Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
Daft Punk – Giorgio by Moroder
Adrian Tomine – New York Drawings
Mad Mern s06e06
L'enchillada di Alma a Red Hook
Phoenix – Chloroform
Gli Ava Luna alla Brooklyn Bowl
E' uscito da un po', ma solo recentemente Bookshelf – LIbrerie d'autore è caduto sotto le mie grinfie. Il bel libro di Alex Johnson (giornalista dell'Independent e titolare del meritorio The blog on the bookshelf) raccoglie centinaia di librerie spettacolari, molte delle quali nel corso degli anni sono finite anche su queste pagine (nell'apposita sezione). Un must per bibliofili e amanti del design.
Come promesso siamo pronti ad annunciare la vera novità di Impronte digitali 2012/13: Giovanna Cosenza, Presidente della Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna e blogger di chiara fama, sarà nostra ospite su radiocitta'fujiko a cadenza mensile.
Siamo molto contenti di questa collaborazione: di puntata in puntata commenteremo insieme fatti di attualità, fenomeni della rete, usi e (mal)costumi della comunicazione attraverso il web e le nuove tecnologie.
Le elezioni USA e le primarie in Italia obbligano a cominciare da "nuovi media e politici": cosa e come scrivono, che risposte hanno e quante ne danno, chi seguono e a chi si rivolgono, chi li insulta e chi li loda, gaffes clamorose e brillanti intuizioni.
Pagelle, risate e applausi sono assicurati.
In questo blog, a differenza di quanto avveniva prima, da un paio d'anni a questa parte si parla piuttosto raramente di musica.
(Non perdo occasione per ricordarvelo, lo so. Ma visto che ben 1295 persone hanno votato inkiostro.com come miglior sito musicale ai Macchianera Internet Awards, facendolo finire davanti ad alcuni blog che rientrano davvero nella categoria e che meritavano assai di più quei voti, forse è il caso di continuare a ripeterlo)
Quando mi chiedono il perchè, faccio sempre un po' fatica a spiegarlo. Ho molto meno tempo libero di una volta, è vero, e quello che ho preferisco spenderlo divesarmente dallo scandagliare il web in cerca di dischi belli e spiegare qui per quale motivo meritano di essere ascoltati. Ha a che fare con me e con una crescente sensazione che le cose meritevoli di attenzione là fuori siano sempre di meno, e che la mostruosa quantità di roba che viene prodotta e diffusa ogni giorno abbia ormai portato un certo tipo di approccio musicale esplorativo al suo punto di non ritorno. Ma quella, forse, è una questione personale (anche se meno personale di quanto sono portato a credere, a occhio). Ha a che fare però anche con la rete, i blog e il loro ruolo nel parlare di musica, ruolo che ha molto meno senso ora di quanto ne avesse anni fa.
Come è già successo altre volte, le parole per spiegare questa condizione le ha trovate Hipster Runoff, nel suo recente post How Indie finally officially died: the broken indie machine. Al di là del solito cinismo cosmico, dei commenti tranchant ad alzo zero e dell'ironia parodistica meta-tutto che caratterizza sempre i suoi post, Carles esprime molte delle cose che mi ronzano per la testa da un po' di tempo a questa parte. Il post è lunghissimo e pieno di fuffa, ma al suo interno contiene non pochi sprazzi di verità; se avete tempo e siete un po' stanchi, vi consiglio di leggerlo.
As for ‘blogs,’ there isn’t really any incentive to ‘curate’ a legitimately authentic flow of content any more. Once again, not a new point, but just another part of the broken indie machine. Due to the symbiotic relationship between the media and the artists, we can never have buzz the way it once was. It’s just the same old song & dance over and over again. s00oo0oo0o bored. [...]
When I first started this blog, I used to be excited to contribute to an ongoing discussion about art, artists, music, 'the internet indie scene', and any sort of forward progress when it came to ‘the little genre that could.’ Sure, ‘indie’ as we once loved it has been dead for a while, but I can’t help but wonder if things are going to change, who is interested in bringing about change, and if there is anything to culturally look forward to any more. I used to feel like I was sharing a real part of myself when it came to the excitement and curation of independent artists, but now I am basically just bored, resentful, bored, and disconnected. [#]
Quanto a me, credo che ancora per un po' giocherò a questo gioco, con le nuove regole che non mi sono mai realmente dato ma che mi richiedono poco continuando però ancora a darmi qualcosa. Poi, a un certo punto, mi stuferò, e andrà bene così.
Quando il mio amico Roberto 'Roi' Ruager mi ha detto per la prima volta che stava organizzando una mostra delle sue fotografie al TPO di Bologna, ho capito immediatamente che non si sarebbe trattato di una semplice mostra. Chiunque sia stato a una delle sue sontuose cene sa che la megalomania (nel senso migliore del termine) è un tratto inscindibile della sua personalità, e ovviamente non può che riverberarsi anche in questo evento. E infatti Con la coda dell'occhio pare essere un vero e proprio mini festival delle arti costruito intorno alle sue foto, una «mostra fotografica, performativa e sensoriale» che vede ogni sera una diversa performance, finger food servito a tema, e chissà cosa altro. L'ingresso costa solo 1 euro, e io sono molto curioso. Fossi in voi ci farei un salto.
Avevo letto il titolo Worst movie death scene ever ma pensavo alla solita definizione esagerata (ormai se non c'è di mezzo un superlativo assoluto chi clicca più?). Poi l'ho guardata, e ho scritto il titolo di questo post.
(via ConteGola su FB)
Ottobre è tempo di castagne e di ripresa dei palinsesti. Pur stimando le prime, ci sentiamo più ferrati con i secondi e stasera alle 19 riprendiamo la rubrica di "web & nuove tecnologie" su radiocittafujiko. Tra il serio e il faceto andremo a curiosare online tra progetti innovativi, temi scottanti, esperti imprescindibili.
Come ogni nuova stagione che si rispetti ci saranno però delle novità: la prima è lo spostamento del giorno settimanale al LUNEDì, se vi scordate metteremo qui il consueto podcast. La seconda sarà annunciata la settimana prossima, un po' per creare un grande effetto di spasmodica attesa, un po' perché quella di oggi non può che essere una puntata di riscaldamento delle voci e delle menti.
Stay Tuned !
Io, più o meno, sì. Ho sorpreso anche me stesso con un punteggio così elevato, ma al contempo ne sono fierissimo, quindi mi sento costretto a condividere con voi il risultato che ho raggiunto (al primo tentativo) nello US State matching game.


Sfera Cubica, Locomotiv Club & AICS Bologna
in collaborazione con Prodezze Fuori Area
presentano
Dopo il successo dell'edizione 2011 con 8 etichette partecipanti, banchetti, live e tanti artisti in campo, torna Tutto Molto Bello, il primo Torneo di Calcetto per Etichette Indipendenti (e non solo!) giunto alla II edizione, in programma domenica 30 settembre 2012 nell'area esterna al Locomotiv Club di Bologna in via Sebastiano Serlio 25/2.
Una seconda edizione ricca e variegata, con 16 etichette partecipanti (il doppio della prima edizione!), che si scontreranno su due campi dalle ore 15 fino a tarda sera, con intermezzi musicali, arbitri professionisti e sottofondi musicali. Accesissime partite di calcio a cinque con protagoniste agguerrite compagini formate da artisti, produttori, promoter, tecnici del suono, tour manager, operatori del settore indipendente italiano
L'evento sarà arricchito dagli showcase dei musicisti delle etichette in campo, open stage, food & drink, area expo con i banchetti delle label, finalissima in notturna, diretta radiofonica e ovviamente… prodezze fuori area!
Jennifer Gentle
L'anno scorso ci sono capitato un po' per caso e mi sono molto divertito, quindi anche quest'anno se il tempo tiene non mancherò di fare un salto domenica pomeriggio al Locomotiv di Bologna per Tutto molto bello, il secondo torneo di calcetto delle etichette indipendenti. L'ingresso è gratuito, il logo è splendido, il sorteggio dei gironi fatto da Max Offlaga e condotto da Michele Orvieti è avvincentissimo e una discreta dose di performance calcistiche assai discutibile è assicurata.
Custodie per telefoni e iPod, portafogli, cinture e persino un pianoforte, ma anche lampade, attaccapanni, opere d'arte varie e mobili in 11 cool things made from old cassettes.
Nei giorni scorsi ho letto un sacco di cose sul tour dei Radiohead, ma nessuna che sottolinesse abbastanza quanto incredibile fosse il loro palco. Su un palco del genere sarei uscito stravolto persino da un concerto dei Modà.
Fidatevti: ho visto tanti concerti nella mia vita, ma il palco di questo tour dei Radiohead credo sia il più bello in assoluto. Il miglior uso di luci, schermi e video non fine a se stesso che io abbia mai visto in un live. Smentitemi.
Se me lo chiedessero direi che la miglior canzone mai scritta dai Radiohead è Idioteque. E per quanto sia bella, non hanno ancora imparato a suonarne una versione live che le renda giustizia.
Un concerto dei Radiohead è un' esperienza talmente straordinaria che a un certo punto il pubblico si è messo a battere le mani a tempo su Kid A (la canzone). Ce l'avete presente? L'avreste mai immaginato quando 12 anni fa avete sentito per la prima volta Kid A (il disco)?
Il calo di prezzo dei LED è la cosa migliore successa alla musica live dall'invenzione degli amplificatori Marshall.
Vediamo.
Tu, T.Y., hai dei figli, un’età e ami profondamente quello che fai.
Io, F.R., ho dei figli, un’età e amo profondamente quello che fai. Tu.
Certamente sono io che mi sono rincoglionito ormai oltre ogni limite, ma questa versione a cappella di As long as you love me dei Backstreet Boys fatta dai brasiliani Ordinarius mi piace più di quanto dovrebbe.
Avete presente la famosa t-shirt di threadless interamente fatta di nomi di generi musicali ossimorici e insensati? Dai, che l'avete vista, ce l'ha talmente tanta gente che io ormai la uso praticamente solo per dormire. Tra i generi non ne sfigurerebbe uno con il nome di «soft metal», che è la definizione che mi è venuta in mente circa un anno fa quando ho visto dal vivo i Pinback, che suonavano al Locomotiv di Bologna per la loro prima data italiana di tutti i tempi.
cioè, fondamentalmente i Pinback sono un gruppo hardcore troppo secchione e gentile per suonare hardcore. Fanno indie, ma per sbaglio.
— inkiostro (@inkiostro) Novembre 18, 2011
mi correggo: sono un gruppo soft metal. #pinback #concertodellamadonna
— inkiostro (@inkiostro) Novembre 18, 2011
L'amatissimo combo di San Diego (tutt'altro che nuovo su queste pagine) suona un indefinibile indie matematico praticamente senza paragoni, che gli deriva tanto dalle frequentazioni alternative che spesso hanno sfondato i confini del metal del chitarrista Rob Crow quanto al passato con gli indie heroes Three mile pilot (in cui milita anche Pall Jenkins dei Black Heart Procession) del bassista Zach Smith.
Dopo una lunga pausa i Pinback in questo periodo sono di nuovo in tour per presentare il loro nuovo disco Information retrieved, che esce tra circa un mese su Temporary Residence. Un paio di sere fa la band suonava nella sua città d'origine, e mentre era sul palco si è accorta che dal backstage era scomparso un preziosissimo basso personalizzato. Due terzi della band sono quindi scesi dal palco per investigare e inseguire il ladro, il tutto mentre il concerto continuava.
La storia la racconta il San Diego City Beat:
The celebrated local indie-rock band was playing at Sunset Temple in North Park to a packed crowd as part of San Diego Music Thing. The show started at around 11 p.m., and everything was going great until about half an hour into their set, when Pinback bassist / keyboardist / singer Zach Smith glanced over to the backstage area to his right.
"Hey," he said, "did somebody steal my second bass over there?"
The show ground to a halt as the three members–Smith, guitarist / singer Rob Crow and drummer Chris Prescott–dashed offstage to investigate. A few minutes later, a visibly frazzled Crow came back onstage to explain to the audience that Smith's bass had, indeed, been swiped mid-set.
The custom-built bass is very rare, very expensive and made by the company Alembic, Crow said…Pinback's drummer saved the day. While surveying the block, Prescott explained, he spotted a man stuffing the bass into a trashcan, and then saw the man run down the street. Prescott tried to stop him several times–at one point, he says, the man begged just to be let go–before successfully intercepting him inside Queen Bee's, a venue located a few blocks away from Sunset Temple on Ohio Street [#]
Brooklyn Vegan riferisce che il ladro è stato arrestato, e che durante l'inseguimento di cui sopra Rob Crow ha continuato a suonare da solo per una quarantina di minuti, prima che il resto della band tornasse sul palco per continuare il set come se nulla fosse con altri 50 minuti. Più due bis.
L'effetto è noto: esce la nuova versione di gadget tecnologico e chi possiede il vecchio si sente, in qualche modo perverso, sminuito, e inizia a guardare con occhio diverso lo stesso gingillo di cui fino a un paio di giorni prima andava fiero . E quando si parla dell'iPhone, chevvelodicoaffà, la cosa è amplificata a livelli drammatici al limite dell'immoralità.
Il meccanismo, ovviamente, è tutto psicologico. Prendete l'esperimento che ha fatto l'altroieri Jimmy Kimmel: il suo staff è andato in giro per le strade di Los Angeles facendo provare ai passanti un iPhone 4S spacciandolo per il nuovissimo iPhone 5 (che era stato presentato quel giorno stesso) e chiedendo loro se gli sembrava che fosse migliore o peggiore del modello precedente. Il risultato? E' esattamente quello che vi aspettate.