blogcrossing

martedì, 17 04 2012

Fascetta nera @ Impronte digitali

di

 

E' uno dei migliori blog del momento. Fascetta Nera un florilegio fotografico delle fasce promozionali che avvolgono i libri. In tempi di Kindle e IPad vengono ancora considerate un moderno strumento di marketing, con tanto di mercato e quindi di guerra per accapparrarsi le citazioni più pregiate e le sponsorizzazioni dei maestri più venerati. Le conseguenze però sono spesso ridicole quanto a loro modo geniali.

 

 

L'autore di questo meraviglioso catalogo è Alberto Forni, giornalista, scrittore autore radio e tv. Sarà l'ospite di Impronte Digitali, stasera su radiocitta'fujiko alle 19.

 

Come si vede lì in alto, per non esser da meno anche noi abbiamo contribuito

 

MP3 – IMPRONTE DIGITALI – Fascetta Nera

martedì, 17 01 2012

Impronte digitali con Paolo Attivissimo

di

Era da tempo che a Impronte digitali volevamo ospitare Paolo Attivissimo. Giornalista informatico tra i più esperti in Italia, e specializzato da anni nello smascherare bufale e leggende metropolitane. Il suo ultimo libro è sullo sbarco sulla Luna, "sì ci siamo andati!" è il sottotitolo che cancella ogni dubbio.

 

Insomma non volevamo chiamarlo e basta, ci voleva qualcosa di succulento. E il post con la storia di Cory Doctorow, di cui parleremo stasera alle 19 su radiocitta'fujiko, è perfetto per lo scopo. Attivissimo ha tradotto e sottotitolato una lezione del blogger e giornalista americano sul sul futuro del pc così come l'abbiamo conosciuto finora.

 

il PC che esegue qualunque programma, fonte di enorme ricchezza ed emancipazione culturale per tre decenni, è sotto attacco perché è sfuggito di mano.
Non è controllabile da aziende e governi. Ci si può far girare un programma piratato o vedere un film a scrocco. Ci si può installare un programma di crittografia che rende impossibile intercettare le comunicazioni, con grande gioia di terroristi e dissidenti. Lo si può usare per far circolare idee senza che i governi, le religioni o le aziende possano filtrarle, edulcorarle, censurarle. Rende troppo potenti i cittadini e i consumatori. Il PC è quindi un mostro sovversivo e come tale va estirpato.

 

 

Il problema è il come si potranno blindare "lettori portatili, console di gioco, lettori home theater, tablet, lettori di e-book". Attivissimo lo ha spiegato benissimo, come sempre, sotto il podcast.

 

MP3 – IMPRONTE DIGITALI – Paolo Attivissimo

 

giovedì, 06 05 2010

Impronte ellenico-digitali

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Delle volte una brillante corrispondenza si può organizzare anche in famiglia, tra gli autori di uno stesso blog. E così per sapere in Grecia "come va? tutto a posto?" basta una telefonata via skype Bologna – Salonicco con  Benty e le sue Tragedie Greche. Ovviamente a cura di impronte digitali.

 

MP3 Impronte ellenico digitali con Benty

 

 

Parleremo della crisi, di Austerity e Sacrifici. Di proteste e manifestazioni. Di studenti inkazzati e di privilegi da pubblico impiegato. Dei tagli dei salari e dell'aumento vertiginoso delle tasse. Di sindacati, partiti, di destra e sinistra. Di fratellanza italo ellenica, il detto "una faccia una razza" non è stato inventato da Salvatores & Abatantuono, come ingenuamente pensavo. Di Dodecanneso, di Mondiali di calcio e Otto Rehhagel.

 

NB. L'intervista è stata registrata il 29/04/2010

venerdì, 23 04 2010

Oh Carpigiano portami via! Schegge di Liberazione e Materiali Resistenti

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È stato pubblicato oggi on line Schegge di Liberazione, un e-book gratuito nato dal un´idea del blog Barabba in collaborazione con l´A.N.P.I di Carpi. Schegge di Liberazione contiene post, racconti, saggi, poesie, immagini e perfino un monologo teatrale sulla Resistenza (in senso abbastanza ampio). Si scarica da qui . Vale la pena leggerlo? Ci hanno scritto fra gli altri Leonardo, Sir Squonk, Stark, autori di Spinoza; fate un po´ voi. Insomma se non vi piace potete sempre leggervi il programma sulla riforma della giustizia del PdL. Alcuni brani verranno letti pubblicamente e a voce assai alta a Carpi (MO) nel Cortile degli Steli in Palazzo dei Pio. Per maggiori informazioni vi ci metto anche il flyer, il programma completo (con seguito della serata al Mattatoio) e la pagina facebook

Il 25 aprile sempre a Carpi in Piazza Martiri (location spostata, non più a Fossoli) invece c´è MATERIALI RESISTENTI , dove saliranno sul palco Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Massimo Zamboni, Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax, Mara Redeghieri, Fabrizio Tavernelli, Cisco (e ci saranno letture letture di Nori e Lucarelli) anche qui e su facebook

martedì, 26 01 2010

Fever Gaga

di

La migliore analisi di Lady Gaga l’ha fatta Fever Ray col suo "discorso" di accettazione di un premio svedese.

 

mercoledì, 13 01 2010

If it’s not rough it isn’t fun

Su questo blog nominiamo Lady Gaga e Poker Face un giorno sì e uno no (non siamo snob schifosi). È con particolare piacere quindi che vi introduco al primo grande leak del decennio. Una monumentale discussione sul forum del Mucchio (aka FdC) intorno al fenomeno Lady Gaga (aka Stefani Joanne Angelina Germanotta) sta deragliando su binari sublimi e sul culto di Paul Van Dyk (aka Paul Van Dyk). Al suo interno un importante contributo come il Reboante Edit di Poker Face per mano di Pikkiomania (aka nihil82 aka Widex aka Caizzy) ha ispirato nelle menti veggenti di (appunto) Caizzy e Busy P. Sbirulino (aka Officina Gommy aka tOm) un progetto di cover senza regole registrate male.

PKFace Project

Gabberpunk, ambient satanico, l’inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l’esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre. Dalle mie parti invece potete ascoltare il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke).

Cymbal BeurreMeet Pukkelface At The Festival, In Da Club, Floating In The Space. Mr. Pukkelface Everypapapaplace [MP3]

PKFace Project
AAVVPKFace Project [RAR]

domenica, 24 05 2009

Oratoria

di

Ci-cerone si prepara a un altro discorso.

cicero

venerdì, 03 04 2009

quindi la piccola zoccola?

di

Gira un video dall’audio non proprio perfetto in cui forse Berlusconi dà della zoccola a una delle donne del PdL e si dice si riferisse alla Meloni.


Lei sul suo sito smentisce giurando che la parola sia "piccola", non "zoccola".
A riprova mette on line il file mp3 rallentato di radioradicale (scaricabile cliccando qui) ove si capisce benissimo che effettivamente il PdC chiede: "dov’è la zoccola, la piccola? ".
C’è qualcosa che mi sfugge.

UPDATE:
Dicono sia una bufala, ed effettivamente lì si sente "piccola", due volte. Ma sul sito dell’interessata, giuro, prima che lo cambi, è stata postata la versione con zoccola.

venerdì, 27 03 2009

Inaccettabile/malsano

di
Qui l’immagine da pornografica si fa violenta e quindi aggredisce lo spettatore, obbligandolo ad uno spettacolo che non desidera e che invece la consuete veste di conformismo intellettualoide gli fa credere vera, autentica, indispensabile. Un prodotto del tutto sbagliato che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come inaccettabile e certamente malsano.
Utilizzazione: é da escludere sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze. Nonostante il divieto ai 18 anni, molta attenzione é da tenere per piccoli e minori in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Questo è un estratto dalla scheda di Shortbus presente nell’archivio della Commissione Nazionale Valutazione Film, organo della C.E.I. Cosa?

La Commissione Nazionale Valutazione Film è un organo tecnico-pastorale, costituito per rispondere all’esigenza di offrire ai fedeli una valutazione rispondente alle indicazioni del Magistero e allo stesso tempo fornire indicazioni su opere molto diverse tra loro. Oggi la Commissione esprime "valutazioni morali ai fini pastorali" e tali valutazioni sono vincolanti per la programmazione delle Sale dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica.

Nelle pause dal lavoro mi aiuta a distrarmi. Fanculo IMDB quando posso informarmi piangendo dalle risate.

via

venerdì, 13 03 2009

Ma po’ i vegnen chi a Milan

di

Stamattina un inviato di Radio Popolare sale sul bus della linea 56 di milano, la più multietnica della città, per intervistare in diretta i passeggeri. Alla fine del servizio, con spirito cazzone e fraternizzante, il giornalista induce un filippino e un’italiana a cantare insieme O mia bela Madunina, ma la donna si inventa il testo ed esibisce un marcato accento meridionale. Interviene allora una milanese sdegnata dalla performance della connazionale (sciura: un pugliese non può cantare O mia bela madunina! intervistatore: e allora io non posso cantare le canzoni in inglese dei Beatles?) e scoppia un litigio tra italiani che costringe alla prematura chiusura del collegamento. Peccato, perché il testo improvvisato dalla pugliese era genialmente esilarante. Che ironia: volevano testare il grado di tolleranza degli italiani nei confronti degli stranieri e invece è riemerso l’antico razzismo dei milanesi nei confronti dei "terroni"!

Questa è una grande città.

giovedì, 19 02 2009

Urca Urca Tirulero, è una bella giornata, andate un po’ fuori a giocare

A Chioggia un cane strappa con un morso il naso all’insegnante di musica che lo costringe a studiare violino per 13 anni: "Volevo suonare la chitarra come Lavezzi".
Addio ad Edoardo Ajello Vianello, l’anima di Madchester, la voce italiana di Di Pietro.
Il vescovo lefebvriano scherza con i desaparecidos su Luxuria.
L’Arcigay convoca l’ambasciatore.
Liberate le due suore italiane rapite 14 anni fa dai rom kenioti.
Il Vaticano convoca l’ambasciatore.
Elena Santarelli: sono incinta di Pastore.
MTV convoca l’ambasciatore.
Donna fa sesso con il proprio pastore tedesco.
La Germania convoca l’ambasciatore.
Donne in bikini, per gli Otaku sono "cose in bikini". Lapo: "Più rispetto, anche sulla vita". Sabato manifestazione nazionale del movimento Antidoping contro la pillola che cancella i brutti ricordi. Jukka Politkovskaia,  assolti i quattro arrestati, i colpevoli sono 160 professori romeni colpevoli di aver messo Soru sulla copertina del primo numero di Wired Sardegna, in fuga dopo i tagli alla scuola della Caffarella annunciati da Facebook. Naufraga il traghetto della biodiversità: 50 dispersi. TeleBrianza: "Bonolis fa il corvo". Hipster Runoff alza i toni: "E’ dittatura". Veltroni attacca Corona: "Giochi sporchi contro di me con le termo-foto dello scandalo".
Ecco il pacchetto anticrisi della la Motogp: moto elettrica, un caricabatterie universale per tutti i piloti e il Merryweather Post Google Street View a bordo. Addio a Tremonti, tagli in faccia per 6 milioni di euro, il crollo delle Borse si ferma per ricordarlo. Google Earth scova Atlantide? In Cina esplode una miniera. L’Italia delle ronde si ferma a Lamezia. Netanyahu in cerca di un governo uccide un cane a sei zampe e poi va a scuola a Chiaiano con Grillo. Paolo l’idraulico dà i numeri, si spoglia e pesta Rihanna: "Voleva che pagassi l’affitto facendo sesso dentro una valigia. Mi raccomando, morite piano, senza far rumore. I fischi sono inutili". Galliani insieme al collega britannico Brown: "Stiamo cercando risposte definitive per il sistema finanziario e gli investimenti cosiddetti tossici. Una teoria è quella della nazionalizzazione di Beckham. Per Fedele la soluzione sarebbero l’evasione fiscale e la bancarotta di massa. Un progetto talmente orrendo da essere bellissimo. Tanto si fa sempre un tempo a fare un salto sulle bancarelle del mercato nero, da Palermo a Shizuoka".

Inkiostro: "Scusate, non è il blog che sognavo. Un gruppo di persone che, quando cercano di distinguersi, lo fanno a braga calata è il sogno della mia vita, ma non ce l’ho fatta e per questo lascio in serenità senza sbattere la porta, adesso cercherò di diventare gay, ma anche maschilista, ma anche politicamente scorretto nel giro di centoventi secondi. È come se lo avessi fatto. E non averlo fatto è stato proprio come averlo fatto. C’era quello che diceva che il mondo esiste soltanto per finire in un libro di Eddy Anselmi. Più Eddy riesce a manipolare Sanremo a suo vantaggio, più i bambini delle elementari sembrano ammirarlo. Mi scuso e per questo lascio a rappresentarmi un quadrato nero su fondo nero. Ma anche un enorme mammut morto 40mila anni fa. Suprematismo tattico. Devo capire esattamente che senso abbia, ma sembra che sto benedetto problema al pisello sia una cosa dermatologica. No, giuro. Ve lo giuro. Ho smesso con gli adulti. Passo alle api. Una passione che nasce nel marzo 1977, a metà tra il piacere proibito e le insospettabili riflessioni su politica, filosofia o religione di Marco Carta. Al mio successore non chiedete con la manopolona di Lost in mano di ottenere dei risultati, perché un grande progetto di documentario sull’operazione pesce sostenibile ha bisogno di anni".

In sala Trino si asciuga le lacrime, Hankmooody e la Violetta sono terrei. Kekkoz gli chiede di ripensarci cantando un anthem strappamutande. Maxcar sta per  farsi il bagno con una donna bellissima dal seno enorme ma è svegliato sul più bello da Blueblanket. Icepick, cappotto in mano, è immobile. Margotosleep si fa trovare in mutandine sul letto, ma Passi Falsi pensa che non sia il caso. UomoSenzaK non c’è. PeggyG nemmeno. Dicono che non abbia neanche telefonato.
Inkiostro lascia il blog dopo aver investito Valido ubriaco marcio nel ruolo di ‘traghettatore’ fino all’inizio della nuova serie di Mad Men fatta di Lego.
E’ iniziato così il processo al fotolitista che ha lanciato giradischi che skippa contro l’ex presidente americano Robin W. Hood, e che rischia fino a 15 anni di reclusione nel Teatro Ariston con Luca Laurenti.
L’idea è semplice e la faccio breve: mettere insieme le menti più geniali della generazione X-Factor, chiuderle nel Cie di Lampedusa insiema a un migliaio di immigrati in ecstasy a leggere tutte le 1698 versioni in lingue differenti dell’Almanacco illustrato della canzone escapista di Povia.
Ma anche chiudere 1600 cover band dei Jesus Lizard in una casa in fiamme con FrancescaGrado0 intenta a mostrare le tette (come Carver) cantando Autodistruzione virale della porca figura freudiana sul dancefloor del Covo dei Santo California.
Poi, quando i cervelli migliori saranno tutti occupati a fumare bong e Cyloni insieme a Nick Sylvester, a puntargli il dito gridando "HA-HA!", raccontargli come trombano le larve dei cadaveri, noi potremo dedicarci a qualcosa di divertente.
Un testo collettivo «balearic/kraut/cosmicdisco/moroder/carpenter/ecc» che ci eviti di morire vergini o di farsi la Zanicchi versione maiala synth & cowbell senza bersi settantadue martini, ma anche che ci faccia diventare ricchi senza dover mentire per favorire il premier. Voi direte: Cosa?
Il decreto Milleproroghe, una sorta di autobiografia-con-prostata di Al Bano, la fusione di uomo e macchina rappresentata da film come Questo piccolo grande amore, la contrazione minimale tra fuffa e attitude.

martedì, 10 02 2009

Sanremo: unire i puntini

Eddy Anselmi è un guru. Oltre ad essere probabilmente il miglior speaker radiofonico bolognese e una persona di rara simpatia, Eddy è senza ombra di dubbio il più grande esperto mondiale di quello straordinario evento di costume che è il Festival di Sanremo. Da ieri è in edicola (e la prossima settimana in libreria) Festival di Sanremo – Almanacco Illustrato della canzone italiana, prima, mastodontica, opera enciclopedica dedicata alle 58 edizioni del festival, scritta da Eddy con la passione di un innamorato e dedizione di un pazzo. Ci fa l’onore di presentarlo qua, in prima persona, spiegandoci le ragioni di questa bizzarra (e davvero anticonformista) ossessione, raccontandoci (senza lesinare una doverosa previsione sull’edizione di quest’anno) una storia in cui molti di noi, in fondo, almeno un po’ si riconoscono.

 

 

Sanremo: unire i puntini

di Eddy Anselmi

 

 

Una passione che nasce nel marzo 1977.

 

Mentre le radio private si moltiplicano, gli autonomi sampietrinano, la celere carica, Cossiga al Viminale e i blindati in piazza, una sola settimana prima che la forza pubblica sfondi la porta di Radio Alice in Via del Pratello 41, io vedo per la prima volta il Festival di Sanremo.

 

Faccio la seconda elementare, di anni ne ho 7. Del Festival ho già sentito parlare. La locuzione non mi è nuova, ma non ho mai capito di cosa si tratti di preciso. A musica leggera non sono propriamente uno sprovveduto. Nell’estate 1976, avevo guadagnato il potere sul mangiacassette lasciato da papà a casa nel momento della separazione. La mamma aveva comprato una cassetta taroccata dove c’erano Fernando degli Abba, Dolce amore mio dei Santo California e Ramaya di Afric Simone. Il Festival del 1977 è bellissimo, rapido, a colori, una formula semplice semplice, tutta a eliminazione diretta: quarti, semifinali e finale a tre.

 

Vince Bella da morire: io non colgo le sfumature del caso, mi sfugge cosa voglia dire che "a sedici anni non si perde il cuore nemmeno se tu provi a fare l’amore". Santo cielo, un sacco di gente nelle canzoni "faceva l’amore" io non sapevo cosa volesse dire, sapevo solo che si cantava nelle canzoni. Io avevo perso la testa per una mia compagnuccia delle elementari con uno sguardo un po’ fricchettone da Uma Thurman, per dire, e il massimo della vita sarebbe stato invitarla a pranzo a casa e poi fare i compiti.

 

Sul serio, da lì a contestualizzare espressioni come "Sul tuo seno da rubare io non gioco più" ne mancava. Non me ne rendo mica conto, ma in quel momento ci deve essere stato una sorta di baco, nel mio hard disk. Vuoi per l’adrenalina della gara, vuoi per gli accordi in maggiore, vuoi per i forti sentimenti di cui tutto mi sembrava permeato: va a finire che tutto quello che erano canzoncine, e in particolar modo quello che erano canzoncine di Sanremo, zum, non se ne andavano mica via, rimanevano lì.

 

 

A forza di ricordarsele tutte, queste canzoncine, finì che sembrarono tanti puntini. Come il gioco della Settimana Enigmistica. E la figure che ne vennero fuori furono quelle di quelle irripetibili stagioni, con gli archi di Ruggero Cini che punteggiavano l’Emozione da poco di Anna Oxa, con la chitarra di Alberto Radius che suonava La canzone del sole, ma con le tastiere di Filippo Destrieri e la voce di Alice vinceva Sanremo. Figure complesse, come Lene Lovich, che canta tra i big nel 1982 ed è una delle poche volte che Sanremo precede una tendenza anziché seguirla con affanno. Pochi anni più tardi e Madonna e Cindy Lauper riproporranno con estremo successo il suo personaggio pre-newromantic. Ogni anno ci sono le canzoni di Sanremo, ogni anno diventano come madeleinettes intrise dell’unico sapore di quella particolare primavera, compresa quella Maledetta di Loretta Goggi.

 

Poi, era il Natale 1989 e i telegiornali parlavano della fuga di Nicolae Ceausescu e del colpo di stato in Romania, e io mi imbattei per caso in libri e riviste che raccontavano di com’era il mondo, la musica leggera, l’arte popolare, lo spirito del tempo prima di quel marzo 1977. E il Festival di Sanremo era una tappa annuale, una ricorrenza immancabile, con le sue foto che dal 1951 acquistavano il colore, con le sue canzoni che si vestivano di nuove sonorità, con i suoi protagonisti che acquisivano nuova personalità. Se i puntini da unire nel 1981 erano diversi da quelli del 1987, il gioco avrebbe funzionato anche per stagioni di cui non potevo conservare un ricordo nemmeno remoto? La risposta, sorprendentemente, fu sì.

 

E così scoprii un’Italia che esce dal conflitto senza una memoria veramente condivisa, rifugiandosi nei cori alpini e nel mito della I guerra mondiale, scoprii un paese profondo per cui tutto continuava immutato, con canzoni che potevano essere indifferentemente state scritte all’epoca dei telefoni bianchi. A fare la rivoluzione non fu il rock’n’roll. Furono i Platters, con quel ritmo "terzinato" su cui è costruita quella Nel blu, dipinto di blu che riporta le lancette della musica leggera italiana al passo con i suoi tempi il giorno stesso in cui il Senato approva la legge Merlin e gli americani mandano in orbita il loro primo satellite artificiale. Scoprii una generazione, quella dei bambini del dopoguerra, che arriva alla ribalta nel 1961, proprio a Sanremo, e da allora domina la scena italiana, musicale e non solo. Si chiamano Adriano Celentano, Milva, Giorgio Gaber, Edoardo Vianello, Tony Renis, Gino Paoli, Gianni Meccia, Umberto Bindi. Scoprii Mina, nemmeno maggiorenne: una forza della natura, in scena e fuori scena, come quando nel 1961 riceve nella sua stanza d’albergo l’inviata di cronaca rosa e costume dell’Europeo Oriana Fallaci e, a questa che le chiede cosa la giovane pensi delle donne saudite obbligate all’uso del velo, Mina risponde «Maometto, che nome carino: se un giorno avrò un figlio, voglio chiamarlo Maometto!».

 

E nel frattempo Sanremo continuava, intrecciandosi ai ricordi personali, diventandone pietra miliare, cerimonia, festa di precetto. Nel 1995 vengo invitato a raccontare la storie delle canzoni storie alla radio. Lungimirante e coraggioso, il direttore di Radio Città 103 Alfredo Pasquali dà il suo OK al numero zero di Fuori Target, rotocalco settimanale di musica leggera e di costume che per dodici anni ideo e conduco insieme a Mister Pink. Parlare di Pupo a Radio Città 103, tra gli Stormy Six e Enrico Capuano non fu indolore né accettato all’unanimità. Ma una volta in onda, la trasmissione divenne un piccolo classico. Da uno spin-off internet di Fuori Target nasce festivaldisanremo.com, il sito indipendente sul Festival di Sanremo, che -in un mondo che non conosce ancora la parola blog- viene fondato pochi anni più tardi, nell’autunno 1998 (ma che parte solo in occasione del Festival 2000).

 

Da lì parte l’idea di Festival di Sanremo Almanacco Illustrato della Canzone Italiana, che passa attraverso la rilettura di (quasi) tutti i quotidiani, rotocalchi, libri e riviste sul Festival degli ultimi quasi sessant’anni, l’ascolto (e la ricerca) di tutte le canzoni. Del baco dell’hard disk ve l’ho detto. Dopo questi ulteriori tre anni mi sembra di essere diventato un mostro. Mi sento come l’Henry Jekyll, o il Quebecchese Andre Delambre dell’Esperimento del Dr. K..

 

E anche se il refuso è sempre dietro l’angolo come un brigante da strada, è andata a finire che ho scritto 960 pagine che sono la storia del Festival di Sanremo, che l’ha pubblicato la Panini e che ne ha tirate alcune decine di migliaia di copie. Oltre al Festival, c’è una storia che parte dal piano Marshall e finisce con Barack Obama, ci sono le programmazioni cinematografiche da Amedeo Nazzari ai Fratelli Coen, c’è il concorso Eurovisione della Canzone da Lugano 1956 a Mosca 2009. E poi ci sono loro, le canzoni, gli interpreti, i parolieri e i musicisti. I concorrenti, insomma. Perché Sanremo è una gara. Il resto fa colore, se ne discute, se ne parla. Ma resta inessenziale.

 

A proposito (ma non ho ancora letto i versi dei motivi in concorso): quest’anno vince Marco Masini. secondi (oso) gli Afterhours, terzo (ahimè) Marco Carta. Altri due nomi? Francesco Renga e Nicky Nicolai, noblesse oblige. Premio della critica agli Afterhours o a Patty Pravo.

 

N.B. Musicalmente ho una vita privata che va oltre Sanremo, talvolta. L’ultimo disco che ho comprato è quello degli Animal Collective. Ho adorato gli Stone Roses e tutta la scena di Madchester, gli Stereolab, i Radiohead. Perché Sanremo sarà pur sempre Sanremo, ma non esageriamo.

 

 

 

Festival di Sanremo – Almanacco Illustrato della canzone Italiana rappresenta il risultato di oltre 3 anni di lavoro di ricerca sulle 58 edizioni, sulle 1698 canzoni in concorso e sugli oltre 2.200 interpreti e autori che hanno concorso al Festival fino al 2008. Sarà in edicola dal 9 febbraio, e in libreria dal 18 febbraio 2009.

 

Eddy Anselmi - Festival di Sanremo – Almanacco Illustrato della canzone Italiana. Panini, Modena 2009
960 pagg. colori / copertina cartonata / prezzo al pubblico € 19,90

 

 

domenica, 01 02 2009

Il suo New York

di

Ho appena finito di leggere un articolo che dire interessante è dire poco. E’ di Tom Wolfe, è del 6 luglio 2008, è intitolato A City Built of Clay, è sulle origini della rivista New York, sul suo primo geniale direttore Clay Felker, su come cambiò il modo di fare giornalismo, su come inventò il concetto di lifestyle, sulla concorrenza con il rivale e intellettuale New Yorker, su come fece scalpore con servizi mai visti prima che indagavano sociologicamente i vari gruppi-status che abitavano la Grande Mela, su come infine fu venduta da miopi investitori. E’ bellissimo e fa riflettere su quei meccanismi sociali che esistono tuttora e che sono la cifra di New York e in piccolo anche di Milano. E’ stato pubblicato sul New York, naturalmente.
Io, dicevo, l’ho letto, più precisamente l’ho letto sul Magazine del Corriere della Sera di giovedì 29 gennaio 2009, in una traduzione col titolo di La mia New York, presentato come un articolo sulla New York anni 60 che Tom Wolfe visse e raccontò. Non come un articolo sulle origini del New York (magazine) nel segno del grande Felker.
Voi che siete ancora in tempo evitate pure tale disonestà intellettuale e leggetevi l’originale qui.
Come si dice in questi casi, ne vale la pena.

(per me Tom Wolfe giovane assomiglia molto a Andy dei Bluvertigo)

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venerdì, 12 12 2008

Moccia is a deal breaker?

di

Un interessante articolo del NY Times analizza il rapporto tra gusti letterari e compatibilità di coppia. Insomma i gusti letterari dell’altra persona che cosa ci suggeriscono? Dobbiamo dare retta a quello che ci dicono? E sino a che punto? L’argomento esiste da sempre, ma nell’era dei profili Facebook e aNobii è più che mai attuale. La tesi di base sarebbe che

reading habits can be a rough indicator of other qualities. “It tells something about … their level of intellectual curiosity, what their style is,” Fels said. “It speaks to class, educational level. [#]

Il discorso ovviamente può estendersi ai gusti in campi estranei alla letteratura e a rapporti esterni alla coppia come quelli amicali. Mi viene in mente un vecchio post in cui si affermava che

chi adora Belle & Sebastian può anche essere un pessimo essere umano e un vero pezzo di merda, però è un’ipotesi tutto sommato improbabile, alla fine [#]

Gli interrogativi che la lettura ha sollevato sono diversi.
- Il meccanismo agisce soprattutto verso il basso? Cioè, e più forte la delusione nel vedere che l’altra persona ha un gusto di merda o l’esaltazione nel vedere che ne ha uno sublime (vale a dire uguale al nostro)?
- Agisce anche per prodotti controversi ma comunque di un certo livello (mi viene in mente Into the Wild) ovvero solo se si tratta di estremi, verso l’alto e il basso?
- É vero che, come si sostiene nell’articolo, i maschi, anche in quanto asseritamente molto meno appassionati di letteratura (o dovrei dire “lettura” tout court?) rispetto alle donne, a differenza di queste non sbatterebbero mai fuori dal letto una figona solo perché è un’ignorante o non ha i loro stessi gusti letterari? siamo sicuri che la lasciano in pace nel letto perché più inclini al compromesso in campo letterario? ma scusate, una figona nel letto non è forse circostanza molto letteraria? noi uomini mica “giudichiamo un libro dalla copertina”, ma vogliamo vedere cosa c’è sotto. Qua mi sono un po’ perso nella disperata difesa del maschio, perdonate la deformazione professionale. Dicevamo.
- Che succede, oh donna, se ti arriva uno con libro di Cassano?
Passando alle esperienze personali, a me è successo di sentire chiaramente un suono di campane nella testa accompagnato da un’esaltazione subitanea allorché una ragazza, la sera in cui assieme ad altri ci siamo conosciuti, affermò che le piaceva molto Un Certo Autore, e ciò prima che io lo tirassi fuori (il fatto che piace anche a me). Le dissi che dovevamo assolutamente sposarci subito e le chiesi se aveva appuntamenti per il giorno dopo che avrei se del caso prenotato in comune. Ci mettemmo insieme infatti! Che bello. Peccato che, tempo sei mesi, e mi fece soffrire come un cane. E chi si fida più?
Ma anche buoni gusti possono essere indicatori negativi se ostentati per tirarsela.
Una volta mi capitò di andare a un incontro con delle persone conosciute da pochissimo, di cui una si presentò, a prendere me ed altri in una stazione dei treni, con in mano una copia dell’Ulisse di Joyce spiegazzata al punto giusto tanto quanto i jeans slavati: si rivelò essere una delle persone più presuntuose che abbia conosciuto. E la versione del libro non era nemmeno in inglese. E poi che cazzo leggi se sei in compagnia di altri? Leggi l’Ulisse appena hai tre minuti liberi quando chi è con te è andato alla toilette? Quanto ci avrai capito, eh? Cavolo, qua ci sarebbe da fidarsi però.
Che i gusti culturali facciano colpo comunque lo dimostra il fatto che a tutti prima o poi è capitato di predisporre la propria casa ad hoc, coi libri i dischi e i dvd riesumati dalle loro scatole per essere piazzati in punti strategici, comodino in primis. Come non immedesimarsi davanti a una scena come questa?
Al momento però io sto a posto: prima di andare a letto leggo un libro in inglese di Roth, e la stessa identica cosa, a fianco a me, fa la mia fidanzata. Sembriamo uno scherzo, una scena di un film comico. Ma se una sera si presenta con Altro Certo Autore le propongo di sposarci. Ecco, magari non per il giorno dopo, stavolta.

lunedì, 10 11 2008

Reach the stars, fly a fantasy

di

"Lives that keep their secrets will unfold behind the clouds,
there upon the rainbow is the answer to a never ending story"

Quale che sia il valore di un film come La storia infinita o il ricordo che la nostra incasinata generazione ne può avere, certo è che il film di Wolfgang Petersen si porta dietro una delle eredità più pesanti del cinema europeo. Per la pletora di ragazzini che negli anni ’80 finirono sbattuti dentro cassonetti dai loro compagni di classe. Per lo sdoganamento del capezzolo: chi non ricorda i turbamenti vissuti di fronte alle ambigue Sfingi? Ma se escludiamo leggendari personaggi come il Fortunadrago, G’mork e Atreyu (a proposito, lo sapete che fine ha fatto Noah Hathaway?) la colonna sonora è di sicuro la cosa che più facilmente ci porteremo sul letto di morte. Stai per morire e, tac, look at what you seeeeee.

Dopo aver prodotto una compilation-tributo agli anni ’80 intitolata Rewind, il sito spagnolo Buffetlibre ha organizzato una "parte seconda" alla quale hanno partecipato nomi come Au Revoir Simone, Amiina e Setting Sun. E gli italianissimi Canadians. Che hanno scelto, appunto, di eseguire The Neverending Story, con l’apporto vocale di Cherielynn Westrich, ex cantante e tastierista dei Rentals.

Il risultato è davvero notevole: la canzone si può sentire sul profilo myspace del gruppo veronese, oppure scaricare da qui. Grida il mio nome, Bastian.

Neverending story – Canadians feat. Cherielynn Westrich (mp3)

lunedì, 27 10 2008

If that really is your name – Part two

di
"Oh Valerie Plame, if that really is your name, I will shout the same from on high.
Dear Valerie Plame, I’ll look for that long exchange, outside of the bureau de change in Shanghai.
I was just some stupid boy on a bus when your nom de guerre was code name Caroline.
So my Vespa became your chariot From the green zone Marriott to be etched upon my mind."

Valerie Plame è la canzone dei Decemberists che apre il bellissimo Always the bridesmaid, trio di singoli pubblicati dalla band di Portland. Una dolce attesa prima del loro quinto album Hazards of love, in uscita ad Aprile, per la seconda volta sotto l’egida della Capitol. Sei canzoni che segnano un ritorno alle sonorità di Picaresque, dicono alcuni – o addirittura dei due primi album. Staremo a vedere. Per quanto mi riguarda, personalmente, Meloy e soci hanno raggiunto risultati tali che ogni delusione non sarebbe che relativa, all’interno di un amore cieco e incondizionato. Ma è un problema mio.

 

Nel frattempo, tutti si chiedono, chi è Valerie Plame?

 

 

Valerie Plame: ma è davvero quello il suo nome? Se proprio vogliamo metterla giù dura, il nome esatto della bella signora bionda nella fotografia è Valerie Elis Plame Wilson, tenendo conto del cognome del marito Joseph C. Wilson, l’ex ambasciatore del Gabon e di São Tomé. E costei è la protagonista di una tra le vicende politiche più note del decennio negli states: il cosiddetto Plame affair o Plamegate.

 

Per farla breve (ché è una faccenda lunga e complicata) nel Luglio del 2003 Wilson scrive un corsivo nel New York Times intitolato "What I didn’t find in Africa". Il succo dell’articolo è: le dichiarazioni dell’amministrazione Bush riguardo ai rapporti "plutonici" tra Niger e Iraq, tra le principali giustificazioni dell’intervento militare nel paese asiatico, erano semplicemente esagerate e inaffidabili. Qualche giorno dopo, il noto giornalista conservatore Robert Novak scrive un articolo nel Washington Post in cui, rispondendo alle precedenti accuse di Wilson, diceva, tra le altre cose, che Valerie Plame, la moglie di Wilson, era un’agente della CIA sotto copertura.

 

Oops.

 

Come l’informazione fosse arrivata a Novak, e di seguito al pubblico dominio, è successivamente al centro di uno degli scandali di spionaggio più imponenti della storia americana. Che portò alla condanna di Irve Lewis Libby, detto Scooter. Giuro. Scooter: chi era costui? Non altro che il capo delo staff di Dick Cheney. Ah, ecco. Ostruzione della giustizia, spergiuro, falsa testimonianza ad agenti federali. Uno dice, in galera e buttano via la chiave. Nah. Due anni di condanna. Che divennero due anni di libertà condizionata e una notevole multa in denaro. Toh, guarda.

 

Tre anni più tardi, nel Luglio del 2006, Joseph Wilson e Valerie Plame (la cui carriera nella CIA era ovviamente terminata nel momento in cui la sua copertura era stata sputtanata) sporsero una denuncia civile nei confronti di Scooter, del vicepresidente Dick Cheney, e dell’allora vice capo dello staff di Bush, il rubicondo e viscido Karl Rove, per il loro ruolo nello sputtanamento in questione. Il giudice incaricato archiviò la causa. Per capirci, a Robert Novak non hanno nemmeno detto bif, anche se ora sta morendo per un cancro al cervello.

 

Tutto qui? E Valerie? La nostra cara Valerie Plame? Ha scritto un libro, è uscito un anno esatto fa, e si intitola Fair Game: My Life as a Spy, My Betrayal by the White House. E visto che in America l’occasione fa l’uomo ladro, pur essendo un paese dove possono far saltare la copertura di un agente della CIA per vendetta politica senza che nessuno si faccia un giorno di carcere, qualche tempo fa i coniugi Wilson hanno annunciato la loro collaborazione come consulenti a una sceneggiatura di un film tratto dal libro.

 

E dicono che Valerie Plame sarà interpretata da Nicole Kidman.

If that really is her name. Oh, yes, it is.

 

 

The Decemberists – Valerie Plame (MP3)

The Decemberists –
Valerie Plame (live @ Daily Show with Jon Stewart)
(video streaming)

 

mercoledì, 08 10 2008

If that really is your name – Part one

di

Sentire un nome in una canzone, soprattutto quando è il nome di una persona realmente esistita, mi fa sempre un certo effetto. Non so bene nemmeno io perché. Forse perché mi ricorda un pezzo di Billy Joel per cui andava matta mia madre circa una ventina di anni fa, che si chiamava We didn’t start the fire. Fu proprio lei a spiegarmi che il testo della canzone, che a me sembrava fatto di parole confuse di una lingua a me ancora sconosciuta, era composto unicamente da eventi di quarant’anni di storia. La maggior parte dei quali erano nomi e/o cognomi di celebri americani. "Senti, che in questo punto dice joe-di-mag-gi-o?". Quel giorno, scoprii chi era Joe di Maggio.

Allo stesso modo, mi ha fatto effetto sentire come Knickerbocker, la canzone che apre Lightbulbs, il terzo disco di Fujiya & Miyagi – e il loro lavoro migliore, a mio avviso – sia basata sulla ripetizione della frase "Vanilla, strawberry, knickbocker glory, I saw the ghost of Lena Zavaroni". Anche perché, al di là della vaniglia e della fragola, io non lo sapevo, chi fosse questa Lena Zavaroni. Adesso lo so.

Chi era Lena Zavaroni?

Lena Zavaroni era una cantante. O meglio: una bambina-prodigio. A tutt’oggi, la più giovane artista ad aver mai conquistato la top10 nel Regno Unito. Scozzese, classe 1963, Lena pubblicò infatti il suo primo album nel 1974. Uno di quei piccoli mostri che ogni tanto spuntano fuori, e diventano famosissimi, e tutti a dire ma quanto è pucci Lena, e quanto talento la piccola Lena, ma guarda come canta Lena, cielo, e poi purtroppo Lena diventa adulta, e muore.

Lena Zavaroni è scomparsa nel 1999 a causa di un’anoressia nervosa che le aveva reso la vita impossibile fin dall’età di 13 anni, peggiorata dalla morte della madre per overdose di tranquillanti, un matrimonio fallito dopo un anno e mezzo, una denuncia per furto per aver rubato un pacchetto di caramelle all’età di 35 anni, diverse overdose, diversi tentativi di suicidio, diversi elettroshock, e un’operazione psicochirurgica definitiva che invece di guarirla le provocò una polmonite, uccidendola. Alla sua morte, Lena Zavaroni pesava 32 chili.

Flashback. 1974. Lena Zavaroni ha di nuovo 10 anni. Ed è ospite di Johnny Carson, al Tonight Show.

Mi è sembrato di vedere un fantasma. A voi no?

Billy JoelWe Didn’t Start the Fire (mp3)
Fujiya & Miyagi - Knickerbocker (mp3)

(Fujiya & Miyagi saranno in Italia nei prossimi giorni: a Milano al Rocket il 9 ottobre, il giorno dopo a Bologna al Covo Club, e l’11 a Roma al Circolo degli Artisti)

 

 

[Update by ink: pare che un membro della band abbia appena perso il passaporto e che sateranno quasi sicuramente la data di Milano e probabilmente anche Bologna e Roma. La notizia non è ancora confermata ufficialmente, quindi rimanete sintonizzati per aggiornamenti (e incrociate le dita). (via e via)]

 

 

[Update all'update by ink: E' confermato: il tour italiano di Fujiya e Miyagi è rimandato al 4-5-6 dicembre. (via)]

 

 

mercoledì, 01 10 2008

Dagli yuppie agli hipsters (corollario del corollario)

di
Once we had a name for them, we suddenly realized that they were everywhere, like the pod people of Invasion of the Body Snatchers-especially here in New York, the urbanest place of all. We might have even recognized them as us.
From the beginning, there was a certain subject/object confusion associated with the yuppie concept, a certain “we have met the enemy and he is us” self-reflexivity to the phenomenon. [#]

Mentre Repubblica tracciava un identikit dell’hipster un po’ superficiale ma sicuramente meno impreciso e irritante di quanto personalmente mi aspetti da quel tipo di testata; mentre i lettori di questo blog si scaldavano nei commenti, probabilmente galvanizzati dalla scottante problematica; dicevo, mentre qua da noi accadevano, si fa per dire, questi non-fatti del tutto trascurabili e quindi fondamentali, uno dei miei maestri di vita, il mio amico (anche se lui non lo sa) Jay McInerney, scriveva un articolo da par suo praticamente sul medesimo tema; partendo e occupandosi però principalmente del concetto di "yuppie", al nostro più che ben noto.
Lo scritto merita a mio parere la lettura per l’eccezionale fluidità che lo contraddistingue e per i succulenti riferimenti che contiene; a cominciare da una "colazione" post sbronza datata 1983 al ristorante ucraino dove mi fregio di aver visto inkiostro affrontare con coraggio un Pierogi (cfr. punto 8); e inoltre, chi lo sapeva poi che l’Iguana avesse preso casa a un metro dal mio compare di blog newyorchese Matte? e poi la citazione dell'amato Michael J. Fox di Alex Keaton (per nulla casuale…); in più l’inizio della diffusione delle palestre, presenza urbana che oggi diamo per scontata; la coca; etc.
E poi la chiosa, questa sì sugli hipsters moderni.

In the meantime, the yuppie family tree has thrown off another branch, the hipster. Hipsters believed they were the ultimate anti-yuppies. Unlike their forebears, they wanted to be known not by their job or ambition but by their self-conscious disregard for either. If anything, the cult of connoisseurship was even more exaggerated in this subgroup. Their code, enshrined in Robert Lanham’s hyperironic 2003 Hipster Handbook, was inherently elitist, defining itself in opposition to the mainstream. Hipster consumerism championed the notions of alternative and independent, rejecting the yuppie embrace of certain consumer brands in favor of their own. So it was vintage T-shirts rather than Turnbull & Asser dress shirts with spread collars, Pabst Blue Ribbon over Chardonnay. But ultimately, whether you love Starbucks or loathe it, a world in which we are defined by our choice of blue jeans and coffee beans owes more to Alex Keaton than to Abbie Hoffman. And as if to prove that the hipster and the yuppie are brothers under the skin, borough-bred columnists like Denis Hamill and Jimmy Breslin still find the yuppie label useful for bashing a certain breed of interloping effete New Yorker, the kinds of people who may in fact identify themselves as hipsters. [#]

Le luci si saranno pure spente, ma Jay rimane ancora luminoso; e partecipa al primo episodio della seconda stagione di Gossip Girl, il che, oltre ad avermi fatto pensare a una marchetta per finanziare i suoi soldatini boliviani, lo rende ai miei occhi ancora più grande, perché significa che è rimasto anche la solita puttana mondana di sempre.

martedì, 19 08 2008

All work and no play

di

Dedicato a tutti quelli che sono ancora (o già) in ufficio il 19 Agosto – per esempio il sottoscritto e il tenutario di questo blog.

[i due tizi sono Norm Sousa e Cole Osborne, un duo comico di Toronto chiamato Punch Drysdale, la canzone di sottofondo è Flower Gardens di Chad VanGaalen, il video in HD è qui]

martedì, 19 08 2008

We want you

di

[da Worth1000.com - Recruitment Posters Photoshop Contest]

venerdì, 25 07 2008

So hits are for me, uh?

di

La copertina, collegata al titolo Hits Are For Squares, della compilation di pezzi dei Sonic Youth messi assieme per Starbucks da amichetti famosi della band più cool che sia mai esistita mi chiama in causa direttamente perché (al di là delle polemiche sorte in merito all’operazione in sé ritenuta da molti "poco indie", di cui non me ne frega nulla) mi dà apertamente della testa quadra, dello yuppie noioso, rigido e ottuso. Io infatti mi vesto così, mi siedo così, ascolto i Sonic Youth con l’iPod così, mi piace Starbucks così e ho lo sguardo perso nel vuoto così, dopo aver lavorato per il sistema.

 

Sonic Youth - Slow revolution (previously unreleased) (MP3)

 

venerdì, 25 07 2008

Up your Fingers in the (Ryan) Air!

di

Ecco come appare oggi la homepage in italiano di Ryanair.

True story.

venerdì, 11 07 2008

E’ Estate, gente

Mentre qua il padrone di casa si spara delle pose ascoltando musica da suicidio mentre fuori l’Estate impazza, le ragazze passeggiano a spalle scoperte e ogni mattina tutto quello che desidero è che arrivi la sera per potermi bere un gin tonic davanti a qualche bar, oggi comincia un nuovo weekend di Luglio e non è il caso di farsi trovare impreparati.
Quest’oggi la soundtrack è cortesemente fornita da sua maestà Dizzee Rascal, uno che di solito è un rapper brutto e cattivo, ma che quando vuole sa piazzare la zampata e trovare la strada verso il grande pop (e la vetta della classifica). Per farlo si è fatto aiutare nientepopòdimenoche da Calvin "Prezzemolo" Harris, l’enfant prodige inglese che fa musica che al liceo avremmo odiato e che invece adesso, carichi di anni e di inutile autoironia come siamo, troviamo irresistibile. Il pezzo che sigla la loro collaborazione è praticamente un pezzo standard di Calvin Harris (sembra Acceptable in the 80′s) con Rascal che ci rappa su, ed è un gran singolaccio. Irresistibile.

 

Dizzee Rascal feat. Calvin Harris - Dance wiv me (MP3)

 

Bonus:
Dizzee Rascal feat. Calvin Harris -
That’s not my name (The Ting Tings cover) (MP3)
(grazie a ink)

 

mercoledì, 09 07 2008

You’ve got mail. Not.

di

Il meme inutile del giorno è su F.A.T., e si chiama Inbox Victory: svuota la cartella inbox della tua casella email dalle centinaia e centinaia di messaggi che ti rimangono da leggere e/o a cui rispondere, accendi la webcam del tuo maledetto macbook, fatti una gloriosa foto in cui mostri tutto il tuo orgoglio per l’eroica impresa, inviala al sito, e poi, già che ci sei, really dude, get a life.

Ovvio scherno a parte, il risultato è piuttosto spassoso.

[via boingboing | via kottke]

Comunque, se anche voi siete così stressati dal flusso di informazioni che giunge quotidianamente nella vostra gmail e nel vostro google reader (perché anche se quel blogger vi sta sulle palle e odiate ogni singola cosa che dice non potete evitarvi di leggerlo tutti i giorni, non si sa mai che una volta o l’altra parli di voi), non vi si può che consigliare, per l’anno che verrà, il Bubble Calendar.

Credo che l’immagine parli da sé. Si compra qui. E costa pure un botto.

[via Tostoini | via Think.Bigchief]

giovedì, 19 06 2008

It’s Sporn!

di

Non sono mai stato un accanito videogiocatore, sia perché da cinefilo ho sempre avuto problemi con attention span che superassero i 150/180 minuti, sia perché sono sempre stato una pippa clamorosa a qualunque gioco. Però è innegabile che sia un mondo affascinante, soprattutto quando spingono sul pedale – è il caso della saga di GTA, per esempio, che sta già cambiando molte cose anche al di fuori del semplice contesto videoludico, ed è – veniamo a noi – il caso di Spore.

Spore è un videogioco che uscirà a Settembre, in corso di sviluppo da molti anni, che mescola la strategia con il genere "god game", permettendo al giocatore di creare una forma di vita e di seguirne lo sviluppo dalla forma monocellulare in avanti. Tutto molto bello. Tra ieri e il giorno prima, è stato rilasciato sia in versione demo che in versione completa un programma chiamato Spore Creature Creator (vedi immagine) che permette di creare la propria creaturina in tutta libertà. E qui viene il bello: si può esportare il risultato – udite udite – su Youtube.

Ora, sappiamo che aggirare i divieti di Youtube è ormai uno sport globale, e che la deriva sessuale di un RPG qualunque è un passaggio quasi scontato fin dai tempi in cui si tirava un dado da +20 per vedere quante botte si davano alla locandiera della taverna dell’Orso Rosso tra un drago e un troll, ma mai avrei potuto pensare che Spore avrebbe potuto creare addirittura un genere nel giro di pochissime ore. Invece esiste, e si chiama Sporn. Il blog Rock, paper, shotgun ha provveduto ad una instant anthology dello Sporn, e ce n’è di tutti i colori: semplici peni giganti, creature dotate di peni giganti, colorite e inquietanti variazioni sul tema dell’ermafroditismo, e via dicendo.

Ho l’impressione che presto ne sentiremo parlare nella colonnina di Repubblica.

Eccone un esempio. Lo metto piccolino perché è schifido. Apritelo a vostro rischio e pericolo – tipo, se siete in ufficio lasciate perdere. Ne so qualcosa.

Wow. Direi che da oggi in poi i furries possono dormire sonni tranquilli.

Fonti: Underwire, Rock paper shotgun, Wikipedia