Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
“Mamma, come si scrive Cristal Meth”?
“Mamma, come si scrive Reykjavik?”
“Mamma, come si scrive Bastianich?”
“Ma tu lo sai cosa vuol dire inadeguatezza? No, non lo sai.”
“Tra poco le medie finiscono, quindi evito di innamorarmi.”
“Mamma, potresti andarci piano con Bed in Breakfast (Breaking Bad, n.d.R.), che poi mi diventi tossica di Cristal Meth?”
“Credo che in questo quadrimestre avrò un bel 10 in inglese.”
“Mamma, ho preso cinque in geografia. La Svezia. Non ti arrabbi vero?”
“Te l’ho detto. Ho deciso di innamorarmi al liceo. Almeno ho cinque anni davanti. Tra un po’ questi delle medie non li vedo più.”
“Liceo? A cosa mi serve il liceo? Tra un annetto pubblicherò il mio romanzo e vi mantengo tutti quanti”
“Cavolo, la A. (Gnocca Delle Medie, n.d.R.) ha saputo che scrivo un romanzo e mi minaccia ogni ricreazione. Se non le do un pezzo di merenda lo dice a tutta la classe.”
“No, ma, sentirsi inadeguati. I-na-de-gua-tez-za. Ecco.”
“Io non voglio dare un pezzo di merenda all’A. Cioè, lei solo perché è gnocca pretende tutto. E quando la interrogano, i maschi si sperticano per suggerirle. Non è giusto”
“La A. da grande vuol fare il liceo delle estetiste”
“Io non ho bisogno di fare il liceo. Io farò lo scrittore”
“Mamma, ma i Phoenix sono così famosi come hai tentato di farmi credere in tutti questi anni?”
“Mamma, ma gli Shout out Louds li conosce qualcuno?”
“La Svezia, cavolo. Non mi veniva in mente niente, se non l’Ikea.”
“Comunque la prof. di inglese mi ha messo una nota perché ho detto “cazzo è chin?” durante Simon Says. Simon says… chin! e io non sapevo che cazzo era.”
“La A. la dovrebbero bocciare. Altroché.”
“Mamma, ma secondo te i miei compagni lo sanno chi sono i Phoenix?”
“Mamma, lo sai che Fede va a fare l’alberghiero, perché dopo vuole fare Masterchef?”
“Mamma, scusa, en passant, cosa vuol dire chin?”
“Mamma, ma se scrivo ‘inadeguatezza’ nel romanzo poi nessuno me lo compra più?”
“Mamma, tu sei in grado di rimediarmi qualunque pettinatura orrenda mi facciano quei mostri di parrucchieri dove mi porti.”
“Tra cinque anni (al compimento del diciottesimo anno, n.d.R.) non mi taglierò mai più i capelli.”
“Io li odio, quelli che usano il phon”
“Io li odio, quelli che suggeriscono all’A.”
“Io le odio, le femmine con lo smalto”
“Io lo odio, Beppegrillo”
“Mamma, scusa, puoi controllare su Facebook se la mia prof. di italiano è grillina?”
“Tra cinque anni, mi farò una doccia al mese.”
“Bastianich si è venduto!”
“Madonna che schifo sti capelli. Sembro Justin Bieber”
“Io lo odio Justin Bieber”
“Io li odio, quelli che contribuiscono al riscaldamento globale con i loro phon”
“Io la odio, l’epica”
“Tra cinque anni andrò a vivere nelle campagne londinesi, nella casa che mi comprerò con i proventi del mio romanzo. Potete venirci tutti, tanto sarà una casa enorme. Tutti tranne la prof. di italiano.”
“Cazzo è chin?, mi è scappato a inglese. Cazzo. Però tutti mi hanno dato il cinque, dopo.”
“Ma quant’è figo il tizio giovane di quella roba che guardi tu sulle Cristal Meth?”
“Mamma, mi compri una felpa come quello lì che spaccia Cristal Meth?”
“Mamma, mi porti da un barbiere che mi pettini come quello lì delle Cristal Meth?”
“Mamma, ma tu lo sai veramente cos’è chin in inglese?”
“Mamma, ma tu lo sai veramente quanta di quella merda ci mettono dentro alle Cristal Meth?”
“Ecco, potessi fermare il tempo. Questa è la lunghezza perfetta. Non crescete più, capelli. Siete perfetti.”
“Mamma, nessuno di quelli che conosco ha votato grillo, vero?”
“Mamma, ma tu lo sai chi è Justin Bieber o ascolti solo Shout Out Louds e roba svedese?”
“Mamma, tu non ti sei mai fatta di Cristal Meth, vero?”
Ogni tanto mi dimentico che Guido Catalano è un genio:
ricordo
che la tua pizza preferita era al prosciutto e funghi senza funghi
“perché non la prendi al prosciutto e basta?” ti chiedevo ogni volta
“perché non ti fai gli affari tuoi?” mi rispondevi
e sorridevi
ricordo
che ci conoscemmo a primavera
amavi sparare ai piccioni con quel tuo buffo fucile ad aria compressa
“dai prova!” mi dicevi
“no, mi fa impressione”
m’innamorai di te
anche perché
eri in grado d’inserire piccole frasi subliminali
in mezzo ad un discorso qualsiasi
tipo:
“quest’estate mi piacerebbe fare un corso di tiro con l’arco, una mia amica lo ha iniziato sei bello e dice che si diverte molto”
oppure:
“ieri ho portato la macchina dall’elettrauto mi fai un sesso della madonna, mi ha preso centocinquanta euro per due fili staccati”
o forse fu
il tuo amore incondizionato per il pongo
potevamo giocarci per ore
in silenzio
nudi
sul parquet di casa tua
“vorrei vivere con te in una casa di pongo” mi dicevi
“e fare bambini di pongo?” ti chiedevo
“sì” rispondevi “e cucinarti squisite pietanze di pongo”
non alzavi mai la voce
sapevi odiare benissimo con gli occhi
pelle bianchissima
ci conoscemmo a primavera, lentiggini
“finché mi ami non scriverai mai di me” dicevi
“e invece sì” dicevo
“vedrai” dicevi
e sorridevi
e avevi sempre ragione
sapevi tutto [#]
(Un mashup oggi, anche se risponde al pensiero inconscio di canticchiare i Boards Of Canada sul nuovo singolo degli Offlaga Disco Pax, è molto simile ai ripetuti racconti dei nonni, solo che i nipoti in questo caso non ci sono)
Il buon Bandini mi perdonerà, ma non posso esimermi dal copiaincollare per intero il suo ultimo post sul sempre folgorante Blogghino – Zona deumanizzata:
Certe volte quando sono in ufficio e faccio la pausa, prendo un 12 al distributore di bevande calde e poi camminando in corridoio capita che le porte degli altri uffici sono aperti. Mi fermo sulla soglia a guardare gli altri che lavorano. Sono tutti alle loro scrivanie, che fanno crocchiare i tasti delle loro tastiere e hanno le facce bluastre per il riflesso dello schermo del computer. Certe volte smettono di far crocchiare i tasti, per qualche secondo, fissano lo schermo, danno un colpetto di mouse, e poi ricominciano a far crocchiare i tasti. Certe volte sorridono allo schermo, poi tornano seri. Insomma, una gran rottura di palle, starli a guardare. I lavori di una volta, erano belli da stare a guardare. Gli operai che stendono l'asfalto, i muratori che impastano il cemento, gli impagliatori di sedie, gli impagliatori di animali, gli impagliatori di umani, i netturbini quando con il braccio meccanico sollevano la campana del vetro e la svuotano nel rimorchio, i contadini sui trattori, gli imbianchini, gli attacchini che attaccano i manifesti pubblicitari della Cedrata Clebbino, i lavavetri, l'omino che fila lo zucchero filato, gli idraulici quando tagliano un tubo con la pinza tagliatubi, i meccanici che smontano la coppa dell'olio, gli elettricisti che sbucciano i cavi, i panettieri che infornano il pane, le maestre che fanno il dettato, le commesse dei negozi quando fanno i pacchettini, i falegnami, i giardinieri. Invece questi lavori qua moderni dopo due minuti a guardarli ti annoi, non succede niente, vorresti cambiare canale ma non si può, questo mica è lavorare, questo non lo so cos'è, è farsi venire la faccia blu, è crepare. [#]
Questo simpatico omino qua sopra è Jason Chen di Gizmodo, e le cose che ha addosso sono 4 variazioni sul tema coperta con le maniche che negli ultimi mesi da Mediashopping in giù (anzi, in su) ha invaso mezzo mondo ed è diventata l’oggetto del desiderio di tutti i pigroni casalinghi e freddolosi del mondo. Chen ha confrontato i 4 modelli più diffusi, evidenziando per ciascuno pregi e difetti come si fa normalmente per prodotti di ben altro livello di serietà.
A uscire vincitrice pare essere la Slanket (mentre la Snuggie -il modello venduto da Mediashopping- viene demolita in quanto «appena superiore al tessuto simil-carta di un camice da medico»); chi me la regala?
Da queste parti gli ultimi mesi sono stati un po’ strani. Accadimenti di segno opposto si sono susseguiti senza comporsi in uno scenario sensato, di quelli che se li guardi da un lato dovresti essere soddisfatto in modo imbarazzante mentre se la guardi dall’altro ti chiedi come fai ogni giorno a stare ancora in piedi.
Un paio di giorni fa, peraltro, questo blog smarrito ha compiuto 7 anni (fa paura, sì), e l’unico modo giusto per festeggiare la ricorrenza (o piangerla) è un nastrone. Che rispecchia fedelmente la completa mancanza di senso e direzione di questi mesi, cambia atmosfera repentinamente, insegue cose dell’anno passato di cui mi sono reso conto troppo tardi e promesse future che con buone probabilità non verranno mantenute.
Scaricatelo traccia per traccia, o in un unico ZIP in fondo. Dovrebbe essere in formato comodo pure per iPod e affini.
01. Real Estate - Beach Comber (MP3)
Un beach comber è una persona che vive rivendendo gli oggetti trovati sulla spiaggia. Letteralmente, però, vuol dire «colui che pettina la spiaggia». Che mi piace di più: è naif, poetico e un po’ sonnacchioso come tutto il disco dei Real Estate.
02. Via Audio - Hello (MP3)
Il pezzo che apre il nuovo disco dei Via Audio mi ricorda Goodnight Moon degli Shivaree, ed è un complimento. Elegante, flemmatico e un po’ fatale. Prodotto dal Jim Eno degli Spoon.
03. Notwist - Come in (MP3)
Come da copione, la B-side (dal singolo di Boneless) che è migliore di tutti i pezzi dell’ultimo disco messi insieme. Come in, but One step inside doesn’t mean you understand.
04. Massive Attack - Pray For Rain (feat. Tunde Adebimpe) (MP3)
I Massive escono indenni da due decenni di attività vissuti al ralenty, pubblicando un disco nuovo -bellissimo- che non ci fa rimpiangere l’attesa. La collaborazione con il lead singer dei TV on the radio (già anticipata nell’EP di qualche mese fa) è praticamente perfetta.
05. Toro Y Moi - Blessa (MP3)
Fenomeno annunciato per l’anno che si apre, l’alfiere del chillwave Chazwick Bundick sa il fatto suo. Atmosfere amniotiche che partono dagli Animal Collective per arrivare all’indietronica ambientale e al soul più riverberato. Il genere non mi esalta, lui invece mi piace un sacco.
06. His Clancyness - Mistify The Ocean (MP3)
Del progetto solista del buon Mr. Clancy (Settlefish, A classic education) abbiamo già parlato, e nel mentre il nostro si è fatto notare anche sui blog e sulle webzine che contano oltreoceano. Questo, che risale a pochi giorni fa, è di gran lunga il suo pezzo più bello. Stuck on repeat.
07. Local Natives - Wide Eyes (MP3)
Il Guardian scherzosamente li definisce «The Weekend Foxes, A Fleet of Arcade Vampires On Fire», per i loro intrecci vocali e l’attitudine a certa grandiosità nelle melodie che ricordano i suddetti 3 beniamini di PItchfork. Ma c’è qualcosa di male ad essere accomunati ad alcune delle indie-band più di successo degli ultimi anni? Io, come ciliegina sulla torta, ci sento anche certi tribalismi post-milleniali che mi ricordano gli Yeasayer…
08. Yeasayer - Madder Red (MP3)
…Yeasayer che col nuovo disco scelgono di farsi talora più accessibili, sposando le inquietudini sciamaniche e ipnotiche che ce li hanno fatti scoprire con un indie-rock classico e dalle basi solide che spesso non disdegna ritmiche da pista da ballo. In alcuni casi (come questo), l’equilibrio è perfetto.
09. Bear in heaven - You Do You (MP3)
Le coordinate geografiche (Brooklyn) e musicali non cambiano molto, anche se i BPM si rallentano e compaiono un arpeggiator e una spaesatezza quasi kraut, a colorare lo splendido disco di una di quelle band di cui non sai niente se non che ti piace, e va benissimo così.
10. Wild Beasts - All The King’s Men (MP3)
Voce à la Anthony, cavalcate di tom e timpani, chitarre liquide e una struttura quasi teatrale, per il realismo magico della band britannica che suona un genere indefinibile di cui in definitiva so dire solo una cosa: mi piace.
11. Sleigh bells - Ring ring (MP3)
Indie-pop meets r’n'b, con volume e distorsione di tutt’altro tenore rispetto alla violentissima e spettacolare Crown on the ground che già abbiamo celebrato. Ma risultati non meno eccitanti.
12. Christmas Island - Twenty Nine (MP3)
Jangling guitar, ritmo basilare, coretto surf e una melodia che si stampa nella testa. Non serve altro per fare un grande pezzo. L’isola di Natale, tra l’altro, esiste davvero.
13. The Swimmers - A Hundred Hearts (MP3)
Chi sono The Swimmers? Perchè non ho mai letto niente di loro? E perchè questo pezzo mi ha fulminato al primo ascolto, e da innocuo pop orecchiabile è diventato un piccolo tormentone del mio jukebox personale?
14. The Soft Pack - Down On Loving (MP3)
Tra i miei preferiti al SXSW dello scorso anno, gli ex Muslims arrivano finalmente al disco d’sordio, che come è ovvio non può che confermare le ottime premesse. Rock’n'roll blueseggiante veloce e scazzato senza pose o pretese. Is this it? Yes.
15. Surfer Blood - Floating Vibes (MP3)
Un’abbondante dose di Shins, la freschezza dei Vampire Weekend meno world, un riff stile Death Cab epoca Photo Album: pensate un po’ se non mi possono piacere. E se non possono piacere a voi.
16. The Drums - Let’s Go Surfing (MP3)
Indie-pop bass-driven con ottime intuizioni e un paio di piccoli anthem; ce n’è di che ben sperare. In Inghilterra sono già super-hype da mesi, e ora che sono anche sulla cover di NME non li ferma più nessuno.
17. Devendra Banhart - 16th & Valencia, Roxy Music (MP3)
Io Devendra Banhart lo odio. Agli esordi il suo freak-folk poteva incuriosire, alla lunga ha rotto le balle come le sue frequentazioni radical-chic e le fascinazioni latine da due soldi. Il disco nuovo, però, è su major. Ha un singolo banale e orecchiabile con un testo bruttissimo. L’hanno stroncato tutti. A me qualcosa ricorda addirittura Beck. Mi piace.
18. Midlake - Acts of man (MP3)
Al disco nuovo mancano degli instant classic come Roscoe o Head Home, ma il mood volutamente affranto, monotono e soffocante rafforza un’identità più forte di quanto credevamo. Occhio alle vene.
19. Madeleine Peyroux - Between The Bars (Elliott Smith cover) (MP3)
Può una nuova versione (super-classica, jazzata, bellissima) di un pezzo che hai ascoltato milioni di volte incastrarsi sul tuo lettore senza speranze di fermarsi? Eccome se può.
20. Bon Iver - For Emma (live Feat. Eau Claire Memorial Jazz Band) (MP3)
Da solo o con un’orchestra jazz, l’esordio di Bon Iver rimane il disco più bello degli ultimi anni.
Per Emma, una vita fa.
FULL DOWNLOAD - Inkiostro 2009/2010 Floating nastrone (ZIP > Hotfile)
Spingete Play, è un ordine.
Walt Ribeiro’s Orchestra – Poker face (instrumental orchestra version) (MP3)
Vocalmente non è niente di particolare, ma la coreografia VINCE.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
(attribuita a Woody Allen – via)
Bentornati al magico mondo della crisi’n’musica! Se avete passato un Natale di apprensione al suono di Cassa Disintegrata e avete tagliato il vostro monte ferie con Settimo Cielo, adesso siete pronti per qualcosa di serio. Quando devi fare cassa (e non parlo di legna), ogni taglio è buono. Progetti innovativi, sedi decentrate e tutta una serie di parole orribili come ‘nuovi paradigmi’ sono un buon lusso quando l’azienda va bene e magari c’è un qualche progettone capisci’a’mme a sostenerli. In momenti come questi, tutto torna al centro e se sei fortunato (e non sei proprio schiavizzato come i poveri ragazzi di MTV) vieni riassorbito negli headquarters a testimoniare dal vivo i contratti a tempo determinato non rinnovati, a passare le mattinate in cassa integrazione e a rincorrerere le voci incontrollate sull’autunno. Non c’è visibilità però e allora resta il qui e ora, nove giorni di lavoro in un mese e sabato le ferie che iniziano, lunghissime (tre di chiusura sede più una fortemente consigliata).
Uno degli ultimi bagni a mare prima di salutare la Puglia è stato a Cala Corvino. A Torino la gente fa la fila alla domenica per le piscine all’aperto o se ne va nelle valli a camminare per ore. Io non lo farò mai. Durante queste mattine libere ho avuto un umore che definire escapista è poco. Quando mi sono accorto che Professione Vacanze stava prendendo la piega di un Rohmer meets Acid House, tra una Xena crocifissa con Olimpia e tutti quegli anziani che ballano le canzoni di una volta e mangiano la pasta sulla tovaglia di carta, il remix vanziniano del singolo dei Gossip ha cercato di scuotermi. È stato solo un attimo però ed avevo già gli occhi sbarrati davanti al nuoto sincronizzato. Queste vacanze saranno lunghissime*.
maxcar presents Underwater Love (del nuoto sincronizzato)
Moth – Burial & Four Tet [Text Records] vs
Amo Alucinor – Jesse Somfay [Archipel] vs
Oh Reality – Richard Youngs [Sonic Oyster Records] vs
Porc #2 – Moderat [BPitch Control]
Sky And Sand – Paul & Fritz Kalkbrenner [BPitch Control]
[Contiene tracce dei Drops]
Oggi Stephen Patrick Morrissey compie 50 anni. Che possa avere un pessimo compleanno, e come al solito scriverci sopra un disco bellissimo.
E sono solo alcuni degli ingredienti della sapida ricetta di Away we go, il nuovo film di Sam Mendez (American Beauty) scritto da Dave Eggers (L’opera struggente di un formidabile genio) e Vendela Vida (sua moglie, niente grassetto perchè chi se la caga) e interpretato da John Krasinski (The Office, versione americana), Maya Rudolph (Saturday Night Live), Alison Janney (The West Wing) e Maggie Gyllenhaal (The Dark Night, intollerabile), che nel giro di un mese arriverà nelle sale amercane e dalla trama sembra un incrocio tra Juno e Little Miss Sunshine. Paura, eh?
Ecco un contributo dalla regia:
La musica è di Alexi Murdoch, bravo clone di Nick Drake già sentito più o meno solo come sottofondo di puntate di serie TV (The O.C., Dr. House, Prison Break, Ugly Betty, Dawson’s creek, Grey’s anatomy). Complimenti per il curriculum.
Praticamente un incubo.
Alexi Murdoch - All my days (MP3)
Dieci anni fa Stephin Merritt e i suoi Magnetic Fields tiravano fuori dal cilindro una trilogia musicale sull’amore in 69 canzoni di tutti i generi (pop, rock, country, synthpop, punk, jazz, world etcetera) chiamata appunto 69 Love Songs. A leggerla, se non l’avete mai sentita (vi affliggano criminali sensi di colpa per ciò), sembra qualcosa di megalomane ma tutte le premesse sono giustificate dalla riuscita e dalla grazia che percorre i tre volumi. C’è cresciuta gente e di sicuro non basta una vita per provare tutte le cose che capitano lì dentro. Dieci anni dopo, un gruppo di disegnatori, illustratori e scrittori londinesi ha dato vita ad un progetto chiamato How Fucking Romantic che ripercorrerà tutti e sessantanove i momenti, con i personaggi e i luoghi a noi tanto cari, da Abigail a Reno Dakota, dai conigli al Grand Canyon. Siamo insomma pronti per chiederci quando comincerà il revival degli anni Zero.

Banksy Pictures With The Smiths – Asleep
[in onore del padrone di casa, che ieri è andato a vedere Morrissey a New York]
…la musica di Gorni Kramer…
Ehi tu, caro lettore di Inkiostro, non vorrei che ti dimenticassi della CRISI. E non pensare che in quanto componenti di un’elite ristretta e invidiata, noi autori di Inkiostro siamo immuni al crollo del fatturato, alle fluttuazioni del mercato, a quella sana voglia di far pesare la CRISI più del necessario per smaltire i chili di troppo e tonificare la massa rimanente con aiuti di Stato in vista delle vacanze al mare. Io, per esempio, dalle mie parti festeggiavo il concetto di ferie obbligatorie il giorno di Natale con un mix techno e house nuova-vecchia scuola sulla lunga distanza. Oggi che per noi è stata concordata la settimana corta per i prossimi due mesi, volevo festeggiare qui nella mia seconda casa. Con la braga calata che mostra le mutande OVS Industry e con un mix di felicissima Cosmic Disco House nuova-vecchia scuola sulla lunga distanza. In fondo settimana corta vuol dire più tempo per i propri interessi extra-lavorativi, per i viaggi, per il sonno. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima?
p.s.: i passaggi tra i pezzi si complicano più avanti che si va, un po’ come la CRISI
pps: in teoria anche questo fa parte in qualche modo della serie sui pilota dimenticati
ppps: come fare a meno di un mix con un pezzo techno con la voce e l’accento di Mara Redeghieri (“massi di rose e fiori”) e con una Björk Guðmundsdóttir vecchio stile house e senza le sopracciglie depilate?
Intro
Parage – Justus Köhncke [Kompakt]
Veronica’s Veil (Erol Alkan Extended Rework) – Fan Death [Phantasy Sound]
Of Moon, Birds and Monsters (Holy Ghost Remix) – MGMT [Columbia]
Walter Neff – Matias Aguayo [Kompakt]
I’m In Love With A German Film Star (Mark Reed’s Stuck In The 80s Mix) – Pet Shop Boys presents Sam Taylor Wood [Kompakt]
Breakfast In Heaven (Diskjokke Remix) – Lindstrøm [Feedelity]
Personal Angst – In Flagranti [Eskimo Records]
William’s Blood (Aeroplane Dub – Personal Angry Maxcar Short Edit) – Grace Jones [white label]
Opera Soap – Üstmamò [Virgin]
Goblin Think 1 – Margot [Margot Recods]
Minimal (Dj Koze Remix) – Matias Aguayo [Kompakt]
Leash Called Love (12 Inches Remix) – Sugarcubes [Elektra]
Superyou (Justus Köhncke Remix) – International Pony [Columbia]
Endorphinmachine – Erobique [Mirau]
Hello Tomorrow – Moody(man) [KDJ]
Avevo 15 anni.
Andavo due/tre volte la settimana a sfogliare e risfogliare gli scaffali del principale negozio di dischi della mia città.
Guardavo Videomusic.
Non compravo riviste.
Avevo una rarissima cassetta da 120 minuti – di quelle dannose per lo stereo perché troppo dure.
Avevo un timer impostato sullo stereo, tutte le domeniche alla stessa ora.
In qualunque posto fossi in quel momento (ma spesso ero prontissimo a casa), alle ore 20 scattava a registrare.
Registrava "Rock Hits", il riassunto settimanale del meglio del rock contemporaneo, condotto da Nikki su Radio Deejay.
L’ho fatto per circa due/tre anni filati, prima che Kurt Cobain rovinasse tutto – ma anche un po’ durante.
Insomma, Nikki è responsabile diretto di una buona metà della mia collezione di dischi.
Cito alcuni tra i gruppi meno banali: Mr. Big, Tesla, Warrant, Saigon Kick, Slaughter, Damn Yankees, Thunder, Winger, Firehouse.
Perché quando avevo 15 anni, il mio equivalente di "indie" era conoscere gruppi hard rock che nessun altro metallaro del quartiere conosceva.
E Nikki era il mio dealer. Il mio John Peel.
Quando a fine anno faceva lo specialone top 20, io ce li avevo TUTTI.
Ma voi indie-snob vi ricorderete di lui principalmente perché Nikki fu la Patti Smith a cui Springsteen/Max Pezzali regalò la sua "Because The Night"/"L’ultimo bicchiere" (oddio… questa per ora la lascio, ma se me lo chiedete l’ho scritta da sbronzo).
Fast-forward.
5 dicembre 2005.
Verso le 11 sono alla sede di Scienze della Comunicazione in via Azzo Gardino a Bologna a discutere la mia tesi di laurea sul bastard pop.
Alle 18 sono a Milano, a partecipare a un improbabile torneo promozionale di calcetto a quattro squadre.
Partecipano infatti: una selezione Rockstar/Rocksound; una selezione bloggers/varie (tra cui il sottoscritto); una selezione Radio Deejay capitanata da Nikki; gli Arctic Monkeys in persona, il cui primo album uscirà di lì a pochissimo.
Sì insomma, come avete capito l’evento è nel pre-partita: il cerchio si chiude, finalmente incontro Nikki.
Alla presenza degli immancabili paparazzi gli stringo la mano, "mi dichiaro", e in mancanza d’altro gli faccio firmare "F.U.C.K." dei Van Halen, sapendo che comunque erano il suo gruppo preferito e che quello era l’album uscito quando iniziai ad ascoltarlo in radio.
È decisamente uno di quei giorni che godranno di ampio spazio nella mia futura autobiografia.
Ri-fast-forward.
Il caro Girolami Andrea, che era presente a quello storico incontro, sa che non esiste persona più preparata di me a presentare il seguente filmato.
Si tratta del nuovo episodio di Pronti al Peggio, pregevole video-iniziativa da lui ideata e realizzata in collaborazione con IRagazzidellaprateria e Vitaminic, con l’obiettivo di mostrare angoli inediti sulla scena musicale italiana.
Il protagonista di questo numero, alle prese con un indegno test "iPod Casino" sulla sua indiscutibile cultura musicale, è appunto Nikki.
Oh, che vi aspettavate?
Sa quelle che deve sapere.
E non sa quelle che non ha bisogno di sapere (e qualcuna la sa lo stesso).
E confondersi su un proprio pezzo… beh, quella è la classe dei Grandissimi.
P.S.: lo stereo funziona ancora.
Chan Marshall, meglio nota come Cat Power, cucina le patate dolci al forno, ospite in video su Oh-Audrey.com (una specie di Antonella Clerici del web). Se vi interessa, la ricetta è anche in versione testuale. (via)
[evitiamo gli ovvi commenti sull'inarrestabile imborghesimento della cara Chan. Ormai è cosa nota. E un po' triste]
Lettura consigliata:
Kara Zuaro - I like food, food tastes good
Musica e cucina: l’abbinata è vincente. In questo libro più di 100 musicisti indipendenti segnalano e spiegano la loro ricetta, dai Kings of Convenience ai Death Cab for Cutie, dagli Okkervil River agli Interpol, dai Violent Femmes ai Descendents (da un cui verso prende titolo il libro). Comprato a NYC mesi fa, testato e approvato. Curioso, e pure utile.
Lettura sconsigliata:
Alex Kapranos - Rock Restaurant
Come ho scritto su Anobii: «Canti bene e magari sei anche un bravo cuoco, ma come scrittore lasciamo perdere». Il leader dei Franz Ferdinand -ex cuoco- racconta il cibo e i ristoranti dal mondo visti durante i suoi tour con la band. Poche idee, poco originali, e espresse in modo per nulla memorabile. Passate oltre.
Soundtrack dai bei tempi che furono:
Cat Power - Wonderwall (Oasis cover) (MP3)
Inkiostro mi ha chiesto di remixare gli I’m From Barcelona, con la stessa leggerezza di uno che chiede a Troy McLure di tenergli d’occhio l’acquario (tutte le altre similitudini che mi vengono in mente sono più fiche, ma probabilmente poco adatte a un pubblico facilmente impressionabile). Io però non avevo ancora sentito il pezzo originale e allora ho deciso di accettare a scatola chiusa. L’ascolto delle singole parti vocali e strumentali si è subito tradotto nell’entusiasmo di poter tradurre i cori di chiesa in una disperazione industriale alla Radiohead trattata con tecniche di produzione alla Burial o alla Four Tet. Il pezzo originale invece era più dalle parti di un cartone animato degli Arcade Fire, con lieto fine. Nel mio caso invece la trama è che c’è un serial killer vestito da cantante degli I’m From Barcelona che testa l’età mentale degli indie-kid col Nintendo DS e il giochino della Kidman e se uno dimostra meno della metà dell’età fisica lo fa a fette. Ovviamente il lieto fine ce l’ho anch’io: il serial killer non uccide le indie-kid e canta con loro il coro finale sul tetto dell’Hana-bi.



Da qualche mese a questa parte ho preso la decisione di fermare la lenta ma inesorabile demolizione del mio corpo ricominciando a fare sport. Dopo un periodo passato a fare attività che appartengono alla categoria "noia mortale" (cyclette, corsa, aratura manuale dei campi fuori Settimo Milanese) ho deciso di staccare dal chiodo la racchetta da tennis e vedere se valevano di più i dodici anni di attività o i dieci di inattività. Se avete scommesso sulla seconda complimenti, avete vinto, passate alla cassa e ritirate il buono omaggio.
Tra gli elementi collaterali al fare sport che possono rivestire grande interesse sociologico c’è senza dubbio il filone dei cosiddetti "discorsi da spogliatoio" (o, come li chiamano i sociologi tedeschi, gewurtztraminer), che spesso riservano grandi sorprese. Il rilascio di endorfine dovuto all’attività fisica appena conclusa, unito a quel minimo di intimità necessaria a svestirsi davanti ad una persona estranea e sessualmente non attraente porta le persone a denudarsi in maniera anche metaforica, lasciando emergere parti dell’io sconosciute e sommerse. Questo fa si che vengano formulati discorsi di grande pregnanza filosofica e poetica, che potrebbero rivaleggiare con le più grandi pièce teatrali della nostra cultura contemporanea.
(Va anche detto che questi discorsi sono nulla a confronto di ciò che accade negli spogliatoi femminili, almeno a giudicare da alcuni filmati che mi è capitato di visionare per sbaglio convinto che avrei assistito a Caos Calmo.)
Certo dell’alto valore teatrale e, perchè no, poetico del monologo che ho ascoltato oggi, mi sono riservato di arrivare a casa e appuntarmelo, sai mai che torni utile a qualcuno.
Luogo: spogliatoio di circolo tennis. La stanza che ospita lo spogliatoio è divisa a metà dalle docce. Due amici quaranta-cinquantenni chiacchierano, probabilmente convinti di essere soli, mentre si svestono per farsi la doccia dopo la partita. Entrambi lombardi, uno dei due ha un accento che tira verso il Veneto, e di quelle parti ha la caratteristica erre arrotata. Dopo una breve disamina della partita, quello dei due che pare aver perso – il veneto - porta il discorso verso una decisa deriva esistenzialista. Il dialogo che segue ha forma di monologo perchè l’amico non controbatte alle affermazioni del primo ma si limita ad ascoltare e talvolta interviene annuendo o sogghignando. Pur non vedendo la persona che parla, la immaginiamo con lo sguardo perso nel vuoto, come in trance, mentre dal profondo della sua anima emergono concetti profondi ma al tempo stesso estremamente limpidi.
<RUTTO SONORO>,
…ieri sera l’ho trombata, ma di malavoglia…
…il problema… è che non c’è più l’amore…
…eeeehhh, beato te che sei innamorato, beato te…
…certo che poi, alla fine, l’uomo innamorato è l’ombra di se stesso.
Sipario. Applausi.