da Lamebook, ovviamente
Edward Hopper – Nighthawks
Lego Nighthawks
Space Nighthawks
Zombie Nighthawks
[dal flickr di Profound Whatever]
Non dirò che David Foster Wallace era un genio, non dirò che scriveva cose perfette (il contrario!), non dirò che il giorno che abbiamo saputo della sua morte eravamo tutti tristissimi e attoniti e ci venivano paragoni solo con Kurt Cobain (solo che allora avevamo 15 anni e moriva un'icona e ora ne abbiamo trenta ed è morto una specie di amico, un amico intelligentissimo e un po' incomprensibile che a volte ci stecchiva con dei lampi di verità come ormai non riesce più a fare quasi nessuno, perché siamo diventati molto presuntuosi ma non fino al punto di mentire a noi stessi), mentre in quella mattina di Settembre ci scambiavamo SMS e non ci potevamo credere, e continuavamo a dire che la stessa cosa l'avevamo provata solo quando avevamo saputo di Kurt Cobain, nel mentre pentendoci per il confronto perché non è proprio una cosa che gli rende giustizia, a uno dei migliori scrittori della sua generazione appena morto, ed anzi, se esiste una giustizia in qualche modo assoluta tra un po' di anni ci ricorderemo del contrario, e quando penseremo alla morte di Kurt faremo paragoni con quella di David, che è arrivata più tardi e ci ha colpito più forte perché solo a un certo punto della tua vita puoi capire davvero la gravità del privarsene, e quello che può portartici, e la cattiveria nel non pensare a tuo moglie che ti troverà lì appeso, agli amici, alle legioni di fan in tutto il mondo che aspettavano un nuovo libro, ai coccodrilli, e alle aragoste che ora rimarranno senza compagnia; mentre sono passati due anni e non abbiamo ancora letto tutto quelli che hai pubblicato, cosa aspettiamo? Forse non ci vogliamo pensare? Forse l'idea che rimanga una raccolta di racconti qua e una di saggi di là ci illude che ci sei ancora, là fuori? Non è che ci stiamo a pensare tutto il tempo, sia chiaro; e siamo in grado di prendere in mano un tuo libro e di consigliarlo a un amico senza necessariamente cadere in lacrime, ci mancherebbe (non siamo come te! noi siamo forti! noi ce la facciamo!); però in quei momenti lo sappiamo, vorremmo non saperlo e vivere nell'ignoranza che abbiamo sempre riservato ad altri autori e ad altri personaggi, magari bravissimi, di cui non ci frega niente, mentre tu, che pure lo sapevi benissimo, te ne sei fregato. Vorremmo essere arrabbiati, ma non ci riusciamo. Siamo solo tristi.
Anche se il secondo anniversario della morte di David Foster Wallace cade la prossima domenica, domani sera qua a Bologna un paio di amici hanno organizzato una serata per ricordarlo. Sono entrambi autori di questo blog (anche se, come tutti gli altri, non scrivono quasi mai), e insieme a Radio Città Fujiko e la Libreria.Coop Ambasciatori hanno messo in piedi una serata per parlarne; una specie di seduta di terapia collettiva postmoderna per elaborare il lutto, così me la immagino. Alle 21 di mercoledì 8 Settembre, alla Libreria Ambasciatori di Via degli Orefici 19 ci saranno Marco Cassini e Martina Testa di Minimum Fax, ci sarà la straordinaria voce di Marina Pitta a leggere come solo lei sa fare alcuni brani dai suoi libri, ci saranno Pirex e Francesca e ci saremo tutti noi. Ché poi il giorno giusto faranno anche una cosa a Roma, più in grande, perchè loro certe cose le sanno fare bene e sono tra i pochi che possono farle. Ma noi lo ricordiamo qua, tra di noi, come si fa con gli amici che
The launch of the first in a series of televisual transmissions of varying sizes and shapes from the band to mark the impending release of their album, Belle and Sebastian Write About Love.
Presented by Dougie Anderson and produced by Forest of Black, it features performances of two of the songs from the album: I Want The World To Stop and I Didn't See It Coming, along with a Q&A with fans, sly skits about the dire current state of music industry, and montages of fan pics. Watch it here or at Belle and Sebastian's site: http://www.belleandsebastian.com
Belle And Sebastian Write About Love is out October 11 the UK and October 12 in North America.
[è un po' il grado zero, lo so. Ma oggi è venerdì, abbiate pietà]
[per la cronaca, è il campanile della University of Iowa]
Purtroppo non credo riuscirò ad esserci, ma per promuovere Indipendelta, bel festival musicale nella campagna della bassa veneta dove il 3 e il 4 settembre saranno di scena (tra gli altri) Zu, Giardini di Mirò, Buzz Aldrin e in consolle Pullo, i ragazzi dell'organizzazione hanno fatti le cose in grande: una gran bella locandina (firmata da Alessandro Baronciani) e un video trailer assai ben fatto:
Mentre ci stiamo tutti (non è solo per dire: tutti) preparando al loro concerto di giovedì all'Arena Parco Nord di Bologna per l'Independent Days Festival, gli Arcade Fire continuano la loro inarrestabile cavalcata trionfale. Non paghi di aver pubblicato un eccezionale terzo disco, di essere finiti al numero uno della classifica americana e di aver trasmesso per la regia di Terry Gilliam in diretta streaming uno dei loro concerti dal Madison Square Garden, i nostri ieri hanno conquistato gli internetz con un video interattivo (interamente realizzato in HTML 5) per lo spendido inno alla crescita e alla lentezza dei tempi andati We used to wait.
The wilderness downtown è sicuramente qualcosa di più di un video, che costringe lo spettatore a esporsi e che diventa un'esperienza di malinconia personalizzata difficilmente paragonabile ad altri esperimenti simili, e che sta più dalle parti della net-art che del videoclip. Un progetto splendido che vi invito a provare (servono un computer non proprio vecchissimo, Google Chrome e un indirizzo non troppo periferico; provate con le vie centrali di qualche città italiana o internazionale se la vostra non c'è), e che è l'ennesima, superflua, prova che questa band è sempre un passo davanti alle altre.
Mentre la febbre dell'attesa per il concerto sale, è appena comparsa in rete anche questa versione live a opera della buzzband dell'anno The Drums (che suonerà il 17 novembre al Covo) alle prese con la stessa We used to wait. Prendetelo come un altro modo per attende il concerto, gustandovi l'attesa.
MP3 The Drums – We used to wait (Arcade Fire cover – live)
Bonus:
Bel colpo messo a segno dalla versione locale del Corriere della Sera: riprendendo il pieno l'idea dello spettacolare e quasi pornografico speciale del New York Magazine di qualche mese fa con la classifica di vivibilità dedicata alle neighborhoods della Grande Mela la redazione ha replicato l'esperimento su Bologna, dividendo la città in 30 zone e costruendo la sua classifica sulla base di alcuni fattori ponderati. Dal prezzo delle case alla disponibilità di trasporti, dalla vita notturna alla presenza del verde, dalla sicurezza alla vicinanza con scuole o negozi, è uscita fuori una classifica (con il peso dei fattori valutato per la famiglia bolognese media) che vede al primo posto la Bolognina, seguita dalla zona Marconi e da Via Fossolo (tutte zone dove io non vivrei, ma in effetti non credo di corrispondere esattamente alla famiglia media). Lo speciale è ancora in corso di pubblicazione e verranno pubblicate anche alcune classifiche rimodulate su altre tipologie di persone (umarell, studente, giovane coppia, ecc), oltre a un approfondimento su ciascuna zona. Rispetto al New York Mag manca solo il livability calculator, che permette a ciascuno di crearsi dinamicamente la propria classifica sulla base del peso dato a ciascun fattore, e quindi di capire esattamente quale zona della città faccia davvero per lui. Ma è un peccato veniale, per uno speciale tanto ben fatto. Bravi.
I Perturbazione sono una band che non ha più nulla da dimostrare.
Qualitativamente ha già dimostrato tutto mille anni fa con il suo capolavoro In circolo, che fotografa un collettivo perfetto sotto praticamente tutti i punti di vista e contiene quella che è forse la più bella canzone italiana del decennio scorso (Agosto, ovviamente, che si contende con Estate di Bruino Martino il titolo di canzone estiva più triste di tutti i tempi, e che come Estate avrà sicuramente una vita molto lunga). Negli anni successivi, poi, i Perturbazione hanno dimostrato che in un paese di merda come il nostro una band che produce del pop così sopraffino non avrà mai il successo che merita: troppo priva di pose e pretese modaiole, troppo incapace di velleità e compromessi commerciali, troppo poco ggiovane per piacere agli adolescenti e troppo cazzona e volutamente sghemba per conquistare i seriosi amanti della musica d'autore. Una band quasi unica che probabilmente non ci meritiamo.
E' più o meno con queste premesse che qualche mese fa è uscito Del nostro tempo rubato, mostodontico opus (24 canzoni!) con cui il gruppo torinese è tornato sulle scene. Come da copione non se l'è cagato quasi nessuno, e come da copione c'è poco da dire: non c'è nessun altro come loro. Sarebbe facile spendere parecchi paragrafi per spiegare la garbata bellezza del disco, tanto nelle sue ballad (la «nota stonata di tromba delle scale» di Primo) quanto nei singoloni (l'inno anti-capitalista Mao Zeitung, che per me è stato un utile mantra personale in un periodo di angosce lavorative), tanto nelle collaborazioni (un ottimo Dente nella nazional-popolare Buongiorno Buonafortuna) quanto nei molti divertissment, ma non so se servirebbe qualcosa. Provate ad andare a uno de loro prossimi concerti (suonano stasera alla Festa dell'Unità di Bologna, il 12 settembre all'Hana-bi di Marina di Ravenna, il 18 a Carpi per il Festival della filosofia, e in mezzo a Brescia, Pisa, Milano) e vedrete. Tanto non hanno più nulla da dimostrare quindi, visto che non sono loro, forse siete voi.
Solo un breve e doveroso promemoria del fatto che stasera al solito Hana-bi d Marina di Ravenna sarà di scena la beneamata Laura Veirs ovvero la più brava folkster della sua generazione (e forse anche di qualcuna delle precedenti), nonchè adorabile post-fricchettona cui, in virtù del suo talento, si riescono a perdonare anche le gonne a fiori, le trecce, il nome che ha dato al figlio che appena avuto col suo produttore e batterista Tucker Martine (come diavolo verrà su un bambino chiamato «Tennessee»?) e il fatto che sul suo blog buona parte degli ultimi post sia stata scritta dai suoi genitori (i quali, incidentalmente, in questo momento sono in tour con lei. E con la band. E col bambino, che al momento ha tipo 5 mesi). Una così non puoi che amarla, ancor di più se negli ultimi tre dischi ha infilato, come niente fosse, canzoni come le tre qua sotto. Avrò anche l'onore di mettere un po' di dischi (a tema) prima del concerto. Ci vediamo là.
[gloria imperitura al Many per aver scovato questo video]
Non esattamente nuovissimo, ma potreste non averlo ancora visto, ed è talmente bello che merita anche la replica. Non servono spiegazioni: spingete play e capirete di cosa si tratta. Se poi volete saperne di più:
- il dietro le quinte di com'è stato fatto (è più complicato di come sembra)
- la canzone che c'è in sottofondo:
MP3 Edward Sharpe and the Magnetic Zeros - Home
[grazie a Checco]
Ti trovi a passare qualche giorno di ferie nella cameretta che fu della tua adolescenza, e cosa c'è di più appropriato dell'ennesimo gruppo inglese tutto drum machine e riverberi con un video che racconta di una gioventù che non hai mai vissuto? Loro sono i Summer Camp, escono su Moshi Moshi e le scene del video sono tratte dal misconosciuto film del 1970 A swedish love story. Round the moon assomiglia a un milione di cose che abbiamo già sentito (a me sembra sia Take on me che i Joy Division, per dire), e probabilmente tra qualche settimana non ci ricorderemo neanche che esiste. Nel mentre, però, sono al quinto play consecutivo.
[ora sesto]