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martedì, 24 06 2008

Chi vuol essere Get Black?

di

In una delle puntate di Get Black! abbiamo messo in palio un appuntamento con il titolare di questo blog. La ragazza che lo ha vinto era piuttosto soddisfatta, adesso chiama tutte le settimane e ordina una pizza al prosciutto e un kebab.
In un’altra puntata abbiamo regalato ad un certo Yuri il disco degli Zen Circus. Il disco è rimasto sulla mia scrivania in ufficio per un po’. Alla fine Yuri si è diplomato ad Hogwarts e si è recapitato il premio da solo urlando "accio disco".
Abbiamo anche regalato libri: quando abbiamo regalato il libro di Michele Vaccari sui cosplayer, abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico. Da allora Francesca si presenta in radio vestita da Lamù, perché solo così si sente al sicuro.
Ad un certo punto abbiamo regalato anche la maglietta originale del tour dei Portishead. Era una large, il vincitore ci ha scritto che lui veste una small, ha chiesto in permuta un’Alfa 147, ho sentito con queste orecchie Max ruttargli al telefono. Questo dovrebbe provare oltre ogni ragionevole dubbio che stiamo valutando con attenzione tutte le opzioni e desideriamo soddisfare sempre il nostro pubblico.
Probabilmente si saranno invece divertiti come matti i due che hanno vinto un invito alla Fiera del Fitness di Rimini. Quella sera c’era la coda, la domanda era: qual è la situazione da intorto più assurda che avete messo in pratica o visto in palestra? Ha vinto un tizio che giurava di aver visto il sottoscritto mentre tentava di rimorchiare una superpalestrata mentre faceva jogging. E’ falso e tendenzioso, io inciampo anche camminando, figuriamoci correndo.
Venerdì prossimo è l’ultima puntata della stagione di Get Black! (sì, la notte è giovane, e del resto luglio col bene che ti voglio. Per la precisione Francesca ha deciso che deve passare il venerdì sera a guardare Cold Case in cucina; Franz sposta la serata stiro e ammiro, praticamente una rivoluzione copernicana; Max suona; io, finalmente, finirò quel puzzle da 10.000 pezzi che raffigura mia suocera, regalo di mio cognato).
E visto che è l’ultima puntata, questa settimana ci sarà un vero e proprio give-away di premi: regaleremo, innanzitutto, l’Italia Wave Pack, un bustone che contiene le compilation del fu Arezzo Wave, fumetti, maglietta e spillette; e poi avremo: il disco dei Trabant – io ci faccio la posta da sei mesi, e ho talmente instito che Ink alla fine ha deciso di regalarlo; il disco dei Giardini di Mirò (no, non è uscito il disco nuovo di Jucca Reverberi e compagnia bella, il disco è sempre Dividing Opinions: ma, cosi, avete presente che grand disco è Dividing Opinions?). E poi ancora: libri (in fondo è estate, vorrete leggere qualcosa sotto l’ombrellone, no?).

Segnatevelo in agenda: 90 minuti di regali, venerdì alle 21 a Bologna sui 103.1 FM di Radio Città Fujiko a Bologna. Per tutti gli altri, in streaming, da qui.

mercoledì, 18 06 2008

Gli amici non sono tutto

Il New York Times con un articolo abbastanza accurato fa il punto della situazione attorno al tema “Si guadagna con i social network?”. Passato il tempo delle acquisizioni, si comincia a ragionare di come le grandi aspettative si siano concretizzate in crescita e fatturato. Arriva il denaro? Partendo dall’obiettivo mancato del colosso Myspace (755 milioni di dollari – stimati da Emarketer – a fronte di 1 miliardo di dollari di fatturato previsto, con conseguente downgrade delle compagnie di rating ad Aprile e rimozione del Chief Revenue Officer), si analizza la situazione da molteplici punti di vista, con la gioia di avere sottomano delle cifre, a differenza di certe nebulose discussioni sull’industria musicale e sulla relativa editoria in Italia. Intendiamoci, non si parla di crisi, quanto più di riduzione delle aspettative e maggiore focalizzazione nelle decisioni: Myspace ha pur sempre aumentato il fatturato intorno al 20-30% sul globale e intorno al 50% sul fatturato per cliente (e di conseguenza analisti come quelli della Lehman continuano a raccomandare l’investimento), ma si tratta ancora di soli 6-7$ annui per utente. Se da un lato ci si orienta sulla frontiera del social ad (l’inserzione pubblicitaria calibrata sul profilo dell’utente su cui ha puntato da subito Facebook) e Myspace ha in beta-testing un sistema apposito chiamato SelfServe per sfruttare l’enorme serbatoio segmentato, il problema rimane comunque quello di rendere efficace l’annuncio e cogliere l’attenzione in un contesto grafico svantaggiato (“Molte pagine utente hanno l’appeal estetico dell’armadietto scolastico di un quattordicenne”). Finita la luna di miele è il momento di fare i conti con un sentimento più disincantato e con una contrazione dei budget, proprio nel momento in cui l’esplosione delle piattaforme 2.0 aggiunge ulteriori componenti di distrazione.

 

Black Devil Disco ClubNever No Dollars (MP3)

 

martedì, 29 04 2008

Brutte notizie

di

Prendo il testimone dal pur sempre valido NuxxNews, aka Rick Astley, per segnalare ai gentili lettori un increscioso avvenimento che si è verificato durante l’ultima settimana, in cui, come ormai sanno anche i muri, Ink è di stanza a New York.
E non mi riferisco alle bandiere con la croce celtica che si sono viste ieri sera a Roma: fatto increscioso, intendiamoci, ma l’entourage di Alemanno ha già chiarito all’ANSA che quella non era una croce celtica ma una raffigurazione stilizzata della croce che l’elettore ha apposto sulla sua scheda elettorale (immediate le reazioni di Dolce & Gabbana che hanno fatto sapere che la prossima collezione autunno inverno sarà interamente giocata sul motivo della greca in trompe l’oeil).
Non mi rifersico neppure al fatto che il signor Splinder abbia reso durante la notte cliccabili i titoli dei post. Dure le reazioni di Inkiostro, contattato mentre visitava il MoMa di New York: "Si tratta di un abuso: ora i miei titoli sono in grassetto e in arancione, ma io li volevo bianchi e in SemiBold e ho il diritto di avere quello che voglio. E quindi adesso voglio una prugna in un cappello da uomo pieno di Chanel numero 5." Da Parigi Karl Lagerfeld, direttore creativo di Chanel, ha fatto recapitare a New York una magnum di Chanel n°5 e una tetta di Nicole Kidman, con le più vive scuse di Splinder.
Non parlo neppure del fatto che oggi le CSS abbiano messo in download gratuito dal loro sito l’ultimo singolo Rat is Dead (Rage), dal loro prossimo album Donkey, in uscita il 21 luglio. Proprio oggi, che il nostro è impegnato nella gestione dell’hang over post Calvin Harris, e di certo non potrà scaricare, linkare e scrivere un post battendo sul tempo Polaroid, Fabio De Luca, Ciccio di Nonna Papera e Irina Scalfarottoilcázzaja.
No. Non parlo neppure delle toccanti e drammatiche puntate di Beautiful in onda in questi giorni su Canale Cinque, in cui Brooke viene stuprata da un avvocato ingaggiato – per stuprarla, si intende – da Stephanie, ma non può denunciarlo perché altrimenti Ridge non le consentirà di mantenere la custodia dei figli, uno dei quali, tra l’altro, non è di Ridge, ma è di un certo Deacon che fa il croupier a Las Vegas, e che ha ingravidato Brooke, mentre era ancora sposato con la di lei figlia, Bridget, che è figlia di Eric, e quindi sorella di Ridge, non fosse che Ridge invece è figlio di Marone, ed è quindi il fratello di Nick, ex marito di Brooke, ma anche di Bridget, che al momento è sposato con la ex moglie di Ridge, Taylor, che è incinta di un figlio di Brooke, essendosi fatta inseminare artificialmente, cosa che Bridget sa, ma Brooke no. E per questo è stata violentata e a noi ci sembra anche giusto.
Parlo invece del drammatico, inspiegabile e finanche ingiusto calo di accessi del blog del nostro, come mostrano le statistiche ivi riportate.

shynistat

Un brusco, drammatico e commovente calo dell’8%, da ponderare con riferimento al trittico di giornate festive passato – e che verrà per iniziare abolito per decreto legislativo. Urgono inoltre importanti verifiche da parte di Shinystat, società colpevole, a quanto pare, di un non sempre corretto computo delle schede presenza; ma è imperativa anche la corretta mobilitazione di noi lettori, del fortunato scrivente in primis, e di voialtri lettori in secundis, in tertiis e in quartis. Stabiliamo che domani è la giornata in cui Inkiostro risorgerà dalle ceneri dei suoi 700 lettori quotidiani, e si innalzerà alle vette insperate e inspiegabili di un Wittgenstein qualunque, di una Personalità Confusa e Ritrita, di un Daveblog d’antan, ma anche di una Repubblica, di un Moige e di un Vatican.va, perché no?
Solo così, fedeli lettori di Inkiostro, al suo ritorno dall’altra parte dell’Atlantico il legittimo proprietario di questo spazio saprà quanto e perché lo amiamo.
Per tutti quelli che aderiscono a questa sana campagna di sensibilizzazione, ecco la spilletta per voi:

Mai come quel 29

Per tutti quelli che inspiegabilmente non aderiscono: abbiamo quello che fa per voi.

Inkiostro chi?

Bonus Track: Harry Potter naked.

martedì, 11 03 2008

Colp(it)o basso e affondato

Qualche anno fa si sarebbe usata la parola Serendipità; ora -invece- è un semplice e più banale scherzo del caso, o più probabilmente di una mente maliziosa e creativa che ha provato a sfruttare uno dei tanti buchi della società dell’informazione come strategia promozionale, riuscendo di fatto ad ottenere almeno un po’ dell’attenzione che (stavolta probabilmente a ragione) pensava di meritare.
E così, tra un mp3 scaricato e l’altro, il mislabeling -probabilmente volontario- di un disco ti porta a scoprire una grande canzone che non c’entra nulla con quello che pensavi di ascoltare. Si spacciava per un pezzo nuovo dei Guillemots, quartetto inglese con un buon disco alle spalle (in cui spiccava la splendida Trains to Brazil), ma voce, stile e arrangiamento non quadravano per nulla. E’ bastata una ricerca del testo su Google per scoprire che si trattava invece di un misconosciuto artista electro/indie-pop francese (tale T.), uscito in patria anni fa e nel mondo l’anno scorso per l’etichetta svedese Black Star Foundation.
E al diavolo i Guillemots: Dancing together è una grande canzone, un pattern dolceamaro e ballabile che non dispiacerà ai fan delle cose più pop della Morr, dei Radiohead più idiotecari e dei Postal Service in mood malinconico. Ora non riesco a smettere di ascoltarla: colpo basso riuscito, ma non provateci mai più.

T. - Dancing together (MP3)

 

venerdì, 01 02 2008

Spotted

[Da A selection of perfect ads. Vedi anche 19 best ads I have ever seen]

 

giovedì, 11 10 2007

Loro chiedono a me, io chiedo a voi

Oggi mi è arrivata una mail:

Ciao XXXXXXXX,
Scusa il disturbo, ho letto che ti interessi dei nuovi modelli di business intorno all’industria discografica, così ti contatto per lavoro per segnalarti questa iniziativa tutta italiana che si chiama Downlovers. Si tratta di un sito dove è possibile scaricare gratis delle canzoni a fronte di uno spot di pochi secondi. Benché sia in beta e con un catalogo ancora limitato a 15mila pezzi, mi sembra giusto segnalartelo: http://www.downlovers.it anche perché immagino che, da buon amante della musica, apprezzerai questo tentativo di venire incontro alle diverse esigenze di chi ascolta musica o la promuove.

In futuro, per il 2008, dovrebbero anche essere implementate delle funzionalità di social networking e di promozione di gruppi emergenti.

Naturalmente, non c’è problema – figurati – a condividere la notizia con i tuoi lettori se ti va. Inoltre, se vuoi darmi il tuo riscontro sull’iniziativa o hai qualche suggerimento, séntiti libero di contattarmi. Essendo downlovers ancora in beta, i tuoi consigli possono essere senza dubbio ben utili, soprattutto sul catalogo da sviluppare!

Oggi non ho molto tempo per guardarci e capire se si tratta dell’ennesimo buco nell’acqua impaccato di DRM e con un catalogo limitato, oppure di qualcosa di un po’ più interessante. Le possibilità sono cento a uno (e la grafica quantomeno povera, i pezzi presenti in homepage e il testo della pagina Chi siamo non consentono di essere ottimisti), ma l’idea di far finanziare il download da una pubblicità non è necessariamente cattiva, e io sono il tipo di persona che dà sempre il beneficio del dubbio. Dategli un’occhiata voi: vale la pena?

 

giovedì, 19 07 2007

Le Crocs, will they blend?

L’altro giorno, sconsolato, mi guardavo in giro: le Crocs sono ovunque. Le mostruose calzature a metà tra lo zoccolo della nonna e il sandalo che i genitori costringono i bambini ad indossare per camminare sugli scogli sono la perfetta materializzazione estiva del peggior incubo di ogni amante del buon gusto. Sono talmente brutte che rivalutano in un sol colpo generazioni e generazioni di sandali ortopedici, scarpe traspiranti, infradito più o meno tamarre, espadrillas, ciabatte col calzino bianco di spugna e via andare. Bush si è fatto fotografare mentre le indossava (foto), c’è chi si sposa con quegli abomini ai piedi (foto) -mi chiedo che genitori siano- e l’altra sera, in centro, ne ho incrociate almeno una ventina.

Per conoscere il nemico c’è un bell’articolo di Slate, e per combatterlo c’è la bibbia www.IHateCrocs.com (sottotitolo: «odio le Crocs così tanto che ho comprato il dominio»), la cui autrice si esibisce in memorabili opere distruttive come quella qua sotto. La resistenza è appena cominciata.

 

lunedì, 23 04 2007

Mini marketing musicale

Come già sapete, uno degli effetti collaterali dell’avere un blog «musicale» abbastanza letto è la ricezione di un certo numero di mail da parte di gruppi o etichette in cerca di un po’ di visibilità, che chiedono se mi interessa ricevere il loro disco e, qualora mi piaccia, parlarne su queste pagine. A mail del genere non sempre rispondo (dipende da quello che c’è scritto nella mail, dal momento in cui la leggo, dal periodo, da come mi gira…se Dio vuole il blog non è un lavoro, e se non rispondo non si offende nessuno), e ancora meno spesso i dischi che ricevo mi colpiscono abbastanza da scriverne. Oltre all’aspetto quisitamente musicale, però, conta anche -e non poco- il modo in cui la band si presenta e gli strumenti che usa per suscitare la curiosità di chi è afflitto da attention deficiency disorder e non ha mai tempo di fare nulla di diverso dal lamentarsi perchè non ha mai abbastanza tempo.
A tal proposito si veda l’ottimo post di Mini marketing (già segnalato da Polaroid) con la Guida in dieci punti al rapporto con i blogger, per uffici stampa 1.0, che ammonisce dall’utilizzo di strategie vecchio stile nella promozione di eventi e prodotti (ve la ricordate, la storia della major?) quando si ha a che fare con intelocutori squisitamente amatoriali (e decisamente egocentrici) come i blogger. Personalmente, è abbastanza raro che una mail promozionale (soprattutto se di argomento musicale) riesca ad attirare la mia attenzione. Anche se a volte succede.

Un buon esempio sono i fiorentini Deadburger, usciti qualche giorno fa per Goodfellas con il loro quarto disco C’è ancora vita su Marte, che mi hanno scritto qualche tempo fa chiedendomi se potevano mandarmi il loro disco. Incuriosito soprattutto dagli ospiti (tra gli altri Jacopo Andreini, Enrico Gabrielli, Paolo Benvegnù), ho detto di sì, e mi sono visto recapitare a casa il disco con tanto di voluminoso plico con comunicato stampa, testi e presentazione dettagliata di canzoni, ospiti, riferimenti culturali. Così ho scoperto che la voce alla fine di Come ho fatto a finire in questo deserto è dell’artista Fluxus Ben Vautier, che Istruzioni per l’uso della signora Richmond è una poesia di Nanni Balestrini, che I veri uomini stanno a Chieti si riferisce al pittoresco ex-sindaco della città abruzzese Nicola Cucullo e che Deposito 423 racconta del lavoro di rappresentante farmaceutico del cantante della band. Il disco è un lungo viaggio psichedelico spesso acido e altrettanto spesso etereo; non esattamente il mio genere, anche se in più passaggi non è privo di un certo fascino. Per quanto mi riguarda, però, sono state esattamente le note a margine (e l’approfondimento che inducono) a fare la differenza.


Deadburger -
Deposito 423 (MP3)

Squisitamente virale è invece la strategia adottata dai triestini Trabant e dalla neonata etichetta R!SVP Records che li ha appena messi sotto contratto: una (bella) cartolina cartacea con tanto di quiz, che indirizza a una pagina web da cui scaricare alcuni mp3 che anticipano il disco. Ed è un bel sentire: punk-funk abbondantemente dopato di synth, non esattamente originale ma ottimamente fatto e con un tiro che molte blasonate next big thing estere si sognano. Il disco è in uscita in autunno, con una produzione aggressiva e se il livello si mantiene su quanto sentito, sospetto che ne avremo da ballare. E, a quel punto, chissà quale strategia promozionale si inventeranno? 


Trabant -
Waste of time (MP3)

martedì, 28 11 2006

Everything but the blogger

Non è un mistero che, per motivi squisitamente dialettici nonchè un po’ anche per deformazione professionale (nonostante là i campi e i luoghi di applicazione siano tutt’altri), io sia molto incuriosito dai potenziali e reali rapporti tra blog (e personal publishing in generale) e marketing. Anche solo l’esagerata quantità di volte che su queste pagine è comparsa la parola «virale», ad esempio, la dice lunga in merito.
Non posso quindi non segnalare (e sottoscrivere) il Contrappunto di Mantellini di questa settimana su Punto Informatico, che partendo dalle diverse ricerche che sottolineano il crescente ruolo di Internet (e al suo interno, in posizione privilegiata, dei blog) nell’influenzare il decision making che precede un acquisto, esamina (e critica) l’approccio old economy con cui molte aziende si stanno affacciando alla promozione in rete. Per me e per voi che leggete più o meno quotidianatemente dei blog, la loro importanza nel costruire l’idea che abbiamo di un prodotto è ovvia: io, ad esempio, è anche e soprattutto grazie ai blog e a Internet in generale che decido che dischi e libri comprare, che film andare a vedere, che gadget tecnologici mi faciliteranno la vita e, a volte, anche cosa mangiare e come vestirmi.
La cosa è presumibilmente molto meno ovvia per i tanti soggetti ancora saldamente ancorati a supporti promozionali e informativi classici come giornali, tv, manifesti e iniziative sui punti vendita, che solo ora, allarmati da statistiche come quella che dice che negli USA l’89% delle persone deciderà grazie al web che regali fare per Natale, si svegliano tutto d’un colpo e pretendono di mettere in piedi orrori senza senso come le «campagne blog», destinate a fare in modo che i blogger parlino bene dei propri prodotti. Ignorando il fatto che, senza la credibilità che gli viene dal parlare spontaneamente solo e unicamente delle cose che giudicano meritevoli, i blog non siano altro che rumore di fondo che, anzi, rischia di essere controproducente.
Per dire: se io decidessi di iscrivere il mio blog a servizi come Review me, che, sostanzialmente, paga i blogger per scrivere bene dei prodotti dei suoi inserzionisti, vi fidereste mai più (ammesso che qualcuno lo faccia) dei miei pareri e delle mie segnalazioni?
Ecco.