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venerdì, 30/03/2012

Lana Del Cash

A sinistra, alcuni fotogrammi di “Sabbie mobili” di Marracash, diretto da Gaetano Morbioli. A destra, “Born to Die” e “Blue Jeans” di Lana Del Rey.

venerdì, 23/09/2011

Il tuo nuovo profilo

  

 

Ciao, sono Andy Sparks, sono americano e sono nato nel 1974. Che adorabile frugoletto (oh, ma com'è che la foto è così nitida? È il passato, ci vuole Instagram. Ah no, scusate, Facebook non ha ancora pronta la sua risposta a Instagram, la foto resta nitida). In questo scatto accarezzo un cavallo, quindi vuol dire che ho avuto un'infanzia serena.
Poi mi sono laureato lanciando il cappello e, mullet nonostante, il mio relationship status è cambiato! Una volta ho indossato un costume da Winnie The Pooh. Ah sì, poi l'ho portata all'altare e siamo andati in luna di miele alle cascate del Niagara. Per fortuna che quando l'ho messa incinta c'era già YouTube così potevo documentare tutto. La mia bambina è adorabile, quando posto foto e video di lei che fa cose da figli, mi procura tantissimi like. È come se il quality time non finisse mai. Ah, ed eccoci al presente: come suggerisce la schermata, appaio in ben 977 foto e ho 1337 amici. Accettami anche tu!

Non lasciatevi ingannare, però: la mia vita non è perfetta! La crisi ha colpito un po' tutti e ho dovuto fare dei sacrifici (volevamo andare a Bali in viaggio di nozze, ma abbiamo ripiegato sul Niagara: abbiamo tante bellezze nel nostro paese, perché andare all'estero?) Ma, ehi, l'importante è avere un buon lavoro (abito a San Francisco, quindi… Indovinato! Middle management in una ditta che produce software di contabilità) e trovo ancora il tempo di pescare con la famiglia la domenica. Accettami?

Mi ha fatto piacere che Facebook abbia inserito queste nuove funzionalità. L'altro giorno ho postato una foto di una recita alle elementari e – non ci crederete – ma Jeremy mi manda un messaggio dicendo: "ehi, ma quello non è Mark?" e io: "Mark chi?" "Mark Jones, ho trovato il suo profilo!" Siamo andati a prenderci una birra insieme, io, Mark e Jeremy, e abbiamo constatato che le nostre vite sono molto simili e questo ci ha fatto piacere. ACCETTAMI.
È bello che un social network mi permetta di vedere tutta la mia vita in una pagina. È come se qualcuno avesse scritto la mia biografia non autorizzata! Le foto di quella sera che Jeremy mi ha fatto bere Tequila dalle tette di una spogliarellista, però, le ho staggate. Abbiamo avuto tutti degli anni un po' movimentati al college, ma ora siamo adulti!

ACCETTAMI.

Ti mostro una foto di mia figlia sull'altalena.

lunedì, 06/06/2011

Perché i Coldplay non ci piacciono più (ma non riusciamo a odiarli)

 

Qualche giorno fa, Carles di Hipster Runoff si chiedeva se i Coldplay siano mai stati indie. Me lo sono chiesto anch'io e una risposta non la ho. Ai tempi del loro esordio, avevano di certo l'attenzione di quel pubblico, ma undici anni fa, la parola "indie" non aveva ancora il significato e le implicazioni di oggi. Parachutes era un album gradevole, a tratti memorabile, e ci siamo passati tutti: era bello vedere "Yellow" su MTV e non sfigurava nelle nostre compilation romantiche. Ma tra vent'anni, sospireremo malinconici su un loro pezzo? Perché non ci piacciono più, eppure non li odiamo?

 

Al secondo album, i Coldplay non solo erano già di dominio pubblico, erano un fenomeno internazionale da classifica e un timido gigante da disco di platino che agisce senza trucco e senza inganno. L'evoluzione c'è stata, hanno flirtato un po' con l'elettronica e Brian Eno, hanno alzato il livello degli arrangiamenti rendendoli più epici ma, per usare una definizione inglese che calza loro a pennello, restano sempre middle-of-the-road. In una celebre intervista con Ricky Gervais per Q, Chris Martin disse: "Abbiamo successo perché siamo come la Coca light. Per alcune persone, la Coca Cola è troppo". La Coca Cola erano i Radiohead.

 

I Coldplay non sono mai stati scomodi. Nello scenario delle band inglesi, da una parte ricordiamo frontmen britpop rissosi con la tendenza a dire la cazzata che piace tanto alla stampa o orgogliosi di farsi fotografare strafatti, e dall'altra eremiti assoluti con una vita privata del tutto priva di nota. Chris Martin sta lì nel mezzo: non ha mai detto nulla di provocatorio (mi stupirei se avesse mai detto una parolaccia), ma allo stesso tempo si è lanciato in una sobria mondanità di alto livello fatta di cene con Jay-Z e Madonna e viaggi umanitari in Africa. È passato da sfigatello middle class a miliardario marito di. Ci sarebbe molto da dire su Gwyneth Paltrow ma, per citare Videogum, riassumiamo definendola "il Peggio". Si esibisce in Glee, si improvvisa cantante country e scrive una newsletter per mamme lavoratrici come lei. Non è più quell'attrice elegante e pluripremiata di fine anni '90 e non è stata un grande investimento per l'immagine e la credibilità della band, ma quando qualcuno dice che è "la Yoko Ono dei Coldplay", è difficile trattenere le risate.

 

E allora cosa c'è che non va nel gruppo nel 2011?

 

La settimana scorsa è uscito il nuovo singolo "Every Teardrop Is A Waterfall", giusto in tempo per Glastonbury, dove i Coldplay occuperanno la posizione di headliner per la terza volta. La copertina è un gigantesco disastro grafico (sono passati dal titolo di un quadro di Frida Kahlo spruzzato su Delacroix a un font in outline su un muro spruzzato), le nuove foto per la stampa ritraggono il gruppo munito di bombolette spray (ribellione!) e Chris Martin ha dichiarato che una delle fonti di ispirazione per il nuovo album è la serie The Wire (yo!). Non è chiaro cosa stiano cercando di comunicare, ma anche se il contorno extra-musicale è in conflitto con la canzone, non è abbastanza provocatorio per farci storcere il naso una volta per tutte. Senza infamia né lode, middle-of-the-road, Coca Cola light.

 

Non so perché non ci piacciono più i Coldplay. Staremo lì nel mezzo perché sarà troppo difficile odiarli.

venerdì, 25/03/2011

Black Friday

Oggi è il terzo venerdì che passiamo in compagnia di Rebecca Black, quindi sono trascorsi abbastanza secoli-internet per poter esaminare il vero fenomeno virale del 2011 post-Charlie Sheen. Se non sai a cosa mi riferisco, innanzitutto spero che la SIP ti ripari presto la linea, e poi fatti descrivere questo video da un tuo amico che “naviga”.
 
Rebecca Black (13, F, California) ha più di 39 milioni di visite su YouTube, ha venduto 40.000 copie in una settimana e ha scatenato una gara infinita di meme e parodie (a tenere alto il tricolore, ci pensa il meraviglioso Rebecco Nero). Ha anche ricevuto minacce di morte e la sua “Friday” è stata definita la peggior canzone di sempre.
 
È divertente? Sì, il video è inavvertitamente comico per molte ragioni. È amatoriale, ma non abbastanza per finire nella categoria “fare gli scemi con la telecamera in un pomeriggio di noia”. È professionale, ma non abbastanza per sembrare un video musicale vero e proprio. La produzione, il green screen e gli effetti speciali (il lampione che diventa fermata del bus!) evidenziano il fatto che qualcuno ci ha messo dei soldi e ha preso la cosa sul serio, e ai nostri occhi si crea lo stesso effetto comico dei film low-budget che si credono Guerre Stellari. Quanti soldi? 2.000 dollari: una cifra ridicola per girare un video, una cifra esorbitante per fare un regalo alla propria figlia tredicenne. “Voglio un videoclip” è il nuovo “voglio un pony”.
 
Poi c’è lei, Rebecca, con una voce insignificante (manipolatissima) e poca verve da popstar. Confrontatela con Bieber o Britney e Justin Timberlake ai tempi del Mickey Mouse Club e capirete che non è solo una questione età o di talento: Rebecca è una ragazzina che si sta divertendo con gli amici e pensa “cazzo, figata!”, non una che ha il discorso per i Grammy già pronto nel taschino. È una concorrente dello Zecchino d’Oro, ma per sua sfortuna al posto del Mago Zurlì c’è 4chan.
 
Ma la cosa che sembra aver suscitato più ilarità è il testo della canzone. “Friday” è la giornata-tipo di un'adolescente che si sveglia, fa colazione, deve scegliere dove sedersi sulla macchina degli amici e aspetta con ansia il weekend. È così derisibile? Non vi ricorda niente?
 
Wake up in the morning feeling like P Diddy
Grab my glasses, I'm out the door, I'm gonna hit this city
Before I leave, brush my teeth with a bottle of Jack
Cause when I leave for the night, I ain't coming back
I'm talkin’ 'bout pedicures on our toes, toes
Trying on all our clothes, clothes
[…] 
Tick tock, on the clock

But the party don't stop, no

 
Queste strofe sono tratte da “TiK ToK” di Ke$ha, il singolo più venduto del 2010 (12.8 milioni di copie, top 3 in 13 paesi). "TiK ToK" è "Friday", ma cantata da un'adulta, prodotta da adulti e per un pubblico adulto. Di fronte alla tautologica "pedicure per le dita dei piedi" e il Jack Daniels come collutorio, che Dio benedica i cereali di "Friday". E non dimentichiamoci che l'umiliazione della Black sta avvenendo in un mondo che nomina ai Grammy album contenenti le rime "I wanna see your peacock, cock" e "fill up my cup, mazel tov". Nel contesto del pop odierno, c'è poco da stupirsi e se una tredicenne fa della musica di merda un punto d'arrivo e non è difficile capire da dove ha preso l'ispirazione. È difficile capire perché non sia già alla numero uno.
 

mercoledì, 29/12/2010

Discographies

Ieri leggo: “Anonimo account su Twitter nominato critico musicale dell’anno”. Ho pensato: “è fatta! Si sono accorti di me oltreoceano! Ho saltato lo squalo!” E invece no, si riferivano a @Discographies, l’opera di un misterioso personaggio che riassume le discografie di artisti famosi in 140 caratteri. Una di quelle idee talmente semplici e geniali che potevano venire solo a qualcun altro.

Andate a leggerveli tutti (alcuni sono intraducibili), ma questi sono i miei preferiti:

Madonna: 1-4 “Donna bianca single cerca pubblico. Si eccita con: 5 sesso estremo; 6 coccole; 7-8 finti accenti inglesi; 9 t-shirt di Che Guevara; 10 la disco; 11 il botox.

Brian Eno: 1-3,5 “Cosa combina, professore?” “Sto inventando il futuro della musica.” 4,6-24 “E ora?” “Lo sto reinventando. Silenziosamente.”

Yoko Ono: 1-5 “È tremenda! È lei che ha fatto sciogliere i Beatles! Lei ha…” 6 “(Uh-oh.)” 7-8 “(Ora dobbiamo essere carini con lei?)” 9-11 “È un genio!”


Weezer
: 1 “Ti ricordi quel nerd delle superiori?” 2 “Quello che non riusciva a parlare con le ragazze?” 3-7 “Perché lo frequenti ancora?”

Linkin Park: 1-4 “Presto! Nella macchina del tempo! Se riusciamo a evitare l’incontro tra Run-DMC e Aerosmith, questo orrendo futuro non esisterà mai!”

Joanna Newsom: 1 Plink! Plinketa-plink!; 2 Plink! Plinketa-plink! (con orchestra); 3 Plink! Plinketa-plink! (per due stramaledette ore)

Alanis Morissette: 1 lui incontra lei; lei fa una fellatio a lui; lui lascia lei; lei scrive poesie strazianti. 2-5 “Il mio store su Etsy va alla grande!”

Britney Spears: 1-6 Come abbiamo riempito gli anni di tristezza e solitudine tra la pubblicazione di Ray of Light e l’invenzione di Lady Gaga.

Ora sapete cosa sarebbe bello? Fare la stessa cosa coi cantanti italiani. Inizio io.

Elisa: 1 La Morissette italiana!; 2 La Björk italiana!; 3-7 La Pausini friulana!

Subsonica: 1 La groova di Torino; 2 Il cielo su Torino; 3 Le astronavi su Torino; 4 “Dove sarebbe questa Torino?”; 5 “Vabbè, si torna a casa”

Paola e Chiara: 1-2 “Ci chiamano bambine…” 3-7 “…ma siamo delle ZOZZE.”

Fatevi sotto nei commenti.

lunedì, 06/12/2010

Metal Gurls

Oggi non c'è Tumblr, quindi è un casino sapere cosa è virale. C'è Terry Richardson che schiaccia refresh ogni cinque secondi, un mio collega sta facendo le gif animate con la fotocopiatrice e un altro amico si è offerto di scendere per strada con un megafono per proclamare le citazioni del giorno. Se non si trova il modo di far circolare al più presto foto di finestre appannate con sopra una scritta in Helvetica qui finisce male.

Così mi chiamano da The Daily What e mi fanno: "senti guarda, c'abbiamo la classe scoperta, non è che puoi fare da supplente?" E io: "Katy Perry metal version of the day? Sure, why not I'll just leave this here obligatory looks shopped caturday [esplode]"
 

 

Bonus: che c'è tutta una sottocultura di gente che fa cover e remix metal di Katy Perry.

"Teenage Dream"
"I Kissed A Girl"
"Firework"

giovedì, 22/07/2010

Carlo Cantante, Cane Pastore (è un chiasmo)

Nell’ultimo decennio la scuola di MTV Italia ha sfornato creature di ogni specie. I VJ che hanno accompagnato la nostra giovinezza col tempo si sono allontanati dalla rete di Campo Dall’Orto trasformandosi in imprenditori ontopsicologi, intervistatori di Battiato, attori da cinepanettone e padroni di gatti con problemi di digestione. “Fucina di talenti” è l’espressione a cui non state pensando. Tuttavia, come illustrato in questa infografica tanto brutta quanto eloquente, la parabola più diffusa è sicuramente quella del conduttore con ambizioni canore finite in tragedia.

 

VJ-album

 

Il giovane VJ si propone a un canale musicale in quanto appassionato di musica e forse già musicista in cameretta. Ma al centesimo passaggio del video dei Sonohra e alla centounesima visita di Marco Carta a TRL, un pensiero pericoloso s’instaura nella sua mente: vuole fare il passo successivo e sente di averne le capacità. Non vuole più intervistare, vuole essere intervistato; non vuole più ospitare, vuole essere ospitato. Ed è proprio quando inizia a credere di essere pieno di WIN che sta varcando la soglia del FAIL. Il VJ, ebbro di musica brutta, inizia a fare musica brutta.

 

 

Insomma, Carlo Pastore c'ha una band, si chiamano We Men (I see what you did there) e hanno un video buffissimo che ora ci rigustiamo frame per frame.

 

Il video si apre con Pastore a letto. Sulla coperta c'è scritto “Everything will be OK” e sul coprimaterasso c'è stampata una foto di persone dall'alto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma dai! Non era un coprimaterasso con sopra stampata una foto di persone dall'alto, erano veramente persone dall'alto! E reggevano Pastore!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C'è una tipa che mangia un ghiacciolo, ma oopsie! il ghiacciolo si spezza e si sbrodola tutta! Che sbadatella…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corriamo con dei lenzuoli perché siamo giovani ma anche un po' bambini! Siamo un film di Gondry!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forse abbiamo cambiato location. Dove siamo? In una piscina? Sembra un tuffo difficile! Ma LOL, si è buttato in una piscinetta gonfiabile! Ahahah! Questo video continua a confondere le mie aspettative. Dev'essere arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È stato carino da parte di Andrea G. Pinketts concedere questo cameo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho una Canon e tu stai per finire sul mio Flickr. A dire il vero, non “tu”, bensì l’ombra delle tue Converse con accanto una cupcake.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Faccia seria/meditativa perché c'è festa intorno a me, ma ho tutto un mondo dentro che trasuda sensibilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ora il domandone: Carlo Pastore sa cosa sta facendo? Conosce la differenza tra il target che vuole e il target che attrae? Sa come reagirà l’Italietta indie? Secondo me sì e non gliene frega niente. Ciò che fa gli piace e ci crede un casino (pure troppo, o si sarebbe accorto da solo di non avere una voce e una pronuncia inglese adeguate) quindi perché insistere su questa storia del sellout? Anzi, in un mondo in cui MTV ha perso la M, un ex VJ che decide di fare musica è proprio l’opposto di sellout. La musica è scadente e il video è scemo, ma almeno non sono strappone arancioni.  

lunedì, 12/07/2010

La Canzone Pop Perfetta

 
1. La Canzone Pop Perfetta deve essere uptempo ma non allegra. Tutt'altro.
 
2. La Canzone Pop Perfetta deve sorprenderti al middle 8, spogliandosi gradualmente di tutti gli elementi che la compongono fuorché la voce, per poi introdurre con veemenza il climax dell'ultimo ritornello.
 
3. La Canzone Pop Perfetta deve macchiarsi di decine di remix tamarri con la certezza che la versione originale ne uscirà comunque vittoriosa.
 
4. La Canzone Pop Perfetta deve prestarsi all'arrangiamento acustico con eleganza, suscitando lucciconi.
 
5. La Canzone Pop Perfetta deve aspirare ad essere atemporale e non immediatamente ricollegabile al sound di un produttore in voga o una tendenza musicale in particolare.
 
6. Nella Canzone Pop Perfetta, l'ingrediente elettronico deve essere protagonista.
 
7. La Canzone Pop Perfetta deve istigare il sing-along, preferibilmente a occhi chiusi.
 
8. La Canzone Pop Perfetta non deve sfinire sfumando. Il fade-out è un artifizio per pigri.
 
9. C'è chi dice che la Canzone Pop Perfetta debba durare 3 minuti e 30 secondi. Cazzate: l'importante è che non superi i 5 minuti.
 
10. Nelle note di produzione della Canzone Pop Perfetta, è bene che si trovino cognomi che terminano in -sson e/o contengono umlaut e caratteri che non sapresti come digitare.