paese reale

lunedì, 28 06 2010

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 3. La Costante del Datore di Lavoro

di

Di come nonostante i cambiamenti di città, quartiere e di tipologia di locale, di clientela e di genere di musica proposta, "If anything goes wrong your constant will be il proprietario del locale".

 

Dopo i primi due capitoli incentrati sulla fondamentale variabile Strappona e sull'insita schizofrenia del dj, andiamo ora ad analizzare un elemento fondamentale e sempre presente nella "carriera" del dj pretenzioso. La figura del Datore di Lavoro, ovvero il proprietario del posto in cui lo sventurato dj si ritrova a metter dischi.

 

Cominciamo necessariamente con il dire che il dj pretenzioso, per sua natura e per le bizzarre musiche che pretende di imporre a gente ad esse pressoché indifferente, si troverà spesso nella disgraziata situazione di doversi cercare un posto dove piantare le tende. Vuoi perché in cerca di prima occupazione, vuoi perché ignobilmente ostracizzato dai locali in cui suonava nelle stagioni precedenti. Questa posizione di debolezza, quella di proporsi ai locali, lo pone in una serie di imbarazzantissime situazioni su cui al momento non interessa soffermarci. Invariabilmente il rapporto di lavoro inizierà con la classica formula recitata con fintissima nonchalance dal pretenzioso/unemployed avvicinandosi al bancone mentre sorseggia una birra "Non è che, per caso, cercate un dj?".

 

A questa rituale domanda, i proprietari dei locali nel 70% dei casi rispondono sbellicandosi dalle risate e indicando la funzione shuffle di Itunes. Il pretenzioso e disoccupato dj girerà i tacchi, calpestando così sempre più comodamente il suo morale, mentre il gestore è ancora a terra che si contorce in preda a convulsioni da riso isterico.

 

Nel 20% dei casi i gestori di bar e affini i proprietari dei bar spiegheranno che

 

a) hanno aperto il locale solo per metter musica e rientrano così nella tipologia di "dj pretenziosi divenuti proprietari di locali solo per avere un posto fisso dove poter lavorare come dj pretenziosi", un caso limite e abbastanza raro di psicopatologia portato alle estreme conseguenze, seppur riscontrato in natura.

 

b) devono dei soldi ai genitori di quel tipo che armeggia goffamente dietro i cdjs, in genere un cugino di secondo grado, quindi la scelta artistica è stata abbastanza semplice e dettata da fattori, diciamo, esterni.

 

c) il tipo dietro i cdjs gli deve dei soldi, quindi si è volontariamente impegnato a lavorare in quel locale per i prossimi dieci anni, come indicano chiaramente la catena legata al piede sinistro e la ciotola con del pane secco dietro la consolle.

 

Nel 10% dei casi invece il capo risponde "In effetti sì, abbiamo un buco nella programmazione. Ma tu che musica metti?"

 

Questa domanda causa al dj pretenzioso un dilemma esistenziale notevole. In genere quando si trova a dover rispondere a tale quesito in poco tempo a persone di cui non conosce il background musicale, il pretenzioso inizia a sudare copiosamente, balbetta e ansima. Formulare una risposta comprensibile e dotata di senso compiuto potrebbe richiedergli settimane intere di puntualizzazioni, oppure la stesura di trattati pubblicabili in comode dispense, dove troverebbero albergo parole conosciute solo da altri mentecatti come lui, quali shitgaze, indietronica, folkedelia. Quindi, per questioni di tempo e di semplicità, il pretenzioso sarà costretto a ridurre brutalmente a 2-3 parole la sua sterminata conoscenza di astrusi temini inventati da Pitchfork e Blow Up, per definire il genere di musica che ha testé proposto.

 

L'affannato pretenzioso con il cuore che sanguina risponderà necessariamente "Mah, diciamo indierock e indiepop, un po' di electro, un po' di soul".

 

Il capo chiederà ulteriore chiarezza "Ah, cioè metti il rock?"

 

Il dj pretenzioso abbassando ancora il capo, sospirerà, deglutirà e poi con lo sguardo spento che fissa il muro dirà "Sì, in effetti metto proprio il rock"

 

Il capo dirà allora "Ok allora facciamo un provino, dài, vieni lunedì", o un altro stronzissimo giorno feriale che gli darà motivo di pagare di meno con la scusa che non c'è gente e con la illusoria speranza che la gente la porti il povero pretenzioso, un uomo musicalmente solo al mondo e reietto ormai da tutti i suoi amici.

 

A questo punto occorre iniziare una disamina delle diverse tipologie di Datore di Lavoro e delle interessanti evoluzioni del rapporto che ha con il suo stipendiato pretenzioso. Tale trattazione avverrà nelle prossime settimane.

lunedì, 28 06 2010

Bieberology

Ancora per qualche giorno consideratemi morto. Nel mentre, leggetevi il post di Pop Topoi su Justin Bieber, che contiene le risposte alle domande che alcuni di voi hanno fatto a un mio post qualche mese fa, che vi farà scoprire e amare Lesbians who look like Justin Bieber, e che mi dà la scusa per postare qui sotto The great Justin Bieber Mosaic, che avevo trovato su non più che m-blog settimane fa e non osavo postare.

Che ci volete fare, son tempi difficili.

 

Justin Bieber è la giovane promessa della musica brutta e tu hai svariate ragioni per odiarlo:

 

– Ha sedici anni ed è sotto contratto da quando ne ha tredici. Fu notato per aver messo su YouTube alcuni video e pare ci sia anche stata una guerra tra Usher e Justin Timberlake per chi dovesse accaparrarselo. Usher vinse e infatti la sua musica fa schifo. Sua madre voleva per lui “una label cristiana” e invece  è stato scoperto da un talent scout ebreo (Scooter Braun) e il suo pigmalione Usher pare si sia convertito a Scientology. DOV’È IL TUO DIO ORA?

 

– Mettiamo subito le cose in chiaro: Justin Bieber non è un bambino prodigio. È una scimmietta ammaestrata a colpi di fon e autotune alla quale la Universal ha bloccato la crescita. Ciò nonostante, negli ultimi due anni ha accumulato più soldi, fama e fica di quanto tu possa anche solo immaginare nel corso della tua inutile vita.

 

– Ogni tanto incontro gente che che ancora non sa chi sia, e a me questa cosa stupisce perché il mio internet è pieno di Justin Bieber. È costantemente un trending topic su Twitter e negli ultimi tempi ho visto più Biebers che LOLcats. Tant’è vero che c’è persino chi ha inventato Shaved Bieber, un’estensione per Firefox che elimina automaticamente il suo nome e la sua immagine dal tuo browser con pratiche pecette. [#]

 

sabato, 26 06 2010

Vediamo se ci arrivate da soli

Ottima sintesi. Di Iconoplastica, via.

martedì, 22 06 2010

Impronte digitali: nessuno tocchi i blog

di

Il disegno di legge intercettazioni sì sa è stato pensato per limitare l'uso e la pubblicazione di intercettazioni rispettivamente da parte di magistrati e giornalisti. Dopo il voto al Senato dovrà passare per l'approvazione definitiva alla Camera: Berlusconi vorrebbe subito, Fini e Napolitano vorrebbero settembre con alcune modifiche, noi invece vorremmo mai. Oggi alle 19 a impronte digitali, su radiocitta'fujiko, parliamo con il cosigliere regionale lombardo del PD e blogger Giuseppe Civati sopratutto del comma 29 art.1 del ddl che obbliga i blogger alla pubblicazione delle richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro.

 

MP3 – IMPRONTE DIGITALI Giuseppe Civati e "Nessuno tocchi i blog"

 

"Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un'altra cosa".

 

Partendo da questa sacrosanta obiezione Civati insieme ai colleghi di PD, Paolo Gentiloni e Matteo Orfini, propone la campagna "NESSUNO TOCCHI I BLOG" attiva sul sito www.mobilitanti.it, portale del PD dedicato a campagne sul web.

martedì, 15 06 2010

Impronte digitali e la Repubblica degli Stagisti

di

"L'Italia è un Repubblica fondata sullo stage" così Beppe Servegnini aggiorna l'art.1 della nostra Costituzione. E allora qualcosa bisogna pur fare per rimboccarsi le maniche e fronteggiare il nemico-stage perché non possiamo certo aspettare un cambiamento delle famigerate "congiunture internazionali" o che in Finanziaria il Governo si occupi degli stagisti e degli under 30. La prima mossa è andare su Repubblica degli stagisti, il cui direttore Eleonora Voltolina sarà l'ospite oggi alle 19 ad impronte digitali su radiocitta'fujiko.

 

MP3 – Impronte digitali – Repubblica degli stagisti

 

CHI SIAMO
"La Repubblica degli stagisti nasce nel 2007 come mio blog personale. Ha avuto successo perché in tanti come me pensano che uno strumento neutro come lo stage sia invece un modo per assumere a basso costo, e gli stagisti finiscono per diventare sottoproletariato. Ora il progetto si è allargato è diventato una testata redatta da giornalisti professionisti. E ospitiamo gli annunci delle aziende che propongono offerte di lavoro rispettose della carta dei diritti degli stage da noi elaborata".

 

QUALI STRUMENTI PER STAGISTI?
"Pubblichiamo informazioni di servizio. Non solo per chi cerca stage interessanti ma anche per segnalare quelle aziende che organizzano tirocini truffaldini. Molti ci chiedono aiuto a help@repubblicadeglistagisti.it. Qualche giornalista ci ha definiti sindacato degli stagisti, in qualche misura è vero. Anche se non vogliamo porci in maniera antagonista, ma al controrio vogliamo collaborare con le aziende e per quanto possibile stimolarle a migliorare le loro offerte".

 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE = 29,5%
"L'Istat ha pubblicato i dati sull'occupazione: un giovane under 34 su tre non ha lavoro. Una situazione difficile che dipende dal sistema italiano e non solo. Ognuno però dovrebbe riuscire a accettare stage in modo consapevole, sapendo a cosa dir sì e a cosa no. Bisogna avere la dignità di dire sotto un certo contratto non lavoro. Invece purtroppo sentirsi con l'acqua alla gola crea cattiva occupazione".

 

LA FORMAZIONE PERENNE SERVE A QUALCOSA?
"Il ministro Sacconi inisiste sulla formazione, che va benissimo. Ma il problema è trovare lavoro, oggi tanti giovani sono iper formati, troppo formati. La formazione perenne significa che ogni volta che si cambia lavoro o stage, si viene comunque inquadrati come stagisti e si riparte da zero. Ci vorrebbe un cambiamento culturale delle imprese per cui chi ha nel curriculum 2 stage deve essere assunto. Il sogno è che questo passaggio sia normato per legge".

 

IL GOVERNO NON RIFORMA L'APPRENDISTATO O FA UNA LEGGE SUGLI STAGE
"Il Min. Sacconi in realtà ha riformato l'apprendistato ma quello che riguarda gli studenti 15enni delle scuole professionali. E qui c'è una frattura perché l'appredistato sarebbe un buono strumento, ma in Italia solo il 5% degli apprendisti ha un'istruzione superiore. I neolaureati invece cominciano sempre come stagisti, cioè senza tutele di nessun tipo. Questo è il problema".

 

CARTA DEI DIRITTI DEGLI STAGISTI
"Noi crediamo talmente nell'appredistato da citarlo nella carta dei diritti degli stagisti. che è il nostro manifesto. Chiediamo tutele contrattuali, un rimborso minimo e percentuale minima di assunzione dopo lo stage".

martedì, 15 06 2010

The vuvuzela from hell

Fissatelo molto intensamente e guardatelo fino alla fine (un premio a chi ci riesce senza spegnere); funziona?

 

 

Bonus:

– lo spartito di Breaking balls – Sonata for vuvuzela

suona la vuvuzela online

– l'imperdibile Vuvuzela dei Gebroeders Ko (due simpatici tamarri da balera olandesi che hanno dedicato una canzone alla trombetta in tempi non sospetti)

la app per iphone

– il vuvuzela filter (ma funziona?) (via)

 

lunedì, 14 06 2010

L’unica soluzione per la perdita di petrolio

[da Pundit Kitchen]

lunedì, 31 05 2010

Banksy VS Napoli

Una volta le opere d'arte che erano sul suolo italiano arrivavano Napoleone o i tedeschi e ce le portavano via. Adesso invece facciamo tutto in casa: è successo a Napoli, dove un lungimirante (e bravissimo) writer ha coperto con un graffito l'opera che Banksy aveva fatto in via Benedetto Croce (detta Madonna in estasi (consu)mistica). Come riporta il Corriere, l'opera dello street artist di Bristol era quotata intorno ai centomila dollari. Alè!

 

giovedì, 06 05 2010

Impronte ellenico-digitali

di

Delle volte una brillante corrispondenza si può organizzare anche in famiglia, tra gli autori di uno stesso blog. E così per sapere in Grecia "come va? tutto a posto?" basta una telefonata via skype Bologna – Salonicco con  Benty e le sue Tragedie Greche. Ovviamente a cura di impronte digitali.

 

MP3 Impronte ellenico digitali con Benty

 

 

Parleremo della crisi, di Austerity e Sacrifici. Di proteste e manifestazioni. Di studenti inkazzati e di privilegi da pubblico impiegato. Dei tagli dei salari e dell'aumento vertiginoso delle tasse. Di sindacati, partiti, di destra e sinistra. Di fratellanza italo ellenica, il detto "una faccia una razza" non è stato inventato da Salvatores & Abatantuono, come ingenuamente pensavo. Di Dodecanneso, di Mondiali di calcio e Otto Rehhagel.

 

NB. L'intervista è stata registrata il 29/04/2010

martedì, 04 05 2010

Contro le dimissioni di Scajola

Resti al suo posto, ministro. Lei è l’emblema vivente di quanto sa osare l’inosabile questa cricca che ci governa, fitta di favori, di scorciatoie, di furbizie private, di trucchi contabili, di soldi facili. Lei è prezioso ministro. E ancor più prezioso è quando piagnucola sull’attacco alla Sua famiglia. La famiglia, il grande valore della destra italiana. La famiglia, bene morale supremo a cui intestare appartamenti, patrimonio di affetti per cui chiedere compiacenze, raccomandazioni, piazzamenti di favore, assunzioni, prebende, candidature, contratti. Dietro le Vostre famiglie, signor ministro, ci sono le nostre famiglie, che trovano i posti migliori – che magari meriterebbero per merito – sempre occupati, perché le Vostre illustri casate sono arrivate prima, col lampeggiante e la corsia preferenziale. Mai che si trovi qualcuno di Voialtri, ministro, il cui figliuolo fa il manovale nel nord-est, o il precario stagionale, o la sciampista alla Magliana.
La vostra rete di potere – dico vostra perché in questi giorni Lei ne è l’emblema – è questo mix medievale di privilegi e sprezzo del popolo, parola con cui vergognosamente Vi baloccate. La figlia di Scajola, i figli di Berlusconi, il figlio di Bossi, il genero di Letta, il pargolo di Pinco, la moglie di Pallino, quell’altro che vuol fare l’attore, i cognati con appalto al seguito, le nuore prestanome: il vostro amore per la famiglia è questo, signor ministro. Tanto che assistiamo in questi giorni sui giornali della destra a un fitto rimproverarsi contratti (pubblici) per mogli e suocere, tutto all’ombra del più grande conflitto d’interessi che il mondo ricordi. Il pubblico ignaro scambia questo clima da basso impero per un effetto collaterale della Vostra politica, ma si sbaglia: esso è la vostra politica, pura e semplice. Resti al suo posto, ministro Scajola. [#]

 

L'ex ministro (due volte dimesso) evidentemente non legge Il Manifesto.

 

(via)

giovedì, 15 04 2010

Il papa mi fa paura

Direttamente da Buzzfeed attraverso Internazionale: 12 Evilest Pope Pictures.

Ci sono cose come queste:

 

 

 

 

Dal resto, cappellini a parte, su inkiostro la cosa era stata notata anni fa

martedì, 09 03 2010

«Le tette, a casa le hai lasciate?»

 

Buonasera, cari amici della notte di Inkiostro: siamo qui per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, quando un 8 marzo vista l'ora è appena finito e un 9 marzo è appena cominciato.

A proposito: se proprio vogliamo trovare una ricorrenza riguardante le donne, tutta italiana, dobbiamo probabilmente lasciarlo perdere l'8 marzo.

Potremmo per esempio aspettare poco più di un mese e prendere la data del 28 aprile, giorno in cui nel 2009 fu resa pubblica l'uscita dell'ex first lady Veronica Lario sul "ciarpame senza pudore" delle liste Pdl per le elezioni europee. Di lì a pochi mesi sarebbero arrivate Noemi Letizia, Patrizia D'Addario e tutte le altre, in una catena di rivelazioni sconcertanti su minorenni alla corte del presidente del consiglio, ragazze immagine che girano filmati o trascorrono notti prezzolate in sedi istituzionali, candidature promesse più o meno in cambio di favori sessuali.

Passata l'estate (periodo più favorevole ai polveroni mediatici più pruriginosi), sarebbero arrivati nuovi scandali di altro e vario genere: a un anno di distanza dall'inizio di tutto, abbiamo constatato quanto significativi siano stati gli scossoni alla popolarità dei protagonisti (qualcuno ci ha anche guadagnato i galloni di rockstar). E anche mantenendo il discorso sul piano più ristretto della dignità delle donne, non sembra che ci siano state reazioni culturali granché efficaci a invertire l'imbarazzante trend in atto da decenni nel nostro paese.

Naturalmente sarebbe ingenuo ridurre a questione da Italietta il tema dello sfruttamento dell'immagine femminile nello spettacolo e nella comucazione in generale (tema peraltro vastissimo – e il qui presente non maneggia gli strumenti culturali necessari per addentrarcisi con piena cognizione di causa). Anche limitandosi alla musica e alla cultura pop, gli spunti sarebbero infiniti: ricordo di aver letto qualcosa in materia anche su queste pagine in passato. E una variabile importante è il comportamento delle stesse protagoniste del mondo dello spettacolo, a vari livelli (per una Amanda Palmer ci sono mille Rihanna pronte a sculettare come carne da macello, per dire).

Ciò premesso, mi sembra opportuno rilanciare anche qui il link al documentario Il Corpo Delle Donne (per quanto si sia ormai abbastanza diffuso in rete): la sua semplice visione, anche al netto delle riflessioni estetico-psicologiche della co-regista e co-autrice Lorella Zanardo sulla scomparsa delle donne come individualità dai media e sulla parallela scomparsa delle facce, è un'esperienza piuttosto forte. Una sorta di Videocracy più concentrato sull'uso del corpo femminile, non rivela niente di nuovo a chi ha un minimo di familiarità con il paese reale (quello la cui agenda politica e culturale è dettata da Striscia la Notizia e Amici Del Grande Fratello), ma le gallerie degli orrori che propone fanno comunque una certa impressione (per usare un eufemismo).

Gli auguri ce li meritiamo tutti quanti.

(il documentario dura 23' e si può vedere tutto intero a questo indirizzo, dove è disponibile anche in altre lingue: se preferite Youtube potete iniziare dalla prima parte qui sotto, e poi proseguire con la seconda e la terza)
 

 

Manic Street Preachers – Little Baby Nothing (video)

lunedì, 08 03 2010

La vita imita le peggiori high-concept rom-com

di

C'è un nuovo servizio in città.
Si chiama idump4u.com: per appena $10 telefonano al vostro partner, lo mollano per voi, registrano la chiamata e la pubblicano su Youtube.
 

Mi piace il tono strafottente con cui non fa il minimo sforzo di addolcire la pillola.

mercoledì, 03 03 2010

Le impronte digitali di Alessandro Gilioli

di

La settimana scorsa c'è stata la famosa sentenza Google – Vividown: tre dirigenti del motore di ricerca son stati condannati per violazione della privacy per aver diffuso "un video in cui un giovane disabile di Torino veniva vessato dai compagni di scuola". Una sentenza che afferma la responsabilità delle piattaforme sui contenuti inseriti dagli utenti e pone seri ostacoli alla libertà di informazione. Alessandro Gilioli, giornalista dell'Espresso e autore di Piovono Rane, il blog più influente in Italia, commenta la sentenza, parla di libertà di espressione, di web e politica a Impronte digitali ieri sera su radiocitta'fujiko.
Prima qualche link di commentatori:
• Alessandro Gilioli – Piovono rane
• la replica dei Pm del processo
Luca DeBiase
• Massimo Mantellini ManteBlog
• Elvira Berlingieri Apogeo

 

 

Ed ecco una trascrizione dell'intervista con Gilioli:

 

La notizia della condanna di Google ha fatto il giro del mondo e ha attirato molte critiche verso l'Italia. Il problema della tutela della privacy online però esiste: siamo solo noi italiani ad accorgercene oppure esageriamo?
Quella della privacy è una questione secondaria, la principale è: chi ha la responsabilità sui contenuti della rete? E' come se uno costruisce un muro, un altro scrive un insulto e il costruttore diventa coautore di quella scritta. E' vero che la piattaforma del web, che offe il servizio , guadagna dei soldi e quindi ha una corresponsabiltà, ma questa deve giocarsi nel rendere al meglio l'utente responsabile dei propri comportamenti. Qui sta la differenza tra una piattaforma di servizi e un editore di media.

 

 

 

Google è stato condannato per violazione della privacy ma non per diffamazione; la cosa lo avrebbe implicitamente inquadrato come editore e non semplice servizio di intermediazione. Questo vuol dire che chiunque sia un intermediario della comunicazione è responsabile per quello che passa sulle sue reti?
In attesa della pubblicazione delle motivazioni, la sentenza applica una legge emanata quando internet non esisteva. E ha quindi ha il problema di inquadrare una realtà nuova in strutture vecchie. Sancisce la responsabilità dei gestori di piattaforme verso contenuti inseriti dagli utenti, nonostante Google abbia fatto passare appena 26 ore dalla prima segnalazione alla rimozione del video. La legge dovrebbe invece stabilire che e come le piattaforme possono intervenire dopo la pubblicazione e non prima, altrimenti si soffoca la libertà di espressione e il web 2.0.

 

 

 

 

E' possibile immaginare una soluzione? Possono o potranno esistere metodi per garantire sia la libertà di espressione che la privacy delle persone, o siamo condannati a un eccesso in una direzione o nell'altra?
No. L'unica soluzione possibile oggi sarebbe quella umana, perché i software non bastano. Anche in Cina sono cyber-poliziotti a battere la rete e a censurare. Se fosse applicato per Google, youtube o anche un qualsiasi blog non premoderato, allora persone dovrebbero esser pagate solo per questo monitoraggio. Il che renderrebbe ogni piattaforma aperta, social network anti-economico e lo distruggerebbe.

 

gilioli03

 

 

Luca DeBiase mette in risalto la contraddizione: "le piattaforme, da Facebook a Google, sono strutturalmente poco propense a garantire la privacy, i loro modelli di business sono anzi proprio legati alla conoscenza di dati relativi alle persone per fini pubblicitari. D'altra parte, la diffusione di informazioni rilevanti su persone che hanno una funzione pubblica è un valore decisivo per la democrazia; e la possibilità che all'informazione partecipi anche la cittadinanza che non si occupa professionalmente di informazione è un valore di primissima grandezza per lo sviluppo della convivenza civile". Come si esce da questa contraddizione?
In questi giorni molti sostengono il principio "Google fa profitti con la pubblicità e quindi deve esser responsabile dei contenuti". E' una logica da vecchi editori: il problema non è Google ma la libertà di espressione nelle piattaforme aperte e la possibilità che imprese private siano interessate a crearle. Come si può fare? Basta che tra le condizioni d'uso ogni utente (che abbia un ip), sia consapevole di essere lui il responsabile civile e penale dei contenuti creati. Così ci sarebbe anche un deterrente grave.

 

gilioli04

 

 

E' verosimile pensare che questi anni di straordinaria evoluzione tecnologica e libertà della rete stiano per finire sotto i colpi della regolamentazione e delle industrie tradizionali oppure la rete continuerà a trovare il modo di sfuggire alle vecchie categorie e oltre a ridefinire i nostri comportamenti quotidiani riuscirà a ridefinire anche le leggi nazionali e il business?
Spesso si dice "in rete son più bravi …", però oggi accedono alla rete anche utenti "tardivi", e non possiamo permetterci di creare un ulteriore "digital divide" tra esperti e non. Se no si finisce come in birmania, o altri paesi autoritari dove chi può riesce ad essere uno smanettone, e chi non può rimane escluso da uno straordinario strumento di libertà.

 

gilioli05

 

 

In questo contesto come giudichi il nuovo testo del decreto Romani "depurato ma con dubbi" dicono molti commentatori?
Son contento che la mobilitazione online abbia costretto Romani a cambiare il decreto. Non è più proibizionista, ora è ambiguo. Dire che solo "i siti senza scopo di lucro possono uplodare video senza autorizzarione" significa escluderne molti, e la definizione "scopo di lucro" è molto vaga: un piccolo blog che fa 300 euro all'anno con gli adds pubblicitari ha "scopo di lucro"? E' per questa cifra paragonabile ad una televisione?. Mi sembra sia un decreto che, insieme ad altri provvedimenti (vedi decreto Pisanu), voglia disincentivare l'uso della rete attraverso non la censura ma la burocrazia. Burocrazia illiberale e antistorica.

 

gilioli06

 

 

Negli ultimi giorni si è assistito a due manifestazioni politiche organizzate sul web. No Berlusconi Day e Sciopero Migranti hanno avuto un successo straordinario e sono la prova che anche da noi la politica, anzi una politica diversa si può fare sul web.
Si è passati da fase in cui si riteneva che l'attivismo in rete fosse sono virtuale e non reale. Il No B Day ha mostrato come è possibile l'incarnazione tra una pagina di facebook e una manifestazione di un milione di persone. O sempre una pagina su facebook sta guidando la protesta contro le bugie del direttore del tg1 Minzolini sul caso Mills, e 100mila firme sul web diventeranno cartacee e saranno portate a Minzolini.

 

gilioli07

 

 

martedì, 02 03 2010

La piaga sociale dei leghisti

Un Astutillo Smeriglia ispiratissimo su Comablog in Dalla parte dei leghisti:

Uno dei problemi più seri che abbiamo oggi in Italia è la massiccia presenza di leghisti, riconoscerlo non significa essere razzisti.
Si stima che siano oltre tre milioni i leghisti presenti sul territorio nazionale, concentrati soprattutto nelle aree industriali del nord, e il loro numero è in continuo aumento. È innegabile che la convivenza di questa gente col resto della popolazione non sia una cosa semplice; le incomprensioni linguistiche, le barriere culturali, le differenze di valori, idee e abitudini producono inevitabili attriti che sarebbe sbagliato minimizzare. Anche l’aspetto del leghista, con quel suo modo di vestire che a noi può sembrare zotico e i tratti somatici un po’ scimmieschi, ci porta istintivamente a vederlo con diffidenza, come una specie di barbaro arrivato da chissà dove, che con la sua semplice presenza minaccia di distruggere l’ordine sociale così faticosamente raggiunto. Certamente l’integrazione dei leghisti è un processo lento e faticoso, non è gente abituata a vivere in zone urbane densamente popolate, ciononostante deve restare l’obiettivo primario di ogni politica responsabile e razionale, sia essa di destra o di sinistra. Possono cambiare gli strumenti, ma non l’obiettivo. Certo è facile annunciare tolleranza zero e deportazioni di massa per racimolare qualche voto in più, ma prima ancora di chiedersi se ciò è morale (un leghista è pur sempre un essere umano, anche se tendiamo a dimenticarlo), bisogna anche chiedersi se conviene. [# – Continua]

martedì, 23 02 2010

Impronte Digitali misura il termometro politico

Stasera in radio altra puntata interessante di Impronte Digitali. Copioincollo di nuovo quello che ha scritto Pirex sul sito di Radio Città Fujiko:

 

files/emr.jpgMolti degli ascoltatori lo considerano un cult da tempo, per noi giornalisti è uno strumento di lavoro da cui attingere preziose informazioni. Ovviamante parliamo di www.termometropolitico.it fondamentale misuratore della politica. Davide Policastro (Responsabile Community, Forum e Social network) sarà l'ospite di Impronte Digitali con Filippo e Inkiostro martedì 23 febbraio alle 19.

Un sito nato quasi per gioco e passione, è diventato oggi una redazione specializzata nel settore che può competere con istituti di ricerca e di sondaggi più famosi e con più mezzi.
Ad esempio c'è uno speciale sulle Regionali 2010 con tabelle sull'Emilia Romagna (qui di lato)

O sulla delicata situazione nelle altre Regioni Italiane, o si può partecipare al sondaggio e dare un'occhiata ad altre rilevazioni sempre aggiornate con tanto di commenti, anche sull'estero e infine la sezione forum, come potete immaginare davvero agguerrita.

 

 

Dalle 19 circa sui 103.1 MHz in FM a Bologna e provincia, oppure in streaming, e prossimamente magari se riesco MP3.

lunedì, 22 02 2010

Alles über Hitler

È diventata una delle scene cinematografiche più famose della rete, anche se solo in pochi hanno visto il film da cui è tratta.

La sequenza, dal film "La caduta" di Oliver Hirschbiegel (Der Untergang, 2004), mostra Hitler che, dopo una violenta sfuriata contro i suoi gerarchi, ammette di aver perso la guerra. Di questa scena eistono decine di versioni satiriche, sottotitolate o doppiate, in italiano, inglese, francese. Un censimento completo non esiste: ecco una raccolta di alcune delle parodie più belle o più interessanti (ogni ulteriore segnalazione è ovviamente benvenuta!).

Partiamo con l’ultimissa e attualissima, su Sanremo: "Hitler viene a conoscenza delle novità di Sanremo" (grazie a Nicola e a Enrico per il link).

Hitler: "Tanti giri di parole, scommetto sarà la solita cazzata, ogni anno sempre gli stessi artisti!"

Generale: "Mein Fuhrer…ci sarebbe…ci sarebbe anche un duetto con pupo…e il principe Emanuele Filiberto in una canzone sull’amore per l’Italia!".

Ci sono poi parodie che si occupano di politica, come in "La caduta di Berlusconi": dentro il quartier generale dei Circoli della Libertà si cerca di risolvere i problemi sorti negli ultimi mesi. (video di 7yearwinter.com).

Hitler:  "Comunicate a Mimum e Minzolini di aprire con un servizio sugli scoiattoli che fanno sci nautico e il pericolo d’estinzione dell’Unicorno Abruzzese."

Generale:  "Mein Fuhrer. Oramai…Ormai l’estate è finita, e abbiamo controllato ovunque su Wikipedia…gli unicorni non sono mai esistiti".

Per poi toccare ogni tipo di argomento, dalla società, allo sport, alla tecnologia.

E ovviamente, alla fine, l’originale

 

domenica, 21 02 2010

Sì, stasera sono qui

Puntuale e inevitabile, il generatore automatico di canzoni di Pupo e Emanuele Filiberto di Metilparaben. Un esempio:

(via)

[PUPO]
Io credo sempre nel cloruro
nella pigrizia e nell’alloro
nel portamento che ci unisce
intorno alla nostra pastiglia
Io credo nelle tentazioni
di un popolo che non ha agende
e soffro le mestruazioni
di chi possiede un balbuziente

[EMANUELE FILIBERTO]
Io credo nella mia lordura
e nella mia balneazione
per questo io non ho paura
di andare in Grecia col gommone
io sento battere più forte
il cuore della fruttarola
che oggi più lascivamente
si caga addosso senza boria

[CANONICI]
Sì, ce l’ho lungo così!
Per dire a mamma e a zio
Calabria amore mio!
No, io non fornicherò
per dire a Padre Pio
Padania amore mio!

[EMANUELE FILIBERTO]
Ricordo quendo ero ciellino
viaggiavo con la fanteria
chiudevo gli occhi e immaginavo
di andare tutti i giorni a caccia

[PUPO]
Tu non potevi andare al mare
pur non avendo un detergente
ma mai ti sei paragonato
a chi pisciava veramente

[CANONICI]
Sì, mi chiamano Fifì!
per dire a Padre Pio
Sassonia amore mio!
No, io non scatarrerò
per dire a mamma e a zio
Westfalia amore mio!

[PUPO]
Io credo ancora nel bacetto
nell’onestà del coito orale
nel bagno di un alberghetto
e in un paese più sensuale

[EMANUELE FILIBERTO]
Sì, mi piacciono i supplì!
per dire a Sergio Brio
Westfalia amore mio!

mercoledì, 17 02 2010

Il paese è iperreale

Della copertura del Festival di Sanremo da parte della webtv del PD YouDem non c’è molto da dire. La tragica mancanza di idee di un partito (e, in generale, di una classe politica) si vede meglio proprio dalle piccole cose. Perchè non bastasse il Dopofestival, sul sito c’è anche un improponibile Vota La coppia che mette insieme un esponente del PD e uno dei cantanti in gara (secondo una ratio un po’ ironica e un po’ random) che non strappa un sorriso neanche a pagare).

Se ve lo steste chiedendo, in testa ci sono D’Alema & Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con Italia amore mio. Proprio una delle canzoni già eliminate. Che strano.

 

(grazie al Dr. Shoum)

 

 

venerdì, 05 02 2010

CPT

Adrian Paci – Centro di permanenza temporanea.

 

[visibile alla mostra Storia Memoria Identità – fotografia contemporanea dell’Est Europa, a Modena fino a metà Marzo]

 

mercoledì, 27 01 2010

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 2. Dj taliban vs. dj sbracato

di

Della schizofrenia djistica e delle interazioni del dj pretenzioso con la Strappona

 

Il ruolo del dj si é significativamente evoluto nel corso del tempo. All´inizio degli anni ´70 era solo lo sfigato chino sui vinili, quello che avrebbe dovuto selezionare musica nell´indifferenza generale, confinato in un angolo buio della sala da ballo. Oggi i ¨superstar djs¨ riempiono agevolmente stadi in delirio, si imbarcano in lunghi tour mondiali, hanno fan sfegatati e groupies avvenenti. Il dj pretenzioso é l´anello di congiunzione fra queste due tipologie. Di solito ha le stesse pretese della superstar e le stesse possibilitá di successo dello sfigato. Il groviglio di piscosi che una situazione del genere é in grado di generare lo potete immaginare da soli. Durante le sue performance egli resterá per tutto il tempo ricurvo a scartabellare sulle valigette dei suoi preziosissimi dischi, come se dalle sue scelte dipendesse il destino del mondo, lanciando sfuggenti e dolorose occhiate all pista. Ineluttabilmente vuota. Éd é qui che inizia a consumarsi la sua tragedia umana. Ci si trova davanti a un dj che visto dal di fuori sembra imperturbabile, ferocemente concentrato sulla sua playlist, alla ricerca del fil rouge che lega due tracce, deciso e sicuro. Ma in realtá due contrapposte entitá si battono senza esclusione di colpi dentro di lui. Un vero dramma psicotico.

 

Da una parte c'é il dj artisticamente integerrimo, un autentico taliban del gusto musicale, fanatico esegeta di Pitchfork, che non ammette deroghe scherzose o cedimenti commerciali alle sue scalette sacre. Si tratta di un rigidone che prescinde dalla gente che balla e dal divertimento altrui. A volte anche dal suo. Egli resterebbe inflessibile davanti alle piú esplicite lusinghe sessuali di Strappone discinte, procaci e alticce che volessero ascoltare successi da revival, musica conosciuta, ballabile e cantabile. Giammai ! Lui, l'integralista musicale, al solo pensiero rabbrividisce, sdegna qualunque cosa sia nota oltre la cerchia dei suoi 3 amichetti di internet, combatte la sua guerra santa contro il mainstream a colpi di Wavves, XX, Fuck Buttons, e non vuole sentir nemmeno parlare di mettere la stracazzo di musica commerciale.

 

Ma la pista rimane un deserto e il proprietario dá segni di nervosismo.

Dall'altra parte, acquattato in un angolo scuro, tentatore come il diavolo e pronto a qualunque tipo di compromesso, sogghigna il temibilissimo dj sbracato. Un subumanoide deforme e bavoso alla disperata ricerca di affetto, consenso e affermazione. Costui se ne infischia delle fisime musicali del taliban. Vuole solo vedere gente che balla, che si diverte, che ride e lo ama, con la inconfessabile speranza che magari tutto finisca in una gigantesca ammucchiata. E se per arrivare a questo bisogna infilare di nascosto nella borsa dei cd del taliban canzoni come la Macarena, ben vengano i balli di gruppo, il peggio della discomusic, i Ricchi e Poveri, la Carrá, Renato Zero. Vale tutto purché ballino nel nome dell´Amore Universale. L´unico ostacolo fra lui e il successo é quel noioso tipo col turbante, il fottuto incorruttibile taliban e la sua inutile dignitá musicale. Il dj sbracato tenterá quindi per tutta la serata di annegare il taliban con ettolitri di birra, indebolendone cosí l´indefessa forza di volontá e prendendo progressivamente il controllo del mixer. Inizia dunque quello che all´esterno potrebbe sembrare solo un vorticoso consumo di beveraggi, che tanto per i giramanopole sono gratis (dal decalogo di un mio ex datore di lavoro, ¨prima regola annaffiare il dj¨). Questi drammatici spargimenti di alcol celano in realtá un duello all´ultimo sangue.

 

A seconda del litraggio ingollato le due entitá in lotta possono anche arrivare a formulare dei compromessi momentaneamente soddisfacenti per chi ascolta, con playlist che alternano brani spregevoli a pezzi decenti. Inizialmente vengono fuori cose come i Beatles, che ¨Tanto farfuglia il taliban inebetito dalla birra ordinata dal tentatore – mettono sempre d'accordo tutti¨. E qui spesso torna in gioco prepotentemente la giá citata variabile Strappona che puó imprimere un´ impressionante accelerazione al corso degli eventi, dando il colpo di grazia alle resistenze superstiti del taliban ormai ubriaco. Dapprima costei si limiterá a ballare ammiccante, sottolineando con urletti acuti ogni passaggio da un disco all'altro. Quegli urletti sono la ragione di vita di entrambi i dj, sia del taliban che dello sbracato sputtanatore. Con l´aumentare dell'alcool poi ne servono sempre di piú. Con la differenza che il taliban é davvero soddisfatto solo quando seguono a delle oscure B-Sides, mentre il subdolo é totalmente disinteressato alla musica che li ha provocati e sta seguendo ammirato la scollatura ballonzolante della strappona. Poi – corrispondentemente all'inevitabile abbassamento qualitativo della musica – la Strappona inizierá sorridendo a fare gesti di ampia approvazione verso la consolle. In quel momento dovete immaginare che, nel ring dentro la testa del dj, il corruttore sta seduto sulla faccia del taliban esanime, mentre la folla assetata di sangue é in delirio e gli chiede lo spettacolare colpo mortale. Che arriva infine quando la Strappona – dopo il terzo cocktail e un'oretta di danze scatenate – si azzarda a fare una richiesta al dj. Quasi mai tale richiesta avrá a che fare con quello che si é ascoltato fino ad allora. L´unico caso accertato di richiesta coerente con la scaletta, da parte di una strappona, risale a una festa del 1987 tenutasi a Chicago (Illinois). A questo punto le cose possono mettersi davvero male se il dj – ormai completamente in balia dello sbracato arrapato, delle tette della Strappona e dell´alcool – si lascia trasformare in un patetico juke boxe. Infatti quando il feedback della variabile Strappona si materializza sottoforma di shottini offerti al dj per ringraziarlo della gran bella musica (sic), il livello precipita pericolosamente verso La Bamba, ovvero la linea di non ritorno. Ora la precedentemente scartata (perché pessima! Commerciale!) idea di mettere ¨Should I stay or should I go¨ viene agognata dal taliban come un irraggiungibile traguardo di rettitudine indie e originalitá musicale. Ma é troppo tardi. Nei casi piú vergognosi non é raro vedere dj che alle 6 di mattina impongono la versione lunga 10 minuti di Please Don't Let me Be Misunderstood e cosí se ne possono andare tranquillamente a ballare in pista fra le Strappone in trionfo, in un finale felliniano agghiacciante. Con il taliban semisvenuto che resta in lacrime a bere per dimenticare, sconfitto e solo. Se dopo questo abisso di tristezza dovesse essere il turno del famigerato Discosamba, molti locali e le maggiori organizzazioni umanitarie mondiali autorizzano l'abbattimento, anche cruento, del dj. Si dice che a quel punto si eviterebbe al mischiadischi l´intollerabile sofferenza della mattina successiva, quella che proverebbe ricordando le tremende scene finali della serata da poche ore conclusa. Quando con le mani ben piantate sulle chiappe prosperose di una strappona e sculettando senza ritegno, urlava ad occhi chiusi ¨Peppepepepepé¨, come se non ci fosse un domani.

lunedì, 11 01 2010

Game, Set, Match

Ovvero: differenze nelle frasi cercate su Google tra giovani donne e giovani uomini.
Da Predictably Irrational.

 

mercoledì, 30 12 2009

Ormai è ovvio che mi sono proprio bevuto il cervello

Ma oggi tutto quello che ho voglia di postare è questo medley in cui Sam Tsui (ignoto studente di musica americano che ha già avuto i suoi 15 minuti di web-celebrità con questo video in cui cantava i più famosi pezzi di Michael Jackson insieme a varie copie di se stesso) rifà i più noti singoli di Lady Gaga. Tu chiamala, se vuoi, crisi di mezza età in anticipo.

 

martedì, 22 12 2009

Trenitalia è la metafora del paese

Dal già affollatissimo gruppo di Facebook Vaffanculo Trenitalia Vaffanculo. Direi che batte tutte quelle che si sono viste in giro in questi giorni.

 

lunedì, 21 12 2009

Generations and their bigotry

 

Il problema delle generazioni e del loro eterno ritorno, splendidamente esposto da Saturday Morning Breakfast Cereal .