hipsteria

giovedì, 10 05 2012

The hipster hunt

Quello firmato da Julie Percha è un video un po' entry-level, ma ci sono alcune buone intuizioni e almeno un paio di cose che non sapevo. Perfetto da usare con quel vostro amico che vive sulla luna e se ne esce fuori dal nulla chiedendovi «Cosa vuol dire hipster?».

 

We all know hipsters. Every New York City neighborhood has its share of them, and a quick Google search brings up dozens of hipster blogs, hipster YouTube videos and hipster hangouts. Hipsters are the ones everyone loves to hate.

Everyone? When Lorena arrived to New York City from France last August, she'd never heard of hipsters. And when she asked, she got vague, often contradictory responses: Hipsterism is a lifestyle. No, it's an attitude. No, it's a pseudo-attitude. Hipsters are penniless creative types. No, they’re just rich kids pretending to be. Hipsters are environmentally conscious. No, they pose as tree-huggers but shop at Wal-Mart.

She was confused.

This video attempts to de-code the hipster for the clueless foreigner, like Lorena. In this piece, she invites viewers along for the journey as she hunts for the meaning of the term "hipster." This quirky piece takes viewers around the streets of Williamsburg, Brooklyn, where they are guided by an "accidental hipster" blogger. It also incorporates the voices of the Journalism School's own Prof. David Hajdu, as he delves into the term’s jazzy origins. [#]

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martedì, 21 02 2012

WORD

[Hipsters on premature ejaculation. By Endless Origami]

giovedì, 02 02 2012

Wanna come to my DJ night?

PURO GENIO.
[da Portlandia. Grazie a Giulia]

 

 

BONUS:

venerdì, 20 01 2012

Runoff

Il post definitivo sul fenomeno Hipster Runoff (e, forse, sull'indie-blogging tutto) e una bella riflessione su successo nel web, identità online (personal brand, direbbe qualcuno) e music writing l'ha scritto Rob Trump su Splitsider:

Viral success on the internet is a strange phenomenon. Marketers spend hundreds of thousands of dollars trying to create something people will share with their friends, only to be beaten time and time again by accidents and genuine ineptitude. That’s part of the fun of the web — halfway decent singers wallow in obscurity while Rebecca Black gets 20 million hits, and your meticulously edited Tweet will never be as funny as a horse avatar poorly hawking ebooks. The content we share the most is stuff we can have conversations about, especially when the conversation goes something like, “This is weird and terrible and hilarious and I can’t look away and I think I love it.”

 

Most people who get that reaction weren’t looking for it and have no idea what to do with it. See, for example, Rebecca Black’s alienation of her fanbase by releasing something not hypnotically awful. But a handful of internet-savvy people have gone for that reaction on purpose. Of these, the most successful and maybe the best is Hipster Runoff, a website whose evolution after finding an audience is part success story, part cautionary tale for anyone looking for a foothold in web culture. [#]

Ma ancor di più è stato Carles stesso, a margine del Lana Del Rey Gate (di cui vi avevo raccontato gli inizi, qua), a fare una riflessione talmente amara da risultare non meno ironica delle sue solite prese per il culo sul ruolo suo e dei blog musicali (o che parlano di qualunque altro aspetto della cultura pop) in questo momento storico. Mentirei se non dicessi di condividere alcune delle cose che scrive.

In the post-LDR blogging era, I feel free to openly admit that I don’t care about honoring ‘bands that sound good’. The opinions that I have on bands are not actually my own, and my goal is not to preserve a relationship with readers or bands/artists based on editorial pandering. All I can do is ‘go down in flames’ with my sweet, Princess LanaBB. My demented online personality that motivates me to type these words in order to accumulate hits, empathy, praise, and controversy does not have much time left.

 

Wag the Blog.

 

Cultural criticism on the internet is dying because we finally realized that the voices behind blogs, twitter feeds, and authentic writing outlets are as fat, bored, uninspired, and jealous as the fat, bored, uninspired, and jealous voices that we thought we had escaped from. [#]

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martedì, 10 01 2012

Il vostro tumblr preferito della giornata

E' Accidental Chinese Hipsters.

 

 

 

 

 

 

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giovedì, 25 08 2011

Hipster Ipsum

Se lavorate nel mondo della grafica o del web do per scontato che conosciate Lorem Ipsum, il generatore di testi in finto latino che si usa per calcolare gli ingombri quando si impagina qualcosa. Da oggi potete aumentare il tasso di coolness dei vostri testi del 100% passando a Hipster Ipsum, che funziona allo stesso modo ma utilizza esclusivamente un lessico hipster. Un esempio:

 

You probably haven't heard of them DIY wayfarers readymade iphone master cleanse fixie. Food truck wes anderson yr hoodie. Viral Austin butcher ethical single-origin coffee. American apparel letterpress lomo wayfarers salvia brooklyn beard brunch, butcher readymade put a bird on it scenester irony. Four loko cosby sweater photo booth cliche, 8-bit seitan lo-fi vice food truck echo park butcher williamsburg you probably haven't heard of them homo organic. Thundercats pitchfork mixtape, scenester ethical gluten-free 3 wolf moon retro skateboard keffiyeh organic master cleanse cardigan four loko single-origin coffee. Tofu ethical iphone pitchfork mustache brunch cliche, food truck biodiesel fanny pack tattooed tumblr gluten-free.

mercoledì, 10 08 2011

Pensa se avesse detto «Lanciateci delle pietre»

Sono sicuro che dopo il concerto di quattro sere fa agli US Open of surfing 2011 il cantante degli MGMT Andrew VanWyngarden si è segnato un promemoria: mai invitare il pubblico a lanciarti sul palco «la scarpa sinistra». Potrebbero farlo, e, come mostra il video qua sotto, potrebbero farlo in TANTI.

(via)

 

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venerdì, 05 08 2011

Evolution of the hipster

martedì, 28 06 2011

The lord of the hipsters

Dalla serie di disegni The Broship di How are you I'm fine thanks.
[grazie a Checco]

giovedì, 28 04 2011

Hipster Dad

Che gli Holy Ghost! promettessero bene da queste parti l'avevamo intuito a inizio anno, e ora che il loro disco d'esordio licenziato DFA è uscito da un po', non si può che confermare che il duo di Brooklyn pare l'erede più convincente del momento di quella tradizione di pop elettronico ballabile ma con un approccio rock che va dai New Order e arriva fino ai Phoenix e ai Cut Copy. 

 

Il nuovo video, poi, denota che i nostri hanno anche delle idee e non poco senso dell'umorismo: Alex Frankel e Nick Millhiser non compaiono nel video, ma sono invece interpretati dai loro padri, che appesantiti dall'età, infilati in improbabili jeans skinny e Converse e alle prese con le situazioni tipo della vita dell'hipster dei nostri tempi (dal club, al concerto, fino al collasso sul letto con ancora una fetta di pizza in mano) fanno ridere ma anche capire come non vogliamo finire a diventare tra un po' di anni. Forse.

 

giovedì, 20 01 2011

Hipster Superheroes Are Super-Irritating

[grazie a Cabal]

sabato, 15 01 2011

Hipster Shore

GENIO!

So we're in this house and we're supposed to be making friends…but…that's so unoriginal.

[via]

 

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giovedì, 18 11 2010

The theory of hipster relativty

«There's no such thing as a hipster: a hipster can only exist in comparison». Da Dustinland.

lunedì, 20 09 2010

Hipster Hitler

 

Hipster Hitler è già il web comic preferito di un paio di persone che conosco. 

[grazie a heilvetica (ehe) che l'ha segnalato la settimana scorsa nei commenti]

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giovedì, 02 09 2010

Hipster kid at a concert

Dedicato a tutti voi maledetti che stasera andate a vedere gli Arcade Fire.
Da Top five most infuriating concert attendees.

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martedì, 08 06 2010

Dove Yuppies e Hipsters si incontrano

[Where they meet, dal solito geniale Techno Tuesday]

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mercoledì, 05 05 2010

From hipster to hippie

[da Keep off the grass, via Hipster Runoff]

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mercoledì, 09 12 2009

The Evolution of the hipster

[Clicca sull'immagine per ingrandire]

 

Un paio di settimane fa citavamo Paste Magazine e le sue classifiche con il meglio di fine decennio. E dall'ultimo numero di Paste viene questo ritratto dell'evoluzione dell'hipster, che dall'emo di inizio millennio, passando per lo scenester, il twee, il montanaro, la vintage queen e il Williamsburghese fino al recentissimo meta-nerd, tenta di descrivere fasi e tipologie di una subcultura che non esiste.   

E' ovvio che vederle come fasi successive e così cronologicamente connotate è un mero pretesto per emulare il celebre e pluri-parodizzato grafico dell'evoluzione, ed è anche ovvio che il giochetto delle descrizioni brevi e ironiche funziona solo fino a un certo punto (e presta il fianco a tutte le ironiche prese per il culo del caso); però provate a fingere di non conoscere gente che ricade a puntino in uno stereotipo o nell'altro, se ci riuscite. E a fingere di non esserci caduti anche voi, almeno qualche volta…

lunedì, 09 03 2009

L’Hipster Pod suona i Passion Pit

Tempo fa (via Onigiri) mi sono imbattuto nel video di presentazione dello straordinario Hipster Pod:

 

A parte il video in sè (che potreste trovare o non trovare divertente), è curioso che per indicare musica hipster si faccia ricorso a mostri sacri ormai riconosciuti da tutti come i Velvet Underground o i Sonic Youth o comunque a band non esattamente di primo pelo (e non certo modaiole) come gli Yo la Tengo. Se il video l'avessi fatto io, al tizio avrei fatto ascoltare Chunk of change, l'EP d'esordio dei Passion Pit.

 

Già incensati dai blog di mezzo mondo e (e già comparsi su queste pagine all'interno del report della CMJ Marathon di Matte), come da copione i Passion Pit non hanno ancora pubblicato un disco completo, e godono di una gloria effimera basata in larga parte su quello che potrebbero fare ma non hanno ancora fatto. Esattamente come succede a tutta la vera musica hipster, che nella sua perenne ricerca di anticipare tutti vive sempre in un futuro che non deve accadere mai.

 

Non che i Passion Pit non siano bravi; tutt'altro. Il loro sound flirta ora con l'indietronica dei Postal Service o degli Hot Chip ora con certo elettropop da classifica, con abbondanza di falsetti stralunati, campionamenti bizzarri e melodie pronte a stamparsi nella testa. Ottimi pezzi, per lo più, da godersi senza chiedersi se i nostri diventeranno grandi oppure scompariranno dopodomani. L'importante è che piacciono alle ragazze, e che quindi sull'Hipster Pod farebbero un figurone.

 

 

Passion Pit – Sleepyhead (MP3)

Passion Pit – Smile upon me (MP3)

mercoledì, 07 01 2009

Don’t call me hipster

[da Dieselsweeties]

mercoledì, 01 10 2008

Dagli yuppie agli hipsters (corollario del corollario)

di
Once we had a name for them, we suddenly realized that they were everywhere, like the pod people of Invasion of the Body Snatchers-especially here in New York, the urbanest place of all. We might have even recognized them as us.
From the beginning, there was a certain subject/object confusion associated with the yuppie concept, a certain “we have met the enemy and he is us” self-reflexivity to the phenomenon. [#]

Mentre Repubblica tracciava un identikit dell’hipster un po’ superficiale ma sicuramente meno impreciso e irritante di quanto personalmente mi aspetti da quel tipo di testata; mentre i lettori di questo blog si scaldavano nei commenti, probabilmente galvanizzati dalla scottante problematica; dicevo, mentre qua da noi accadevano, si fa per dire, questi non-fatti del tutto trascurabili e quindi fondamentali, uno dei miei maestri di vita, il mio amico (anche se lui non lo sa) Jay McInerney, scriveva un articolo da par suo praticamente sul medesimo tema; partendo e occupandosi però principalmente del concetto di "yuppie", al nostro più che ben noto.
Lo scritto merita a mio parere la lettura per l’eccezionale fluidità che lo contraddistingue e per i succulenti riferimenti che contiene; a cominciare da una "colazione" post sbronza datata 1983 al ristorante ucraino dove mi fregio di aver visto inkiostro affrontare con coraggio un Pierogi (cfr. punto 8); e inoltre, chi lo sapeva poi che l’Iguana avesse preso casa a un metro dal mio compare di blog newyorchese Matte? e poi la citazione dell'amato Michael J. Fox di Alex Keaton (per nulla casuale…); in più l’inizio della diffusione delle palestre, presenza urbana che oggi diamo per scontata; la coca; etc.
E poi la chiosa, questa sì sugli hipsters moderni.

In the meantime, the yuppie family tree has thrown off another branch, the hipster. Hipsters believed they were the ultimate anti-yuppies. Unlike their forebears, they wanted to be known not by their job or ambition but by their self-conscious disregard for either. If anything, the cult of connoisseurship was even more exaggerated in this subgroup. Their code, enshrined in Robert Lanham’s hyperironic 2003 Hipster Handbook, was inherently elitist, defining itself in opposition to the mainstream. Hipster consumerism championed the notions of alternative and independent, rejecting the yuppie embrace of certain consumer brands in favor of their own. So it was vintage T-shirts rather than Turnbull & Asser dress shirts with spread collars, Pabst Blue Ribbon over Chardonnay. But ultimately, whether you love Starbucks or loathe it, a world in which we are defined by our choice of blue jeans and coffee beans owes more to Alex Keaton than to Abbie Hoffman. And as if to prove that the hipster and the yuppie are brothers under the skin, borough-bred columnists like Denis Hamill and Jimmy Breslin still find the yuppie label useful for bashing a certain breed of interloping effete New Yorker, the kinds of people who may in fact identify themselves as hipsters. [#]

Le luci si saranno pure spente, ma Jay rimane ancora luminoso; e partecipa al primo episodio della seconda stagione di Gossip Girl, il che, oltre ad avermi fatto pensare a una marchetta per finanziare i suoi soldatini boliviani, lo rende ai miei occhi ancora più grande, perché significa che è rimasto anche la solita puttana mondana di sempre.

martedì, 30 09 2008

Hipsteria (corollario)


Se anche un mezzo generalista, con tutta la sua naïveté, riesce a fornire una descrizione accettabilmente accurata di una tendenza, e le varie parodie, più o meno graffianti, sono sempre più diffuse e sempre meno grossolane, spesso quella tendenza sta vivendo la fase di maggiore diffusione (non mediata e non meditata ma accettata perché in auge), ed è prossima alla fine, fino alla prossima palingenesi, da nicchia a tendenza e così via.

Quando li cattura una definizione/il mondo passa a una nuova generazione.

lunedì, 29 09 2008

Hipsteria

C'è arrivata persino Repubblica, quindi -come ampiamente previsto- ora il fenomeno è inequivocabilmente mainstream anche da noi. Non piangete, immagino ce ne faremo una ragione.

 

Hipster, essere fashion col peggio della moda è un profilo meritatamente superficiale ma piuttosto accurato del popolo frangettato, che non si concentra sulla vera caratteristica distintiva dell'hipster (la smodata ricerca della novità a tutti i costi, per raggiungere la sensazione di far parte di un'elite all'avanguardia e super-cool) per concentrarsi di più sull'aspetto estetico e modaiolo:

 

Secondo lo Urban Dictionary, il più autorevole vocabolario online di linguaggio urbano, hipster, che deriva dal termine slang hip ovvero "informato sulle ultime mode", è una sottocultura di persone tra i 20 e i 30 anni che crede nel pensiero indipendente, nell'anticonformismo, nella creatività, nell'arte e nella musica indie. Nato intorno all'inizio del 2000 nel quartiere di Williamsburg, New York, e poi diffusosi in tutto il mondo, l'hipsterism raccoglie intorno a sé giovani istruiti che spesso lavorano nel mondo dell'arte, della musica e della moda e rifiutano i canoni estetici della cultura Usa. E anche la sessualità predefinita.

 

Non sono radical chic, né bohemien o neo-liberal. Quello che li differenzia da questi gruppi è la mancanza di intenti politici. Non rivendicano alcuna appartenenza politica, perché volutamente indipendenti da ogni regola. Non vogliono essere catalogati e eludono l'attualità: tranne, ovviamente, per quel che riguarda musica e moda. L'unica religione che tutti gli hipster riconoscono come tale sono i pantaloni attillati: le donne indossano quelli super slim, stretti fino al polpaccio e gli uomini – per risultare ancora più insaccati – si infilano a fatica nei modelli femminili. […]

 

Così conciati, e alla disperata ricerca di uno stile di vita indie, gli hipster sono purtroppo caduti nel nemico da loro più temuto: il conformismo e la catalogazione. Divenuti una delle tante espressioni della creatività giovanile, proprio come i punk o gli emo, musica, moda e società li hanno ingabbiati in numerose definizioni. C'è l'hipster rap, l'hipster hop e l'hipster funk. Ci sono gli hipster-genitori, preferibilmente coppie multiculturali che portano i loro hipster-figli a concerti e mostre, e le hipstermobile, biciclette a ruota fissa senza freni né cambio. Si potrebbe continuare ancora per molto. Fino all'hipsteria. [#]

 

[H•I•P•S•T•E•R•S è un'idea del sempre fondamentale Hipster Runoff]

 

 

Random hipster-themed song:
(che gli hipster, che hanno un sacco di senso dell'ironia, sono costretti ad apprezzare)

 

Oh snap! – I'm too fat to be a hipster (MP3)

martedì, 26 08 2008

Something in the wayfarers

 

A suo tempo l'anatema che lanciai da queste pagine contro le Crocs fu, se non utile, quantomeno liberatorio.

 

Se quest'anno avessi voglia di fare lo stesso, non potrei che rallegrarmi per l'imminente fine dell'Estate, che insieme al caldo e alle zanzare si porterà via anche il detestabile revival dei Rayban Wayfarers, gli occhiali da sole goffi e plasticosi pressochè ubiqui in questa Estate 2008.

 

 

 

Usciti direttamente dagli anni '60 (anche se a me inevitabilmente ricordano gli anni '80), i Wayfarers -che danno il peggio di sè quando sono bianchi o di colori brillanti (per non parlare di quelli fluo)- sono dei brutti pezzi di plastica che hanno la rara capacità di sembrare capitati per caso sui nasi dei poveracci che li portano, e che solitamente hanno sborsato dai 100 ai 300 euro per farsi rovinare i connotati e conformarsi alla massa di vippini e starlette che ultimamente ne hanno fatto mostra.

 

I loro difensori (ce ne sono di tutti i tipi: dagli hipster più brooklynofili a semplici modaioli che li hanno visti su TRL) citano Audrey Hepburn e Chole Sevigny; io rispondo con Paris Hilton, Zac Efron, e le peggio divette catodiche di cui sopra, augurandomi che quei pezzacci di plastica facciano presto la fine che meritano coloro che li sfoggiano.

E mi tengo stretti i miei occhialacci a goccia del mercato della Montagnola, comprati per un tozzo di pane a revival ben finito e se Dio vuole mai più tornati di moda. Sperando che l'anno prossimo non sia il turno dei tamarrissimi Shuttershades di Kanye West, altrimenti siamo davvero finiti.