lunedì, 29/09/2008

Hipsteria

C'è arrivata persino Repubblica, quindi -come ampiamente previsto- ora il fenomeno è inequivocabilmente mainstream anche da noi. Non piangete, immagino ce ne faremo una ragione.

 

Hipster, essere fashion col peggio della moda è un profilo meritatamente superficiale ma piuttosto accurato del popolo frangettato, che non si concentra sulla vera caratteristica distintiva dell'hipster (la smodata ricerca della novità a tutti i costi, per raggiungere la sensazione di far parte di un'elite all'avanguardia e super-cool) per concentrarsi di più sull'aspetto estetico e modaiolo:

 

Secondo lo Urban Dictionary, il più autorevole vocabolario online di linguaggio urbano, hipster, che deriva dal termine slang hip ovvero "informato sulle ultime mode", è una sottocultura di persone tra i 20 e i 30 anni che crede nel pensiero indipendente, nell'anticonformismo, nella creatività, nell'arte e nella musica indie. Nato intorno all'inizio del 2000 nel quartiere di Williamsburg, New York, e poi diffusosi in tutto il mondo, l'hipsterism raccoglie intorno a sé giovani istruiti che spesso lavorano nel mondo dell'arte, della musica e della moda e rifiutano i canoni estetici della cultura Usa. E anche la sessualità predefinita.

 

Non sono radical chic, né bohemien o neo-liberal. Quello che li differenzia da questi gruppi è la mancanza di intenti politici. Non rivendicano alcuna appartenenza politica, perché volutamente indipendenti da ogni regola. Non vogliono essere catalogati e eludono l'attualità: tranne, ovviamente, per quel che riguarda musica e moda. L'unica religione che tutti gli hipster riconoscono come tale sono i pantaloni attillati: le donne indossano quelli super slim, stretti fino al polpaccio e gli uomini – per risultare ancora più insaccati – si infilano a fatica nei modelli femminili. […]

 

Così conciati, e alla disperata ricerca di uno stile di vita indie, gli hipster sono purtroppo caduti nel nemico da loro più temuto: il conformismo e la catalogazione. Divenuti una delle tante espressioni della creatività giovanile, proprio come i punk o gli emo, musica, moda e società li hanno ingabbiati in numerose definizioni. C'è l'hipster rap, l'hipster hop e l'hipster funk. Ci sono gli hipster-genitori, preferibilmente coppie multiculturali che portano i loro hipster-figli a concerti e mostre, e le hipstermobile, biciclette a ruota fissa senza freni né cambio. Si potrebbe continuare ancora per molto. Fino all'hipsteria. [#]

 

[H•I•P•S•T•E•R•S è un'idea del sempre fondamentale Hipster Runoff]

 

 

Random hipster-themed song:
(che gli hipster, che hanno un sacco di senso dell'ironia, sono costretti ad apprezzare)

 

Oh snap! – I'm too fat to be a hipster (MP3)

5 Commenti a “Hipsteria”:

  1. utente anonimo scrive:

    la donnola imbalsamata è geniale

  2. IRI scrive:

    qui sarebbero semplicemente frikis.

  3. manuconta scrive:

    scusate, ai miei tempi questi li chiamavamo “tamarri”, specie il terzo da sinistra.

    ma si sa, dopo gli anni ’80 non si può più scherzare con l’edonismo reaganiano…

  4. utente anonimo scrive:

    E’ l’inizio della fine.

    Anzi, è la fine dell’inizio. Conquisteremo il mondo, con i nostri jeans attillati e i nostri cardigan scollati.

    .doc

  5. Dis0rder scrive:

    Once they were “tracolle” (cit. il vecchio post su shoegazer)

    Purtroppo (…) non utilizzo nessuno dei capi di abbigliamento hipster elencati. Magari aspetto il prossimo giro, con l’avvento dei bore-sters (jeans normali, scarpe di sottomarca, vestiti aderenti di qualunque tipo banditi, assenza di accessori non necessari – vedi occhiali per chi vede bene, o borsetta per gli uomini)

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