Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
Non so se è successa la stessa cosa anche a voi, ma nonostante il mio lettore ultimamente abbia visto un’impressionante infilata di dischi nuovi di nomi a me molto cari (da Nick Cave ai The National, dai The Knife a James Blake, dai Perturbazione ai Vampire Weekend, dagli Strokes ai Phoenix), credo di aver accumulato più ascolti di Random Access Memories dei Daft Punk nell’ultima settimana che di tutti i dischi sopra citati nei due mesi precedenti. Non è un disco perfetto (per certi versi è persino pigro), ma a quanto pare era esattamente quello di cui avevo bisogno in questo momento.
Mentre sono occupato ad ascoltare Giorgio by Moroder col repeat (l’ho fatto) e poi a recuperare i dischi di cui sopra (perchè lo farò), voi ascoltatevi i Brassft Punk, una brass band di New Orleans che ha messo online questo clamoroso EP che contiene 4 grandi classici del duo francese interamente rifatti a base di fiati. Lo amerete.
[Al di là dell'ovvia lettura metaforica della caduta del nuovo segretario del PD Epifani di questo pomeriggio ad Avellino, immagino di non essere l'unico a rimanere incantato da questa foto (trovata su Repubblica). Non sembra anche a voi un quadro di Caravaggio?]
Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
Eggià, è tornato quel momento dell'anno in cui la stagione si scrive con la lettera maiuscola, perchè non si riferisce a un periodo dell'anno ma al Primavera Sound, il miglior festival musicale d'Europa (gli altri ormai neanche ci provano più) che tra meno di una decina di giorni sarà di scena come al solito al Parc del Fòrum di Barcellona. L'ultima volta che ci sono stato mi ero ripromesso di non tornarci a breve (non perchè sia brutto, anzi) e di provare a esplorare anche altri festival; poi però qualche mese fa è uscita la line-up (presentata con un video spettacolare) e davanti a nomi come Blur, Nick Cave & the bad seeds, Phoenix, Postal Service, The Jesus & Mary Chain, The Knife, James Blake, My Bloody Valentine, Tame Impala, Grizzly Bear (e potrei continuare) non ho saputo resistere e mi sono assicurato un biglietto per la tre giorni catalana.
Quest'anno ho idea che la quantità di italiani tra il pubblico sarà ancora superiore al solito, quindi saremo in tanti ad avere l'annoso problema degli incastri nella composizione della propria time-table personale. Come sempre le pagine sul sito ufficiale non aiutano, e sono più utili questa versione aggiornata della time-table su Clashfinder (che è possibile personalizzare per creare il proprio percorso. Il mio è qui: in verde le cose imperdibili, in blu le alternative), o quelle stampabili (come questa in excel o questa in PDF) create dagli utenti del forum. E non dimenticate di studiarvi la mappa, in cui potrete scoprire che quest'anno il palco principale (l'Heineken Stage) è quello più lontano all'ingresso (quello che due anni fa si chiamava Llevant e l'anno scorso Mini) e che quindi per seguire i nomi più grossi e alternarsi tra quello e il Primavera Stage ci sarà da pedalare. Un buon modo per smaltire la birra, no?
[La pubblicità progresso contro i finti nerd di Portlandia]
Si definisce un «crowd-sourced music video», e all'inizio quel «please note that we are recording your pointer» suona come una sciocchezza. Poi partono le istruzioni (un po' videogame, un po' sondaggio, un po' videoarte, ma diverso dai video interattivi che si erano visti finora), e scopri che sei arrivato fino alla fine della canzone anche se il gruppo non l'avevi mai sentito nominare. Per la cronanca, si chiamano Light Light e hanno avuto una bella idea per il video del loro pezzo Kilo. Che peraltro non è neanche male.
Mikal Cronin – Weight
Mad Men s03e03
Le lumache alla romana della Trattoria Morgana a Monti
Daft Punk – Get lucky
Laura Pugno – La caccia
His Clancyness – Machines (lyric video)
La liason tra i Kings of Convenience e il Bel Paese è cosa nota (vedi puntate precedenti: la cover di E la luna bussò al Not.fest, il video per difendere La Pillirina di Siracusa, Erlend che entra al Covo mentre sto mettendo i dischi), quindi stupisce poco che il beneamato due norvegese in questi giorni sia di nuovo in Italia (magari per lavorare al nuovo disco?) e di nuovo dalle parti di Siracusa (dove Erlend ha una casa). Ma ciò non ci rende meno lieti di scoprire questa spettacolare cover di Una ragazza in due, classico portato al successo da I Giganti nel 1965 (che poi è la versione italiana della ballad americana Down came the rain), cantata in italiano senza amplificazione una notte dalle sedie di un bar in Piazza Duomo a Siracusa. Wow.
La cosa più bella in cui vi imbatterete in questa giornata: la nonnetta novantenne alle prese con un moderno visore di quella che quindici anni fa avremmo definito «realtà virtuale» (l'Oculus rift). Wow
[Bastano il colore blu, una soggettiva dall'interno di un contenitore e un cappello. Inoltre: nuove frontiere del meta.]
Quando hai un blog da più di 10 anni, a volte ti capita di cercare qualcosa su Google e di finire per essere rimandato a una pagina che il te stesso di qualche anno prima ha scritto e pubblicato e il te stesso arterioslerotico e drammaticamente privo di tempo libero di adesso ha invariabilmene dimenticato.
L'altra sera, per dire, stavo cercando una cosa su Mad Men (la cui sesta e penultima stagione comincia la prossima settimana su AMC), e sono finito su questo mio post di tre anni fa, in cui presentavo una notevolissima versione suonata del tema della serie (di RJD2) incrociato con la standard americano Nature Boy. Ricordandomi che meritava ho guardato di nuovo il video, e l'occhio mi è immadiatamente caduto sulla cantante, che a suo tempo non avevo mai visto, mentre che ora, surprise, è tra le protagoniste di una delle serie tv più acclamate dell'anno. Immaginandomi un improbabile crossover, spingo di nuovo Play.
A me piace molto viaggiare, anche se poi mi innamoro dei posti e finisco per voler tornare sempre negli stessi. Se invece fossi completista anche in questo come sono in diversi altri aspetti della mia vita, probabilmente adorerei il post The 25 Least Visited Countries in the World di
10. Afghanistan: 17,500 tourists (2012, New York Times)
Why so few?
There's a war. Taliban is in it.Why you may still want to visit
The mountains of Afghanistan are wild and beautiful. They are also hiding places for bandits and terrorists, so you may want to wait until it becomes a little more peaceful.What else
You'll have a unique chance to try on a traditional blue burqa. I did for two minutes. Poor women! Do also remember to get your visa to the country you will return to in advance. Getting it inside Afghanistan may not be the easiest of tasks. Saying that you are in the country as a tourist will make you appear a liar, so do have a cover story or be prepared to be declared less than smart.
Savages – She will
Lego paper plane folding machine
La carbonara coi fiori di zucca da Giulio Er Timoniere alla Garbatella
Vampire Weekend – Step
Solving a Rubik cube while juggling
Every Woody Allen stammer from every Woody Allen movie
The Strokes – Call it fate Call it karma
Una lettura perfetta per il pomeriggio di una piovosa domenica di fine inverno: 5.4 – Pitchfork, 1995 – present. Risale a un paio di mesi fa, ma l'ho incrociata solo oggi (grazie a Pop Topoi), e del resto solo oggi avrei avuto il tempo di leggere le sue quasi 60mila battute. Inizia ripercorrendo la storia del sito musicale più famoso e controverso della rete e finisce come un saggio di sociologia del consumo; non sono completamente d'accordo col suo punto di vista, ma contiene alcune riflessioni notevoli e un livello di approfondimento abbastanza raro.
That project—an ever evolving, uncontroversial portrait of contemporary tastes in popular music—addressed one problem surrounding music in the file-sharing era to the exclusion of all others. Faced with readers who wanted to know how to be fans in the internet age, Pitchfork’s writers became the greatest, most pedantic fans of all, reconfiguring criticism as an exercise in perfect cultural consumption. Pitchfork’s endless “Best Of” lists should not be read as acts of criticism, but as fantasy versions of the Billboard sales charts. Over the years, these lists have (ominously) expanded, from fifty songs to 100 or 200, and in 2008 the site published a book called The Pitchfork 500: Our Guide to the Greatest Songs from Punk to the Present. Similarly, Pitchfork’s obsession with identifying bands’ influences seems historical, but isn’t. When a pop critic talks about influences, he’s almost never talking about the historical development of musical forms. Instead, he’s talking about his record collection, his CD-filled binders, his external hard drive—he is congratulating himself, like James Murphy in “Losing My Edge,” on being a good fan. While Pitchfork may be invaluable as an archive, it is worse than useless as a forum for insight and argument. [#]
Young Galaxy – Pretty boy (Peaking lights remix)
Le enormi bistecche di Tramshed a Shoreditch
Luca Vanzella e Luca Genovese – Beta (Vol 2)
David Bowie – The stars (are out tonight) (video)
The Postal Service lost auditions video
La bellissima infografica di Direct TV con il riassunto di Game of thrones
[ma vi farà ridere solo se avete già visto House of cards, l'eccellente serie tv di Netflix con Kevin Spacey e Robin Wright. Io l'ho divorata.]
Questa mattina mi sono svegliato abbastanza male. Ma mai quanto i protagonisti di questo clamoroso super-cut, che contiene alcune delle sveglie più traumatiche che possiate mai immaginare. E alcuni degli amici più stronzi, anche.
(via)
[in realtà manca dalla cartina ma esiste. Dettagli e mappa ingrandita su Osservatori esterni]
The boy least likely to – I keep falling in love with you
Monkey Island insult sword fighting
La balera dell'ortica a Milano
Suits s02e13
Factory Floor – Fall back
Tanlines – Not the same (video interattivo)
House of cards
Lo scorso weekend mi è capitato di parlare un sacco di politica (ma dai; sarò stato l'unico). Per una volta, però, alle consuete chiacchiere e ragionamenti da bar più o meno rassegnati su personaggi, scenari e cose che forse non cambieranno mai, non ho potuto che aggiungere un'accorata esortazione al voto, in particolare nei confronti dei vari amici lombardi che mai come quest'anno paiono essere veramente importanti per l'esito finale delle votazioni. Ho cercato di spiegare loro che il voto di punizione non serve mai (particolarmente adesso) e che il voto identitario e puro, se uno si sente di darlo, in questa tornata elettorale è al meglio poco utile e al peggio molto dannoso, e paradossalmente finirà per ottenere l'effetto opposto di quello desiderato. I partiti che possono vincere sono compromessi e ci hanno deluso un sacco di volte: ma è abbastanza ovvio che uno è decisamente meglio dell'altro. Votare i partiti che non possono vincere, con questa legge elettorale, ha come primo effetto solo quello di NON far vincere uno dei partiti di cui sopra (quello buono) o di far sì che per governare con un po' di margine questo sia costretto ad allearsi con altri e quindi ad essere facile vittima di ricatti. Non ci si può far niente: la politica è compromesso e il nostro voto definirà direttamente come e con chi dovrà avvenire questo compromesso.
Non era un discorso facile, e non so se ho convinto i miei amici (qualcuno mi piace sperare di sì). Come al solito mi viene in soccorso Leonardo, che in Un voto non idiota lo spiega meglio di quanto potrei mai fare io.
Io credo che di tanti errori di comunicazione che abbiamo fatto, come PD e in generale come centrosinistra e in generale come Repubblica italiana, uno dei più gravi sia stato quello di parlare di
VOTO UTILE
tradendo una sostanziale non comprensione di cosa siano gli italiani, di come vedano il mondo gli italiani. Non puoi parlare di utilità agli italiani. L'elettore è un fiero e nobile hidalgo, gli dicono che in quanto popolo italiano detiene la sovranità e lui ci si accomoda come in un castello diroccato.Poi gli spiegano che questa sovranità comunque deve essere espressa ogni cinque anni sotto forma di un voto, e lui già comincia ad arricciare il naso: cos'è questo voto che viene a delimitare la mia sovranità? Cos'è che devo fare ogni tot anni? Due croci su due schede? Due banalissime croci? Su degli stemmi? Ma è troppo difficile, non gioco più. E ci scommetto che sotto c'è la fregatura. È andata così. Ogni volta che parlate di
VOTO UTILE
l'italiano si guarda alle spalle e dice: "utile a chi?"; a lui no di certo. E se si tratta di essere utile a qualcun altro, l'italiano se ne guarda bene: cos'hanno fatto gli altri per me, dopotutto. Utili, puah. I servi sono utili, e io sono nato libero, devo averci anche da qualche parte uno stemma famigliare, un pedigree.
Così anche in questi giorni si assiste alla cerimonia di quelli che sui social network ci informano che il Pd non lo voteranno mai, perché non vogliono essere utili al Pd, e ci mancherebbe. Anche qui sotto, la discussione ha preso subito questa piega: gente che orgogliosamente viene a farci sapere che è inutile implorare, loro non voteranno Pd. Gli sfugge il fatto che nessuno li sta implorando, perlomeno qui: possono fare quel che vogliono col loro voto. La mia principale obiezione a quelli che, per esempio, votano Ingroia (non solo in Lombardia ma soprattutto) e che quel voto otterrà il risultato contrario a quello che si prefissano, spostando a destra il baricentro del Senato e rendendo necessaria la coalizione Pd+Monti+Casini+Fini. È un banale argomento aritmetico, ma il fiero hidalgo non sopporta che gli sia opposta l'aritmetica, nulla detesta più di un maestrino che venga a rammentargli l'odiosa tirannia del due più due uguale quattro. Cos'è questo due, cos'è questo quattro, cos'è questo segno uguale? Strumenti di dominio borghese sulla realtà fenomenica. Non è una coincidenza che molti di loro pensino anche di poter aumentare i propri spiccioli nel conto corrente cambiando l'unità di misura. È stato un vero errore parlare di
VOTO UTILE
senza soggiungere: "utile a te, visto che sei di sinistra, e che se voti Ingroia al senato in alcune regioni il tuo voto sarà carta straccia, dal momento che lo sbarramento dell'8% appare secondo tutti i sondaggi proibitivo; dunque se metti la crocetta su Rivoluzione Civile tanto vale metterci anche i cuoricini, o le falci, o i martelli o le manette decidi tu; tanto è un voto inutile, nel senso di un voto buttato. Cioè in realtà una sua utilità ce l'ha, perché anche grazie al tuo voto buttato il Pd non otterrà la maggioranza in senato e si alleerà con Monti+Casini+Fini. Insomma votare Ingroia al senato equivale a votare Pd+Monti". L'hai capita? No. [Continua qua.]