Sketches from a New Year’s Eve #2
[leviamoci il dente, và, che sennò a Pasqua stiamo ancora a parlare di questo..]
+ Quando il mio orologio ha segnato la mezzanotte, le casse mandavano i Nirvana, Smells like teen spirit. Qualcuno ballava, gli altri ciondolavano per la sala ancora semivuota, nessun segno di bottiglie, bicchieri e brindisi di rito. Non che questo di solito mi dispiaccia (tutt’altro), ma lo sguardo deluso di Enzo che voleva che alla mezzanotte scattasse la canzone dell’anno (Hey Ya, ovviamente), unita al primo San Silvestro senza lenticchie (sono poi arrivate, ma alle 2; e a quel punto chi glielo spiegava al mio stomaco in fase gin tonic che era l’ultimo dell’anno?), unite al magone delle feste comandate, non so, mi ha dato un po’ di tristezza. Buon 1991, ho pensato. E ho cominciato a prepararmi al peggio.
+ Non c’è bisogno di dirvi che il peggio non è arrivato. E’ arrivata invece della grande musica, da parte degli altri 4 blogdeejay: Enzo che infila una serie infinita di pezzi irrinunciabili in puro Covostyle, di quelli che come fai a lasciare la pista?, Daniela che sfodera un classico dopo l’altro e riesce ad averla vinta sui bizzosi piatti dell’Alpheus, Shoegazer che svuota la pista con i My Bloody Valentine (ma questa è integrità, cazzo) e Gomitolo che mette Heaven kwows I’m a miserable now degli Smiths, cantata dai presenti con la mano sul cuore manco fosse l’inno nazionale (è molto di più). Grazie, tutto qui.
+ Ma una delle parti migliori della giornata è stato senz’altro il viaggio fino a Roma sull’inossidabile blogmobile: le battute fulminanti di Valido (quasi un marchio di fabbrica ormai; anzi: un timbro..), laLaura che parte da Vogue e non sai mai dove arriva, Lucio che sa tutto, Max che vive su un altro pianeta (dove Mago Gino non esiste). E poi gli spudorati riferimenti sessuali di Patacrò, ‘il nuovo modo di sentirsi Patata’, l’Umbria me l’immaginavo diversa, il lago di Bracciano che è fuori dal tempo, il grande raccordo anulare che dopo Guzzanti/Venditti è più famoso del Colosseo, e i quartieri di Roma, che con quei nomi non puoi pronunciarli senza assumere istantaneamente un accento coatto. Peccato essermi perso il ritorno.
+ Ci sono un sacco di altre cose che mi ricordo, ma mi sa tanto che me le tengo per me. Passo e chiudo.