maggio 2009

venerdì, 29/05/2009

Uelcàm tu de rial cauntri

Vedo che ha quasi un anno, ma io l’ho scoperto solo ora (grazie a Samu). La surreale trasmissione di culto The Club (su All Music) è diventata un libro + DVD (Nel dubbio ti amo, edito da Rizzoli), e per presentarlo sono stati messi su Youtube alcuni estratti del DVD, tra cui un clamoroso booktrailer che mi ha fatto quasi lacrimare dalle risate. Benvenuti nel paese reale.

 

giovedì, 28/05/2009

For an awesome and nerdy kitchen

Tetris Tiles, le mattonelle di Tetris.

Le voglio. 

 

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giovedì, 28/05/2009

Time for shopping but the remix is free

Qualche mese fa su queste pagine parlavamo dei Did, presentando la promettente proposta in salsa punk-funk del quartetto torinese attraverso il remix della loro eccellente Time for shopping firmato dai reggiani Crimea X.

 

Ora, grazie anche alla nuova label Foolica Records, la band alza il tiro e mette in piedi un intero remix contest, consegnando il suo pezzo nelle mani del pubblico, che può prelevare dalla pagina apposita tutte le tracce e ri-miscelarle a proprio piacimento. Il contest parte oggi e dura un mese, al termine del quale la band sceglierà i 7 remix che insieme al brano originale andranno a comporre un EP che verrà messo in free download su vari siti. Tra cui quello che state leggendo (che non si è scappato la faceta opportunità di venire definito media partner di qualcosa), cosa che con tutta evidenza vi renderà in breve tempo ricchi e famosi.

 

Andate e remixatene.

 

 

Did – Time for shopping (MP3)

 

mercoledì, 27/05/2009

My lack of knowledge is vast, and my horizons are narrow

«And if every relationship is a two-way street
I have been screwing in the back whilst you drive»

[Jarvis Cocker – I never said I was deep]

Non so voi, ma io Jarvis l’avevo dato per perso.

 

Dopo la perfezione toccata negli anni del brit-pop (che hanno consegnato i suoi Pulp e la loro Disco 2000 alle leggenda), con l’appendice del sontuoso noir di This is hardcore, Jarvis Cocker stava cominciando a farmi un po’ pena. Letteralmente intrappolato nel personaggio del dandy inglese colto, brillante e un po’ stronzo, ma incapace di scrivere e pubblicare ancora materiale all’altezza del suo passato, Jarvis stava diventando più famoso per le sue frequentazioni (è diventato un grande amico di Nick Cave, pare) e le sue opinioni (come columnist del Guardian o conferenziere d’eccezione) che per la sua musica. Il nuovo disco Further Complications, a un primo ascolto, non mi sembrava in grado di cambiare le cose, complice anche un singolo abbastamza inutile.

Grazie a un giro di shuffle particolarmente ispirato (sia sempre benedetto lo shuffle) ho però cambiato idea.

 

I never said I was deep è tra le migliori ballad mai scritte dall’autore inglese, un classico pezzo di crooning con melodia e arrangiamento impeccabili e un testo ispiratissimo, crudele e ironico che gioca a smentire  tutti i luoghi comuni più nobili su un’artista intelletuale come Cocker, che si professa invece gretto, volgare e «profondamente superficiale». Come stile e atmosfera impossibile non pensare ai pezzi migliori del Nick Cave più grottescamente romantico, in modo simile a quanto accade con Leftovers, impietoso e quasi patetico corteggiamento di un «avanzo» ormai in là con l’età. Due stoccate di gran classe che si fanno ascoltare e riascoltare, e segnano un nuovo inizio per la carriera di Cocker.

 

Anche se alla fine fanculo, chissenefrega.

Questo post in realtà è un semplice sfoggio del mio giudizio e del mio fiuto musicale, al solo scopo di fare colpo sulle ragazze. Come tutti gli altri.

 

 

Jarvis Cocker – I never said I was deep (MP3)

Jarvis Cocker – Leftovers (MP3)

 

martedì, 26/05/2009

Non sempre le cose capitano agli altri

di

Certe cose sembra che non ti possano accadere, che non possano accadere a nessuno, men che meno a qualcuno che conosci. Tipo, chessò, finire in una campagna denigratoria del Giornale. E invece, sorpresa, a una mia amica è successo. Sara Pavan, fumettista extraordinaire, che ha fatto molte cose tra cui fondare l’etichetta Ernest,  si è vista sbattere i suoi disegni in prima pagina come esempio di porno per minorenni.
La storia è presto detta: il Giornale non riusciva a trovare abbastanza merda da tirare sul ventilatore della campagna elettorale per le amministrative di Genova e ha provato un po’ a inventarsela. Una biblioteca ha pubblicato, anche in occasione dell’imminente Pride, un bibliografia ragionata su sesso e sentimenti per adolescenti e bambini. Nella parte della bibliografia dedicata ai teenager c’è un link a un sito che, guarda te, parla di sessualità agli adolescenti (questo), nel sito ci sono dei fumetti e nei fumetti si parla, come è facile immaginare, di sesso e si vede pure qualche donna nuda (dopotutto i potenziali utenti dovrebbero aver passato l’età dei cavoli e delle cigogne da un po’).
Occasione ghiotta per il giornalista, visto che con un po’ di fantasia il tutto può essere riassunto in: Fumetti Pornografici: così Genova spiega il sesso ai bambini. Un carpiato da 10.00. Fa ridere (piangere?) poi che il giornalista si lamenti che i disegni non sono mica sexy come quelli di Manara e Magnus.
Un volta tanto potrò esprimere solidarietà personalmente con una vittima della stampa irregimentata.
Per saperne di più qui qui e qui.

martedì, 26/05/2009

Tromp!

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

 

Questo e altro nello spettacoloso Off the wall: The astonishing 3D murals painted on the sides of buildings by a trompe l’oeil artist, sul Daily Mail. Impressionante.

 

lunedì, 25/05/2009

“Dovremmo smettere di leggere libri di ebrei”

di

Il tavolo era tondo, di legno chiaro e con troppe mani di vernice. Erano in tre e undici anni tutte.
Valeria, scura di capelli, di occhi e di pelle, denti dritti e bianchissimi. Medaglia della Virgen de Luján regolarmente al collo. Ad essere un po’ stronza l’avresti apostrofata come la tipica india sudamericana. La tua migliore amica, avresti potuto permettertelo.
Iliana, capelli castani e occhi marroni, denti altrettanto dritti, un po’ meno bianchi e congenitamente altezzosa, in Argentina ti avrebbe dato sempre quell’impressione di oligarchia latente, in Spagna sarebbe diventata un’Arantxa qualunque, con un bel paio di orecchini di perle e i colpi di sole freschi di parrucchiere.
La terza si chiamava come non avrebbe dovuto, portava l’apparecchio ai denti -l’ortodonzia andava fortissima- e descrive.
Tutte perdutamente innamorate del loro compagno di classe. Leandro era bruno, con le lentiggini ed il Bar Mitzvah in cantiere. E infatti la questione era tutta lì, discutere del fatto che a sposarti un ebreo molto probabilmente saresti dovuta diventare ebrea anche tu. ‘Sai, la sua famiglia..’ esponeva seria la padroncina di casa. Era l’ottantasette, al governo c’era Alfonsín e la dittatura era finita.

Cover_GRANathan Englander è un ebreo con il naso parecchio grosso, nato nel 1970 a New York ed Il Ministero dei Casi Speciali è il suo secondo libro e primo romanzo. La storia è quella nota del desaparecido. Non è l’informe della CONADEP, non è Il Volo di Verbitsky eppure risulta sia sobrio che coinvolgente. È un romanzo e ripeterselo ogni tanto mentre si legge fa più bene -o meno male-.
Una famiglia ebrea ripudiata dagli stessi ebrei con un figlio ventenne nel 1976 a Buenos Aires, di come si possa violare un’identità in tanti tristi conosciuti modi diversi.
Ottima l’idea di introdurre la chirurgia estetica come mezzo per smettere di essere visibilmente quello che si è: ebrei dal naso enorme come la propria Storia. Ottima l’idea del mestiere paterno: incidere lapidi non per scolpire nomi ma per strappare dai vivi i morti, diventati carico inaccettabile nella Comunità in continua visione di repulisti.
S’incontrano molti personaggi di quegli anni, il generale con il bambino rubato e la moglie cinica e ricca, il vicino spaventato, chi acconsente e chiude gli occhi, l’ambigua figura clericale e il pentito –educato all’ESMA– dei voli nel Río de le Plata e ovunque tutta quella burocrazia implementata ai limiti della ratio.
Dimostrare la tua esistenza una volta scomparso è la parte più difficile, sei senza documenti, non risulti detenuto e i tizi che hanno bussato alla tua porta, quella porta che ti ha regalato tua mamma per salvarti, sono senza divisa e viaggiano in Ford Falcon. Una famiglia che si rompe ed i pezzi finiscono sui lati opposti del tuo piano bidimensionale per gli urti anelastici. Efficace e cattivissima l’idea delle ossa.
Tutto qui ruota intorno al sistema solare dell’essere. Chi sei per i tuoi genitori, per i tuoi amici in rubrica e per lei, che verrà dopo di te nella tua cella e mangerà i tuoi pensieri provando a salvarti, ringraziandoti della civiltà con cui le hai regalato il tuo nome.
E conta tantissimo la pacatezza di certe immagini e l’ironia di rapporti familiari -normalmente difettosi- prima di coprire lo specchio.
   

“La prima linea di difesa per un sistema corrotto e disfunzionale è mettere un ignorante di guardia alla porta.”

lunedì, 25/05/2009

Due settimane

Non ci vuole un genio a capire che nella scena musicale indipendente mondiale questo è decisamente il momento dei Grizzly Bear.

Autori di quello che è già uno dei dischi dell’anno (anche se tecnicamente Veckatimest non esce prima di domani), protagonisti dei set più osannati e impeccabili del South by Southwest di Austin e destinati a un futuro da grandi nel panorma dell’adult pop più colto (la stessa lega che l’anno scorso è stata dominata dai Fleet Foxes, per intenderci), i Grizzly Bear sono finalmente pronti a riscuotere quello che meritano.

 

Per quanto mi riguarda, a incoronarli tra gli eroi musicali del 2009 basterebbe il piccolo primato di cui sono titolari sul mio lettore MP3, dove la loro Two weeks per numero di ascolti batte quasi del doppio tutti i contender più accreditati (e quest’anno non ne mancano, per fortuna).

Come tutti i pezzi del quartetto di Brooklyn, Two weeks non avrebbe sfigurato nelle mani di un girl-group degli anni ’60 (riferimento non facile da vedere ma che, una volta scovato, appare la lente più chiara attraverso cui osservare la musica della band), a partire dai suoi cori quasi angelici per arrivare all’andamento indolente e al testo cripticamente frustrato. Un prodigio di chamber-pop sognante ma contemporaneamente inquieto, come sembrano indicare anche i due video che girano su YouTube; il primo, non ufficiale, schifosamente poetico e romatico (e bellissimo), mentre il secondo -ufficiale, appena diffuso- lento e inquietante oltre ogni dire.

Se non li avete mai approfonditi, un’ottima introduzione ad un mondo musicale complesso e molto affascinante. Se invece li conoscete già, sappiamo entrambi qual è il brano più ascoltato del momento sul vostro lettore MP3.

 

 

Grizzly Bear – Two weeks (MP3)

 

-Previously-

Grizzly Bear – He hit me and it felt like a kiss (Carole King cover) (MP3)

Grizzly Bear – Knife (MP3)

 

-Elsewhere-

Grizzly Bear – Live on WNYC (4 canzoni)

Grizzly Bear – Black Cab Sessions (live video)

 

domenica, 24/05/2009

Oratoria

di

Ci-cerone si prepara a un altro discorso.

cicero

sabato, 23/05/2009

Complimenti, bella idea

 

venerdì, 22/05/2009

I’ve come to wish you an unhappy birthday

Oggi Stephen Patrick Morrissey compie 50 anni. Che possa avere un pessimo compleanno, e come al solito scriverci sopra un disco bellissimo.

 

Il sito dedicato alle celebrazioni: HappyBirthdayMorrissey.Com

The Times

The Guardian

BBC

giovedì, 21/05/2009

W O W

Una specie di sogno diventato realtà: i Lego Frank Lloyd Wright, per la nascente e già fighissima sezione Lego Architecture. Meraviglia.

 

mercoledì, 20/05/2009

Wednesday I’m in points

[in realtà stavolta i punti non ci sono.
Ma avevo un po’ di link che mi avanzavano]

 

 

Pedal pandemonium! | Chris Carter dei Throbbing Gristle, una ventina di pedali e il loro tributo al BBC Radiophonic Workshop. (via)

 

 

In bed with Metalmarco | Luca Sofri passa una notte con Metalmarco, gran visir di Italian Subs Addicted, sottotitolatore senior di Lost e benefattore dell’umanità. Nel numero in edicola di Wired, edizione italiana (di cui non abbiamo mai parlato qua, ma magari un’altra volta).

 

 

It’s a brand life | Jane’s brand timeline potrait, una giornata della vita di Jane attraverso i marchi con cui entra in contatto. Idea banale, sviluppo scontato, risultato affascinante (e un po’ inquietante).

 

 

Caizzi for president | Da Cerca su google, Come fare una canzone alla Animal Collective. Un video tutorial molto preciso, che vi garantirà successo e fama imperituri nella scena indie mondiale. Mi raccomando l’osso di bue, è fondamentale.

 

 

Game Web 2.Over | Tre anni fa questo collage dei logo più famosi del web 2.0 aveva fatto il giro del web. In piena crisi economica qualcuno lo ha ripreso in mano, e ha scoperto che più o meno una metà di quei servizi ora non esiste più.

 

 

Sono Wolf, risolvo problemi | Di Wolfram Alpha, il motore di ricerca intelligente che promette di rimpiazzare Google (sì, ciao) sapete già tutto. Ma li avete visti questi e questi Easter Eggs? E Wolfram Beta?

 

 

Cavi dipanati | Del numero del Wired americano dedicato al mistero, curato da JJ Abrahms e riempito di enigmi vi ha parlato Dedalus1 qualche settimana fa. Per quelli che nel mentre se lo sono procurato, ora sono disponibili tutte le soluzioni.

 

 

Twittare sodo | Tweeting too hard, il sito che raccoglie i Tweet più presuntuosi, egocentrici ed irritanti. Soooo true.

 

 

Blank music | E, quatto quatto, grazie a Dangermouse, Sparklehorse e David Lynch, sta per uscire Dark Night of the soul, il primo CD musicale ad essere privo di musica (è un CDR vuoto). E’ davvero una rivoluzione? O solo una sfiga contingente (causata dalla solita ottusità delle major) sfruttata intelligentemente come pubblicità? AI posteri ecc ecc.
Nel mentre ascoltatevi il pezzo più rock’n’roll del lotto, il duetto (trietto?) con Julian Casablancas degli Strokes:

 

Dangermouse and Sparklehorse – Little girl (feat. Julian Casablancas) (MP3)

 

 

martedì, 19/05/2009

La caffortera

Cafuerteras, di Javier Jaèn

 

lunedì, 18/05/2009

It’s just you and me and the washing machine

Era ora.

La prima volta l’abbiamo ascoltata che il disco d’esordio non era ancora uscito, e l’abbiamo adorata; poi My lonely and sad Waterloo è finalmente arrivato nei negozi, e ci siamo stupiti non poco per la sua assenza dalla tracklist. Da allora sono passati due anni, e nel mentre l’abbiamo ascoltata a ripetizione, ballata un sacco, canticchiata sotto la doccia o quando facevamo il bucato, e citata più volte come una delle migliori canzoni indiepop del panorama italiano (e forse non solo) ad essere ancora inspiegabilmente inedita.

Questo primato è durato fino ad oggi, perchè, con una mossa a sorpresa, nella giornata odierna Me and the washing machine dei My awesome mixtape vede finalmente la luce. La 42 Records, nuova etichetta per cui i Bologna Geek Dancers hanno da poco firmato, ha infatti deciso di costruirci attorno un EP, e di farne il succoso antipasto del secondo disco How Could A Village Turn Into A Town.

 

Other Houses EP esce oggi, e oltre alla versione definitiva di Me and the washing machine e a due remix (ad opera di Congorock e di Peluche) contiene altri due inediti. Il nuovo materiale denota un deciso passo in avanti per la band, che ha già raggiunto una maturità sonora e compositiva assolutamente invidiabile, che si smarca dai modelli procedenti ed emerge con una scrittura originale e con arrangiamenti mai così ricchi e al contempo leggeri. E il nuovo disco, in uscita a Settembre, lo conferma ancora di più (fidatevi).

 

Potete scaricare gratuitamente la versione digitale di Other Houses EP da Vitaminic Pronti al Peggio, e approfittarne anche per vedere i due nuovi video realizzati per loro da Opificio Ciclope; potete quindi comprarvi online l’edizione in cassetta colorata limitata e numerata (ne ho già vista una copia ed è un piccolo gioiellino Art Attack), in combinazione con la relativa t-shirt.

E poi passare tutta l’Estate a canticchiare «Pam-parà Parà-pa-pa-pa»…

 

 

 

My awesome mixtape – Me and the washing machine (MP3)

 

domenica, 17/05/2009

Star Wars Vs Star Trek


Non hanno tutti i torti. (via)

domenica, 17/05/2009

La piccola agenda dei concerti di Ink… Vitaminic

Ammettiamolo: noi le detestiamo, le città. Non ci possiamo proprio vivere. Lo stress ci uccide. Lo smog ci uccide. Le amministrazioni comunali parafasce ci sfiancano. D’estate, poi. A Bologna d’estate è caldo e si sta male, cantava Luca Carboni, e se c’è una cosa di cui mi sono accorto dal mio primo anno da fuorisede è che, beh, non diceva per dire. A Milano non saprei, ma ad occhio e croce credo ci sia la stessa afa invivibile, la stessa umidità canaglia, le stesse zanzare (forse non proprio le stesse, ma saranno magari le cugine).

La campagna, ecco cosa ci vuole. L’arcadia, il locus amoenus, il buen retiro, l’otium della vita pastorale. Una casa in campagna. Con il cibo sano, le repliche in tv, le buone letture, la possibilità di disintossicarci.

 

Solo che dopo un po’, che palle. Davvero, non se ne può più. Tutti quegli uccellini, quel verde, lo sguardo liquido e assente delle mucche, l’aria paciosa dei cavalli che pascolano. Quell’odore di erba tagliata di fresco, di fiori impegnati ad impollinare il circondario, di cacca. Basta, non se ne può più, dopo un po’. Si finisce a rinchiudersi in una stanzetta angusta (gli sgabuzzini sono ottimi allo scopo) ad allumare sigarette fino a ricreare l’atmosfera nebulosa del centrocittà. Dopo tre settimane si prende e si torna a casa, ad aspettare la notte il canto dei camion della nettezza urbana, a malsopportare le vacchiette che affondano di gomiti sui mezzi pubblici, a drogarsi ancora un po’ delle serie tv che la tv nazionale scoprirà tra tre anni. Ad annoiarsi, ma in modo costruttivo. E poi ad annoiarsi e basta.

E poi, cosa fare? Ok, voi che vivete a Bologna e dintorni lo sapete già cosa potreste fare, avete la piccola agenda dei concerti. Purtroppo come sapete che quest’anno niente Julive1. Amen, anyway. Se siete a Milano, sapete invece che potete contare sul Miami: il meglio della musica indipendente italiana (ad essere onesti, praticamente tutta la musica indipendente italiana) riunita in un unico posto dal carisma della frangetta di Carlo Pastore2. Bello, bello, bello.

Ma se per caso vi piacessero anche i gruppi stranieri? Se passaste metà anno a sospirare sulle next big thing di Pitchfork, vagheggiando di vederle un giorno, per capire se valgono veramente quanto sembra o meno, per scatenarvi sul vostro anthem di fiducia, per piangere finalmente a dirotto su quella canzone3?

Vitaminic una risposta ce l’ha. Magari non è LA risposta, però è un ottimo inizio. Otto serate dal 18 maggio al 6 giugno, un SXSW tascabile in terra milanese organizzato dal paziente lavorìo della sempre benemerita Marina4. Se leggete queste pagine probabile che Marina la conosciate già e non ci sia bisogno di fare un’apologia dei suoi gusti, o che già abbiate un’idea di quanto sia difficile organizzare concerti in questo periodo (non parliamo di portare davvero il vostro gruppo del cuore a suonare per voi). Probabilmente almeno avete già avuto modo di ricevere su Facebook o su Last.fm aggiornamenti dettagliatissimi sul programma dei Days. Che ha avuto un po’ di cambiamenti anche inaspettati, come è giusto che sia la prima volta che si fa qualcosa: l’imperfezione è inevitabile, forse necessaria.

Che insomma sapeste già o meno dei Vitaminic Days, che conosciate già il programma o meno, prendetevi cinque minuti di pausa; avvicinatevi alla finestra ed apritela, in modo da fare entrare smog e caldo asfissiante (o pioggia torrenziale, a vostro piacimento). Se necessario accendete una sigaretta, se volete essere sicuri che ci sia una percentuale sufficiente di monossido di carbonio.

Ora fate un lungo respiro profondo, e date un’occhiata qui:

 

Quando Chi Dove
Lun 18/05 Andrew Bird (+ Vitaminic/Coop Music dj set) Musicdrome (MI)
Il nostro polistrumentista e fischiatore di fiducia non ha bisogno di presentazioni. Il concerto è stato spostato per le richieste superiori alle attese, nel link (i link richiamano quasi sempre la pagina dedicata su Vitaminic) si trovano tonnellate di esibizioni live che da sole dovrebbero convincervi ad esserci. Una data immancabile in esclusiva italiana.
Mar 19/05 Emmy The Great + Mange Tout (+ Vitaminic dj set) La Casa 139 (MI)
La 24enne sempre meno antifolk e più rotondamente pop viene a Milano a cantarci cose terribili col sorriso sulle labbra (e che labbra). Seconda esclusiva italiana e appuntamento fortemente raccomandato agli anglofili.
Mer 20/05 LOSER night con Hatcham Social + A Classic Education (+ Loser dj set) Musicdrome (MI)
La post-new-wave (esisterà?) vs. l’indie rock dei nostri, di cui personalmente non sono un fan sfegatato, ma la cui crescita costante (e resa dal vivo) è innegabile. Serata notevole e dj set imperdibile.
Gio 21/05 My Awesome Mixtape + Le Rose (+ Vitaminic dj set) Arci Biko (MI)
I My Awesome Mixtape sono da tempi non sospetti un pallino del padrone di casa. Spalleggiati nell’occasione dall’electro-retro-pop dei Le Rose, dovrebbero valere anche l’eventuale trasferta per ogni geek degno di questo nome.
Gio 28/05 Abe Vigoda + Buzz Aldrin (+ Vitaminic dj set) La Casa 139 (MI)
Ovvero : l’acidissimo shitgaze dei primi dopo lo spietato post/wave/gaze dei secondi. Se questo concerto fosse un film, sarebbe Lynch che incontra Gilliam e si scontra con Aronofsky. Se fosse un libro, sarebbe Hunter Easton-Palahniuk. Se fosse un dolce sarebbe… ehm, scusate, mi ci ero fatto prendere la mano. Comunque direi un krapfen, così su due piedi.
Lun 01/06 KISS THIS night: Vivian Girls + The Pains of Being Pure At Heart (+ Kiss This dj set) Magnolia (MI)
Il gruppo che Tarantino avrebbe potuto inventare e rendere protagonista di un suo film vs. il gruppo poppero definitivo, per di più sponsorizzato da Dietnam. Non aggiungo altro.
Mer 03/06 SECRET FURRY HOLE night: Women + Banjo Or Freakout + His Clancyness (+Secret Furry Hole dj set) Rocket (MI)
Le meravigliose strutture sghembe di Banjo Or Freakout si giustappongo alle traiettorie psicotiche dei Women (definiti giustamente da Pitchfork “il gruppo più ingooglabile dai The Music in poi“), una band che fa math-rock come lo penserebbe John Nash; tutto questo al release party del riservatissimo progetto solista di Jonathan Clancy.
Sab 06/06 VITAMINIC SUM UP PARTY: Wavves + DID + Swim (+ festa di chiusura della rassegna con dj set di: Fabio De Luca (Rolling Stone) e Giorgio Valletta (Xplosiva)/ DiscoLimone/Dj Persignora /Vice Magazine / EnzoPolaroid (Polaroid blog)) Bitte (MI)
Finalone di sabato sera con il Beck degli anni zeroooo (e scusate se è poco), supportato dai tiratissimi DID (anche qua, potrei sbagliarmi ma mi sembrano esattamente il genere del padrone di casa) e da Swim, e non mi sembra blasfemo pensare che i due italiani possano reggere il confronto. Segue un dj-set con così tanti nomi da sembrare la versone dj di Domani 21/01/2009, e provateci voi a non rimanere a ballare fino all’alba.

 

Questo è il programma; molti dei nomi li avevate già visti nell’esaustivo report che il sempre benemerito dott. inkiostro in persona aveva stilato al suo ritorno dal SXSW. Di alcuni aveva parlato molto bene, di altri così-così, altri non lo avevano impressionato positivamente. Mettete in conto che ink è anche un grande fan di Tiziano Ferro, e valutate pertanto che potreste anche dissentire da lui, e trovare eccezionale un live che a lui non è piaciuto (o viceversa)5, e che in generale varrebbe almeno la pena di provare. Fatto? Bene. Ora finite la sigaretta, chiudete la finestra, lasciate ripartire l’aria condizionata, aprite questa pagina e seguite le istruzioni: avete tempo fino alle 18 di oggi per vincere un ingresso gratuito a tutti e otto i Vitaminic Days. E ammettetelo, è anche per piccole cose così che le adoriamo, le città. E non ne possiamo davvero fare a meno.

[Ma in effetti avrei potuto linkare anche questo.]

1. Nonostante le tantissime ferme voci di protesta che si sono levate unanimi contro quest’ennesimo taglio al lato migliore di Bologna, forse l’unico che la rende veramente il posto in cui vivere (piuttosto che quello da cui scappare), cioè l’offerta culturale. Come, niente voci? Toh, mi sarò confuso.
2. Voglio credere che non esista nessuno capace di offendersi per una battuta così. Ma desse fastidio, come da tradizione: chiedete e verrà cancellata
3. Tu, sì, tu, che stai alzando gli occhi al cielo sottintendendo che nessun adulto sano di mente potrebbe fare mai nulla del genere, fatti un esame di coscienza. Ricordi quella volta, a quel concerto, il secondo anno di università? Com’eri giovane, quanta ingenuità, vero? Ecco, pensaci.
4. In collaborazione con Live In Italy, Hub Music Factory, Maple Syrup Gigs e Vice Magazine.
5. Come accade, del resto, ogni volta che entra in gioco la banalissima varietà dei gusti umani.

DISCLAIMER: questo post è stato scritto in pieno conflitto d’interessi, visto che anche io scrivo per Vitaminic. Le parole di sufficienza sulla vita pastorale sono puramente strumentali al fine del post. Non spenderò nemmeno una parola per convincervi che i Vitaminic Days mi sembrano sinceramente una cosa molto bella: se non ci credete non vi convincereste. Peccato per voi, nel caso. Come? Storcete la bocca? Vorrà dire che la prossima volta vi porterò delle veline minorenni, comunisti!