lunedì, 27/04/2009

Il Solone del Mobile

di
Pirellone preso d’assalto venerdì sera per la festa d’inaugurazione della mostra Designer View al 31° piano del Pirellone. La mostra era a ingresso libero dalle 23, ma già alle 21 centinaia di persone erano accalcate all’ingresso. Per evitare inconvenienti e malori sono stati aperti i tornelli e contemporaneamente chiuse scale e ascensori. Risultato: centinaia di persone che vagavano al piano terra, e altre bloccate in cima. C’è voluta la polizia per sgomberare il grattacielo.
Il Giornale

A un certo punto la gente si è rotta i coglioni. Qualcuno è riuscito a salire su per le scale, ma al 15° piano si sono rotti, sono entrati in un ufficio e hanno sfasciato tutto. C’era pure un designer a cui hanno spaccato la scultura di polistirolo che doveva esporre tra un mese: non facevano salire neppure lui.
Un amico nella calca del Pirellone

Ricordate quando il bello del Fuorisalone erano le facce? quelle, stralunate, dei giovani studenti di design scandinavi (tradizionalmente il segno estetico più riconoscibile del Fuorisalone)? quelle che ti si apriva il cuore a sentirle ciacolare in inglese (corretto) coi loro colleghi e le loro colleghe francesi, svedesi, ungheresi (e pure italiani, certo)? Scordiamocele. La porchetta e l’hinterlandizzazione li hanno messi in minoranza: una minoranza schiacciante.
Weekendance

Eri così carino / eri così carino / pigro di testa / e ben vestito
CCCP – Tu Menti

 
Suona come snobismo metacarpiato: ma a me viene da sorridere. E non riesco a togliermi dalla testa il pensiero – ma sarà di sicuro il cattivo umore di questo inverno di ritorno – che c’è più verità e senso nella porchetta e nella Provincia, che nella fighettizzazione dell’esperienza estetica.

20 Commenti a “Il Solone del Mobile”:

  1. utente anonimo scrive:

    utente anonimo, lo so, è un mondo terribile: pensa, c’è in giro persino gente che si permette di avere dei gusti. E che – dio lo strafulmini – si permette addirittura di dire quello che non gli piace (vergogna! vergogna! snobismo!). Che mondo orrendo. Hai ragione, tu: meglio stare sulla collinetta del Mom a combattere la guerra delle birrette con tanti altri fan dei Modena City Ramblers.

    (Perché quello non è provinciale quanto auspicare la stoccolmizzazione di [una settimana di un quartiere di] Milano, vero? Perché giocare al piccolo Baudrillard – «siete tutti uguali, tamarri e snob stoccolmofili» – non è provinciale, vero?)

    fdl

  2. utente anonimo scrive:

    Finchè eravamo solo quelli fighi come noi che, pur non avendo niente a che fare con il design, per una settimana se la tiravano come tanti Tyler Brulè e potevano tranquillamente scroccare vino e stuzzichini in giro (ma beninteso, chiedendo educatamente permesso in ottimo inglese), il Fuori Salone era cool e Milano era cosmopolita; ora che la folla di buzzurri si accalca e ci frega l’ultimo bicchiere di prosecco, non ci resta che rimpiangere Stoccolma (dove siamo stati una volta sola, per due giorni, ma quando parliamo di Sodermalm con i giovani designer svedesi sembrano due mesi, quasi tre).

  3. utente anonimo scrive:

    Ciao!

    Vorrei utilizzare il tuo post per un progetto/concorso (senza fini di lucro da parte mia) a cui sto partecipando su Salone del mobile.

    Puoi contattarmi alla mail:

    mail CHIOCCIOLA meornot PUNTO net

    così ti spiego nel dettaglio il mio progetto?

    Grazie, Lore

  4. utente anonimo scrive:

    Rispondo con una citazione da blogghista :

    I can’t sleep when I think about the times we’re living in,

    I can’t sleep when I think about the future I was born into,

    Outsiders dressed up like Sunday morning,

    With no Berlin wall what the hell you gonna do.

    J. milanese periferico

  5. attimo scrive:

    Nichiliste? Non so cosa voglia dire, nichilista, io vengo dalla Vera Provincia (tanto per fare lo Snobista :-P). Secondo me hai semplicemente ragione. E sai anche di avercela. E’ un peccato se questa discussione si sposta dalla conclusione del tuo post a un discorso un pochino inutile su quale punto di vista è più snob dell’altro. E’ un peccato, e forse anche molto “milanese” (nel senso di superfluo? boh)

  6. trino scrive:

    attimo, mi accorgo che le mie critiche sociali sono quasi nichiliste, lo so.

    boll, io credo che l’Evento (se ha un’anima) vuole esattamente quello (il consumo quanto più ampio possibile di cose, siano birra porchetta, ostriche o vernissages) ma vuole invece dare a vedere dell’altro (l’Arte). e questo si chiama kitsch, più o meno.

  7. utente anonimo scrive:

    Era la settimana più bella di milano, senza dubbio, ma era diversa milano stessa.

    Un città in cui con la fiera del mobile più importante del mondo in atto in pieno centro tiene i mezzi pubblico a mezzo servizio (sabato xchè festivo) e che dove + ormai impossibile svillupare uno spazio senza che questo venga chiuso (bitte, cox 18 ec…).

    L’abbrutimento mi sembra un atteggiamento un po’più generale e dovuto forse non solo alla porchettizzazione…

    magari sbaglio e milano oggi è meglio di ieri salone a parte!

    ELF

  8. trino scrive:

    fdl, lo snobismo (che forse però non lo è) cui facevo riferimento era il mio, non il tuo. uno snobismo, diciamo così, al contrario: la porchetta più autentica del fighettismo da finto appassionato di design (che ovviamente non è il tuo, non ti conosco: parlo per tipizzazioni grossolane).

    quello che dici sul provincialismo di milano non posso che sottoscriverlo. la mia malinconia, però, a differenza della tua nasce anche da un’altra riflessione (sempre dubitativa: voleva essere uno spunto un po’ provocatorio):

    1. a volte il provincialismo delle nostre sedicenti metropoli risulta così soffocante che rischiamo di gettarci un po’ troppo facilmente sull’esterofilia tout court, per cui l’inglese corretto del designer scandinavo diventa di per sé un valore rispetto all’italiano del visitatore dell’hinterland

    2. a volte rischiamo pure di voler risolvere tutto con l’”Evento”: una situazione artificiale, acritica e pilotata in cui l’oggetto originario (design/anniversario della nascita di un certo movimento artistico/etc) diventa mera occasione glamour e pascolo di socialites. Ci si può stupire se l’aperitivizzazione dell’arte ha poi un effetto boomerang sul lungo periodo e diventa sagra dell’arte? (oppure il prosecco è in sé più adatto alla fruizione artistica rispetto al birrozzo sgasato?)

    3. a volte rischiamo pure di convincerci che si può risolvere tutto con la compartimentazione sociale/culturale mentre si sta solo spingendo il problema da un’altra parte (e prima o poi risbuca fuori con violenza, appunto)

    Insomma, rischiamo di sintetizzare uno stile “urbanite” e internazionale fatto di rimozioni, finzioni e pose, rispetto alle quali il coattume sembra quasi più vivo e ricco. E il design (o la sostanza in genere), in tutto questo, c’entra poco o nulla.

    Per questo mi è venuto in mente Ferretti che canta pensando (forse) ai mitici Pistols: molto meno provinciali e molto più cool e più internazionali e più “artistici” (in modo iper-pop come il design più in voga) degli emiliani CCCP, ma in fondo solamente degli innocui (e finti) ragazzini proprio carini.

  9. boll scrive:

    trino. l’unica cosa, è che mi pare che questa situazione a milano, e al salone del mobile, ci sia da anni, no? (almeno, da quando lo frequento io, quattro cinque anni…)

    la stragrande maggioranza della gente (me in prima fila), gira in via tortona in cerca di vinelli bianchi e spumantini aggratis. praticamente tutti. a prescindere che ci siano quelli che girino interessati tra gli stands, ad osservare lampadari e divani. stanno solo cercando le heineken in regalo.

    basta sapere a cosa si va incontro, e regolarsi di conseguenza. io lo dichiaro prima “dalle sette in via tortona in cerca del vinello aggratis”

  10. attimo scrive:

    Trino, è facile darti ragione. Forse sin “troppo” facile, leggendo il commento condivisibile di fdl. Ma sostanzialmente hai ragione. Sai che c’è? Che non ci sarà mai abbastanza relativismo, a questo mondo. E comunque, Milano vista da qui rimane Saturno sia con, che senza porchetta.

  11. utente anonimo scrive:

    magari fosse una banale questione di snobismo… Invece il punto è un altro, Trino. Qui abbiamo una città, Milano, che si picca d’essere metropoli internazionale, ma metropoli internazionale non è (non vorrei dilungarmi nelle ragioni sociali, politiche ed estetiche, che immagino molti lettori qui già conoscano). E abbiamo un evento, il Fuorisalone, che fino a qualche tempo fa portava per le strade di (alcune zone di) Milano un’aria, insolitamente, realmente internazionale.

    È snob gioire nel vedere per le strade della città in cui abito della gente anche a colpo d’occhio “internazionale”? (E non parlo di look, figurati: il bello è che quegli stessi poi li rivedevi negli atelier di Zona Tortona a presentare ideuzze di design niente affatto male. Cose che ti facevano pensare che, per fortuna, c’è vita oltre le colonne d’ercole di Fuksas e dello IED). Ok, sono snob.

    La (mia) malinconia dell’edizione 2009 è legata allo sbarco, in massa, delle due componenti più retrive (ma anche numericamente consistenti, certo) della scena sociale milanese: i burini da movida finto-alternativa (quegli stessi che in questi giorni stanno combattendo un loro personale – e squallidissimo – G8 delle birrette sulla collinetta del Mom) e i fighetti tardo impero del terziario arretrato.

    Certo, è fisiologico: è un naturale processo di crescita di ogni fenomeno, come quando gli Smiths andarono ospiti a Sanremo. Ma non riesco a non provare un po’ di malinconia, non esattamente campata in aria e non esattamente snob.

    fdl

  12. utente anonimo scrive:

    concordo con te, tuttavia la gente ubriaca con le bottiglie di birra in mano in zona tortone erano totalmente squallide e patetiche, fuorisalone o non fuorisalone.

    Anna

  13. trino scrive:

    mm1, il tuo è un argomento retorico un po’ così, dai. lo sai anche tu che è confutabile in mille modi. ad esempio usandolo contro di te: il tuo commento, scritto da un lettore abituale di blog etc.

  14. utente anonimo scrive:

    letto su un blog che pare un widget di pitchfork e drowned in sound fa abbastanza ridere.

    mm1

  15. trino scrive:

    lallo lilli: se non arriva più cibo nelle città mi sa che siamo alle prese con un problema lievemente diverso rispetto all’oggetto del post (e che riguarda non solo i metropolitani ma anche gli abitanti di cittadine, cittadelle, villaggi e borghi che non abbiano i mezzi e le competenze per produrre autarchicamente i beni di sussistenza nonché anche i produttori di beni di ogni natura che si ritroverebbero senza più acquirenti. Insomma, il feudalesimo). (Sì, ci tengo a rispondere a tutte le obiezioni)

  16. utente anonimo scrive:

    “milano is burning”

    quando i camion smetteranno di portare cibaglia (di sottomarca) a Milano (ovvero tra pochi anni*) , voglio proprio vedere cosa mangeranno i fondamentalisti della metropoli… si mangeranno tra di loroo mangeranno le cuffiette degli iPod o arrostiranno i cavi del pc

    firmato:

    lallo lilli

    *http://www.norcalblogs.com/watts/images/aspo_oil_and_gas.png

  17. utente anonimo scrive:

    chi se ne fotte. io sono arrivato alle 9:30, alle dicei si caiva che aria tirava e siamo andati allo spazio maderna. amen (ok, in realtà la cosa triste è che anche allo spazio maderna alle 2 hanno cacciato tutti).

    mimmo

  18. trino scrive:

    bah, anonimo, onestamente la campagna non c’entra un cazzo, ma capisco l’obiezione. io sono vegetariano e sono un metropolitano fondamentalista (quindi porchetta e provincia non stanno in cima alle mie preferenze, ecco), ciò non toglie che la retorica cosmopolita a difesa di un “evento” mi sembra incredibilmente kitsch.

  19. utente anonimo scrive:

    ma sì, trasferiamoci in campagna! andate avanti voi che poi arrivo.

  20. utente anonimo scrive:

    per non parlare delle costicine e birra compare..

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