suoni

giovedì, 31 03 2011

Inkiostro Out of winter 2011 nastrone

 

 

Alla fine ci siamo liberati anche di questo Inverno, ed è una buona notizia. Non so se è capitato solo a me, ma con gli anni anche se mi sono sempre definito senza esitazioni un winter guy l'arrivo della bella stagione è diventato sempre di più qualcosa da festeggiare, magari al suono di una compilation da ascoltare il macchina col finestrino abbassato o in cuffia mentre decidete di staccarvi dal computer e di fare la prima passeggiata della stagione.

Come lo scorso autunno, la scorsa primavera e il precedente inverno, il nastrone è scaricabile traccia per traccia o in un pratico zippone iPod friendly provvisto di copertina; inoltre, carico del server permettendo, le tracce sono anche ascoltabili online grazie al player di fianco a ciascuna di esse (che poi procede in sequenza con il resto della playlist). Buon ascolto.

 

 

MP3  01. Discodeine (feat. Jarvis Cocker) – Synchronize (Radio Edit)

Si comincia dal ritorno di King Jarvis. Nell'anno della reunion dei suoi Pulp, il re dei dandy britannici si concede questa lussuosissima ospitata nel bel singolo dei Discodeine, e sentirlo in queste inedite vesti tra disco e house marca DFA è un piacere per le orecchie. E la classe è la solita, inarrivabile quasi per tutti.

 

MP3  02. Amanda Palmer (feat. The Young Punx) – Map of Tasmania

Ma non si vive di sola classe. E allora stacchiamo con questo pezzaccio smutandato di Amanda Palmer, in cui la ex voce dei Dresden Dolls, ora stella dei social network e da poco moglie di Neil Gaiman, canta un inno a una certa area boschiva del corpo femminile, nascosta (per modo di dire) dietro la sapida metafora della mappa della Tasmania. Non riesco a trovarla di cattivo gusto, nè a smettere di canticchiarla.  

 

MP3  03. Joan as a policewoman – The Magic

Non avevo mai davvero approfondito la musica di Joan Wasser, e un paio di mesi fa ho messo su il suo nuovo disco quasi più per dovere di completismo che per reale curiosità. Quando i pezzi ci sono, però, sanno bucare il velo di indifferenza, ed è quello che è successo con questo pezzo e con il suo groove di Rhodes che prima ti prende, e poi ti inchioda. 

 

MP3  04. Summer fiction – She's Bound to Get Hurt

Era Febbraio, ma con l'incrocio di pianoforte e clavicembalo del pezzo che apre il disco di Bill Ricchini sembrava già Primavera. E se pensate che sia facile, sbagliate: ci sono gli anni '60 e i Belle & Sebastian, il cantautorato dei Magnetic Fields e il migliore hook di un pezzo che avrebbe potuto spopolare alla radio in tempi meno patinati e frenetici di quelli odierni. Un'alchimia fragile, ma perfetta.

 

MP3  05. The Jacqueries – She's not Fond of Love Songs

Gli autori di uno dei migliori dischi italiani di fine 2010 hanno poco più di 20 anni e vengono da Roma, ma l'età e la provienienza non le indovineresti mai sentendo come padroneggiano il migliore sound indie degli anni '90 e ci tirano fuori ottime canzoni. Bravi. 

 

MP3  06. Last Europa Kiss – The ballad of johhny boy

Sono un duo di volti noti bolognesi, di quelli che di musica ne masticano assai ma se serve non esitano a sporcarsi le mani. E quindi tirano fuori chitarra, drum-machine e tamburello, e si muovono tra indie-pop a bassa fedeltà e post-wave come piace a noi. Sono ancora agli inizi, ma le carte ci sono.

 

MP3  07. Air Waves – Knock Out

A questi giro la Primavera chiama indie-pop: voci incerte, cantilene lievi e quattro accordi in punta di chitarra col sole fuori dalla finestra sono tutto quello che serve. Vengono da Brooklyn, sono capitanati da Nicole Schneit e se non li conoscete mi sa che li amerete.

 

MP3  08. The gin and tonic youth – White tight tights

Nome di band dell'anno, e forse del secolo. Basterebbe solo quello, ma poi il pezzo è proprio carino, e allora ti scopri ad ascoltarlo dimenticando il loro talento per i calembour e godendoti solo la canzone. Vengono dalla Norvegia, e prima o poi potrebbero diventare i nostri nuovi eroi. 

 

MP3  09. GROUPLOVE – Colours

Questi invece hanno un nome bruttissimo, ma secondo la BBC «sono come i Dinosaur Jr che incontrano i Moldy Peaches in una tana segreta al tramonto». Io non ci sento nessuna delle due band, oppure ce ne sento anche decine di altre (più o meno quasi tutte le indie-band con voce sguaiata e chitarre entusiaste, dai Pixies ai Clap your ahdns say yeah), ma chi sono io per contraddire la BBC? 

 

MP3  10. The pains of being pure at heart – Belong

Chi l'avrebbe mai detto che il ritorno dei Pains sarebbe stato sulle note di questi chitarroni sonici anni '90? E chi se lo ricordava che gli Smashing Pumpkins di Siamese Dreams ci piacevano così tanto? Dopo le inevitabili perplessità iniziali me lo sono ricordato, e anche se con una punta di guilty pleasure approvo la scelta. Li ha salvati dall'oblio del secondo disco, e non è mica poco.

 

MP3  11. Tapes'n'Tapes – Freak Out

Tra le prime vittime del backslash degli m-blog (quando gli m-blog erano una piccola potenza e contavano non poco) i Tapes'n'tapes secondo me hanno sempre avuto le carte per fare bene, e col disco nuovo non riesco proprio a cambiare idea. Provateci voi, se ci riuscite. 

 

MP3  12. The Strokes – Under Cover Of Darkness

Troppi soldi, troppo successo, troppi ego e troppo grossi, e il ritorno degli Strokes fa un po' acqua da tutte le parti. Ci siamo forse tutti dimenticati che il loro disco precedente era bruttino, e il singolo apripista del disco nuovo se lo magna in un sol boccone. Da ballare tutta l'Estate. 

 

MP3  13. The Vaccines – Post break up sex

Lo sapete già: la next big thing britannica questa volta mi convince, e mica poco. Il loro singolo sarà anche un banale pezzo pop-rock costruito su un giro di Do, ma è un gran bel banale pezzo pop-rock costruito su un giro di Do. Sono un tipo di poche pretese, non mi è mai servito molto di più. 

 

MP3  14. Peter, Bjorn & John – Dig A Little Deeper

Il trio di svedesi di Young Folks non se li caga più nessuno, ma se con il disco di due anni fa avevano un po' ragione, col disco nuovo si sbagliano di grosso. Le canzoni ci sono, la scrittura pop è migliore forse anche degli esordi e c'è una tale densità di piccoli anthem da darvi l'imbarazzo della scelta. Questa è la mia preferita, provatela in macchina col sole e mi direte.

 

MP3  15. Banjo or freakout – Idiot rain

Dura la vita per Alessio Natalizia, torinese tenace che è partito anni fa dai mai troppo lodati Disco Drive e col suo progetto solista è arrivato a giocare in Premiére League: la scena è affollata, il gioco è più pesante, le ballad eteree e sognanti sono un po' inflazionate e l'uomo di PItchfork ha detto No. Ma il disco è solido e il nuovo singolo è forse il suo pezzo migliore di sempre. Lo voglio in una colonna sonora.

 

MP3  16. Quakers and mormons – Speechless Sentence

Il disco del progetto collaterale di Maolo e Mancio dei My Awesome Mixtape è stato una bellissima conferma, e per chi non se l'aspetta sarà una bella sorpresa. Hip hop per chi non ama l'hip hop con basi originalissime (dal jazz alla classica al klezmer) e ottima sensibilità. Se usciva per l'Anticon eravamo tutti a gridare al miracolo, ma io me ne frego e un po' lo grido comunque.

 

MP3  17. Soft moon – Tiny Spiders

Quello dei Soft Moon è forse il migliore revival new wave che si possa desiderare, privo delle pose di tante band che, ripescando negli ultimi anni questi suoni, ne hanno banalizzato le peculiarità e annaquato la forza. Linee di basso di rara cupezza, ritmiche martellate, voce che si perde nel riverbero e synth acidi e spaziali. Notevolissimi.  

 

MP3  18. PJ Harvey – In The Dark Places

Con le settimane il nuovo disco di Polly non esce dal lettore, ma in mezzo al pur eccellente e assai originale pastiche sonoro che lo compone il mio pezzo preferito è forse la canzone più tradizionale. Una ballad oscura e grattuggiata mesta come una marcia funebre, che parla di guerra e morte. 

 

MP3  19. Ducktails (feat. Panda Bear) – Killin The Vibe

Che sia con la sua eccellente band principale (i Real Estate) o con il suo progetto solista Ducktails, quando Matthew Mondanile imbraccia la sua chitarra liquida io mi sciolgo. Qui poi si fa aiutare dall'Orso Panda in libera uscita dagli Amimal Collective, e la languida nenia che ne esce è roba da 10 e lode.

 

MP3  20. Sara Lov – Square Heart (The Black Heart Procession cover)

«I've got a square old heart / and no one makes the parts that I need»: comincia così quello che forse sulla distanza è uno dei più bei pezzi di sempre dei Black Heart Procession, sapientemente scelto da Sara Lov per il suo disco di cover. Affranta ed elegiaca, come da copione, forse ancor più dell'originale con questa veste di pianoforte ed archi. E sempre molto vera.

 

MP3  21. J Mascis – Several Shades of Why

Non avrei veramente mai detto che il nuovo disco solista del cantante dei Dinosaur Jr potesse essere così bello. Scrittura eccellente, arrangiamenti acustici splendidi, linee e suoni di chitarra essenziali ma memorabili. Uno dei migliori disco di inizio anno.

 

 

ZIP  AAVV – Inkiostro Out of winter 2011 Nastrone

lunedì, 28 03 2011

Bach all’ukulele

Cose che non sai bene come trovi in rete e poi ti innamori: la virtuosa dell'ukulele hawaiiana Taimane Gardner suona una specie di medley della Toccata e fuga di Bach, della Carmen di Bizet e del Fantasma dell'opera di Andrew Lloyd Webber. Probabilmente è più lo show della tecnica vera e propria, però funziona dannatamente bene.

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venerdì, 25 03 2011

Black Friday

di

Oggi è il terzo venerdì che passiamo in compagnia di Rebecca Black, quindi sono trascorsi abbastanza secoli-internet per poter esaminare il vero fenomeno virale del 2011 post-Charlie Sheen. Se non sai a cosa mi riferisco, innanzitutto spero che la SIP ti ripari presto la linea, e poi fatti descrivere questo video da un tuo amico che “naviga”.
 
Rebecca Black (13, F, California) ha più di 39 milioni di visite su YouTube, ha venduto 40.000 copie in una settimana e ha scatenato una gara infinita di meme e parodie (a tenere alto il tricolore, ci pensa il meraviglioso Rebecco Nero). Ha anche ricevuto minacce di morte e la sua “Friday” è stata definita la peggior canzone di sempre.
 
È divertente? Sì, il video è inavvertitamente comico per molte ragioni. È amatoriale, ma non abbastanza per finire nella categoria “fare gli scemi con la telecamera in un pomeriggio di noia”. È professionale, ma non abbastanza per sembrare un video musicale vero e proprio. La produzione, il green screen e gli effetti speciali (il lampione che diventa fermata del bus!) evidenziano il fatto che qualcuno ci ha messo dei soldi e ha preso la cosa sul serio, e ai nostri occhi si crea lo stesso effetto comico dei film low-budget che si credono Guerre Stellari. Quanti soldi? 2.000 dollari: una cifra ridicola per girare un video, una cifra esorbitante per fare un regalo alla propria figlia tredicenne. “Voglio un videoclip” è il nuovo “voglio un pony”.
 
Poi c’è lei, Rebecca, con una voce insignificante (manipolatissima) e poca verve da popstar. Confrontatela con Bieber o Britney e Justin Timberlake ai tempi del Mickey Mouse Club e capirete che non è solo una questione età o di talento: Rebecca è una ragazzina che si sta divertendo con gli amici e pensa “cazzo, figata!”, non una che ha il discorso per i Grammy già pronto nel taschino. È una concorrente dello Zecchino d’Oro, ma per sua sfortuna al posto del Mago Zurlì c’è 4chan.
 
Ma la cosa che sembra aver suscitato più ilarità è il testo della canzone. “Friday” è la giornata-tipo di un'adolescente che si sveglia, fa colazione, deve scegliere dove sedersi sulla macchina degli amici e aspetta con ansia il weekend. È così derisibile? Non vi ricorda niente?
 
Wake up in the morning feeling like P Diddy
Grab my glasses, I'm out the door, I'm gonna hit this city
Before I leave, brush my teeth with a bottle of Jack
Cause when I leave for the night, I ain't coming back
I'm talkin’ 'bout pedicures on our toes, toes
Trying on all our clothes, clothes
[…] 
Tick tock, on the clock

But the party don't stop, no

 
Queste strofe sono tratte da “TiK ToK” di Ke$ha, il singolo più venduto del 2010 (12.8 milioni di copie, top 3 in 13 paesi). "TiK ToK" è "Friday", ma cantata da un'adulta, prodotta da adulti e per un pubblico adulto. Di fronte alla tautologica "pedicure per le dita dei piedi" e il Jack Daniels come collutorio, che Dio benedica i cereali di "Friday". E non dimentichiamoci che l'umiliazione della Black sta avvenendo in un mondo che nomina ai Grammy album contenenti le rime "I wanna see your peacock, cock" e "fill up my cup, mazel tov". Nel contesto del pop odierno, c'è poco da stupirsi e se una tredicenne fa della musica di merda un punto d'arrivo e non è difficile capire da dove ha preso l'ispirazione. È difficile capire perché non sia già alla numero uno.
 

lunedì, 21 03 2011

Jens Lekman e Kirsten Dunst

Se tutto va bene il 2011 dovrebbe essere l'anno del ritorno di Jens Lekman, il  crooner del cantautorato indie-pop svedese che tutti amiamo e che non ci regala un disco da ben 4 anni. 

Sperando che sia un segno il nostro nel weekend ha suonato a Londra per il Read and shout festival, e, come racconta The line of best fit, ne ha approfittato per presentare un paio di pezzi nuovi: la tipica ballata lekmaniana Every little hair knows your name e la dolceamara ed esilarante Waitin for Kirsten, in cui la Kirsten del titolo è l'attrice Kirsten Dunst:

 

Set highlight ‘Waiting For Kirsten’ gained the biggest response of the night as Jens explained the story behind the tribute of the Spiderman star. Telling the tale of discovering that Dunst had recently name-checked him in a magazine article, he went on to jest with the audience  ”what is a suburban potato chips factory boy like me supposed to do when Kirsten comes to my home town except obsessively stalk her all night?”. Naturally. [#]

 

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venerdì, 18 03 2011

Il ritorno dei Forty Winks

Sono la band di regaz bolognesi per eccellenza, in attività da più di 10 anni e con all'attivo un bel po' di date live tra cui diversi sold-out nei locali che ci piacciono. Adesso, dopo un po' di anni di assenza, i Forty Winks sono tornati, e continuano a spaccare come e più di prima. Il nuovo disco si chiama Bow Wow, esce per Unhip e fotografa una band in splendida forma, che alterna il suo classico sound tirato ad aperture melodiche che a volte fanno venire in mente il migliore rock britannico, a volte cose come i Queens of the stone age. Il tutto con poche pose e, dal disco si capisce, divertendosi assai. 

 

I Forty Winks suonerano sabato al Covo per il release party del nuovo disco, e sarà sicuramente una gran bella serata. Come non bastasse, a seguire il sottoscritto e Mr Giovanni 'UDA' Gandolfi a mettere un po' di dischi in Sala grande. Ci vediamo là.

 

 

MP3  Forty Winks – Mannequins

MP3  Forty Winks – Beneath her feet

 

 

[la foto è di Caterina Pecoraro]

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venerdì, 18 03 2011

Smells like a rotten boy band

In tema di cover horror, questa mi era completamente sfuggita. E sì che, essendo in formazione a 4, probabilmente risale a prima della reunion e ha quindi almeno un anno. Signore e signori, ecco a voi i Take That che rifanno Smells like teen spirit dei Nirvana. Come dice Dis0rder che l'ha postata su Facebook, qualcosa di molto vicino a una profanazione di cadavere. Proprio per questo, secondo me, a Cobain sarebbe piaciuta.

 

 

mercoledì, 16 03 2011

Win Win

Nella giornata in cui tutti i blog musicali e le webzine del mondo linkano in pompa magna le due canzoni della collaborazione tra Four Tet, Burial e Thom Yorke (che non sono brutte, ma da tre nomi del genere era lecito aspettarsi qualcosina di più), io sono invece assai più esaltato per essermi imbattuto in un nuovo pezzo dei National (con Sharon Van Etten ai cori), scritto apposta per la colonna sonora del nuovo film di Thomas McCarthy Win win. Potrei dilungarmi e scrivere quanto la qualità della loro produzione si mantenga a livelli altissimi anche nei pezzi minori, ma tanto nessno lo leggerebbe, so che avete già tutti spinto Play.

 

 

MP3  The National – Think you can wait

mercoledì, 09 03 2011

Post break-up brit rock

 

E' una cosa che ho sentito (e detto) abbastanza spesso chiacchierando con qualche DJ dietro la consolle: sono almeno un paio di anni che dall'Inghilterra non vengono fuori singoli indie-rock davvero buoni da ballare in pista. Qualche anno fa volendo era possibile fare anche mezz'ora di set solo mettendo singoli nuovi (tra Franz Ferdinand, Keiser Chiefs, The Libertines / Babyshambles, Maximo Park, The Rakes, Pete & the pirates, The Wombats, Klaxons, 1990s, Foals, These New Puritans e via così), ed era tutta roba che funzionava bene e si faceva cantare e ballare assai volentieri. Poi, di colpo, un po' il nulla.

 

Chissà se nel 2011 le cose cambieranno. Non è che sia proprio una cosa per cui non dormire la notte, ma se il buon giorno si vede dal mattino possiamo riporre tutte le nostre speranze nei Vaccines. Hype furibondo già da mesi, copertina di NME d'ordinanza, presenza in praticamente tutte le classifiche delle band più promettenti dell'anno nuovo e, infine, contratto con una major già in saccoccia. Ora non resta che aspettare il disco (è questione di giorni), ma già i primi due singoli hanno praticamente tutto quello che serve: ritornelli memorabili, giri di chitarra ben fatti, testi furbi e ottima produzione. E finalmente in pista funzionano.

 

 

MP3  The Vaccines – Post break-up sex

MP3  The Vaccines – Wrecking bar (ra ra ra)

martedì, 08 03 2011

The Fox and the Bear

Non capita spesso di avere l'occasione di ascoltare due delle voci più belle della scena indie/folk che duettano, e ancora meno spesso capita perchè uno dei due carica su Megaupload un EP da tre pezzi e poi lo linka da twitter. Invece è quello che è successo qualche ora fa con Robin Pecknold dei Fleet Foxes, che non sapendo cosa fare con 3 pezzi rimasti fuori dai dischi (tra cui un duetto con Ed Droste dei Grizzly Bear), ha caricato la cartella online e l'ha linkata da twitter presentandola con poche parole:

 

So, I recorded three acoustic songs a couple weeks ago in LA with my friend Noah. Here's a link to download them:  One is a duet with my friend Ed Droste from the amazing band Grizzly Bear, one is just a new solo jam, and one is a cover. These aren’t Fleet Foxes songs, but I didn’t know where else to disseminate it. Pretty mellow jam.  [## + # + #]

 

 

MP3  Robin Pecknold feat. Ed Droste – I'm losing myself

ZIP  Robin Pecknold – Three songs EP

venerdì, 04 03 2011

La indie crociera

Nei giorni scorsi il Village Voice ha pubblicato una gallery di foto scattate alla Bruise Cruise – a three day tropical rock'n'roll vacation, una specie di incrocio tra una mini-crociera e un festival musicale che ha avuto luogo lo scorso weekend tra Miami e le Bahamas, in cui una line-up di tutto rispetto (Black Lips, Vivian Girls, Ian Svenonious, Surfer Blood, The Oh Sees, The Strange Boys e vari altri) si fondeva con quella che prometteva di essere una tre giorni decisamente sui generis. Le foto in effetti parlano chiaro, e non poteva non saltarci a pesce anche il caro Hipster Runoff (che nel mentre ha anche scoperto quella che sembra una liason tra la giunonica Kickball Katy delle Vivian Girls e Jared Swilley dei Black Lips), per cui è stato facile fare paragoni con Girls gone wild e affini e tipicamente americane occasioni di partying hard.

 

Come ciliegina sulla torta, a tempo di record è stato diffuso il video di Go out and Get it!, nuovo singolo dei Black Lips (il cui disco uscirà a Giugno per Vice Records e sarà prodotto addirittura da Mark Ronson) girato proprio durante la suddetta crociera e in qualche modo perfetto per il mood uber-cazzone del pezzo (che non è affatto male) e della band. Che è composta dal tipo di persone che non vorresti mai come vicini di casa e forse neanche come amici, ma che a occhio sanno far festa come poche altre rock'n'roll band là fuori.

 

 

giovedì, 03 03 2011

Take me out, tonight

L'alunno confronti queste due (belle) versioni del classico degli Smiths, ed esprima la sua preferenza.

 

MP3  Dum Dum Girls – There is a light that never goes out (The Smiths cover)

MP3  Sara Lov – There is a light that never goes out (Ths Smiths cover)

venerdì, 25 02 2011

Rage against the school orchestra

Avete presente tutti i teen drama americani in cui i membri dell'orchestra sono sempre dipinti come i più sfigati e noiosi di tutti? Guardate questo video in cui l'orchestra della George Mason University suona Killing in the name dei Rage against tha machine e cambiate idea. Rock that clarinet!

 

 

mercoledì, 23 02 2011

Emilia Romagna capitale dell’hip hop

No, non sto parlando dell'esperienza storica dei Sangue misto e neanche della nobiltà di strada di Inoki, e neppure del gangsta dell'ultima fila Trucebaldazzi: qualche giorno fa passando in macchina dalle parti di Zésena in radio mi sono imbattuto ne La Lova, il nuovo singolo di DJ Tamoil e DJ Bietola (alias i Rap di Romagna), e sono rimasto rapito.
Le citazioni citabili del testo sono troppe per poterle enumerare, le metafore sapienti e vivide e il ritratto della figa lessa standard quasi fotografico; il video poi è una delle cose più belle che io abbia mai visto e quando ho sentito il resto della discografia del duo (Voglio la patonza sorpassa a destra i primi 883, Andem a Marena è l'inno alla Beverly Hills locale che ci mancava) e ho visto che sono stati ospiti persino su Pomeriggio Cinque sono definitivamente diventato un fan. Romagnoli, perchè ce li avete tenuti nascosti?

 

 

martedì, 22 02 2011

Ringo e la Morte Nera

Hanno un nome che è un gioco di parole intraducibile tra il batterista dei Beatles e la gigantesca astronave dell'Impero di Guerre Stellari (la Death Star, in italiano tradotta come Morte nera). Suonano uno shoegaze da manuale, che ha lo stesso mix di ingenuità nichilista e incoscienza rumorosa che fu dei My Bloody Valentine e dei Jesus and Mary Chain, ma quando si aprono al pop si muovono dalle stesse parti dei Pains of being pure at heart (mentre quando si abbandonano alle derive psichedeliche possono assomigliare addirittura ai Black Angels).
Sono i Ringo Deathstarr, e se non vi spaventano i volumi alti e le chitarre deragliate, ho idea che vi piaceranno.
Suonano sabato al Covo di Bologna e domenica al Mattatoio di Carpi. Ci si vede là.

 

 

 

 

MP3  Ringo Deathstarr – So High

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venerdì, 18 02 2011

Se ti concentri ci senti anche il mare

Ignoravo che su Youtube ci fosse gente che 'suona' melodie di canzoni usando solo i toni della tastiera dei cellulare, ma ora che l'ho scoperto devo dire che sono incantato (c'è anche Losing my religion, ma fino al finale non gli somiglia granchè). A quando il primo disco sperimentale interamente suonato così?

giovedì, 17 02 2011

Tu mi fai girar Tu mi fai girar come fossi Sara Lov

Una bella cover, classica ma un po' western, cantata con una pronuncia italiana quasi perfetta, la voce splendida di sempre e un arrangiamento elegantissimo: con queste premesse è consentito cimentarsi anche con un pezzo talmente famoso da essere quasi intoccabile, ed è quello che ha fatto Sara Lov con La bambola di Patty Pravo. 

La nostra amata cantautrice californiana è infatti tornata con un nuovo album (I already love you, che in Italia esce per la storica Irma Records mentre nel resto del mondo è acquistabile online anche in modalità up to you), e in quale settimana dell'anno poteva uscire un disco che contiene una cover del genere se non nella settimana di Sanremo?

(sì, lo so: La bambola non è una canzone di Sanremo. Ma passatemela, dai)

Tra un paio di settimane Sara Lov farà un tour italiano che passa un po' ovunque. Non perdetevela.

[grazie a Claudio]

 

 

 

MP3  Sara Lov – La bambola (Patty Pravo cover)

venerdì, 11 02 2011

Let Polly shake

Negli ultimi 4 giorni, da quando è in streaming integrale sul sito della NPR, ho ascoltato praticamente solo Let England Shake, il nuovo disco di Polly Jean Harvey.

Che sarebbe stata l'ennesima rivoluzione nel sound della cantautrice del Dorset era chiaro fin dall'emergere delle prime nuove tracce live, ma era anche chiaro che il cambiamento sarebbe stato anche su un altro livello. Non saprei spiegare esattamente il perchè, ma già da subito sembrava evidente che, dopo White Chalk, il gioco di maschere che aveva sempre caratterizzato la sua carriera (come scrivevo nel suddetto post: nuova promessa dell’alternative rock femminista, controversa e rumorosa mangiauomini, romantica e disperata femme fatale con parrucca e ciglia finte, timida ragazza acqua e sapone della campagna del Dorset, socialite mondana della Grande Mela, rude e androgina blueswoman e esangue e perduta dama dell’ottocento) era al termine, e che l'epoca in cui Everybody wants to be a PJ (but herself), come dicevo sette anni fa su queste pagine con un brutto calembour, stava per finire.

 

Polly ora sembra assai a suo agio nei panni di se stessa, e ha a disposizione una tavolozza che contiene ormai tutti i colori della musica, e una sicurezza di sè assai solida che le consente di sfruttarla con una fantasia spiazzante e imprevedibile. Ed era imprevedibile, almeno per me, il fatto che pur essendo così poco tradizionale Let England Shake mi sarebbe piaciuto così tanto.

Per il resto, del disco scrive benissimo Stefano Solventi (già autore del notevolissimo PJ Harvey – Musiche, maschere, vita) su SentireAscoltare:

 

Con Let England Shake inizia quindi a tutti gli effetti una nuova fase nella carriera di PJ. Niente più maschere, niente più ricerca di sé: sarà un caso se per la prima volta Polly non compare in copertina? La sua emotività è libera di indagare altrove, di aprirsi al mondo prendendosene cura, mettendo al centro della questione il tema evergreen della guerra, o meglio l'idea del conflitto come mito fondante di un popolo. Lo fa esplicitamente senza rinunciare ad una spiazzante elusività, ovvero parlando a nuora perché suocera intenda, all'Inghilterra assunta come simbolo arcaico di un imperialismo globale che – mutando modi, forme, alibi, nome – continua ad essere la spinta che pianifica le sorti della nostra civiltà. In questo senso, Let England Shake è un disco d'altri tempi, nel quale puoi addirittura avvertire la fragranza folle e urticante dei Sixties californiani antagonisti (in All And Everyone, con la sua madreperlacea solennità, sembra ammiccare al lirismo emblematico dei Jefferson Airplane). E' solo un rumore di fondo tra gli altri di un programma che con gli ascolti svela un variegato ventaglio di frequenze e radici, non a caso inaugurato dalla grottesca ambiguità della title track, imperniata sul sample di Istanbul (Not Constantinople), uno swing ibrido inciso negli anni Cinquanta dai The Four Lads.

 

Siamo lontanissimi dalla vecchia, selvatica PJ. La rocker aspra e convulsa degli esordi ha lasciato progressivamente il posto ad una cantastorie conturbante e riflessiva, che ha imparato a manipolare l'irrequietezza per farne narrazione, a trasfigurare la patologia in racconto, lo schizzo furibondo in una trama di cromatismi ammalianti. C'è ancora un lato rabbioso che sgomita per farsi luce, ma è come domato, ricondotto nei ranghi come una frase che sta tra le righe (vedi il folk blues indiavolato di Bitter Branches). L'abito sonoro – allestito assieme ai fidi John Parish, Mick Harvey e Jean-Marc Butty, con Flood ad occuparsi del missaggio – è parco ma prezioso, fatto di percussioni terrigne e frugali, di chitarre semiacustiche ed elettriche dal timbro morbido, mai invasive, spesso echoizzate come un sogno esotico. Poi c'è l'autoharp, diventato un po' il feticcio della rinata Polly Jean (e quanto se ne sia ormai impadronita è palese in The Words That Maketh Murder, sorta di pseudo-rumba col veleno dentro), quindi discreti ma incisivi interventi di sax e trombone, le apparizioni commoventi del piano, pochi e vaghi sfondi di tastiera. [#]

 

 

MP3  PJ Harvey – The words that maketh murder

MP3  PJ Harvey – In the dark places

giovedì, 10 02 2011

Clapping Music

Qualche sera fa a cena assistevo ammirato (ma inevitabilmente poco partecipe) a un paio di amici che chiacchieravano di musica contemporanea partendo dall'ormai celebre libro di Alex Ross Il resto è rumore. Io non so quasi nulla di musica classica e non sono in grado di distinguere Šostakovič da Ligeti, Bartòk o Philip Glass (anche se sono sicuro che sono diversi più di quanto lo siano i Kraftwerk dai Sex Pistols o da Britney Spears), quindi, a latere di questo ipnotico video che vede Clapping Music di Steve Reich "messa in scena" da Lee Marvin and Angela Dickinson in un estratto da Senza un attimo di tregua, non riesco a fare neanche una battuta o un gioco di parole piccolo piccolo. Però voi magari sì.

(via)

 

mercoledì, 09 02 2011

Non l’avrei mai detto, ma mi mancavano

Ecco, Under cover of Darkness, il nuovo singolo degli Strokes. Repeat!

 

lunedì, 07 02 2011

Spring Fiction

Oggi è una di quelle giornate in cui, anche se è ancora Febbraio e anche se è lunedì, il sole è così alto e il cielo così terso che sembra quasi primavera, e tutti quello di cui hai voglia, anche se ancora non lo sai, è di una grande canzone pop con il clavicembalo da ascoltare con il repeat.

La trovi, un po' inaspettatamente, in uno di quei dischi piccoli piccoli che ascolti una volta e poi ti scordi di avere. Invece l'ultima opera di Bill Ricchini aka Summer Fiction è aperta da una piccola suite di indie-pop spruzzato di sixties, là dove si incontrano i Divine Comedy, i Belle & Sebastian e i Magnetic Fields degli anni d'oro, ed è subito repeat. E se fingere che sia Estate è ancora troppo difficile, un'aria almeno di primevera qua non ce la toglie nessuno.

 

MP3  Summer Fiction – She's bound to get hurt

venerdì, 04 02 2011

Week Ends

E poi ci sono quei weekend che se avessi ancora un calendario fatto di carta li avresti cerchiati di rosso con un bel contorno di punti esclamativi, preparandoti a una tripletta di gran concerti come da queste parti non se ne vedono spesso.

 

Si parte stasera con gli Sleigh Bells al Covo, per quella che si annuncia una serata sudatissima e molto, molto rumorosa. Nonostante la proposta del duo di Brooklyn non sia in fondo niente di più di un sapiente pop ammiccante disteso su beat hip-hop molto croccanti e spettinato da chitarre iper-sature (per darvi un'idea: sono finiti sotto l'ala protettrice di M.I.A.), io ho un debole per loro fin dagli inizi (dal primissimo demo! how lame is that?) e sono molto curioso di vederli all'opera. Probabilmente sarà un trionfo o una completa disfatta, e voglio proprio vedere se i detrattori dovranno arrendersi all'evidenza o se alla fine ero io che mi sbagliavo. 
Se tastare l'hype non vi interessa, ottime anche le alternative: al Locomotiv ci sono i beneamati My awesome mixtape (con in apertura i gustosi Spaghetti Bolonnaise) mentre all'Arterìa c'è quel solito meraviglioso pazzo di IOSONOUNCANE.

 

MP3  Sleigh Bells – Rill Rill

MP3  Sleigh Bells – Infinity Guitars

 

 

Sabato sarà d'uopo veleggiare verso le terre di Romagna, dove al Bronson di Ravenna sarà di scena our beloved Laura Veirs. Dell'occhialuta folksinger del Colorado e del mio amore per lei vi ho già parlato parecchie volte, l'ultima delle quali in occasione della sua data della scorsa Estate all'Hana-bi, che come tutti sapete del Bronson è la versione estiva. Si sa che molti artisti vengono una volta in Romagna e ne rimangono conquistati tanto da diventare dei veri e propri regulars (qualcuno ci si è persino trasferito), quindi una seconda data a così breve distanza non stupisce neanche un po'. La stagione primaverile del locale ha un programma eccellente, quindi bisognerà tornare spesso da quelle parti, prima ovviamente di metterci le tende in pianta stabile all'avvicinarsi della stagione estiva.

Se non volete fare tanta strada, al Covo ci sono i Gay Beast e al Locomotiv gli Zen Circus + Der Maurer. E all'Estragon c'è Fabri Fibra. Mica cotiche.

 

MP3  Laura Veirs – Secret someones

MP3  Laura Veirs – Life is good blues

 

 

Domenica, si sa, è il giorno del Signore, e che siate o meno soliti recarvi in chiesa per celebrarne la Gloria, questa volta non avete scelta: nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Villanova di Castenaso (alle porte di Bologna, a due passi dal casello di San Lazzaro) avrà infatti luogo un evento abbastanza eccezionale. Mark Kozelek, già indie-rock / slowcore / folk legend, leader degli indimenticati Red House Painters e dei Sun Kil Moon, nonchè interprete dalla voce inconfondibile e dall'intensità straordinaria. Vederlo in un contesto del genere sarà, come minimo, splendido. 

Giù il cappello alla crew del Covo per aver organizzato la data e soprattutto a Don Stefano Benuzzi, che di Sant'Ambrogio è il parroco e che, anche se non lo sapete, avete probabilmente incrociato un sacco di volte ai concerti delle vostre band preferite. Tutte le info qui, prenotatevi subito ché poi rimanete fuori.

 

 

MP3  Mark Kozelek – Celebrated Summer

MP3  Red House Painters – All mixed up

mercoledì, 02 02 2011

Nubi di ieri sul nostro domani odierno

I Perturbazione fanno le cose per bene, e già qualche mese fa, in occasione dell'uscita del loro ultimo disco Del nostro tempo rubato, vi ho spiegato estesamente il perché.

A confermarci che da queste parti non c'è quasi nessuno come loro, il terzo video estratto dal disco (Mondo tempesta) ha persino il finale a scelta, come i libro-game o le storie a bivii di Topolino. Il mio preferito è il primo; ma probabilmente cambia a seconda del tempo che fa.

 

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lunedì, 31 01 2011

Foxes Blues

Sabato sera, centro di Bologna.

Uscito dalla mia osteria romana preferita, accelero il passo per raggiungere la macchina e dirigermi verso il Covo, dove suoneranno i Tunas e, a seguire metterò un po' di dischi. Passo di fianco a una fermata dei mezzi, e riconosco una melodia famigliare: ad aspettare il bus ci sono due ragazze, che stanno intonando a cappella una bella versione di White Winter Hymnal dei Fleet Foxes. Sono un'apparizione splendida e inattesa, e non fosse che sono di fretta, mi fermerei ad ascoltarle e batterei le mani. Ma continuo dritto e me ne vado. Di lì a poco comincerà a nevicare, e sarà una gran bella serata.

 

La notizia è che Fleet Foxes sono tornati, e un po' ci mancavano. Il nuovo disco si chiamerà Helplessness Blues e uscirà a Maggio per Sub Pop. Il pezzo che gli dà il titolo non si discosta di una virgola dallo stile del primo disco della barbuta band di Seattle, anche se forse gli manca la forza e la familiarità istantanea a senza tempo dei primi singoli. E' che quando esce sarà già Primavera, dev'essere quello.

 

 

 

MP3  Fleet Foxes – Helplessness blues

venerdì, 28 01 2011

Unfamiliar Stars

Ti rendi conto che un periodo è difficile quando ti ritrovi alle 2 di notte di un giorno lavorativo con la carta di credito in mano a ordinare da un sito australiano il DVD del concerto di addio di una delle tua band indie-pop preferite. Che è quello che mi è successo qualche sera fa, quando ho letto il post di Matteo che segnalava l'uscita di Unfamiliar Stars dei Lucksmiths:

 

Dovessi scegliere, pistola alla tempia, una sola canzone tra tutte quelle scritte e suonate dai Lucksmiths sospetto sarebbe "The Chapter In Your Life Entitled San Francisco". L'intero mondo della band australiana è racchiuso lì dentro: una melodia semplice e subito contagiosa, una storia di malinconia raccontata in poche, luminose parole. E un testo capovolto. Ricordo che ci misi qualche minuto a fare due più due, unire i concetti "estate" e "Australia", e decifrare quei versi iniziali: "Is it April yet? / I forget sometimes how slowly summer passes". A quel punto divenne chiaro anche che le "unfamiliar stars" citate più avanti sono invece per noi già più familiari.

 

"Unfamiliar Stars" è anche il titolo del Dvd che la – sempre sia lodata – Matinée Recordings pubblica per rendere omaggio, a poco più di un anno dallo scioglimento, alla band di Marty Donald, Tali White, Mark Monnone e Louis Richter. Dentro si può trovare la registrazione del concerto di addio suonato nell'agosto del 2009 al Corner Hotel di Melbourne: trentatré canzoni per una scaletta che attraversa avanti e indietro una carriera lunga sedici anni e una decina di album.

 

Il Dvd esce ufficialmente il prossimo 8 febbraio, ma si può già preordinare (se lo volete in PAL dovete andare da The Lost And Lonesome Recording Co.). Intanto c'è il trailer.

 

 

 

MP3  The Lucksmiths – The chapter in your life entitled San Francisco

MP3  The Lucksmiths – Camera Shy

 

lunedì, 24 01 2011

La torta è sempre buona

Forse avrete letto che la settimana scorsa è uscito un nuovo disco dei Cake (sì, quelli della cover di I will survive, quelli di Never There, quelli di Short Skirt / Long Jacket, diventata poi la sigla di Chuck),  e forse avrete anche letto che ha inaspettatamente esordito al numero uno della classifica americana, e l'ha fatto vendendo meno di qualunque altro disco nella storia (non saprei spiegare esattamente il perché, ma la cosa sembra in qualche modo splendidamente appropriata). 

 

Showroom of compassion è lontano dall'essere un disco perfetto, ma lo sto ascoltando un sacco e mi piace. Durante il secondo anno di vita di questo blog, più o meno sei anni fa, avevo scritto un post su di loro; quello che penso non è cambiato minimamente, quindi lo copioincollo senza cambiare una virgola:

 

La torta? E’ buona

Dai Cake io non chiedo altro che facciano sempre lo stesso disco; loro, di solito, mi accontentano. So che là fuori c’è un sacco di gente a cui non stanno particolarmente simpatici; un po’ lo capisco, sono talmente -spudoratamente- pop, talmente fedeli a un’estetica da qualche parte tra l’FM americana, Mtv, e l’alternative anni ’90, con in mezzo una spruzzata di funk e un pizzico di indie, che possono facilmente sembrare ruffiani o, al meglio, una band senza nulla da dire. Se non hanno niente da dire, però, lo fanno con personalità da vendere, prendendosi così poco sul serio (e -cosa rara- senza scomporsi) da sembrare molto più autentici e credibili di un sacco di gruppi più blasonati.

Io, da parte mia, li ho adorati dal primo momento, da quando su Suoni e Ultrasuoni passava in heavy rotationThe distance, e le cover pressochè perfette di I will survive e Perhaps perhpas perhaps mi hanno portato a procurarmi il loro capolavoro Fashion Nugget per poi scoprire anche altri pezzi brillanti come Frank SinatraDaria (!) e Italian leather sofa. Per non parlare del piacere che ho avuto anni dopo, nello scoprire -imbattendomi in Never there in un nastrone- che era uscito un nuovo disco, Prolonging the magic, seguito a ruota da Comfort Eagle con l’ottima Short skirt/Long Jacket (chissà se qualcuno si ricorda il video). 

Il loro ultimo disco, Pressure Chief, è uscito da poco, ed è uguale a tutti gli altri; di conseguenza è splendido. C’è il ritornello di No phone che si incolla in testa e non se ne va più, c’è Take it all away che forse è malinconica o forse no, e c’è lo pseudo country gioioso di The end of the movie che in 2 minuti snocciola una perla d saggezza spicciola mica da poco. Soprattutto, in realtà, la Torta ha una personalità che è come un marchio di fabbrica, che conferisce a canzoni di 3 minuti quello che ogni vero pezzo pop dovrebbe avere: il gusto. La torta? E’ buona.

 

MP3  Cake – Moustache man (Wasted)

MP3  Cake – Got to move