martedì, 06/08/2013

The O.C. e la gentrificazione dell’indie-rock (e di questo blog)

Fino a qualche anno fa avrei segnalato lo spendidio post di Chris DeVille su Stereogum Deconstructing: The O.C. And Indie Rock Gentrification pochi minuti dopo la sua pubblicazione, e l’avrei probabilmente integrato con le mie riflessioni sul non-genere musicale a cui abbiamo dedicato parte della nostra gioventù. Ora invece, incastrato tra gli impegni di lavoro della mia società e quelli della vita personale, distratto dalla pianificazione di una vacanza in un posto esotico e senza neanche fare più finta di aver voglia di ascoltare dischi nuovi, lo linko con una buona giornata di ritardo e mi limito a un pigro copiaincolla. Come dice il finale, «For better or worse, indie rock has settled down into a comfortable life of luxury, nostalgia and privilege. Seth Cohen is all grown up, and he looks a lot like his parents.», che è in parte vero e in parte no. Ma non ho neanche più voglia di spiegarvi perchè in parte no, quindi facciamo che sì.

 

Ten years ago today, five words forever changed the nebulous concept known as indie rock: “Welcome to the O.C., bitch.” That dialogue was in the pilot of Fox’s teen soap opera The O.C., but you already knew that. The fact that it’s virtually impossible to imagine a reader of this website who isn’t aware of the show underlines the notion that it played a huge part in the genre’s trajectory this past decade — and in tastemakers’ retreat from it.

 

Let’s not belabor the whole “What does indie rock even mean?” thing. Yeah, “indie” is short for independent, and somewhere along the line it shifted from a description of a business model to a description of a musical style, at which point it was distended, like “grunge” and “alternative” and “new wave” and “punk” and “metal” and “rock” before it, beyond coherence. The O.C. played a pivotal role in that process. Still, even at this late date, you know indie rock when you hear it, whether in classicist forms like Parquet Courts and Cloud Nothings or modernized festival tentpoles like TV On The Radio and Spoon and Yeah Yeah Yeahs. It’s intangible but unmistakable — a designation you’d assign to Liz Phair’s shambolic underground smash Exile In Guyville but never her radio-baiting Liz Phair.

 

Back in June, I argued that a move like Phair’s much-maligned pop crossover attempt in 2003 never would have provoked so much outrage in 2013. The thesis was basically that “poptimism” — the unapologetic embrace of pop music once deemed distasteful by critical elites — had been internalized to the point that your average straw-hipster is more likely to fawn over Justin Timberlake or Beyonce than the Walkmen or the National, and that becoming a superstar, even “selling out” to become a superstar, is now applauded rather than shunned. It ended like so: “In 2013, poptimism is the air we breathe. Why that happened is a complicated argument for another essay.” If there was ever an occasion for that essay, it’s the tenth anniversary of The O.C., a major player in the gentrification that helped drive away the kind of people who think of themselves as cutting-edge. [#]

venerdì, 02/08/2013

Betting Bad

Per compensare il fatto che quando tra 9 giorni andrà in onda la première dell’ultima stagione di Breaking Bad io sarò in un posto selvaggio privo di computer e connessione, oggi qua si gioca a Betting Bad, il sito di scommesse (senza soldi) su come finirà la serie messo in piedi da alcuni fan (e fatto da Dio). Scimmia.

 

martedì, 30/07/2013

You know nothing, John Snow

giovedì, 25/07/2013

[Obbligatorio] Daria: il film

Sono obbligato a postare il trailer del finto film Daria’ High School Reunion, anche se la cosa mi causa reazioni contrapposte: da un lato mi esalta perchè è troppo bello per essere vero (Aubrey Plaza è PERFETTA, ed è strapieno di dettagli brillanti), e dall’altro mi intristisce perchè, beh, non è vero, e il film non esiste. Per ora.

 

lunedì, 15/07/2013

Tredici

Sei arrivato, con i tuoi tredici anni ormai buttati alle spalle. Varchi la porta univoca dell’aeroporto, ci dedichi un sorriso, a noi famiglia che tutta unita siamo venuti lì a riprenderti, fratellini compresi che non stanno fermi un attimo e appena ti vedono ti si buttano contro. Mi abbracci. Sono tua madre. D’altra parte oggi, tredici anni fa, se non era per me. Lo sai. Mi abbracci, mi dici Ciao, mi dici Mamma, ti chiama il nonno, gli dici Liberté égalité presumo che lui dall’altro capo ti dica il seguito, saluti il nonno, gli dici mangiamo la pizza insieme stasera nonno, butti il bagaglio pieno di gadget comperati al museo dei Beatles in macchina, sali con un’ascella che puzza e una no, apri il finestrino e dici: in Galles non usano l’aria condizionata, fai un sacco di solletico a tuo fratello, tuo fratello non capisce più niente perché ti vede dopo quindici giorni, ed è felice, naturalmente felice, come noi, siamo tutti felici di rivederti. E oggi finiscono i tuoi tredici anni.

Nell’ordine:

– entri in casa chiedendo con urgenza una pasta al pomodoro

– siccome sappiamo tutti che la pasta al pomodoro non è propriamente il cibo tradizionale gallese, nessuno di noi ti chiede spiegazioni

– divori la pasta al pomodoro come fosse il primo cibo che stai mangiando dopo l’apocalisse e tu fossi l’unico sopravvissuto

– racconti che hai fatto amicizia con Ragazzo Ciccione Turco (che non è Ragazzo Ciccione Italiano che dorme con te), il quale ti ha insegnato come si dice “puttaniere” in turco, sia mai che ti servisse quando andrai in vacanza studio a Istanbul

– dici che hai bisogno di dormire. Continui a ripetere in loop gli orari del ritorno, scalo ad Amsterdam, il jet lag che diosolosa dove sia tornato in linea con l’Italia, ma insomma sei pur sempre in giro dall’una di notte e non sei abituato

– vi rendete conto che vado verso i quattordici?, e con questo ti alzi da tavola, dalla pasta al pomodoro, vai a lavarti i denti e poi collassi meravigliosamente nel letto

– dormirai fino alle cinque del pomeriggio. Però ti sei lavato i denti.

 

Io sono la madre di questo tredicenne finito oggi. Io ispeziono la sua valigia, facendo piano piano sennò mi si sveglia, ma lui dorme, c’ha il sonno dei secoli da recuperare. Dorme anche il fratellino, di fianco a lui, per empatia, come solo i fratelli sanno.

Trovo nell’ordine:

– un docciaschiuma praticamente intonso

– ma lo shampoo, ehiii, lo shampo pantene è – incredibile – finito, il tubetto del tutto strizzato, quasi a farlo uscire a forza

– io sono la madre e penso che a)mio figlio è scemo e non sa leggere le etichette delle confezioni, per cui non distingue uno shampoo da un docciaschiuma e per quindici cazzo di giorni si è lavato le ascelle con lo shampoo; b) mio figlio è un paraculo e mi ha paraculato fino a ora dicendomi che sì, si era lavato ma col cazzo

– un paio di occhialini di John Lennon comperati al museo di Beatles per l’Uomo Maggiorenne Di Casa.

– un t shirt dei Beatles autoregalatasi, che è meravigliosa, giuro, meravigliosa, e quando si sveglierà mi dirà: no, mamma, le t shirt con le patacche quadratone di Abbey Road le ho lasciate agli altri; io ho preso questa. Non aveva patacche, solo la mela verde, le quattro facce stilizzate, e basta, niente patacche, e io saprò che per tredici anni ho fatto il mio sporco mestiere di madre, e l’ho fatto da dio

– cannucce e bicchieri con cannucce annesse di ogni tipo. E mi sto ancora chiedendo il perché.

 

Poi si sveglia. Prima di soffiare tredici candeline su una torta che ha chiesto lui, con tutta la famiglia allargata intorno, perché l’ha chiesto lui, la famiglia la torta il compleanno i fratellini le mogli acquisite gli Uomini Maggiorenni che sono i Secondi Padri, vi voglio tutti a festeggiare con me, Vito Corleone gli fa un pippone, giuro, insomma prima di soffiare l’happy birthday dei suoi tredici faticosissimi anni fa in tempo a raccontarmi di Ale.

Ale vive al Pilastro, ha i bermuda col teschio da tamarro ma tutte le domeniche va in chiesa. Mio figlio ha la simpatica idea di dire ad Ale, in una notte gallese senza orari, che è ateo e non battezzato. “Sono ateo e sbattezzato” dice proprio al povero Ale. A mo’ di vanto.

Ora, ai tempi miei, chi non era cresimato era una bestiolina, come diceva mia nonna. Figuriamoci il battesimo.

Respiro forte e provo a spiegargli che lui non è effettivamente ateo. Perché deve ancora studiare e crescere e capire che diamine sarà.

Io. Sono. Ateo. Quando muoio muoio. E basta.

“…”

“E non sono battezzato perché tu stessa, Madre, mi hai detto che mi avresti lasciato la possibilità di farlo da grande. Se mai avessi voluto farlo, intendo”

“…”

“Tipo anche adesso. Adesso, se volessi, potrei andare e dire voglio battezzarmi. Così, capito.”

 

Insomma, Ale che vive al Pilastro ed è un tamarro, sentendo che lui è ateo e non battezzato gli risponde: Ma allora sei un comunista.

Lui dice: Sì, e allora.

Poi ci pensa un poco, e gli dice: scusami eh, Ale, ma se uno è ateo non vuol dire che per forza è comunista. E comunque sì, io sono comunista perché mio nonno lo è, e mia nonna lo è, e mia madre lo vorrebbe essere. Però se uno ti viene a dire che è ateo non per forza deve essere comunista. Che cazzo c’entra, non son mica sinonimi.

Dice così.

Io, Madre, lo sgrido: non devi usare un linguaggio volgare o parolacce tipo ‘cazzo’ nelle tue argomentazioni oppositive.

“Ma mi ha fatto girare i coglioni, che cazzo di discorso è, uno può essere ateo e non comunista e un comunista non dev’essere per forza ateo”

“…”

“Cazzo, mamma, ti sembra un discorso da fare. Poi mi è pure sceso nella top ten delle amicizie, Ale, dico, perché una notte mi ha tenuto sveglio a dirmi che dovrebbero mettere le barriere nel mare alte così per non fare arrivare gli africani, e diceva anche che bisognerebbe ammazzare tutti quelli non italiani, insomma lui voleva un mondo fatto solo da italiani”

“…”

“Tu pensa che razzista”

 

“Senti, mamma, ma tu lo sai come si dice puttaniere in turco?”

“No, non lo so”

“E scoreggia in inglese?”

“Neanche. Tesoro.”

“Che ore sono?

“Le sei e mezza”

“Era già iniziato il cesareo?”

“Era già iniziato. E pure finito. Eri già uscito. Te ne stavi lì, con occhi da terrorista, neri come la fame, nella culletta dell’ospedale a guardare il mondo intorno a te”

“E lo zio Mario ti portò dei toast, vero?”

“Lo zio Mario mi portò dei toast, sì”

“Sto andando verso i quattrodici. Te ne rendi conto?”

“Me ne rendo conto, tesoro. Sì.”

“L’anno prossimo festeggiamo con dei toast. Ce li porta lo zio Mario.”

“Va bene, tesoro.”

“E forse per quell’epoca mi sarò pure battezzato.”

 

“Mamma, ma li mangiasti poi i toast dello zio Mario, quella volta?”

sabato, 13/07/2013

Lo story coaster

[di quel solito geniaccio di Grant Snider]

giovedì, 11/07/2013

La parola definitiva sulle differenze tra geek e nerd

[se sei un vero nerd, vorrai sapere come è stato ricavato questo grafico. E vorrai vederlo ingrandito per studiartelo bene]

lunedì, 24/06/2013

Gente pronta per la miniera

I Mars Argo, che hanno preso la celeberrima suoneria “Marimba” dell’iPhone e ci hanno costruito sopra una canzone. Abbastanza irritante (e non poteva essere altrimenti).

 

mercoledì, 19/06/2013

Evolution of Get Lucky

[chevvelodicoaffà]

 

venerdì, 07/06/2013

Vincere tutto

Chi può capire capisce, gli altri niente.

(via)

mercoledì, 05/06/2013

It’s not about the nail

[sintesi eccellente]

lunedì, 03/06/2013

Ma la cover ska di Such great heights dei Postal Service l’avevate sentita?

Io no. Avevo sentito quella screamo e ovviamente quella acustica di Iron and wine, ma questa mi mancava. Non so bene come sia possibile, ma non mi dispiace neanche.

 

[e se non vi basta, per celebrare la reunion della band e le date europee di questi giorni - io li ho visti al Primavera Sound di Barcellona, e il loro live è stato esattamente come me l'aspettavo: mi sono divertito - qui ci sono 14 Postal Service Covers To Hold You Over Until The Reunion Tour]

sabato, 01/06/2013

Velleità perturbate (Perturbazione VS I cani)

Non ho (ancora) scritto niente di Musica X, il nuovo disco dei Perturbazione, che a fronte della ‘svolta’ pop (elettronico) è una creatura musicale ben complessa che non ho inquadrato per bene. Non posso però farmi sfuggire la segnalazione di questa notevole cover due-chitarre-acustiche-e-un-sacchetto-in-testa di Velleità, singolone de I Cani che un paio di primavere fa ha monopolizzato i nostri stereo. Non a caso all’interno del disco dei Perturbazione c’è anche una canzone (Questa è Sparta) che vede alla voce proprio Niccolò de I Cani. Generazioni di gente che sa scrivere canzoni a confronto, e vincono tutti.

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venerdì, 31/05/2013

Una lezione di leadership dal tizio che balla a un festival

Leadership Lessons from Dancing Guy è un video illuminante. (via)

If you’ve learned a lot about leadership and making a movement, then let’s watch a movement happen, start to finish, in under 3 minutes, and dissect some lessons:

A leader needs the guts to stand alone and look ridiculous. But what he’s doing is so simple, it’s almost instructional. This is key. You must be easy to follow!

Now comes the first follower with a crucial role: he publicly shows everyone how to follow. Notice the leader embraces him as an equal, so it’s not about the leader anymore – it’s about them, plural. Notice he’s calling to his friends to join in. It takes guts to be a first follower! You stand out and brave ridicule, yourself. Being a first follower is an under-appreciated form of leadership. The first follower transforms a lone nut into a leader. If the leader is the flint, the first follower is the spark that makes the fire.

mercoledì, 29/05/2013

Impronte digitali che viaggiano da ferme

Nelle scorse settimane io e il mio co-titolare di Impronte Digitali siamo stati un po’ più affaccendati dal solito (io sono stato al Primavera Sound di Barcellona, lui al Salone del libro di Torino), quindi per la puntata di lunedì abbiamo deciso di chiamare in nostro soccorso Francesca. La vostra beniamina non si è fatta pregare, e in quattro e quattr’otto ha tirato fuori dal cappello una puntata coi fiocchi: unendo i puntini che tra i due eventi di cui sopra passano dal Festival di Cannes (anch’esso svoltosi nelle scorse settimane), ha avuto la bella idea di fare una chiacchierata con Michele Gravino, che di questi tempi tiene un gran bel blog sul sito del National Geographic che si chiama Viaggi da fermo, e che proprio al surreale luogo in cui è ambientata l’opera dell’unico italiano premiato sulla croisette ha dedicato il suo post più recente.

 

In questo viaggio tra gli eventi della settimana ci siamo quindi fermati a Tristan da Cunha, sperduta isoletta in mezzo all’Oceano Altantico che vince il premio di luogo più isolato del mondo (più di 2000 chilometri dal posto più vicino, che non è poi una gran metropoli ma l’isola di Sant’Elena in cui fu esiliato Napoleone) e in cui è ambientato 37° 4 S, cortometraggio di Adriano Valerio che ha preso una menzione speciale al Festival di Cannes. E’ stata un’ottima scusa per parlare con Michele del suo bel blog, che parte da eventi o storie di cronaca per esplorare alcuni luoghi del mondo grazie a tecnologie come Google Maps o Street View; un’idea che semplice che però funziona a meraviglia.
Qua sotto c’è il podcast. Buon ascolto.

 

MP3 Impronte digitali – Viaggio da fermo

martedì, 28/05/2013

Scolpire le ombre (3)

Sapete già che ho un po’ una fissa per quelli che scolpiscono le ombre; e dopo Kumi Yamashita e Tim Noble e Sue Webster, ora è il turno delle opere di Diet Wiegman. Piccoli prodigi fatti di niente, tipo questo:

 

martedì, 21/05/2013

Brassft punk

Non so se è successa la stessa cosa anche a voi, ma nonostante il mio lettore ultimamente abbia visto un’impressionante infilata di dischi nuovi di nomi a me molto cari (da Nick Cave ai The National, dai The Knife a James Blake, dai Perturbazione ai Vampire Weekend, dagli Strokes ai Phoenix), credo di aver accumulato più ascolti di Random Access Memories dei Daft Punk nell’ultima settimana che di tutti i dischi sopra citati nei due mesi precedenti. Non è un disco perfetto (per certi versi è persino pigro), ma a quanto pare era esattamente quello di cui avevo bisogno in questo momento.

Mentre sono occupato ad ascoltare Giorgio by Moroder col repeat (l’ho fatto) e poi a recuperare i dischi di cui sopra (perchè lo farò), voi ascoltatevi i Brassft Punk, una brass band di New Orleans che ha messo online questo clamoroso EP che contiene 4 grandi classici del duo francese interamente rifatti a base di fiati. Lo amerete.

 

lunedì, 20/05/2013

Epifani e Caravaggio

[Al di là dell'ovvia lettura metaforica della caduta del nuovo segretario del PD Epifani di questo pomeriggio ad Avellino, immagino di non essere l'unico a rimanere incantato da questa foto (trovata su Repubblica). Non sembra anche a voi un quadro di Caravaggio?]

venerdì, 17/05/2013

Fuga dalla seconda media

“Mamma, come si scrive Cristal Meth”?

“Mamma, come si scrive Reykjavik?”

“Mamma, come si scrive Bastianich?”

“Ma tu lo sai cosa vuol dire inadeguatezza? No, non lo sai.”

“Tra poco le medie finiscono, quindi evito di innamorarmi.”

“Mamma, potresti andarci piano con Bed in Breakfast (Breaking Bad, n.d.R.), che poi mi diventi tossica di Cristal Meth?”

“Credo che in questo quadrimestre avrò un bel 10 in inglese.”

“Mamma, ho preso cinque in geografia. La Svezia. Non ti arrabbi vero?”

“Te l’ho detto. Ho deciso di innamorarmi al liceo. Almeno ho cinque anni davanti. Tra un po’ questi delle medie non li vedo più.”

“Liceo? A cosa mi serve il liceo? Tra un annetto pubblicherò il mio romanzo e vi mantengo tutti quanti”

“Cavolo, la A. (Gnocca Delle Medie, n.d.R.) ha saputo che scrivo un romanzo e mi minaccia ogni ricreazione. Se non le do un pezzo di merenda lo dice a tutta la classe.”

“No, ma, sentirsi inadeguati. I-na-de-gua-tez-za. Ecco.”

“Io non voglio dare un pezzo di merenda all’A. Cioè, lei solo perché è gnocca pretende tutto. E quando la interrogano, i maschi si sperticano per suggerirle. Non è giusto”

“La A. da grande vuol fare il liceo delle estetiste”

 “Io non ho bisogno di fare il liceo. Io farò lo scrittore”

“Mamma, ma i Phoenix sono così famosi come hai tentato di farmi credere in tutti questi anni?”

“Mamma, ma gli Shout out Louds li conosce qualcuno?”

“La Svezia, cavolo. Non mi veniva in mente niente, se non l’Ikea.”

“Comunque la prof. di inglese mi ha messo una nota perché ho detto “cazzo è chin?” durante Simon Says. Simon says… chin! e io non sapevo che cazzo era.”

“La A. la dovrebbero bocciare. Altroché.”

“Mamma, ma secondo te i miei compagni lo sanno chi sono i Phoenix?”

“Mamma, lo sai che Fede va a fare l’alberghiero, perché dopo vuole fare Masterchef?”

“Mamma, scusa, en passant, cosa vuol dire chin?”

“Mamma, ma se scrivo ‘inadeguatezza’ nel romanzo poi nessuno me lo compra più?”

“Mamma, tu sei in grado di rimediarmi qualunque pettinatura orrenda mi facciano quei mostri di parrucchieri dove mi porti.”

“Tra cinque anni (al compimento del diciottesimo anno, n.d.R.) non mi taglierò mai più i capelli.”

“Io li odio, quelli che usano il phon”

“Io li odio, quelli che suggeriscono all’A.”

“Io le odio, le femmine con lo smalto”

“Io lo odio, Beppegrillo”

“Mamma, scusa, puoi controllare su Facebook se la mia prof. di italiano è grillina?”

“Tra cinque anni, mi farò una doccia al mese.”

“Bastianich si è venduto!”

“Madonna che schifo sti capelli. Sembro Justin Bieber”

“Io lo odio Justin Bieber”

“Io li odio, quelli che contribuiscono al riscaldamento globale con i loro phon”

“Io la odio, l’epica”

“Tra cinque anni andrò a vivere nelle campagne londinesi, nella casa che mi comprerò con i proventi del mio romanzo. Potete venirci tutti, tanto sarà una casa enorme. Tutti tranne la prof. di italiano.”

“Cazzo è chin?, mi è scappato a inglese. Cazzo. Però tutti mi hanno dato il cinque, dopo.”

“Ma quant’è figo il tizio giovane di quella roba che guardi tu sulle Cristal Meth?”

“Mamma, mi compri una felpa come quello lì che spaccia Cristal Meth?”

“Mamma, mi porti da un barbiere che mi pettini come quello lì delle Cristal Meth?”

“Mamma, ma tu lo sai veramente cos’è chin in inglese?”

“Mamma, ma tu lo sai veramente quanta di quella merda ci mettono dentro alle Cristal Meth?”

“Ecco, potessi fermare il tempo. Questa è la lunghezza perfetta. Non crescete più, capelli. Siete perfetti.”

“Mamma, nessuno di quelli che conosco ha votato grillo, vero?”

“Mamma, ma tu lo sai chi è Justin Bieber o ascolti solo Shout Out Louds e roba svedese?”

“Mamma, tu non ti sei mai fatta di Cristal Meth, vero?”

mercoledì, 15/05/2013

E’ Primavera

Eggià, è tornato quel momento dell'anno in cui la stagione si scrive con la lettera maiuscola, perchè non si riferisce a un periodo dell'anno ma al Primavera Sound, il miglior festival musicale d'Europa (gli altri ormai neanche ci provano più) che tra meno di una decina di giorni sarà di scena come al solito al Parc del Fòrum di Barcellona. L'ultima volta che ci sono stato mi ero ripromesso di non tornarci a breve (non perchè sia brutto, anzi) e di provare a esplorare anche altri festival; poi però qualche mese fa è uscita la line-up (presentata con un video spettacolare) e davanti a nomi come Blur, Nick Cave & the bad seeds, Phoenix, Postal Service, The Jesus & Mary Chain, The Knife, James Blake, My Bloody Valentine, Tame Impala, Grizzly Bear (e potrei continuare) non ho saputo resistere e mi sono assicurato un biglietto per la tre giorni catalana.

 

Quest'anno ho idea che la quantità di italiani tra il pubblico sarà ancora superiore al solito, quindi saremo in tanti ad avere l'annoso problema degli incastri nella composizione della propria time-table personale. Come sempre le pagine sul sito ufficiale non aiutano, e sono più utili questa versione aggiornata della time-table su Clashfinder (che è possibile personalizzare per creare il proprio percorso. Il mio è qui: in verde le cose imperdibili, in blu le alternative), o quelle stampabili (come questa in excel o questa in PDF) create dagli utenti del forum. E non dimenticate di studiarvi la mappa, in cui potrete scoprire che quest'anno il palco principale (l'Heineken Stage) è quello più lontano all'ingresso (quello che due anni fa si chiamava Llevant e l'anno scorso Mini) e che quindi per seguire i nomi più grossi e alternarsi tra quello e il Primavera Stage ci sarà da pedalare. Un buon modo per smaltire la birra, no?

martedì, 14/05/2013

Gli ebook rilasciano impronte digitali

di

gutenberg francobollo

Libri di carta e libri digitali. A radiocitta'fujiko abbiamo radunato una lettrice seriale infervorata e battagliera, un editore ottimista che ha ammesso e promesso di voler fare di più e una libraia che immagina come potrebbero cambiare spazi, allestimenti e filosofia del suo lavoro.

 

Tre punti di vista e lettura diversi, con qualche punto di incrocio e affinità in comune, per una puntata speciale di Impronte digitali.

 

 

 

MP3 – IMPRONTE DIGITALI EBOOK

 

 

Francesca, lettrice

Gli ebook mi piacciono da matti. Consiglio di cominciare dai classici, Promessi Sposi, Karamazov e tra le case editrici indipendenti brave nel digitale Perdisa e Sugaman. Sono anche una lettrice forte di libri cartacei e posso dire che l'ebook non sostituisce la carta, ma dovrebbe esser visto, sia da editori che lettori, come un'opportunità in più, una possibilità in più di scelta sul mercato. Leggo ebook soprattutto in autobus, dove spesso mi guardano come una marziana. Eppure il mercato sta crescendo, quindi lettori di ebook dove siete? Vorrei conoscervi.

 

Marco Cassini, editore Minimum Fax

Non mi preoccupo per il futuro dei libri di carta. Sono due supporti e strumenti diversi. I lettori cartacei e digitali consumeranno sempre letteratura, e questo va bene, così come quando è arrivata la musica digitale non si è smesso si acquistare, suonare e andare ai concerti. Come editore ammetto la colpa di non aver ancora pubblicato libri, collane che sfruttano meglio il formato digitale e non siano solo la riproposizione di libri pensati per la carta. Siamo un po' in ritardo, ma se gli editori facessero questo passo, gli ebook sarebbero più ricchi e allo stesso tempo salverebbero il libro cartaceo che sarebbe qualcosa di completamente diverso.

 

Barbara, libraia

Credo non esisteranno più le librerie come le intendiamo ora. Credo potranno esistere, e mi auspico esisteranno, dei piacevoli luoghi fisici di incontro dove offrire la possibilità di svariati consumi culturali, dove il cliente quindi potrà vivere diverse esperienze e acquistare diversi prodotti. Potrebbero essere luoghi di nicchia o al contrario una sorta di “piazze culturali”. Mi auguro la seconda.

martedì, 14/05/2013

Pubblicità progresso per nerd

[La pubblicità progresso contro i finti nerd di Portlandia]