venerdì, 16/11/2007

Com’e’ dura ubriacarsi al giorno d’oggi

Mentre vorrei capire se la iFiaschetta esiste davvero o se se l’è inventata Girolami durante una di quelle serate house che piacciono a lui -e mentre sono lieto di imbattermi pochissimo nel suddetto problema; non sono più l’animale notturno di una volta, e forse non lo sono mai stato- non posso non rimbalzare il già pluri-linkato spot della Guinness (firmato da Nicolai Fuglsig, già autore dello splendido spot delle palline del Sony Bravia) segnalatomi da Kekkoz. Ubriacarsi non è mai stato così difficile come oggi, signora mia.

 

venerdì, 16/11/2007

A ognuno il suo hobby

[Costui, chiunque esso sia, si diverte con le Matching album covers. Straordinariamente inutile, come è inutile dire che è il tipo di cose che mi entusiasmano ben più di quanto dovrebbero. Ne facciamo anche uno noi con i dischi italiani?]

 

giovedì, 15/11/2007

Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee

 

_Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee. O tempo. O voglia di dare forma a quelle idee. O un tumblr che  i lettori occasionali non leggeranno mai. O nessuna delle quattro cose contemporaneamente. Abbiate pazienza almeno voi, chè io la mia l’ho persa parecchio tempo fa e ho tentato di sostituirla con le serie tv americane, gli hobby ingombranti che ti fagocitano la vita e le camicie da stirare. Non funziona, ma almeno non mi annoio mai. Oppure sempre, in ogni singolo momento.

 

_Se scrivi un post per punti, è per segnalare il singolare mash-up tra Super Mario e Pc-man. Di parodie del genere ne esistono a palate, ma per motivi ignoti questa è ipnotica. (grazie a Felson)

 

_Se scrivi un post per punti, è per condividere una sommessa imprecazione per la cancellazione delle date italiane dei Go! Team, nonchè di quella dei Super Furry Animals. Al posto della prima si può andare al Covo a vedere Damon & Naomi (non è la stessa cosa, ma almeno ci sono i Magpie di supporto), al posto della seconda non so, facciamo una cena da me?

 

_Se scrivi un post per punti è per concederti, una volta ogni tanto, un link politicamente scorretto ma bizzarramente divertente: Men who look like old lesbians. Non so perchè, ma fa più ridere di quanto sembra.

 

_Se scrivi un post per punti è per ricordare un po’  di appuntamenti che ti riguardano (how shamelessly self-promoting of you!):
   – stasera (insieme ad Enzo) dirò qualche parola per presentare la proiezione di Souvenir of Canada, il documentario ispirato ai due omonimi libri di Douglas Coupland, all’interno della rassegna Pagine nascoste. Alle 21.00 in Sala 100fiori, Via Gorki 16, zona Corticella, Bologna (entrata dalla rotonda al termine di Via Byron, capolinea autobus 27). Ingresso 5 euro.
   – venerdì sera a Get Black si parlerà di teatro, e avremo finalmente in studio Marina Pitta, già voce di tutte o quasi le nostre sigle e i nostri reading. Un’attrice teatrale e insegnante di recitazione di lungo corso come lei avrà parecchie cose da raccontarci. E, sadicamente, potremo farle leggere di tutto.
   – sempre venerdì sera, a seguire, sarò in consolle al Covo (insieme a Marina), dopo il live dei sempre travolgenti Stereo Total. Una sera così ci vuole proprio.

 

_Se scrivi un post per punti è anche per ricordare che Google Maps e Google Earth non servono solo per cercare la strada che va dall’ufficio a quel nuovo centro commerciale, o per guardare la propria casa via satellite, ma anche per spulciare dall’alto il set di Lost, e vedere che forma ha, nel mondo reale, l’isola. E’ -tipo- un’isola.

 

_Se scrivi un post per punti è per assicurarti che tutti abbiano ascoltato i pezzi coverizzati dai Radiohead nella loro recente webcast: Unravel di Bjork, The Headmaster Ritual degli Smiths, Ceremony dei New Order. Tutte e tre notevoli, e tutte scaricabili da qui.

 

_Se scrivi un post per punti è per chiederti se lo Skypephone di Tre è una fregatura. ? No? Forse in effetti no. Ma boh, io aspetterei, e vedrei come va.

 

_Se scrivi un post per punti è per segnalare che è tornato Macromeo! Stesso talento sghembo, ma ora arrangiamenti assai più mainstream. Il successo è dietro l’angolo?

 

_Se scrivi un post per punti è per chiudere in bellezza, con la cover di Umbrella di Rihanna in svedese, in versione pianistico-confessional. Ella Ella Ella Eh Eh.

 

mercoledì, 14/11/2007

Francesca is playing at my house (my house) /2

 

Se giocassimo e basta

Voi non lo sapete.

Sto parlando di 11,3 cm di tacco sul viale.

Aspetto inkiostro.

Mi dice dieci meno un po’.

Dieci Meno Un Po’, nella mia ottica di Esemplare Di Femmina Etero Che Ha Appena Comperato Undici Virgola Tre Centimetri Di Tacco, ecco, sul viale, vuol dire sostanzialmente Puntualità.

Puntualità sti cazzi.

“Scusami. Dovevo aggiornare il blog”

“Ma che cazzo dici. Il tuo blog ormai lo scrivo io”

 

Appunto.

 

Undici Virgola Tre Centimetri.

 

Sul palco, a poco più di undici virgola tre centimetri, ci sono Loro.

La ragazza del merchandaising di altri venti concerti mi fa Ah Ma Tu Sei Quella Che.

Poi mi guarda dietro. Dietro di me non ho code, oggi, provo a dirle. Mi fa uno sguardo deluso. E dire che è anche Halloween, sembra suggerirmi. Ma avevo promesso a inkiostro, quello del blog, insomma gli avevo promesso che avrei scritto due parole sugli Amari senza nominare la parola “bimbo”.

 

Quindi:

“Mio figlio” non c’era. Era Halloween, sì. Ma lui non c’era perché secondo me me lo pestavano, stavolta.

“Mio figlio” mi stava aspettando a casa, con la sveglia in mano, ti sembra questa l’ora in cui tornare, mamma.

Guarda Tato, hanno riarrangiato il campo minato, poi c’erano i new order sotto conoscere gente suprema, ma niente spade laser colorate al neon. Solo un gran sbarluccicare intorno al Batterista Enrico.

Fanculo mamma. La prossima volta mi ci riporti.

E se ne va a letto.

Posso dire “mio figlio”, vero inkiostro?

 

 

“Sono almeno dieci concerti che il giro di basso è quello di Blue Monday

Bene.

Una volta andai con inkiostro, sempre lui quello del blog, a vedere gli Xiu Xiu. “Ma a un certo punto lei canta, no?” continuo a convincermi sottovoce nel chiostro tetro, mentre intorno a me gente a caso soffre tantissimo, compreso il tizio degli Xiu Xiu.

A un certo punto lo chiedo anche a inkiostro: Alla prossima lei canta, gli dico, ecco, adesso, sì, lei, dico.

Avevo scambiato un concerto degli Xiu Xiu con gli Yeah Yeah Yeahs.

 

Sono secoli che il giro di basso è il giro di basso dei New Order. Bum-bum-bururburuburu-bum. L’avete capito, no?

L’avrebbe capito anche “mio figlio”. Se solo l’avessi ri-portato.

 

Non capisco solo una cosa. Il nome Amari, beninteso, è splendido, con tutto quel carico chilometrico di polisemia che si porta dietro. Ma le cose amare non piacciono ai bambini. Questo non capisco. Il concetto di amarezza è estraneo ai bimbi (si comincia intorno ai quattordici, direi), e i più grandi consumatori di Lucano o Averna sono non i veterinari come ci vorrebbero far credere, ma gente che ha mangiato e sofferto troppo. Cioè, sia detto per inciso, secondo me al tizio degli Xiu Xiu, che ricordiamolo non è uno Yeah Yeah Yeahs, un Montenegro davvero gli farebbe digerire un fracco di cosucce.

Eppure gli Amari piacciono un fracco ai mocciosi. Troppo facile dire che Loro stessi sono bambini che come tutti i bambini si divertono un casino a fare cose da grandi.

E secondo me già non è più così vero. Cioè, secondo me Loro sono davvero adulti. Io credo che gli Amari siano adulti e la prossima volta che incontro Dariella gli voglio dare del lei, cazzo. Un ragazzetto non accetterebbe mai di parlare con la voce e la mente di una femmina. (Arpeggiinlove, per chi ha bisogno di baricchianesimi). Nel nuovo disco dicono un fracco di parole, e una di queste parole che dicono tantissimo è odio/odiare.

I bambini, quando fanno queste cose le fanno per bene, non odiano mai. Si arrabbiano. O al massimo si sbraccianooooo.

Ci siamo. È un attimo che adesso parto con la tesina in scienze di sticazzi: il superamento del nichilismo nietzsciano, un’analisi sottointegrata di Scimmie d’amore, e sì, d’accordo, come dice “mio figlio”, in questo disco gli Amari si incazzano tantissimo con qualsiasi cosa. Con le gite fuori porta, con le femmine, con le femmine raffreddate, con le femmine gnagne, con le femmine stupide, con le femmine che reclamano sguardi. Poi vogliono giocare a nascondino come non hanno mai fatto (da bambini), cristo, capite. Questa è una palese nonché inevitabile ammissione del tempo che gli si è solcato addosso, cazzo. Altrochè spade laser. Barbe bianche finte, la prossima volta.

E diamogli tutti del lei, cazzo.

 

Mio figlio 30 anni che non ci vediamo è l’unica che non la canta. Secondo me non la vuole imparare apposta, perché non vorrà mai arrivare a doverla cantare. Ma ha solo sette anni. Ne scorre di acqua, sotto alla braga. Lui si sbraccia, e si annoia, e quando si annoia, me lo dice.

Ma non è mai amaro. E non odia niente. Io, invece, odio tantissime cose.

È fico. Essere bambino, dico.

Bambino. Non bimbo. Ho promesso a inkiostro di non scrivere la parola bimbo.

Già.

 

Get Black – Mamma non dire merda #5 + Amari – Campo minato (MP3)

Amari – Le gite fuori porta – video (link > MySpaceTv)

Amari – Mariottide @ Le gite fuori porta – footage (link > YouTube)

 

martedì, 13/11/2007

Showpero!

E’ divertente (o, a scelta, deprimente) notare come, in un paese non certo noto per la sua tradizione sindacale come gli States, lo sciopero che sta facendo di gran lunga parlare di più di sè sia quello degli autori televisivi.
L’ordine (o, a scelta, casta) che riunisce la folta schiera dei pennivendoli a cui dobbiamo tutte o quasi le poche cose del piccolo schermo che ancora seguiamo (dai talk-show stile David Letterman ai Simpson, fino ad arrivare alle millemila serie televisive dietro cui perdiamo le nostre nottate) ha incrociato le braccia da una decina di giorni, allo scopo di ottenere il rinnovo del contratto di categoria e di avere alcune garanzie assistenziali in più. Esotico quanto uno sciopero dei metalmeccanici o degli autoferrotranvieri, quindi, ma in linea di principio non meno condivisibile.

 

In attesa di capire se gli studios e i grandi network cederanno (o, più che altro, quanto ci metteranno a cedere), chi segue qualche serie in parallelo con gli States -come il sottoscritto- può aggrottare la fronte studiando questo schema pubblicato dal Los Angles Times che riassume la situazione dei principali programmi televisivi rispetto al numero di episodi che potranno essere realizzati fino all’esaurimento di testi e sceneggiature già portati a termine dagli autori.
Tempo qualche settimana, e i casi saranno due: o le serie rimarranno in sospeso (vi immaginate le proteste, e la quantità smisurata di soldi che i network perderanno?) o si inventeranno finali posticci e rocamboleschi, oppure a scrivere gli episodi ci si metterà la produzione o qualche banda di crumiri. Visto lo sfascio narrativo che molte serie hanno già in partenza, vi immaginate quanti casini riuscirebbero a fare? Masochisticamente, sono quasi curioso.

 

Però, pensateci. Magari sarà la volta che di Lost capiamo davvero qualcosa, oppure che il Dr. House incontra un caso semplice, che Heroes oltre alle trame inizia a copiare dagli X-men anche i dialoghi e i personaggi, e che di fianco alle Desperate Housewives si trasferisce un nuovo vicino senza orribili segreti nel suo passato. Per una volta. non sarebbe quasi liberatorio?

 

martedì, 13/11/2007

Stile da vendere

In qualche misura Josè Gonzalez e Greg Dulli sono figure artistiche simili. Pur con le ovvie, enormi, differenze di stile, presenza ed esperienza, il cantautore svedese e il rocker americano sono tra i rari musicisti ad aver avuto la capacità di sviluppare uno stile proprio che gode della reiterazione dei suoi fondamenti e non ha alcun bisogno di evoluzione o miglioramenti nel corso degli anni. Uno stile talmente distintivo che, per entrambi, si nutre costantemente dela musica degli altri, trasformandola ogni volta in un nuovo pezzo del proprio repertorio, qualcosa di fedele all’originale eppure inesorabilmente diverso, che trova contiguità con cose che tutto gli sarebbero tranne che vicine, e così facendo rivela cose decisive sia del suo autore che del suo nuovo interprete. Forse è proprio per questo che recentemente Dulli (con i suoi Twilight SIngers) ha interpretato la recente, ottima, Down the line di Josè Gonzalez e che entrambi, nelle loro carriere si sono cimentate con  dei pezzi dei Massive Attack; che sono equidistanti da entrambi. Ma che hanno anche loro stile da vendere.

 

The Twilight Singers – Down the line (Josè Gonzalez cover – live) (MP3)

 

Bonus:

The Twilight Singers – Live with me (Massive Attack cover) (MP3)

 

venerdì, 09/11/2007

Il nero dopo Coupland

Il primo forse non lo sa, ma per certi versi Sacra famiglia mi fa pensare a lui.

La seconda non ha mai letto Microservi (solo quello) perchè esige di mettere le mani su una copia tutta sua (non lo vuole neanche prestato) ma il libro è fuori catalogo; e considera questa cosa come una delle più grandi tragedie della sua vita.

Il terzo non so neanche se lo conosce o meno, quel che è certo è che è un personaggio che sembra uscito direttamente dalle pagine di Fidanzata in coma.

Il quarto ha letto TUTTO, e sul suo blog ha persino una categoria apposita.

I quattro cavalieri dell’Apocalisse di Get Black e Douglas Coupland. Era destino.

 

Venerdì a Get Black parliamo di Douglas Coupland, e i motivi per farlo ci sono tutti. All’inizio del mese negli States è uscito il suo ultimo romanzo, The Gum Thief, che segna il ritorno a quel realismo tendenzialmente intimista che gli ultimi romanzi surreali avevano lasciato da parte (ed è un bel ritorno, fidatevi). In Italia, invece, è appena uscito Hey Nostradamus, che era ancora inedito nonostante risalga a diversi anni fa (io l’avevo letto in originale, parere esteso: 12). Pochi mesi fa invece era stata la volta di Everything’s gone green, il primo film nato da una sua sceneggiatura originale; un esperimento forse non completamente riuscito, ma che dà vita ad alcune delle ossessioni e degli scenari dell’autore canadese in maniera inaspettatamente interessante. E come non citare Souvenir of Canada, il documentario tratto dai due omonimi libri di Coupland, che tenta di spiegare al mondo (e, soprattutto, ai canadesi) cosa significa provenire da questo bizzarro, sterminato, paese? Come già anticipato giovedì 15/11 il documentario sarà proiettato a Bologna  (al Polo Culturale Gorki Centofiori, in Via Gorki 16, alle 21), ed io (con Enzo) avrò l’onore di dire qualche parola di presentazione. 

 

E non è finita qui. Venerdì a Get Black parliamo di Douglas Coupland, e lo facciamo nientemeno che con Fabio De Luca. Giornalista, scrittore, deejay, blogger, tumblrer e da sempre devoto couplandiano, Fabio sarà in città in occasione del Vitaminic Restyling Party (per cui salirà in consolle al Covo insieme alla redazione della webzine dopo il live degli Asobi Seksu), e ci farà l’onore e di esplorare con noi (con il nostro solito stile semiserio -o, che dir si voglia, cazzone) vita e opere dello scrittore canadese. E non mancherà ovviamente di raccontarci il suo recente viaggio-pellegrinaggio in Canada (documentato nel suo tumblr: 12), in cui ha esplorato a dovere molti dei luoghi cari a Coupland. Appropriatamente, per il Quiz Black regaleremo una copia di Discoinferno, ottimo ultimo libro di De Luca che è tra i migliori saggi socio-musicali mai usciti in Italia (altre parole di lode qui).

Vi serve altro, per decidere di esserci?

 

[i contatti sono i soliti: diretta dalle 21 alle 22.30 sui 103.100 MHz in FM a Bologna e dintorni, oppure in streaming nel resto del globo. Podcast tra qualche giorno scaricabile da qui. Feedback in diretta su black AT getblack.it e SMS al 333 1809494]

 

giovedì, 08/11/2007

Nothing personal

Il titolo, In our bedroom after the war, è perfetto, e potrebbe stare tra gli esempi utili ad illustrare in un vocabolario la voce «indie-pop». Un paio di classici, mandati a memoria e lì per sempre incisi, li hanno scritti. La band ha repertorio e personalità, e porta in giro un live niente male. In più, sono canadesi, e la cosa non guasta mai. Perchè allora gli Stars stanno cominciando a diventarmi insopportabili?

Dev’essere perchè il loro ultimo disco è fastidiosamente deludente, con ogni probabilità. Un singolo trascinante (Take me to the riot), un paio di ballate pianistiche da manuale (Personal, a doppia voce, e la toccante-a-tavolino Barricade), come da manuale è il loro effetto spaccacuore, poi quasi più nulla. Ho tentato in tutti i modi di azzerare le aspettative (diventate enormi dopo che il precedente Set yourself on fire mi aveva fatto letteralmente secco – cfr. qui e qui) e di farmelo piacere, di ignorare la blanda inoffensività della maggior parte dei pezzi, la povertà di scrittura, la scarsa personalità, e di non pensare alla bellezza dei vecchi classici Your ex-lover is dead ed Elevator love letter, ma non c’è stato verso.

Può la sindrome del fan deluso -come quella dell’amante deluso- portare a sviluppare un’intolleranza del genere? O era predisposizione, e i vecchi dischi erano una miracolosa eccezione? Oppure -davvero- sono proprio gli Stars che stanno diventando oggettivamente insopportabili?
Ma soprattutto, c’è in giro qualcuno che la vede nello stesso modo, o devo preoccuparmi?

[Per tutti gli altri, intervista e altri due pezzi sul sito della Minnesota Public Radio]

 

Stars – Personal (live on The Current, nov 2007) (MP3)

Stars – Take me to the riot (live on The Current, nov 2007) (MP3)

 

mercoledì, 07/11/2007

They started with the second record

[How indie are you? Emo? merita un post tutto per sè (grazie al commentatore anonimo de post precedente, ottima segnalazione). Assolutamente esilarante.]

 

mercoledì, 07/11/2007

Sospesi

Forse è un po’ fredda, la libreria Petek , ma il suo fascino è indiscutibile. «Petek» vuol dire alveare in turco, ma a me fa pensare più a qualche architettura industriale, tipo dei piloni elettrici, o un grattacielo in costruzione. E’ stata creata dagli stesso tipi che mettevano i libri in verticale. Sempre sospesi nel vuoto, qualcosa vorrà dire.

 

martedì, 06/11/2007

Scarlett will you marry me?

Un post che comincia con il culo di Scarlett Johansonn negli opening titles di Lost in translation non può che cominciare bene. Soprattutto se, come in questo caso, è un post mirato principalmente a segnalare che è finalmente uscito il singolo di uno tra i pezzi più ascoltato dell’anno da queste parti: Starlett Johansonn dei The Teenagers. Proprio il pezzo in cui i 3 hipster erotomani (ricordate?) dichiarano il loro eterno amore a quella che è forse l’unica vera icona cinematografica femminile della nostra generazione (anzi, già della generazione più giovane della nostra, temo), pezzo che circola da mesi in versione demo e che ora -dopo essere stato lucidato a puntino- è finalmente uscito in forma ufficiale. Anche se, come al solito, era meglio il demo.

La canzone ora ha anche un video, che potete vedere qua sotto, e che alterna dissolvenze incrociate di rara bruttezza con la bella idea di proiettare la band -e le sue tutine un po’ new-rave- sulla schiena nuda dell’attrice (o chi per lei), appena sopra le mutandine rosa che con tutta evidenza citano proprio l’immagine di Lost in translation. Come sembrano dire The Teenagers, per una volta con poca spocchia e molta naiveté, ogni tanto lasciateci sognare.

 

 

The Teenagers – Starlett Johansonn (single version) (MP3)

 

lunedì, 05/11/2007

Maurizio Costanzo perseguita me e la mia famiglia

 

 

 

 

Era da un po’ che non ridevo per segnalazioni così stupide eppure brillanti come quelle di Star Walls, il blog dedicato alle scritte sui muri (e affini). La cosa che merita di più sono i titoletti. Grazie a Mattia per la dritta.

[il titolo del post è una splendida scritta che c’era non lontano da casa mia fino a qualche anno fa. C’era tutto un filone sul tema, in giro per il quartiere]

 

lunedì, 05/11/2007

Confesso: Banksy sono io

 

Avete presente Banksy, il fantomatico e famosissimo street artist (di cui parlammo qui) dall’identità misteriosa e dalle opere che valgono ormai cifre astronomiche?

Pare che, nonostante la fitta nube di mistero che da sempre lo circonda, rencentemente l’abbiano beccato mentre era all’opera.

Sarà davvero lui? E’ la stessa persona ritratta in questa foto, che millanta conferme ufficiali? E, a sua volta, è poi lo stesso che era stato svelato -e poi smentito- qualche anno fa?

Oppure, come dicono molti, Banksy è ormai talmente ricco e famoso che non va più in giro da solo, e si occupa solo del design delle opere, mandando altri a fare il lavoro sporco per lui?

 

venerdì, 02/11/2007

La grande truffa del rock’n’roll?

[un post provocatorio pretestuoso]

I Radiohead hanno messo fine a settimane di speculazioni confermando di aver raggiunto un accordo con l’etichetta inglese XL Recordings per la pubblicazione fisica del loro nuovo disco, "In Rainbows". […]
Non è ancora stata diffusa una data di pubblicazione, ma diverse fonti suggeriscono che potrebbe coincidere con l’arrivo dell’edizione "discobox" dell’album, disponibile solo su Radiohead.com dal 3 Dicembre. Altri suggeriscono che potrebbe non succedere prima del prossimo anno.
La band aveva sconvolto le regole dell’industria discografica rendendo disponibile "In rainbows" in download il 10 Ottobre, dando ai fan la possibilità di pagare il prezzo da loro desiderato. [Billboard]

Un fan, per definizione, non può pensare male dei propri idoli.
Un fan dei Radiohead, per definizione, è quanto di più vicino a un fondamentalista religioso che si possa trovare nel mondo della musica di questi tempi, e ha cieca fiducia nell’operato di Yorke e soci.
Thom Yorke, poi, con quella faccia storta che si ritrova ha l’aria di essere talmente naif che se qualcuno non si prendesse cura di lui, si lascerebbe morire di fame mentre programma la drum-machine o scrive pamphlet contro l’inquinamento. Thom Yorke è puro.
I Radiohead sono BUONI, è chiaro.

Epperò.
Tentiamo di non pensare che sono i Radiohead (facciamo finta che siano un gruppo cattivo, tipo, non so, i Metallica), e limitiamoci ai fatti:
– la band ha ottenuto soldi (e neanche pochi, si parla di circa un milione di dollari) e un’enorme pubblicità per una cosa che succede a tutti: l’early leak del disco, prima della data di uscita della copia fisica;
– la band ha suggerito (se non apertamente affermato) che l’unica copia fisica del disco sarebbe stata la costosissima versione deluxe messa in vendita nel sito, che costa poco meno di 60 euro e contiene anche parecchie cose abbastanza inutili (la versione del disco sia in vinile che in cd, la versione digitale dell’artwork), incassando quindi anche moltissimi ordini dei fan che non volevano limitarsi alla misera copia digitale;
– dopo essersi goduta la pubblicità gratuita, il clamore, e la stima di tutto il mondo (e i soldi, eh), la band annuncia innocentemente che il disco uscirà anche nei negozi, come sempre.

Ne abbiamo parlato tutti come di una rivoluzione, e rimangiarsi la parola fa sempre un po’ male. Ma ora non posso fare a meno di pensare: non sarà che quella a cui abbiamo assistito è stata solo una grande, perfetta, operazione di marketing? Non sarà che i Radiohead hanno trovato un modo geniale per farsi pagare per una cosa che di questi tempi succede a tutte le band? Non sarà che con la versione deluxe si siano esosamente voluti approfittare dei fan che, pur di avere qualcosa di fisico, hanno comprato un box (che forse non vale quanto costa) in misura molto, molto maggiore di quanto avrebbero fatto se si fosse saputo che il disco sarebbe stato pubblicato anche in versione normale?
Non sarà che ci siamo proprio fatti fregare?

 

mercoledì, 31/10/2007

Leggi e impara

Notevolissimo: 100 reasons why you’re still single.
Una selezione:
#2: Credi all’effetto Axe.
#15: Sei tu quello che dà il via al trenino.
#10: Sei Courtney Love.
#32: Tieni un diario dei tuoi sogni.
#52: Hai più di zero pelouches sul letto.
#62: Hai scritto "Dungeon Master" sui tuoi biglietti da visita.
#69: Hai un soprannome che fa rima.
#60: Consideri i Maroon 5 "il tuo gruppo"

 

[e sempre tra le ottime liste di Radar Online: 50 things you should never say (#1: Questa è la mia canzone preferita dei Creed. #9: Scusa, è solo che questa suoneria mi ricorda la mia ex… #47: Sono sempre stato il tipo da deodorante facoltativo) e 100 Self-Help books you can do without (#14 101 cose che avresti potuto portare a termine se avessi viaggiato indietro nel tempo fino al momento in cui hai cominciato a leggere il titolo di questo libro #39 L’orgasmo maschile elusivo #41 La risoluzione dei conflitti: il metodo Pol Pot #66 Sei sicuro che vuoi il secondo? Instillare disordini alimentari nei tuoi figli)]

 

mercoledì, 31/10/2007

Halloween Music

Ok, Halloween è una festa stupida, lo sanno tutti.

E’ una pacchianata senza molto senso importata dall’estero, non appartiene alla nostra tradizione, e l’idea del travestimento orrorifico è eccitante più o meno quanto indossare un abito da cocktail o una tuta della Nike di poliestere come le facevano negli anni ’90 (ed è comunque decisamente più semplice non sembrare un cretino). Però, in effetti, è una vita che non mi capita di andare a una festa di Halloween vera, di quelle che alla ricorrenza ci credono, sono tutti mascherati a tema e la musica fa del suo meglio per indulgere nel gotico o nell’orrorifico. Per dire, noi stasera si va tutti al Covo a vedere gli Amari, e ho i miei dubbi che il Pasta si presente dul palco vestito da Zombie, Dariella da Vampiro (anche se boh, chi può dirlo) e che il set venga rimpiazzato da una scaletta interamente composta da pezzi di Claudio Simonetti.

Quindi la musica a tema me la devo procurare da solo; e a questo punto cosa è meglio delle quattro parti della compilation di Halloween di Music You won’t (Possibly) Hear Anywhere Else (1234)? Sono quasi tutti pezzi piuttosto vecchi e piuttosto ignoti. Perchè se li conosci già, ti fanno meno paura..

 

martedì, 30/10/2007

Francesca is playing at my house (my house)

 

Da oggi Inkiostro cambia.
O forse, come direbbe Coupland, non fa altro che diventare sempre di più se stesso.
Da oggi, e a cadenza rigorosamente casuale, Inkiostro inizia ad ospitare anche firme diverse da quella del sottoscritto; Blogger in fuga dal proprio blog, penne valenti in cerca di una casa, nomi eccellenti (o presunti tali) che non stonerebbero su queste pagine, e soprattutto illustri sconosciuti che non hanno necessariamente qualcosa da dire, ma che sanno come dirlo. La prima che troverete (speriamo spesso) su queste pagine è Francesca, formerly known for Studio GradoZero. Là dove si incontrano i Radiohead, Kubrick e David Foster Wallace.
Buona lettura.

 

 

How to re-appear completely

 

Il mio migliore album dei Radiohead è Amnesiac. Perché da sempre sono una fighetta. Chi è nostalgico sceglie Pablo Honey, chi è originale sceglie The Bends, chi è tradizionale sceglie Ok Computer, chi vuol fare l’intellettuale sceglie Kid A, chi vuol fare l’annoiato sceglie Hail, ma noi, noi fighetti lo sappiamo.
Io so, per esempio, che le insopportabili trombonate alla fine di National Anthem, sono trombonate insopportabili, appunto. Che Street Spirit dopo un po’ che l’ascolti è una gnagna tremenda. Hail to the thief potrebbe davvero essere l’innarrivabile disco, e con tutta probabilità lo è.
Un capolavoro. Il capolavoro. Ma io scelgo Amnesiac. Perché sono fighetta. Ed è anche quello che ho ascoltato di meno, si dice così, no?
 
I Radiohead per me sono come quel monolite. Sì, insomma, stanno lì.
 
La mia migliore canzone dei Radiohead è 2+2=5, perché sono una fighetta e oltretutto sono UDQFCDSUCDRCNSNMDDR. Vale a dire Una Di Quelle Fighette Che Deve Scegliere Una Canzone dei Radiohead Che Non Stia Nel Miglior Disco dei Radiohead. Chi è nostalgico sceglie Creep, chi è originale sceglie Fake plastic, chi è tradizionale sceglie Paranoid, chi deve trovare il titolo di un post sceglie How to disappear, chi fa l’intellettuale sceglie Pyramid Song.
Pyramid Song è un trionfo. Non si capisce cos’è. Come il finale di 2001. Come il monolite. Non lo sai, dove quando e in che camera immaccolata della tua esistenza va a finire.
 
Ma 2+2 sono tre canzoni in una. Un delirio. Mio figlio la canta ancora. PAY ATTENSCIONNNN. E pensare che Luca la prima volta che gliel’ho fatta sentire aveva capito PENETRESCIOOOOON.
 
Altre cose, in ordine sparso. Non ho pretese di giornalismo musicale, me ne infischio se prevalgono le chitarre o l’elettronica, non so un cazzo di missaggio. Ho una foto di Thom Yorke sbrodolato di cioccolata sul mio frigo. E una di profilo che non gli si vede l’ochio sblisgo ce l’ho in studio. Ho un grafico che attribuisce improbabilmente frasi sconce a Thom Yorke. Penetration, sì, lui. Una volta Luca mi ha detto, e vabbè, coraggio, educami. “Ho tutti i dischi originali” gli ho detto.
Luca lavora con me.
“Ho questa cosa che con loro mi devo sedere sul divano, mica qui” dico alla scrivania.
“E dedicare quel-tempo-lì. I tempi di un divano” dico “per sentire il disco.”
 
Che, nel caso non si sappia, è il disco nuovo.
 
La mia canzone del disco nuovo dei Radiohead è Weird Fishes, vale a dire Arpeggi. Perché sono una femmina. Chi è ritmicamente avanti dice 15 steps, chi ama The Bends dice Bodysnatchers, chi è radioheadiano da una vita ha riconosciuto Nude, chi fa l’originale dal divano in ritardo dice Faust Arp, chi è innamorato dice All I need.
Arpeggi è la meno nuova, e per questo è una canzone che invecchierà. Una canzone femmina.
 
A me i Radiohead mi fanno l’effetto di Kubrick.
 
 
 
Certo che Reckoner spacca. È la mia preferita. No, avevo detto Arpeggi, gesù. Arpeggi mi morirà fra le mani esattamente fra dieci giorni, ci scommetto. Come le femmine. Quando il telecomando del vai-avanti-veloce onora il tempo speso ad ascoltare dieci volte al giorno gli stessi arpeggi e le stesse ovaie consumate, allora sì, si invecchia tutti insieme. Noi, la canzone, il telecomando. Non si consuma più niente, puntine, solchi, ovaie, no. Semplicemente si invecchia.
 
Sono invecchiata quando il videonolo sotto casa mia mi negò andreottianamente Arancia meccanica. Avevo solo diciassette anni e cinque mesi, il bollino rosso recitava chiaro. Decisi di invecchiare veloce. Invecchiai più veloce che potevo di sette mesi, perché era diventata ormai una questione di principio. Quando lo vidi, a diciott’anni e un’ora, invecchiai di botto altri dieci anni. Come in quel film con Adam Sandler, presente. Dove lui c’ha il telecomando esistenziale per andare avanti veloce fino ai momenti cruciali della sua vita ma poi si incasina e diventa vecchio all’improvviso e rimpiange un casino il lento scorrere del ciclo ovarico della moglie.
Ecco, a me Arancia meccanica mi ha fatto quell’effetto lì. Io quel giorno dal videonolo c’avevo il mio tempo tutto fra le mani.
 
Devo smetterla di andare avanti veloce e ascoltare solo Arpeggi. Sul posto di lavoro poi.
Luca sta cerchiando su Abitare Bologna Ovest appartamento semiarredato due camere sala bagno come nuovo parquet cantina posto auto stendino incluso.
“Siete in due?” gli fa l’agente immobiliare al telefono.
“Sì”
“Cosa fa sua moglie?”
“Il fotografo” risponde lui.
 
Arancia Meccanica non l’ho più visto da allora, per paura di invecchiare ancora. O di fare invecchiare lui, il film.
Però l’ho fatto vedere a mio figlio. Dai, se le infinite possibilità di accompagnarlo al cinema, per me, spaziano fra Narnia o Cars, mi dico, meglio educarlo bene fin da subito. Non si può perdere tempo con film inutilmente confezionati, blandamente educativi, roba che non ti rimane. Già mi lavo i denti tre volte al giorno, voglio dire. Mi basta, in quanto Perdita Di Tempo. Meglio accelerare, mi dico.
 
Così l’altro giorno l’ho rapito da atletica e l’ho buttato sul divano davanti ad Alex.
“A un certo punto della nostra vita, ci dice Proust” gli urlo mentre lui piange e ulula perché era nel bel mezzo di una staffetta vincente e perché effettivamente la cura ludovico gli fa un tantinello paura “a un certo punto tutti quanti noialtri staremo sui trampoli e vedremo Tutto Quello Che E’ Passato Di Noi e tu vedrai il tempo perduto nelle staffette, vedrai l’ombra di un fiore nell’amore per la Francesca di 3a B, userai le parole “cura ludovico” molto più di quanto adesso non credi, scorgerai da lassù il tempo concesso sul divano ai monoliti. Il tempo che hai passato con me sul divano non è perdita. Loro, i monoliti, non saranno invecchiati. Io invece, con tutta probabilità, avrò il catetere.”
“Ma la mia squadra stava quasi vincendo cazzo”
“Non dire parolacce. Mi ringrazierai. E già che ci siamo, guarda, segnati anche questa cosa. Quando ti chiederanno se il mondo blabla quali sono le cose blabla che ti porterai nell’isola blabla, ti consiglio di trovarti cose immortali. Non dire le cose che ami di più. Dì le cose che non ti invecchiano.”
 
E adesso ascoltami. Serio, però.
 
Allora, la prima cosa si chiama 2001. La tua nonna dice che è una palla mortale e ha ragione. Ma nella noia trovi mille motivi di esistere. Questo è quello che penso. Che sia chiaro, il mio film preferito è tipo Snakes on a plane. Ma io sull’isola blabla non mi ci voglio divertire. Voglio far passare il tempo senza invecchiare. 2001 non mi invecchia, perché come disse una volta il tuo compagno Leonardo di 1a B, le scimmie siamo noi.
E voi bambini avete bisogno della noia, per capire quanto grandi e vecchi siano i Dragonball, per esempio.
Quando sarete grandi, i Dragonball saranno come per noi Mazinga e i remix delle canzoni dei cartoni animati. Una tristezza inconsolabile. Però i Dragonball vi hanno portato avanti, vi hanno fatto fare quel gradino in più su un’eventualmente antologizzabile linea del tempo, ma tu non diventerai mai, giuramelo qui e ora, non diventerai mai uno Scrittore Antologizzabile In Una Linea Del Tempo. Tu sarai astronauta, e dirai che la prima volta che ti sentisti vecchio fu davanti ad Alex che cantava sotto la pioggia, colpa di tua madre che non ti portava ad atletica per farti vedere i film di kubrick, tua madre ormai col catetere che (non) ti aspetta (più) a casa.
 
L’inizio e la fine sono qualcosa che ostacola la natura dei monoliti. Trovatemi un inizio e una fine mosci in un disco dei Radiohead. Iniziano senza volere e finiscono senza invecchiare. Personalmente adoro i libri che iniziano faticosi. Quando alla seconda riga sembrano pochissimo seducenti. E alla terza già esclami “piuttosto Faletti”. E di norma, quegli stessi libri, finiscono struggenti romanticamente latenti, foscolianamente inquieti. Non finiscono, insomma. Ti lasciano lì, con la tua ultima amara pagina in bocca e il tempo che si avvolge pericolosamente su se stesso, il tuo tempo, qualcosa che sai che insomma continuerà a darti il tormento per tutto il resto della tua esistenzialmente telecomandata vita-del-cazzo-senza-mai-più-libri-da-leggere. Perché è ovvio, dopo che hai finito quel libro che inizia scontroso e finisce per travolgerti, alla fine insomma non leggerai mai più nient’altro.
 
Ecco, a me i Radiohead fanno quell’effetto lì.
 
“Ma perché li ascolti” mi chiede mio figlio.
“Nessuno ha bisogno di invecchiare” rispondo io. “Semplicemente non riesco a togliere lo sguardo dal monolite.”
 
La seconda cosa sono i Radiohead-Tutti-Insieme. Non posso più disonorare il mio tempo con la difficoltà di una scelta non voluta.
“Tutti insieme tutti insieme” frigno con mio figlio.
“No. Uno solo, mamma.”
“Col cazzo”
“Non dire parolacce.”
“Loro non compiono mai gli anni” dico a mio figlio. “Non spengneranno mai candeline nella loro vita.”
“Uno solo, mamma.”
“Loro finiscono senza voler finire.”
“U-no-so-lo”
“Dopo Kid A c’era per forza Amnesiac. Dopo Ok Computer c’era per forza Kid A. E così via fino a_”
“Uno. Cosa ti costa, cazzo”
“Non dire parolacce. Mica hanno finito, sai. Io lo so che non finiscono. Perché sono senza tempo. Non han mica finito, dopo Hail to the thief c’era per forza In rainbows. Dopo In rainbows c’era per forza, c’è per forza, c’è per forza_”

 

(continua)

 

Radiohead – Weird fishes/Arpeggi (MP3)

 

lunedì, 29/10/2007

Meraviglia! Genio! Follia!

Si può essere sconfinatamente pieni di ammirazione nei confronti di una persona e insieme malignamente dubbiosi per la sua sanità mentale? Il creatore di TheDianaMistery.Com mi suscita proprio questa reazione. Quest’uomo ha evidentemente parecchio tempo libero, e ha deciso di investirlo per dimostrare al mondo l’esattezza della sua inquietante teoria: Morrissey è strettamente collegato alla morte di Lady Diana.

Le prove sono schiaccianti: dai testi di The Queen is dead (sì, anche quello di Vicar in a tutu) alla copertina del best Singles, dalle circostanze della morte di LadyD (come il numero del pilone su cui si è schiantata l’auto, o il monumento che sta sopra il tunnel dell’Alma) ad alcune dichiarazioni rilasciate negli anni da lui o da lei. Per i dettagli guardate il video qui sotto e spulciate il sito, che contiene una tale quantità di perle deliranti che alla lunga quasi il dubbio te lo fanno venire. A testimonianza del fatto che, con abbastanza tempo ed energie a disposizione, è possibile dimostrare (quasi) qualunque teoria balzana.

 

 

venerdì, 26/10/2007

Autunno spaghindie /2 – Canadians

Le Estati adolescenti che non abbiamo vissuto

Secondo voi è vero che gli indie-rocker hanno avuto, in media, tutti un’adolescenza triste? E’ vero che (quasi) tutti erano accomunati dalla sensazione che, mentre intorno a loro gli amici scoprivano le gioie del sesso e di una vita sociale appagante, e loro invece al massimo scoprivano la new wave, il cinema d’autore e le sbronze tristi, l’adolescenza fosse una lunga e sadica tortura che sarebbe finalmente finita solo con l’università? E’ per questo che ora, abbondantemente passati i 20 (o i 30, o i 40), gli indie-rocker non fanno che cercare surrogati dell’adolescenza che avrebbero voluto vivere, senza essere in grado nè di chiudere i conti col passato nè di evolvere completamente allo stadio successivo?

 

Difficile non perdersi in pensieri simili ascoltando A sky with no stars, l’esordio dei Canadians. Che a dispetto di quel che evoca il nome della band o la sua provenienza (Verona) è un unico grande inno pop all’adolescenza di celluloide, meglio se al sole della California, che non abbiamo mai vissuto. E’ un disco forte, con un sound omogeneo che ha come pregio il fatto di non essere per nulla personale, e alcuni ottimi pezzi fatti apposta per il sing-along dolceamaro del twenty-something nostalgico che spera di essersi finalmente meritato i party in piscina e i triangoli amorosi che non ha vissuto quando avrebbe dovuto.

 

Ascoltare Summer teenage Girl, The noth side of Summer o 15th of August mentre fuori dalla finestra dell’ufficio piove da 36 ore, le foglie cadono, e il cielo su Bologna è triste e incolore come sa essere solo negli autunni padani, è molto straniante, ed è un esercizio di immaginazione non da poco. La band sta già riscuotendo il successo che è proprio alla musica adolescenziale, e questa è una certezza; ma in questo caso, anche se molti non se ne accorgeranno, c’è qualcosa di più, un velo di consapevolezza che le cose spesso non vanno come si vorrebbe, e che bisogna approfittare dei momenti buoni perchè le seconde possibilità, se ci sono, non vengono mai a caso. 

E spesso capitano proprio quando il cielo senza stelle è quello di una giornata piovosa di autunno, dalla finestra dell’ufficio, sognando la California, o forse solo la propria adolescenza. 

 

[i Canadians suoneranno stasera al Covo (a seguire -come già detto- io e Marina a mettere i dischi al Gate 1), ma hanno anche un bel po’ di altre date  in giro per l’Italia]

 

Canadians – 15th of August (MP3)

Canadians – Summer teenage girl (MP3)

 

giovedì, 25/10/2007

Save the cheerleader, save the bricks

[I protagonisti di Heroes in versione a mattoncini: Hiro, Claire, Mohinder e Sylar. Gli altri (più altre foto e varie ulteriori discutibili primizie) qui. Grazie a Junkiepop per la segnalazione]

 

giovedì, 25/10/2007

Piccola agenda autoreferenziale

_Domani sera a Get Black, tra le altre cose, si parla di Cosplay. In studio con noi l’autorità della materia Luca Vanzella e al telefono Michele Vaccari, autore del primo romanzo sull’argomento (Italian Fiction, appena uscito per i tipi di ISBN). Romanzo che è anche il premio del Quiz Black della settimana.
Per dettagli (e ossessioni erotiche catodiche ed adolescenziali) la valletta anziana Francesca presenta la puntata sul blog di Get Black.

 

_Sempre domani sera, dopo Get Black, il sottoscritto sarà al Covo a mettere un po’ di dischi (al Gate 1, con Marina) dopo il concerto dei Canadians. Ho già messo in borsa un paio di dischi dei Weezer.

 

_Il sabato successivo (il 3 Novembre) invece sarò in consolle a Lucca, ospite del party annuale organizzato da Self Comics in occasione della fiera Lucca Comics & Games. Tutti i dettagli sul flyer.

 

_Last but not least: come anticipato, tra qualche settimana avrò l’onore dare il mio contributo alla presentazione del documentario Souvenir of Canada di Robert Neinstein, in cui Douglas Coupland presenta il suo paese e le sue peculiarità. Io ed Enzo Polaroid, da bravi fondamentalisti couplandiani, vedremo di dare un po’ di contesto al documentario, e di fornire qualche spunto per collegarlo al resto della produzione letteraria dell’autore canadese. La proiezione avr&agrave luogo giovedì 15 Novembre alle 21 al Polo Culturale Gorki Centofiori, in Via Gorki 16 a Bologna, all’interno di Pagine Nascoste, la Rassegna cinematografica del Festivaletteratura di Mantova. Tra gli altri film in rassegna ci sono Zizek! di Astra Taylor (stasera) e Who killed Walter Benjamin di Mauas (l’8/11).

 

mercoledì, 24/10/2007

Grow grow grow

[per vedere il video è necessario scaricare il plug-in divX per web. Lo merita, fidatevi]

 

Poco più di questo, oggi: quattro canzoni suonate in solitaria da Polly Jean Harvey sulla tv danese, e una bella intervista con la cantautrice del Dorset insolitamente in vena di chiacchiere. The Devil per piano e metronomo, una meravigliosa e spettralissima White Chalk con tanto di armonica, Grow Grow Grow per autoharp e organo a pedale, e Silence, un tuono. Con pezzi e interpretazioni di una potenza del genere, qualunque commento è inutile rumore di fondo.

 

PJ HarveyThe mountain (Live solo @ NYC, 10-10-2007) (MP3)

PJ HarveySend his love to me (Live solo @ NYC, 10-10-2007) (MP3)

 

mercoledì, 24/10/2007

L’ho sempre saputo

Come forse saprete, il sottoscritto non ha mai letto (nè ha intenzione di farlo) i libri della saga di Harry Potter. Libri che, fino ad ora, hanno venduto nel mondo circa 325 milioni di copie tanto che, tra quanti non li hanno mai letti, c’è anche chi -come Chuck Klostermann sull’ultimo numero di Esquire– ha paura di rimanere tagliato fuori.

Come forse saprete, una manciata di giorni, fa J. K. Rowling ha rivelato che uno dei personaggi centrali della saga del maghetto di Hogwarts, Albus Silente (Dumbledore, in inglese), era gay. Due giorni dopo è già spuntato fuori un sito (Dumbledore Pride) in cui vengono vendute t-shirt ironiche sulla cosa. Quattro giorni dopo le parodie impazzano per tutta la rete (come questa finta copertina di People), e le t-shirt vendute sono già a quota settemila.

….rimanere tagliati fuori? Naaaa.

 

martedì, 23/10/2007

Autunno spaghindie /1 – Amari

Fiamme (e tempeste) in un bicchiere

Finalmente gli Amari sono arrivati al punto. Dopo una gavetta che più lunga non si può, lo status perenne di prossima band indipendente pronta al salto verso il grande pubblico dello stivale e almeno un ottimo disco che ha ottenuto un decimo della visibilità che meritava, i friulani dalle 7 vite hanno finalmente dato alle stampe il loro disco più compiuto. Scimmie d’amore ha gli anthem (Le gite fuori porta, in cui l’indimenticabile entrata del synth apre a un ritornello da ginnasio nichlista), le rime, le ballad strappacuore (30 anni che non ci vediamo), le chitarre (Arpegginlove), i beat al posto giusto, e un memorabile equilibrio tra geekness e coolness.

Ma soprattutto ha la maturità di una band che può permettersi di parlare -a modo suo, si capisce- di lavoro (Manager nella nebbia) o camicie stirate (la mia preferita, Fiamme in un bicchiere) senza scomporsi neanche un po’. Diventare grandi, quindi, ma con stile. Che è esattamente lo stesso che dicono -e dimostrano- altri due grandi dischi usciti quest’anno (LCD Soundsystem e Modest Mouse). Certe stroncature gratuite, poi, sono il segno che si comincia a colpire nel segno, e che il momento è propizio per raccogliere quanto si è seminato.

Chi semina vento, da copione raccoglie tempesta; purchè ovviamente sia in un bicchiere. Se giocassimo e basta?

 

[A latere, nella puntata di Get Black del 2 Novembre metteremo in palio lo Scimmie d’amore Pack, composto da 2 cd (Scimmie d’amore e Grand Master Mogol), T-shirt e poster. Sul sito è già sold-out, non perdete l’occasione per accaparrarvene uno degli ultimi esemplari]

 

Amari – Fiamme in un bicchiere (MP3)

 

lunedì, 22/10/2007

Scopri l’intruso

Perdonate la sortita in stile svergognata colonnina blu*, ma l’idea giapponese dei nascondigli urbani indossabili per sfuggire alle aggressioni notturne è quasi troppo bella per essere vera. E della spettacolare borsa-tombino non vogliamo parlare?

 

[* colonnina che peraltro, ora che ci penso, potrebbe anche aver già trattato la notizia. Ho smesso di leggere Repubblica.it quindi non ne ho idea]