promettente. 

 

martedì, 11 10 2011

Breaking bad, fucking good

Breaking Bad è probabilmente la migliore serie tv di questi anni. Potreste pensare che io lo dica sull'onda dell'impatto emotivo dello spettacolare season finale che è andato in onda tre sere fa su AMC, ma non è così. Dall'inizio della terza stagione in poi ogni puntata è una piccola meraviglia di scrittura, di regia e di recitazione, tenuta in piedi da una trama sorprendente, da dialoghi perfetti e da attori bravissimi (per la sua interpretazione del protagonista Walter White, Bryan Cranston ha vinto 3 Emmy di fila come miglior attore di una serie drammatica). Insieme a The Wire, a Studio 60 e a Mad Men è probabilmente la serie tv che mi sia piaciuta di più di tutti i tempi, e mi meraviglio sempre a scoprire quanto poco sia nota dalle nostre parti.

 

Mentre voi ve la procurate e mentre io medito se rivedermela tutta dalla prima puntata, vi evito ogni spoiler ma vi lascio con i due azzeccatissimi pezzi presenti come soundtrack dell'ultima puntata. Sarà una lunghissima attesa fino all'ultima stagione dell'anno prossimo, e non ho veramente idea di cosa diavolo il creatore Vince Gilligan tirerà fuori dal cappello. Ma sono matematicamente sicuro che mi stupirà.

 

 

MP3  Daniele Luppi & Danger Mouse feat. Norah Jones – Black

MP3  Apparat – Goodbye

lunedì, 10 10 2011

L’amore è un fardello

Non so bene se sia una coincidenza o meno, ma domani escono due dei dischi italiani più attesi della stagione: Io tra di noi di Dente e Nati per subire degli Zen Circus. Per promuoverli il cantautore di Fidenza e la band toscana si sono prodotti in un video di puro cazzeggio in cui si dimostrano reciproca stima, e che vado tosto a linkarvi:

 

venerdì, 07 10 2011

Una cover che sarebbe piaciuta al Nick Cave di qualche lustro fa

Di Chelsea Wolfe ho sentito parlare per la prima volta a Luglio da 0livia, e sono rimasto incuriosito e un po' inquietato dal suo sound apocalittico, gotico e rumoroso che calza a pennello nella definizione subito affibbiatagli di doom folk. Che non è esattamente la mia tazza di tè, ma che ha tutte le carte per colpire e un'intensità marziale e dolorosa che di questi tempi in giro non si sente tanto spesso. Sono molto curioso di sentirla dal vivo, come probabilmente farò tra un paio di settimane a New York durante l'incasinato meta-festival della CMJ Marathon, dove sarà praticamente impossibile non incrociarla visto che suonerà 6 volte in 5 giorni.

 

E come a mandarmi un segnale che non posso ignorare, proprio in questi giorni la cantautrice californiana ha diffuso in rete la cover di uno dei miei pezzi preferiti di tutti i tempi (I let love in di Nick Cave & The Bad Seeds, dal quasi omonimo capolavoro Let love in del 1994), trasformato in una straziante e lentissima marcia funerea che forse sarebbe piaciuta al Nick Cave di qualche lustro fa. E che sicuramente piace un sacco anche a me.

 

 

MP3  Chelsea Wolfe – I let love in (Nick Cave cover)

mercoledì, 05 10 2011

Un altro mondo è possibile

Un mondo in cui Jeff Mangum, anima e voce degli indie-legend Neutral Milk Hotel, imbraccia la chitarra e si mette a suonare per strada davanti agli indignados americani di Occupy Wall Street. Proprio lo scorso weekend Mangum è stato il co-headliner dell'ATP americano, e non dev'essere stato banale passare dalle folle osannanti di hipster del festival al drappello di manifestanti accampati nel Financial District di New York City (uno dei quali ha filmato tutto il live e l'ha mandato in diretta su livestream, come potete vedere qua sotto). Se per allora non li avranno arrestati tutti (come i 700 sul ponte di Brooklyn la settimana scorsa), tra una decina di giorni vado a dare un'occhiata di persona e vi so dire. Dubito che sarò così fortunato da trovarci i Radiohead, però.

 

mercoledì, 28 09 2011

Crescendo rossiniano di vernice meets folksinger con ukulele

Lisa Hannigan da queste parti la amiamo perdutamente da quando era la corista e co-solista di Damien Rice (a proposito: che fine ha fatto Damien Rice?) e anche se i suoi dischi solisti in termini di scrittura non sono neanche lontanamente all'altezza del primo, ancora splendido, disco del cantautore irlandese, è impossibile non farsi venire un po' gli occhi a cuoricino ogni volta che la si vede all'opera. Come nel videoclip del nuovo singolo Knots, in cui l'autrice di Sea Sew armata solo di un ukulele cerca di resistere a un crescendo cromatico di pioggia e spruzzi di vernice, e soffre e si diverte in egual misura, e tu ti ricordi ancora una volta perchè un po' la amavi e la ami ancora. 

 

sabato, 24 09 2011

Tutto Molto Bello

di

All'interno del Supersound organizzato a Faenza, domenica 25 settembre alle ore 12 si terrà anche il primo torneo di calcetto fra etichette indipendenti italiane, Tutto Molto Bello. Per chi non volesse perdersi gli avvincenti duelli calcistici fra freschi candidati al Tenco (per l'opera prima) I Cani e Iosonouncane, capitan Polaroid che marca stretto Luca Benni della To Lose La Track, l'inevitabile sudditanza psicologica degli arbitri per i Mariposa, il tutto accompagnato da dj set e testimoniato dalle telecamere più implacabili di una moviola di Soluzioni Semplici, l'appuntamento curato dalla benemerita Trovarobato è domani.

 

Per chi arrivasse prima, presso la Galleria della Molinella alle ore 11.00 la sempre meritevolissima Trovarobato organizzerà anche una conferenza dal titolo "Blog, Web Tv On Demand, Radio, Fanzine Cartacee. Un punto sulla diffusione del messaggio cultural-musicale al di fuori dei canali tradizionali". Parteciperanno: il blog "Gli Indiepatici", il collettivo "Soluzioni Semplici" di Roma, "Youthless Fanzine" da Reggio Emilia e la webradio veronese "Fuori Aula Network" (a rappresentare questo prestigioso blog e soprattutto sè stesso non si sa in qualità di cosa ci sarò pure io, in quanto Benty). A moderare Emiliano Colasanti del blog Stereogram.

 

Per chi invece si ferma dopo il torneo di calcetto dalle 19 gli showcase di Jacqueries, Lo Stato Sociale, Fragil Vida, Fast Animal Slow Kids, Mangiacassette, Mezzala e ciliegina su una torta già di per sè golosissima alle 22.00 circa la sempre validissima Trovarobato insieme a Prodezze Fuori Area presenta gli Offlaga Disco Pax che si cimenteranno in un reading musicato "quasi completamente calcistico con musica improvvisata da Sollier a Simutenkov, e con festeggiamento per il 92° compleanno della Reggiana"

 

Questa è la pagina facebook per maggiori informazioni. Chi non viene è un burfaldino

mercoledì, 21 09 2011

Lana Del Rey e la perdita dell’innocenza

Questa storia comincia come le storie di tantissimi artisti e gruppi indie, più o meno bravi, nella scena musicale degli ultimi 5 o 10 anni: un'artista ignota e promettente, una canzone riverberata, un video sgranato e un po' di blog sempre alla ricerca del nuovo fenomeno underground che la segnalano. Poi arriva Pitchfork, mette l'etichetta Best New Track sulla ballad Video Games e Lana Del Rey diventa improvvisamente un piccolo fenomeno. 

Voce e look da diva di altri tempi, un'immagine fatta dal curioso connubio tra lo-fi e seduzione che sono contemporaneamente di un passato remoto ma anche dell'era di YouTube, Lana Del Rey difficilmente lascia indifferenti al primo ascolto; può non piacere e probabilmente anche non colpire, ma se non è la musica (che va dalla Nancy Sinatra più languida alla Fiona Apple meno addomesticata) sono lo sguardo penetrante e un po' inquientante e le sue labbra turgide a stamparsi nella mente. Non il tipo di artista che incroci tutti i giorni.

 

Ma la storia non è finita. Mentre mezza rete si innamora, musicalmente ma non solo, di questa misteriosa chanteuse, Ryan Dombal fa un po' di ricerche e scopre un po' di informazioni in più sul personaggio, prontamente esacerbate col solito tono beffardo dal maligno Hipster Runoff. Si scopre che ha già pubblicato un disco sotto il suo vero nome (l'assai più anonimo Lizzy Grant), che il suo pseudonimo e la sua immagine sono, per sua stessa ammissione, opera di «avvocati e manager», e che dietro di lei è in atto una sapiente opera di promozione. Onta finale, dalle foto pare proprio che le sue labbrone sexy siano probabilmente frutto della chirurgia estetica (e/o del botulino). Gli hater si scatenano (vedi i commenti da Stereogum), sui social network e i blog tutti vogliono dire la loro (quasi tutti la attaccano e prendono in giro chi la apprezza, ma sono anche tanti, come Pop Topoi, quelli che la difendono) e la sensazione generale è che nel 2011 chi si occupa di hype non possa fare a meno di avere una posizione su di lei.

 

Dopo anni passati a correre dietro ad ogni più piccolo fenomeno underground e a dare attenzione al nuovo nome più ignoto e cool, sembra che qualcosa nel gioco si sia rotto. Potrebbe non voler dire niente, o invece segnare una perdita dell'innocenza che rappresenterà un vero e proprio precedente e che costringerà l'appassionato di musica ad avere un dubbio in più (non solo musicale ma anche in qualche modo etico) la prossima volta che si imbatte in una nuova band. E' davvero roba autentica? Sono un gruppo di ragazzi in una cantina o in una cameretta davanti al PC, o c'è dietro un management che fabbrica sapientemente artisti credibili rimanendo nell'ombra? Le eminenze grigie della case discografiche sono sempre esistite nella musica pop e non ha senso scandalizzarsene, ma ora dobbiamo aspettarci che entrino a gamba tesa anche nel mondo indie inquinandone la presunta autenticità con focus group e ricerche di mercato?

 

La mia posizione sta da qualche parte in mezzo. Tornando alla musica, le canzoni di Lana Del Rey mediamente non mi fanno impazzire, ma l'ultimo singolo diffuso (la torrida Blue Jeans, una Wicked Game in versione femminile che nell'immaginario finisce per ricordarmi addirittura To bring you my love di PJ Harvey) non è affatto male. Ma ammetto che nel mio giudizio faccio fatica a prescindere dalla storia che vi ho appena raccontato, e non riesco a fare finta che il suo palese tentativo di passare come una proposta underground e autentica con armi che stanno più dalle parti dei grandi nomi da classifica un po' mi disturba. Cedere in qualche modo vuol dire rinunciare ai principi da appassionato intransigente per abbandonarsi alla perizia sporca e compromessa del mercato. Il tipo di cosa che, se la vedi come una metafora, rende quasi perversamente piacevole e intossicante cedere alle sue lusinghe. 

 

mercoledì, 14 09 2011

Quel video dove c’è una band toscana. E Cristo.

Non ricordo più la citazione esatta nè la sua fonte, ma anni fa qualcuno aveva definito gli Zen Circus «una band con un promettente futuro alle spalle». Con le carte che avevano e hanno in mano, gli Zen Circus avrebbero dovuto essere famosi già da un pezzo, e continuo a non spiegarmi come sia possibile che Vent'anni e Figlio di puttana non siano piccoli inni generazionali da tardoadolescenti come tante canzoni che meritano assai di meno.

Chissà se il nuovo disco Nati Per Subire, in uscita per La Tempesta l'11 Ottobre riuscirà in qualche modo a spezzare la maledizione. Con un singolo furbo ed efficace come L'amorale (che ha un video splendido, dal finale sapientemente blasfemo) forse potrebbe essere la volta buona.

 

giovedì, 08 09 2011

Jeff’s got a feeling

Proprio nei giorni in cui fa la sua comparsa in rete il nuovo disco dei Wilco (non ho ancora premuto play, dopo la mezza delusione del nuovo singolo ho un po' di paura), Jeff Tweedy, che non è nuovo a imprese simili, si cimenta in una esilarante cover del classico uber-tamarro I got a feeling dei Black Eyed Peas. Ha la stoffa del grande stand-up comedian, secondo me.

 

venerdì, 02 09 2011

Il teorema della bella canzone nelle mani sbagliate

Mi sembra di averlo già scritto su queste pagine, ma facciamo finta che l'abbia scritto un Reynolds, un Bangs o uno di quegli altri giornalisti musicali che piacciono ai giovani e non il vostro trascurabile blogger di quartiere: una canzone è una grande canzone se rimane bella anche quando cade nelle mani sbagliate.
Per dimostrare il teorema, si veda ad esempio la serie di cover (una per anno per ciascuno degli ultimi 10 anni) messa in piedi dai Tokio Police Club sotto il marchio della Polaroid (no, Enzo non c'entra). La band canadese a me è sempre sembrata poco più che insignificante, e non ho mai capito come abbia fatto a incidere per etichette blasonate e a raggiungere una certa popolarità; ho provato ad ascoltare diverse volte i loro dischi e tuttora non ricordo il titolo di nemmeno una canzone (nè mezza melodia).  

 

La serie di cover, dicevo, pesca a piene mani nel repertorio indie e mainstream degli ultimi anni (c'è un po' di tutto: dagli Strokes ai Phoenix, dai Queens of the stone age a Kelly Clarkson), e sentire tutte queste canzoni rifatte da una band di tale scarsa personalità è la perfetta cartina di tornasole per distinguere i pezzi davvero belli (che reggono anche al clamoroso anonimo appiattimento operato dalla band dell'Ontario) da quelli semplicemente carini (che magari sono tenuti in piedi più dall'arrangiamento, dalla produzione o dal nome di chi li ha portati al successo, piuttosto che da una vera eccellenza in termini di scrittura). Confrontate qua sotto All my friends degli LCD Soundsystem con South Side di Moby (che a me ai tempi piaceva parecchio), e vedrete che la prima tiene egregiamente, mentre la seconda è davvero un pianto. C. V. D.

 

 

 

lunedì, 29 08 2011

I Decemberists giocano a Eschaton

Era difficile immaginare qualcosa di più nerd del nuovo video dei Decemberists.

Per Calamity song, il combo indie-folk-pop capitanato da Colin Meloy, già tacciato dai più di sacrificare spesso un po' di autenticità in favore di non sempre riuscitissime pretese professorali, ha realizzato un video che mette in scena una delle epiche partite di Eschaton, la simulazione di una guerra termonucleare in forma tennisitica giocata da alcuni dei protagonisti di Infinite Jest di David Foster Wallace. Una delle tante invenzioni assurde e geniali del beneamato scrittore morto suicida 3 anni fa, rappresentata in modo fedelissimo (eppure chissà quanti dei delf-proclaimed fan #1 del librone di 1200 pagine non l'avrebbe riconosciuta senza l'adeguata spiegazione? anch'io, mi sa) con la devozione del vero fanatico.

Il perchè della scelta l'ha spiegato lui stesso alla NPR, che da qualche giorno ha in anteprima il video sul suo sito:

I wrote "Calamity Song" shortly after I'd finished reading David Foster Wallace's epic Infinite Jest. The book didn't so much inspire the song itself, but Wallace's irreverent and brilliant humor definitely wound its way into the thing. And I had this funny idea that a good video for the song would be a re-creation of the Enfield Tennis Academy's round of Eschaton — basically, a global thermonuclear crisis re-created on a tennis court — that's played about a third of the way into the book. Thankfully, after having a good many people balk at the idea, I found a kindred spirit in Michael Schur, a man with an even greater enthusiasm for Wallace's work than my own. With much adoration and respect to this seminal, genius book, this is what we've come up with. I can only hope DFW would be proud. [#]

E in barba a tutte le accuse di pretenziosità, mai come questa volta è proprio il caso di dirlo: Game. Set. Match.

 

 

giovedì, 25 08 2011

Hipster Ipsum

Se lavorate nel mondo della grafica o del web do per scontato che conosciate Lorem Ipsum, il generatore di testi in finto latino che si usa per calcolare gli ingombri quando si impagina qualcosa. Da oggi potete aumentare il tasso di coolness dei vostri testi del 100% passando a Hipster Ipsum, che funziona allo stesso modo ma utilizza esclusivamente un lessico hipster. Un esempio:

 

You probably haven't heard of them DIY wayfarers readymade iphone master cleanse fixie. Food truck wes anderson yr hoodie. Viral Austin butcher ethical single-origin coffee. American apparel letterpress lomo wayfarers salvia brooklyn beard brunch, butcher readymade put a bird on it scenester irony. Four loko cosby sweater photo booth cliche, 8-bit seitan lo-fi vice food truck echo park butcher williamsburg you probably haven't heard of them homo organic. Thundercats pitchfork mixtape, scenester ethical gluten-free 3 wolf moon retro skateboard keffiyeh organic master cleanse cardigan four loko single-origin coffee. Tofu ethical iphone pitchfork mustache brunch cliche, food truck biodiesel fanny pack tattooed tumblr gluten-free.

mercoledì, 24 08 2011

I’m moving past the feeling

Sto recuperando un po' alla volta i feed ignorati nel delirio ferragostano, e solo ora noto questa bella versione un po' sciampista un po' glo-fi di The Suburbs degli Arcade Fire firmata dagli ignoti Mr. Little Jeans (e con un bel video diretto dall'High Five Collective). Promettente.

(via)

 

giovedì, 11 08 2011

Dariella fa rappare Berlusconi

Risale a un paio di settimane fa ma mi ero perso la sua segnalazione su FB: il nuovo promo de L'infedele di Gad Lerner (in cui la celebre telefonata di Berlusconi -quella del postribolo televisivo- diventa un rap su una base in stile In da club) è opera di Dario Moroldo in arte Dariella, già vocalist degli Amari e ora anche autore e compositore per Sony e per la tv. Hats off! 

 

mercoledì, 10 08 2011

Pensa se avesse detto «Lanciateci delle pietre»

Sono sicuro che dopo il concerto di quattro sere fa agli US Open of surfing 2011 il cantante degli MGMT Andrew VanWyngarden si è segnato un promemoria: mai invitare il pubblico a lanciarti sul palco «la scarpa sinistra». Potrebbero farlo, e, come mostra il video qua sotto, potrebbero farlo in TANTI.

(via)

 

venerdì, 05 08 2011

Evolution of the hipster

giovedì, 04 08 2011

Il mio nuovo blog preferito

E' una di quelle cose che finchè non ti ci trovi non riesci davvero a immaginare veramente. Avete idee di quante richieste improbabili, assurde, sbagliate, bislacche o completamente fuori luogo arrivino alla persona che si trova dietro la consolle di un locale con il compito di far ballare la gente e che di solito si fregia del titolo di DJ? E avete idea di quante tecniche sottili o manifeste vengano messe in piedi dal DJ e dal locale per diminuire, controllare o annulare completamente il numero di richieste assurde, che in certi contesti sono solo una perdita di tempo (o per trovare il modo di limitarle alle sole ragazze, meglio se carine, meglio se single, meglio se disponibili, meglio se non completamente fuori di testa)?

 

No breasts no requests («Niente tette niente richieste») è un blog che raccoglie bigliettini con richieste, insulti vari e offerte pervenuti al DJ e cartelli ironici, seri o cattivissimi attaccati nei locali in prossimità della consolle. A voi faranno solo sorridere, a me e a un po' di gente che conosco farà letteralmente rotolare a terra dalle risate, ed evocherà ricordi di serate che spesso provvediamo immediatamente a dimenticare.

[via Girò su FB]

 

Una selezione:

 

 

 

 

 

 

[«Richieste accettate solo dopo un consulto orale»]