



Tutto comincia, forse, all'incrocio tra East Houston e Essex St., al 217. Tra i posti di New York in cui ti capita di sentire buona musica, in questi ultimi anni, è il più piccolo e il più dimesso. Più buio e un po' più sporco della Bowery. Forse più prezioso. Forse ti trovi a New York per vacanza. Non puoi certo ripartire senza esplorare il groviglio di bar e scantinati scrostati che c'è lì intorno. L'odore è più o meno uguale dappertutto. Forse non sei in vacanza, ma ti ci hanno mandato per lavoro. Forse fai un lavoro del cazzo, ma in quel momento non è la questione prevalente. Forse quella geografia notturna, buia, sporca al punto giusto, l'hai trovata disegnata su una qualche guida commerciale, ma non vuoi ammetterlo. Ti sei convinto che New York è, tra le città che hai visto, l'unica che esiste davvero. Il vapore che esce dai tombini, ad esempio. Basta quello a sparigliare i sillogismi prudenti, cauti, noiosi, di chi non capisce di cosa stai parlando. Il vapore che esce dai tombini è fisicamente inconfutabile. Forse a qualcuno l'hai pure indicato col dito, ineluttabilmente. Forse hai usato questa parola, ineluttabile, per spiegare la differenza che c'è tra una città qualsiasi, una citta vera qualsiasi, e una città reale, una città che esiste davvero. Che poi è solo questa, ne sei convinto. Forse hai detto ineluttabile o forse hai solo indicato il vapore; o il colore di un'ombra qualsiasi.
Forse hai ricominciato a fumare, il che è un fallimento per il bon ton contemporaneo e un errore contro la tua placida autopreservazione. Forse la band di supporto ha finito e tu sei risalito su per la scaletta di ferro e ti sei concesso una sigaretta e stai cercando di mettere a fuoco la situazione. Forse hai la schiena poggiata al muro e c'è stata una pioggerella che lucida le traiettorie dei taxi sulla Houston. Forse vicino a te c'è la stessa ragazza che stava vicino al palco, ma in disparte, e ha l'evanescenza incurante di chi potrebbe o, con la stessa esatta precisione statistica, potrebbe non essere lì. Forse le chiedi qualcosa; o le accenni le tue idee sulla realtà di New York. Forse le dici persino la verità, cioè che lei è puramente e semplicemente trascendente. Le parli dell'esattezza statistica. Forse lei ti conferma la tua intuizione: potrebbe trovarsi lì ma potrebbe anche non trovarsi lì e sarebbe ugualmente naturale e ugualmente necessario o ineluttabile.
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Il gruppetto che suona stasera, ne parlano tutti. Tutti quelli che leggi tu, almeno. Ma sai che presto ne parleranno anche altri. Hai la consapevolezza di assecondare il movimento storico della musica in tempo reale. L'evoluzione storica. Lo spirito del tempo. Hai la consapevolezza di essere un testimone oculare e anche di più. Contribuisci, in verità, a creare quello stesso movimento di cui vuoi essere testimone. La tua coscienza si nutre di quel movimento, e lo amplifica. Ne parli, ne scrivi, ti focalizzi sul momento storico. In verità, se ci pensi bene, non ne sei testimone, non lo vivi per davvero. Nessuno sano di mente vive il presente pensandone l'essenza storica, il dinamismo, vedendone il precedente e indovinandone il successore. Nessuno sano di mente vive il presente incastrandolo in una serie matematica ipotetica, un modello teorico, che ne estrae il senso relativo. In realtà, se ci pensi bene, sei uno dei tanti agenti che moltiplicano la coscienza di quel movimento. Non ti dimeni solo per il senso del dimenarsi. Non gusti il pezzo solo per il senso del pezzo. Senti e gusti altre cose. Il contesto, ad esempio. Senti il senso del contesto. Quello scantinato scrostato, quella gente. Mentre lanci un'esclamazione al chitarrista, senti anche questo: lo scantinato scrostato, la gente. Sai che questo aggiunge senso al suo assolo. Poi ti concentri sulla serie matematica. Sai che questo disco è uno snodo. Sarà uno snodo. E' un'ipotesi teorica. Vedi i dischi che lo precedono. Vedi quel disco del 1983. Raddrizzi il modello ripulendoti le labbra dalla schiuma leggera della birra. Senti anche questo, nel contesto, la birra. La marca della birra. L'accento di chi ha ti ha passato la bottiglietta. La sua t-shirt bianca. L'immaginario contemporaneo è saturo, lo sai. L'immaginario è più potente dell'esperienza elementare. Anzi, non c'è più nessuna esperienza elementare. Il vapore dal tombino, quello, esiste solo in quanto riproduzione di quello che sai già da bambino. La realtà è fantasmatica. Non riesci ad avere nessuna esperienza. Te ne sei accorto questa sera. Sapevi che sarebbe successo, sapevi della complessità che si accumulava. Ma non pensavi che avresti raggiunto il limite. Adesso senti il vincolo di quella topografia finita. Esaurita.






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