lunedì, 22/04/2013

Metti i Kings of Convenience una sera in piazza

La liason tra i Kings of Convenience e il Bel Paese è cosa nota (vedi puntate precedenti: la cover di E la luna bussò al Not.fest, il video per difendere La Pillirina di Siracusa, Erlend che entra al Covo mentre sto mettendo i dischi), quindi stupisce poco che il beneamato due norvegese in questi giorni sia di nuovo in Italia (magari per lavorare al nuovo disco?) e di nuovo dalle parti di Siracusa (dove Erlend ha una casa). Ma ciò non ci rende meno lieti di scoprire questa spettacolare cover di Una ragazza in due, classico portato al successo da I Giganti nel 1965 (che poi è la versione italiana della ballad americana Down came the rain), cantata in italiano senza amplificazione una notte dalle sedie di un bar in Piazza Duomo a Siracusa. Wow.

 

mercoledì, 17/04/2013

Impronte confuse e spaccate

di

urna quirinaleIl caos e le divisioni sono i filoni dell'ultima puntata di Impronte digitali su radiocitta'fujiko. Con Giovanna Cosenza, preside della laurea triennale di Comunicazione all'Università di Bologna, abbiamo giocato a comporre e scomporre gli schieramenti alla vigilia delle elezioni per il Quirinale e gli scenari in stallo per il governo.

 

Il Pd del tutti contro tutti, il Pdl di un'unica persona, l'evaporazione di Monti e dei centristi, il M5S che non ha ancora desiso se il cambiamento lo vuole davvero o se preferisce solo urlarlo.

 

Tra confusioni e speccature ci siamo azzardi anche in previsioni, ascoltare per credere.

 

MP3 IMPRONTE DIGITALI – CONFUSE & SPACCATE

mercoledì, 17/04/2013

Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic

La cosa più bella in cui vi imbatterete in questa giornata: la nonnetta novantenne alle prese con un moderno visore di quella che quindici anni fa avremmo definito «realtà virtuale» (l'Oculus rift). Wow

 

venerdì, 12/04/2013

The Simpsons + Breaking Bad

[Bastano il colore blu, una soggettiva dall'interno di un contenitore e un cappello. Inoltre: nuove frontiere del meta.]

mercoledì, 03/04/2013

Qual è il punto di congiunzione tra Mad Men e Girls?

Quando hai un blog da più di 10 anni, a volte ti capita di cercare qualcosa su Google e di finire per essere rimandato a una pagina che il te stesso di qualche anno prima ha scritto e pubblicato e il te stesso arterioslerotico e drammaticamente privo di tempo libero di adesso ha invariabilmene dimenticato.

L'altra sera, per dire, stavo cercando una cosa su Mad Men (la cui sesta e penultima stagione comincia la prossima settimana su AMC), e sono finito su questo mio post di tre anni fa, in cui presentavo una notevolissima versione suonata del tema della serie (di RJD2) incrociato con la standard americano Nature Boy. Ricordandomi che meritava ho guardato di nuovo il video, e l'occhio mi è immadiatamente caduto sulla cantante, che a suo tempo non avevo mai visto, mentre che ora, surprise, è tra le protagoniste di una delle serie tv più acclamate dell'anno. Immaginandomi un improbabile crossover, spingo di nuovo Play.

 

martedì, 02/04/2013

I 25 paesi meno visitati al mondo

A me piace molto viaggiare, anche se poi mi innamoro dei posti e finisco per voler tornare sempre negli stessi. Se invece fossi completista anche in questo come sono in diversi altri aspetti della mia vita, probabilmente adorerei il post  The 25 Least Visited Countries in the World di

10. Afghanistan: 17,500 tourists (2012, New York Times)

Why so few?
There's a war. Taliban is in it.

Why you may still want to visit
The mountains of Afghanistan are wild and beautiful. They are also hiding places for bandits and terrorists, so you may want to wait until it becomes a little more peaceful.

What else
You'll have a unique chance to try on a traditional blue burqa. I did for two minutes. Poor women! Do also remember to get your visa to the country you will return to in advance. Getting it inside Afghanistan may not be the easiest of tasks. Saying that you are in the country as a tourist will make you appear a liar, so do have a cover story  or be prepared to be declared less than smart.

martedì, 26/03/2013

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 8. La Parabola discendente del dj pretenzioso

di

Prima o poi accade. Anche il dj pretenzioso più ottuso smette di negare la realtà. Nonostante compri mensilmente dalle 4 alle 6 riviste musicali cartacee, consulti quotidianamente una pletora di blog musicali italiani e stranieri, continui imperterrito a scaricare intere discografie che non ascolterà mai, ordini osceni vinili di importazione con settimane di anticipo rispetto all'uscita, a un certo punto il dj pretenzioso si renderà conto di essere definitivamente sorpassato.

 

Non ha più scuse. Le discoteche ci sono. Le feste si organizzano. I bar aprono e propongono eventi. Facebook è tutto un ribollire di appuntamenti musicali immancabili. Le radio crescono come funghi dentro e fuori dal web. C'è una grande richiesta di musica in giro e anche di bravi dj. Di altri dj.

 

Lui ormai è fuori dal giro.

 

Primo: l'ammissione del problema. Ci possono volere anni prima che il dj pretenzioso, che passa inutilmente la vita a tenersi musicalmente aggiornato, riesca alfine a capitolare davanti all'evidenza. Nessun locale lo chiama più e non può essere che tutti abbiano perso contemporaneamente il suo numero di cellulare, come amava raccontarsi sottovoce. La verità è che nessuno ha bisogno della sua musica, anche se si è proposto ovunque a prezzi dimezzati o azzerati o in qualche caso rimettendoci soldi di tasca sua. Ormai è finita. Le sue interminabili collezioni di "rare dj tracks" e le pile di magazine di settore, le ore passate a leggere recensioni online e le sporadiche serate di successo (?!) degli anni passati iniziano a sembrare sinistramente inutili persino a lui. Dopo un primo tentativo di suicidio penosamente farlocco (impiccarsi con il cavetto rca della consolle? Davvero?) che non muove a compassione nessuno, subentra la depressione più cupa.

 

Secondo: l'analisi del disastro e l'individuazione dei responsabili. Ritorna il complottismo facile, roba che Grillo al confronto è uno equilibrato ("Non mi capiscono, la musica che propongo è troppo avanti, c'è troppa ignoranza, manca la cultura del bello, c'è la crisi") ma non basta più. Il pretenzioso prova quindi a incolpare l'eventuale consorte ("Non mi sei mai stata di supporto, cosa ti costava venire al club una volta l'anno scorso? Cosa significa ero incinta?!"), la famiglia di origine ("Non mi avete mai chiesto di mettere musica alle vostre feste di compleanno, a pagamento intendo. E poi mi dicevi sempre che ero bravissimo, mamma") e in ultima ipotesi il suo infante primogenito ("Da quando c'è questo impiastro non posso più uscire di casa la sera, potrei portarmelo con il passeggino in consolle, non capisco perché la madre non vuole"). Ma il dj pretenzioso ha già finito la lista dei capri espiatori. Non funziona. Piuttosto che ammettere di essere ormai una figura indesiderabile e appendere finalmente le cuffie al chiodo il nostro si arrovella per notti intere. Si chiude a riccio, muto e scuro in volto, dentro soffre le pene dell'inferno.

 

Terzo: l'illuminazione. Ma certo! Come aveva fatto a non pensarci prima! Il problema non è certo l'arrogante pretesa di imporre a gestori di locali e rari avventori musica inascoltabile ("Ma con ottimi voti su Pitchkork!") ed esigere per di più di essere pagato e ringraziato anche se non balla nessuno. Il problema è sicuramente la tecnologia obsoleta! Siamo nell'epoca di Spotify, della digitalizzazione degli archivi. Ormai mixer e cdjs sono superati! Trovarsi davanti un dinosauro che maneggia quegli strani dischetti di plastica e quel preistorico ambaradan senza l'autoironia di definirsi vintage e senza nemmeno uno straccio di laptop collegato è anacronistico. E antiestetico. Ma il pretenzioso ora ci vede chiaro e ha deciso: si cambia.

 

Quarto: la soluzione. Preceduto da settimane di febbrile studio e dal confronto fra decine di schede tecniche e tutorial su youtube, arriva ineluttabile il giorno della follia. Ipotecando gran parte delle risorse economiche familiari e con esse il futuro del suddetto primogenito, il dj pretenzioso sferra il colpo di coda, la mossa a sorpresa che lo rilancerà con forza, secondo i suoi calcoli, nel panorama musicale locale e nazionale. E compra un controller digitale vergognosamente costoso.

 

Quinto: le patetiche giustificazioni dell'insano gesto. Il dj pretenzioso, con gli occhi iniettati di sangue e un po' di schiuma ai lati della bocca fornisce anche a chi non gliene chiede conto le motivazioni che lo hanno letteralmente costretto all'acquisto ("Ma davvero non capisci? Questo è un investimento! Me lo ripago in tre settimane! Così si è evoluta la scena dei club, questa è la storia dei dj di successo mondiale, tutti gradualmente trasformatisi da meri esecutori mischiadischi a geniali produttori, venerati compositori, creativi remixatori. Pensa ai 2 many djs, a Fatboy Slim a Guetta a Skrillex! Non avrebbero certo potuto farlo continuando a utilizzare solo delle infime consolle. La ricombinazione creativa dei generi, il patchwork musicale, l'interpretazione post-moderna, il brillante ripescaggio, il nuovo concetto di dance floor consapevole! Ora niente è più come primaAHAHAHAH"). A chi gli chiede dove intende utilizzare il suo nuovissimo controller, visto che da mesi non ci sono locali che gli propongono di mettere musica, fa spallucce e poi cambia discorso.

 

Sesto: i prevedibili effetti collaterali. La moglie chiede il divorzio, prende il bambino e torna dalla madre. Ma alla fine a lui non dispiace: ora ha finalmente più tempo da dedicare al suo eccitante giocattolino che gli spianerà sicuramente la strada verso il successo.

 

Settimo: l'amara consapevolezza della senescenza. Avete presente quei cinquantenni che dopo una vita sedentaria danno di matto e si comprano una Harley Davidson per sentirsi più giovani, ma poi devono allungare la dieci euro al ragazzo che gliela consegna per farsi spiegare come metterla in moto? Così si sente il dj pretenzioso che alla soglia delle 40 primavere tenta di imparare a usare un controller ravanando fra le peggiori ipotesi proposte da yahoo answer e negli infimi forum per dj digitali. Il problema è che dopo una settimana non ha ancora imparato ad usare traktor o men che meno ad accendere il preziosissimo aggeggio.

 

Gran finale: dopo una spaventosa quantità di tempo dedicata a capire come funziona il suo delicato marchingegno, il pretenzioso apprende finalmente ad usarlo in maniera soddisfacente. Ora è davvero pronto per ricominciare. Può riconquistare le consolle dove imperversava (?!) un tempo, far impazzire le piste da ballo, riempire i club. Se lo sente.

 

Ma ormai le discoteche che avevano aperto hanno chiuso. Di feste non ne fanno più. Inoltre sono clamorosamente tornati di moda i giradischi tradizionali con i vinili e al limite i mangiacassette, che sono vintagissimi. Quindi, proprio come prima, non lo chiama nessuno a mettere musica, nessuno gli offre serate, nessuno vuole tra le scatole lui, il suo tecno-gioiello del missaggio digitale e la sua musica improponibile.

 

("E questa cazzo di consolle nuova non ha nemmeno dei cavi per fare finta di impiccarsi, maledizione!")

domenica, 24/03/2013

«What did we do to deserve Pitchfork?»

Una lettura perfetta per il pomeriggio di una piovosa domenica di fine inverno: 5.4 – Pitchfork, 1995 – present. Risale a un paio di mesi fa, ma l'ho incrociata solo oggi (grazie a Pop Topoi), e del resto solo oggi avrei avuto il tempo di leggere le sue quasi 60mila battute. Inizia ripercorrendo la storia del sito musicale più famoso e controverso della rete e finisce come un saggio di sociologia del consumo; non sono completamente d'accordo col suo punto di vista, ma contiene alcune riflessioni notevoli e un livello di approfondimento abbastanza raro.

That project—an ever evolving, uncontroversial portrait of contemporary tastes in popular music—addressed one problem surrounding music in the file-sharing era to the exclusion of all others. Faced with readers who wanted to know how to be fans in the internet age, Pitchfork’s writers became the greatest, most pedantic fans of all, reconfiguring criticism as an exercise in perfect cultural consumption. Pitchfork’s endless “Best Of” lists should not be read as acts of criticism, but as fantasy versions of the Billboard sales charts. Over the years, these lists have (ominously) expanded, from fifty songs to 100 or 200, and in 2008 the site published a book called The Pitchfork 500: Our Guide to the Greatest Songs from Punk to the Present. Similarly, Pitchfork’s obsession with identifying bands’ influences seems historical, but isn’t. When a pop critic talks about influences, he’s almost never talking about the historical development of musical forms. Instead, he’s talking about his record collection, his CD-filled binders, his external hard drive—he is congratulating himself, like James Murphy in “Losing My Edge,” on being a good fan. While Pitchfork may be invaluable as an archive, it is worse than useless as a forum for insight and argument. [#]

mercoledì, 20/03/2013

Le due torri

[Bologna diventa Mordor in questo spettacolare lavoro di Blu sui muri dell'XM24. Qua trovate una versione ingrandibile e navigabile (via)]

martedì, 19/03/2013

Impronte notiziabilissime

di

alessandro gazoia"Il web e l'arte della manutenzione della notizia" è un titolo perfetto per parlare del futuro del giornalismo, dei giornalisti e dei lettori.
Alessandro Gazoia l'ha scelto per un ebook pubblicato da Minimum fax (qui e qui due anteprime).

 

 

Alessandro è stato ospite di Impronte digitali su radiocitta'fujiko. L'argomento è tosto, soprattutto perché non ha ancora soluzione e tutto è in gran fermento. Il libro ha il grande merito di riassumere i vari problemi in modo non banale, che non è facile, e da ogni punto di vista. Quello dei modelli di businness: come fanno i giornali a starci dentro, quali contenuti si pagheranno e quanto? Quello dei lettori: saranno contenti, saranno più di oggi? Quello del lavoro: i futuri giornalisti saranno precari multicompetenze e multitasking come oggi? Quello della qualità: l'informazione libera e quindi la democrazia e quindi il mondo intero saranno migliori? Insomma, si vola alto, ma i piedi di Alessandro son ben piantati per terra, come potete leggere e ascoltare nel podcast qui sotto.

 


IMPRONTE DIGITALI – Alessandro Gazoia

giovedì, 14/03/2013

Papa Heisenberg I

[da un twit di Bryan Cranston himself]

mercoledì, 13/03/2013

In una giornata come oggi è impossibile non postare House of Cardinals

[ma vi farà ridere solo se avete già visto House of cards, l'eccellente serie tv di Netflix con Kevin Spacey e Robin Wright. Io l'ho divorata.]

martedì, 12/03/2013

Impronte africane

di

flag_map_of_africa_iphone_wallet_caseLo sapevate che …

Il mobile banking in Kenya è più avanti che da noi, e stanno costruendo una loro Silicon Valley

 

In Somaliland un gruppo di ex guerriglieri leggono poesie via per mobilitare la popolazione

 

In Somalia non c'è un governo da vent'anni, ma hanno quattro grandi compagnie telefoniche e il costo delle chiamate è inferiore a tanti altri paesi

 

La tv internazionale cinese dedica un'ora al giorno all'Africa con giornalisti e pubblico africani

 

Nemmeno noi sapevamo tutto questo prima di ieri sera quando, a Impronte digitali su radiocitta'fujiko, abbiamo parlato con Iginio Gagliardone, ricercatore a Oxford di Relazioni internazionali esperto di media e sviluppo tecnologico in Africa. Lo abbiamo conosciuto grazie a Exbo, la rete di bolognesi nel mondo con cui collaboriamo. Un'intervista sorprendente, dove abbiamo imparato che, pur con tutti i problemi, ritardi, corruzioni e mal governi, "innovazione ce n'è, e molto sta succedendo".

 

 

MP3 IMPRONTE DIGITALI – Iginio Gagliardone

martedì, 12/03/2013

Modi molto brutti per svegliarsi

Questa mattina mi sono svegliato abbastanza male. Ma mai quanto i protagonisti di questo clamoroso super-cut, che contiene alcune delle sveglie più traumatiche che possiate mai immaginare. E alcuni degli amici più stronzi, anche.
(via)

 

lunedì, 11/03/2013

E’ tempo che qualcuno ambienti una serie in Iowa

[in realtà manca dalla cartina ma esiste. Dettagli e mappa ingrandita su Osservatori esterni]

martedì, 26/02/2013

Un governo a 3 stelle

di

Gli elettori non hanno sempre ragione, ma hanno le migliori ragioni possibili date le circostanze. Ieri, gli italiani si sono divisi in quattro gruppi più o meno uguali. Un gruppo, leggermente più ampio, ha preferito scegliere la prudenza sperando in un rinnovamento graduale ed equilibrato. Un gruppo ha dato, ancora una volta, fiducia a Berlusconi. Un gruppo ha preferito non votare, o non ha potuto. E un gruppo, molto più grande del previsto, ha voluto sparigliare le carte votando il Movimento 5 Stelle. Ora che le carte sono sparigliate, però, bisognerà pure far qualcosa. Lo dicono tutti, ma è vero: qui si rischia davvero grosso.

 

La prima opzione è che si torni a votare. La cosa è complicata e comunque, per questioni costituzionali, bisognerebbe quantomeno aspettare maggio e il nuovo Presidente della Repubblica. Nel frattempo l’incertezza creerebbe disastri. La seconda opzione è la più facile, per i neoeletti parlamentari di PD, PDL e Monti: la grande coalizione. Sarebbe una coalizione instabile, che probabilmente durerebbe poco e che riuscirebbe a concludere poco. Ma si tratterebbe di mettersi d’accordo tra politici d’esperienza, che parlano grossomodo la stessa lingua: l’hanno appena fatto, possono rifarlo. La conseguenza, però, sarebbe riuscire a fare poco, e farlo male, per poi cadere nel giro di un anno o poco meno. Si tornerebbe alle urne e l’ultimo gruppo, quello che ha provato a sparigliare le carte, sarebbe probabilmente cresciuto in numero e in insoddisfazione.

 

La terza opzione, invece, è la più difficile, forse impossibile, ma probabilmente l’unica vera via d’uscita. Che il Partito Democratico si rivolga al Movimento 5 Stelle per sostenere assieme un governo delle riforme. È vero che, a sentire il capo carismatico del movimento, le prime reazioni sono: morti, scappellotti, inciuci e, ovviamente, vaffanculo. Però l’unico modo per mettere alla prova un riformatore è offrirgli delle riforme. Se vogliono davvero cambiare questo paese, i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle non potranno rifiutare un programma di governo che sposi diverse loro proposte. Se il PD offrisse loro una riforma radicale della politica, una legge sul conflitto d’interesse e sulla proprietà dei media, una forte legge anticorruzione, un taglio degli sprechi e un programma d’investimento (graduale, realistico) su scuola e sanità, potrebbero davvero tornare dai loro milioni di elettori e raccontare di aver risposto vaffanculo?

 

La fattibilità di questa opzione dipende da tanti fattori: la ragionevolezza del PD, la ragionevolezza dei neoeletti a 5 Stelle, la possibilità di mettere assieme un programma sensato. L’ultimo fattore lo possiamo verificare subito, basta andare a vedere il famigerato programma (pdf) del Movimento e guardare cosa c’è dentro. È vero, ci sono dentro delle cose vaghe o di difficile realizzazione e cose di cui non è chiara (per usare un eufemismo) la copertura finanziaria. Per non parlare delle cose urlate nelle piazze o a gruppi scelti (fuori dall’Euro, abolizione dell’IRAP) di cui non c’è traccia nel programma ufficiale (almeno io non l’ho trovata). Però ci sono anche cose ragionevoli che potrebbero trovare d’accordo moltissimi elettori del centrosinistra. Non sarebbe certamente un governo a 5 stelle, ma forse potrebbe averne 3, di stelle. Con un programma ambizioso:

 

-    Abolizione delle province
-    Abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti
-    Accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti
-    Radicale riduzione di stipendi e altri emolumenti ai parlamentari
-    Divieto di cumulo delle cariche elettive dei parlamentari
-    Trasparenza delle sedute del parlamento e delle assemblee elettive locali mediante il web
-    Referendum senza quorum
-    Obbligo di discussione parlamentare per le proposte di legge d’iniziativa popolare
-    Programma di riduzione tendenziale del consumo energetico
-    Eliminazione dei contributi pubblici per le testate giornalistiche
-    Ripensamento severo delle leggi sulla proprietà dei media in modo da colpire le concentrazioni e favorire la proprietà diffusa delle testate e il pluralismo degli operatori
-    Abolizione dell’ordine dei giornalisti
-    Riduzione dei tempi di monopolio della proprietà intellettuale
-    Riforma per rafforzare la rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate
-    Tetto per gli stipendi dei manager di società pubbliche e a rilevante partecipazione pubblica
-    Riduzione dei costi della macchina amministrativa pubblica
-    Riforma degli ammortizzatori sociali (sussidio di disoccupazione)
-    Programma per il (graduale) investimento nella sanità pubblica, a favore dei redditi più bassi
-    Programma per la (graduale) diffusione di internet in tutte le scuole, con accesso degli studenti
-    Insegnamento obbligatorio della lingua inglese sin dall’asilo
-    Abolizione (cum grano salis) del valore legale dei titoli di studio
-    Abolizione dei finanziamenti pubblici alla scuola privata

 

Grillo e, soprattutto, i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle sarebbero pronti a sfiduciare un Governo che garantisca anche solo una parte consistente di queste proposte? E se lo facessero, aprendo la strada a una grande coalizione tra PD e PDL, cosa ne penserebbero i loro elettori? Fossi in voi, proverei a chiedere agli amici che hanno votato 5 Stelle. Un accordo fatto solo sui programmi scritti (senza tener conto dei toni, della retorica e dell’approccio totalmente distruttivo avuto sin qua da Beppe Grillo) può sembrare naïve. Le obiezioni possibili sono tantissime e le scuse per non cooperare altrettante. Ma le occasioni sprecate sono tali anche per i rivoluzionari. Non sono i sostenitori del Movimento 5 Stelle che da mesi ci dicono di andarci a leggere il loro programma? È tempo di scoprire le carte.

mercoledì, 20/02/2013

Il gran finale elettorale

di

A qualche giorno dal verdetto delle urne,  Impronte digitali si occupa di elezioni. Giovanna Cosenza, massima autorità in fatto di comunicazione politica, ha analizzato le strategie di candidati premier e partiti. Più che delle pagelle ha individuato alcune tendenze trasversali.

 

COMPETENZE: uno temi temi cruciali, chi ne sa di più tra bocconiani, sconosciuti e non laureati?

TRASH: il cane sulle ginocchia, le barzelette zozze e le gag del giaguaro, quando il gioco si fa duro la comunicazione politica si abbassa

TV: domina sempre e comunque, anche senza dibattito collettivo, anche se tutti sono sui social

TEMPO: sebbene tutti aspettassero le elezioni, la caduta del Governo è stata improvvisa e le discese e salite in campo sono state programmate all'ultimo, con tutti i danni del caso

GRAN FINALE: tanti elettori sono indecisi e faranno le loro scelte all'ultimo momento. Tutti i contendenti preparano gli effetti speciali per sbancare il tavolo.

 

MP3 – IMPRONTE DIGITALI – Giovanna Cosenza Elezioni 2013

lunedì, 18/02/2013

The throne of nerds

[via]

lunedì, 11/02/2013

Voto utile e voto inutile

Lo scorso weekend mi è capitato di parlare un sacco di politica (ma dai; sarò stato l'unico). Per una volta, però, alle consuete chiacchiere e ragionamenti da bar più o meno rassegnati su personaggi, scenari e cose che forse non cambieranno mai, non ho potuto che aggiungere un'accorata esortazione al voto, in particolare nei confronti dei vari amici lombardi che mai come quest'anno paiono essere veramente importanti per l'esito finale delle votazioni. Ho cercato di spiegare loro che il voto di punizione non serve mai (particolarmente adesso) e che il voto identitario e puro, se uno si sente di darlo, in questa tornata elettorale è al meglio poco utile e al peggio molto dannoso, e paradossalmente finirà per ottenere l'effetto opposto di quello desiderato. I partiti che possono vincere sono compromessi e ci hanno deluso un sacco di volte: ma è abbastanza ovvio che uno è decisamente meglio dell'altro. Votare i partiti che non possono vincere, con questa legge elettorale, ha come primo effetto solo quello di NON far vincere uno dei partiti di cui sopra (quello buono) o di  far sì che per governare con un po' di margine questo sia costretto ad allearsi con altri e quindi ad essere facile vittima di ricatti. Non ci si può far niente: la politica è compromesso e il nostro voto definirà direttamente come e con chi dovrà avvenire questo compromesso.

 

Non era un discorso facile, e non so se ho convinto i miei amici (qualcuno mi piace sperare di sì). Come al solito mi viene in soccorso Leonardo, che in Un voto non idiota lo spiega meglio di quanto potrei mai fare io.

 

Io credo che di tanti errori di comunicazione che abbiamo fatto, come PD e in generale come centrosinistra e in generale come Repubblica italiana, uno dei più gravi sia stato quello di parlare di
 

VOTO UTILE

tradendo una sostanziale non comprensione di cosa siano gli italiani, di come vedano il mondo gli italiani. Non puoi parlare di utilità agli italiani. L'elettore è un fiero e nobile hidalgo, gli dicono che in quanto popolo italiano detiene la sovranità e lui ci si accomoda come in un castello diroccato.

Poi gli spiegano che questa sovranità comunque deve essere espressa ogni cinque anni sotto forma di un voto, e lui già comincia ad arricciare il naso: cos'è questo voto che viene a delimitare la mia sovranità? Cos'è che devo fare ogni tot anni? Due croci su due schede? Due banalissime croci? Su degli stemmi? Ma è troppo difficile, non gioco più. E ci scommetto che sotto c'è la fregatura. È andata così. Ogni volta che parlate di

 

VOTO UTILE

l'italiano si guarda alle spalle e dice: "utile a chi?"; a lui no di certo. E se si tratta di essere utile a qualcun altro,  l'italiano se ne guarda bene: cos'hanno fatto gli altri per me, dopotutto. Utili, puah. I servi sono utili, e io sono nato libero, devo averci anche da qualche parte uno stemma famigliare, un pedigree.

Così anche in questi giorni si assiste alla cerimonia di quelli che sui social network ci informano che il Pd non lo voteranno mai, perché non vogliono essere utili al Pd, e ci mancherebbe. Anche qui sotto, la discussione ha preso subito questa piega: gente che orgogliosamente viene a farci sapere che è inutile implorare, loro non voteranno Pd. Gli sfugge il fatto che nessuno li sta implorando, perlomeno qui: possono fare quel che vogliono col loro voto. La mia principale obiezione a quelli che, per esempio, votano Ingroia (non solo in Lombardia ma soprattutto) e che quel voto otterrà il risultato contrario a quello che si prefissano, spostando a destra il baricentro del Senato e rendendo necessaria la coalizione Pd+Monti+Casini+Fini. È un banale argomento aritmetico, ma il fiero hidalgo non sopporta che gli sia opposta l'aritmetica, nulla detesta più di un maestrino che venga a rammentargli l'odiosa tirannia del due più due uguale quattro. Cos'è questo due, cos'è questo quattro, cos'è questo segno uguale? Strumenti di dominio borghese sulla realtà fenomenica. Non è una coincidenza che molti di loro pensino anche di poter aumentare i propri spiccioli nel conto corrente cambiando l'unità di misura. È stato un vero errore parlare di
 

VOTO UTILE

senza soggiungere: "utile a te, visto che sei di sinistra, e che se voti Ingroia al senato in alcune regioni il tuo voto sarà carta straccia, dal momento che lo sbarramento dell'8% appare secondo tutti i sondaggi proibitivo; dunque se metti la crocetta su Rivoluzione Civile tanto vale metterci anche i cuoricini, o le falci, o i martelli o le manette decidi tu; tanto è un voto inutile, nel senso di un voto buttato. Cioè in realtà una sua utilità ce l'ha, perché anche grazie al tuo voto buttato il Pd non otterrà la maggioranza in senato e si alleerà con Monti+Casini+Fini. Insomma votare Ingroia al senato equivale a votare Pd+Monti". L'hai capita? No. [Continua qua.]

venerdì, 08/02/2013

Game of Downton Abbey

Questa mi mancava: una specie di mash-up suonato delle sigle di Game of thrones e Downton Abbey.

 

mercoledì, 06/02/2013

Introducing Bowmont

E in un mondo in cui chi ha una vita non può sperare neanche lontanamente di arrivare per primo su un nuovo nome o progetto musicale perchè c'è sempre qualcuno che ha già scoperto, divorato e digerito qualunque cosa minuti dopo che viene messa per la prima volta online, è una strana sensazione quella di incrociare una band eccezionale e scoprire che in giro non ne ha ancora parlato quasi nessuno. Loro si chiamano Bowmont, vengono da Brooklyn e sono la creatura del cantante e poli-strumentista Emil Bovbjerg e del fonico e produttore (ha vinto pure un Grammy, pare) Jeremy Loucas. Escono tra una decina di giorni con l'Ep d'esordio Euphorian Age, ma il bellissimo pezzo di apertura Ruphmiup (che sta per «Rough me up») è già online da quasi un anno nel silenzio generale. E non me ne capacito: pattern vocali notevolissimi (vengono in mente i Grizzly Bear, ma la tonalità è tutta diversa) in una elegante cornice elettro-pop (può ricordare le cose meno spudorate di Twin Shadow), con una trasversalità che può piacere tanto al fan dell'indie quanto agli ascoltatori di una radio FM. Roba di quelle che partono come un piccolo fenomeno e poi magari vanno in cima alle classifiche.

 

A segnalarci i Bowmont è il nostro inviato nell'East side Matte, che nelle vesti di Plastic Health, come musicista e remixer, avete già incontrato su queste pagine. Proprio Ruphmiup è caduta sotto le sue grinfie, e a forza di congas e loop il nostro è riuscito ad aumentare il suo già alto potenziale da aperitivo (e un po' pure quello danzereccio) senza fagli perdere un briciolo della sua eleganza. Mica roba da tutti.

 

 

martedì, 05/02/2013

Impronte biologico computazionali

di

dna scopertaCome vengono studiate le malattie in modo tecnologico? Con la biologia computazionale, ad esempio, che sfrutta le capacità di calcolo dell'informatica per analizzare un numero incredibile di dati su come il corpo umano reagisce a cure e malanni. Una storia che ci ha raccontato ieri su radiocitta'fujiko, Christine Nardini che lavora all'Accademia delle Scienze di Shanghai.

 

Attraverso i risultati del sequenziamento del DNA, Christine e il suo gruppo di lavoro si occupano di verificare come certe malattie possono essere curate con l'agopuntura (qui per saperne di più). Un progetto molto affascinante e futuristico, che come sentirete nel podcast qui sotto Christine spiega in modo semplice e coinvolgente.

Abbiamo imparato moltissime cose su come funziona la ricerca medica, come si lavora in Cina e capito finalmente qualcosa di più su DNA e agopuntura.

 

MP3 IMPRONTE DIGITALI – Christine Nardini

 

Una puntata speciale, grazie anche alla collaborazione tra Impronte digitali e Exbo, il network di bolognesi espatriati all'estero che mantiene un legame affettivo e professionale con la città. Anche Christine ne fa parte, e nelle prossime settimane sentirete altre Impronte internazionali.