ma anche no

venerdì, 24 11 2006

Non so se ci sia un nesso /2

Un discorso pretenzioso, in potenza. I tempi che cambiano, il mercato discografico che cambia, le cose nuove sempre meno piacevoli di quelle vecchie. O forse solo strategie di marketing più o meno improvvisate, che per una svista o la solita caccia al tesoro virale -non lo sapremo mai- rovinano il crescendo dell’attesa e ti recapitano un disco sull’hard-disk quasi prima che tu venga a sapere della sua esistenza.
Avrei voluto scrivere di quel percorso che cominciava già mesi prima dalle dichiarazioni fumose nelle interviste, poi le poche righe di news lacunose su Rumore che mettevano l’acquolina in bocca solo a leggerle, quindi le foto promozionali, con look nuovi o rughe inedite mostrate a tutti senza una parola, poi il singolo, che se andava bene c’era Planet Rock che te lo passava prima ancora che uscisse, e tu lo registravi su una TDK C90 e lo riascoltavi decine di volte voice-over compresi, quindi i lati B, e quello che la loro collocazione periferica sottintendeva, poi qualche volta persino il video, di solito di notte, dopo ore di attesa. Quando mettevi le mani sul disco, e a volte erano passate settimane dalla data d’uscita ufficiale (chè si sa che i negozi di provincia hanno i loro tempi), ti ci aveva portato una strada fatta di pieni e vuoti da colmare, che influenzava la tua percezione del disco almeno quanto la musica che questo conteneva, e a volte di più.
E’ per questo che i dischi che aspetti, quando ci metti le mani così, non ti interessano poi così tanto, e ti piacciono ancora meno? E’ per questo che le uniche cose che riescono a smuoverti sono le scoperte casuali? Esiste un valore assoluto che costringe all’attenzione a prescindere da date, supporti e strategie promozionali, o siamo schiavi delle condizioni di fruizione, e queste condizioni non ci piacciono più? 


Grinderman (Nick Cave, Warren Ellis & co.) –
Don’t set me free (MP3)
Grinderman (Nick Cave, Warren Ellis & co.) – Vortex (MP3)

 

giovedì, 23 11 2006

Non so se ci sia un nesso

Non riesco più a star dietro a tutto, in realtà. Stamattina alle 8 ha debuttato in radio Pop Flakes (poi quando ho un po’ di tempo vi spiego, magari metto anche su un podcast, vediamo), sabato si è di nuovo in console per quello che, conoscendo le persone coinvolte, sarà probabilmente il party del millennio (Milf, quando dicevi di invitare un po’ di amici, intendevi anche i lettori del blog?), nel mondo non ci si può fidare più neanche dello Zecchino D’Oro, la seconda serie del Dr. House finisce con un paio di battute memorabili, ieri sera prima di dormire ho letto sull’ultimo Klosterman una vecchia intervista a Britney Spears (versione online un po’ tagliata qui) intitolata Piegando cucchiai con Britney Spears e contenente la frase «Britney is like Max Weber», nella mia camera sembra sia esplosa una bomba atomica, il numero di film che sto per perdermi al cinema raramente è stato così alto, al lavoro sono alle prese con quell’infame esercizio di design splendidamente vintage che sono le newsletter in HTML, non ho ancora neanche comprato Playlist (che, comunque, leggerò dopo Infinite Jest, quindi probabilmente nel 2012), ieri ho pulito la ventola di una CPU con pinzette da ciglia e phon, sto mancando clamorosamente tutte le graphic novel pubblicate da Repubblica, e credo di aver bisogno di un analista. Finchè non ho anch’io le allucinazioni, però, va bene.

mercoledì, 25 10 2006

Not enough coffee

_ Ho sempre sospettato che ci fosse un modo migliore per usare i computer..

_ Secondo Rockol, Violetta Beauregarde parteciperà a un porno e scriverà un libro. Non si può dire che non sia versatile.

_ In questi giorni (ehm, volevo dire mesi) mi sento pericolosamente vicino alla serie di strip di Dilbert dedicate alla caffeina:

[notevoli anche questa e questa]

_ Visto che qualcuno mi chiedeva cosa sarebbe questo benedetto web 2.0., ecco 10 definitions of web 2.0. and their shortcomings.

_Vogliate gradire un inedito live dei Kings of Convenience:

Kings of Convenience – The boat behind (live) (MP3)

_ Come si diceva qualche giorno fa, stasera al rinnovato Circolo della Grada, in via della Grada 10, c’è la nuova serata di Radio Città Fujiko, ancora neonata ma piena di promesse. Stasera in consolle ci sono il sottoscritto + AndreaNP, coi visual di Milf. Non garantisco nulla, ma il bello delle cose nuove non è proprio quello? Dalle 23 in poi, Ingresso gratuito con tessera ARCI.

lunedì, 18 09 2006

May your shade be sweet

Giusto per darvi un’idea dei livelli astrali di glamour che è in grado di toccare il tenutario del presente blog, candidato diqquà e linkato dillà, il momento più bello del mio weekend è stato guidare in mezzo al nubifragio lungo la A14 ascoltando gli Sparklehorse a tutto volume e pregando che la Società Autostrade (si chiamava così, una volta) quest’anno avesse deciso, per una volta, di non tagliare la voce dei costi relativa alla spesa in asfalto drenante. C’è questa canzone che si chiama Shade and honey (che era già uscita anni fa nella colonna sonora di un film che non ho visto, cantata da uno degli attori; non da Lou Barlow, però, che pure recitava nel film), che avrò ascoltato di fila circa 10 volte, perchè se una delle auto che mi superavano ai 190 si fosse trovata a sbandare e i suoi pneumatici Bridgestone avessero perso la tenuta di strada, mi sembarava un pezzo particolarmente bello per morirci su.
[Non li faccio spesso, pensieri del genere. ma quando capita sono estremamente dettagliati, tipo con la sensazione fisica dello schianto e il momento interminabile in cui ti rendi conto che i giochi sono fatti. E con le immagini del funerale, il dettaglio di tutti i presenti e gli assenti, chi piange e chi no, chi ha tirato fuori qualche scusa per non venire e chi invece era meglio che se ne stava a casa, cose così. E’ talmente un clichè che a indulgere in pensieri simili uno non si sente neanche in colpa, ammesso che debba.]
Poi ha smesso di piovere. Sono stato distratto da certi pensieri su un progetto di lavoro, ho cambiato disco, e ho preseguito verso casa dei miei.
Ogni volta che vado a trovare i miei per il weekend, e mi ritrovo nella casa in cui sono cresciuto, nel paesello in mezzo alle colline che odorano di erba bagnata, molte delle mie certezze vacillano. Finisco per concludere che l’horror vacui di cui è pervasa la società occidentale, e in particolar modo le sue zone più urbanizzate, sia un’enorme stronzata, e che annoiarsi alla fin fine non sia poi così male. Mi vengono desideri assurdi tipo avere una famiglia, io che di solito faccio patologicamente fallire tutte le storie vagamente sentimentali che ho a causa di una malsana tendenza alla perdita di interesse e/o alla scarsità d’impegno. Mi viene voglia di avere degli animali, o almeno delle piante, o comunque qualcosa da accudire. Mi viene voglia di un lavoro pratico e faticoso, tipo taglialegna, come in un qualunque film americano in cui il protagonista fugge dalla città per ritirarsi in un ranch di un’anonima cittadina del Michigan. Mi viene voglia di mettere in pratica quasi tutte le cose che compongono il luogocomune fuga-dalla-città, se non altro per provare l’effetto che fa. Poi, quando riparto, mi passa. Perchè alla fine riparto sempre.
Anche al ritorno, in autrostrada, pioveva fortissimo, e le Audi mi superavano ai 190 mentre ero incastrato nella seconda corsia in mezzo a una carovana interminabile di camper. Anche al ritorno ho ascoltato gli Sparklehorse, cercando di concentrarmi sulle sfumature pazzesche che Linkous riesce a tirare fuori dai suoni di batteria invece che sullo stridore delle gomme e sul tonfo secco che si sente da qualche parte a metà del collo prima che la carrozzeria inizi ad accartoccarsi. Ci sono riuscito abbastanza bene.
Quando sono arrivato a casa, però, continuava a piovere.

Sparklehorse – Shade and honey (MP3)

mercoledì, 13 09 2006

It might have been the music from next door

Non credo di aver mai visto così tanta gente con gli occhi lucidi come nelle prime file del concerto dei Lucksmiths, ieri sera all’Hana-bi di Marina di Ravenna, durante The music next door. Quattro minuti e mezzo di pop australiano meta-musicale intriso correlativi sonori e di periodi ipotetici dell’irrealtà, che ciascuno nel tempo ha evidentemente associato a qualcosa in modo molto più profondo di quanto sia in grado di realizzare, trovandosi così completamente sguarnito di fronte alla performance di una canzone ascoltata a hundred times before.
Non credo di aver mai visto così tante persone con gli occhi lucidi, e senza alcuna vergogna di mostrarli. Non credo di averle mai viste, e in effetti non riuscivo poi a vederle così bene. Ero nelle prime file anch’io.

The Lucksmiths – The music next door (MP3)

martedì, 29 08 2006

Aller / retour

Più noioso del sottoporre gli altri all’interminabile proiezione delle proprie diapositive delle vacanze c’è solo il costringerli a leggere dei post che raccontano le suddette vacanze. Ho passato un paio di settimane assolutamente impagabili a zonzo per il sud della Francia; e ora sono tornato. 
Ci sono le valigie da disfare, 200 mail da leggere (in realtà meno della metà, al netto dello spam), 960 segnalazioni del feedreader, qualche altro giorno pigro da godersi prima di ritornare al lavoro, lo stand di Radio Città Fujiko alla Festa dell’Unità di Bologna da presidiare e un paio di serate di gran prestigio in cui mettere i dischi (i dettagli più avanti). Contando che sono appena tornato da posti bellissimi, direi che poteva anche andare peggio.

martedì, 15 08 2006

Come da copione

Me ne vado per un po’.

martedì, 08 08 2006

And the winner is

 

martedì, 08 08 2006

So let’s toast the last romance

La fine dell’edizione di un festival che odora di fine del festival stesso arriva con una band che tutti danno sull’orlo dello scioglimento, e che ha intitolato il suo ultimo disco «L’ultima storia d’amore». Se è una metafora, solo un cieco non saprebbe vederla.
Eppure forse è stato proprio questo clima da chiusura, reale o immaginaria che sia, a rendere questa edizione di Frequenze Disturbate un po’ speciale del solito. A riportare l’attenzione sulla musica e sulla location, spazzando via la patina di mondanità e di place-to-be che nelle ultime edizioni aveva trasformato quello che è -e che forse dovrebbe essere fiero di rimanere- un festival di provincia, in qualcosa di diverso.
E così ci sono stati degli Arab Strap letteralmente in stato di grazia (non si sciolgono, dai). Una tempesta di fulmini e un cielo post-atomico a incorniciare il bellissimo set dei Tunng (i migliori del festival, a detta di quasi tutti). Cat Power che come al suo solito perde ogni senso della misura e dopo una manciata di pezzi da panico (una Good woman da lacrime) sbraca orribilmente mettendo, come da copione, alla prova la pazienza dei presenti. Erlend Øye che passeggia da solo sotto il sole con un cappello di paglia, un sorriso a 24 denti e la faccia di chi letteralmente implora che qualcuno lo fermi per chiacchierare (e poi, sul palco, lascia abbastanza a desiderare). I Non voglio che Clara con quartetto d’archi che suonano benissimo ma troppo poco, e nonostante siano in apertura vengono pure richiamati sul palco per un bis. La crescia, e chi non ha il fisico per finirne una. Le salite, e chi non ha il fisico per farle. L’aria di casa.
Non so se quella che è appena finita sarà davvero l’ultima edizione. E non so nemmeno se sia stata sotto tono come poteva sembrare, e come a guardare i nomi in tabellone rischia ancora di sembrare. L’impressione è che DNA Concerti abbia deciso di non puntare molto su questa edizione, o che sia semplicemente stata sfortunata nella composizione del cast. Ne è uscito fuori un ridimensionamento forse inevitabile, forse voluto, che a qualcuno ha messo un po’ di tristezza e che invece a qualcun’altro non è dispiaciuto per come ha riportato il festival alle belle edizioni di 5-6 anni fa e al clima da best kept secret che si respirava allora. Un ridimensionamento che secondo qualcuno è il chiaro sintomo della fine di una storia unica e irripetibile per luogo, passato e atmosfera, e che secondo qualcun’altro è un modo per ricaricare le pile (e il portafoglio) in vista di un futuro tutto da immaginare.
Se è vero che non sarebbe la prima volta che Frequenze Disturbate reinventa se stessa, è anche vero che la fine, di tutte le cose, è sempre la più affascinante. Specie se c’è Aidan Moffat che ti invita a brindare all’ultima storia d’amore. E se tu, all’ultimo momento, decidi di spostare il bicchiere; e di augurare ancora una lunga vita alle tue frequenze disturbate.

martedì, 01 08 2006

Lo sfogo del piccolo consumatore insoddisfatto

Sono appena tornato a casa dopo l’ennesimo giro per tutta la città in cerca di un paio di sneakers (o scarpe da tennis, come si diceva una volta) che sostituiscano le mie scarpe attuali che cadono a pezzi.
Non sono riuscito a trovare un solo paio che mi piaccia.
Le Puma mi fanno il piede a trapezio (giuro), le Nike sono il male, le Airwalk (il mio sogno proibito da quattordicenne) e le Vans mi fanno i piedi come due barche e finisco per sembrare il personaggio di un manga, con le Onitsuka tiger (o Asics, come si diceva una volta) e le Puma più plasticose mi sembra di indossare dei grossi profilattici, le Converse non le ho mai avute e non vedo perchè cominciare ora, la Adidas non sforna un paio decente dai tempi delle Gazzelle (con le quali mi sembra di camminare scalzo, tanto sono basse). Reebok non pervenute, le altre marche (più o meno costose) scartate sempre per palese incompatibilità estetica. Insomma, per un motivo o per un altro non ho trovato un solo paio che mi piacesse. Sono anormale?

giovedì, 27 07 2006

E diremo vi ricordate quando si facevano i post a punti

_Troppo caldo anche solo per pensare a qualcosa di strutturato. Ieri notte dentro casa si viaggiava sui 30.2°C (da voi?), e dal rubinetto l’acqua usciva tiepida, del tipo che ormai devo farmi la doccia con l’acqua nel frigo. Black-out, anyone? Temporali anyone? Autunno, almeno?
_Non fosse stato per il link di ieri da parte di Sofri, il montaggio di Bush che canta Sunday Bloody Sunday segnalato un paio di giorni fa in homepage da Repubblica, e ieri mostrato pure al TG5, mi sarebbe sembrato solo vagamente familiare; invece due anni fa l’avevo persino segnalato su queste pagine. Tutte ste cazzate ci bruciano il cervello, mi sa.
_Qualche giorno fa Rachel Blake, protagonista della caccia al tesoro virtuale The Lost experience, ha incontrato alcuni membri del cast di Lost alla ComiCon 2006, e ha rivolto loro alcune, gravissime, accuse. Mischiare livelli di realtà e vari livelli di finzione era un’idea tutt’altro che pessima; ma ditemi, secondo voi è riuscita?
[occhio: spoiler, forse]
_Tra una manciata di giorni MTV compie 25 anni, e secondo il New York Magazine ha cambiato il mondo. Anche per forza, direi io. Ma è il come, a fare la differenza.
_Incanto in fondo al mare rivisitato. Split-screen sincronizzato di entrambe le scene di Ritorno al futuro I e II. Inutile, ma affascinante.
Bonus:
Death Cab for Cutie – Earth Angel (MP3)
_Anche se ci rovinerà il weekend, prayers for the rain.

venerdì, 21 07 2006

Ci siamo

Sono tornato. E’ andata abbastanza bene. Il che, vista la situazione, vuol dire molto bene. Le uniche cose che ho intenzione di dirvi sono che l’Aglianico è una certezza e la Dolcezza Lucana una scoperta (ancorchè piuttosto underground), che anche se il lavoro è stato tanto ed arduo l’ospitalità locale è stata impeccabile, e che all’ennessima volta che qualcuno mi ha chiesto se sono sposato, ho risposto di sì. Giusto per farvi capire che aria tirava.
Nonostante le vacanze siano ancora lontane, la mia Estate più o meno comincia qui. Stasera ultima puntata stagionale di Airbag (visto che il sottoscritto e il socio venerdì prossimo saranno di nuovo a mettere i dischi nella movida aretina, questa volta dopo il concerto degli Yuppie Flu) e a seguire Settlefish + Amari a Villa Serena. Il weekend lo si passerà al fresco dell’Appennino dalle parti di Porretta, e anche la prossima settimana la carne al fuoco è molta. Summer here, kids.

Grandaddy – Summer here kids (MP3)

mercoledì, 19 07 2006

Quando il gioco si fa duro

E' un po' come finire a preparare un esame dell'università la notte (le notti) prima, e sperare che il professore non ti chieda i capitoli che non hai studiato. Ed è un po' come salire su un palcoscenico ben sapendo di dover improvvisare una buona metà delle battute. Non sono bravo a recitare. Ma, come credo ormai sappiate, sono bravo a dire cazzate. Speriamo che basti.
Vi lascio con un regalo:
 

[C'è anche l'astronave da 300 punti. Io torno in un paio di giorni. Con qualche migliaio di punti, auspicabilmente]

martedì, 18 07 2006

Tema / Svolgimento

Tema: Descrivi un weekend di metà Luglio trascorso interamente a lavorare (sabato fino alle 23.30, per gradire), in modo brillante e divertente, e senza lamentarti.
Svolgimento: Lo so che c’è un sacco di gente che lavora nel weekend. Lo so che c’è un sacco di gente che lavora a metà Luglio. Lo so che c’è un sacco di gente che lavora nel weekend a metà Luglio. Ma se non si lamentano il problema è loro, non mio.
Tema: Lo scorso concerto dei dEUS l’hai visto abbracciato a una ragazza (per quanto) mentre in quello dell’altra sera sei stato per tutto il tempo a guardarti le scarpe. Argomenta.
Svolgimento: Devo comprare un paio di scarpe nuove. Davvero.
Tema: Parla della trasferta di lavoro che ti aspetta, dipingendo la sua meta (la Basilicata, nientemeno) come una location estremamente glamour.
Svolgimento: C’è il mare. C’è la montagna. C’è l’Amaro Lucano. Ma soprattutto c’è un sacco da lavorare. E non c’è scelta.
Tema: Esprimi tutto il tuo dispiacere per il fatto che ti perderai gli Austin Lace in concerto giovedì sera all’Hana-Bi di Marina di Ravenna.
Svolgimento: L’estate dovrebbe assomigliare ai loro dischi. Non osate perderveli.
Tema: Scoprire un errore mastodontico e molto intricato a meno di 36 ore dalla consegna.
Svolgimento: Fino a mezzanotte in ufficio, anche oggi. Hai voluto Douglas Coupland? Adesso pedala.
Tema: La canzone che ascolti di più al momento.
Svolgimento: Un indecedere inesorabile, la determinazione di chi non deve sentire ragioni:

TV on the radio – Wolf like me (MP3)

Tema: A cosa serve avere un blog?
Svolgimento: A illudersi che a dargli una veste narrativa, alle cose, le renda più facili.
Non so se funziona. Ma uno ci prova.

lunedì, 10 07 2006

Metti una sera che non e’ neanche meta’ Luglio

[un post a solo beneficio dei posteri, o più che altro di me stesso da postero]
[voi c’eravate (sì), non c’è bisogno che leggiate]

mercoledì, 05 07 2006

Ecco qualcuno che ha capito tutto dei blog

Questa mi è arrivata ieri:
«Salve,
Sono xxxx xxxxx e la sto contattando di nuovo sull’argomento di una possibile partnership. Le ho mandato una mail qualche tempo fa, ma non ho ricevuto risposta. La questione era che ho trovato il Vostro sito esaminando gli argomenti che rimandano al tema del mio sito, e mi piacerebbe essere parter con Voi.
Apprezzerei molto se Voi metteste un link a www.xxxxxxx.it e in cambio linkerei il Vostro sito. Sentitevi liberi di visionare il Nostro sito: www.xxxxxxxx.it e fatemi sapere se siete interessati ad uno scambio di link. Non esitate a contattarmi alla mia mail: xxxxxxx@xxxxxx.it per discutere sull’argomento. Vi faccio presente che altri blog ci hanno linkato e che, a breve, avremo anche noi la sezione blog.
Nella speranza di sentirvi presto, porgo distinti saluti.»

lunedì, 26 06 2006

Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto, ci si arrangia.

Sono al lavoro. Ci sono 35 gradi.

Costo di un condizionatore di media potenza: 4-500 euro.
Costo del condizionatore più la sua installazione, comprensiva della risoluzione di un numero rilevante di problemi logistici per nulla banali: troppo.
Costo di un ventilatore di potenza media: circa 20 euro.
Moltiplica l’effetto: per tre.
Sottrai: il calore prodotto dai computer accesi (8, in questo momento).
Costo di un paio di infradito di gomma della PAM: 3 euro.
Costo di un paio di pantaloncini corti di tela del mercato: 2 euro (cinesi).
Costo di una fornitura quotidiana di bevande ghiacciate (preferibilmente Fanta Icy Lemon): qualche euro.
Lavorare in un contesto che ti permette di andare a lavorare in shorts e infradito: non ha prezzo.

martedì, 20 06 2006

Aria condizionale

Se passi buona parte di una radiosa domenica pomeriggio di metà Giugno chiuso in casa a sgrassare la cucina con Cillit Bang, buttando al vento con colpevole quanto non richiesta vocazione al martirio la metà precisa delle tue possibilità settimanali di mettere il naso all’aria aperta mentre il sole è ancora (o già) alto nel cielo, può essere che ci sia qualcosa che non va.
Ma quando più che la pura soddisfazione per averlo fatto è l’insano piacere nel raccontarlo ad esserne il motore, forse è davvero il caso di preoccuparsi. E non meravigliarsi se si passa tutta la settimana successiva a fingere di non interrogarsi sul modo in cui si passerà il weekend dopo; in pole position l’ipotesi di riordinare tutti i cd secondo l’ordine cromatico del dorsino, come nel retro della copertina dell’EP dei Disco Drive. Ma era solo un’idea.
Se poi prendi una decisione più o meno alle 3 di notte del venerdì sera, decidendo di cedere e di accettare un generoso invito a passare un paio di giorni al mare, probabilmente devi ringraziare il cielo per lo scampato pericolo; salvo poi pentirti della decisione circa un’ora dopo, durante una lotta titanica con le formiche alate che, alla faccia delle proprietà corrosive del Cillit Bang, hanno deciso di perseverare nella pratica che le vede farsi un giretto in massa nella tua cucina tutte le notti intorno alle 3 per poi sparire chissà dove verso le 7. Ma, se dio vuole, a volte pentirsi comporta conseguenze più complicate che tirare dritto, e la pigrizia finisce col pagare.
Qualora, inoltre, dovessi poi trovarti alle 10 di domenica sera ancora in costume, a ballare This charming man nell’unico Bagno rock’n’roll della riviera adriatica e forse del mondo (un posto in cui ci sono 40 gradi e la gente gira con gli anfibi e la polo a righe, e in cui Meg e il cantante dei Linea 77 camminano sul bagnasciuga mano nella mano), pieno di endofine per la giornata di sole mare pineta cazzate Jpod racchettoni Ghilardi grigliata Fischerspooner, può darsi che l’immagine che hai di te stesso abbia bisogno di essere un tantino rivista. Perchè, certo, sei stato a leggere Coupland sotto l’ombrellone e hai trovato interessante discutere dell’ipotesi per cui la copertina bianca con barcode e il dorsino di inchiostro colorato dei libri delle Edizioni ISBN siano appositamente pensati per completarsi l’un l’altro in un unico tripudio psichedelico (a causa delle inevitabili ditate di inchiostro -sciolto  dal caldo- sulla copertina), ma a chi la vuoi dare a bere, era domenica ed eri sulla riviera romagnola, quindi poche palle, sei uno qualunque anche tu. Se hai guardato le frecce tricolore sopra Cervia, hai seguito la partita dell’Italia mangiando il pesce e hai lanciato un paio di occhiate di troppo a qualche ragazza in costume, probabilmente non sei poi un caso così disperato, anche se ti ritieni tale.
E se per scrivere questo post hai dovuto controllare la grafia precisa di Cillit bang, hai scritto ben due volte la parola dorsino e hai usato almeno sette proposizioni condizionali di fila, forse è il caso di chiuderla qua. E, in futuro, di porsi meno condizioni.

lunedì, 05 06 2006

The more you try the eraser

Ehi.
Scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma tutte le mie mail cominciano così ultimamente, ormai non so più se ho un vero motivo per dirlo o se è una semplice scelta estetica. Piuttosto trito come vezzo, in ogni caso. Lo so, avevo detto che ti avrei chiamato questo weekend; potrei inventarmi una scusa qualsiasi e non potresti ribattere niente, ma immagino apprezzerai la franchezza, o quantomeno il sottile ricatto morale implicato dal suggerirtelo.
Volevo davvero chiamarti. Venerdì sera ero a Musica nelle valli, faceva un freddo cane e mentre stavo mangiando dello gnocco fritto e bevendo del cabernet cercando di non partecipare a una conversazione che aveva come oggetto Morrissey, ho persino risposto picche a Magenta che mi invitava alle terme; e sai bene che, non facendo che sostenere la mancata corrispondenza tra la mia età anagrafica e la mia inequivocabile senilità esistenziale, non mi sarei mai potuto sottrarre a una proposta così improbabilmente fuori dal tempo.
Il giorno dopo, però, è cambiato tutto. Innanzi tutto mi sono svegliato all’una, dopo una dormita di circa 10 ore -ovvero il doppio esatto della mia media di queste settimane- con il mal di testa da oversleeping e l’umor tetro da giorno di nubi irrisolto. Ho acceso il computer e ho trovato una mail di lavoro e una mail in cui mi si chiedeva di fare una chiacchierata in inglese con un tipo (un’altra cosa improbabile, poi quando ci vediamo ti spiego); col mio inglese letto affronto tranquillamente Finnegan’s wake, ma con quello parlato, ricorderai, sono fermo più o meno a Ze buc is on ze teibol. Non avere il completo controllo delle cose mi riempe di angoscia. E di questi tempi basta poco.
A quel punto, indeciso, ho preso tempo. Ho finito di leggere Rosso Americano e Il giorno in cui il rock è morto (chè da qualche giorno avevo Jpod sulla scrivania, ancora sacralmente avvolto nel sacchetto di Feltrinelli International), ho ascoltato il disco solista di Thom Yorke e un po’ di elettronica asettica e ho capito che non sarei uscito per tutta la giornata. E che non avrei chiamato nessuno. Ho passato la serata col cervello spento a guardare la nuova serie di O.C. e col cervello acceso davanti a quel delirante show di [adult swim] di cui una volta ti avevo parlato. Sono andato a letto presto e ci ho messo circa 3 ore ad addormentarmi.
Sì, lo so che di queste cose non te ne frega niente (e la faccenda, in qualche modo, è anche rassicurante); solo che se non mi perdo nei dettagli, di questo periodo ci rimane ben poco. Non sono uno specialista del perdersi nei dettagli, ma sto imparando piuttosto bene. Prendi questa mail, ad esempio: volevo solo scusarmi e rilanciare per una sera della prossima settimana, se non faccio tardi al lavoro o non piombo di nuovo nel tunnel dell’asocialità, e, ovviamente, se tu puoi . Avrei potuto scrivertelo in una mail di 3 righe, ma mi sono perso da qualche parte tra il punto A e il punto B. Facciamo così: cancello tutto e ricomincio.

mercoledì, 24 05 2006

Blogger e’ chi il blogger fa

Che bello avere tra molti più accessi di quanto sia ragionevole: ci sono dei giorni in cui il blog se lo scrivono i lettori.
_Alberto mi scrive «quando ho visto questa pagina mi sono chiesto perchè non c’ero arrivato dal tuo blog, ce la vedo benissimo in "oh my geekness" ;)». In effetti l’idea è carina e il design è fatto da Dio. Da noi non potrebbero mai fare niente del genere; anche perchè sui metrò italiani si possono disegnare a malapena dei poligoni. A Roma neanche quelli. :O
_Enver, in una mail con subject "droga perditempo a.k.a.se lo posto io fa pochi contatti :P" e al grido di "dai, anche tu John Bonham per una mezz’ora!" mi segnala Mouth Drumming. Il generatore è carino, ma il video fa davvero paura.
_Laura mi ha mandato la segreteria telefonica per malati di mente. Mi si dice giri da un po’, ma io la ignoravo e mi sono fatto 4 risate.
_Magenta, ormai un mesetto fa, mi segnalava l’additivo Magnetism per il mio Monday Gaming. Siccome la famigerata rubrica del lunedì nel frattempo è morta per manifesta noia, questa è una buona occasione per rimpallarvi il link.
_Pat, che -non so bene come, non mi sembra di averlo mai scritto- sa che apprezzo Tender Forever, mi segnala un mini-live radiofonico registrato al solito, fondamentale, Planet Claire di Radio Aligre (qui l’archivio). Se lo mettete insieme alle tracce suonate un mesetto fa da Polaroid fa quasi un concerto intero.
_Infine Sisifo mi segnala questa news secondo cui Google sarebbe in procinto di mettersi a vendere, oltre ai suoi famosi text ads, anche dei nuovissimi «video ads». Curioso: mi sembrava che si chiamassero «spot», e che fossero un passo indietro, non uno in avanti..
_Concludo io, con la notizia della prossima messa in commercio del videogioco di Lost. L’unico commento che mi viene è spoileroso: pare che il gioco consista nel digitare alcune cifre ogni 108 secondi. Un’idea davvero stupida; dov’è che l’ho già sentita?

venerdì, 19 05 2006

Dev’essere una cosa dei weekend

_Chè arrivo al venerdì stanco morto (ma che strano), per il troppo lavoro e anche, ultimamente, per quel paio di uscite infrasettimanali che sono la goccia che fa traboccare il vaso, che sia una luculliana cena messicana o l’ottimo concerto della nuova line-up dei Disco Drive (che viaggia anche più di quella di prima; in più il pezzo nuovo che mi ha ricordato i Death From Above 1979 era spettacolare). Quindi non ho tempo e voglia di scrivere post completi, e mi limito a questi appunti. Che forse è anche meglio.
_Com’è successo 8 anni fa, tra banda larga e applicazioni 2.0 il web sta attraversando un nuovo momento di boom. A riguardo, qualche giorno fa c’era un interessante articolo sul New York magazine, The way we boom now. E speriamo che le cose vadano meglio della volta scorsa.
_Ieri, un po’ sadicamente, al lavoro ci siamo sottoposti a ripetuti ascolti del nuovo disco di Carmen Consoli Eva contro eva. Alla fine il giudizio più clemente era «è una pompa disumana»; e dire che una volta eravamo tutti dei fan. Che le è successo?

_
Ve li ricordate i bellissimi Demotivators che segnalavo mesi fa? Proprio in questo momento ho il loro calendario alla mia sinistra) Qui ce n’è una versione do it yourself.
_E nel frattempo, quatto quatto, se n’è uscito l’attesissimo nuovo libro di Douglas Coupland, Jpod, con tanto di delirante sito associato. Del suo significato scriverò presto, poi rimanete sintonizzati per una recensione completa quando avrò finito di leggerlo.
_Dress Maynard. I fan dei Tool sprovvisti di senso dell’umorismo stiano alla larga.
_Un paio di giorni fa il progetto Genoma ha finito di codificare anche l’ultimo cromosoma umano. Se siete impazienti, qua ce n’è un’anteprima.
_Alcuni tra i più interessanti m-blogger americani scelgono, descrivono e linkano i loro passaggi musicali preferiti. Non canzoni, proprio i passaggi. Ecco Visceral Song Moments.
_Il sottoscritto di soldi, tasse e interessi non capisce nulla (e tutti quelli con cui
ultimamente mi sono ritrovato a parlare della dichiarazione dei redditi se ne sono accorti). Eppure trovo molto divertente questo editoriale della Bloomberg che paragona le più grandi banche d’investimento internazionali ai più celebri gruppi musicali.
_Chiudiamo con un consiglio musicale per il weekend. Negli ultimi due giorni avrò ascoltato almeno 20 volte il secondo disco di Billie the vision and the dancers, band svedese di belle speranze fuori da un po’ (forse ne avrete già letto in giro, mesi fa) di cui mi sono deciso solo ora a scaricare il secondo disco The world according to Pablo, interamente disponibile in free-download dal loro sito. E me ne sono assolutamente innamorato. Prendete e scaricatene tutti, e chi può li vada a vedere nell’imminente tour italiano che passa troppo lontano da qua. Io intanto ho su il repeat.

Billie the vision and the dancers – A man from Argentina (MP3)
Billie the vision and the dancers – One more full lenght record (MP3)

lunedì, 08 05 2006

Milano da fuori/da dentro

Questo weekend sono stato a Milano. La città della moda e del design, sì.


<dafuori> La trasferta era motivata dall’andare in un locale radical chic a vedere un musicista svedese ancora poco noto ma fortemente in ascesa, una cui canzone si sente nello spot di una linea di flat screen ad altissima risoluzione. Sabato, poichè chi mi dava un tetto e un abbondante rifornimento di pane carasau e burro di arachidi (una persona capace di mettersi
alle 4 di mattina a googlare il nome del suo compagno di gemellaggio olandese dei tempi del liceo) era impegnata, ho avuto la giornata libera. Su consiglio della mia gallerista di fiducia (ho una gallerista di fiducia, cose da pazzi) sono andato a una mostra di soluzioni abitative alternative al Padiglione di Arte Contemporanea; poi sono stato a pranzo con una lettrice di sceneggiature che mi ha regalato il libro di un giornalista di Spin e con cui ho parlato dell’articolo su Daniel Johnston presente su D di Repubblica e del fatto che Christian Ulmen de Le particelle elementari sia l’Andrea Pezzi tedesco. A seguire sono stato a sentire un DJ set di De Luca in uno store multimediale, in cui ho comprato un magazine di musica moda tecnologia style e design che non avevo mai sentito nominare e che aveva in copertina gli autori di uno dei miei dischi dell’anno; poi a cena nell’undicesima pizzeria migliore d’Italia insieme al più grande esegeta italiano di Sufjan Stevens. Domenica, prima di partire, brunch a Porta Ticinese.</dafuori>


<dadentro> Un bel weekend in compagnia di amici in un posto interessante che dà il meglio di sè nei fine settimana, quando nessuno lo guarda. Basta.</dadentro>

[Ho l’impressione di essere un tantino scollegato, in questo periodo.]

venerdì, 05 05 2006

Polka troia

_Okay, come avrete notato la malefica polka dei Loituma è andata. Ovviamente ho lasciato il link, ma circa 48 ore di delirio finlandese con incongruente ragazza manga provvista di porro rotante è abbastanza, forse. Adesso non resta che aspettare che la segnalazione sbarchi anche nella svergognata colonna blu (cit) di Repubblica.it e in qualche sito di suonerie e il gioco è fatto. Frattanto il flash è sempre qui, da Max trovate il video, da Ugo l’mp3, da The sorrowed man i remix e qui, per gradire, la versione al contrario per scovare eventuali messaggi satanici. Un avvertimento: se anche ci sono, sono in finlandese.
_Geeky inutilia: ASCII Maps.
_Da 365 Tomorrows, raccolta di micro-racconti futuribili, un’ipotesi sul destino delle star della musica: The whole night sky. L’idea mi piace.
_Un paio di giorni fa, acquistando la ristampa di Discoinferno di De Luca e Antonelli uscita per la snobbissima ISBN Edizioni, ho scoperto che il codice ISBN che campeggia in copertina in tutti i libri del marchio diretto da Coppola e Papi è a tutti gli effetti il codice ISBN del libro. Che sarà anche scontato, ma è geniale.
_Peraltro, come è noto, De Luca oggi alle 18 sarà a Bologna a presentare il libro (da Modo Infoshop). E io, ovviamente, me lo perdo.
_Me lo perdo perchè sarò a Milano, in occasione dell’imperdibile concerto di Josè Gonzales (più -pare- Adem) alla Casa 139. Come dire: i miei due nuovi folkster solitari preferiti in un colpo solo. Qualcuno lo dava anche per annullato, ma dalla regia mi dicono che è confermatissimo.
_Rimarrò a Milano fino a domenica, quasi di sicuro mi perderò il Telefilm festival perchè le poche cose che mi interessano sono in giorni o orari troppo scomodi o già esauriti e a parte un giro e 4 chiacchiere non ho nulla in programma. Suggerimenti e inviti sono ben accetti, poi si vedrà.
_Hyvä viikonloppu!

mercoledì, 03 05 2006

La mia nuova droga


Qui

[alla fine l’ho spento]
[non riesco, comunque, più a farne a meno]
[grazie a Checco e a Illo]

martedì, 02 05 2006

La posta di inkiostro

[tutto vero]

Ciao inkiostro,
il tuo blog è stato selezionato da un’equipe di ricercatori secondo criteri stocastici e di visibilità.
Il XXXXX in tutte le sale italiane esce il nuovo film di XXXXX dal titolo XXXXXX.
Come da tradizione il film sarà proiettato in forma riservata alla stampa e agli addetti ai lavori un giorno prima dell’uscita in sala. Poichè riteniamo il tuo blog una voce altrettanto importante, avremmo il piacere di invitarti  a partecipare a questo appuntamento in cui, dopo la proiezione, avrai la possibilità di dialogare con il regista e il cast del film.
La proiezione si terrà il XXXXXXX presso il cinema XXXXXXX, sito in Via XXXXXXXXXX, Roma, alle ore 10:30 (di mattina).
Ti preghiamo di confermare quanto prima la tua presenza e quella di un eventuale accompagnatore all’indirizzo XXXXXX.

Ufficio Stampa
XXXXXXXXX

Gentile Ufficio Stampa,
devo dedurre quindi che avere un blog serva a qualcosa. Non serve, però, ad avere una mattinata feriale libera dal lavoro per potersene andare a Roma a vedere un film. Sono quindi costretto a declinare; ma, ovviamente, solo secondo criteri stocastici e di visibilità.
Cordiali saluti,

ink