indie-gestione

venerdì, 12 03 2010

E il baustellometro si impenna

Eccolo qua: da oggi è in rotazione in tutte le radio Gli Spietati, il nuovo singolo dei Baustelle che anticipa il nuovo disco I mistici dell'occidente (che esce il 26 marzo per per Atlantic/Warner) e Un romantico a Milano, il primo romanzo scritto dal cantante Francesco Bianconi (che esce il 30 marzo per Mondadori). Il primo è stato prodotto da Pat McCarthy (già con Madonna, U2 e REM) ed è introdotto da una citazione di Elémire Zolla, il secondo viene definito dalla sua scheda «La vita agra mezzo secolo dopo»: rassicurante vedere che il tasso di pretenziosità del tutto non è calato neanche un po'.

 

 

Io devo ancora farmi un'idea precisa, anche se al primo ascolto mi sembra un classico esercizio di stile baustelliano, forse un po' più orecchiabile e sanremese che in passato e con un testo più facilotto rispetto ai loro standard. A voi come sembra?

mercoledì, 10 03 2010

Damien Rice, a volte ritornano

Non so se interessa ancora a qualcuno nè se dopo quella ciofeca di 9 interessa nemmeno a me, ma c'è in giro un nuovo pezzo di Damien Rice (dato per disperso dal 2006), dalla compilation appena pubblicata Music of ireland – welcome home.
Si chiama Under the tongue e non sembra male:

 

martedì, 09 03 2010

Videoclip dell’anno

L'avete sicuramente già visto (da Livio -che talvolta scrive anche su queste pagine col nome Dedalus1- o da Enzo) ma non posso non postarlo. Band indie-pop pressochè ignota, canzone non esattamente indimenticabile, ma un video con un'idea così semplice da essere brillante e una realizzazione tecnica probabilmente fatta con pochi mezzi ma eccellente. Spingete play.

 

lunedì, 08 03 2010

In the mystery zone

Era da un po' che volevo scrivere qualcosa di The mistery zone, il mio pezzo preferito di Transference, il nuovo, bellissimo, disco degli Spoon. Volevo scrivere di come una canzone che parla essenzialmente di quello che potrebbe essere ma ancora non è e del moitvo per cui non possiamo farne a meno sia una volata tirata da una batteria inarrestabile, da un basso che la segue a ruota e da una chitarra singhiozzante cui manca sempre qualche istante per raggiungerli (quell'istante è una mistery zone, ovviamente). E' una canzone sulle possibilità e il loro fascino travestita da convenzionale pezzo rock, che con gli ascolti si svela come un puzzle delicatissimo e miracoloso con un arrangiamento incredibile e una produzione quasi ineguagliabile.

Le parole le ha trovate Matthew Perpetua (già capostipite dell'M-blogging e tra le migliori penne di Pitchfork) qualche giorno fa su Fluxblog:

What is a mystery zone?

1. It’s a liminal state. Neither here nor there, but on the threshold of something new. Everything is uncertain, opportunities abound. It’s exciting and terrifying.

2. It’s the period of time before you really get to know someone, but you’re aware of each other’s existence. You had no idea you’d be significant to one another. It’s back when all there was to it was attraction, curiosity, and possibility.

3. It’s everything that goes on in everyone else’s life when you’re not around, or when you’re lost in your own head.

4. It’s an alternate universe version of your life in which you made totally different choices.

5. It is the realm of the “information troll”.

6. It’s the moment before physical impact. What will it feel like?

7. It’s before you kiss someone, before you have sex with them. It’s all of the things you can’t know about a person just by talking to them, and everything you can glean by touching them.

8. It’s anywhere except for where you are or where you have been.

9. It’s the love you’ve never received, and the love you’ve never given.

10. It is whatever happens next. [#]

 

 

MP3  Spoon – The mistery zone

mercoledì, 03 03 2010

OK Go, web viral video superstars

Gli Ok Go ormai non possono più fare niente per convincerci di essere davvero una band e non un semplice gruppo di entertainer con uno spiccato gusto per i video stupidi e un ottimo staff di videomaker, quindi ormai non ci provano neanche più. Il nuovo video per This too shall pass (non quello di 2 mesi fa; questo è nuovo) è un domino strepitoso e vertiginoso, con un sacco di belle trovate e un piano sequenza straordinario. Non cambierà le vostre vite nè il vostro giudizio musicale sulla band (anche se questo pezzo non è malaccio, dai), ma se vi piace il genere vi farà ghignare di piacere.

Poi tra due minuti l'avrete dimenticato, e va bene così.

 

 

venerdì, 26 02 2010

Music for sunny mornings

Quando sono uscito di casa stamattina c'era il sole, e un'aria primaverile di quelle che il venerdì possono cancellare la luna storta con cui ti svegli tutti i giorni e trasformarla in una passeggiata gloriosa verso il weekend. Ho messo in cuffia il nuovo singolo dei Morning Benders Excuses (che è un gran bel modo per cominciare una giornata) e ho pensato che magari le ore di lavoro sarebbero volate veloci senza troppi casini.
Poi ha cominciato a piovere, ma quella è un'altra storia.

 

Devo ancora inquadrarli bene, i Morning Benders. L'anno scorso li ho incrociati distrattamente ad Austin ma non mi avevano colpito granchè, come tante band giovani che devono ancora trovare una forma personale per proporre il loro suono. La gavetta non ha fatto male, pare, perchè il nuovo disco della band Big Echo esce nientemeno che per Rough Trade, che deve aver visto nel loro indie-pop corale con frequenti richiami agli anni 50 e 60 più classici una bella promessa per l'avvenire. Non so ancora quanta strada faranno, nè se e quanto il disco intero mi piaccia, ma quando spingo Play su questo pezzo la mia giornata diventa un po' migliore.

Tra l'altro, ora è di nuovo uscito il sole.

 

 

 

 

The Morning Benders - Excuses (MP3)

 

mercoledì, 24 02 2010

La Primavera dei Tunng

E finalmente questo Inverno maledetto ce lo siamo quasi levato dalle scatole. Se non è ancora il tempo o la luce a farcene rendere conto, i primi indizi ce li dà la musica.

 

Quasi ad annunciare la bella stagione il primo Marzo Full time hobby pubblicherà il nuovo disco dei Tunng …And Then We Saw Land, che da queste parti si attende alacremente come si fa solo con la produzione di band che con tre dischi in curriculum non ne hanno sbagliato neanche uno.

Il nuovo LP è anticipato dal singolo Hustle, che sbilancia il classico sound della band (tipicamente in miracoloso equilibrio tra folk e indietronica) verso un pop countryeggiante costruito su un giro di banjo da manuale e su una melodia assolutamente killer. Roba probabilmente meno raffinata e complessa che in passato, ma di primissima qualità e dall'altissimo tasso additivo. 

 

Da ballare da soli in camera col repeat compulsivo (meglio se innnamorati) aspettando la Primavera.

 

 

 

 

Tunng - Hustle (MP3)

 

giovedì, 18 02 2010

The Pipettes FAIL

Forse lo saprete già: le Pipettes sono tornate con un nuovo singolo. Ed è un FAIL su tutta la linea.

Basta già il titolo (Our Love Was Saved By Spacemen), per non parlare della canzone (in cui un bel giro di violini à la Jens Lekman che campiona i Mamas and Papas viene ucciso da un banalissimo andamento disco e da una banalissima produzione radiofonica), del cambio di formazione (della formazione ‘classica’ Gwenno – Becki – Rosay è rimasta la sola Gwenno, e il ruolo delle altre due è ora coperto dalla nuova Ani) e del video (pardon: l’official viral video; simili definizioni ossimoriche mi fanno sempre sorridere).

Le abbiamo già perse?

 

 

lunedì, 15 02 2010

Indie in salsa Salsa

Ci sono pochi generi musicali più lontani dall’indie della musica latino-americana; quindi cosa c’è di più indie del mettere su un’orchestra che si dedica a rifare celebri pezzi indie in chiave salsa? Questa pare essere la missione della WIlliamsburg Salsa Orchestra capitanata dal percussionista Gianni Mano, che fa un buon lavoro nel ricontestualizzare degli indie-anthem in uno dei sound che personalmente trovo tra i più detestabili, riuscendo a mettere in piedi versioni, se non belle, quantomeno divertenti. Giudicate voi:

 

 

 

Williamsburg Salsa Orchestra – My girls (Animal Collective)

 

 

Williamsburg Salsa Orchestra – Wolf like me (TV on the radio)

 

 

Williamsburg Salsa Orchestra – Alala (Cansei de ser sexy)

 

 

Williamsburg Salsa Orchestra – Hey Lloyd, I’m ready to be heartbroken (Camera Obscura)

 

 

mercoledì, 10 02 2010

Devil is the details

E poi a volte nelle canzoni ci sono certe piccole cose che ti mandano fuori di testa. Come una particolare progressione melodica, il sibilo delle dita che scivolano sulle corde di una chitarra acustica o un controcanto nel posto giusto e al momento giusto.

In Paradise Circus, l’ultimo singolo dei Massive Attack dal nuovo Heligoland (che esce in questi giorni), quello che mi ipnotizza è il pattern ritmico; un intreccio di drum-machine contrappuntato da un handclapping irrequieto e da una batteria solida con rullata finale che si porta via la battuta e ti costringe a volerne ancora.

Che la canzone sia una gran bella canzone in un bel disco (che suona un po’ fuori tempo massimo, è vero. embè?) c’entra poco. La mia attenzione va tutta lì, a quell’intreccio matematico di linee ritmiche che si inseguono e raggiungono l’equilibrio ultimo tra perfezione della forma e incompiutezza della progressione, che ti porta ad essere contemporaneamente soddisfatto e insoddisfatto, e a continuare a spingere Play.

 

 

Poi c’è anche il video, che nella versione non censurata (visibile qua) ripropone diverse scene dal film porno del 1973 The Devil in Miss Jones alternate alle lucidissime dichiarazioni della sua protagonista ormai settantenne Georgina Spelvin. Il diavolo è nei dettagli, tutto torna.

 

 

Massive Attack + Hope Sandoval - Paradise Circus (MP3)

 

 

Bonus:

Massive Attack + Hope Sandoval - Paradise Circus (Gui Boratto rmx) (MP3)

[che è un bel remix. Anche se senza il pattern ritmico originale è un po' un'altra cosa]

 

domenica, 07 02 2010

Ancora Scisma per un giorno

L’unica cosa brutta del sapere che, dopo L’ultimo valzer di sette anni fa, 4/6 degli Scisma hanno di nuovo suonato insieme è stato il non poterci essere. Del resto la reunion estemporenea che ha avuto luogo la scorsa settimana al Vicolo BioBar di Salò (la leggendaria creperia che probabilmente dirà qualcosa a più d’uno di voi) ha l’aria di essere stata una cosa tutta per famiglia, primissimi fan e affini.

Fortuna che al giorno d’oggi ci sono le fotocamere digitali e il Tubo a permetterci di essere là. E a ricordarci quanto ci mancano.

 

Qui sotto vi metto la mia all-time favourite L’equilibrio, ma andate qua e guardatevi tutti i video (soprattutto Rosemary Plexiglas, Simmetrie e L’Universo).

 

martedì, 02 02 2010

YouTube killed the Gondry star

E’ un problema solo mio o l’ultimo video di Michel Gondry (per Open your heart di Mia Doi Todd), pur essendo un classico video alla Gondry, è un po’ deludente? Non sarà che anni di video virali e filmati user-generated su YouTube e Vimeo, spesso creati da gente con pochi soldi, tanto tempo e (a volte) una buona idea (esattamente come molti dei video del Gondry degli anni d’oro), hanno ormai definitivamente rovinato il terreno per giochini di questo genere?

 

lunedì, 01 02 2010

Banjo alla conquista del mondo

In quello strambo e incoerente piccolo mondo che impropriamente chiamiamo musica indie, Banjo or freakout è ormai una piccola celebrità. Il suo grado nella catena alimentare continua lentamente a salire, e se esistesse una cosa insensata come una classifica internazionale dell’hype, Banjo si troverebbe al momento piuttosto in alto, e certamente sarebbe il nostro connazionale nella posizione più elevata della lista.

 

La sua storia è nota: Alessio Natalizia, già voce e chitarra dei torinesi Disco Drive, si prende una lunga pausa dalla band, si dedica a un progetto solista di pop riverberato, narcolettico e sognante e complice la sua residenza londinese e un blog pieno di cover personalissime comincia ad attirare le attenzioni dei tastemaker che contano. Seguono vari tour in ottima compagnia (a breve sarà in giro con i Soft Pack), un EP e un po’ di singoli e tra poco l’LP di esordio, in corso di registrazione in questi giorni a New York City con la produzione di Nicolas Vernhes (già al lavoro con Animal Collective, Deerhunter, Dirty Projectors e Fiery Furnaces) e -pare- il marchio Bella Union (Fleet Foxes, Midlake, Devics, chevvelodicoaffà). 

 

Un paio di settimane fa Banjo è stato ospite da quel bell’omino di Huw Stephens su BBC Radio1 e ha registrato una session live nei leggendari studi di Maida Vale, proponendo i suoi pezzi migliori (tra cui la mia preferita Left it alone e la nuova Move out) e parlando della sua musica, della registrazione del disco e, ovviamente, dell’Italia. Dove -l’amara verità- facendo musica del genere non uscirai mai dai soliti piccoli circuiti, e certamente non arriverai mai a suonare negli stessi studi in cui hanno suonato Bowie o Hendrix.

 

 

Banjo or freakout - Left it alone (Maida Vale BBC1 session) (MP3)

Banjo or freakout - Move out (Maida Vale BBC1 session) (MP3)

 

 

Huw Stephens 22 jan 2010  - Puntata completa (MP3)

 

lunedì, 25 01 2010

In ricordo di Max

Max era una persona speciale, di quelle che, anche se sei fortunato, ne incontri poche in una vita.

Con una capacità e una determinazione inimmaginabili è stato l’anima e il cuore del Covo per quasi 15 anni, portandolo a raggiungere una fama internazionale che rasenta il culto, con una programmazione di concerti che compete con quella dei club delle città più grandi del mondo e un dancefloor dallo stile unico. Max è partito da niente, e animato solo dalla sua passione è arrivato a fare uno dei più bei mestieri del mondo in uno dei più bei posti del mondo.

Che è tale in buona parte grazie a lui.

 

Max non era una persona facile. Lo sguardo sardonico, il sarcasmo acuto di chi la sa lunga, una quantità di responsabilità impossibili da indovinare da fuori e il desiderio di rimanere sempre a margine delle luci lo rendevano sfuggente e difficile da conoscere. Era una persona che ti dovevi conquistare.

Qualche anno fa un paio di volte andai a cena a casa sua. Mangiammo una pizza, bevemmo vino, chiacchierammo fitto e guardammo 24 hour party people, uno dei suoi film preferiti, che racconta la storia di Tony Wilson e del meraviglioso disastro della scena musicale di Manchester di fine anni ’80 (quella dei New Order, della Factory Records, degli Stone Roses, dell’Hacienda, degli Happy Mondays). Quella storia, spiegò, rappresentava in pieno la sua visione delle cose: l’attitudine do it yourself sempre in bilico tra genialità e pura incoscienza che riesce a costruire qualcosa di immortale, fragile e irripetibile. Era un modello chiaro e dichiarato, perseguito con tenacia per anni e a poco a poco raggiunto e, forse, superato.

 

Negli anni Max è riuscito a fare cose enormi, guidando un locale che è sulla cresta dell’onda da più di 20 anni, attraversando opposte mode musicali, crisi economiche, ricambi generazionali e dissennate politiche comunali, regalandoci centinaia di concerti indimenticabili e alcune delle migliori serate della nostra vita. Ma soprattutto, è riuscito a mettere in piedi pezzo dopo pezzo una squadra solida e capace che porterà avanti la sua visione delle cose e che tra un paio di mesi accompagnerà il club a festeggiare i 30 anni di vita. Una longevità che pochissimi club del genere possono vantare nel mondo. Forse nessuno, a questi livelli.

 

Da ora in poi, ogni volta che andremo al Covo non riusciremo a guardare l’angolo dietro al bar dove Max era solito stare, taciturno ma sempre presente, anche se sappiamo che lui sarà per sempre lì. E ogni volta che mi capiterà di mettere i dischi al Gate 1, la sua sala, la sua assenza renderà l’umile mestiere del DJ contemporaneamente più difficile e più imperativo di quanto sia mai stato.

Nei mesi e negli anni a venire continueremo a ballare, cantare, vedere concerti, ubriacarci e ascoltare la migliore musica che ci sia in circolazione come abbiamo sempre fatto e non possiamo fare a meno di fare, e come la musica che amiamo ci richiede. Da ora in poi lo faremo anche per lui.

 

giovedì, 21 01 2010

Eye of the Rural Alberta Tiger

Il disco d’esordio dei Rural Alberta Advantage Hometowns è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori dischi usciti lo scorso anno. Molti, come il sottoscritto, col tempo se lo sono un po’ dimenticato perchè in realtà l’album risale (almeno) all’anno prima, quando era stato autoprodotto dalla band stessa e aveva avuto una certa fortuna in alcuni festival americani e su qualche blog. Io ne parlai su queste pagine ad agosto del 2008, e poi ebbi modo di vederli dal vivo al South by Southwest dello scorso anno, occasione in cui il loro indie-folk sguaiato e NeutralMilkHotellico mi conquistò senza possibilità di ritorno.

 

Ieri l’etichetta della band (la benemerita Saddle Creek) ha pubblicato un 7 pollici che, dietro il singolone Drain the blood presenta una curiosa versione acustica di Eye of the Tiger, grande anthem dei misconosciuti Survivor pubblicato nel 1982 e reso celebre da Rocky III (di cui era il tema).

So che c’è chi si sta adoperando per portare i Rural ALberta Advantage in Italia a fine primavera. Facciamo in modo che la cosa si avveri, ok? Altrimenti vengo là e vi spiezzo in due.

 

 

 

The Rural Alberta Advantage - Eye of the tiger (Rocky III OST cover) (MP3)

 

 

 

[sì, lo so che «Ti spiezzo in due» è da Rocky IV. Ma poi non mi veniva la chiusura]

martedì, 19 01 2010

Best celebrity Street View sighting EVER

Sembra davvero troppo bello per essere vero: Wayne Coyne, già cantante e uomo-che-cammina-in-una-biglia-gigante-sulle-teste-del-pubblico nei Flaming Lips, è stato fotografato per caso da Google Street View mentre fa il bagno in una vasca all’aperto nei sobborghi di Oklahoma City, dove vive (e, come è noto, dove gli hanno pure intitolato una via). A riportare la notizie è il Daily Telegraph, che l’ha ripescata su un forum di fan della band che sono riusciti a riconoscere Coyne su Street View da "Blob in the bath", l’installazione che mise in piedi sul suo giardino in occasione dell’Halloween del 2007, quando la foto evidentemente è stata scattata:

Coyne can be seen lounging outdoors beneath a hand-painted sign that reads "Blob in the Bath", in what must be a contender for strangest ever celebrity Street View sighting.

 

The bizarre display was spotted by fans of The Flaming Lips as they explored the suburb of Oklahoma City where the 49-year-old performer was raised and still lives with his family.

 

"Wayne, you’re a beautiful weirdo," posted one commenter on the band’s official forum, whose members alerted the Google Sightseeing blog to their find. [...]

 

A video posted on MySpace indicates that the "Blob in the Bath" installation was part of the neighbourhood Hallowe’en celebration hosted by Coyne and his wife Michelle in 2007. The bath was apparently rigged up to boil like a cauldron.

 

Other images on the social networking website show Coyne dressed in a long white wig sitting on a lavatory next to the bath, both of which appear to be splattered with fake blood. [#]

Potete vedere Coyne su Street View e fare 4 passi nei dintorni di casa sua qui. Se qualcuno capita dalle parti di Oklahoma City mi raccomando salutatemelo. 

 

 

 

The Flaming Lips feat. Peaches & Henry Rollins - The great gig in the sky (Pink Floyd cover) (MP3)

 

 

lunedì, 18 01 2010

Musiche, maschere, vita

E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa su PJ Harvey – Musiche, maschere, vita, il bel libro scritto da Stefano Solventi e da poco pubblicato da Odoya Edizioni sulla cantautrice del Dorset e sulla sua ormai quasi ventennale carriera. Volevo lodare Solventi (già tra le migliori penne de Il Mucchio e Sentire Ascoltare) per essere riuscito come forse nessuno prima di lui a rendere giustizia alla figura di Polly Jean e alla sua complessità; e volevo consigliarvelo, ai fan come ai neofiti, perchè è un bel modo per ripercorrerne la carriera (e avere una scusa per riascoltarne i dischi) o per approcciarsi per la prima volta alla sua multiforme grandezza.

 

Poi però, prima di mettermi a scrivere, ho cercato in rete una canzone da linkare a corredo del post, e visto che ho già pubblicato l’estate scorsa video e MP3 delle sue canzoni più recenti, mi sono messo a cercare qualche nuova cover. E purtroppo mi sono imbattuto in questa inutilissima versione di This is Love (da Stories from the city, stories from the sea) firmata dagli inutilissimi The Feeling (un gruppo tra le cui fila milita il marito di Sophie Ellis Bextor, per dire), e mi è passta la voglia di scrivere il post.
Il libro però leggetelo, ché è bello.

 

 

The Feeling - This is love (PJ Harvey cover) (MP3)

 

 

venerdì, 08 01 2010

Inkiostro 2009/2010 – A floating nastrone

Da queste parti gli ultimi mesi sono stati un po’ strani. Accadimenti di segno opposto si sono susseguiti senza comporsi in uno scenario sensato, di quelli che se li guardi da un lato dovresti essere soddisfatto in modo imbarazzante mentre se la guardi dall’altro ti chiedi come fai ogni giorno a stare ancora in piedi.

Un paio di giorni fa, peraltro, questo blog smarrito ha compiuto 7 anni (fa paura, sì), e l’unico modo giusto per festeggiare la ricorrenza (o piangerla) è un nastrone. Che rispecchia fedelmente la completa mancanza di senso e direzione di questi mesi, cambia atmosfera repentinamente, insegue cose dell’anno passato di cui mi sono reso conto troppo tardi e promesse future che con buone probabilità non verranno mantenute.

 

Scaricatelo traccia per traccia, o in un unico ZIP in fondo. Dovrebbe essere in formato comodo pure per iPod e affini.

 

 

01. Real Estate - Beach Comber (MP3)

Un beach comber è una persona che vive rivendendo gli oggetti trovati sulla spiaggia. Letteralmente, però, vuol dire «colui che pettina la spiaggia». Che mi piace di più: è naif, poetico e un po’ sonnacchioso come tutto il disco dei Real Estate.

 

02. Via Audio - Hello (MP3)

Il pezzo che apre il nuovo disco dei Via Audio mi ricorda Goodnight Moon degli Shivaree, ed è un complimento. Elegante, flemmatico e un po’ fatale. Prodotto dal Jim Eno degli Spoon.

 

03. Notwist - Come in (MP3)

Come da copione, la B-side (dal singolo di Boneless) che è migliore di tutti i pezzi dell’ultimo disco messi insieme. Come in, but One step inside doesn’t mean you understand.

 

04. Massive Attack - Pray For Rain (feat. Tunde Adebimpe) (MP3)

I Massive escono indenni da due decenni di attività vissuti al ralenty, pubblicando un disco nuovo -bellissimo- che non ci fa rimpiangere l’attesa. La collaborazione con il lead singer dei TV on the radio (già anticipata nell’EP di qualche mese fa) è praticamente perfetta.

 

05. Toro Y Moi - Blessa (MP3)

Fenomeno annunciato per l’anno che si apre, l’alfiere del chillwave Chazwick Bundick sa il fatto suo. Atmosfere amniotiche che partono dagli Animal Collective per arrivare all’indietronica ambientale e al soul più riverberato. Il genere non mi esalta, lui invece mi piace un sacco.

 

06. His Clancyness - Mistify The Ocean (MP3)

Del progetto solista del buon Mr. Clancy (Settlefish, A classic education) abbiamo già parlato, e nel mentre il nostro si è fatto notare anche sui blog e sulle webzine che contano oltreoceano. Questo, che risale a pochi giorni fa, è di gran lunga il suo pezzo più bello. Stuck on repeat.

 

07. Local Natives - Wide Eyes (MP3)

Il Guardian scherzosamente li definisce «The Weekend Foxes, A Fleet of Arcade Vampires On Fire», per i loro intrecci vocali e l’attitudine a certa grandiosità nelle melodie che ricordano i suddetti 3 beniamini di PItchfork. Ma c’è qualcosa di male ad essere accomunati ad alcune delle indie-band più di successo degli ultimi anni? Io, come ciliegina sulla torta, ci sento anche certi tribalismi post-milleniali che mi ricordano gli Yeasayer…

 

08. Yeasayer - Madder Red (MP3)

…Yeasayer che col nuovo disco scelgono di farsi talora più accessibili, sposando le inquietudini sciamaniche e ipnotiche che ce li hanno fatti scoprire con un indie-rock classico e dalle basi solide che spesso non disdegna ritmiche da pista da ballo. In alcuni casi (come questo), l’equilibrio è perfetto.

 

09. Bear in heaven - You Do You (MP3)

Le coordinate geografiche (Brooklyn) e musicali non cambiano molto, anche se i BPM si rallentano e compaiono un arpeggiator e una spaesatezza quasi kraut, a colorare lo splendido disco di una di quelle band di cui non sai niente se non che ti piace, e va benissimo così.

 

10. Wild Beasts - All The King’s Men (MP3)

Voce à la Anthony, cavalcate di tom e timpani, chitarre liquide e una struttura quasi teatrale, per il realismo magico della band britannica che suona un genere indefinibile di cui in definitiva so dire solo una cosa: mi piace.

 

11. Sleigh bells - Ring ring (MP3)

Indie-pop meets r’n'b, con volume e distorsione di tutt’altro tenore rispetto alla violentissima e spettacolare Crown on the ground che già abbiamo celebrato. Ma risultati non meno eccitanti.

 

12. Christmas Island - Twenty Nine (MP3)

Jangling guitar, ritmo basilare, coretto surf e una melodia che si stampa nella testa. Non serve altro per fare un grande pezzo. L’isola di Natale, tra l’altro, esiste davvero.

 

13. The Swimmers - A Hundred Hearts (MP3)

Chi sono The Swimmers? Perchè non ho mai letto niente di loro? E perchè questo pezzo mi ha fulminato al primo ascolto, e da innocuo pop orecchiabile è diventato un piccolo tormentone del mio jukebox personale?

 

14. The Soft Pack - Down On Loving (MP3)

Tra i miei preferiti al SXSW dello scorso anno, gli ex Muslims arrivano finalmente al disco d’sordio, che come è ovvio non può che confermare le ottime premesse. Rock’n'roll blueseggiante veloce e scazzato senza pose o pretese. Is this it? Yes.

 

15. Surfer Blood - Floating Vibes (MP3)

Un’abbondante dose di Shins, la freschezza dei Vampire Weekend meno world, un riff stile Death Cab epoca Photo Album: pensate un po’ se non mi possono piacere. E se non possono piacere a voi.

 

16. The Drums - Let’s Go Surfing (MP3)

Indie-pop bass-driven con ottime intuizioni e un paio di piccoli anthem; ce n’è di che ben sperare. In Inghilterra sono già super-hype da mesi, e ora che sono anche sulla cover di NME non li ferma più nessuno.

 

17. Devendra Banhart - 16th & Valencia, Roxy Music (MP3)

Io Devendra Banhart lo odio. Agli esordi il suo freak-folk poteva incuriosire, alla lunga ha rotto le balle come le sue frequentazioni radical-chic e le fascinazioni latine da due soldi. Il disco nuovo, però, è su major. Ha un singolo banale e orecchiabile con un testo bruttissimo. L’hanno stroncato tutti. A me qualcosa ricorda addirittura Beck. Mi piace.

 

18. Midlake - Acts of man (MP3)

Al disco nuovo mancano degli instant classic come Roscoe o Head Home, ma il mood volutamente affranto, monotono e soffocante rafforza un’identità più forte di quanto credevamo. Occhio alle vene.

 

19. Madeleine Peyroux - Between The Bars (Elliott Smith cover) (MP3)

Può una nuova versione (super-classica,  jazzata, bellissima) di un pezzo che hai ascoltato milioni di volte incastrarsi sul tuo lettore senza speranze di fermarsi? Eccome se può.

 

20. Bon Iver - For Emma (live Feat. Eau Claire Memorial Jazz Band) (MP3)

Da solo o con un’orchestra jazz, l’esordio di Bon Iver rimane il disco più bello degli ultimi anni.
Per Emma, una vita fa.

 

 

FULL DOWNLOAD - Inkiostro 2009/2010 Floating nastrone (ZIP > Hotfile)

 

 

 

[la copertina viene da qui]

 

giovedì, 07 01 2010

La verità vi prego sulle classifiche di fine anno

Anche quest’anno ho lietamente saltato il tradizionale rituale della classifica dei dischi di fine anno. A un po’ di sano sarcasmo sull’argomento (firmato Diesel Sweeties), però non posso rinunciare.

 

lunedì, 04 01 2010

Il miglior mash-up di tutti i tempi?

Quando ti imbatti in un mash-up che sembra talmente scontato e naturale che ad ogni acolto le canzoni originali che lo compongono diventano sempre di più un ricordo sfumato, vuol dire che il DJ (in questo caso DJ Bootox) ha fatto centro. Seven Nation Army dei White Stripes e Smells like teen spirit dei Nirvana: a match made in heaven.
(via Giavasan)

 

lunedì, 04 01 2010

Una carriera disegnata male

E’ difficile dire il contrario: Damon Gough, in arte Badly Drawn Boy, ha avuto una carriera tutta sbagliata.
E’ partito 10 anni fa col botto di The hour of the bewilderbeast, un disco trascinato da tre singoli clamorosi che ha contribuito a ridefinire il concetto di pop inglese, e che ha imposto l’iconico nerd schivo, burbero e ipersensibile con barba e cappello come uno dei nuovi messia della musica d’autore britannica.
Promessa mantenuta dalla successiva colonna sonora di About a Boy, che oltre a essere un divertissment un po’ meno impegnativo di un reale LP di inediti riusciva ad essere un gran disco (anche qui con dei singoli spettacolari), suggellando l’appropriatissima associazione con l’arguta sensisbilità a metà tra mainstream e underground del film, e con l’alta fedeltà adulta e genuina di Nick Hornby.

 

Da allora il ragazzo disegnato male si è un po’ perso. I tre dischi successivi hanno fallito il confronto con gli esordi in modo più catastrofico di quanto chiunque potesse immaginare, e anche se la penna, quando fa centro, rimane davvero inarrivabile (come nella mia preferita Another devil dies), Gough è gradualmente scomparso da tutti i radar musicali ed è stato rubricato come una bella promessa ormai non mantenuta.

 

Dopo più di 3 anni di assenza quasi totale dalle scene (di questi tempi davvero un’eternità), Badly Drawn Boy è ritornato in punta di piedi, e nessuno sembra essersene accorto. Il nostro ha infatti scelto un ritorno tutt’altro che in grande stile, mantenendo un basso profilo che non stupisce e che anzi gli calza a pennello.

Da 15 giorni è uscito il nuovo album Is there nothing we could do?, colonna sonora del film per la tv inglese The fattest man in Britain che racconta la storia vera del ciccionissimo Georgie Godwin e del record che era fiero di detenere; con un argomento del genere pare proprio che Gough faccia di tutto per rimanere uncool. Il disco è presentato dall’omonima ballata Is there nothing we could do?, che ci mostra un Badly Drawn Boy in ottima forma, con la sua inconfondibile calligrafia dolceamara e il tocco dei giorni migliori. La versione su disco è penalizzata da un arrangiamento un po’ mellifluo, che appesantisce inutilmente quella che dalla versione acustica pare invece un piccolo gioiellino. Centro mancato di poco.
Ma ci siamo abituati a storcere il naso, col ragazzo disegnato male.

 

 

 

Badly Drawn Boy – Is there nothing we could do? (acoustic – live) (MP3)
Badly Drawn Boy - Is there nothing we could do? (MP3)

 

 

giovedì, 31 12 2009

A Blue Moon New Year’s Eve

Blue Moon: è una di quelle espressioni che si sentono da sempre ed è il titolo di un celeberrimo standard jazz/pop eppure quasi nessuno sa davvero cosa voglia dire. Di certo io non lo sapevo fino a ieri, quando mi hanno spiegato che la Blue Moon è la seconda luna piena di un mese, che avviene una volta ogni 2 o 3 anni (per la precisione ogni 2.7154 anni) e che quest’anno capita esattamente stasera, per l’ultimo del’anno. Non esattamente una cosa comune. Da wikipedia:

A blue moon is a full moon that is not timed to the regular monthly pattern. Most years have twelve full moons which occur approximately monthly, but in addition to those twelve full lunar cycles, each solar calendar year contains an excess of roughly eleven days compared to the lunar year. The extra days accumulate, so that every two or three years (on average about every 2.7154 years), there is an extra full moon. The extra moon is called a "blue moon." Different definitions place the "extra" moon at different times. [...]

The term "blue moon" is commonly used metaphorically to describe the rarity of an event, as in the idiomatic expression, "once in a blue moon." [#]

Da noi con ogni probabilità il maltempo impedirà di vedere la luna, ma se a un certo punto della nottata doveste scorgere uno squarcio tra le nuvole, spegnete Disco Samba e mettete su questa canzone, nella versione di Atlas Sound o in una delle decine di versioni più classiche che esistono. Buon Anno.

 

 

 

 

 

Atlas Sound - Blue Moon (MP3)

 

 

mercoledì, 30 12 2009

Ormai è ovvio che mi sono proprio bevuto il cervello

Ma oggi tutto quello che ho voglia di postare è questo medley in cui Sam Tsui (ignoto studente di musica americano che ha già avuto i suoi 15 minuti di web-celebrità con questo video in cui cantava i più famosi pezzi di Michael Jackson insieme a varie copie di se stesso) rifà i più noti singoli di Lady Gaga. Tu chiamala, se vuoi, crisi di mezza età in anticipo.

 

giovedì, 24 12 2009

Merry Christmas after all

 

Crocodiles + Dum Dum Girls - Merry Christmas baby (please don’t die) (MP3)

 

 

lunedì, 21 12 2009

Campane rotte

Mi aspettavo qualcosa di diverso e -forse- di migliore dalla collaborazione tra il premiato produttore Danger Mouse (già super-star del bastard pop con il Grey Album, deus ex machina degli Gnarls Barkley e produttore per Gorillaz, Beck, Sparklehorse, Rapture e via andare) e James Mercer (voce, autore e ora più o meno unico titolare degli indie-blockbuster The Shins) sotto il nome Broken Bells.

Il singolo The High Road (che precede il disco in uscita a Marzo) è stato appena diffuso in rete, e devo dire che dopo un paio di ascolti non sono particolarmente impressionato. I suoni sono perfetti e lo stile non si allontana troppo dalle cose più laid back dei Gorillaz con la strofa di una delle ballad di Chutes too narrow, ma mi pare mancare la zampata che lascia il segno (e il ritornello è davvero brutto). Voi che dite?

 

 

Broken Bells - The high road (MP3)