profezie

domenica, 19 02 2012

L’anno del maiale (Black Mirror)

di

Black Mirror non strappa nessun sorriso leggero e non fa per niente bene.

Black Mirror è fotosintesi clorofilliana in sola fase notturna, agar per stomaci sensibili, supplica di travelgum senza il giro in montagna.

Tv-serie completamente sottrattiva, dei cinque sensi te ne restano solo due, udito sterile per giudici in cerca di (dis)Human Factor e vista amplificata, molto attenta e tanto spenta, mentre si fruga nelle proprie memorie migliori e nei peggiori minuti collettivi, cheers.

Perfettamente delineata al suo interno. Gli americani ci avrebbero tirato su 4 stagioni almeno. Gli inglesi tagliano corto, tre puntate, poco meno di un’ora l’una, secche frazioni di un quarto. Gli episodi fanno tutti storia a sé, legati dalle Nuove Tecnologie del momento. Si va dal globale al sempre più crescente personale, in cui tu solo decidi se venga prima l’Etica, la Morale o l’Estetica, domandando al vicino: a te che puntata è piaciuta di più/ti ha fatto stare peggio?

A me la prima, per quella coscienza sociale spesso in bilico, perché potrebbe succedere oggi e perché estremizza l’Arte rendendola così vicina ad una possibilità di verità.

A me la seconda, per quel mio rifiuto netto di app-licazioni, spacciando per necessario ciò che non è nemmeno reale, perché potrebbe succedere domani e perché alla fine è un’altra sconfitta personale in avatarvisione, vendersi per un immobile più grande.

A me la terza, perché il modo in cui selezioniamo i nostri ricordi mi ha sempre interessato e perché conosco più di uno che pagherebbe, arrendendosi alla propria memoria fallace, dilaniando sé e gli altri in un Otello stupidamente giocato al massacro privato. E perché poi, almeno questa, non è verosimile. O avete attivato già la vostra Timeline?

 

domenica, 23 05 2010

…and we determined that the smoke was all coming from the writers’ room

Disclaimer: A differenza del post precedente, questo è, per tutti quelli che sono rimasti indietro con Lost (e in certo senso anche per quelli che sono in pari con le puntate) un enorme SPOILER. Che vuol dire – specifico per quelli di voi che sono capitati qui con chiavi di ricerca casuali (es. stephen malkmus tette, i-vibe1, mad men steampunk, true blood zotici lousiana nudi) e non sono pratici dell'Internet – che si rivelano porzioni più o meno grandi della trama della sesta stagione di Lost.

 

Gentili lettori di inkiostro, buonasera. Come forse sapranno quelli di voi che non hanno passato gli ultimi anni in villeggiatura su Marte, stanotte alle sei (ora italiana) andrà in onda l'ultima puntata dell'ultima serie di Lost. L'ultima-ultima, poi basta, fine, kaputt.
Come è noto ai fan della serie, la sesta stagione è stata scritta da un team di scimmie urlatrici coordinate da Lindelhof e Cuse (perché, se ho ben capito il senso di questo forum, J.J. è morto a 27 anni). Non sto nemmeno ad elencare i numerosi indizi che spingono verso la teoria delle scimmie urlatrici, mi sembra che con i primi annacquamenti delle domande messe in moto dalla premiere sia diventato evidente a tutti. Mi limiterò ad osservare che tutte quelle cose che dal punto di vista narratologico erano ammirevoli in Lost (la capacità di spostare il motore dell'azione da un personaggio – o gruppi di personaggi – ad un altro, il gioco sulla struttura temporale della narrazione e della trama, l'efficacia dei cliffhanger e la capacità di orientare l'aspettativa dello spettatore verso una direzione ingannevole per poi dosare un mix di suspence e sorpresa) sono state affogate in una lunghissima serie di diversivi per diluire i pochi eventi in tanta fuffa, peraltro recitata con dialoghi abominevoli.
Non mi produrrò nemmeno in un riassunto, giacché senza dubbio voi conoscerete lost topoi e la devozione con cui assolve in maniera ottimale allo scopo. Del resto, se state leggendo qua, è quasi certo che abbiate già visto la penultima puntata – quella cioé in cui, grossomodo, a causa di un'isterica con una perfida pronuncia del latino il povero Remo (presente, no, l'Innominato) prende ripetutamente un fracco di mazzate e muore transustianzandosi nel fumo nero – ovvero, l'annunciato fallimento della mitopoiesi contemporanea2.

 

Mi limiterei invece a ricordare alcuni stilemi ricorrenti di quest'ultima stagione, iniziata, ricordiamolo, con la promessa da parte di Lindelhof e Cuse che ogni cosa importante sarebbe stata spiegata (anche se già a febbraio ritrattavano: non è che spiegheremo proprio tutto-tutto, c'è del mistero in ognuno di noi, il sublime, il senso del sacro, etc). Il che è, in un certo senso, vero.
Nella misura in cui ogni cosa E' stata spiegata con la prima cosa distante ed improbabile che venisse in mente agli sceneggiatori, o, se preferite, con una serie di mirabili prototipi di quella che chiamerei "spiegazione ricorsiva". Mi spiego con dei pratici esempi, non sfruttati dagli sceneggiatori ma perfettamente analoghi a quelli canonici:

– Come mai Richard non muore mai?
– Oh, beh, perché è un, mh, vampiro.

 

– Che cos'è in realtà l'Isola?
– Uhm, un'astronave parcheggiata lì dai, dai… rettiliani, sì.

 

– Come mai c'è un tempio con una statua con quattro dita?
– Ah-ah! Come mai piuttosto c'è QUELLA PIRAMIDE lì che nessuno aveva notato prima?

 

La SOTTILISSIMA sfumatura per cui la spiegazione, spesso data in un più o meno frettoloso dialogo che ridefinisce ampliandolo ad infinitum il concetto di spiegone, è normalmente tanto inverosimile quanto il mistero che la celava, viene ritenuta vieppiù ininfluente dagli appassionati della serie che da tempo ne maturano l'esegesi, ignorando dettagli secondari quali l'inevitabile approssimatezza storica, la faciloneria dei dialoghi3, la confusione inevitabile dopo sei stagione di piccoli dettagli a volte mirabilmente connessi ma giocoforza spesso casuali e, non ultima, la radicata paraculaggine degli sceneggiatori (vedasi il ritorno all'ipotesi del Purgatorio per mano di Richard – nata dal nulla e nel nulla lasciata ad ammuffire dopo due puntate). E se pensate che stia facendo della facile ironia, qui la pagina in cui "quel branco di nerd deliranti" (cit.) tenta di situare cronologicamente l'arrivo di Jacob sull'isola dalle peculiarità grammaticali delle frasi pronunciate in latino, dalla foggia delle vesti e dall'inclinazione della luna rispetto al suo parallasse4.

Il secondo stilema è senza dubbio il metodo che vorrei battezzare "riscrittura epimenedea", per cui rimando ad un futuro semiologo con tanto tempo libero l'onere di isolare le volte in cui il dialogo procede pressapoco così:

– Ma Richard aveva detto che…
– Pfui! Richard non sa nulla di questa cosa.

 

– Però Charles Widmore sembrava convinto che…
– Bah. Widmore mentiva.

 

– Cosa fai? Jacob si era raccomandato di…
– Ah! Non credere mai a quello che ti dice Jacob.

 

Difetti che evidentemente erano già in nuce nelle stagioni precedenti, ma erano vieppiù coperti, oltreché da un più robusto ticchettìo di meccanismi, dalla recitazione MOSTRUOSA di gente come Michael Emerson (o Benjamin Linus, se preferite): come è evidente guardandolo pronunciare frasi banali in modo inquietante (scoperta sul facebook di kekkoz) (il facebookz) (cielo). Purtroppo, la lotteria della declassazione quest'anno ha stabilito che lui dovesse brancolare senza meta e senza motivo al seguito di gente casuale, ed inevitabilmente il core degli spettatori della serie si è ristretto sui succitati Maestri dell'Interpretazione, mentre la gente normale oscillava tra il depresso e il perplesso (con punte di esasperazione).

 

Ma insomma, ci siamo. Tra poche ore finalmente tutto questo avrà una sua conclusione, senza nemmeno regalarci un leitmotiv accettabile in grado di scalzare da quell'angolino del nostro cervello il neurone che dice "Who killed Laura Palmer?" – che, per inciso, se non avete mai visto la serie, vi sconsiglio fortemente di googlare (oh, io ve l'ho detto, eh). Gli amanti della serie saranno soddisfatti (o, più probabilmente, insoddisfatti), quelli che non l'hanno mai seguita saranno liberati da una maledizione per un paio di settimane. Poi non si parlerà che dei mondiali e insomma, chiodo schiaccia chiodo.

Ad ogni modo, i lettori di Macchianera e gli amanti degli spoiler tutti hanno già potuto leggere sei paginette di sceneggiatura dell'ultima puntata. Io le ho lette, per esempio, e, nonostante le prove di autenticità e al di là del valore dello scoop in sé, non sono stato poi sconvolto più di tanto: si tratta di sei pagine non consecutive che riguardano apparentemente la prima metà della puntata e non dicono troppo sull'evoluzione della trama e nulla sulla sua conclusione.
Nondimeno, come tutti da inizio stagione avevo una teoria su come finisse la serie, teoria con cui ho tormentato di persona la più parte di quelli che mi conoscono. Parte di questa teoria era (sguardo sconfortato) "immagino che Jack sarà il nuovo Jacob".

 

Chiuderei quindi lanciando, tra eventuali volenterosi, sonnambuli, disperati, intellettuali, ubriaconi, il Toto-Lost. Io lo scrivo qui, voi avete i commenti a disposizione. Non serve a niente e tra poche ore sarà ancora più inutile, ma se ci avrete preso avrete una prova tangibile da ostentare gridando "l'avevo detto io! L'avevo detto!" per circa due settimane. Poi arriveranno i mondiali, e nemmeno potrete applicare la vostra teoria su Sun a Grosso, perché Lippi lo ha già rimandato a casa.

Comunque, personalmente direi che i punti salienti dell'ultima puntata saranno:

– l'Isola salta in aria, muoiono tutti. L'Innominato scopre che comunque non la può lasciare, e che per giunta toccherà a lui lavare i piatti per l'eternità.

 

– Desmond nell'universo parallelo porta tutti sull'Isola (possibile irruzione di Desmond con l'aria da pazzo sul palco mentre il figlio di Jack suona, dopo un lunghissimo carrello che inquadri tutto il cast presente in massa all'Auditorio. E sì, anche Paulo e Nikki).

 

– mentre quelli della timeline alternativa arrivano via mare, Jacob e l'Innominato, sulla spiagga a scrutare l'orizzonte, si guardano. Jacob lo chiama per nome (ipotesi di nome: Esaù, Yoshua, Abraham, Petrus, Caesar, Jose Mourinho) e l'Innominato, ora Nominato, gli dice: tanto è sempre la stessa storia balenga, vengono, si percuotono tra loro e non finisce mai. Jacob sorride mesto.

 

– chiusa della serie: Desmond è sul porto a parlare con Penny per darle addio e partire per l'Isola. Si avvicina Charles Widmore e gli dice che era il suo destino, che lui era speciale. Desmond lo guarda (la camera stringe in primo piano), e dice: See you in anotha' life, brotha'.

 

Il titolo del post è tratto dalla Top Ten di spoiler di Lost del David Letterman Show di qualche giorno fa:

 

 

 

Sebbene possa essere assolutamente perfetta, è probabile che la locura non ci sarà. Ma chi può dirlo.

 

P.S. per i commentatori del lunedì: non vale commentare dopo aver visto la puntata (mi appello al vostro senso dell'onestà, e soprattutto al fatto che wordpress registra il vostro ip e se mi anticipate il finale prima di lunedì sera – quando guarderò la puntata – vi recupero e vi picchio con una vanga). Cordiali saluti.

 

1 L'ho scritto e googlato sulla fiducia, era impossibile che non ci avessero pensato.
2 Sarei curioso di leggere qualcosa, se esiste, che analizzi i motivi per cui una cultura così a suo agio con la contaminazione realtà/fantasia, con l'epica moderna e quel tot di manicheismo religioso che non guasta mai è incapace di fondere le tre cose in maniera accettabile. Se qualcuno sa indirizzarmi verso un libro/saggio adeguato apprezzo.
3 Si intuisce che quei dialoghi non mi sono piaciuti tanto?
4 Non mi ci metto nemmeno a fare presente che ci sono insignificanti dettagli banali nella prassi produttiva di una serie tv (es. la costumista e i modelli a cui si ispira) che possono inficiare completamente il loro ragionamento.

giovedì, 31 12 2009

A Blue Moon New Year’s Eve

Blue Moon: è una di quelle espressioni che si sentono da sempre ed è il titolo di un celeberrimo standard jazz/pop eppure quasi nessuno sa davvero cosa voglia dire. Di certo io non lo sapevo fino a ieri, quando mi hanno spiegato che la Blue Moon è la seconda luna piena di un mese, che avviene una volta ogni 2 o 3 anni (per la precisione ogni 2.7154 anni) e che quest’anno capita esattamente stasera, per l’ultimo del’anno. Non esattamente una cosa comune. Da wikipedia:

A blue moon is a full moon that is not timed to the regular monthly pattern. Most years have twelve full moons which occur approximately monthly, but in addition to those twelve full lunar cycles, each solar calendar year contains an excess of roughly eleven days compared to the lunar year. The extra days accumulate, so that every two or three years (on average about every 2.7154 years), there is an extra full moon. The extra moon is called a "blue moon." Different definitions place the "extra" moon at different times. […]

The term "blue moon" is commonly used metaphorically to describe the rarity of an event, as in the idiomatic expression, "once in a blue moon." [#]

Da noi con ogni probabilità il maltempo impedirà di vedere la luna, ma se a un certo punto della nottata doveste scorgere uno squarcio tra le nuvole, spegnete Disco Samba e mettete su questa canzone, nella versione di Atlas Sound o in una delle decine di versioni più classiche che esistono. Buon Anno.

 

 

 

 

 

Atlas Sound – Blue Moon (MP3)

 

 

mercoledì, 25 11 2009

John, Paul, Greg e Scottie

di

"It’s astounding to realize that it’s been over one thousand years since The Beatles walked the Earth"

Beatles 3000 di Scott Gairdner [via]

mercoledì, 07 10 2009

Cthulhu fthagn

Non fidatevi di chi conoscete online: potrebbe essere Cthulhu.

(via)

 

venerdì, 02 10 2009

Nessuno si accorge di quanto sono pieno di menate

di

"Tendenzialmente io frequento soltanto alcuni locali e vado a zonzo indossando occhiali scuri griffati così nessuno si accorge che ho sempre le pupille dilatate, sarebbe salutare ridurre le pippate, ma forse tanto male non fa".

Storia di un bellimbusto, il nuovo video di Elio e le Storie Tese.

giovedì, 14 05 2009

La vita imita il cinema #1

di

A destra, il leggendario Cristo Compagnone, vestito in modo classico ma in posa ottimista e ammiccante da vero ggiovane, profetizzato ironicamente da Kevin Smith nello storico Dogma.
A sinistra, la statua di Gesù svelata ieri dalla Chiesa Cattolica di Nostra Signora Immacolata e San Filippo Neri di Uckfield, East Sussex (UK). Vestito in jeans e camicia come un tronista della De Filippi, e in posa da ballerino di Buona Domenica.
Nessuna sorpresa: aveva vinto il televoto.
Eppure, nonostante un costo di realizzazione di £35.000, nemmeno un paio di mocassini o una cravatta…