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lunedì, 23/08/2010

Dite a Laura che l’amo (sempre)

Solo un breve e doveroso promemoria del fatto che stasera al solito Hana-bi d Marina di Ravenna sarà di scena la beneamata Laura Veirs ovvero la più brava folkster della sua generazione (e forse anche di qualcuna delle precedenti), nonchè adorabile post-fricchettona cui, in virtù del suo talento, si riescono a perdonare anche le gonne a fiori, le trecce, il nome che ha dato al figlio che appena avuto col suo produttore e batterista Tucker Martine (come diavolo verrà su un bambino chiamato «Tennessee»?) e il fatto che sul suo blog buona parte degli ultimi post sia stata scritta dai suoi genitori (i quali, incidentalmente, in questo momento sono in tour con lei. E con la band. E col bambino, che al momento ha tipo 5 mesi). Una così non puoi che amarla, ancor di più se negli ultimi tre dischi ha infilato, come niente fosse, canzoni come le tre qua sotto. Avrò anche l'onore di mettere un po' di dischi (a tema) prima del concerto. Ci vediamo là.  

 

MP3  Laura Veirs – Secret someones

MP3  Laura Veirs – Cast a hook

MP3  Laura Veirs – Life is good blues

lunedì, 12/10/2009

Dite a Laura che l’amo /2

Si diceva che Laura Veirs sta per tornare con un nuovo disco. In occasione del video contest lanciato dal suo sito, ecco l’MP3 del nuovo singolo I can see your tracks.

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giovedì, 08/10/2009

Dite a Laura che l’amo

Ho già confessato più volte (ad esempio qui e qui) il mio amore per la folkster occhialuta Laura Veirs e per la sua musica. E’ notizia di questi giorni che a Gennaio finalmente uscirà il suo nuovo disco July Flame, che Colin Meloy dei Decemberists ha già definito «il miglior disco del 2010». A riprova di ciò c’è una splendida versione live della nuova Life is good blues (in video qua sopra e emmepitrè qua sotto) che come il titolo promette è un blues, dolceamaro, scarno e acustico. L’anno nuovo non è mai sembrato così lontano.

 

Laura Veirs – Life is good blues (live @ WNRN Sep 2009) (MP3)

 

Bonus:

Laura Veirs – July Flame teaser (MP3)

 

venerdì, 04/02/2011

Week Ends

E poi ci sono quei weekend che se avessi ancora un calendario fatto di carta li avresti cerchiati di rosso con un bel contorno di punti esclamativi, preparandoti a una tripletta di gran concerti come da queste parti non se ne vedono spesso.

 

Si parte stasera con gli Sleigh Bells al Covo, per quella che si annuncia una serata sudatissima e molto, molto rumorosa. Nonostante la proposta del duo di Brooklyn non sia in fondo niente di più di un sapiente pop ammiccante disteso su beat hip-hop molto croccanti e spettinato da chitarre iper-sature (per darvi un'idea: sono finiti sotto l'ala protettrice di M.I.A.), io ho un debole per loro fin dagli inizi (dal primissimo demo! how lame is that?) e sono molto curioso di vederli all'opera. Probabilmente sarà un trionfo o una completa disfatta, e voglio proprio vedere se i detrattori dovranno arrendersi all'evidenza o se alla fine ero io che mi sbagliavo. 
Se tastare l'hype non vi interessa, ottime anche le alternative: al Locomotiv ci sono i beneamati My awesome mixtape (con in apertura i gustosi Spaghetti Bolonnaise) mentre all'Arterìa c'è quel solito meraviglioso pazzo di IOSONOUNCANE.

 

MP3  Sleigh Bells – Rill Rill

MP3  Sleigh Bells – Infinity Guitars

 

 

Sabato sarà d'uopo veleggiare verso le terre di Romagna, dove al Bronson di Ravenna sarà di scena our beloved Laura Veirs. Dell'occhialuta folksinger del Colorado e del mio amore per lei vi ho già parlato parecchie volte, l'ultima delle quali in occasione della sua data della scorsa Estate all'Hana-bi, che come tutti sapete del Bronson è la versione estiva. Si sa che molti artisti vengono una volta in Romagna e ne rimangono conquistati tanto da diventare dei veri e propri regulars (qualcuno ci si è persino trasferito), quindi una seconda data a così breve distanza non stupisce neanche un po'. La stagione primaverile del locale ha un programma eccellente, quindi bisognerà tornare spesso da quelle parti, prima ovviamente di metterci le tende in pianta stabile all'avvicinarsi della stagione estiva.

Se non volete fare tanta strada, al Covo ci sono i Gay Beast e al Locomotiv gli Zen Circus + Der Maurer. E all'Estragon c'è Fabri Fibra. Mica cotiche.

 

MP3  Laura Veirs – Secret someones

MP3  Laura Veirs – Life is good blues

 

 

Domenica, si sa, è il giorno del Signore, e che siate o meno soliti recarvi in chiesa per celebrarne la Gloria, questa volta non avete scelta: nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Villanova di Castenaso (alle porte di Bologna, a due passi dal casello di San Lazzaro) avrà infatti luogo un evento abbastanza eccezionale. Mark Kozelek, già indie-rock / slowcore / folk legend, leader degli indimenticati Red House Painters e dei Sun Kil Moon, nonchè interprete dalla voce inconfondibile e dall'intensità straordinaria. Vederlo in un contesto del genere sarà, come minimo, splendido. 

Giù il cappello alla crew del Covo per aver organizzato la data e soprattutto a Don Stefano Benuzzi, che di Sant'Ambrogio è il parroco e che, anche se non lo sapete, avete probabilmente incrociato un sacco di volte ai concerti delle vostre band preferite. Tutte le info qui, prenotatevi subito ché poi rimanete fuori.

 

 

MP3  Mark Kozelek – Celebrated Summer

MP3  Red House Painters – All mixed up

venerdì, 09/07/2010

Non c’è niente che un aperitivo in spiaggia non possa sistemare

E' stato un mese un po' complicato.
Immaginatevelo: lavorare 12 ore al giorno, weekend compresi, mentre dormite in una casa nuova ancora completamente priva di libri e librerie, senza connessione ad Internet, computer, telefono, stereo, dischi, inutili suppellettili dal discutibile valore affettivo, mobili su cui appoggiare oggetti in generale, dalle chiavi di casa alle t-shirt appallottolate, e senza le montagne di oggetti accumulati in anni e anni di vita post-studentesca. Fuori ci sono 35 gradi, la macchina si rompe per l'ennesima volta e praticamente tutti i progetti che avevate fatto saltano uno dopo l'altro; e quelli che rispettate non ve li godete, perchè siete troppo occupati a preoccuparvi per tutte le altre cose che in quel momento NON state facendo. E non è che ve ne potete esattamente lamentare, perchè, si sa, i veri problemi nella vita sono altri.

 

E' stato un mese un po' complicato ma -forse- la parte peggiore è finita. Quindi si comincia a passare le serate nei parchi di Bologna, in giro per rassegne di concerti (niente male la Botanique di Estragon e Covo ai Giardini di Via Filippo Re e lo spazio del Locomotiv in Piazza Verdi) e a spostarsi tutte le volte che si può verso l'Hana-bi di Marina di Ravenna, che ha una programmazione di concerti eccellente (Badly Drawn Boy, Morning Benders, Wavves, Fucked Up, Besnard Lakes, Laura Veirs, The Pains of bein Pure at heart, Zu, Dente, ecc), le migliori serate danzanti dell'Estate e l'ospitalità full optional che solo la Romagna sa dare. Ed è proprio all'Hana-bi che il sottoscritto avrà occasione di tornare in consolle, ospite di Fabio 'Un eroe dei nostri tempi" Merighi per l'aperitivo domenicale che oltre a concludere il weekend in spiaggia a questo giro è anche il prologo della finale dei mondiali che ci vedremo cenando. Serve altro per farvi capire che ci vediamo domenica?

 

 

MP3  Kisses – Kisses

 

 

lunedì, 12/02/2007

Sei emmepitre’, un video

Jens Lekman – Your beat kicks back like death (MP3)

Non mi ero accorto che il pezzo che spesso negli ultimi anni ha aperto i concerti del cantautore svedese fosse una cover (della Cat Power-wannabe Scout Niblett). E’ quel tipo di mantra che a forza di handclapping, melodie fischiettate e joy of repetition riesce a far perdere significato alle parole. «We’re all gonna die», mica roba da niente. (via)

LCD Soundsystem – North American Scum video (MOV lo-fi / MOV hi-fi / myspace

Vabbè le citazioni, ok il divertimento, perfetti gli effetti analogici invece che digitali, benissimo il retrofuturismo, ma Giacomino, mi hai fatto il video più brutto della tua carriera. Non volevamo che Sound of silver esordisse al numero uno? Proprio ora che il disco ne ha le carte e che i tempi sono maturi mandiamo tutto in vacca? Continuiamo così, a farci del male?

Laura Veirs – Pink Light (MP3)

La mia folkster occhialuta preferita torna ad Aprile con un nuovo disco (sempre per Nonesuch), e io non ne sapevo nulla. Ancora solo due pezzi resi pubblici, ma se è tutto così ho il sospetto che me lo ritroverò nella top 10 di fine anno, come nel 2005. L’altro pezzo non si chiamava appunto Cast a hook in me? (via)

Mark Ronson (feat. The Daptone Horns) – God put a smile upon your face (Coldplay instrumental cover) (MP3)

Ciao, sono Mark Ronson, forse vi ricorderete di me per l’ottima versione di Just che da sola teneva in piedi il disco di tributo ai Radiohead. Ora sta per uscire un disco tutto mio, Version, in cui mi diverto sempre ad inoculare robuste iniezioni di big band nel pop contemporaneo: ci sono Toxic, Apply some pressure (ne trovate un radio-rip da Max), Stop me if you think you’ve heard this one before (che forse però mi è venuta troppo soul), Oh my God e varie altre. E c’è questo pezzo dei Coldplay, che ora sembra uscito dalla colonna sonora di un film di James Bond. Chi l’avrebbe mai detto.

Art Brut – Nag nag nag nag (MP3)

Senza alcun costrutto come gli è proprio, mesi fa la band di Eddie Argos ha dato alle stampe un singolo citazionista e adolescenziale che ai primi ascolti sembra troppo quadrato rispetto alle vecchie produzioni della band, e andando avanti lo sembra troppo poco rispetto al riff classico che si ritrova. La risposta, come al solito, sta nel testo.

Chicks On Speed – MySpace (MP3)

Nello splendore della sua discubile qualità da myspace-rip, e in ritardo di mesi rispetto alla sua messa online, l’instant-song delle COS è un elettro-charleston con ritornello contagioso e testo stupido ("MySpace, YourSpace, WhoseSpace, is it? Let’s switch on, drag and drop"). Non vedo l’ora che la pubblichino, per poterla ballare alzando gli occhi al cielo.

Future Pilot AKA (feat. Stuart Murdoch & Sarah Martin from Belle & Sebastian) – Eyes of Love (MP3)

Su Future Pilot AKA ricordo di aver letto anni fa un articolo di De Luca (a proposito, il 2007 è iniziato da un pezzo; torni?) che, a rileggerlo sentendo il disco nuovo, sembra parli completamente di un altro artista. Soprattutto a sentire la diabetica pop-song in cui ospita le voci dei Belle & Sebastian e che sembra uscita dai peggiori incubi dei detrattori dell’indiepop.

 

sabato, 25/02/2006

Marching bands of Milan /2

Arrivo buon ultimo, e senza uno straccio di foto o mp3. Mi perdonate?

We’ve got the facts and we’re voting Boh
A metà del concerto dei Death Cab for Cutie ho abbandonato le prime file per farmi un giretto. Se uno ci pensa, non ci può credere: ti trovi davanti a uno dei gruppi che più hai ascoltato negli ultimi anni, e ti viene voglia di andare a farti un giro. E non perchè il concerto sia brutto o perchè la folla delle grandi occasioni che stipa ogni angolo del Rainbow renda l’ambiente invivibile; è che se le occasioni sono troppo grandi e le canzoni parlano spesso e volentieri di cose molto piccole, la dissonanza nel vedere le proprie camerette squadernate ai 4 venti e date in pasto a una platea (sempre troppo) folta finisce per risultare fastidiosa. Pur con l’adorabile aspetto da nerd che vogliono tanto fare le rockstar (ma, grazie a dio, non gli riesce neanche per sbaglio) di Cicciobello Gibbard e soci, e pur con bellissime versioni di Title and registration, Summer skin e -soprattutto- Transatlanticism, un palco e una platea del genere non sono la loro dimensione. O, chissà, forse è stato solo un problema mio.

Clap your hands say E
Al concerto dei Clap your hands say yeah ero circondato di gente fatta di Ecstasy; s
e uno ci pensa, non ci può credere. La quintessenza dello zeitgeist musicale dello scorso anno, che sulla carta mischia influenze come pochi altri e che pareva dovesse rimanere come al solito confinata al mondo di Pitchfork e dei blog attira per motivi misteriosi anche gente che con questo mondo non solo non ha niente a che fare, ma che probabilmente è stata a un concerto solo una volta, ed era un concerto di Vasco. All’inizio ero infastidito, poi solo divertito; l’Ecstasy (o quel che era; MDMA, mi suggeriscono) non si presta molto ad essere consumata in un contesto attentivamente esigente come un concerto.
E il concerto? Ah già, c’era anche quello. I CYHSY hanno fatto il possibile per farcelo dimenticare, confezionando una testimonianza di aurea mediocritas davvero esemplare: per lo più freddi e poco comunicativi, con una scaletta tutta sbagliata (che si è salvata solo nel finale con la tripletta Satan said dance, Lost & found e Upon this wave of tidal blood) e un pressapochismo di fondo davvero inatteso. A me è sembrata una band brava, ma che ha ancora molto da lavorare per confezionare un concerto degno di questo nome. Ai tipi fatti di ecstasy, invece, non è proprio piaciuto.

(Not so) Secret Someones
Alla fine del concerto di Laura Veirs ho pronunciato le parole «E’ bellissima»; se uno ci pensa, non ci può credere. E’ che quando ci si trova di fronte a tanto incontestabile talento presentato in modo così nudo e garbato si può passare sopra a tutto, comprese trecce, gonna tardo-hippie e un paio di improbabili ballerine. Talento nudo, solo voce e chitarra a uscire dalle casse e solo un metro di aria tra il mio sguardo trasognato e la sua concentratissima osservazione partecipante, per un’ora e mezza da brividi. Sono bastati un paio di pezzi a riscattare le mezze delusioni dei giorni precedenti, poi è stato un crescendo continuo fino a Magnetized, Rapture,
alla straordinaria cover di Bridges and balloons di Joanna Newsom e al finale auto-duettato di Secret someones. Un’ora dopo la fine del concerto l’abbiamo incrociata mentre se ne andava per via Ripamonti insieme alla sua chitarra, da sola. A movie script ending, praticamente.

martedì, 21/02/2006

Marching bands of Milan

Da stasera il sottoscritto se ne va 3 giorni a Milano, per una memorabile coincidenza che mischia in parti quasi uguali lavoro e piacere. Su primo non vi tedio, mentre per il secondo basti la tripletta di concerti che vedrà sui palchi della città tre dei nomi più interessanti della scena indipendente americana. Ad aprire le danze, stasera, sarà il messia riluttante della O.C. Generation Ben Gibbard insieme ai suoi Death Cab for Cutie, forti di un repertorio ormai fatto esclusivamente di classici. Domani saremo invece tutti col fucile spianato pronti a praticare il perverso sport nazionale di sputare nel piatto in cui si mangia con l’indie-band più hip dell’anno, i Clap your hands say yeah. Comunque vada (e andrà bene, è chiaro) sarà un successo. Giovedì invece una robetta per pochi intimi, con Laura Veirs in versione solista a presentare finalmente in Italia il suo Year of meteors, uno dei miei dischi preferiti dello scorso anno.
Possibili (ma anche no) aggiornamenti diradati; nel frattempo vogliate gradire un concerto di 10 giorni fa (!) dei Death Cab, una decina di ottime tracce live dei Clap your hands say yeah più il recente bell’inedito Me and you Watson e due splendidi live radiofonici (uno con la band, uno senza) di Laura Veirs.

Death Cab for cutie – Live @ Bielefeld, 12/02/2006 (MP3, OGG, FLAC)
Clap your hands say yeah – Live @ XFM & KCRW 2005 (MP3)
Clap your hands say yeah – Me and you Watson (live) (MP3)
Laura Veirs – Live @ KCRW 2005 (MP3)
Laura VeirsSolo live @ NPR 2006 (concerto intero – MP3 unico)

venerdì, 10/02/2006

nessun titolo

In mancanza di una segretaria
Da queste parti ultimamente non si fa molto altro a parte lavorare e, al solito, penare per far rientrare nel tempo residuo tutti i soliti passatempi ingombranti. Le prossime due settimane, però, hanno una scaletta di concerti così fitta e irrinunciabile da richiedere un’accurata pianificazione fatta di trasferte notturne, giornate di ferie e incastri impossibili. Per avere una vita ci saranno altri momenti.

Sab 11/02 _ Covo _ Julie’s Haircut + Losing my badge
Mar 14/02 _ Zo’ Cafe’ _ Chris Brokaw
Gio 16/02 _ La Casa 139 (Mi) _ Devics
Ven 17/02 _ Covo _ Piano Magic
Sab 18/02 _ Estragon _ Arab Strap
Mar 21/02 _ Rainbow (Mi) _ Death Cab for Cutie
Mer 22/02 _ Transilvania (Mi) _ Clap your hands say yeah
Gio 23/02 _ La Casa 139 (Mi) _ Laura Veirs

A seguire a Bo: Vive la fete, Ant, Ms John Soda, The Organ, Viola, Isobel Campbell…

Bonus:

Chris Brokaw – In love with yourself (mp3)
Piano Magic – St. Marie (mp3)
Death Cab for Cutie – A lack of color (mp3)

venerdì, 30/12/2005

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Inkiostro – I dischi del duemilacinque

10. Laura Veirs – Year of meteors (Nonesuch / Bella Union)
Un’erede credibile per Suzanne Vega, finalmente. Un occhio altrettanto obliquo e appassionato che ti spiazza con il suo acume e ti convince con una musica che guarda oltre il folk ma che al folk torna, ogni volta, con l’ingrediente che fa la differenza. Il fatto che sia pure adorabilmente impresentabile, poi, non fa che renderla più simpatica.
More: inkiostro.

Ascolta: Secret someones o Magnetized

9. Amari – Grand Master Mogol (Riotmaker)
Una band troppo. Troppo brava, troppo simpatica, troppo cazzona e contemporaneamente troppo cool, troppo capace di coniugare suoni quasi perfetti con una personalità unica e irresistibile, e troppo padrona nel confondere il pop più spudorato con i troppi generi che gli vengono in mente. Talmente bravi che ti fanno arrabbiare. E cantare.
More: Sentire Ascoltare.

Ascolta: Conoscere gente sul treno o Bolognina Revolution

8. Jens Lekman – Oh you’re so silent Jens (Secretly Canadian)
L’anno scorso l’abbiamo scoperto, e ciò che scrivevo allora si è avverato: Jens Lekman è già un classico. E pensare che il vero, grande, disco di Jens Lekman, è proprio questo, che raccoglie la produzione di tremila EP e singoli e contiene praticamente tutti i suoi pezzi più belli di sempre. Ascoltarli in fila è una vertigine. Pop at its best.
More: Indiepop.it.
Ascolta: Maple leaves o Pocketful of money


7. LCD Soundsystem – s/t (DFA/EMI)
E’ entrato e uscito più volta da questa classifica, l’esordio in LP del venerabile James Murphy e della sua spocchiosa intellighenzia danzante. Più una (anzi, due) raccolte di singoli che disco vero e proprio, con i vecchi anthems (su tutti l’epocale Losing my edge) a fare da contraltare a nuove produzioni per nulla inferiori. Un solo grido: More cowbell!
More: Stylus Magazine.
Ascolta: Tribulations o Losing my edge

6. Masha Qrella – Unsolved remained (Morr)
Mi è mancato un grande disco di elettronica glitchosa, quest’anno, ma in compenso ho avuto Masha Qrella. Beat geometrici e freddi come lame di ghiaccio (o come il suo sguardo), corde di chitarra acustica calde e familiari come i pensieri rimasti irrisolti che questo disco si porta dietro. Per troppa coerenza il capolavoro è solo sfiorato; ma le persone troppo coerenti, io, di solito le adoro.
More: inkiostro.
Ascolta: Everything shows o My Day


5. Art Brut – Bang bang rock’n’roll (Fierce Panda)
L’unica forma di punk possibile nel 2005? Probabile. Una band per nulla credibile con un disco sgangherato e divertentissimo che dissacra i Velvet Underground e NME, che parla di Arte Moderna e di fare cilecca a letto, e che infila qua e là frasi da diario postmoderno che non si può fare a meno di citare. Dietro l’apparenza, un progetto di una lucidità disarmante. Centro secco.
More: Pitchfork.
Ascolta: Emily Kane o Moving to L.A.

4. Offlaga Disco Pax – Socialismo tascabile (Santeria)
Il nostro piccolo caso. I blog mantengono la promessa, e scoprono per primi il trio reggiano che a fine anno sbanca ogni premio e riempe i locali come pochi in Italia. Qualcosa di grosso, quindi, ma anche qualcosa di piccolo e caro, una questione privata, che a distanza di mesi non perde il fascino e la capacità di generare sconcerto come solo le cose davvero aliene -o familiari- riescono a fare.
More: Losing Today.
Ascolta: De Fonseca o guarda il video di Robespierre



3. The boy least likely to – The best party ever (Too young to die)
Un fuorviante nome Morriseyano e un repertorio di ossessioni infantili mal celate dietro una giocosità ostentata e un arsenale di grattuge, xylofoni e coretti felici, e così un paio di pazzi inglesi tirano fuori un disco geniale e miracoloso. E che, dietro l’apparenza, fa davvero paura. I’m happy if you’re happy. But it breaks my heart. Cose così.
More: Batteria Ricaricabile.
Ascolta: Hugging my grudge o Be gentle with me



2. Stars – Set yourself on fire (Arts & crafts)
Il pop non si spiega, questo è un fatto. Anzi: più è ben fatto, e meno si spiega. Degli Stars, quindi, non si può dire quasi niente, se non che  se non vi piacciono, forse, è perchè non li avete mai ascoltati. O perchè non avete un cuore.
More: inkiostro.
Ascolta: Your ex-lover is dead o Reunion


1. Lucksmiths – Warmer corners (Matinèe)
Un disco che risponde alle domande, se va bene, capita una volta l’anno. Quest’anno, per fortuna, è capitato.
More: inkiostro.
Ascolta: The Music next door o Fiction

giovedì, 08/12/2005

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Inkiostro M-Blog linkaround
Come al solito quando mi capita di latitare da queste pagine, metto un po’ di musica.
_Laura Veirs – Live @KCRW
Nove ottime tracce da un live radiofonico per la mia folkie dell’anno. Meravigliose come previsto, stonature comprese. Dite a Laura che l’amo.
_Elefant – The clown
Un gruppo che dovrei detestare e che invece col suo strokesissimo esordio mi ha conquistato. Questa è una (non esaltantissima, ma comunque intrigante) anticipazione dal nuovo disco, fuori ad Aprile.
_Josè Gonzàlez – Tre cover: Teardrop (Massive Attack), Born in the U.S.A. (Bruce Springsteen), Hand on my heart (Kylie Minogue -!-)
Delle tre è al livello solo la terza (di cui però non conosco l’originale; ma immagino sopravviverò), ma ormai quest’uomo mi ha fatto secco. Punto.
_Josè Gonzalèz – Tre frammenti live (video!): la solita Heartbeats, la splendida Crosses e Love will tear us apart (sì, quella)
Cosa dicevo sopra? Meraviglia.
_The Knife – Heartbeats
Ultimo link Gonzàlez-related, prometto. Questo è l’originale coverizzato dal nostro nell’ormai celeberrimo video delle palline colorate. Tanto imbarazzante che rende il nostro ancora più geniale.

_Jens Lekman – Live in Gothemburg 2003 (video)
Anche questo è un video e non mp3, ma è una delle cose più belle che in cui io mi sia imbattuto ultimamente: 5 pezzi perfetti del più perfetto giovine cantautore in attività. Incantevoli. Che il processo di beatizzazione di Lonox abbia inizio.
_Iron and wine & Calexico – He lays in the reins (live – video)
Finalmente possiamo vedere in faccia il Pavarotti messicano che anche su disco rovina questo grande pezzo di un combo da infarto. I Calexico li ho già visti e ho sfiorato le lacrime. Per quanto riguarda Sam Beam, pagherei oro. E insieme? Brividi.
_Shout out louds – Streams of whiskey (live – The Pogues cover)
Di questa si faceva anche a meno, ma dà l’idea di quanto si divertano sul palco. Il 16 saremo tutti là sotto. Via SadPandas.
_The Rosebuds – Boxcar, Blue bird e Wildcat
Tre tra i pezzi migliori dal disco in heavy rotation della mia settimana. Una sorta di Maritime (meglio del Maritime?) post-Morriseyani con un po’ di indiepostemo in meno e un po’ di sixties (di matrice southern rock) in più. In più, Wildcat è un dichiarato omaggio a Teenage Kicks.
_Xiu xiu – Jack the ripper (Nick Cave cover)
Che’cce Jamie? Ci stiamo rammollendo? Sei alle prese con uno dei pezzi più tesi e violenti della (bistrattata) anima folk di Nick Cave e ti limiti a ululare con un po’ di eco e in sottofondo un loop di basso e batteria distorti? Ci vuole più impegno!

mercoledì, 28/09/2005

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Inkiostro Music Video Aggregator /Settembre
_Cocorosie – Noah’s Ark (Tasto destro, Salva con nome) Non è un bel video neanche per sbaglio, le due maravillose sorelle Casady sfoggiano pettinature ancora più improbabili del solito e effetti visivi d’accatto intristiscono il pezzo forse più convenzionalmente pop del disco: che scopo può avere quindi girare un clip del genere (il primo in assoluto per le Coccherosa, se non erro)? Meglio ricordarle mentre cantano Good Friday in un cortile faentino, se permettete.
_Devendra Banhart – I feel just like a child (streaming) Osannato dalla critica di mezzo mondo, Devendra Banhart più va avanti e meno mi convince. In questo video -wow- balla mentre indossa solo un paio di mutande, che meraviglia! Molti lo troveranno un sacco autoconsapevole e giocoso, altri artisticamente neo-hippy e neo-neo-tribalista, ad altri ancora -al peggio- sembrerà un adorabile cazzone. La mia opinione non differisce molto da quest’ultima, purchè, ovviamente, si ometta la parola adorabile.
_Final Fantasy – This is the dream of Win and Regine (Tasto destro, Salva con nome) Versione ancor più singolosa del singolo del bell’esordio solista del violinista degli Arcade Fire, che a breve passerà anche da queste parti per una rischiosa data live. Chissà se si porterà dietro l’adorabile (lei sì) cameriera provvista di cuffie e mantello del video. Che sia giunto il momento dell’indie-fantasy?
_Pinback – Fortress (Tasto destro, Salva con nome) Non lo si ripeterà mai abbastanza: Summer in Abaddon dei Pinback è stato probabilmente il disco dell’anno scorso che da queste parti si è amato di più. Esce ora il notevolissimo video di Fortress, tristissima storia di animazione a bassa fedeltà su una bella storia d’amore che si trasforma (letteralmente) in una guerra (con annesse coreografie). Si parlava dell’indie-fantasy, no?
_Laura Veirs – Galaxies (Tasto destro, Salva con nome – è lentissimo, serve un po’ di calma) Come dicevo la settimana scorsa, su disco Laura Veirs è grandiosa. Questo video, però, è una delle cose più terrificanti in cui mi sia capitato di imbattermi da un po’. Se ci sono delle idee che qualcuno me le spieghi, l’immaginario è oscuro e sfilacciato e se la natura da sola non l’aiuta Laura ha fatto ben poco per darsi una sistemata. Rimandata al video per Secret someones?
_Death Cab for Cutie – Soul meets body (streaming, e se proprio lo volete è pure su rapidshare) Sottotitolo: Ben Gibbard vestito come mio nonno e i bizzarri funghi/uccelli a forma di note. Come spesso capita, una buona idea (le note volanti, non il guardaroba di Ben Gibbard) un po’ sprecata, anche se l’atmosfera dolceamara e un po’ sospesa ben si adatta all’insolita efficacia del primo singolo di Plans. Quindi alla fine va bene così, dai.
_Royksopp – 49 percent (streaming) Potrebbe quasi essere confuso con un video di Gondry, e chi conosce la meraviglie di cui è capace il regista francese sa quanto questo possa essere un complimento. Per esserlo gli manca un po’ di precisione in più e quei tocchi di classe che lo fanno stagliare a un livello decisamente altro. Detto ciò, la canzone non è niente di che, ma immagino che al giusto volume e con un proiettore abbastanza grosso, l’esperienza lisergica ci starebbe tutta.
_Animal Collective – Grass (Tasto destro, Salva con nome) Sprizza (ancora) avanguardia da tutti i pori,
il collettivo animale, e con un video del genere dona al suo folle folk disgregato una terza dimensione al contempo perfettamente appropriata e insolitamenete sobria. In quanto avanguardia è sempre di difficile digeribilità, ma se il pubblico di merda non capisce, ovviamente è colpa sua.
[i vecchi Video Aggregator]

mercoledì, 21/09/2005

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Secret Someones
Sulla copertina del disco c’è una sua foto. E’ il primo piano un po’ impietoso di una ragazza spettinata, non proprio una gran bellezza (io la trovo adorabile, ma questa è un’altra storia), con un vestito a fiori che si intravede sotto la giacca e un’anonima strada cittadina nello sfondo. Sembra la ragazza timida che incontri in biblioteca, lo sguardo triste che incroci sul metrò, oppure la vicina di pianerottolo misteriosa che non ti rivolge mai la parola. Non lo diresti che Laura Veirs è nata in mezzo alla natura del Colorado, è solita passare una buona parte dell’anno campeggiando nei boschi nordamericani ed è laureata in geologia. E non diresti che ha pubblicato alcuni album bellissimi. Non diresti queste cose, ma solo se non hai ascoltato il suo ultimo disco, Year of Meteors.
Nella musica di Laura Veirs, la natura è una continua e imprevedibile metafora di ciò di cui canta, dalle storie agli stati d’animo come delle melodie che li accompagnano. Ovviamente niente di nuovo sotto il sole (appunto), ma, come spesso accade e ci piace che accada, è il come a fare la differenza, e a fare di Year of Meteors un disco di sorprendente bellezza e complessità invece della banale opera della solita indie-folkster. Ci sono il paesaggio catarticamente sulfureo di Fire snakes, le costellazioni pop di synth implosi del singolo Galaxies, il drumming liquido dei perenni viaggiatori che portano nel cuore i propri Secret Someones, lo skylark veneziano (quasi una foto, quasi un Canaletto) di Rialto (le potete ascoltare qui), il malcelato parallelismo speleologico di Speluking e un paio di belle immagini che parlano di lampade a olio e consapevolezze tardive che ti lasciano ammirato quando finalmente le capisci.
Nella musica di Laura Veirs convergono in modo non scontato il folk classico e l’osservazione partecipante di Suzanne Vega, il cantautorato artsy e imprevedibile di una Cat Power meno concentrata sul proprio ombelico, la curiosità musicale di Beth Orton e la fiera assertività di Mirah. Year of Meteors è il suo quinto disco, uscito da poco su Nonesuch (quella dei Wilco) in America e su Bella Union (quella dei Devics) in Europa; e se non sono referenze queste..
Se non la conoscete ancora rimediate; se, fortunati voi, già vi siete già imbattuti nei suoi vecchi dischi, sappiate che Year of Meteors è meno confessional rispetto al precedente Carbon Glacier (anche se quando lo è, come nella spettrale Magnetized o nella sua sgangherata versione telefonica ghost track, è da brividi), meno classico rispetto a Troubled by the fire e contemporaneamente più pop e meno immediato di tutto quanto l’autrice americana abbia prodotto in passato. Il livello, però, è sempre altissimo, forse di più. E a prima vista, forse, non lo diresti.