faccio cose vedo gente

mercoledì, 27 01 2010

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 2. Dj taliban vs. dj sbracato

di

Della schizofrenia djistica e delle interazioni del dj pretenzioso con la Strappona

 

Il ruolo del dj si é significativamente evoluto nel corso del tempo. All´inizio degli anni ´70 era solo lo sfigato chino sui vinili, quello che avrebbe dovuto selezionare musica nell´indifferenza generale, confinato in un angolo buio della sala da ballo. Oggi i ¨superstar djs¨ riempiono agevolmente stadi in delirio, si imbarcano in lunghi tour mondiali, hanno fan sfegatati e groupies avvenenti. Il dj pretenzioso é l´anello di congiunzione fra queste due tipologie. Di solito ha le stesse pretese della superstar e le stesse possibilitá di successo dello sfigato. Il groviglio di piscosi che una situazione del genere é in grado di generare lo potete immaginare da soli. Durante le sue performance egli resterá per tutto il tempo ricurvo a scartabellare sulle valigette dei suoi preziosissimi dischi, come se dalle sue scelte dipendesse il destino del mondo, lanciando sfuggenti e dolorose occhiate all pista. Ineluttabilmente vuota. Éd é qui che inizia a consumarsi la sua tragedia umana. Ci si trova davanti a un dj che visto dal di fuori sembra imperturbabile, ferocemente concentrato sulla sua playlist, alla ricerca del fil rouge che lega due tracce, deciso e sicuro. Ma in realtá due contrapposte entitá si battono senza esclusione di colpi dentro di lui. Un vero dramma psicotico.

 

Da una parte c'é il dj artisticamente integerrimo, un autentico taliban del gusto musicale, fanatico esegeta di Pitchfork, che non ammette deroghe scherzose o cedimenti commerciali alle sue scalette sacre. Si tratta di un rigidone che prescinde dalla gente che balla e dal divertimento altrui. A volte anche dal suo. Egli resterebbe inflessibile davanti alle piú esplicite lusinghe sessuali di Strappone discinte, procaci e alticce che volessero ascoltare successi da revival, musica conosciuta, ballabile e cantabile. Giammai ! Lui, l'integralista musicale, al solo pensiero rabbrividisce, sdegna qualunque cosa sia nota oltre la cerchia dei suoi 3 amichetti di internet, combatte la sua guerra santa contro il mainstream a colpi di Wavves, XX, Fuck Buttons, e non vuole sentir nemmeno parlare di mettere la stracazzo di musica commerciale.

 

Ma la pista rimane un deserto e il proprietario dá segni di nervosismo.

Dall'altra parte, acquattato in un angolo scuro, tentatore come il diavolo e pronto a qualunque tipo di compromesso, sogghigna il temibilissimo dj sbracato. Un subumanoide deforme e bavoso alla disperata ricerca di affetto, consenso e affermazione. Costui se ne infischia delle fisime musicali del taliban. Vuole solo vedere gente che balla, che si diverte, che ride e lo ama, con la inconfessabile speranza che magari tutto finisca in una gigantesca ammucchiata. E se per arrivare a questo bisogna infilare di nascosto nella borsa dei cd del taliban canzoni come la Macarena, ben vengano i balli di gruppo, il peggio della discomusic, i Ricchi e Poveri, la Carrá, Renato Zero. Vale tutto purché ballino nel nome dell´Amore Universale. L´unico ostacolo fra lui e il successo é quel noioso tipo col turbante, il fottuto incorruttibile taliban e la sua inutile dignitá musicale. Il dj sbracato tenterá quindi per tutta la serata di annegare il taliban con ettolitri di birra, indebolendone cosí l´indefessa forza di volontá e prendendo progressivamente il controllo del mixer. Inizia dunque quello che all´esterno potrebbe sembrare solo un vorticoso consumo di beveraggi, che tanto per i giramanopole sono gratis (dal decalogo di un mio ex datore di lavoro, ¨prima regola annaffiare il dj¨). Questi drammatici spargimenti di alcol celano in realtá un duello all´ultimo sangue.

 

A seconda del litraggio ingollato le due entitá in lotta possono anche arrivare a formulare dei compromessi momentaneamente soddisfacenti per chi ascolta, con playlist che alternano brani spregevoli a pezzi decenti. Inizialmente vengono fuori cose come i Beatles, che ¨Tanto farfuglia il taliban inebetito dalla birra ordinata dal tentatore – mettono sempre d'accordo tutti¨. E qui spesso torna in gioco prepotentemente la giá citata variabile Strappona che puó imprimere un´ impressionante accelerazione al corso degli eventi, dando il colpo di grazia alle resistenze superstiti del taliban ormai ubriaco. Dapprima costei si limiterá a ballare ammiccante, sottolineando con urletti acuti ogni passaggio da un disco all'altro. Quegli urletti sono la ragione di vita di entrambi i dj, sia del taliban che dello sbracato sputtanatore. Con l´aumentare dell'alcool poi ne servono sempre di piú. Con la differenza che il taliban é davvero soddisfatto solo quando seguono a delle oscure B-Sides, mentre il subdolo é totalmente disinteressato alla musica che li ha provocati e sta seguendo ammirato la scollatura ballonzolante della strappona. Poi – corrispondentemente all'inevitabile abbassamento qualitativo della musica – la Strappona inizierá sorridendo a fare gesti di ampia approvazione verso la consolle. In quel momento dovete immaginare che, nel ring dentro la testa del dj, il corruttore sta seduto sulla faccia del taliban esanime, mentre la folla assetata di sangue é in delirio e gli chiede lo spettacolare colpo mortale. Che arriva infine quando la Strappona – dopo il terzo cocktail e un'oretta di danze scatenate – si azzarda a fare una richiesta al dj. Quasi mai tale richiesta avrá a che fare con quello che si é ascoltato fino ad allora. L´unico caso accertato di richiesta coerente con la scaletta, da parte di una strappona, risale a una festa del 1987 tenutasi a Chicago (Illinois). A questo punto le cose possono mettersi davvero male se il dj – ormai completamente in balia dello sbracato arrapato, delle tette della Strappona e dell´alcool – si lascia trasformare in un patetico juke boxe. Infatti quando il feedback della variabile Strappona si materializza sottoforma di shottini offerti al dj per ringraziarlo della gran bella musica (sic), il livello precipita pericolosamente verso La Bamba, ovvero la linea di non ritorno. Ora la precedentemente scartata (perché pessima! Commerciale!) idea di mettere ¨Should I stay or should I go¨ viene agognata dal taliban come un irraggiungibile traguardo di rettitudine indie e originalitá musicale. Ma é troppo tardi. Nei casi piú vergognosi non é raro vedere dj che alle 6 di mattina impongono la versione lunga 10 minuti di Please Don't Let me Be Misunderstood e cosí se ne possono andare tranquillamente a ballare in pista fra le Strappone in trionfo, in un finale felliniano agghiacciante. Con il taliban semisvenuto che resta in lacrime a bere per dimenticare, sconfitto e solo. Se dopo questo abisso di tristezza dovesse essere il turno del famigerato Discosamba, molti locali e le maggiori organizzazioni umanitarie mondiali autorizzano l'abbattimento, anche cruento, del dj. Si dice che a quel punto si eviterebbe al mischiadischi l´intollerabile sofferenza della mattina successiva, quella che proverebbe ricordando le tremende scene finali della serata da poche ore conclusa. Quando con le mani ben piantate sulle chiappe prosperose di una strappona e sculettando senza ritegno, urlava ad occhi chiusi ¨Peppepepepepé¨, come se non ci fosse un domani.

martedì, 17 11 2009

Impronte di minimarketing digitale

Proprio ieri (grazie a Francesca) mi sono imbattutonella bella gallery di manifesti e pagine pubblicitarie (l'ennesima), da cui è tratta la pubblicità qua sopra, e direi che non c'è moro migliore per presentare la puntata di Impronte digitali di questa sera.

 

 

Dalle 19.00 sui 103.1 FM di Radio Città Fujiko (a Bologna e provincia) faremo quattro chiacchiere con Mr. Minimarketing Gianluca Diegoli, già tenutario di uno dei più brillanti, longevi e seguiti blog sul nuovo marketing nonchè autore dell'illuminante Minimarketing. 91 discutibili tesi per un marketing sostenibile ai tempi di Facebook, agile e fulminante libercolo leggibile online o in versione cartacea

E proprio l'uscita della nuova edizione cartacea del libro sarà la scusa per chiedere a Gianluca se davvero il marketing tradizionale è condannato alla morte, e per farci spiegare cosa ci dobbiamo aspettare dalle strategie pubblicitarie ai tempi della grande conversazione del web 2.0. Scorreremo le sue 91 discutibili tesi con dovizia di dettagli e di esempi, per capire cosa possono fare i social network e il web nel rapporto tra i consumatori e i prodotti e, in definitiva, se la nostra vita ne uscirà migliorata o peggiorata.

 

Impronte gitiali: il sottoscritto e FIlippo Pirex Piredda stasera dalle 19.00 alle 20.00 sui 103.1 FM di Radio Città Fujiko a Bologna e provincia, oppure, per tutti gli altri, in streaming

 

venerdì, 06 11 2009

Cause I don’t really, don’t give a shit

Domani sera suonerà al Covo per la sua unica data italiana Jay Reatard, l’ultimo beniamino di una lunga tradizione di punk’n’garage’n’roll americano fatto di chitarre maltrattate, sudore, canzoni veloci e catchy e una pericolosa tendenza a combinare indicibili casini. Il suo ultimo disco è uscito nientemeno che per Matador (streaming intero qui), e sono molto, molto curioso di vedere se sul palco tiene fede alla leggenda.

[a seguire, peraltro, il sottoscritto e Arturo Compagnoni a mettere un po’ di dischi. Sarà una di quelle belle]

 

giovedì, 05 11 2009

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 1. La variabile Strappona

di

Della difficile arte di combinare birra, musica decente e donne discinte e alticce che ballano.

Ennesimo esordio (in prova) alla consolle dell´ennesimo bar del centro salonicchese, dopo lunghi mesi di astinenza. Primo ingaggio dopo aver smesso con le sigarette. Per un dj pivellino ci sarebbero giá abbastanza motivi di nervosismo da cominciare a guardare con benevolenza la lisa compilation dei Clash, quella con la abusatissima Should I Stay. Facile cedere alla tentazione di buttarsi sul sicuro mantenendo una finta integritá musicale (´zzo vuoi? Sono i Clash!). Ma qui non si é dj di primo pelo e il pivellino ci strapperebbe solo un sorriso paterno e condiscendente.

Ció non vuol dire che in qualche angolo oscuro delle borse sdrucite del dj smaliziato non risiedano cd contenenti pezzi assai piú vergognosi dell'anthem dei Clash. Singifica solo che i molteplici debutti hanno insegnato ad avere pazienza, a mettere in pratica i trucchi del mestiere, a rispettare tempi, rituali e tradizioni. Il vero dj smaliziato é quello che con una sola occhiata sa giá inquadrare le diverse tipologie di prede/ascoltatori/clienti presenti. Proprio in virtú di ció il dj smaliziato ha imparato a riconoscere l'importanza fondamentale per il suo lavoro di una particolare tipologia di avventori. L´importanza della variabile Strappona.

La variabile Strappona, per qualche arcano mistero, tende a concretizzarsi soprattutto nel corso delle decisive serate di prova. In genere la sua presenza e' assai beneaugurante, da qui deriva la nota espressione diffusa fra dj di sesso maschile 'God Bless the Stapponz'.

La variabile Strappona si manifesta solitamente in gruppi di due, massimo tre elementi. Raramente queste formazioni oltrepassano tale numero di componenti. Io sto scrivendo codesto post per testimoniare l´eccezionale accadimento di venerdi' 16 ottobre 2009, quando a Salonicco (Grecia) ho avvistato e filmato verso le 2 di mattina, davanti alla mia consolle presso il bar KAIADAS, un branco di 10 (dieci – DIECI) Strappone. Erano allo stato brado e si abbeveravano lungo il bancone con cocktail multicolori e miriadi di shottini, accompagnate da rari esemplari di tamarri maschi in calore, contraddistinti da una salivazione insolitamente abbondante. Una vera gioia per gli occhi del dj e per le casse del locale.

Ma soffermiamoci brevemente sulla descrizione della Strappona. La Strappona Vulgaris (cit. Giulia Blasi su Donna Moderna) é una ¨varietà di donna, distinguibile per l’abbronzatura color cuoio anche a febbraio, il piercing in zone banali e meno banali, le scollature ombelicali e le gonne inguinali (a volte sostituite dal pantalone a vita bassa con perizoma sporgente), il trucco carico e i capelli di colori inesistenti in natura,¨  e ci permettiamo di aggiungere a questa precisa descrizione, almeno la presenza di un tatuaggio visibile. Le strappone purosangue tendono a rispondere a nomi come Samantha, Jessica e Jennifer, proprio come gli esemplari delle piú vivaci comunitá di viados.

Al gestore del locale interessa solo che le Strappone consumino alcol. Sarebbe come preoccuparsi che un essere umano respiri. L´innata tendenza della Strappona all´alcol é parte del suo genotipo. A volte la Strappona non si rende immediatamente riconoscibile, finché lo stato di ebbrezza non ne rivela la piú intima natura, spesso con un repentino innalzamento del volume della voce (giá di suo vari decibel sopra la media), del tasso innato di molestia e di quello esterno di socializzazione.

Al dj interessa soprattutto comprendere a quale tribú musicale la Strappona appartiene. Generalmente la Strappona Vulgaris si colloca sul versante commerciale danzereccio e apprezza quasi sempre robacce tamarre tipo Crookers, Justice e Bloody Beetroots. Ma non é raro qui in Grecia imbattersi in esemplari di Strappona Rocker (dagli Steppenwolf ai White Stripes), Strappona Fricchettona (dai Mano Negra ai Gogol Bordello, che in Italia sarebbe il corrispondente della Strappona Pizzica Taranta e Caparezza), la Strappona Nostalgica (Bon Jovi e Guns and Roses), Strappona Confusa (dagli Abba ai Black Sabbath) e il rarissimo esemplare di Strappona Brit (se il dj mette i Pulp o gli Inspiral Carpets questo esemplare ha spesso delle visioni mistiche di Damon Albarn che le scatenano un istinto di riproduzione immediato e insopprimibile).

Tornando al mio avvistamento, il branco di Strappone é arrivato in ordine sparso, reduce da qualche altra scorribanda in qualche altro bar, gia' sotto i fumi dell'alcol. Allegre, vocianti determinate a fare casino. Ancora c'erano sul piatto i 13th floor elevators e quelle scostumate gia' ballicchiavano.

L´importanza della Strappona per il dj pretenzioso sta proprio nel fatto che nessuno si sognerebbe di ballare la roba che lui si ostina a passare in nome della sua presunta superioritá musicale. Ma quando la Strappona inizia a danzare le cose cambiano. Tutti gli avventori del locale iniziano lentamente ad essere contagiati, ad accerchiare e corteggiare l´esemplare di Strappona, a offrendole drink. Il dj pretenzioso sa che il decollo di una serata puó dipendere anche solo da lei. Per questo tende a trattarla, nonostante le spesso incolmabili distanze musicali, con un occhio di riguardo.

A quel punto il contegno musicale del dj pretenzioso, anche del piu' smaliziato (proprio lui, quello che poc´anzi derideva il novellino), tende ad andare abbastanza presto a escort. Ma del complicato rapporto fra dj pretenzioso e Strappona e delle peculiari dinamiche che si instaurano fra di loro, parleremo nella prossima puntata.

martedì, 27 10 2009

La musica liberata e le impronte digitali

 

Vi ho già parlato de La musica liberata, lo spettacolare libro di Luca Castelli che racconta come nessun altro i cambiamenti tecnici, economici e sociali subiti dall'industria discografica e dal nostro modo di scoprire, ascoltare e condividere la musica negli ultimi dieci anni. Tra Napster, iPod, blog e Radiohead, una lettura indispensabile per chi sia appassionato di musica e/o di tecnologia e semplicemente imperativa per chiunque si trovi a lavorare (in modo amatoriale o professionale) nel settore.

 

Stasera alle 19 avremo l'onore di avere Castelli in collegamento telefonico su Impronte digitali, il magazine di web e tecnologie che conduco ogni martedì con Filippo 'Pirex' Piredda sulle amichevoli frequenze di Radio Città Fujiko, a preludio della presentazione che il nostro terrà domani alle 21.30 alla libreria/osteria Modo infoshop (Via Mascarella, Bologna), per la rassegna curata dai cugini radiofonici di Maps.

Un'ottima occasione per farci raccontare la genesi del libro e i suoi passaggi fondamentali, per 'costringere' Castelli a

mercoledì, 30 09 2009

La piccola agenda dei concerti di inkiostro

Normalmente per la versione estiva dell’agenda dei concerti inkiostro-approved di Bologna e dintorni aspettavo fine Maggio, quando i club invernali sono chiusi e i giochi per i festival estivi sono già fatti. Quest’anno però l’Estate in città pare magra (niente fondi per JuLive o per il palco di S.Stefano), mentre Maggio presenta una densità di appuntamenti a tratti davvero imbarazzante.

 

Ce n’è per tutti i gusti, dall’indie al folk all’elettronica, passando per i festival piccoli medi e grandi (RockEr, Handmade, Musica nelle Valli, Homework, Express, Ferrara sotto le stelle), le ultime serate danzanti nei club e un sacco di piccoli eventi qua e là che la crisi non riesce a fermare. L’Estate si preannuncia più calma, ma dopo un Maggio così ci riposeremo.

 

Come sempre da stampare ed evidenziare, e suggeritemi le date mancanti. Buon divertimento.

 

 

Quando Chi Dove

Ven 24/04

Hot Gossip + Desanfetaminado Party

Julie’s Haircut + Les Fauves

Autokratz + Kitsunè Night

Yuppie Flu

Dente

Covo (BO)

Estragon (BO)

Mattatoio (Carpi – MO)

Bronson (RA)

Retro Pop (Pinarella – FC)

Non ho mai capito il perchè, ma spesso quando in regione passano dei nomi italiani interessanti, lo fanno tutti la stessa sera. Prendete stasera: al Covo gli Hot Gossip presentano il nuovo disco (seguiti dall’ incendiario Desanfetaminado Party di Arturo e Pullo – io sarò qua), all’Estragon fanno lo stesso Julie’s Haircut e Les Fauves; al Bronson ci sono gli Yuppie Flu e a Pinarella Dente. Scaglionarsi no, eh?

Sab 25/04

Butthole Surfers

Micah P. Hinson + Casador

The Rifles

Heike has giggles

Lomas

Estragon (BO)

Bronson (RA)

Covo (BO)

Diagonal (FO)

Mattatoio (Carpi – MO)

Dimmi che concerto scegli e ti dirò chi sei: Butthole Surfers? Hai più di trent’anni. Micah P. Hinson? Tendenze maniaco-depressive. The Rifles? Giovane e hipster. Heike has giggles? Romagnolo (e pigro). Lomas? Polaroid o Leonardo. :-)

Dom 26/04

Casino Royale + Neffa + Papa Ricky

Propagandhi

Passe Montagne

TPO (BO)

Estragon (BO)

Locomotiv (BO)

Lun 27/04

Ghost Bees + Aidan Smith

TREeSESSANTA (Gambettola – FC)

Mer 29/04

Bonnie Prince Billy

Estragon (BO)

Quatto quatto il Rocker Festival è arrivato alla quarta edizione, con meno fama di quanto merita ma una storia di eccellenti concerti portati sul finire della primavera sui palchi di Estragon e Covo. Anche quest’anno line-up notevolissima e assai versatile, su cui brilla il nome di Will Oldham e del suo folk senza tempo.

Gio 30/04

Get Well Soon + Dear Reader

Boduf Songs + To kill a petty bourgeoisie + Larkin Grimm

Cristina D’avena + Gem Boy (!)

Balmorhea

Drunken Butterfly + Orange Lem

Covo (BO)

Almagià (RA)

 

Estragon (BO)

Mattatoio (Carpi – MO)

Arterìa (BO)

Ven 01/05

Handmade Festival (Yuppie Flu, My awesome mixtape, Blake/e/e/e, A classic education, Arnoux + altri)

UK Decay + LTD + Oltretomba

Balmorhea

 

 

Pino Scotto

The Cleb (Guastalla – RE)

 

Covo (BO)

Teatro Dimora – (Arboreto di Mondaino – RN)

Russi (RA)

Ho sentito belle parole sulle due edizioni precedenti dell’Handmade Festival, il primo maggio di indie italico che porta alcune delle migliori band nostrane nel sempre accogliente contesto dei festival do-it-yourself della bassa. Vari bei nomi sia tra le band che tra i DJ e anteprima assoluta per il nuovo materiale dei My awesome mixtape, direi che vale la trasferta. Speriamo sia bel tempo.

Sab 02/05

The Teenagers

Bugo

Icy Demons + Arnoux

Corona + Datura DJ set

Covo (BO)

Estragon (BO)

Locomotiv (BO)

Velvet (RN)

Irresistibili, non so trovare un’altra parola per definire i Teenagers. Hipsters francesi trapiantati a Londra, grandissime facce da schiaffi che suonano un indie-electropop-wave pornofilo che dovrebbe essere detestabile, invece è eccezionale. Già visti a Brooklyn l’anno scorso, e divertito assai. A seguire sono anche in consolle, per l’ultima volta della stagione al Covo. What a night.

Dom 03/05

Sara Lov

Hana-Bi (Marina di RA)

E a conclusione di un weekend intenso non c’è niente di meglio di un concerto sulla spiaggia, il primo dell’annata dell’Hana-bi. A suonare c’è Sara Lov, di cui tante volte avete letto su queste pagine. Imperdibile.

Mer 06/05

Love Is All

Covo (BO)

Gio 07/05

Holloys

Loco Squad (Milano Marittima – RA)

Ven 08/05

The Rakes

Action Beat + Edie Sedgwick + Bob Corn

Hanne Hukkelberg

 

DM Stith

Post contemporary corporation

Covo (BO)

Locomotiv (BO)

 

Retropop (Pinarella – FC)

Zuni (FE)

Estragon (BO)

Sab 09/05

Trail of dead

Themselves

Parker Lewis

Estragon (BO)

Hana-bi (Marina di RA)

Lego (CE)

Dom 10/05

A Life along the borderline – A tribute to Nico (feat. John Cale, Peter Murphy, Lisa Gerrard, Mark Lanegan, Mark Linkous, Mercury Rev, Soap and Skin)

Glasvegas

Teatro Comunale (FE)

 

 

 

 

Bronson (RA)

L’idea di fare una serata in onore di Nico con un cast stellare e di farla, di tutti i posti del mondo, a Ferrara, ha qualcosa di chiaramente surreale. Non oso immaginare che atmosfera ci sarà, ma sono sicuro che avrà qualcosa di magico. Temo proprio non ci sarò, ma sarebbe bello.

Lun 11/05

Tiziano Ferro

Futurshow Station (Casalecchio di Reno – BO)

Ven 15/05

Julie’s Haircut

 

Thee Second Kiss + Mashrooms

Retropop (Pinarella – FC)

Locomotiv (BO)

Sab 16/05

The Death of Anna Karina + Altro + Wax Anatomical models

Jamie Stewart (Xiu Xiu)

Locomotiv (BO)

 

Mattatoio (Carpi – MO)

Dom 17/05

Tender Forever

Mattatoio (Carpi – MO)

Lun 18/05

Tender Forever

Clandestino (Faenza – RA)

Mar 19/05

Crystal Stilts

Hana-Bi (Marina di RA)

Mer 20/05

Lydia Lunch with Teenage Jesus and the Jerks

Locomotiv (BO)

Gio 21/05

Boss Hog

Locomotiv (BO)

A quanto leggo nelle date di questo comeback tour la band di Jon Spencer e sua moglie Christina Martinez non suonano il loro hit single White Out. Potrebbe essere sufficiente per non andare a vederli? Mah.

Ven 22/05

Hatcham Social

Phosphorescent

Sleepy Sun + Pater Nembrot

Covo (BO)

Hana-Bi (Marina di RA)

TREeSESSANTA (Gambettola FC)

Sab 23/05

1990’s + closing party

Pink Mountaintops

Covo (BO)

Hana-Bi (Marina di RA)

Già protagonisti di un gran bel set alla chiusura di due anni fa, i 1990s tornano sul luogo del delitto per presentare il nuovo disco e traghettare i fedeli del club di Viale Zagabria verso la fine della stagione. Sarebbe un peccato non esserci.

Mar 26/05

Peter Broderick + The Veils

Hana-bi (Marina di RA)

Gio 28/05

Psychic TV

Homework Festival (Radiq + Hirnlego + Tomme)

Arena Puccini (BO)

Teatro San Leonardo (BO)

Ed ecco un altro weekend difficile da gestire. La concomitanza in zona di ben tre festival (l’Homework Festival con la sua elettronica miniale, Musica nelle valli con il suo folk e art-rock barbuto della bassa, l’Express con una all-star intellettuale e cross-genere) rende la pianificazione delle serate quantomeno difficile. Da queste parti tenteremo di passare da tutti e tre, ma è solo un’idea.

Ven 29/05

Homework Festival (Dorian Concept + Lukid + Grillo)

Musica nelle Valli (Bachi da Pietra, SJ Esau, Comaneci + altri)

 

God is an astronaut

Teatro San Leonardo (BO)

Barchessone Vecchio (San Martino Spino – MO)

Arena Puccini (BO)

Sab 30/05

Musica nelle valli (Callers + Father Murphy + Atlantic Cable + Majirelle + altri)

Homework Festival (Bruno Pronsato + Finale Elettrowave)

Matmos

Barchessone Vecchio (San Martino Spino – MO)

Teatro San Leonardo (BO)

Arena Puccini (BO)

Dom 31/05

Vivian Girls + The Pains of Being Pure at Heart

Akron Family + Women + His Clancyness

Yo la tengo

Musica nelle valli (Vialka + Dadamatto + Movie Star Junkies + altri)

Hana-Bi (Marina di RA)

 

Area Puccini (BO)

 

Sala Estense (FE)

Barchessone Vecchio (San Martino Spino – MO)

E nonostante i tre festival (che la domenica sono rimasti in due), anche il resto della regione spara delle belle cannonate. Ferrara mette in campo i sempre ottimi Yo la tengo, mentre l’Hana-bi mette in scena un’accoppiata da spiaggia che per il sottoscritto batte tutto il resto. Love love love per i The pains of being pucci at heart, un po’ meno per le Vivian Girls ma sono sicuro che all’Hana-bi riuscirò a divertirmi pure con loro. Concerto da spiaggia dell’Estate (per ora).

Lun 01/06

Sunn o)))

Chemical Brothers DJ set + Erol Alkan DJ set

Akron Family

Bowerbirds

Arena Puccini (BO)

Cocoricò (Riccione – RN)

Hana-bi (Marina di RA)

Mattatoio (Carpi – MO)

Confesso che non ho mai sentito un disco intero dei Sunn o))) , ma ho l’impressione che dal vivo possano essere notevoli. O noiosissimi. O più probabilmente, entrambe le cose contemporaneamente. Peccato perchè ad averci voglia poteva essere l’occasione per mettere piede al Cocoricò (dubito mi capiteranno altre occasioni, sto invecchiando) e ritrovarci due DJ set coi controfiocchi.

Gio 11/06

Jarboe + Rose Kemp

Rock Planet (Pinarella – FC)

Ven 12/06

A hawk and a hawksaw

Hana-bi (Marina di RA)

Sab 13/06

It’s a musical + Sin Fang Bogus + Borko – Thomas Morr DJ set

Zen Circus

TREeSESSANTA (Gambettola FC)

Arti vive (Soliera – MO)

Ven 19/06

Dredg

Bronson (RA)

Dom 21/06

Lords of Altamont

Hana-bi (Marina di RA)

Lun 22/06

Anthrax

Sottotetto (BO)

Mar 23/06

Kylesa + Coalesce

Sottotetto (BO)

Mer 24/06

Editors

Piazza Castello (FE)

Gio 25/06

Pete and the pirates

Hana-bi (Marina di RA)

Gio 27/06

Paolo Conte

Piazza Castello (FE)

Mer 01/07

Diamanda Galas

Rocca Brancaleone (RA)

Ven 03/07

Karma to burn

Hana-bi (Marina di RA)

Lun 06/07

Testament + Fear Factory

Velvet (RN)

Mer 08/07

The Dillinger Escape Plan

Velvet (RN)

Mer 15/07

Bloc Party + White Lies

Piazza Castello (FE)

Ven 17/07

Oblivians + The Gories

Hana-bi (Marina di RA)

Mar 21/07

TV on the radio + Animal Collective

Piazza Castello (FE)

A occhio è il concertone dell’Estate. Nella solita piazza di Ferrara gli autori di uno dei dischi più acclamati del 2008 e quelli di uno dei dischi più acclamati del 2009. Imperdibile, chevvelodicoaffà.

Mer 22/07

Emiliana Torrini

Verucchio (RN)

Ven 24/07

Bob Log III

TBA (BO)

 

 

(Eventuali) gite fuori porta

 

Quando Chi Dove

Lun 04/05

PJ Harvey & John Parish

Auditorium A. Gottardo (MI)
Direte: «ma l’hai già vista ad Austin!». Dirò: quando riuscirò a sposarla la vedrò ogni giorno della mia vita. Nel mentre, se devo fare 300 Km e pagare 60 euro mi pare già un buon affare.

Mer 03/06

Women + Banjo or Freakout + His Clancyness Rocket (MI)
Forse la più interessante tra le date dei Vitaminc Days, che purtroppo da bravo festival milanese presenta quasi tutti i concerti durante la settimana e non nel weekend. Solidissimi i Women, e da vedere il Clancy solista e Banjo Or Freakout, prima che la perfida Albione (e Pitchfork) ce lo rubino per sempre.

Sab 18/07

Kraftwerk + Aphex Twin

Italia Wave (LI)

Manco ad Italia Wave dai tempi in cui si chiamava ancora Arezzo Wave e la sua attrattiva principale oltre ai concerti ancora gratuiti era il meraviglioso e surreale campeggio. Questa serata potrebbe essere l’occasione per tornarci; un’accoppiata di principi della musica elettronica del genere ha pochi rivali.

 

lunedì, 06 04 2009

South by Southwest 2009: thumbs up and thumbs down

Se siete appassionati di musica, meglio se indipendente, avete probabilmente già letto un sacco di cose sul South by Southwest di Austin.

 

Il festival più bello del mondo, con la sua atmosfera unica data dall’incredibile fusione tra città e musica che trasforma tantissimi luoghi del centro in location per concerti, e la conseguente invasione della città da parte di migliaia di musicofili di ogni ordine e grado, dall’hipster (forma di vita dominante) al nerd metallaro, dal biker al redneck, dalle coppie più o meno attempate ai giovanissimi autoctoni con la X sulla mano (segno che sono under-21 e quindi non possono bere alcool) produce nei presenti l’irrefrenabile bisogno di scrivere, fotografare, documentare l’evento e raccontare agli altri gli esiti del proprio percorso musicale tra i quasi 2000 live act che hanno luogo in 4 giorni.

 

Ovviamente non posso esimermi dal fare lo stesso (del resto la scritta Press sul mio badge in qualche modo me lo impone, come me lo imporrà altrove), anche se farò in modo di essere sintetico, e di limitarmi a indicare brevemente le band più interessanti e quelle più deludenti tra le circa cinquanta che sono riuscito a vedere dal vivo.

 

[le foto sono tutte mie, se non è indicato altrimenti. Per questo alcune fanno un po’ schifo. :-\
Se volete vedere delle belle foto ci sono quelle di Giulia Mazza]

 

 

 

South by Southwest: thumbs up

[Attenzione, alta densità di superlativi]

 

 

Wavves

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Partivo super-prevenuto nei confronti del ragazzino californiano dalla faccia d’angelo e dal bizzarro spleen post-grunge. Invece, prima con un estemporaneo set acustico che ha svelato le melodie dietro la distorsione, poi con un notevolissimo set elettrico, mi sono dovuto ricredere: la stoffa c’è, le canzoni anche, il sound che frulla Cobain, Beck, la musica surf e le distorsioni totali dei My bloody Valentine dal vivo è più immediato e autentico che su disco. E in bella vista c’è un anthem molto lo-fi (So bored) che fa la differenza.

 

Wavves – So bored (MP3)

Wavves – So bored (acoustic – live @ SXSW 2009) (MP3)

 

 

PJ Harvey & John Parish

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Prima assoluta dal vivo per i nuovi pezzi di Polly scritti in coppia col fedele John Parish e si nota subito un ritorno alla teatralità grottesca dei suoi dischi migliori, con grande interpretazione vocale e pezzi assai interessanti già al primo ascolto. Vederla urlare «I want you fucking ass!» in A woman a man walked by e sentirla abbaiare come una pazza su Pig will not è stato, francamente, ineguagliabile. Eccitante, pure.

 

PJ Harvey and John Parish – A woman a man walked by (MP3)

 

 

Grizzly Bear

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A detta di molti miglior live del festival, ed è difficile non pensarla allo stesso modo. La cosa è tutt’altro che una novità (era la quarta volta che li vedevo dal vivo), ma con gli anni il sound del quartetto di Brooklyn si è ulteriormente raffinato, i pezzi sono sempre più notevoli, l’esecuzione sempre più sopraffina. Averli visti suonare in una chiesa presbiteriana è stato il bonus.

 

Grizzly Bear – Cheerleader (MP3)

 

 

Little Boots

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Dite quello che vi pare, ma la nuova divetta pop-dance 2.0 (di cui su queste pagine abbiamo parlato qui) a me piace, e neanche poco, e dal vivo non ha deluso. Live act solido, il fedele nerdissimo Tenori-On in primo piano, voce e movenze da starlette ma l’attitudine e l’umiltà da chi ha la testa salda sulle spalle. Interessa poco se andrà lontano o meno, è stato una bel vedere.

 

Little Boots – Meddle  (MP3)

 

 

Daniel Johnston

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Avevo già visto dal vivo il songwriter texano (noto anche per i suoi problemi psichiatrici) in un live solitario a Bologna una sera d’Estate, e tanto quella volta era stato lacerante vederlo terrorizzato biascicare sul palco, quanto questa volta è stata una grande festa. Ad Austin giocava in casa, aveva una band che rockeggiava non poco, e da cui traeva una forza e una confidenza che gli credevo sconosciute. Pubblico in visibilio e gioia palpabile. Grandissimo set.

 

Daniel Johnston – Don’t let the sun go down on your grivances (MP3)

 

 

The Soft Pack

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Già tra i miei favoriti tra le nuove band americane, i Soft Pack (ex The Muslims) dimostrano attitudine a fiumi e l’autenticità svagata di chi pare trovarsi per caso su un palco. E che invece confeziona il miglior indie-rock senza tempo (ci si sente di tutto, dai Velvet Underground di Loaded ai Cure di Boys don’t cry agli Strokes di Is this it) e senza frozoli che si possa ascoltare al momento. Non saranno mai delle celebrità, meno male.

 

The Soft Pack – Brightside  (MP3)

 

 

 

Fanfarlo

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Il disco d’esordio supera a pieni voti le perplessità suscitate dall’EP (un po’ troppo fedele alla formula Arcade Fire + Beirut) e si conferma eccellente anche dal vivo. Trascinante ed emotivo, orchestrale ma compatto, il tipo di concerto che ti fa alzare le braccia al cielo e cantare a squarciagola. Anche se non sai le parole.

 

Fanfarlo – Harold T. Wilkins  (MP3)

 

 

 

The pains of being pure at heart

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Istantaneamente ribattezzati «The pains of being pucci at heart», per il sorriso ubriaco della tastierista Peggy che disegna cuoricini sui cd che autografa e per la faccia pulita del cantante Kip; e per le melodie di miele coperte di distorsione soffici e dolceamare del migliore indiepop d’altri tempi, che dal vivo non perdono un briciolo del loro fascino. Come direbbe una persona che conosco: «Love!».

 

The pains of being oure at heart – Young adult friction (MP3)

 

 

 

Titus Andronicus

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Nel 2009 il gruppo più punk del festival suona un power-pop alcolico quasi springsteeniano con voce sguaiata con cui il cantante (un incrocio tra Sylar e Aidan Moffat), contorcendosi come un ossesso dalla prima all’ultima canzone ci fora i timpani e ci frigge il cervello. Impossibile non rimanere colpiti. Li conoscevo poco, ora sono un fan.

 

Titus Andronicus – Titus Andronicus (MP3)

 

 

 

The Rural Alberta Advantage

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Meraviglia. Ancora semisconosciuti in America, ma adorati da tutti quelli che se ne sono imbattuti (io ve ne parlai l’Estate scorsa), i figliocci dei Neutral Milk Hotel sembrano fatti apposta per rendere ancora meglio dal vivo, con la batteria che romba, la chitarra acustica maltrattata, la voce sguaiata, i nervi scoperti. Finalmente se c’è accorto anche Pitchfork che dice «This band could be huge».

 

The Rural Alberta Advantage – Don’t haunt this place (MP3)

 

 

 

The Wrens

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Ci metterei la firma per essere a 40 anni come sono i Wrens. Indie-rock sincero e sudato, una manciata di canzoni memorabili, fan fedeli che li seguono da sempre nonostante le uscite (di dischi e concerti) più rade dei capelli del cantante. Un grandissimo ritorno.

 

The Wrens – Everyone chooses sides (MP3)

 

 

 

Here we go magic

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Non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Luke Temple e soci (tra i primissimi set visti al festival, nel mezzogiorno caldo e assolato del patio del Mohawk), e ciò non ha fatto che rendere più piacevole il farsi conquistare dal suo pop psichedelico in salsa Remain in light. Che dal vivo guadagna quel tanto di forma dal colpire dove il disco (un po’ fuori fuoco) non riesce.

 

Here we go magic – Fangela (MP3)

 

 

 

South by Southwest: thumbs down

[Attenzione, alto tasso di giudizi tranchant]

 

 

Peter, Bjorn and John

Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: Stereogum

Il backlash colpisce forte, la hit single Young Folks rimane ineguagliata, e con somma presunzione i nostri la escludono dalla scaletta preferendogli molti pezzi dal nuovo, mediocre, disco. Neanche brutto come live (funestato pure da problemi tecnici, tra l’altro), ma il dimenticatoio è dietro l’angolo.

 

Peter, Bjorn and John – Nothing to worry about (MP3)

 

 

Lemonade

Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: PanicManual

Tanto su disco la loro proposta da !!! più psichedelici e meno punk-funk mi piace, tanto dal vivo è risultata spenta e priva di verve. Sarà che erano le due del pomeriggio, ma il segno lasciato non è stato dei migliori.

 

Lemonade – Big Weekend (MP3)

 

 

Lissy Trullie

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Stacco di coscia mica male, giacchetta in pelle e Stratocaster d’ordinanza per la scenester newyorkese con gli amici hipster e le serate da DJette nei posti giusti. La musica lasciamola fare a chi la sa fare, però.

 

Lissy TrullieSelf-taught learner (MP3)

 

 

Crystal Stilts

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Quando ad un concerto, dopo appena 5 minuti, tutto quello che vorresti fare è salire sul palco e strappare via dal microfono l’insopportabile filtro che trasforma la voce del cantante in quella di una versione mummificata di Ian Curtis che canta attraverso le crepe della sua bara, forse la band non ti sta piacendo granchè. La musica non sarebbe neanche male, in realtà, e la cosa rende il tutto ancora più irritante.

 

Crystal Stilts – Crystal Stilts (MP3)

 

 

Blank Dogs

Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: The Grizzly Life

Stessa sensazione dei Crystal Stilts (ma qui dal vivo il filtro trasforma la voce in quella di un Ian Curtis cyborg che parla con il filtro vocale di Stephen Hawking hackerato dall’inventore dell’Atari), però con un sound più slabbrato e ancora meno convincente. Le canzoni forse sono migliori di quelle dei Crystal Stilts, ma è un po’ una guerra tra poveri. Meglio su disco, e anche lì, la maturità è ancora lontana.

 

Blank Dogs – Ants (MP3)

 

 

Alela Diane

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Normalmente amo molto le cantautrici acustiche ma qui…yawn. Boooooring.

 

Alela Diane – White as diamonds (MP3)

 

 

Cause co-motion

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Su disco non mi dispiacciono, dal vivo il loro indie-pop punk dipinge impietosamente quattro ragazzetti scalmanati i cui pezzi da un minuto sono troppo inutili persino per dare sui nervi ai presenti. Che infatti sono pochissimi, e una buona parte se ne va dopo 5 minuti, all’ottavo pezzo.

 

Cause co-motion – I lie awake (MP3)

 

 

Vivian Girls

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Simpatiche sono simpatiche, allegre sono allegre, carine direi pure (ho un debole per la bassista, ma anche la cantante col fascino da gioventù violata non è male) ma -come era chiaro già a priori- la sostanza è praticamente nulla. Speravo che fossero almeno divertenti dal vivo. Invece no.

 

Vivian Girls – Where do you run to (MP3)

 

 

Late of the pier

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Bizzosi e vezzosi, giovani e bellocci, gli inglesi devono sempre farsi riconoscere. Suonano svogliati e boriosi un set decisamente inutile, risollevato sul finale dai singoloni coi synth che dal vivo diventano quasi new-rave e colpiscono per potenza e precisione. Troppo poco e troppo tardi, però.

 

Late of the pier – Focker (MP3)

 

 

Hatcham Social

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Tanti ne dicono un gran bene, su disco sono interessanti ma non mi cambiano la vita, dal vivo hanno un sound tutto sbagliato e neanche troppa voglia di suonarlo. A Maggio vengono in Italia quindi vedremo se è stata solo una serata sfigata e se, in effetti, hanno nella manica gli assi che a Austin sono mancati.

 

Hatcham Social – So so happy making (MP3)

 

 

Dent May & his magnificent ukulele

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Potrebbe non starci simpatico un uber-nerd svedese che suona canzoni indie-pop all’ukulele? Giammai. Simpatico e basta, però, ché di canzoni buone ne ha solo un paio. E dal vivo si sente.

 

Dent May & his magnificent ukulele – Meet me in the garden (MP3)

 

 

Passion Pit

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Quando l’hype sbaglia tiro. Come sapete ero pronto a scommettere su di loro, e mi sa che sbagliavo. A parte il vecchio singolo Sleepyhead, del loro set non convince quasi nulla, dal tedioso falsetto del cantante agli arrangiamenti assai poco coesi che danno l’impressione di una band ancora alla ricerca di una forma precisa. Rimandati.

 

Passion Pit – Sleepyhead (MP3)

 

 

Honorable Mentions

• Micachu & The Shapes

• Graham Coxon

• Yelle

• The Thermals

• Au revoir Simone

• Blitzen Trapper

• Black Lips

• Primal Scream

• Lisa Hannigan

• American Analog Set

• Women

• Camera Obscura

 

mercoledì, 01 04 2009

Four random snapshots from Austin, Texas

[full post coming soon-ish]

 

 

[Fort Fader Headphones Tree]

 

 

["The Owl" skyscraper seen by a the back of a pedicab]

 

 

[The front porch at home]

 

 

[Tips, Texas Style – seen at Emo’s Annex]

 

mercoledì, 18 03 2009

Austin powers

Saluti, da Austin, TX.

Vi scrivo dalla veranda davanti alla casa che ho affittato sulle pendici delle colline del quartiere di Clarksville, poco distante dalla Sesta Strada. Ci sono 25 gradi, il sole, e gli uccellini che cinguettano. E, a una ventina di minuti di distanza, la movida del South By South West, il festival musicale più figo del paese (secondo qualcuno addirittura del mondo), di cui vi ho già parlato estesamente un mese fa.

A parte un paio di anticipazioni ieri sera, il grosso del festival comincia oggi, con una serie di ottimi day parties (Levi’s Fort Fader, Paste Magazine, Terrorbird Media, Hype Machine e Austinist sono quelli con le line-up migliori) che animano una serie di club e cortili cittadini con musica indie, birra a fiumi e barbecue gratis. In serata invece cominciano gli Official Parties, e non ho la più pallida idea delle band che deciderò di vedere nella miriade di opzioni disponibili.

Per avere un’idea, date un’occhiata qua sotto al widget di Sched, che consente di costruirsi il proprio programma personalizzato tra i quasi 2000 concerti previsti. Come noterete, in quasi qualunque momento dovrei essere in almeno 5 o 6 posti diversi. Il completista che è in me impazzirà presto.

Se a qualcuno interessa, qua c’è la playlist costruita in base alla mia schedule. Ve la consiglio, c’è un sacco di roba interessante.

 

 

 

Back to you in the next days, guys.

 

giovedì, 05 03 2009

Le domeniche dell’Hana-bi in pericolo?

Gli autoctoni lo sapranno giò da un po’, ma qua in città la notizia gira da poco e in modo frammentario: pare che per la prossima Estate a Ravenna sarà in vigore un’ordinanaza comunale che di domenica vieta lo svolgimento di ‘feste danzanti’ in spiaggia dopo le 8 di sera. La cosa avrà un’immediata ricaduta su tutti i bagni del ravennate, per cui la domenica è la giornata più affollata e redditizia, e le domenica sera la ciliegina sulla torta che, associata alla giornata di mare, spesso giusitifica le trasferte di una buona fetta della popolazione delle insopportabilmente calde cittadine dell’entroterra emiliano. E avrà un’immediata ricaduta anche sulle domeniche dell’Hana-bi, l’eccezionale indie-stabilimento balneare di cui spesso si è parlato su queste pagine, le cui domeniche, come scrivevo un paio di anni fa, per il sottoscritto sono uno dei motivi per cui vale la pena di vivere.

 

La notizia dell’ordinanza è riportata dall’Agenzia Dire e da RavennaNotizie con dovizia di dettagli e, soprattutto, di dichiarazioni indignate da parte di chi lavora nel settore. Non ci sono infatti motivi ragionevoli per vietare il ballo in spiaggia: la quasi completa assenza di case nei dintorni, l’abbondanza di etilometri schierati sulle strade e la chiusura imposta comunque a mezzanotte, sono sempre state misure più che sufficienti ad evitare grossi problemi di ordine pubblico o ricadute particolari per la -peraltro scarsa- popolazione della zona.

 

Online è già partita una petizione di Facebook a cui finora hanno aderito circa 7300 persone (aderite anche voi!), e, se l’ordinanza verrà effettivamente emanata, sono previste iniziative più eclatanti e visibili. Con tutto quello che succede al mondo pare una cosa di poco conto (e probabilmente lo è, a parte per le persone che a causa di essa perderanno il lavoro), ma è esattamente il tipo di minuzia che ti consente di  arrivare vivo al fine settimana. Non so voi, ma io senza queste cose non vado lontano. Oppure vado lontano, e non torno più.

 

domenica, 01 03 2009

I BUCHI NERI

di

Non mi piace riascoltare i dischi di un gruppo prima di andare a un concerto. Trovo che rovini l’esperienza del live decimando le possibili sorprese ed inibendo ogni Madeleine. E poi non posso non pensare alla mia vicina che ululava a squarciagola "piccola Katy" prima dei concerti dei Pooh. Sgradevole. A casa mia non cantava mai nessuno e per questo ci ho messo un po’ a capire che quello che non faccio mai coi dischi e i concerti l’ho fatto coi fumetti e le mostre.

Ieri ad esempio mi sono riletto Black Hole di Charles Burns perché sapevo sarebbe stato in mostra a Bologna al Festival Internazionale di Fumetto BilBolBul. L’ho ripassato, così come la mia vicina ripassava l’opera completa di Facchinetti e Canzian per essere pronta alla performance. Perché alla fine vedere la tavola originale è l’unico modo per toccare con mano la performance fumetto: le sporcature di matita, le sbianchettate, le pecette. Normalmente non sono così interessato a questi aspetti tecnici: vedere la grammatura della carta o scoprire che l’artista usa una mina HB invece che B mi lascia indifferente. Ma a volte sento che devo riuscire a capire cosa c’è dietro le quinte, e questo capita quando mi imbatto in un’opera perfetta.

Black Hole è perfetto perché tutto, ma proprio tutto, ha un motivo per essere lì e tutto, ma proprio tutto, è intrecciato e dialoga con tutto il resto. Tutto si tiene. E’ una di quelle opere che ti fa sentire in colpa se non ti piace. Lei è perfetta, al massimo sei tu che non sei interessato a quello che vuole raccontare per qualche tua idiosincrasia. Cosa che può benissimo capitare, dopotutto l’argomento principale sono le vagine mutanti.

   

   

La trama in brevissimo: Seattle, 1975 circa. Un virus ("the bug") si propaga per via sessuale tra gli adolescenti, rendendo mostruosamente deformi i contagiati. In alcuni casi i malati son talmente orribili da doversi rintanare nei boschi, mentre i meno sfigurati provano a proseguire la loro vita camuffando il marchio dell’infamia.

Non un’allegra commedia rosa, capirete, anche se gli ingredienti di partenza sono gli stessi: l colpo di fulmine tra i banchi di scuola, la prima volta, il lavoretto estivo, il campeggio, la fuga d’amore. Solo che il manzo della scuola questa volta ha due bocche e la gnocca di turno una coda da lucertola.
Le vicende di Rob, Chris, Liz e gli altri ragazzi si annodano in una rete di flash back, forward, lunghe sequenze oniriche ma soprattutto simboli sessual-freudiani, che costellano tutto la storia punteggiando ogni passaggio. Un simbolo in particolare ritorna con particolare forza e importanza, tanto che sembra che tutto ruoti attorno ad esso: la figa. Fighe-ferita, fighe-varco, fighe-gorgo che solo piselli ritorti possono penetrare, fighe-fighe. Figa ovunque, anche nel titolo a guardare bene.

Non si parla sempre di sesso in Black Hole ma la sessualità pervade tutto, come nelle vite di ogni adolescente. Solo che qui tutti i timori si realizzano in pompa magna. Il segno di Burns incarna perfettamente la tensione tra desiderio e terrore, innocenza e colpa: le linee precise, prese a prestito dagli anni ’60 più pop, sono sommerse da litri di minaccioso inchiostro nero senza alcun grigio che possa portare sollievo.

Ed è questo che vorrei vedere alla mostra, il nero: avrà imbarcato il foglio da quanto ne ha messo? Avrà usato della carta spessa come compensato  per assorbirlo? Si riuscirà a vedere qualcosa sotto quel muro d’inchiostro, delle matite, delle imprecisioni? Non posso cedere che la realizzazione sia stata perfetta come l’opera. Per farla Burns ci ha impiegato 10 anni (dal 1995 al 2005), avrà di sicuro dovuto correggere qualcosa a posteriori, per omogeneizzare tutto. Avrà rifatto delle vignette. Deve averlo fatto.
Così mi sono riletto il libro per vedere le differenze, per capire il processo. Non credo che la mia vicina pensasse a questo quando ricantava "uomini soli" ma sono certo che tremava di gioia per qualche accordo un po’ diverso, qualche nota un po’ fuori posto: rendevano i Pooh un po’ meno perfetti ma molto più veri.

Link:
biografia/bibliografia/link a intervista qui
un po’ di pagine in Italiano scaricabili qui
la mostra durante BilBolBul qui
una recensione interessante di Paul Gravett qui


giovedì, 12 02 2009

Inkiostro does SXSW

Il South by Southwest di Austin è il sogno dell’appassionato di musica che diventa realtà. Ormai diventato uno dei festival musicali più importanti del mondo (ma noto anche per le sue versioni Film e Interactive), il South by Southwest (SXSW) si differenzia dai festival che conosciamo per l’assenza di palchi giganteschi, nomi altisonanti e folle oceaniche, e gli preferisce invece più di 50 luoghi medio-piccoli (club, bar e parchi, case private) in cui si suona più o meno ininterrottamente per 5 giorni. E così, per i musicofili di tutto il mondo, per 120 ore il centro di Austin (Texas) si trasforma nel centro del mondo.

 

Il focus è tutto sulle band giovani e sulle nuove sensazioni, che tipicamente trovano nella platea di Austin, composta in buona parte da addetti ai lavori, il pubblico giusto per emergere dall’anonimato o fare il salto che li porta sulle riviste, radio e siti web indipendenti di tutto il mondo. Andate a cercarvi gli autori dei dischi che compaiono più spesso nelle top 10 di fine anno; scoprirete che quasi tutti, a Marzo di quell’anno, sono passati per Austin.

E quest’anno al festival ci sarò anch’io, e, come è ovvio, vantarmene è lo scopo principale di questo post.

 

Per il momento la line-up (non ancora definitiva) elenca circa 1600 band, in cui i pochi nomi grossi (Primal Scream, PJ Harvey & John Parish, Echo and the bunnymen, The Decemberists, Tori Amos, Okkervil River, Katy Perry, Meat Puppets, New York Dolls) annegano nella marea di nomi medi e piccoli (tra cui cercherò di non perdermi Ra Ra Riot, +/-, Lisa Hannigan, Cut off your hands, Passion Pit, Crystal Stilts, M Ward, The pain of being pure at heart, Andrew Bird, Peter Bjorn e John, Gomez, Lemonade, Grizzly Bear, Department of eagles, Late of the pier, Au revoir Simone, Fanfarlo, The Soft Pack, Phosphorescent, The Whip, The Wrens, Telekinesis!, Cause co-motion, The Little Ones, Dent May, The Rural Alberta Advantage e poi ce ne sono ancora, non finiscono davvero più) che mi costringeranno spesso a scelte ardue o alla trilocazione.

Anche la delegazione di band italiana quest’anno è di tutto rispetto, e conterà su nomi molto apprezzati da questo blog come A Classic Education, Les Fauves e Afterhours per cercare di ottenere un po’ dell’attenzione estera che certamente meritano.

Strumenti indispensabili per orientarsi in questa marea di band sono la lista di DO512, la straordinaria web-app di Paul Lamere e il SXSW Blog di Shed.Org che aggregano dati e bio prese dalla rete, costruiscono classifiche sulla base degli ascolti su Last.fm, postano quotidianamente news su eventi, showcase e parties del festival e consentono di costruirsi la propria scaletta personalizzata.

 

 

Sulla strada per Austin, all’andata e al ritorno, mi fermerò per qualche giorno a New York City, giusto il tempo sufficiente per mangiare una bagel, fare un giro nel Lower East Side, trascinare mia sorella a concerti di band che non conosce, bere galloni di Red Stripe con Matte e twittare cose insopportabili che vi faranno venire voglia di uccidermi. E vedere i Modest Mouse al Terminal Five e Morrissey alla Carnegie Hall, certo.

Sarà dura aspettare ancora un mesetto (con tutto quello che sta succedendo in Italia, poi…se continua così provo a chiedere lo status di rifugiato, magari Obama ha pietà), ma con quello che mi attende, scommetto che ce la farò. Voi che dite?

 

mercoledì, 21 01 2009

Facebook Democracy: The Experiment

di
What the cynics fail to understand is that the ground
has shifted beneath them — that the stale political arguments
that have consumed us for so long no longer apply

Barack Hussein Obama

D’altra parte Obama è diventato presidente anche grazie a Facebook
Maria Laura Rodotà

La libertà di parola è il sale della democrazia. Non solo consente a chiunque di esprimere il proprio pensiero, i propri sentimenti, le proprie convinzioni – fa anche sì che la ricchezza del dialogo premi le opinioni migliori e smentisca quelle più deboli. Se tutti possono dire la loro, le idee traballanti saranno corrette e vinte da quelle più solide; le proposte più convincenti ruberanno la scena a quelle più dubbie; l’interesse generale sarà posto al vaglio della moltitudine, scandagliato, criticato, esaminato – e così potrà trionfare, in piena trasparenza e davanti agli occhi di tutti.

In una sera d’autunno del 2007, un gruppo di studiosi di scienze sociali, statistici, informatici e amici vari ha partorito un’idea bizzarra: usare l’immensa mole di Facebook per un esperimento di social democracy.  Da un certo momento in poi, alcuni di noi di Inkiostro hanno seguito la ricerca (dando anche una mano su piccole questioni secondarie) e questo post precede (per gentile concessione del prof. Alossi – che è una persona squisita prima ancora che un brillante studioso)  il resoconto di quest’avventura (che sarà anticipato, in versione ridotta, su Wired e, con un’intervista, su The New Republic).

Chi di voi non ha mai espresso su Facebook un’opinione precisa su un argomento controverso? L’indagine del Gruppo di Lavoro Sulla Democrazia è partita da un dato (frutto di due precedenti ricerche, una dell’Università del Michigan, l’altra dell’agenzia Leary di marketing sperimentale): la virtualità abbassa le inibizioni (e fin qui, nulla di nuovo); inoltre: l’affievolimento delle inibizioni migliora la quantità e la qualità del dialogo. Si calcola che un dibattito effettuato a distanza mediante digitazione su tastiera e tecniche di instant messaging ha un tasso di successo (cioè si formano opinioni di maggioranza elaborate su argomenti inizialmente controversi) del 32% superiore a un dibattito tradizionale (presenza fisica e voce).

Se io esprimo un’opinione sul mio status di Facebook e i miei contatti commentano; ovvero se io m’iscrivo a un gruppo che sostiene un’opinione e i miei contatti valutano un eventuale invito – si tratta di dibattiti virtuali? Assolutamente sì, sostiene il gruppo di Alossi. Anzi, si tratterebbe, secondo il prof. Alpert, di una forma ulteriormente libera di dibattito, in quanto "si sviluppa spontaneamente senza le restrizioni ambientali, cronologiche e dispositive di un dibattito "organizzato". Alpert e Alossi sostengono che se un dibattito virtuale "organizzato" (cioè un argomento controverso dibattuto su IM da un tot di persone in un tot di tempo secondo regole minime ma condivise) è il 32% più efficace del dibattito tradizionale, il dibattito virtuale libero (cioè quello indiretto che si sviluppa con gli status e l’iscrizione ai gruppi di Facebook) può migliorare tale prestazione di un ulteriore 30 o addirittura 40 percento.

In concreto, il gruppo di Lavoro sulla Democrazia ha avuto accesso a 17 applicazioni di Facebook tra le più disparate (non abbiamo i nomi, ma ci dicono che si va da questionari frivoli a giochi di logica e di combinazioni di parole). L’accordo con i produttori di queste applicazioni prevedeva l’accesso dei Nostri a una mole incredibile di dati riguardanti l’aggiornamento dello status, i commenti allo status, l’iscrizione a gruppi, i messaggi sui "walls" dei gruppi, l’invito di contatti ai gruppi, l’adesione spontanea di contatti a gruppi cui si è già aderito, la cancellazione da gruppi, la cancellazione di contatti da gruppi, l’ordine cronologico delle cancellazioni rispetto a eventi dialettici (come gli scambi di commenti sul wall) e altri dati ancora.

Il grosso del lavoro è toccato agli statistici. Ci ha spiegato la dott.ssa Ergico: "Non basta sommare le opinioni, bisogna valutare la qualità dello scambio. Se io, ad esempio, non ho mai espresso un’opinione significativa se non in risposta a quelle dei miei contatti e decido di prendere una posizione forte, la mia opinione avrà un valore diverso dal caso in cui io abbia sempre espresso opinioni primarie. Lo status sarà sempre "Lisa è felice per Obama", in entrambi i casi. Ma per i nostri modelli i due status avrebbero un punteggio molto diverso".

Si è trattato di un lavoro enorme. I dati esatti saranno resi noti nel volume di prossima pubblicazione, ma si parla di 80 milioni di aggiornamenti status, oltre 400 milioni di commenti, migliaia e migliaia di gruppi, centinaia di milioni di "scambi".

"La social democracy" dice Alossi "non è un gioco. Abbiamo dimostrato che il libero scambio di idee produce ricchezza di pensiero, valore emotivo e intellettuale, democrazia".

Noi siamo solo contenti di aver potuto sbirciare e sostenere il lavoro di queste persone e, in attesa della pubblicazione ufficiale del libro che racconterà l’avventura di Alossi & Co., vi offriamo le risposte efficienti a 30 attuali questioni controverse secondo la social democracy di Facebook. Per le ragazze e i ragazzi di Alossi e Alpert questi sono "i risultati migliori del migliore dei dibattiti possibili".

1. L’elezione di Obama è bene. La delusione sarebbe male.
2. Il conflitto israelo-palestinese è molto male, ma gli Israeliani sono un po’ più male.
3. Dio non esiste, forse, ma scriverlo così sui bus è – non so.
4. La mafia è male. E i gruppi che sono fan della mafia sono male.
5. Se il Mignolo e il Prof conquistano il mondo è bene.
6. Abbandonare i cani è male.
7. Che Obama si emozioni all’Inaugurazione è bene.
8. Il vestito della moglie di Obama è male.
9. Che siamo tutti uguali è bene.
10. I DRM di iTunes sono male. Ma comprare il cd è più male.
11. La maleducazione di Santoro con l’Annunziata è male. Ma l’Annunziata che non si emoziona per i Palestinesi è molto più male.
12. Veltroni non è bene, ma un altro è male.
13. Guantanamo è molto molto male.
14. La neve è bene. Troppa neve è meno bene. Troppa neve a Milano con la Moratti sindaco è male.
15. Il maltempo è male.
16. La crisi è male.
17. L’Islam non è male, ma certuni nell’Islam sono molto male.
18. L’omosessualità non è proprio bene, insomma. Ma guarire dall’omosessualità è mooolto male.
19. La faziosità è male.
20. Berlusconi non è bene. Ma l’antiberlusconismo è male.
21. Morgan è bene ma anche male.
22. La riforma Gelmini della scuola è – non ricordo.
23. L’eutanasia è male. Ma vietare l’eutanasia non è proprio bene.
24. Il matrimonio gay è bene. Tra un po’.
25. Le impronte digitali ai rom è – non ricordo.
26. Kakà che resta al Milan è bene. Berlusconi che telefona a Biscardi per dire che Kakà resta al Milan è male.
27. Bush era male.
28. Oliver Stone era.
29. Le application di Facebook che ti costringono a invitare 10 amici per scoprire i risultati del test che hai appena fatto sono male.
30. Quelle che ti costringono ad invitarne 20 sono il doppio più male.