asocial network

lunedì, 13 05 2013

Game of checkins

Prendete una delle serie tv più di successo degli ultimi anni (Game of thrones) con una delle sequenze di opening titles più originali e distintive che ci siano in giro (la parodizzarono anche i Simpson, vi ricordate?), e incrociatela con un piccolo fenomeno delle reti sociali per la verità un po' in declino (Foursquare), e come i personaggi della saga di Westeros avrete anche voi un'epica sigla persolalizzata a volo d'uccello sui luoghi della vostra vita, usando Game of checkins.

(grazie a Checco)

Game of Checkins is a mashup of Google Earth and Foursquare that generates the opening credits to Game of Thrones, using your friends' hard earned mayorships as kingdoms. Because, like, being mayor is hard work. It's like this:

 

mercoledì, 05 12 2012

Look at this Instagram

Stavolta quelli di College Humour si sono superati.

(via)

 

giovedì, 01 11 2012

Mestieri resi più semplici da facebook e dai social network: il veggente

Related: la bella infografica The Social Media Zombie Apocalypse.

lunedì, 17 09 2012

Mi ha fatto ridere (poop edition)

[da Lamebook]

lunedì, 27 08 2012

Messaggi per Silvio dai cieli dell’adriatico

Ho passato tutte le Estati della mia infanzia sulla stessa spiaggia dell'adriatico, e mi sono sempre piaciuti un sacco gli aerei muniti di striscione che passavano pubblicizzando questo o quel grande magazzino o evento locale.
Negli ultimi anni, però, mi sembra che questo mezzo promozionale sia un po' andato estinguendosi; ma se lo scorso sabato vi trovavate nel tratto di costa che va da Senigallia ai Lidi ravennati e avete alzato lo sguardo intorno a metà pomeriggio, forse avete visto un aereo che portava questa scritta:

 

L'iniziativa è stata organizzata da un gruppo di persone che ha raccolto i soldi necessari grazie a un gruppo su Facebook, (da cui proviene anche la foto qua sopra), ed è la risposta dell'iniziativa analoga, con messaggio opposto, messa in piedi la settimana prima da un senatore del PdL. Il quale, immagino, non si aspettava proprio che qualcuno a distanza di una sola settimana lo avrebbe susclassato con la semplice forza di una colletta e di un grazie con un punto esclamativo alla fine.

martedì, 31 07 2012

Instagram for dummies

[da Pandyland]

martedì, 17 07 2012

La Shell e una lezione su come NON usare i social media

Sei un social media strategist? Hai un prodotto da promuovere online e pensi di usare i social network? Ecco un ottimo esempio di come NON farlo.

Nei giorni scorsi la Shell ha lanciato una campagna online dal titolo Let's go public in cui propone afli utenti di creare la loro pubblicità per la (cattivissima) compagnia petrolifera, in cambio di visibilità e della promessa di avere la propria creazione stampata e usata in una campagna affissioni.

 

Let's Go Public! Ad Contest Gallery

 

 
Here at Shell, we’re committed to online social media. After all, it’s the fuel that lubricates the engines of internet communication.
 
In June, thousands of you demonstrated this by explaining, online, how Arctic energy production will transform the world and possibly provide affordable fuel for several years.
 
Today, we want to take the Arctic Ready message offline, directly to the drivers who benefit from Shell’s performance fuels. That's why we're launching a new campaign (deadline this Thursday!), from which the best ads will be printed and posted in strategic locations worldwide. With your help, we at Shell can tell the world how pumped we are about Arctic energy, and take the Arctic Ready message to Arctic-enthused drivers everywhere. 
 
So take a moment to add your own slogan to our beautiful new collection of images. The next place you see it might be your own rearview mirror. 
 
Because tomorrow is yesterday, accelerated.
 
Let’s go.
 

Negli States, come ovunque, le case petrolifere non godono di molta simpatia; men che meno ora in cui la memoria del distrastroso Oil spill del Golfo del Messico è ancora ben viva. Gli utenti quindi hanno fatto quello che sanno fare meglio: prendere un'idea pigra e un po' stupida (sfruttare lo user-generated content per fare pubblicità a una cosa brutta e cattiva) e hackerarla. Guardate alcune delle submission, sono praticamente tutte di questo tenore:

 

 

 

 

 

 

 

 

E come ciliegina sulla torta: pare che finora alla Shell non se ne sia accorto nessuno:

 

 

 

 

 

Update: come segnala Atrus nei commenti, pare sia un fake. Il che lo rende un po' meno bello, ma solo un po'.

lunedì, 16 04 2012

iPoo, una app che fa cagare

Io non ci credevo, ma esiste veramente. Ecco iPoo, la app dedicata a chi è seduto sulla tazza del cesso.

La descrizione parla da sola:

Always find yourself with nothing to do while you're sitting on the can? Introducing iPoo – a new iPhone application that gives you something to do – while you poo! iPoo is a social community that brings together pooers from around the world. Write messages, draw graffiti, earn points and badges, see what others are posting – all while dropping a deuce! [#]

Se lo volete sapere: no, non l'ho scaricata.

mercoledì, 11 04 2012

«Facebook bought sincerity»

Sull'acquisto di Instagram da parte di Facebook c'è stato il solito ventaglio di reazioni che ci sono sempre nei casi in cui una corporation grossa e cattiva compra un servizio piccolo e cool: ci sono quelli di «Che schifo, ora lo disinstallo», e quelli di «Siete i soliti snob, il servizio è sempre quello e se disinstallate vuol dire che non vi piaceva poi così tanto», con tutto ciò che ci sta in mezzo. Le parole più sensate le ho però lette sul New York Mag, a firma Paul Ford:

 

 

To some users, this looks like a sellout. And that’s because it is. You might think the people crabbing about how Instagram is going to suck now are just being naïve, but I don’t think that’s true. Small product companies put forth that the user is a sacred being, and that community is all-important. That the money to pay for the service comes from venture capital, which seeks a specific return on investment over a period of time, is between the company and the venture capitalists; the relationship between the user and the product is holy, or is supposed to be.

 

So if you’re an Instagram user, you’ve been picking up on all of the cues about how important you are, how valuable you are to Instagram. Then along comes Facebook, the great alien presence that just hovers over our cities, year after year, as we wait and fear. You turn on the television and there it is, right above the Empire State Building, humming. And now a hole has opened up on its base and it has dumped a billion dollars into a public square — which turned out to not be public, but actually belongs to a few suddenly-very-rich dudes. You can’t blame users for becoming hooting primates when a giant spaceship dumps a billion dollars out of its money hole. It’s like the monolith in the movie 2001 appeared filled with candy and a sign on the front that said “NO CANDY FOR YOU.”

 

When people write critically about Facebook, they often say that “you are the product being sold,” but I think that by now we all get that. The digital substance of our friendships belongs to these companies, and they are loath to share it with others. So we build our little content farms within, friending and upthumbing, learning to accept that our new landlords are people who grew up on Power Rangers. This is, after all, the way of our new product-based civilization — in order to participate as a citizen of the social web, you must yourself manufacture content. Progress requires that forms must be filled. Thus it is a critical choice of any adult as to where they will perform their free labor. Tens of millions of people made a decision to spend their time with the simple, mobile photo-sharing application that was not Facebook because they liked its subtle interface and little filters. And so Facebook bought the thing that is hardest to fake. It bought sincerity. [#]

giovedì, 05 04 2012

Il tipo di cosa che mi piace

 

Glitchr, una pagina di facebook dedicata a rompere il lay-out di Facebook. Sullo stesso tema, 9 Tweets that break Twitter.

lunedì, 26 03 2012

Pentrametron

Ovvero: un sito che produce in modo automatizzato sonetti composti coi tweet della gente. 

Amo il web e la gente con troppo tempo libero.

 

domenica, 19 02 2012

L’anno del maiale (Black Mirror)

di

Black Mirror non strappa nessun sorriso leggero e non fa per niente bene.

Black Mirror è fotosintesi clorofilliana in sola fase notturna, agar per stomaci sensibili, supplica di travelgum senza il giro in montagna.

Tv-serie completamente sottrattiva, dei cinque sensi te ne restano solo due, udito sterile per giudici in cerca di (dis)Human Factor e vista amplificata, molto attenta e tanto spenta, mentre si fruga nelle proprie memorie migliori e nei peggiori minuti collettivi, cheers.

Perfettamente delineata al suo interno. Gli americani ci avrebbero tirato su 4 stagioni almeno. Gli inglesi tagliano corto, tre puntate, poco meno di un’ora l’una, secche frazioni di un quarto. Gli episodi fanno tutti storia a sé, legati dalle Nuove Tecnologie del momento. Si va dal globale al sempre più crescente personale, in cui tu solo decidi se venga prima l’Etica, la Morale o l’Estetica, domandando al vicino: a te che puntata è piaciuta di più/ti ha fatto stare peggio?

A me la prima, per quella coscienza sociale spesso in bilico, perché potrebbe succedere oggi e perché estremizza l’Arte rendendola così vicina ad una possibilità di verità.

A me la seconda, per quel mio rifiuto netto di app-licazioni, spacciando per necessario ciò che non è nemmeno reale, perché potrebbe succedere domani e perché alla fine è un’altra sconfitta personale in avatarvisione, vendersi per un immobile più grande.

A me la terza, perché il modo in cui selezioniamo i nostri ricordi mi ha sempre interessato e perché conosco più di uno che pagherebbe, arrendendosi alla propria memoria fallace, dilaniando sé e gli altri in un Otello stupidamente giocato al massacro privato. E perché poi, almeno questa, non è verosimile. O avete attivato già la vostra Timeline?

 

giovedì, 29 09 2011

A deeper bond with the product: nostalgia

Nuove frontiere del mash-up audiovisivo: Don Draper "vende" la nuova Timeline di Facebook.

(Update: è stato rimosso quasi ovunque per motivi di copyright. ne trovate ancora una copia qui, non so per quanto)

 

mercoledì, 28 09 2011

In case of fire

«In case of fire, exit the building before tweeting about it». [Fonte sconosciuta]

venerdì, 23 09 2011

Il tuo nuovo profilo

  

 

Ciao, sono Andy Sparks, sono americano e sono nato nel 1974. Che adorabile frugoletto (oh, ma com'è che la foto è così nitida? È il passato, ci vuole Instagram. Ah no, scusate, Facebook non ha ancora pronta la sua risposta a Instagram, la foto resta nitida). In questo scatto accarezzo un cavallo, quindi vuol dire che ho avuto un'infanzia serena.
Poi mi sono laureato lanciando il cappello e, mullet nonostante, il mio relationship status è cambiato! Una volta ho indossato un costume da Winnie The Pooh. Ah sì, poi l'ho portata all'altare e siamo andati in luna di miele alle cascate del Niagara. Per fortuna che quando l'ho messa incinta c'era già YouTube così potevo documentare tutto. La mia bambina è adorabile, quando posto foto e video di lei che fa cose da figli, mi procura tantissimi like. È come se il quality time non finisse mai. Ah, ed eccoci al presente: come suggerisce la schermata, appaio in ben 977 foto e ho 1337 amici. Accettami anche tu!

Non lasciatevi ingannare, però: la mia vita non è perfetta! La crisi ha colpito un po' tutti e ho dovuto fare dei sacrifici (volevamo andare a Bali in viaggio di nozze, ma abbiamo ripiegato sul Niagara: abbiamo tante bellezze nel nostro paese, perché andare all'estero?) Ma, ehi, l'importante è avere un buon lavoro (abito a San Francisco, quindi… Indovinato! Middle management in una ditta che produce software di contabilità) e trovo ancora il tempo di pescare con la famiglia la domenica. Accettami?

Mi ha fatto piacere che Facebook abbia inserito queste nuove funzionalità. L'altro giorno ho postato una foto di una recita alle elementari e – non ci crederete – ma Jeremy mi manda un messaggio dicendo: "ehi, ma quello non è Mark?" e io: "Mark chi?" "Mark Jones, ho trovato il suo profilo!" Siamo andati a prenderci una birra insieme, io, Mark e Jeremy, e abbiamo constatato che le nostre vite sono molto simili e questo ci ha fatto piacere. ACCETTAMI.
È bello che un social network mi permetta di vedere tutta la mia vita in una pagina. È come se qualcuno avesse scritto la mia biografia non autorizzata! Le foto di quella sera che Jeremy mi ha fatto bere Tequila dalle tette di una spogliarellista, però, le ho staggate. Abbiamo avuto tutti degli anni un po' movimentati al college, ma ora siamo adulti!

ACCETTAMI.

Ti mostro una foto di mia figlia sull'altalena.

martedì, 16 08 2011

Buona idea

[Next time your friend leaves their Facebook logged in, da Lamebook]

venerdì, 29 07 2011

Un annoso problema: dove condividere i nostri inestimabili pensieri?

[da The joy of tech]

venerdì, 11 03 2011

Like and dislike stamps

[Like and dislike stamps]

giovedì, 10 03 2011

Affinità e divergenze tra il compagno Mark Zuckerberg e noi (Del conseguimento della maggiore età)

[da Abstruse Goose]

mercoledì, 02 03 2011

E ora un po’ di umorismo da scuola elementare

File under: cose molto stupide che però mi fanno molto ridere: Sgorbions, il tumblr che raccoglie i profili facebook con i nomi buffi.

[via Ganz]

 

mercoledì, 15 09 2010

Le dodici tipologie di persone che incontri su Twitter

[da The Joy of Tech]