suoni

martedì, 30 08 2005

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Inkiostro music video aggregator /Agosto
_ Sons & Daughters – Taste the last girl (Tasto destro, Salva con nome) Finalmente un video all’altezza del quartetto scozzese; niente di che in realtà (montaggio serrato, una giostra, la band che suona: cose così), ma il pezzo è tra i loro migliori di sempre, il video è ben fatto e chissà, magari potrebbe anche passare sulle tv musicali. E il giudizio non è influenzato (ok, lo è, ma solo un po’) dal fatto che il sottoscritto, dopo aver visto il set della band a Urbino, si sia irrimediabilmente innamorato della cantante Adele Bethel.
_Grand National – Drink to moving on (Tasto destro, Salva con nome) Da non confondere con i quasi omonimi The National, i Grand National sono stati tra le band più suonate ad Airbag la stagione scorsa. Suonano un indefinito mix di quasi ogni genere musicale (leggere un po’ di rencesioni in giro per la rete, e la quantità e diversità di riferimenti e definizioni usati; il nome che compare più spesso comunque è quello dei Blur), e lo fanno in modo dannatamente appiccicoso. Questo video, che racconta la tristissima storia degli uomini-Tetris, è un meraviglioso delirio che con me ovviamente sfonda una porta spalancata.
_Ok go – A million ways (Tasto destro, Salva con nome) Teaching the indiekidz how to dance part 1. Già lo sapete che il sottoscritto ha un clamoroso debole per i video con le coreografie; date un’occhiata al video e alla bravura della band e capirete quanto questo video possa mandarmi in estasi. Trattasi del primo singolo estratto dal nuovo disco -in uscita a giorni- della band power-pop di Chicago; musicalmente nulla di fondamentale, anche se avendo preso 2.6 su Pitchfork col disco vecchio mi stanno assai simpatici.
(grazie a Giovanni)
_ Clor – Love & pain (Tasto destro, Salva con nome) Teaching the indiekidz how to dance part 2. All’orecchio non allenato i Clor possono sembrare non molto diversi dagli Ok Go, e all’orecchio allenato? Pure. E allora perchè Pitchfork assegna al loro debutto un sonoro 8.2 descrivendo la loro musica come «refreshingly buzzy thumping indie pop»? Ottima domanda. Quel che è certo è che, in effetti, i Clor sono più complessi di quanto sembra e fanno il loro lavoro in maniera egregia. Questo video è evidentemente fatto con due lire, e sfiora il grottesco in più di un punto. Eppure funziona.
_Franz Ferdinand – Do you want to (Tasto destro, Salva con nome) Teaching the indiekidz how to dance part 3. La parola d’ordine della band, stavolta, è sbracare. Niente più movimenti meccanici, riferimenti all’espressionismo tedesco e intellettualismo spinto anche nei video: stavolta il quartetto inglese si mette la giacca di pelle, va a fare casino a una festa e accenna persino dei passi di danza. Un passo falso o una lungimirante apertura a un pubblico nuovo?
_Depeche Mode – Precious (Draft version) (Link a Megaupload) Non capita spesso di poter dare un’occhiata al lavoro di un regista di videoclip prima che sia finito. In questo caso, però, qualcuno ha messo onlie il nuovo video dei Depeche Mode prima che fosse ultimato, e la carenza di fondali, le indicazioni scritte e le bozze di storyboard hanno un fascino che, probabilmente, il video completo non avrà. Anche perchè sia la canzone che il clip si fanno dimenticare abbastanza facilmente. (grazie a Fabio)
_The White Stripes – My Doorbell (Tasto destro, Salva con nome) In giro si nota che giusto in tempo per l’uscita del remake, Jack White si presenta in questo video ruffianello conciato come Willie Wonka e circondato di bambini. Verrebbe da dire che il nostro non abbia bisogno di mezzucci del genere, eppure la battuta d’arresto di Get behing me Satan rispetto ad Elefant -peraltro ampiamente pronosticata- è sotto gli occhi di tutti, e coi tempi che corrono tutto fa brodo. Il pezzo è il più orecchiabile del disco, e se non ci riesce questo a riportare l’attenzione dei media sul duo di Detroit, niente ci riuscirà.

_Dungen – Panda (Tasto destro, Salva con nome) La Psichedelia è morta, viva la psichedelia. Psichedelici la canzone e il video, e psichedelico il fatto che piaccia ai critici indiesnob che venerano questo misterioso collettivo di folk progressivo e psichedelico svedese come se fossero i Grateful Dead; infatti un po’ gli assomigliano. Un ritorno del progressive psichedelico? Che il Signore ci assista.
_LCD Soundsystem – Tribulations (Tasto destro, Salva con nome) Qualche tempo fa ero in una discoteca rock, e un tizio alle mie spalle ha detto, guardando in alto: «Guarda, la palla degli LCD Soundsystem!». E’ incredibile come in certi ambienti una cosa ‘vecchia’ e con un immaginario storico come la mirrorball sia ora come ora inesorabilmente associata a James Murhpy. Il quale, in questo video, gioca assai con la cosa, ed è impeccabile, ai confini della perfezione, come al solito.
_Sia – Breathe me (Tasto destro, Salva con nome) Un pezzo dell’anno scorso che, dopo essere stato usato nell’ultima puntata dell’ultima serie di Six Feet Under sta vivendo in giro per la rete una nuova giovinezza. Dalla ex cantante degli Zero7, un pezzo che qualche anno fa si sarebbe descritto come trip-hop, con un video classico in ormai canonico stop motion, realizzato attraverso l’utilizzo di più di 2500 polaroid.  
_Xiu Xiu – Pox (Tasto destro, Salva con nome) Gli Xiu Xiu fanno le cosacce con le bambole, e inscenano un piccolo dramma domestico in versione lo-fi che si adatta alla perfezione al loro sound straziante. Che in questo caso, come capita di rado, riesce ad essere contemporanemente sia pop che avanguardia, finendo per assumere una potenza alla potenza che questo video amplifica ulteriormente.
[le vecchie puntate del Music Video Aggregator: Luglio, Giugno, 5, 4, 3, 2, 1]

   
   

venerdì, 26 08 2005

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Imbattersi in cose del genere ti rallegra la giornata
The top 10 most ridiculous Black Metal pics of all times e The other
top 10 most ridiculous Black Metal pics of all times. Tonnellate e tonnellate di fondotinta bianco e matita nera, borchie a tronchi ,armi medievali manco fossimo nel museo di Gradara, teschi, acquile, invidiabili tutine di pelle buone giusto per un sexy shop, ossa, cuori e autoflagellazione, espressioni truci che non spaventano più neanche un bambino e -soprattutto- una drammatica carenza di autoironia. Morte al falso metallo.

venerdì, 26 08 2005

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Airbag (lato) passeggero
Mentre lo Sceriffo Costosa e il suo Degradare informati sbarca in edicola (lunga storia) e Bologna è popolata ancora solo da balle di fieno che rotolano e coguari che si cibano delle carogne degli incauti che osano avventurarsi nella città deserta, Airbag fa già le prove generali per la nuova stagione, che si preannuncia ricca di novità, champagne e cotillons. La metà già tornata in città (il socio AndreaNP è ancora disperso per la penisola) vi invita quindi a sintonizzarvi sulle usuali frequenze di Radio Città Fujiko (103.1 MHz in FM a Bologna o streaming nel resto del pianeta) alle usuali 21 per una puntata del non usuale Airbag (lato) passeggero, che vedrà come ospiti il prode Aurelio ‘Paso’ Pasini de Il Mucchio e la compagna di merende Ele. Niente scalette, Airbagrafie e pretese di alcun genere (come se di solito ne avessimo), stavolta solo chiacchiere a ruota e musica. Accorrete numerosi e intervenite in diretta negli usuali metodi. E ricordate che Radio Città Fujiko l’ascolta pure Dainel Johnston.

   
   

giovedì, 25 08 2005

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Super Size me (ma un po’ sempre la solita roba)
Ho comprato XL, il magazine
mensile nato sulle ceneri di Musica in edicola da oggi insieme a La Repubblica (con un euro in più; ma dal prossimo mese saranno due).
Primo sguardo. Carta patinata, formato gigante, Johnny Depp in copertina: è Rolling Stone.
Secondo sguardo. Rubriche scritte da celebrità varie ed eventuali (Vasco Rossi, Lucarelli, il Trio Medusa e parecchi altri; vedendone alcune come al solito verrebbe da pensare «a ciascuno il suo mestiere»), foto enormi, tanta pubblicità che sembra di avere in mano Io Donna, articoli di moda (anzi, di Stile): è Rolling Stone.
Terzo sguardo. Però, wow, ci scrive De Luca (è Rolling Stone!), c’è pure la Siri che parla, te guarda, di Pete Doherty e Kate Moss (bastaaa!), c’è addirittura un fumetto di 4 pagine di Daniel Clowes; mica male. E sfogliandolo non si può non notare quanto sia accattivante e ben fatto; più di Rolling Stone, probabilmente. Epperò per quanto possa anche essere piacevole, alla fine, XL è un po’ sempre la solita roba, già vista e rivista. Suppongo fosse folle aspettarsi qualcosa di nuovo proprio dal magazine gggiovane del secondo (o primo?) gruppo editoriale italiano; eppure, se non posso permettersi di farlo loro, chi può permetterselo? 

mercoledì, 24 08 2005

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Se i soldi non fossero un fattore rilevante
Pitchfork sarà anche la webzine più antipatica del pianeta, ma quando il suo staff ci si mette è davvero tra i migliori a fotografare lo zeitgeist musicale, indipendente e non. L’articolo The Chumbawamba factor parte dall’intervista a Big Champagne -società specializzata nell’internet survey e, in particolare, nello stilare in modi più o meno fantasiosi la classifica delle canzoni più scaricate della rete- per dipingere un lucidissimo ritratto della situazione attuale e delle possibili evoluzioni del mercato discografico. Se si accettano le premesse di Big Champagne, studiando i flussi e le configurazioni seguite dal peer to peer e dal download legale è davvero possibile «assistere a quello che gli ascoltatori farebbero con la loro musica se i soldi non fossero un fattore rilevante». Bellissimo a dirsi, comodo a viversi (troppo?) ma più complicato di quanto sembra come fenomeno da valutare. Le conseguenze sono affascinanti e al contempo terrorizzanti: le library navigabili, gli audioscrobbler, i blog e i myspace creano geografie complesse di ascolto che tanto arricchiscono la personalità, le conoscenze e il gusto di chi entusiasticamente ne fa uso quanto sono rivelatrici di preziosissimi dettagli personali. In parole povere, per le ricerche di marketing sono una miniera d’oro di informazioni a costo zero. Inevitabile evoluzione della specie o Grande Fratello delle hit a tavolino anche nel mondo della musica indipendente?
Per la risposta è ancora troppo presto. Chi è pronto da tempo a profetizzare la fine dell’industria discografica as we know it, però, potrebbe ahimè essere costretto a fare un passo indietro.

martedì, 23 08 2005

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Inkiostro – Palinsesto estivo
Io e le canzoni

Io, le canzoni, le consumo.
Le spremo fino all’ultimo grammo, ne divoro anche i più microscopici lembi, le ingollo fino all’ultimo goccia. A volte ci affondo le mani, le faccio traboccare e metà finisce per terra, altre volte ne assaporo ogni particella come fosse la cosa più preziosa del mondo, e raschio il fondo con un cucchiaio per non perderne neanche un frammento. Io passo alzato con le canzoni tutta la notte, come per sapere come vanno a finire. Scrivo negli spazi vuoti, strappo le pagine e le regalo in giro, a volte pure a degli sconosciuti, quasi sempre a persone che non le apprezzeranno, quasi sempre a persone che non me le restituiranno. Con le canzoni, io ci tappezzo tutta la stanza, le proietto nel cielo, ci cammino su, spesso le cavalco, alcune volte ci volo persino sopra, e guardo dall’alto tutti quei puntini sotto di me, che vanno ancora a piedi. E tutto sembra perfetto da lontano, come canta Ben Gibbard. Io con le canzoni ci faccio l’amore, mi unisco a loro nell’intimo e poi me ne allontano spaventato; ci discuto, ci esco a fare una passeggiata e ci passo le serate a guardare il soffitto. A volte non ci capiamo, litighiamo, finisco per odiarle e per abbandonarle, e spesso ne vengo abbandonato a mia volta.
Di solito, non ci rimane più niente, quando ho finito. Di solito rimangono gusci vuoti, senza neanche una briciola da cercare, o una grammo di polpa su cui accanirsi. E lo scheletro nudo e vuoto fa quasi senso, sembra una di quelle case sventrate in cui vedi la struttura portante senza che dentro ci sia più vita. Ma non le butto via, le canzoni, sono troppo sentimentale. Le conservo come si conservano le scatole di scarpe, che tornano sempre utili, e ogni tanto le tiri fuori e le riempi di nuovo, oppure come i vecchi giornali, tutti in fila in una teca a ricordarti le cose che sono passate, oppure come i vestiti dismessi, da regalare, quando verrà il momento, a qualche cuginetto più piccolo. Oppure, più appropriatamente, come i denti persi da bambino o i capelli tagliati. A ricordarti di cosa sei fatto.
[link originale - 14 maggio 2004]

lunedì, 22 08 2005

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Che la nuova stagione abbia inizio
Se è vero che da queste parti niente finisce mai veramente, dev’essere vero anche che niente comincia mai veramente (anche se nessuno può provarlo, come nota Tom Barman). Eppure.
Eppure: dopo una breve pausa estiva, sabato scorso con l’inzuppatissima penultima tappa del Tora Tora al Mamamia di Senigallia ha avuto inizio la nuova stagione concertistica emiliano-adriatica. E dopo i set carichissimi di Paolo Benvegnù, Yuppie Flu, Perturbazione e il signor concerto degli Afterhours (il resto delle band me lo sono perso, ahimè), si preannuncia come una grande stagione. Anche perchè se Agosto è il mese più freddo dell’anno (e a giudicare da come sta andando, siamo lì), l’Autunno non può che essere meglio.
Sono appunto i Perturbazione, insieme ai Disco Drive e ai padroni di casa, gli ospiti di onore della serata organizzata dagli Offlaga Disco Pax alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia mercoledì 24/08; per tutte e tre le band sto cercando di battere il record di date viste in un anno, e segnare tre tacche con un colpo solo è un’occasione da non perdere. Un paio di giorni (il 26/08) dopo sarà Vicolo Bolognetti a sparare le ultime cartucce prima della chiusura, con l’atteso concerto dei Valentina Dorme. Prima della data successiva (il 2/09), quando al quadriportico  suoneranno i modenesi Les Fauves reduci da Benicassim (la scorsa volta mi hanno fatto una bella impressione), sarà cominciata pure qua la Festa dell’Unità, che nel consueto spazio dell’Estragon Summer Festival proporrà gli Afterhours (il 2, appunto), e avrà già proposto tra gli altri Quintorigo (il 25), PGR (il 27), Assalti Frontali (il 29) e Marta sui tubi (il 30). Sempre alla Festa dell’Unità il 3 sarà la volta degli autori di uno dei dischi dell’anno, i canadesi Stars, che supporteranno i connazionali Hot Hot Heat, per una data assolutamente da non perdere. Il giorno seguente ci sarà l’Independent Days Festival, ma a meno di inattese regalìe o sconvolgimenti dell’ultimo minuto, non credo che ci sarò; ok che vedere tutti lo stesso giorno i Bloc party, Maximo park, Futureheads, Ordinary boys, Bravery ed Editors rischia di essere un’esperienza non da poco (e di svelare in modo ancor più impietoso chi ci è e chi ci fa), ma dover sganciare una trentina di euro, slalomare tra le probabilissime sovrapposizioni tra i due palchi ed essere costretti a beccarsi Skin, Meganoidi, Subsonica o Bad religion (ah! i miei 15 anni..) non è proprio il massimo. Poco distante peraltro in quei giorni ci sarà il Pop-Gradara; peccato perderselo.
Il resto del mese propone l’unica trasferta senza se e senza ma, per i Wilco il 6 Settembre al MazdaPalace di Milano; si farà in tempo a tornare per beccare il 7 Pedro the lion (+ Mersenne) alla solita Festa dell’Unità. A metà mese ci sarà il classico appuntamento con l’Anti-MtvDay, all’XM24; l’appuntamento quest’anno raddoppia, presentando una prima serata (il 16) dedicata ad elettronica e hip-hop e la seconda serata alla classica pletora di pesissime band hardcore (dai nomi -come al solito a me quasi tutti ignoti- mi sembra un po’ un’edizione sottotono; ma probabilmente sbaglio). A fine mese ennesima data degli Offlaga Disco Pax, il 30 all’Estragon; dev’essere la quinta in meno di un anno. La stessa serata al Link c’è Original Silence, ignoto e probabilmente inascoltabile progetto sperimentale dietro cui si nascondono Thurston Moore e Jim O’ Rourke dei Sonic Youth, Terrie dei monolitici The Ex, Massimo Pupillo degli Zu  e un paio di jazzisti norvegesi.
E arriviamo ad Ottobre; la riapertura del Covo è prevista per l’inizio del mese, e per quella data si parla della presenza di una band scandinava che il sottoscritto ha già visto due volte negli ultimi due mesi ma che, diamine, vale sempre la pena di essere vista. L’8 ottobre ci saranno gli Spoon, e negli stessi giorni in Italia c’è in giro Stephen Malkmus, la cui vociferata data di Bologna non pare però essere confermata (sigh). Il resto del mese presenta almeno un evento irrinunciabile (gli Stereo Total il 15) e vari nomi interessanti: i Kaiser Chiefs il 12 (al Velvet di Rimini), i Teenage Fanclub il 20, Brendan Benson il 29. Si parla pure di date da queste parti di Smog, Animal collective, Art brut e -pare- del ritorno degli amatissimi Broken Social Scene.
Nello stesso periodo in zona ci saranno anche parecchi nomi da palazzetto: la costosissima unica data italiana dei White Stripes (il 21 /10), Bob Dylan (il 10/11) e i Coldplay (il 15/11). Per chiudere in bellezza l’evento sarà riavere in Italia dopo 5 o 6 anni e un paio di pacchi dall’ultima volta i dEUS, il 26/11 al Velvet di Rimini, per intornare insieme a loro Nothing really ends. Perchè, a quel punto, saremo di nuovo vicini alla fine della stagione; e ne avremo bisogno.

   
   

venerdì, 12 08 2005

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Se fai un post per punti bla bla bla
_Il tempo fa schifo, io sto per partire per 4 giorni, la prossima settimana in teoria sono in ferie e dovrei essere in 3 posti contemporaneamente che distano almeno 300 chilometri l’uno dall’altro. Chi trova l’incongruenza vince una bambolina.
_Niente di nuovo in Vista. O sì? Qua l’anteprima dell’aspetto che avranno icone del nuovo sistema operativo di casa Microsoft che impareremo ad odiare. Per motivi di affetto (?) personale mi colpisce molto il cambiamento del cestino.
_Vogliate gradire una decina di cover performate dai Belle & Sebastian. E se non sapete il tedesco, cliccate un po’ a caso come ha fatto il sottoscritto e vedete che il link diretto lo recuperate.
_Se durante la prossima settimana (lunedì pomeriggio, per dire) vi capita di imbattervi nella mia voce su Radio 2 Rai, niente panico; è un virus che ha avuto una certa diffusione da queste parti. A breve -forse- passa.
_QP, non gliela puoi fare. Tempo un paio di mesi che hai cambiato blog, e pure questo si è trasformato in un troiaio sibarita. Suggerisco di registrare subito il dominio.
_Quella dell’uomo morto mentre scopava con un cavallo la sapete già, immagino. Più che la faccenda in sè (che vabbè), è più interessante capire come sia possibile parlarne senza scadere subito sul volgare o sul sensazionalistico. Un po’ di cose qui e qui.
_La copertina di Cripple Crow, nuovo disco di Devendra Banhart, è una delle cose più brutte in cui mi sia capitato di imbattermi ultimamente. Un po’ come il disco, in effetti.
_Uno di quei link che fanno tutti tanto contenti: Encyclopedia of lesbian movie scenes. Assai completa, pare. Da queste parti si ricorda sempre con affetto (?) quella di Mulholland Drive.
_A Castellina, a Castellina! Da stasera per 4 giorni musica e altro tra i colli toscani. Tutte le info qui. Ci vediamo là, e dato che non credo avrò a portata alcun dispositivo connesso a internet, ci si risente non prima del 16.

mercoledì, 10 08 2005

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Inkiostro – Palinsesto estivo
Ricordi e rosmarino

Se siete stati almeno una volta a Granada, in Andalusìa, non avete potuto non notarle; durante il giorno, agli angoli delle strade del centro, le donne zingare avvicinano i turisti parlandogli senza vergogna o cortesia, tentando di convincerli ad accettare i rametti di rosmarino portafortuna che offrono in cambio di qualche spicciolo. Ve lo ricordate, il rosmarino? Sì, vero? Bene, è esattamente quello che Suzanne Vega vuole da voi. Di per sè, ovviamente, non si tratta di niente di eccezionale. Il rosmarino, però, è un simbolo, e come tutti i simboli permette di ricordare cose ben più importanti, come i momenti in cui li abbiamo ricevuti, e ciò che hanno significato per noi. E’ proprio per questo che Suzanne Vega ha scelto questa parola, Rosemary, per dare il titolo alla sua canzone più bella, che proprio di Granada -e del ricordo- parla.
Rosemary è una perla nascosta: non si trova su nessuno degli album della cantautrice newyorkese, ma esclusivamente come inedito suoi suoi due Best (Tried and True e Retrospective), e nonostante la sua grande bellezza (o forse proprio per questo), è praticamente sconosciuta al grande pubblico.

Do you remember when you walked with me,
down the street into the square?
How the women selling rosemary
pressed the branches to your chest,
promised luck and all the rest,
put their fingers in your hair?

E’ una canzone che vuol fare ricordare, e vuol farsi ricordare, che parla del viaggio in una delle città più affascinanti del mondo, dell’incontro fulminante che vi è avvenuto, e della magia delle cose che non possono essere. Parla di un accident of fate, della coincidenza che ha fatto incontrare Suzanne con una persona di cui noi non sappiamo (e non sapremo) niente di più, dei giorni passati insieme, e delle passeggiate primaverili attraverso i bellissimi giardini della città.
Quando sono stato a Granada, quasi tre anni fa, il primo posto che ho visitato non è il grandioso complesso di palazzi e giardini dell’Alhambra, nè il pittoresco quartiere moresco dell’Albaìcin, e neppure la monumentale zona cristiana, ma la sconosciuta e deserta Carmen de los martires, niente di più che una villa ottocentesca diroccata con un piccolo parco intorno. Non potevo esimermi, ovviamente, dal seguire i passi di Suzanne Vega, e dal farmi incantare dalla placida e quotidiana bellezza di un parco, arso dal sole, le cui glorie sono ormai passate, e le cui assenze sono più importanti delle presenze:

In the Carmen of the Martyrs,
with the statues in the courtyard
whose heads and hands were taken,
in the burden of the sun;
I had come to meet you
with a question in my footsteps.
I was going up the hillside
and the journey just begun.

La «domanda nei suoi passi» (anche voi ne avete conosciute di persone i cui passi erano delle domande?), l’attenzione per le parti delle statue rubate dal popolo nel corso dei secoli (per il loro presunto potere beneaugurante), lo sguardo non comune che si sofferma sui dettagli minimi invece che sui soggetto sotto i riflettori (ricordate l’arcifamosa Tom’s diner, con la sua descrizione di una tavola calda in un giorno qualunque?) sono tutte espressioni esatte della cifra stilistica di Suzanne Vega.
In Italy in Spring -probabilmente la sua migliore poesia (non contando i suoi testi, ovviamente)- l’autrice newyorkese spiega la sua poetica, illustrando chi sono le persone a nome di cui tenta di parlare:

«Who do tou speak for?»
he said to me.

«The man in the corner
with the wish to be free.
The girl with no voice,
and no choice against the hardened language»

L’attenzione al linguaggio, lo sfrozo nel modellarlo per fargli assumere la forma più vicina possibile al pensiero, è un tema tipico in Suzanne Vega. Ad esempio in Language (da Solitude Standing, 1987), la folksinger si rammarica per l’impossibilità delle parole, «solide», di cogliere le sfumature, «liquide», del pensiero, che in un attimo se ne vanno senza tornare mai più.
Ma sono i versi finali di Italy in spring, altissimi, a condensare in modo perfetto la particolarità e l’unicità della sua voce. Continuando a rispondere alla domanda «A nome di chi parli?», Suzanne Vega risponde:

«The person in the cell
with the window so high
that you fall to your knees
if you want to see the sky»

La potenza e la semplicità dell’immagine della persona in prigione, che a causa dell’altezza della finestra è costretta ad inginocchiarsi per vedere il cielo, e la rima che incornicia queste parole, sono l’esempio migliore dell’alchimia sottile su cui si regge l’efficacia lirica delle composizioni dell’autrice newyorkese. E ciò permette di capire appieno la strofa successiva di Rosemary, in cui una serie di rime e allitterazioni sono il modo migliore per alludere ai sogni che si affacciano alla nostra realtà senza potervi accedere:

My sister says she never dreams at night
there are days when I know why;
those possibilities within her sight,
with no way of coming true.
‘Cause some things just don’t get through
into this world, although they try.

L’interpretazione dell’assenza di sogni come rifiuto delle realtà alternative -a volte desiderabili, quasi sempre impossibili- che essi profilano non è casuale. Il legame con il tema principale della canzone -il ricordo- è chiaro: il viaggio a Granada è stato memorabile, e sarà ricordato soprattutto per le cose che non sono successe, per quelle che sono state sognate, desiderate, sfiorate (We skirt around the danger zone and don’t talk about it later, canta l’autrice in Marlene on the wall) ma non si sono compiute, assenti come le parti delle statue della Carmen de los martires.
E così arriva inaspettato il finale della canzone, dopo neanche 3 minuti, brusco e improvviso come un risveglio inatteso, ma dolce esattamente come la cosa che un attimo prima si stava sognando.
Ed è una semplice richiesta: Ricordami.

All I know of you is in my memory
And all I ask is you remember me

Ascolta Rosemary.

[Trovate Rosemary nel primo best di Suzannne Vega, Tried and True (A&M, 1998), mentre Italy in spring è nel libro Solitude Standing - Racconti, poesie, canzoni inedite (Minimum fax, 2000), di cui è comunque consigliatissima l'edizione originale (The passionate eye - The collected writings of Suzanne Vega, HarperCollins, 1999), molto più bella graficamente e ricca nei contenuti]
[link originale - 11 marzo 2004]

mercoledì, 03 08 2005

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Le Frequenze sono sempre Disturbate
_A meno di una settimana dall’inizio, finalmente il cast del festival più amato da grandi e piccini pare definitivo e tutti gli asterischi, gli E altri da definire e gli In arrivo sono scomparsi. Sul palco principale nessuna novità di rilievo (è giusto scomparso Micah P. Hinson, ma pazienza), mentre il nuovo Velvet Stage riserva alcune ottime sorprese, come gli amatissimi Sprinzi (con nuovo album all’attivo), l’ineffabile Artemoltobuffa, il sempreverde Bob Corn e i rinati Midwest (il cui nuovo disco, a differenza del precedente, mi piace assai). Il fantomatico palco con ospiti a sopresa pare scomparso dal programma, anche se da queste parti erano già giunte notizie di un nome poco noto dietro cui si nascondono personaggi di un certo calibro. Vedremo.
_Lancio la colletta: un grafico per Frequenze Disturbate. Devono aver speso tutti i soldi nell’organizzazione (ah ah!), perchè quest’anno i manifesti, i volantini e il sito sono terrificanti: sfondo stile tappezzeria del ’700 direttamente riciclato da 2 anni fa, idem per il logo, testi in Times New Roman e sito di una sola pagina formattato peggio di come saprebbero fare certi diciassettenni di mia conoscenza. Un euro per uno, e magari le magliette escono fuori decenti.
_50 euro per un festival del genere sono troppe? Non sta a me dirlo (secondo me, in ogni caso, sì), ma certamente sono troppi i 7 euro di diritti di prevendita. Fatevi un favore: comprate l’abbonamento o i biglietti direttamente alla cassa, tanto il tutto esaurito è oltremodo fuori questione. E occhio ai parcheggi circostanti, diventati tutti a pagamento un annetto fa, e per cui è stato persino creato un (costosissimo, ovviamente) abbonamento ad hoc in occasione del festival. Ho già visto i vigili urbani fregarsi le mani, quindi fate voi…
[e -come sa bene qualcuno- sabato mattina c'è direttamente la rimozione causa mercato..]
_Se arrivate in città (vabbè, paese) già giovedì, scrivetemi 2 righe all’indirizzo in alto a sinistra; può essere che quella sera si faccia qualcosa.
_Passo e chiudo. Ci si vede questo weekend.

martedì, 02 08 2005

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Into the eye of the storm no sign of rain
L’Estate è l’ultima sera di Luglio. I Calexico suonano lontani, noi siamo in fila orizzontale davanti allo stand, accenniamo timidi movimenti a tempo e siamo stanchi ma con gli sguardi contenti. Una versione assolutamente incredibile di Quattro -una di quelle canzoni che preferisci citare sbagliando-, poi El picador, Alone again or che ormai è quasi troppo familiare e Guero Canelo che si stampa in testa e se ne va solo alle 4, arrivati a casa. Siamo tutti lì davanti, pochi e lontani dal palco, stanchi e forti di un distacco dalla folla che ci proietta direttamente in prima fila. Parliamo poco, ci scambiamo sguardi d’intesa, di serenità e di soddisfazione, quando non sono prese in giro con la crew dei Tasti neri o sorrisi con la ragazza del merchandising divertita da come, dimentico di tutto e tutti, io stessi ballando da solo The crystal frontier nel mezzo del nulla. Non c’era -e non c’è- quasi niente da dire. E questa, probabilmente, è la cosa più bella di tutte.
[bonus video: Calexico with Mariachi - Quattro (Live at Barbican)]

mercoledì, 27 07 2005

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Inkiostro music video aggregator /Luglio
_The Faint – Desperate guys (Tasto destro, Salva con nome) Se qualcuno li ha visti di supporto a Bright Eyes sa che i The Faint, oltre ad avere un tiro che gente come i Killers si sognano, avevano delle video-proiezioni di sfondo assolutamente bellissime. Guardate questo video realizzato interamente in stop motion e ditemi se non è splendido; ha persino troppe idee per un videoclip solo. Un piacere per gli occhi.
_Louis XIV – God killed the queen (Tasto destro, Salva con nome) I Louis XIV hanno ben chiara la strada per il successo: rock’n'roll venato di garage non troppo originale e non troppo raffinato, una major che li spinge a più non posso, e video con una congrua quantità di zinne. Già due mesi fa segnalavo il video di Paper Doll interpretato da tre discinte Suicide Girls, e anche qui c’è abbondanza di carne fresca in mostra. Secondo me alla lunga non paga; ma certo, è un bel vedere. [E la musica? Non pervenuta]
_
Clap your hands say yeah – Over and over again (Lost and found) (Tasto destro, Salva con nome) Un carrello circolare (argh!), un protagonista un po’ nevrotico, una stanza dalla volontà propria e qualche secchio di vernice, così la band più hip del momento sceglie di presentarsi sulle tv musicali. Ironica, di basso profilo, con uno dei pezzi meno sopra le righe del disco. Missione compiuta.
_Smoosh – La pump (Tasto destro, Salva con nome) NME le ha definite The hottest new band in the US underground, e ora stanno registrando un disco con Jason McGerr dei Death Cab for Cutie. Sono le Smoosh, due bambine di 13 e 11 anni, già celeberrime nell’indiemondo americano, che sollevano tanti dubbi sulla natura dell’operazione che le coinvolge quanto deliziano con le loro -davvero notevoli- canzoni (Salvatore ha detto tutto quanto c’era da dire sulla questione qui e qui). Sentite questa serratissima La Pump e guardatevi il suo video tutto pongo, pupazzi e soldatini e poi ditemi. 
_Fatboy Slim – The Joker (Tasto destro, Salva con nome) Che cariiiiiiini, i micini travestiti! E che cariiiiiiino il micio sul giradischi che fa fatboy slim!! Che idea cariiiina, che video cariiiino!
[Fatboy Slim ormai è definitvamente nel limbo delle cose carine. Che brutta fine che ha fatto]
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Xiu Xiu – Muppet face (Tasto destro, Salva con nome) (Ci vuole Quicktime 7, per utenti Mac o PC, sennò si sente solo l’audio) Non avrei saputo cosa immaginarmi da un videoclip degli Xiu Xiu: follia, probabilmente. E in effetti ci avrei preso.
_Stars – Reunion (Tasto destro, Salva con nome) Il nuovo singolo della band di Torquil Campbell è uno dei pezzi migliori del disco, una gloriosa pop song d’amore che nel video si trasforma nel ballo di Reunion della Classe del ’90, un ballo che ha solo due invitati. Video semplicissimo ma perfetto, canzone clamorosa, e io -che in fondo sono un romanticone- ogni volta che lo vedo mi commuovo.
_Weezer – We are all on drugs (streaming) Non si esce vivi dagli anni ’80 – part 1. Evidentemente il titolo dell’ultimo singolo dei Weezer dice il vero: dovevano essere sotto l’effetto di qualche stupefacente mentre concepivano il nuovo video. Altrimenti non si spiega la sua estetica da metal fantasy di serie B rimasto fermo a una ventina d’anni fa. Come un po’ tutto nell’ultimo disco dei Weezer, non si capisce se sia una presa per il culo oppure se alla band questo tipo di cose piace davvero. A questo punto il dubbio è serio.
_Editors – Blood (streaming) Non si esce vivi dagli anni ’80 – part 2. Ennesima e calligrafica giovane band inglese all’esordio. Gli Editors sembrano un incrocio tra Interpol e Bravery (e quindi tra tutti i gruppi a cui questi pesantemente si ispirano); non sono affatto sgradevoli (ma originalità meno di zero, evidentemente), ed anzi questo singolo non è niente male. Il video da libro di biologia del liceo non è niente di che ma è ben fatto; ovvero, è meglio della quasi totalità della videografia degli Interpol.
_The Organ – Brother (Tasto destro, Salva con nome) Non si esce vivi dagli anni 80 – part 3. Prendete i Cure dei primi anni ’80, mettetegli una voce Morriseyana, miscelate il tutto con suoni attuali (tipo gli Interpol), e cambiate sesso a tutta la band ed otterrete le Organ, quintetto femminile che forse non ha niente di nuovo da dire ma che lo dice magnificamente. Nel video ci sono loro che suonano, e poco altro da vedere. La chitarrista è proprio una bella figliola.
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VHS or Beta - Night on fire (Tasto destro, Salva con nome) Non si esce vivi dagli anni 80 – part 4. Ma il revival di due decadi fa non era finito da qualche anno? Qua continua il festival delle nuove band che scopiazzano senza pudore alcuno; questi VHS or Beta (il nome è notevole, in effetti), se non lo sapessi, diresti che sono i Cure. Meno male che il cantante ha gli occhi a mandorla.
[le vecchie puntate del Music Video Aggregator: 1, 2, 3, 4 , 5 e Giugno]

giovedì, 23 06 2005

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Il Beckzionario (Beck Live @ Ferrara, 22/06)
A come And the time is a piece of wax – Esattamente come cera, due ore scolpite nella memoria come capita solo ai grandi concerti. Completamente e definitivamente al di sopra di ogni aspettativa.
B come Bek – La maglietta col nome del cantante sbagliato è il feticcio concertistico definitivo. Ieri faceva bella mostra di sè uno splendido Bek sormontato dall’immagine stilizzata di un casco stile Star Wars. Non l’ho comprata per pudore, ma avrei tanto voluto.
C come Che spettacolo – Che il nostro sia un grande showman si sapeva da un po’, ma di fronte alle sue mille trovate -non solo musicali- e allo spirito con cui le mette in atto non ci si può che inchinare. Tra i tanti la tavolata imbandita, l’invasione di palco, la boombox, la gara di banjo e chissà quanti me ne sono perso.
D come Due batteristi e spesso e volentieri 3 percussionisti – Tu chiamala, se vuoi, sezione ritmica. Io la chiamo macchina da gue(r)a. Impressionante.
E come Everybody’s gotta learn sometimes – La sua cover dei Korgis è giunta completamente inattesa, in versione ancora più confessional di quanto sia sulla colonna sonora di Eternal Sunshine. Un intero anno che ti passa davanti agli occhi, o quasi.
F come Ferrara – L’atmosfera di Piazza Castello e del centro di Ferrara ha a che fare con la musica, ma non solo. L’armonia dei palazzi è quasi criminale, e noi, che da altre Signorie rinascimentali si proviene, si è un po’ invidiosi. E il modo in cui riesce ad adattarsi a concerti di generi musicali diversi e opposti con la stessa serafica maestosità ha qualcosa di insensato.  
G come Ghettochip Malfunction – Speravo che del mio pezzo preferito di GueroHell Yes, Beck suonasse questa versione pubblicata sull’EP per iTunes. Invece niente, mi è toccato (solo) un pezzo in human beat-box, vatti a lamentare. Che Cristina Ricci sia con voi. 
H come Hip-hop – Secondo Beck il Palazzo Ducale di Ferrara ha una buona vibrazione hip-hop, mattone per mattone. Che si sappia.
I come Invasione di palco – L’aveva detto, ma nessuno ci credeva; e invece, per la conclusiva Mixed bizness, il nostro ha fatto salire sul palco a ballare una ventina di persone. Come finale è un po’ da manuale e i maligni dicono che sembrava un tantino preparato. Ma alla fine chissenefrega, no?
J come Jack-ass – Uno dei suoi pezzi migliori di tutti i tempi, che ha eseguito in maniera standard senza cedere alle lusinghe delle altre versioni Strange invitation e Burro. Peccato però.
K come Kristo sì - Come altro tradurreste Hell Yes? Farsi bruciare sul termpo dai Quintorigo, che vergogna.
L come Loser – Stavolta non ha neanche provato a diversificarla dall’originale come fa di solito, per sfuggire ai cori da stadio e alla santificazione da inno generazionale. Via con una versione facile facile con handclapping inclusi, completamente singalong-friendly. Una piazza intera che canta Soy un perdedooooor, sublime.
M come MancanzeTropicalia, Lost Cause e Deadweight su tutte, personalmente. Ma per il resto non si è proprio fatto pregare.
N come Nero, tamburello – Dopo l’intro, l’apertura del concerto è stata affidata a uno dei pezzi più oscuri di Guero. Non dei miei preferiti, devo dire, anche se la versione potenziata ieri sera non l’ha veramente mandata a dire. Da riconsiderare.
O come Odelay – Fuor di dubbio, il suo capolavoro. Ed evidentemente anche lui lo sa, visto che ne ha suonato più della metà.
P come Posate – A 3/4 del concerto, il nostro ha suonato un set acustico di 3 o 4 canzoni, solo voce e chitarra. In questo periodo la band si è seduta a un tavolo e ha cominciato a mangiare; su The Golden Age la cena si è trasformata in un concerto per posate, piatti e bicchieri, da qualche parte tra la samba e la musica concreta. Senza parole.
Q come Que onda, Guero? – Come butta, fratè? 
R come Retrogaming – Tra Summer Girl, Hell Yes e una bella versione a 4 bit di Sexx Laws, Beck ha confermato che il sound da retrogaming è una delle tendenze del 2005.
S come Scientology - Perchè, Beck, perchè??? 
T come That great love sound – Menzione d’onore per i Raveonettes che hanno aperto la serata, e per il loro singolone di un paio d’anni fa. I Beach Boys incontrano una versione sexy di Jesus and Mary Chain e etrambi vengono folgorati sulla via del rock’n'roll. Dal vivo precisissimi e trascinanti, se vi capita non perdeteveli.
U come Un tripudio di magliette - Un concerto a cui c’erano tanto magliette dei Duran Duran quanto dei System of a down, tanto di Daniel Johnston quanto dei Postal Service, tanto con la faccia di Che Guevara quando con il nome di Totti. A pensarci bene, una follia.  
V come Vai col Playback – Per uno che usa così tanti campionamenti è impossibile non avere nei concerti una cospicua fetta di musica in base. Ma come porsi quando in base spesso e volentieri ci sono anche (tante) voci? Lì per lì un po’ di fastidio, poi non ci fai più caso. Ma la prossima volta per l’intro di New Pollution e il bridge di Rental Car vogliamo il quartetto vocale.
W come Winona – Sigh.
X come X, Fattore – Sembrerà scontato, ma io mi chiedo come faccia a metterci dentro tutta sta roba e a tirarne fuori comunque qualcosa di accessibile, buono pure per i palati di Mtv. Qual è il fattore X?
Y come Y, Generazione – Eccoci. Ed ecco il nostro messia riluttante.
Z come Zeitgeist – E’ una cosa da ABC della musica, ma non dopo una serata del genere non si può non pensarlo: Beck è la più perfetta incarnazione dello spirito del pop contemporaneo. Periodicamente me ne dimentico, e finisco per non esserne poi così convinto. Fortuna che ci sono serate del genere che ti costringono a ricrederti. 

martedì, 21 06 2005

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Inkiostro music video aggregator /Giugno
_Perturbazione – Se mi scrivi (SMS) (streaming) Con la presenza di Marina Massironi e Carlo Lucarelli la Mescal tira fuori l’artiglieria pesante, nella speranza di concretizzare la promessa di tormentone estivo annunciato che un pezzo del genere si porta dietro. Ci riuscirà? I dubbi, nonostante la dichiarata ruffianeria del brano, non sono pochi. E -come sempre- i fan della vecchia guardia non sanno se sperarlo o meno.
_Feist – One evening (Tasto destro, Salva con nome) Anvedi come balla Feist, verrebbe da dire, e anvedi come balla pure Buck 65.. Ammetto che non impazzivo per questo pezzo come per tutto il lato eighties della chanteuse dei Broken Social Scene, ma con un video del genere, semplice ma ipnotico, quasi quasi cambio idea. La presenza di uno dei più stimati indierapper canadesi in borghese aumenta i punti scena, e fa il resto. (via Mondo Oltro)
_Lcd  Soundsystem – Disco infiltrator (update! Tasto destro, Salva con nome) Bellissimo video, non c’è dubbio. Ma, al di là dell’idea -carina ma non esattamente originale- non saprei spiegarvi perchè. Forse per la single version cowbell-enpowered, forse per l’ottima regia, forse per le tonnellate di coolness svogliata che trasudano da tutti i pori. O forse perchè anch’io, in fondo in fondo, sono un disco infiltrator?
_Yuppie Flu – Our nature (Tasto destro, Salva con nome) Video all’altezza per un pezzo che è già culto; semplice e brillante l’idea del 555-rent-a-band e buona (anche se poteva essere migliore) la resa complessiva. La domanda ora è: lo vedremo mai sulle tv musicali? In più, un bonus: buon divertimento col facespotting.
_White stripes – Blue Orchid (streaming) Cosa sarebbero i White Stripes senza un buon consulente d’immagine? Dopo aver potuto contare sul genio di Michel Gondry, i fratellini incestuosi passano ora a Floria Sigismondi, una che si è fatta le ossa con Marilyn Manson e che da allora gira praticamente sempre lo stesso video. I WS non fanno eccezioni, e le intuizioni buone (Jack vampiro e Meg che spacca i piatti su tutte) sono ben poche. A ciascuno il suo, verrebbe da dire.

_Shout out louds – The comeback (Tasto destro, Salva con nome) Dal paradiso dell’indiepop (la Svezia, no?) alle braccia di una major, il percorso degli Shout out louds è stato diritto e spensierati come la loro musica. E con la Virgin alle spalle la band ha buone possibilità di sfondare: ascoltare questo pezzo weezeriano e guardare il suo (bel) video dall’apparenza costosa per credere.
_Daniel Johnston – Live a Bologna 2005 (CODEC TG) (Tasto destro, Salva con nome) Non è un vero clip, ovviamente; ma da metà in poi del servizio dell’ottimo CODEC TG di Flashvideo ci sono vari frammenti del concerto tenuto dalla leggenda del cantautorato indie ai Giardini del Baraccano meno di un mese fa. Per chi c’era un souvenir, per chi non c’era un’idea di cosa voglia dire vedere Johnston dal vivo. Qualcosa vuol dire.

_Bloc Party – Pioneers (update! streaming) Avendo nelle passate edizioni di questo Aggregator linkato praticamente l’intera videografia del quartetto inglese, non posso esimermi dal segnalare anche il loro nuovo singolo. Uno dei pezzi più deboli del disco (ma quando la faranno uscire Like eating glass?), con inutile clip con la band versione cartoon. Perdiamo già colpi? 
_Damien Rice – Unplayed Piano (Tasto destro, Salva con nome) Nuovo singolo per Damien Rice (ancora insieme all’amatissima Lisa Hannigan), senza un vero video ma con un mini-documentario di sensibilizzazione sulla situazione della Birmania e su Aung San Suu Kyi, unico premio nobel per la pace tuttora in carcere (tutte le info qui). Poco da dire sul lodevolissimo intento, e una cosa sola da dire su questa ballata pianistica a due voci: grande pezzo. (via Lonoise)
_Okkervil river – For real (Tasto destro, Salva con nome) L’idea è tutto fuorchè originale (file under il solito video a cartoni animati lo-fi con immaginario infantile e un po’ lugubre), ma si sposa alla perfezione con l’avant-folk della band texana, per il singolo apripista del nuovo, notevolissimo, Black sheep boy. L’estetica ci sta tutta, e conosco almeno un paio di persone che ne andranno matte.
_Beck – Girl (streaming) Siamo già al quarto video tratto da Guero? Pare di sì. Stavolta è il momento del singolo estivo, con il video simpatico e gondryeggiante e la più volte evocata mari-a-chi-band. L’esito non è male, anche se il pezzo non è certo il migliore del disco, e il video spreca un po’ un’idea altrimenti carina. Applicarsi di più.  

_Gentleman Reg – The boyfriend song (Tasto destro, Salva con nome) Tempo fa avevo un disco di Gentleman Reg che girava per casa; non ricordo perchè, nè ricordo nulla di come fosse. Brutto segno. Questo pezzo però non è male, e soprattutto a lui va il premio video ormonale del mese, con un’orgia (omo, etero e chissà cos’altro) in visione notturna che non la manda certo a dire. Quanno ce vò, ce vò.  
_Royksopp – Only this moment (streaming) Di quanto mi piaccia il nuovo singolo del duo norvegese ho già scritto. Il video, che odora del french touch degli anni d’oro, quando eravamo giovani e belli e la vita era piena di speranze e promesse, è tecnicamente raffinatissimo e meno scontato di quanto sembra, e gli rende piena giustizia. Ma, nonostante la bomba di pezzo, non lo vedo troppo Mtv-friendly. Sbaglierò?
_Nancy Sinatra – These boots are made for walking (Tasto destro, Salva con nome) E siamo alla fine: sedetevi un attimo, smettete di fare quel che state facendo e fermatevi ad ammirare con quanta classe e naturalezza 40 anni fa una sciampista in paillettes e 6 ballerine siano riuscite a fare uno dei video più belli di tutti i tempi. A degna conclusione. 
[le vecchie puntate del Music Video Aggregator: 1, 2, 3, 4 e 5]

venerdì, 17 06 2005

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Written down here, gentle reader, it seems too good to be true
Vi sarà sicuramente capitato di cercare le risposte alle mille domande che vi assillano nella vita quotidiana all’interno dei testi di una canzone. Se siete sfortunati non troverete niente che faccia al caso vostro, vi sentirete un po’ soli e incompresi, e alla fine farete quello che comunque siete destinati fare; se vi va bene troverete una canzone sufficientemente ambigua, che vi consenta di fare quello che davvero vorreste fare (ma forse non lo sapete), con in più una sorta di benedizione esterna da parte del destino. Se invece siete davvero molto fortunati (o avete dei blogger di fiducia che la sanno lunga) vi imbatterete in un disco che spaccia per finzione la vita vera, e vi guida verso gli angoli che vi sono propri con una nuova consapevolezza in più.
Warmer corners potrebbe raccontare una storia vera, e ciascuna delle sue canzoni potrebbe essere uno degli episodi che la compongono. Una storia che inizia dalla fine, e che paradossalmente comincia con le parole The start / is the hardest part; solo in un contesto simile (quello di un temporaneo incrinamento della serenità, only slightly, un semplice singhiozzo, in definitiva) una banalità del genere può sembrare così profondamente vera. E la capriola semantica meta-musicale di The music from next door continua a raccontarci ex post, descrivendo quei momenti in cui una canzone finisce suo malgrado per essere il correlativo oggettivo di una vita o di una storia, a far balzare per la testa certi periodi ipotetici dell’irrealtà che sono come dei tarli e certe scoperte colpevoli che sanno tanto di sollievo. E di periodi ipotetici dell’irrealtà il disco è pieno, con un sacco di avrei dovuto e avrei potuto che, pure, hanno assai poco a che fare con la nostaglia ed il rimpianto.
Warmer corners è uscito da poco, ed è il settimo disco dei Lucksmiths, uno dei più straordinari gruppi pop degli ultimi anni. La cifra stilistica della band australiana -in più di un senso dichiaratamente debitrice agli Smiths- è al contempo assolutamente distintiva e priva di una qualsivoglia originalità che non sia quella di scrivere canzoni virtualmente perfette. E Warmer corners, tra tutti loro dischi, rischia seriamente di essere il migliore. Non aspettatevi di trovarci nulla di più di alcuni ritornelli memorabili, ottimi giri di chitarra, la deliziosa voce di Tali White e una manciata di storie vere in cui specchiarvi.
Per dire: c’è la separazione, c’è la distanza (The chapter in your life entitled San Francisco), prima ancora c’è l’ostinazione (Putting it off and putting it off), il ricordo dolceamaro della conquista (Great Lenghts) e l’entusiasmo tripudiante e cieco dei momenti di massima idealizzazione (Sunlight in a jar); c’è tutto, praticamente, forse troppo. Ma basta arrivare all’ultima canzone, Fiction (che per un po’ trovate qui), che gioca sullo stesso campo del folk narrativo dei Decemberists surclassandoli su tutta la linea, perchè la band insinui il dubbio che tutto quello che ha raccontato finora fosse finzione, fantasia, un insieme di storie inventate. Che sia davvero così? O che sia la scontata arma di difesa di chi si è esposto troppo?
Non è quello il punto, in realtà. Il punto è quello che Warmer Corners ci ha raccontato, e soprattutto, quello che ci ha fatto capire. Gli angoli che ci ha mostrato.

martedì, 14 06 2005

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I had everything before anyone

I hear that you and your band have sold your guitars and bought turntables.
I hear that you and your band have sold your turntables and bought guitars.
I hear everybody that you know is more relevant than everybody that I know.
But have you seen my records?

L’esordio sulla lunga distanza con i suoi LCD Soundsystem -uscito a Gennaio- è carino, ma non rende giustizia alla statura di un personaggio come James Murphy. Musicista, ma soprattutto produttore, DJ, talent-scout e ideologo maximo della fusione tra rock e musica da ballo che alla fine degli anni ’90 ha scosso dalle fondamenta il panorama musicale (e che in realtà era tutto tranne che una novità), Murphy è uno dei pochi in grado di incarnare la purezza dello spirito DIY del vero appassionato con la lucidità del miglior critico che non vede solo le cose accadere, ma che è in grado di spiegarle. Basta rileggersi ogni tanto il mai troppo lodato testo del suo primissimo singolo, Losing my edge, per trovarci una brillante e ironica analisi di quanto è successo e sta succedendo nell’indiemondo da qualche anno a questa parte.
Vale la pena di spulciare per bene il testo del pezzo in versione arricchita (pienamente nello spirito della canzone, c’è da dire), comprensivo di un link per ciascuna delle band namedroppate da Murphy nei 7 minuti e 53 di durata della canzone. Una sessantina, a occhio e croce.

[noto anche Max ha linkato lo stesso post; dalle stesse fonti stereogommose, evidentemente]

lunedì, 06 06 2005

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Ve l’avevo detto io

[Gli Offlaga Disco Pax sulla copertina di Rumore -in edicola ora- sono come la tua squadra che vince lo scudetto. Quante volte è successo che una band italiana che ha appena pubblicato il suo esordio sia sulla copertina del più famoso mensile musicale italiano già 3 mesi dopo? Sono quasi commosso.]

martedì, 31 05 2005

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Unicorns fucking and beautiful boyz girls
Mi sembra passata una vita ma era solo un anno fa che le Cocorosie ci stregavano con le loro bizzarre filastrocche indiefolk e noi, pur rimanendo perplessi all’ascolto del disco, cadevamo vittima in più di un senso del loro fascino dal vivo. Non le ascoltavo più da allora o quasi, quando mi sono imbattuto nella notizia che a Settembre Sierra e Blanca pubblicheranno un nuovo disco, Noah’s Ark, il cui tema biblico è reinterpretato alla luce del peculiare senso dell’umorismo delle sorelle Coccherosa; dare un’occhiata alla copertina qui di fianco per credere. La tracklist presenta vari pezzi già noti e abbondantemente suonati dal vivo, tra cui la notevolissima Beautiful Boyz (già pubblicata nell’omonimo EP) che è uno dei pezzi più belli mai scritti dal duo.
AutoradioABordo linka un po’ di mp3 di pezzi nuovi in versione live, da cui si evince che, se gli arrangiamenti rimarranno simili alle versioni dal vivo, non ci saranno mutamenti di rilievo (giusto un po’ di ritmo in più in forma di basi pseudo hip-hop e human beatbox, ma quello già si sapeva) rispetto al vecchio disco. Il che è più facilmente un male che un bene, secondo me; ma staremo a vedere.  
[tra l'altro, a quanto è scritto qua, le Cocorosie saranno di nuovo in Italia per una data unica a Bologna (a un fantomatico Bologna Festival Estate, che suppongo essere al Baraccano o a Vicolo Bolognetti) il 9 di Luglio]

venerdì, 27 05 2005

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Sei dischi nuovi
Ho ascoltato un po’ di musica, ultimamente.
_White Stripes - Get behind me Satan – Il coraggio è da apprezzare, e i White Stripes sono riusciti a rimanere come sono pur avendo cambiato tutto. Il singolo mi sembra terrificante, acuni pezzi mi piacciono assai (soprattutto la stupidissima My Doorbell). Però…boh. Non sono convinto.
_Scout niblett – Kidnapped by Neptune – Ho detto Scout Niblett? Scusate, intendevo Cat Power. L’emulazione della gatta potere (che era già in nuce) ora sta diventando quasi imbarazzante. E anche se il disco è probabilmente migliore del precedente, la personalità lascia assai a desiderare. Si stava meglio quando si stava peggio?
_Piano magic – DisaffectedAl primo ascolto non mi convinceva, ora lo adoro. Non siamo ai livelli di The troubles sleep of piano magic, ma quasi. L’unica vera band al mondo che suona ghostrock, come l’ha definita il suo deus ex machina Glen Johnson nella bella intervista fattagli dal "piccolo genio" (cit.) JR.
_Weezer – Make believe – Forte di stroncature quasi ovunque, l’ultima fatica di Rivers Cuomo e soci a me non dispiace per nulla. Certo, siamo ormai completamente dalle parti di Mtv e compagnia (il target è evidentemente quello, come testimoniano anche i testi), ma ci sono un paio di pezzi (in particolare Perfect situation e We are all on drugs) che mi hanno arpionato e non mi mollano più. Ma è quasi Estate, suvvia. 
_65daysofstatic – The fall of math – Era un sacco che volevo scrivere qualcosa di questo disco. Ma -a un disco di poche parole- è giusto dedicare poche parole e far parlare la musica. Che, nel suo mix tra elettronica e post-rock, con risultati mai sentiti prima (o quasi), è assolutamente enorme.
_The boy least likely to – The best party ever - Indiepop is love: e tra me e questa band inglese all’esordio, è stato amore al primo ascolto. Canzoncine stupide arrangiate da dio, la cui complessità musicale è ben nascosta dalle melodie da Zecchino d’oro e dai testi surreali. Il disco dell’Estate?  

mercoledì, 18 05 2005

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L’agenda dei concerti (Hot Summer edition)
Da queste parti le stagioni dei concerti sono come le annate del vino: quelle memorabili lasciano il segno. Quella che si sta concludendo, con ogni probabilità, rimarrà ineguagliata. Non sto qua a farvi l’elenco di tutte le band notevoli che sono passate da queste parti, non credo che serva. Però questo finale di stagione, che inizia virtualmente stasera, rischia di fare veramente il botto.
Come si è detto, si comincia stasera; e si comincia ballando, con la doppietta degli amici-dei-!!! Out Hud + Discodrive (la migliore live band italiana?) al nuovo Link. Trovate tutte le info da Polaroid. Venerdì al Covo ci sarebbero gli Oneida, ma io con ogni probabilità me ne andrò con Valido a vedere un concerto di metal intellettuale (Isis + Jesu, all’Estragon). Che avete da ridere? Il giorno dopo sarà la volta di uno di quegli indimenticabili festival Fooltribe nella bassa (a Mirandola), che con Picastro, Mae Shi, Rapider than horsepower e vari altri tenterà (senza riuscirci, ovviamente) di non farci mancare Musica nelle valli. A concludere in bellezza, domenica al Club 74 ci sono gli Czars.
La settimana dopo Bologna sarà la capitale indie del mondo: nel giro di 5 giorni ci sono Masha Qrella (autrice di uno dei miei dischi dell’anno, il 25 al Club 74), i Kills con Scout Niblett (il 26 all’Estragon), l’ineffabile Adam Green (il 28 al Covo, unica data italiana, e chiusura del Covo) e il leggendario Daniel Johnston (il 29 ai Giardini del Baraccano; GRATIS). Cose da pazzi; alla faccia di chi in quei giorni va al Primavera.
Da Giugno, poi, in Emilia i nomi imperdibili si sprecano; e pensare che quest’anno non siamo neanche costretti a sorbirci i mega-festival come l’anno scorso il Flippaut (per Morrissey) e l’Heineken (per i Pixies, i Cure e PJ Harvey); dai 13 & God (ovvero Notwist + Themselves, è bene ricordarlo) il 3 al Link fino a Beck (il 22), i Sonic Youth coi Fantomas (il 27) e Bright Eyes + The Faint (il 29, gratis) a Ferrara. E se ci scappa la gita fuori porta magari il 25 si va a vedere i Kings of Convenience a Umbertide per Rockin’ Umbria.
A Luglio pure non si scherza, nel giro di 4 giorni ci sono Tori Amos (il 3 a Modena), i Kraftwerk (il 6 a Ferrara) e Nick Cave con il quartetto (il 7 a Modena); il 19 inoltre c’è il buon Devendra Banhart a Modigliana per modici 5 euri, mentre a Marina di Ravenna nel corso del mese ci sono gratis i Supersystem, The National, Patrick Wolf, i Liars e Geoff Farina dei Karate, e per Bologna si mormora di date quasi chiuse con Joanna Newsom e Art Brut. Il premio gita fuori porta va ad Arezzo Wave, il cui unico nome già reso noto (per venerdì 15) è quello imprescindibile degli LCD Soundsystem. Tra fine Luglio e Agosto, poi, ci dovrebbero essere (ancora condizionale) i due festival dell’Estate, Homesleep  e Frequenze Disturbate; il riserbo tenuto è massimo, e non se ne può dire nulla di definitivo. Per il primo comunque, i nomi più insistenti vedono un atteso gruppo scozzese che dovrebbe avere molti fan tra i più giovani (adolescenti, diciamo), dei loro conterranei molto amati in Italia e una nutrita rappresentanza italiana. Per il secondo si fanno i nomi di 3 pezzi da 90: un gruppo di amanti dei grandi pelouche e dei robot rosa, uno delle felpe autunnali (anche se -brutto segno- la data da qua è scomparsa) e l’attesissima reunion di alcuni dinosauri…giovani. Di più non sappiamo. E se sappiamo ci teniamo per noi. Altri aggiornamenti nelle settimane a venire.
Una stagione di quelle che non si dimenticano. Non è neanche finita, e mi manca già.

martedì, 17 05 2005

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Inkiostro music video aggregator
_Supersystem – Born into the world (Tasto destro, Salva con nome) Con un pezzo del genere gli ex El Guapo potevano fare il botto; probabilmente, tra l’altro, è stato scritto esattamente con questa idea in testa. Ma con un video del genere come pretendono di uscire dalla solita cricca (di cui una buona parte, tra l’altro, ora li odia per la loro progressiva e inarrestabile deriva tamarreggiante)?
_Prodigy feat. Juliette Lewis – Hotride (Tasto destro, Salva con nome) Ecco uno di quei video che non vedremo mai su Mtv; se Smack my bitch up vi sembrava peso, a questo non vi ci avvicinate neanche. Psicologicamente violentissimo, molto fastidioso e volutamente disturbante. Probabilmente bellissimo, se riuscite a prescindere.
_Postal Service – Against all odds (streaming) Perchè nessuno mi aveva detto niente dell’esistenza di questo video? E -soprattutto: da quando si fanno i video delle B-sides? La risposta è: da quando finiscono nella colonna sonora dei film di mezza Hollywood (in questo caso Wicker Park con Josh Hartnett e Diane Kruger). Se ne poteva anche fare a meno, anche se è sempre bello avere una scusa per riascoltare questa bella cover (di Phil Collins).
_Bright eyes - First day of my life (streaming) Allarme plagio: l’idea dietro a questo video è pesantemente ispirata a quella su cui si regge il celebre video di Short skirt/Long Jacket dei Cake. Che lì, però, aveva ben più senso. Fortuna che il pezzo non è di quelli che lasciano indifferenti. 
_Sons & Daughters – Dance me in (Tasto destro, Salva con nome) Io ero tra quelli che si aspettavano il botto dopo il loro primo EP e pezzoni come Johnny Cash e Broken bones. Invece il loro LP d’esordio è solo carino, e questo video ne è una buona testimonianza. Un flamenco rock un po’ troppo patinato, che si pianta in testa in fretta ma altrettanto in fretta se ne va. Rimandati a Settembre. 
_Eels – Hey man, now you’re really living (Tasto destro, Salva con nome) «Ciao, sono E degli Eels. Ho avuto una grande idea per questo video, ma ho speso tutti i soldi per fare il disco, e non ce ne sono più per il video. Ma ci serve un video. Quindi, non ci saranno grandi effetti speciali. Eccolo qua, spero vi piaccia». Comincia così, e segue una specie di delirante karaoke solitario interamente girato in camera a mano dallo stesso E. Inguardabile, giuro. Ma chissenefrega?
_Hot Hot Heat – Middle of nowhere (Tasto destro, Salva con nome) Se Goodnight Goodnight era spudorata ma in fin dei conti irresistibile, il secondo singolo di Elevator è invece davvero sciatto: canzone dimenticabile, video patinato e banalissimo, che vede protagonista il cantante Steve Bays. Che il Brian-May-chiomato leader della band stia studiando per un futuro da teen idol?
_Fatboy Slim – Look both ways (streaming) Eseguiamo l’ordine del mini-clip virale con Paris Hilton e segnaliamo il nuovo video di Fatboy Slim. Il pezzo sembra un brano di Moby e il video è didascalico in modo vergognoso. Fortuna che si salva il finale. Forse.
_Louis XIV – PaperDoll (Tasto destro, Salva con nome) Fare dei video con le Suicide Girls è sempre di moda, ma quanti finora ne avevano fatto uno in cui si vedesse qualcosa di più di un tatuaggetto e uno sguardo torvo? Qui si vede quel che c’è da vedere, e i maschietti apprezzeranno. Anche perchè, con un video del genere, chi è che si sofferma sulla banalissima musica degli inutili Louis XIV?
_Aberfeldy – Love is an arrow (Tasto destro, Salva con nome) Una delle perle più o meno nascoste delle’indiepop degli ultimi anni (file under: Belle & Sebastian & co.), che merita più attenzione di quante ne ebbe quando usci. Nonostante l’estetica un po’ HelloKitteggiante, un video decisamente delizioso. Mi starò rammollendo? 
_Antony & the Johnsons - Hope there’s someone (Tasto destro, Salva con nome) L’unico video possibile -girato interamente su un letto, dove sennò?- per l’inno lirico del farinelli della musica d’autore dei giorni nostri. Appropriatamente stropicciato.
 [le vecchie puntate del Music Video Aggregator: 1, 2, 3 e 4]

giovedì, 12 05 2005

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The downward spiral
Ok che già di per sè non è proprio bellissimo, ok che rispetto ai dischi precedenti è una delusione bella è buona, ok che gli accenni danzeggianti del singolo The hand that feeds avranno sicuramente fatto incazzare a morte i fondamentalisti dell’industrial dark, ok che -dall’essere una delle cose più cool del pianeta- ora i Nine Inch Nails sono tragicamente e inesorabilmente passati di moda; ok. Solo: siamo sicuri che il loro nuovo disco With Teeth si meriti questa recensione (se così vogliamo chiamarla)?

[secondo me è un po' troppo. il disco rimane una delusione, ma non è così brutto, dai]

mercoledì, 11 05 2005

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Il più bel disco di Nick Cave…non è un disco
«Questo è il mio disco più bello»: di solito è così che ogni musicista, appena pubblicato un disco, lo presenta al pubblico. Il 95% delle volte è un’enorme cazzata; e il 90% delle volte il musicista neanche lo pensa. Del resto è ovvio: chi comprerebbe un disco di uno che dice: «Ho fatto un bel disco, ma quello prima era più bello»? Qualche volta, però, un musicista lo dice, ed è vero. Questa volta, ad esempio, è vero. E non si tratta neanche di un disco vero e proprio.
B-sides & rarities è il cofanetto che contiene tutte o quasi le canzoni che non sono finite negli LP ufficiali in più di 20 anni di carriera solista di Nick Cave insieme ai Bad Seeds. Tre cd, 56 pezzi in totale, per una veste grafica totalmente spoglia ed anticelebrativa e un prezzo onestissimo. Dai brani destrutturati del primo periodo ai ballatoni più recenti, passando per cover, versioni alternative, out-takes, colonne sonore e lati B: in questi 3 dischi ci sono molti dei pezzi in assoluto più belli di uno dei cantautori più grandi di tutti i tempi.
E’ quasi impossibile elencarli tutti: i blues sporchi di The moon is in the gutter e Rhye Whiskey, la cover quasi a cappella di Black Betty (di Leadbelly), la perfezione dei 2 minuti di Blue bird, l’arrembante e goliardica God’s Hotel e (I’ll love you) Till the end of the world, dalla colonna sonora di Fino alla fine del mondo di Wenders. Poi: la versione alcolica di What a wonderful world cantata in duetto con il sodale Shane McGowan, già leader dei Pogues, seguita da una clamorosa versione acustica di Jack the ripper, da una manciata di murder ballads, una Where the wild roses grow in cui al posto di Kylie Minogue c’è Blixa, l’inquientantissima Time Jesum Transeuntum et non rivertentum, suonata dai Dirty Three e finita sul cd di pezzi à la X-files Songs in the key of X, e l’epica versione orchestrale di Red Right Hand, dalla colonna sonora di Scream 3. E ancora: i pezzi del periodo The Boatman’s Call, tra cui spicca la B-side Little Empty Boat (uno dei brani migliori in assoluto di Mr. Cave), l’allegrissima (!) out-take Opium Tea e la biblica Sheep may safely graze, mentre, arrivando agli ultimi anni, si scoprono delle chicche come Shoot me down e la recentissima Under this moon, che -altro che B-side- è migliore di tutti i singoli di Abattoir Blues/The lyre of Orpheus messi insieme. 
Ok, è vero che i pezzi completamente inediti sono pochini; però vedere e sentire 21 anni di carriera in fila è una di quelle cose che non ha prezzo. E, per qualche anno, il buon Nick può anche continuare a fare dischi mediocri e a cercare con risultati alterni la sua musa ormai persa: finchè riuscirà a tirar fuori rarità e pezzi vecchi del genere, noialtri possiamo aspettare. Eccome, se possiamo.

lunedì, 09 05 2005

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Move your mp3
Un paio di giorni fa avevo un pensiero: mi serve un lettore mp3. Ora, un post e una trentina di commenti dopo, sto arrivando a delle conclusioni. Con le premesse da cui sono partito avrei 4 alternative, tutte in qualche modo poco convincenti. C’è lo Zen Touch: costa davvero poco, ma è tutt’altro che tascabile (e quella è forse la mia esigenza principale), e -per quanto mi riguarda- anche un po’ bruttino. C’è l’Iriver H320: ha tutte le caratteristiche che si potrebbero desiderare da un lettore, ma anche questo è poco tascabile, decisamente brutto ma -soprattutto- con un’interfaccia assai scarsa. C’è l’iAudio M3: bellissimo e iper-sottile ma…senza schermo, che è nel telecomandino a parte; immagino già il groviglio di cavi che provocherebbe, e non riuscirei a tollerarlo. Infine c’è il Sony NW-HD5; non costa proprio pochissimo, ma sembra la realizzazione di tutti i sogni: piccolo, carino, capiente e con tutte le caratteristiche che mi servirebbero. Il fatto che però sia appena uscito (e che quindi ci sia decisamente carenza di recensioni e pareri in giro) e che sembra esserci un unico posto *al mondo* dove comprarlo, depone decisamente contro: uno spende in totale 320 euro e rotti, e se poi si trova un pacco come il Rio Karma o i vecchi network walkman? Sono un po’ dubbioso.
La soluzione, probabilmente, è modificare le premesse: siamo sicuro che mi serva davvero un lettore da 20GB e che non me ne basti uno da 5, magari con qualche feature sempre utile come radio e microfono? Se la risposta è no, allora non ci sono alternative, il lettore per me è lo Zen Micro. Piccolo, versatile, economico (a Bologna si trova per meno di 200€) e carino. Vedete se riuscite a farmi cambiare idea. Altrimenti la decisione è presa.

venerdì, 06 05 2005

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AhiPod
Finora, seguendo il saldo principio del «Tanto non mi serve», avevo evitato questo momento. Mentre intorno a me uno ad uno tutti cadevano vittima delle attrattive del meraviglioso oggettino laccato di bianco, io stoicamente resistevo. Se non mi ascolto mai la musica in cuffia, non viaggio spesso e a casa ho già un buono stereo e un computer ad esso collegato, a cosa mi serve un iPod? A niente, è la risposta ovvia, e finora ne ho fatto tranquillamente a meno.
Adesso, però, le cose sono cambiate: ora che post-incidente sono tornato per lo più appiedato e che mi faccio svariate mezz’ore di camminata al giorno, comincio ad avere drasticamente bisogno di un dispositivo di portable audio decente. Il lettore di cd mp3 che ho tutt’ora è pessimo; talmente grosso che a malapena entra nelle tasche di un giaccone invernale (e adesso è Maggio), salta anche se lo tengo fermo e ha un’interfaccia progettata evidentemente da un ingegnere che in vita suanon ha mai usato neanche un walkman. Urge un lettore mp3, quindi, ma uno vagamente serio, uno con un hard-disk interno da una ventina di giga e non con una flash-memory da qualche centinaio di mega, un po’ di feature carine ma un costo non esorbitante.
So cosa state per dirmi. Ma -sapete una cosa?- io non voglio un iPod. E’ risaputo che non è affatto il miglior lettore della sua categoria, e viene surclassato da molti altri per qualità audio, durata delle batterie, funzionalità aggiuntive (radio, registratore) e prezzo. Probabilmente il più bello, sicuramente il più diffuso, ma non il migliore. E poi ora come ora ce l’hanno tutti; e io sono un anticonformista. La mia domanda quindi è: se non compro un iPod, cosa compro? Qualche suggerimento?