lunedì, 22/10/2007

Cerchi nel grano reloaded

[Il cosiddetto Indian with earbuds è solo una delle innumerevoli stranezze aeree scovate da quelli di Map of strange. Che fa le pulci agli errori di Google Maps, scova relitti di navi ed aerei, e mette in risalto un bel po’ di cose curiose che noi terricoli di solito non vediamo. Istruttivo.]

 

venerdì, 19/10/2007

Weekendturbolento

Mentre ieri sera alle 8 passate tornando dal lavoro senza ombrello durante il nubifragio più volento in cui ricordi di essermi mai imbattuto realizzavo che il federe mp3 player mi stava alla fine inesorabilmente abbandonando e dopo che avevo fatto tardi per tentare di risolvere il solito stronzissimo bug last minute che spunta sempre fuori prima di una presentazione (senza riuscirci, per la cronaca) dopo una settimana in cui era successo più o meno di tutto (ma niente di bello) uno si sveglia all’alba per andare alla suddetta presentazione, realizza che pure le scarpe si sono rotte, perde due autobus in fila e davanti alla porta dell’ufficio pesta una merda di cane. Ecco.

Fortuna che questa sera c’è Get Black (con, tra le altre cose, il Weekend turbolento PACK in regalo, i Don Turbolento al telefono, la sposa cadavere ospite, e un po’ di altre cose che non ho idea, ci penserò come al solito nei 5 minuti che precedono la diretta), domani i Micecars al Covo, dopodomani i Don Turbolento al Locomotiv, poi chissà, magari avrò anche il tempo di dormire, guardare le puntate di Californication arretrate, leggermi un libro e non so, qualcuno vuole un blog in gestione?

giovedì, 18/10/2007

Matletica

Era un po’ che non capitava, ma pare che dopo anni in larga parte passati a farsi prendere da entusiasmi più o meno effimeri per band giovanissime ed esordi fulminanti, quest’anno da queste parti si ascoltino quasi solo band già note, e si fatichi a trovare delle new entry che meritino più di un paio di ascolti. Le eccezioni, finora, sono appena tre, e sono tutte inglesi: del rock’n’roll scavezzacollo e da sit-com dei Wombats abbiamo già detto, come anche della wave snob ed erotomane degli insopportabili Teenagers. Il terzo nome è quello dei Foals, gli unici del trio a non aver ancora in circolazione più di 7-8 pezzi (il primo LP è previsto per la fine dell’anno, sarà prodotto da Dave Sitek dei TV on the radio e non conterrà i primi singoli), ma ad avere già all’attivo un riempipista assoluto (Hummer, di cui mi pregio di aver già parlato qui, in tempi non sospetti) e un sound matletico che fa flettere i muscoli quanto muovere il cervello. Qualche tempo fa Valido (che è uno di cui ci si può sempre fidare) li ha visti live a Londra e conferma la prima impressione. Cosa aspettate a portarceli in Italia?

 

Foals – Mathletics (MP3)

FoalsHummer (Passions remix) (MP3)

 

giovedì, 18/10/2007

Color. Like every other

Se cominciano con le singole versioni nazionali non ne usciremo più vivi. Nel mentre, però, godiamoci pure lo spot egiziano del Sony Bravia.
Palline > Vernice > Pongo > Fili.

 

 

mercoledì, 17/10/2007

Welcome to the Gossip County

C’era una volta The O.C..

Erano i primi anni del nuovo millennio, e dopo l’ingenuità so nineties di Beverly Hills 90210 e i piccoli intellettuali logorroici di Dawson’s creek, noi spettatori completamente fuori età ma evidentemente non privi di un curioso mix di masochismo e conti mai chiusi con la nostra adolescenza avevamo bisogno di un nuovo teen serial a cui appassionarci.

Dal nulla spuntò fuori The O.C., una serie in cui il co-protagonista nerd ma hipster si dichiarava fan degli allora ignoti ai più (ma non a noi) Death Cab for Cutie, in cui fumetti fighissimi e film d’azione giapponesi venivano namedroppati con un’inquietante frequenza e in cui in una puntata della seconda serie suonavano nientemeno che i Modest Mouse. E nonostante l’infima qualità della sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi vergognosamente monolitica, ci volle poco per farci cadere vittima delle vicende di Seth, Marissa e compagnia.

Ora, dopo una manciata di anni (il tempo di far passare l’hype, e far annegare la serie in un finale squallido e inglorioso), il suo creatore Jason Schwartz è tornato con una nuova creatura catodica pronta a trovare il suo posto nel sempre ricco pantheon dei serial generazionali.

 

La serie si chiama Gossip Girl, ed è qualcosa di molto simile a un incubo.

Se The O.C. vi sembrava fatuo e irreale, se vi irritava l’ambientazione lussuosa e patinata e le trame da lobotomia frontale, e se eravate oltremodo infastiditi dal disinvolto uso di musica di nobili origini come sottofondo a vicende tanto dementi, allora non provate neanche ad avvicinarvi a Gossip Girl. La ricca prole degli abitanti della contea californiana è stata sostituita dall’ancor più ricca (e assai più stilosa) prole degli abitanti dell’Upper East Side di Manhattan (con puntate alla più lontana -e ora trendyssima- Williamsburg, a Brooklyn), al posto delle spiagge ci sono le strade della Grande Mela, e il punto di vista non è più quello dell’outcast che nasconde un cuore d’oro Ryan Atwood, ma quello della fantomatica voce narrante che racconta le vicende dei personaggi sul suo blog Gossip Girl. [Sì, ho detto proprio blog. O tempora, o mores].

La storia è, se possibile, ancora più vacua di quella di The O.C.: feste, tradimenti, risse, blande storie di rivalsa sociale, genitori interpretati da attori che sembrano più giovani dei loro figli e melodrammi da 4 soldi che si esauriscono nel giro di 40 minuti. Come se non bastasse, c’è anche una qualche pretesa oltremodo cialtronica di farsi portavoce di uno zeitgeist in cui «You’re nobody until you’re talked about», che, al di là degli ovvi significati diretti agli spettatori in età appena post-puberale, potrebbe portare a captatio di nicchia (e, contemporaneamente, a vette di trash) decisamente sapide, fatte apposta per il pubblico più scafato (e adulto) che -sotto le mentite spoglie dell’occhio ironico e del guilty pleasure- sguazza in questo genere di serie.

 

E c’è anche la musica (sempre selezionata dall’influentissima Alexandra Patsavas), che è sempre (più o meno) la nostra: la prima puntata parte con le note di Young Folks di Peter, Bjorn & John, e più avanti si sentono Who made who, Feist, e The Bravery; senza però dimenticare che Pitchfork già da un po’ ha sdoganato il pop commerciale, e che quindi un Justin Timberlake o una Rihanna sono ovviamente scelte irrinunciabili, che finiscono per risultare ancora più snob dell’artista indie di turno.

Riuscirà questo ennesimo passo verso l’abisso del nulla adolescenziale a competere con i classici del genere e a conquistarsi un post nel cuore delle varie fasce di età a cui mira? O è materiale buono solo per un post cerchiobottista che descrive con sguardo ironico e finamente distaccato qualcosa che evidentemente coinvolge anche lui? Ma poi, alla fine, ce ne importa davvero qualcosa? Solo il tempo lo dirà.

 

You know you love me,

Xoxo,

ink

 

lunedì, 15/10/2007

‘Cause I’m just a teenage dirtbag, baby

Giorni fa Violetta mi manda un mp3 (tratto da Radio One Established 1967, la compilation di cover da poco uscita per festeggiare il quarantennale dela BBC) in cui è possibile ascoltare un’inutile girl band qualunque che canta il verso immortale ‘I’ve got two tickets to Iron Maiden, baby’, dell’indimenticabile inno dei nerd-a-tavolino Teenage Dirtbag (una canzone talmente priva di qualunque coolness da indie-snob che riesce ad essere DAVVERO nerd). Un cortocircuito ben più che surreale.

Ieri sempre Violetta (cara, parliamone) mi segnala un bell’articolo di Nerve che rivela che uno degli ultimi tabù / sogni / incubi del vero nerd è stato infranto: la nuova edizione americana di The beauty and the geek (da noi andato in onda, con format stravolto e smisurato afflato pecoreccio, con il titolo La pupa e il seccchione) ha tra i suoi concorrenti anche una coppia al contrario, in cui la secchiona è lei (si chiama Nicole) e il pupo è lui. La cosa, come è ovvio, è ben più di un semplice ribaltamento di ruoli: è una vera e propria rivoluzione copernicana. E l’articolo finisce per farsi alcune interessanti domande sullo strano fenomeno della female nerd:

The twist does change things. […] It has injected a streak of cruelty and discomfort into the mix. Watching a bunch of dorky guys embarrass themselves has always seemed like relatively harmless sport — the assumption being that the audience, much like the giggling lovelies on the show, finds this somewhat adorable. But watching Nicole can be downright painful. […]

The female nerd is a tricky beast. Could a female SuXbad even exist? I suppose it would look like Ghost World — two not-at-all-unsexy outcasts acting out their rage with cruel pranks. (I liked Ghost World, but it didn’t remind me much of my teen years, spent equal parts in honors classes and keg parties.) Nerd girls in Hollywood are usually like Jenna Fischer on The Office — a mousy brunette dipped in drab who can still bring out the glam for award shows. Nicole is a unique creature on primetime, a nerd girl who currently lacks an alternate persona, the one where she drops the tortured ugly-duckling schtick and assures America she’s totally fuckable. [#]

 

La questione, in effetti, è interessante, e per nulla scontata. Quanto sono diversi gli stili e i valori della geekness tra uomini e donne? Va bene puntare più alla sostanza e meno alla forma e non conformarsi ai canoni estetici dominanti, ma quanto in là riusciamo ad andare? Noi che non perdiamo occasione per manifestare il nostro geek pride, stiamo solo facendo di necessità virtù oppure siamo davvero senza paraocchi come vorremmo sembrare?

 

Girls aloud – Teenage dirtbag (Wheatus cover) (MP3)

 

venerdì, 12/10/2007

Friday I’m in points

_Stasera a Get Black: il ritorno di OfflagaDiscoMax, con cui parleremo di uno dei musicisti degli anni ’80 che ha più influenzato la sua carriera artistica, a Quiz Black regaliamo Cash – I see a darkness, la bellissima graphic novel di Reinhard Kleist edita da Black Velvet, nell’imprescindibile rubrica della posta del cuore Cuori affranti rispondiamo finalmente alla prima lettera vera (potete indirizzare le vostre a cuoriaffranti @ getblack.it). E poi: Mamma non dire merda, Black Wave, il finto spot, la misteriosa assenza di Fabio, parecchie novità musicali da ascoltare e diverse birre da scolare. Stasera, sui 103.1 MHZ in FM a Bologna e dintorni, in streaming (e nei prossimi giorni -con calma- in podcast).

 

 

_Io sono la gomma, tu la colla: E’ uscito. Mi è arrivato. Stasera comincio a leggerlo. E’ The gum thief, il nuovo romanzo di Douglas Coupland. Dita incrociate, come sempre.

[e strategia promozionale fuori dal comune, come sempre]

 

 

_In mood cattedratico. E ancora a proposito di Coupland, tra un mesetto il sottoscritto sarà, in buona compagnia -blogghesca e couplandiana-, impegnato a presentare prima della proiezione Souvenir of Canada, il documentario in cui lo scrittore parla della sua terra; ovviamente nessuno dei due speaker è mai stato in Canada. (seguiranno dettagli precisi)
Qualche tempo dopo sarò impegnato a tenere una lezione dal titolo ‘Intrattenimento radiofonico e web 2.0’ davanti a persone che avranno pagato per ascoltare la stessa (non solo quella, fortunatamente).
E tra non molto il sottoscritto tornerà dietro una cattedra come fa ormai da diversi anni a questa parte come attività collaterale al suo vero lavoro (il giovane imprenditore, è noto), per parlare di web e affini. Mia mamma (ex prof. di Lettere alle Scuole Medie) è fiera di me.

 

 

_Da corvina a esangue, in poche mosse. Se mi chiedeste chi sono le persone chi invidio di più al mondo in questo istante non avrei dubbi: gli stronzi che hanno avuto la fortuna di assistere al concerto di PJ Harvey solo al Beacon Theatre di New York, due giorni fa. A giudicare dalle foto (qui, qui, qui e qui) e dalla scaletta dev’essere stata un’esperienza a dir poco mistica. Quando tornerai in Italia, Polly?

 

 

_In rain, bows. Questo blog non parla del nuovo dei Radiohead. Ma lo ascolta, e tanto.

 

 

_Come tagliarsi i capelli. C’è chi ha già notato qualche piccola modifica al template. Non è niente di preoccupante. Solo insonnia.

 

 

_Twi(s)terismi. esatto ora c’è anche il pannello di Twitter. Solo chi lo usa da un po’ può capirne l’utilità  (per gli altri è una cazzata senza senso, e ovviamente hanno ragione); l’importante è che non è un feticcio, non ha un archivio, non ha una grafica. non è nulla che ci si possa dispiacere di abbandonare, quindi, come è comparso, un giorno sparirà.

 

 

_Primiera. Non ne parla quasi nessuno e la cosa, in effetti, non stupisce: domenica ci sono le primarie del PD, e non conosco quasi nessuno che vada a votare. Io sarò a parecchie centinaia di chilometri dal mio seggio, quindi anche volendo devo rinunciare. Altrimenti non so comunque se avrei votato; certamente non il vacuo generalismo di Water, probabilmente non Adinolfi, e  di certo neppure Letta (mi è arrivato a casa un suo deliant con un cruciverba, il CruciLetta. Vi rendete conto?). Però l’ultimo -illuminante come al solito- post di Leonardo, quasi quasi mi farebbe fare un pensierino su Rosy Bindi, una che fino a un anno fa era impresentabile, e che invece ora sembra la più seria e moderna di tutti. Poi è pure mia amica su Twitter. Però non voto, no.

giovedì, 11/10/2007

Loro chiedono a me, io chiedo a voi

Oggi mi è arrivata una mail:

Ciao XXXXXXXX,
Scusa il disturbo, ho letto che ti interessi dei nuovi modelli di business intorno all’industria discografica, così ti contatto per lavoro per segnalarti questa iniziativa tutta italiana che si chiama Downlovers. Si tratta di un sito dove è possibile scaricare gratis delle canzoni a fronte di uno spot di pochi secondi. Benché sia in beta e con un catalogo ancora limitato a 15mila pezzi, mi sembra giusto segnalartelo: http://www.downlovers.it anche perché immagino che, da buon amante della musica, apprezzerai questo tentativo di venire incontro alle diverse esigenze di chi ascolta musica o la promuove.

In futuro, per il 2008, dovrebbero anche essere implementate delle funzionalità di social networking e di promozione di gruppi emergenti.

Naturalmente, non c’è problema – figurati – a condividere la notizia con i tuoi lettori se ti va. Inoltre, se vuoi darmi il tuo riscontro sull’iniziativa o hai qualche suggerimento, séntiti libero di contattarmi. Essendo downlovers ancora in beta, i tuoi consigli possono essere senza dubbio ben utili, soprattutto sul catalogo da sviluppare!

Oggi non ho molto tempo per guardarci e capire se si tratta dell’ennesimo buco nell’acqua impaccato di DRM e con un catalogo limitato, oppure di qualcosa di un po’ più interessante. Le possibilità sono cento a uno (e la grafica quantomeno povera, i pezzi presenti in homepage e il testo della pagina Chi siamo non consentono di essere ottimisti), ma l’idea di far finanziare il download da una pubblicità non è necessariamente cattiva, e io sono il tipo di persona che dà sempre il beneficio del dubbio. Dategli un’occhiata voi: vale la pena?

 

giovedì, 11/10/2007

La ventisettesima mossa

[A latere: è stato dimostrato matematicamente che è sempre possibile risolvere un cubo di Rubik in minimo 26 mosse]

 

mercoledì, 10/10/2007

Lost Control

Non l’ho ancora visto perchè lo aspetto nel buio di un cinema (una cosa che questi tempi sembra un vezzo, me ne rendo conto), e probabilmente lo aspetterò non poco visto che -a quanto pare- il film non ha ancora una distribuzione italiana, ma la notizia che lo scorso weekend in parecchi paesi del mondo civilizzato è finalmente uscito Control, il biopic su Ian Curtis, non può non essere segnalata. Sul film, in cui il regista Anton Corbjin racconta la vita del cantante dei Joy Division (vita che ha incrociato anche in prima persona, va detto), ho tentato di leggere il meno possibile, benchè la presentazione a Cannes l’abbia resa un’impresa ardua. Se quindi del film sono lieto di non sapere nulla, non sono però riuscito a resistere alla tentazione della colonna sonora; ed ecco che sono due giorni che ascolto senza soluzione di continuità i Joy Division e i primi New Order che, come d’uopo, compaiono solo sporadicamente nella soundtrack lasciandoti la voglia di riprendere in mano i dischi originali. Tra i parecchi pezzi di contesto (soprattutto punk, ma anche pop) e le inevitabili versioni alternative, spiccano la cover di Shadowplay rifatta dai Killers, operazione quasi blasfema ma inaspettatamente efficace nel suo buttarsi completamente sulla forma visto che la sostanza (che loro possono solo sognarsi) basta già da sè, e la rarity Dead Souls (originariamente nella raccolta postuma Still),che quelli della mia generazione hanno scoperto anni fa -ignorandone la firma originale- nella versione dei Nine Inch Nails nella colonna sonora di The Crow.

E pagherei oro per provare di nuovo adesso la sensazione esatta che ho provato una sera di parecchi anni fa, quando ho realizzato finalmente la grandezza della band di Curtis, e la parabola tragica che lo ha portato a perdere il controllo su disè e sulla propria vita.

 

The Killers – Shadowplay (Joy Division cover) (MP3)

Joy Division – Dead Souls (MP3)

 

martedì, 09/10/2007

Asocialita’ 2.0

[Un altro dei miei fumetti geek preferiti: Techno Tuesday.
In puro stile underground comic, e cattivissimo.]

 

lunedì, 08/10/2007

Indian Summer, Italian Autumn

Ci pensavo sabato notte mentre rientravo a casa dopo aver messo i dischi al Covo (bella serata, come sempre), in mezzo a un clima inverosimilmente caldo, quasi una specie di versione nostrana di quella che in america chiamano Indian Summer: questo autunno è davvero un bel periodo per la musica indipendente italiana.

Ci sono delle belle conferme che rischiano di far fare il salto di qualità a band che si sono conquistate sul campo l’esperienza e la credibilità per farcela, ci sono gli esordi di alcuni nomi nuovi assolutamente promettenti, c’è anche qualche band ancora senza contratto che ha tutte le carte in regola per fare grandi cose in futuro e -e forse è la cosa più importante- sembra che ci sia in giro un po’ di attenzione in più e un po’ di pregiudizi in meno nei confronti delle proposte che vengono dallo stivale.

Se può essere un esempio, nel corso della serata al Covo io e Marina abbiamo passato parecchi pezzi italiani, tutti nuovi: andando a memoria Disco Drive, Amari, Ex-otago, Trabant, Don Turbolento e My awesome mixtape, tutti accolti in maniera eccellente e danzante dalla folla numerosa, che, anzi, nel corso della serata ne ha fortmente richiesti alcuni (gli Ex-otago, insospettabilmente) insieme ad altri (A classic education -più volte-, Yuppie Flu, Canadians) che per un motivo o per un altro alla fine non abbiamo passato. Probabilmente non vuol dire niente, ma una volta le cose erano un po’ più difficili.

E’ un bell’autunno, questo qua. Nei prossimo giorni ne riparliamo, e facciamo anche nomi e cognomi. Nel frattempo, lo stereo non sta in silenzio un minuto.

lunedì, 08/10/2007

Non so perche’, sento il bisogno di comprarlo

Non so per voi, ma per il sottoscritto è una grande notizia: il 27 Novembre esce Bender’s Big Score, il primo di 4 lungometraggi (che usciranno in DVD) che riportano in vita la mai troppo rimpianta saga di Futurama. Già il trailer promette faville:

 

 

G L O R I A   G L O R I A   G L O R I A   A L L ‘ I P N O R O S P O

 

venerdì, 05/10/2007

Ripartenze

Il bello dei periodi di ripartenza come questo è che il tempo sembra avere un valore più alto del solito. La novità non è la sensazione che 24 ore in un giorno siano poche (quella è ormai costitutiva; non ricordo più l’ultima volta che ho pronunciato la frase «non ho niente da fare»), ma l’idea che -per una volta- la maggior parte di esse valgano davvero la pena di essere vissute. Tanto possono cambiamenti apparentemente di poca importanza come un nuovo ufficio, più grande, con un pavimento lucido, il boccione dell’acqua e scintillanti poltrone da lavoro color panna; il tipo di cose che, per il solo esistere, ti migliorano la qualità dela giornata anche se fai le stesse cose di sempre con le persone di sempre. Se, poi, lo intrecci col fermento del primo autunno, che risveglia la vita di una città disperatamente invernale come questa, e inanella più feste, aperitivi, presentazioni e serate in tre settimane che nel resto dell’anno, la cosa comincia a farsi interessante. E quando a questo unisci la prima puntata della nuova stagione di Get Black, stasera alle 21 (dettagli qui), con un sacco di novità, un quiz ogni puntata con premi bellissimi (stasera il My Awesome Mixtape Pack), rubriche deliranti, un sacco di ottimi pezzi nuovi e un sacco di birra da bere, il weeked non può che cominciare col piede giusto. E come se non bastasse stasera riapre anche il Covo, con il concerto dei nuovi beniamini retropòp Lucky Soul (che apre una stagione che presenta molti nomi interessanti, tra cui -e questa è una bella notizia- parecchi italiani), e a seguire il sottoscritto e Marina a mettere un po’ dischi in sala piccola; e ci sono talmente tanti ottimi pezzi nuovi da provare in pista che credo non metterò neanche gli Smiths.

Con premesse così promettenti, non so cosa ne sarà di questa stagione: quando si parte, o si riparte, a volte non si sa dove si sta andando. Ma se non sai dove stai andando, tutte le strade portano là.

 

AAVV – Previously on Get Black (MP3)   !

Lucky Soul – Add your light to mine, baby (MP3)

venerdì, 05/10/2007

Color like no other (3)

Ricordate il nuovo spot del Sony Bravia di cui parlavamo circa un mesetto fa? Da oggi è online (qua sotto o qui, dietro le quinte qui). Paragonato alle palline rimbalzanti di Josè Gonzalez e alle esplosioni di colore orchestrali, secondo voi in che posizione sta?

 

mercoledì, 03/10/2007

Get Black – Nuova formula: e’ più nero che mai

Ci siamo.

Dopo un paio di mesi di pausa, durante i quali Francesca non ha scritto un libro, Fabio ha fatto scelte irrevocabili, Max ha (quasi) registrato un disco e io non ho ancora recuperato il debito di ore di sonno che mi porto dietro dal duemilaetrè, Get Black è pronto per tornare.

Tra un paio di giorni, infatti, lo show radiofonico acromatico, in onda tutti i venerdì sera dalle 21 alle 22.30 sulle frequenze di Radio Città Fujiko (103.1 MHz in FM a Bologna e provincia, con streaming in diretta e podcast MP3 dall’indirizzo http://www.getblack.it ) inaugurerà una seconda stagione ricca di novità. Come al solito la trasmissione, condotta dal sottoscritto insiema al man in black Fabio, la valletta letterata Francesca e il socialista tascabile OfflagaDiscoMax (già voce e penna degli Offlaga Disco Pax, chevvelodicoaffà) traghetterà gli ascoltatori nel weekend a suon di musica indie, squarci di cultura pop, segnalazioni letterarie, nostalgie di passati che forse non abbiamo vissuto, zeitgeist per principianti e scampoli di vita che partono dai portici di Bologna per fare il giro del mondo ed approdare alle delizie del World Wide Web (o viceversa).
Dopo 15 puntate nella Primavera / Estate del 2007, Get Black riprende Venerdì 5 Ottobre, alla stessa ora, con la stessa squadra, ma con una nuova formula. Che però non lava più bianco. Anzi, è più black che mai.

Le novità le facciamo scoprire direttamente a voi venerdì sera. L’unica che vi anticipiamo è l’introduzione dell’appuntamento fisso con Quiz Black, il contest semi-serio che metterà in palio ogni settimana un prodotto selezionato dalla redazione di Get Black: libri, cd, fumetti, biglietti per concerti o altri eventi, e molto altro. Venerdì si comincia con il My Awesome Mixtape Pack, confezionato solo per noi dalle mani sante del leader della band di Maolo Torreggiani, in occasione dell’uscita del disco d’esordio My lonely and sad Waterloo.

Per ascoltare le avventure di Francesca, segnarsi le dritte di Fabio, scopire se Max riuscirà ad uscire in tempo dallo studio di registrazione, ascoltare un po’ di primizie musicali e vincere il My awesome mixtape Pack, sintonizzatevi venerdì 5 alle 21 sui 103.1 FM (a Bologna) o sullo streaming. E segnatevi, per ogni venerdì, una macchia di inchiostro nero sul calendario. Il venerdì nero è tornato, e -come al solito- sta bene su tutto.

 

mercoledì, 03/10/2007

Maybe I’m craaaazy

Sublime: il ThereminBOT che suona Crazy degli Gnarl’s Barkley. Pure con le percussioni.

 

martedì, 02/10/2007

La ricerca della forma perfetta

Non ricordo la prima volta che l’ho letto. Doveva essere 5 o 6 anni fa, forse su un articolo di Wired; «Il blog è morto», diceva, spiegando come la moda di queste goffe piattaforme per pubblicare online i propri pensieri sarebbe presto finita. Dopo un po’ ne ho aperto uno, ed in Italia ce n’era appena qualche centinaio. Ora, solo qua, i blog sono circa mezzo milione.

Con gli anni, come è ovvio, le cose sono un po’ cambiate. Rispetto ad allora, oggi ciascuno ha un ventaglio di scelte molto più ampio per decidere che forma dare alla propria presenza online. Si può decidere di esserci anche solo con un volto, qualche parola e una rete di (presunte) amicizie virtuali, si può essere presenti con i propri gusti e consumi (musicali, letterari, cinematografici), si può comunicare unicamente in forma di immagini (ci sono degli account di Flickr così curati e aggiornati che valgono più di tante parole) o di video, oppure scegliere qualche piattaforma che consente di inviare aggiornamenti telegrafici sul modo in cui si passano le giornate e sui pensieri estemporanei che ti capitano. Se hai molto tempo libero, online puoi pure viverci in 3D.

Ci sono un sacco di modi di essere online, e praticamente tutti sono nati dopo il boom dei blog. Per eroderne la quota di utenti, imbrigliarla su piattaforme proprietarie (da rivendere poi a peso d’oro alla corporation di turno) e incantarla con la semplicità d’uso, il carattere distintivo e l’automatismo che un blog, nella sua versatilità, non può e non vuole avere.

Negli anni abbiamo osservato curiosi i collezionisti di account, spinti da un mix di completismo e paura di restare indietro, e ci siamo divertiti a guardare i tanti che passano da una forma all’altra, senza requie. Nascono blogger, si convertono a flickr, provano myspace ma poi no, hanno una breve parentesi come podcaster ma poi passano a twitter, ne capiscono la futilità e si buttano sul tumblr, e chissà cosa apre domani, loro sono pronti. Studiare questa frenetica ricerca della forma perfetta è divertente e istruttivo.

E’ divertente e istruttivo perchè dice tanto di noi, e del nostro modo di attribuire agli artefatti cognitivi che noi stessi creiamo dei significati che loro, di per sè, non avrebbero neanche per sbaglio. E’ interessante notare come sia più una ricerca di vincoli che di libertà, quella che ci guida, quasi che dovessimo farci dettare cosa fare principalmente dalle cose che non possiamo fare. Ci angoscia così tanto la responsabilità di avere un po’ di libertà?

Ultimamente va forte Tumblr, il dimesso mini-blog senza grafica, link e commenti. C’è chi ne apre uno come blocco di appunti semi-pubblico e sempre online, chi ne apprezza la possibilità di monologare senza il rischio di essere smentit da repliche o dal contesto, chi ci si inventa agenzia di stampa di virgolettati che non interessano a nessuno (producendosi nello stesso esercizio di distorsione della parole altrui tipico del pessimo giornalismo di cui non fa che lamentarsi), chi lo usa come minimale valvola di sfogo dalla propria identità online ormai diventata troppo ingombrante e chi, semplicemente, come archivio di quick link che non vada perso nel mare dei bit. E’ curioso notare come siano i vincoli e non le nuove potenzialità a delinearsi come una novità liberatoria.

Ogni anno spunta fuori la nuova piattaforma che ucciderà i blog. Dalla sua nascita li danno per spacciati, questi innocui siti gestiti da semplici CMS a ordinamento cronologico inverso, che ad alto livello diventano quasi dei giornali, a basso livello possono essere poco più che una serie di frasette svagate, che possono diventare affollati come forum, veloci come chat, descrivere il loro autore meglio di qualunque diario, svelarne e articolarne i gusti come neanche nei sogni del più fantasioso addetto marketing, eppure tecnologicamente rimangono più o meno gli stessi che erano quando sono nati.

La forma perfetta, per definizione, non esiste. Provate, però, a trovarne un’altra che le contenga (quasi) tutte, nello stesso modo disinvolto in cui ci riesce una cara vecchia piattaforma di blogging. La risposta, piuttosto, è un’altra: volete essere definiti da dei limiti, oppure da delle potenzialità?

 

lunedì, 01/10/2007

Inizia una lunga settimana

…e io non ho niente da mettermi. Ma ho un sacco di segnalazioni arretrate:

 

_Somewhere over the rainbow. Bum!! Dal nulla l’annuncio, e pare non essere un fake: tra 10 giorni esce In rainbows, il nuovo disco dei Radiohead. Parole chiave: offerta libera (per il download), 40 sterline (per la copia fisica, un pacco deluxe con cd, doppio vinile e frizzi e lazzi), niente etichetta (tecnicamente è autoprodotto). Roba da matti. Roba da Radiohead?

 

_Yawn and the city. Probabilmente lo sapete già: qualche settimana fa a Manhattan hanno cominciato a girare il film tratto da Sex & The City. Quello che non sapete, però, è la trama. The Hater dell’ A.V. Club parte da una foto di scena per esaminare i possible plotlines in the Sex & the City movie. L’ultimo (scaaarpee / di merdaaa) mi sembra il migliore.

 

_Frances Bean will have her revenge on Kelly Osbourne. La figlia del grunge, a 15 anni, è identica alla figlia dell’hard rock dieci anni fa. Corsi e ricorsi?

 

_Janelas Vista. Chi è stato almeno una volta a Lisbona lo sa già. Gli altri devono accontentarsi di Lisbon Windows. Ovviamente non è la stessa cosa, ma è comunque un bell’accontentarsi.
[grazie a non ricordo più chi – ho perso la mail]

 

_Live and updated. La piccola agenda dei concerti è stata aggiornata. Qualche cancellazione, qualche sostituzione, e diverse aggiunte e integrazioni. Grazie a tutti per le segnalazioni (e scusate per la rima).

 

_Mi fa venire voglia di comprare un RAZR 2. Oppure di smettere do adorare Gondry, devo ancora decidere. In ogni caso, lo spot della Motorola girato da Michel Gondry somiglia alle sue cose più materiche (dal video di Bachelorette di Bjork a L’arte del sogno), ed è davvero bello. Link: Youtube, Hi-RES, VERY HI-RES) (via)

 

_Eternal Kindness. E di Gondry, peraltro, uscirà il 25 Gennaio (negli States) il nuovo film Be kind rewind, con Jack Black, Danny Glover, Mos Def e Mia Farrow. Spero nella commedia geniale, ma temo la vaccata à la Kevin Smith minore. Aspettiamo, và. (Trailer)

 

_Un fake, ma si guarda anche volentieri. La storia della finta Sex Tape di Meg White finita su Internet la sapete tutti, lo so. Ma io tra una cosa e l’altra il video non l’avevo ancora visto (lo trovate su Product Shop NYC). Basta guardarlo per capire che non è lei: va troppo a tempo.

 

_TAFKAUDA. Fino a ieri lo chiamavano UDA; ora Giovanni Unhip Gandolfi lo dovremo chiamare PDDA?

 

_Italia Pizza Spaghetti Moda Mafia. La campagna di promozione dell’Italia per l’estero The italian food collection è brillante o terrificante?

 

_Good news for people who love bad photos. Una curiosità: sono l’unico a trovare strepitoso il fotoblog ufficiale dei Modest Mouse (per foto tipo questa, questa o questa)?  

 

_ADSL-Team. Uno dei motivi per cui il web è bello, è perchè dentro ci sono anche cagate impagabili come Scopri quanto scarichi veloce con Mr.T. Roba di alta classe, altrochè.

 

venerdì, 28/09/2007

Forse il mio antispam non funziona troppo bene

Stamattina sulla posta del lavoro mi è arrivata una delle più belle mail di spam  che io abbia mai ricevuto:

 

giovedì, 27/09/2007

Questa T-shirt ti cambiera’ la vita

[Solo due esempi delle splendide Indie rock T-shirts that would never sell ideate da The Bygone bureau. Se qualcuno le mette in produzione, contatene una per me]

 

The Shins – New slang (live, feat. Iron and wine) (MP3)

 

giovedì, 27/09/2007

Non so bene perche’, oggi Super Mario

 

Uno:

 

 

 

Due:

Tutto o quasi quello che avreste voluto sapere su Mario ma non avete mai osato chiedere: 10 mario fun facts.

 

 

Tre:

Mario Do-It-Yourself promotional designs.

 

 

Quattro:

E per finire, il leggendario -finto- livello di Super Mario 3 che si gioca da solo:

 

 

 

 

[previously: Communist Mario, il seguito di Mario Bros, il robot fatto di lego programmato per finire il primo livello15 versoni del tema di Super Mario su vari strumenti]

 

mercoledì, 26/09/2007

Every day is so wonderful

Settimana calda, questa, per gli amanti delle serie tv. Dopo la rituale pausa estiva, che ha comunque visto l’inizio del brillante Californication (con un clamoroso David ‘Fox Mulder’ Duchovny nel ruolo dello scrittore fallito, sarcastico e scopatore), ora si riparte. Ieri l’altro è cominciata (con il piede sbagliato, secondo me; ma vabbè, non ne sono un gran fan quindi forse non sono la persona più adatta a parlarne) la seconda serie di Heroes, preceduta dal nuovo, promettente, Chuck. E se per Lost quest’anno dovremo aspettare fino a Febbraio, a brevissimo è comunque la volta di Desperate Housewives e, per chi li segue, Grey’s Anatomy e Ugly betty. Ieri sera è invece cominciata la quarta serie dell’immarcescibile House, M.D. (da noi Dr. House), che per chi scrive è semplicemente una delle più belle serie TV mai prodotte.
Per celebrare l’evento, vi regalo la versione di Beautiful di Christina Aguilera rifatta nientemeno che da Elvis Costello appositamente per la serie TV, ed andata in onda (in versione parziale) in un episodio della quarta serie. Che vi devo dire, a me piace un sacco.

 

Elvis Costello –  Beautiful (Christina Aguilera cover) (MP3)

 

martedì, 25/09/2007

NE(u)Trality

Essendo ancora nel bel mezzo di un Medio Evo informatico che ha ben altri problemi da risolvere, in Italia non se n’è mai parlato molto; eppure il tema della Net Neutrality è tutt’altro che una cosa da sottovalutare.

Neutralità della rete significa che, a prescindere dal provider con cui ci si connette alla rete, l’accesso ai contenuti deve essere lo stesso, tutti sono collegati a tutti.

Se la neutralità della rete viene a mancare può significare trovarsi a scegliere un provider di accesso ad internet sulla base dei contenuti (siti web, servizi VoIP ecc) che si possono utilizzare con quel provider. Se mancasse la neutralità i provider potrebbero fornire il servizio di connessione ad internet favorendo alcuni contenuti del web rispetto ad altri. [#]

Non è un concetto complicato (e neanche inattuale, come sa bene chiunque si sia trovato con la banda drasticamente ridotta a causa dell’uso di sistema di file sharing, come pare stia furtivamente cominciando a fare qualche provider italiano), ma non è neanche semplicissimo. Per questo qualche tempo fa un utente di un forum americano (i dettagli su Boing Boing) ha realizzato la finta pubblicità di un provider della futura, non auspicabile, Internet non neutrale che vale più di mille parole:

 

[clicca per ingrandire]

 

lunedì, 24/09/2007

Joanna, Oh Joanna

Non ho mai avuto un rapporto facile con Joanna Newsom. Il suo primo disco, The milk-eyed mender, all’inizio mi sembrava una noia tremenda, con alcune buone canzoni funestate da testi insensati e da un cantato volutamente caricaturale; sono bastati un paio di mesi (e una nevicata prodigiosa sotto cui mi ritrovai per caso mentre lo ascoltavo) a farmi cambiare completamente idea, e a farmi innamorare del suo stile senza tempo. Il secondo disco Ys, con le sue lunghe e pretenziose cinque canzoni, barocco, rinascimentale e mastodontico come poche cose prima, ha fatto gridare al miracolo tutta la stampa, ma mi ha lasciato perplesso e poco convinto (per gli stessi motivi ottimamemnte spiegati da Marco su Kronic). Molto meglio il recente EP Joanna Newsom and the Ys street band, che la fotografa alle prese con un nuovo pezzo (Colleen) e con due classici riarriangiati in maniera assai più semplice più o meno dalla stessa formazione (violino, liuto, percussioni e ovviamente arpa) con cui è in tour già da un po’.

 

Ed è con la stessa formazione che sabato sera la meravigliosa venticinquenne californiana è salita sul palco del Bronson di Ravenna, per la seconda delle sue quattro date italiane, davanti a una platea attentissima (in buona parte accomodata su lussuose poltroncine di velluto) e decisamente adorante. E -guarda caso- di fronte allo smisurato talento della Newsom, alla nuova veste sonora data ai pezzi (che arricchisce quelli più semplici, semplifica quelli più barocchi, dona al tutto qualche sfumatura quasi celtica sorprendentemente piacevole e fa apprezzare ancor di più i vuoti al pari dei pieni), ogni perplessità pregressa è crollata, ed è stata sostituita da un’irrazionale, smisurata ammirazione.
Di quella che alla fine ti lascia senza parole, con un solo verso nella mente: And you are starry, starry, starry.

 

 

Joanna Newsom and the Ys street band – Colleen (Live @ Amsterdam – 12/09/07) (MP3)

Joanna Newsom and the Ys street band – The book of right-on (Live @ Amsterdam – 12/09/07) (MP3)

Joanna Newsom and the Ys street band – Clam, crab, cockle, cowrie (Live @ Amsterdam – 12/09/07) (MP3)

 

 

 [Foto (questa e altre molto belle): Adele_amamiya]