novembre 2007

venerdì, 30/11/2007

How to turn Scarlett Johansson into a zombie

Bonus (sempre lei):
The Teenagers
Starlett Johansson (MP3)

 

venerdì, 30/11/2007

Get Black o la dura legge della radio

Bando alle ciance, questa volta sarò telegrafico, perchè di tempo per (stra)parlare ce ne sarà in abbondanza questa sera: dalle 21 a Get Black avremo ospite Gianluca Morozzi, prolificissimo scrittore per Guanda e Fernandel (Black Out, L’era del porco, L’abisso) che non ha bisogno di presentazioni. Faremo quattro chiacchiere sulle sue ultime produzioni, sul rapporto tra Emilia e Rock (che ha raccontato bene in L’Emilia o la dura legge della musica), su Bruce Springsteen (sui cui fan il nostro ha scritto Accecati dalla luce), su cosa voglia dire riuscire a vivere di scrittura in Italia, e sul rapporto tra la nostra terra, la sua opulenza alimentare e la creatività artistica che da sempre la contraddistingue; e -ovviamente- regaleremo un PACK con una nutrita selezione delle sue produzioni vecchie e nuove.

 

Come al solito ci trovate dalle 21 alle 22.30 sui 103.1 MHz in FM di Radio Città Fujiko per Bologna e provincia, oppure in streaming per tutti gli altri (e, dal weekend, in podcast dall’apposita pagina). SMS in diretta al 333 1809494, Mail black AT getblack.it. Devo dire altro?

 

giovedì, 29/11/2007

Equazione a somma zero

L’Equation bookshelf dell’Estudio Breder me l’hanno segnalata almeno in quattro, ma ero un po’ riluttante a postarla. Bella è bella, eh, ma….quel vaso di fiori?!?

 

giovedì, 29/11/2007

Monday gaming con 3 giorni di ritardo: Caligula

Rispondo con qualche giorno di colpevole ritardo alla convocazione dal suo side-blog Piste di sua maestà Leonardo (best blogger ever, come testimonia anche il suo geniale ultimo post Farsi gli affari tuoi), e vi rimpallo il link a uno di quei giochini in Flash soooo Monday gaming 2006.

Caligula è firmato da quelli di [adlut swim], gli stessi dello splendido picchiaduro religiosamente scorretto Bible fight, e nonostante non ne condivida la stessa strabiliante cura grafica, l’altissimo livello di giocabilità e il potenziale di dipendenza elevatissimo tipico dei picchiaduro (Dio, mi sembra di essere tornato quando a 13 anni leggevo The games machine) è sempre in grado di regalare un’oretta di puro relax, a base di carneficine di pavidi patrizi, prostitute, poveri plebei e centurioni, ben 26 armi da collezionare (di cui alcune -l’alveare è il mio preferito- divertentissime e assai bizzarre da usare) e, per chi lo volesse, incitazioni da urlare nel microfono del proprio pc.

Dopo un po’ che si gioca non è ben chiaro lo scopo finale del tutto (se ho capito bene non esiste una fine vera e propria); anche se, quando si riesce ad accedere all’orgia nel palazzo al centro del Foro, in qualche modo si viene ripagati. Ci si accontenta di poco, di questi tempi.

 

mercoledì, 28/11/2007

Whisper words of wisdom, videoclip

Se lo prendi come un film musicale (così è presentato, per lo più) Across the universe -il film di Julie Taymor interamente costruito sulle canzoni dei Beatles, da poco uscito nelle sale- è un film agghiacciante. La trama è un’accozzaglia di banalità da soap opera di terza serie, siparietti lisergici giustificati dall’ubiquo clichè anni ’60, guest star (Bono, Joe Cocker, Salma Hayek) inutili e forse pure dannose e contorsioni di sceneggiatura utili solo ad inserire il maggior numero possibile di canzoni dei Beatles.

Se lo prendi come un musical, le cose migliorano un pochino: le performance vocali degli attori sono abbastanza decenti, gli arrangiamenti sufficientemente vari e personali, l’alternanza cantato/parlato ben bilanciata e le coreografie molto ben fatte.

Se lo prendi come una serie di video-clip di pezzi dei Beatles, però, Across the universe è decisamente un bel vedere. La Taymor, la cosa è nota, ha creatività da vendere, e il numero delle invenzioni che tira fuori per illustrare visivamente le canzoni e dar loro la sua chiave di lettura (tre esempi su tutti: With a little help from my friends, Strawberry fields foreverHappiness is a warm gun) è secondo solo al piacere del fan dei Beatles che gode per una messa in scena tanto curata e passa tutto il film a trattenersi dal cantare a squarciagola ogni singolo pezzo.

Peccato solo che questo dovrebbe -anche- essere un film, e le belle trovate da sole non bastano. Se però andate al cinema con l’idea giusta di quello che state per guardare, chissà, magari vi piace pure. 

 

Rufus Wainwright – Across the universe (MP3)

[che non è nella colonna sonora di questo film ma in quella di I am Sam, altra opera Beatles-related. I brani della colonna sonora di Across the universe sono molto più trascurabili di questa bella -e insoltamente, visto il personaggio- sobria versione firmata da Rufus Wainwright]

 

martedì, 27/11/2007

Potrebbe essere lupus

[proprio quando, nell’ultima puntata USA, è proprio lupus…]

 

martedì, 27/11/2007

A ciascuno i suoi anni ’80

 

Calvin Harris – Acceptable in the 80s (MP3)

Editors – Acceptable in the 80s (live) (MP3)

 

[Cosa resterà di questi anni ’80? La plastica e i lustrini secono l’enfant prodige Calvin Harris, vera stella dell’anno nel campo dell’elettronica coatta -al cui confronto i Justice sono roba da palati fini- e autore di uno dei riempipista della stagione. Il dark e il gloomy mood secondo gli Editors, che sottopongono al loro trattamento il pezzo (come accadde già a Feelgod, Inc. dei Gorillaz, e fu notevole) tirandone fuori una marcia angosciata ed epica che parte dai Joy Division (ma và?) e in certi momenti ricorda pure i Suicide. Quasi grottesco, ma funziona.]

 

lunedì, 26/11/2007

Backpain @ the Covo

Un giorno scriverò un post, in cui vi spiegherò cosa vuol dire, nell’arco dello stesso giorno, svegliarsi con la schiena bloccata (una cosa che ti fa sentire non solo vecchio -quello ti ci senti già dalla venerabile età di anni sedici- ma anche incommensurabilmente accidentale, se capite cosa intendo) e, dopo esserti fatto tutto il giorno di antidolorifici anche solo per riuscire a muoverti, ritrovarsi dentro a un Covo quasi sold-out davanti a tre ragazzetti di Liverpool che fanno ballare e saltare una folla di coetanei numerosa centro volte tanto con il miglior british jangling pop di questo anno domini 2007.

 

Un giorno vi spiegherò la sensazione di right here right now che può prendere una persona in una situazione del genere, in cui, mentre assiste al concerto dei Wombats da solo nella folla stando ben attento a non farsi urtare troppo dai ragazzetti scalmanati, si rende conto che quello a cui sta assistendo è un momento in qualche modo epifanico, che fotografa una promettentissima band nel momento esatto in cui è ancora così inesperta e entusiata da fare un set sudato e spontaneo (3 singoli e un’invasione di palco solo tra i primi 5 pezzi) e non abbastanza nota da riempire del tutto il locale, prima di decollare definitivamente o di scomparire nel dimenticatoio con un secondo disco calcolato e trascurabile.

 

Un giorno forse avrò una risposta al perchè continuiamo a esaltarci per ragazzetti ventenni che fanno casino con le loro chitarre, snocciolano canzoni con riferimenti culturali da terza media e si profondono nell’ennesima ripetizione di un modello musicale abusatissimo con minime (se non nulle) variazioni, e ciononostante noi non possiamo fare a meno di essere lì, e di battere il piede a tempo anche se la schiena fa malissimo, il moshpit ti spinge indietro rischiando di spezzarti a metà, e diversi volti nella folla ti ricordano gli adolescenti brufolosi che ti ritrovi dall’altra parte della cattedra, un paio di volte a settimana .

 

Un giorno smetteremo di rischiare la salute per assistere a concerti rock’n’roll di band che non cambieranno la storia della musica e forse neanche la storia della serata, in cui ventenni scalmanati ballano davanti ad altri ventenni scalmanati che cantano di scalmanarsi e ballare e innamorarsi e andare a vivere a New York.

Questo giorno, però, deve ancora arrivare.
Non mi avrete, non ancora.

 

The Wombats – Let’s dance to Joy Division (live @ Astoria) (MP3)

The Wombats – Moving to New York (live @ Astoria) (MP3)

The Wombats – Lost in the post (live @ Astoria) (MP3)

 

Bonus:

The Wombats – Moving to New York (acoustic live @ Planet Claire) (MP3)

 

venerdì, 23/11/2007

Inkiostro, M. D.

E nella vita viene il giorno in cui ti svegli, provi ad alzarti dal letto, e non ci riesci.

Da qualche parte nella tua schiena (zona trapezio sinistro, ti dicono) qualcosa ha fatto crack, e che sia una cotrattura o stiratura muscolare, un’infiammazione osteo-articolare oppure -non so- il primo sintomo di lupus o encefalopatia spongiforme (guardo troppo il Dr. House, lo so), il risultato è solo uno: senza cospicue dosi di antidolorifico soffri come un cane in qualunque posizione tu sia, e alcune altrimenti banali azioni quotidiane (come tirare su la tapparella, infilare la manica di una giacca o allacciarti le scarpe) sono fonte di dolori indicibili. Ora sono abbondantemente sedato (e la cosa ha alcuni piacevoli effetti collaterali, devo dire), e tale ho intenzione di rimanere almeno fino a stasera, in modo da non mancare la puntata di Get Black più sgarrupata della storia e il successivo, attesissimo, concerto dei Wombats al Covo.

Per i prossimi giorni, quindi, non spaventatevi se non avete mie notizie. Starò soffrendo in un angolo lamentandomi per il mio sconsiderato stile di vita, aspettando che il dolore passi. E se non passa, comprerò un bastone e mi improvviserò genio della medicina. In ogni caso, non potrà essere peggio di stamattina, no?

 

giovedì, 22/11/2007

Say ‘On’ to Youtube

Si fa un gran parlare di YouTube, dello user-generated content, del «tutti ormai sono registi», del lo-fi digitale che ha ucciso il cinema indipendente. Ma basta imbattersi in La preziosa anima di Fausto, la più recente produzione della Zuip/Coma Film (gli stessi dietro il mitico, già linkato anni fa, L’invadenza di Azuzl) per avere ancora speranza: il cinema indipendente (meglio se dal sapore surreale, coltissimo ed ironico, e di ottima fattura tecnica) è vivo e lotta insieme a noi.

 

Zuip Film – La preziosa anima di Fausto (link > AVI o Mpeg)

 

mercoledì, 21/11/2007

Call and response

[Devo spiegarvi a cosa servono le Call me panties, o ci arrivate da soli? Per gli ingenui, i puri e gli amanti di insoddisfacenti video softcore, qui ci sono anche un paio di mini-video di spiegazione. Peraltro, mi ha fatto tornare in mente il leggendario Lapjuicer, ve lo ricordate?]

 

martedì, 20/11/2007

Lasciami qui lasciami stare lasciami cosi’

 

Tender Forever – My Love (Justin Timberlake cover) (MP3)

 

lunedì, 19/11/2007

Mp3 player blues

Come accennavo un mesetto fa, dopo due anni e mezzo di gloriosa e impeccabile carriera, il mio lettore mp3 mi sta purtroppo abbandonando. Dev’essere caduto qualche volta di troppo, il caro vecchio Zen Micro, e non riuscirò a sopportare ancora per molto lo spinotto delle cuffie ballerino e il conseguente audio a singhiozzo; urge un rimpiazzo. E qui, ovviamente, cominciano i dubbi.

 

Delle tre tipologie principali di lettori mp3 che esistono al momento (a. Stile Ipod Shuffle: piccoli, memoria flash tra 256 MB e 2 GB, senza display o con un display molto piccolo; b. Stile iPod Nano: medie dimensioni, memoria flash tra 1 e 8 GB, tutte o quasi le funzionalità più diffuse sui lettori mp3; c. Stile iPod Classic: grandi dimensioni, memoria hard-disk tra i 4 e gli 80 GB, full optional), il mio genere è decisamente il secondo: la memoria flash consuma meno batterie e si rompe con meno facilità, un display completo è indispensabile ma non serve che sia grandissimo (tanto non credo ci guarderò spesso dei video), e -vista l’altissima frequenza con cui aggiungo e tolgo canzoni e dischi- anche 4-8 GB di memoria possono bastarmi.

Contando che grazie a mia sorella che è negli States posso accedere direttamente alla disponibilità e ai prezzi (molto più economici dei nostri visto il dollaro debole) americani, cosa scelgo?

 

Opto per il nuovo iPod Nano, bruttino e -come tutti gli iPod- con meno feature e prezzo più alto dei concorrenti diretti (8 GB, 199$ = 136€)? Rimango fedele alle Creative e scelgo lo Zen V Plus, più economico e con più feature, ma che pure lui non scherza in quanto a bruttezza (8 GB, 159$ = 109€) oppure il nuovo Zen, più bello, più caro e con memoria espandibile (8 GB, 199$ = 136€)? Il Sony Walkman NWZ-A818 lo escluderei perchè proprio non mi piace..ma se mi sbagliassi (8 GB, 199$ = 136€)? E se invece mi buttassi sull’ iRiver Clix, decisamente più bello e lodato ovunque in rete per la sua qualità, ma con un prezzo forse un po’ esagerato (8 GB, 239$ = 162€)?

Oppure sparo più alto, e mi faccio conquistare dalla bellezza, dall’interfaccia (e dal wi-fi) dell’iPod Touch (8 GB, 299$ = 204€)? E dell’Archos 605 Wi-fi cosa vogliamo dire, con le sue feature di ogni genere e la sua memoria gigante, a fronte di un prezzo onestissimo; non è esattamente quello che mi serve (non sembra proprio tascabile..) ma quasi quasi (30 GB, 299$ = 204€)? E -siccome pure il mio cellulare è vecchio, ed è decisamente tutto tranne che smart- non vogliamo mica farci tentare dall’iPhone, che su eBay si trova sbloccato, e quindi funzionante anche in Italia, pur rinunciando agli aggiornamenti del firmware (8 GB, 549$ in media = 374€)?

 

Come avrete intuito, al momento ho le idee un po’ confuse.

A suo tempo (qui  e qui) in materia mi avevate dato diverse ottime dritte, quindi io ci riprovo. C’è qualche altro player (o smart-phone che funziona bene come lettore mp3) che non ho considerato? Voi quale scegliereste?

 

venerdì, 16/11/2007

Com’e’ dura ubriacarsi al giorno d’oggi

Mentre vorrei capire se la iFiaschetta esiste davvero o se se l’è inventata Girolami durante una di quelle serate house che piacciono a lui -e mentre sono lieto di imbattermi pochissimo nel suddetto problema; non sono più l’animale notturno di una volta, e forse non lo sono mai stato- non posso non rimbalzare il già pluri-linkato spot della Guinness (firmato da Nicolai Fuglsig, già autore dello splendido spot delle palline del Sony Bravia) segnalatomi da Kekkoz. Ubriacarsi non è mai stato così difficile come oggi, signora mia.

 

venerdì, 16/11/2007

A ognuno il suo hobby

[Costui, chiunque esso sia, si diverte con le Matching album covers. Straordinariamente inutile, come è inutile dire che è il tipo di cose che mi entusiasmano ben più di quanto dovrebbero. Ne facciamo anche uno noi con i dischi italiani?]

 

giovedì, 15/11/2007

Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee

 

_Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee. O tempo. O voglia di dare forma a quelle idee. O un tumblr che  i lettori occasionali non leggeranno mai. O nessuna delle quattro cose contemporaneamente. Abbiate pazienza almeno voi, chè io la mia l’ho persa parecchio tempo fa e ho tentato di sostituirla con le serie tv americane, gli hobby ingombranti che ti fagocitano la vita e le camicie da stirare. Non funziona, ma almeno non mi annoio mai. Oppure sempre, in ogni singolo momento.

 

_Se scrivi un post per punti, è per segnalare il singolare mash-up tra Super Mario e Pc-man. Di parodie del genere ne esistono a palate, ma per motivi ignoti questa è ipnotica. (grazie a Felson)

 

_Se scrivi un post per punti, è per condividere una sommessa imprecazione per la cancellazione delle date italiane dei Go! Team, nonchè di quella dei Super Furry Animals. Al posto della prima si può andare al Covo a vedere Damon & Naomi (non è la stessa cosa, ma almeno ci sono i Magpie di supporto), al posto della seconda non so, facciamo una cena da me?

 

_Se scrivi un post per punti è per concederti, una volta ogni tanto, un link politicamente scorretto ma bizzarramente divertente: Men who look like old lesbians. Non so perchè, ma fa più ridere di quanto sembra.

 

_Se scrivi un post per punti è per ricordare un po’  di appuntamenti che ti riguardano (how shamelessly self-promoting of you!):
   – stasera (insieme ad Enzo) dirò qualche parola per presentare la proiezione di Souvenir of Canada, il documentario ispirato ai due omonimi libri di Douglas Coupland, all’interno della rassegna Pagine nascoste. Alle 21.00 in Sala 100fiori, Via Gorki 16, zona Corticella, Bologna (entrata dalla rotonda al termine di Via Byron, capolinea autobus 27). Ingresso 5 euro.
   – venerdì sera a Get Black si parlerà di teatro, e avremo finalmente in studio Marina Pitta, già voce di tutte o quasi le nostre sigle e i nostri reading. Un’attrice teatrale e insegnante di recitazione di lungo corso come lei avrà parecchie cose da raccontarci. E, sadicamente, potremo farle leggere di tutto.
   – sempre venerdì sera, a seguire, sarò in consolle al Covo (insieme a Marina), dopo il live dei sempre travolgenti Stereo Total. Una sera così ci vuole proprio.

 

_Se scrivi un post per punti è anche per ricordare che Google Maps e Google Earth non servono solo per cercare la strada che va dall’ufficio a quel nuovo centro commerciale, o per guardare la propria casa via satellite, ma anche per spulciare dall’alto il set di Lost, e vedere che forma ha, nel mondo reale, l’isola. E’ -tipo- un’isola.

 

_Se scrivi un post per punti è per assicurarti che tutti abbiano ascoltato i pezzi coverizzati dai Radiohead nella loro recente webcast: Unravel di Bjork, The Headmaster Ritual degli Smiths, Ceremony dei New Order. Tutte e tre notevoli, e tutte scaricabili da qui.

 

_Se scrivi un post per punti è per chiederti se lo Skypephone di Tre è una fregatura. ? No? Forse in effetti no. Ma boh, io aspetterei, e vedrei come va.

 

_Se scrivi un post per punti è per segnalare che è tornato Macromeo! Stesso talento sghembo, ma ora arrangiamenti assai più mainstream. Il successo è dietro l’angolo?

 

_Se scrivi un post per punti è per chiudere in bellezza, con la cover di Umbrella di Rihanna in svedese, in versione pianistico-confessional. Ella Ella Ella Eh Eh.

 

mercoledì, 14/11/2007

Francesca is playing at my house (my house) /2

 

Se giocassimo e basta

Voi non lo sapete.

Sto parlando di 11,3 cm di tacco sul viale.

Aspetto inkiostro.

Mi dice dieci meno un po’.

Dieci Meno Un Po’, nella mia ottica di Esemplare Di Femmina Etero Che Ha Appena Comperato Undici Virgola Tre Centimetri Di Tacco, ecco, sul viale, vuol dire sostanzialmente Puntualità.

Puntualità sti cazzi.

“Scusami. Dovevo aggiornare il blog”

“Ma che cazzo dici. Il tuo blog ormai lo scrivo io”

 

Appunto.

 

Undici Virgola Tre Centimetri.

 

Sul palco, a poco più di undici virgola tre centimetri, ci sono Loro.

La ragazza del merchandaising di altri venti concerti mi fa Ah Ma Tu Sei Quella Che.

Poi mi guarda dietro. Dietro di me non ho code, oggi, provo a dirle. Mi fa uno sguardo deluso. E dire che è anche Halloween, sembra suggerirmi. Ma avevo promesso a inkiostro, quello del blog, insomma gli avevo promesso che avrei scritto due parole sugli Amari senza nominare la parola “bimbo”.

 

Quindi:

“Mio figlio” non c’era. Era Halloween, sì. Ma lui non c’era perché secondo me me lo pestavano, stavolta.

“Mio figlio” mi stava aspettando a casa, con la sveglia in mano, ti sembra questa l’ora in cui tornare, mamma.

Guarda Tato, hanno riarrangiato il campo minato, poi c’erano i new order sotto conoscere gente suprema, ma niente spade laser colorate al neon. Solo un gran sbarluccicare intorno al Batterista Enrico.

Fanculo mamma. La prossima volta mi ci riporti.

E se ne va a letto.

Posso dire “mio figlio”, vero inkiostro?

 

 

“Sono almeno dieci concerti che il giro di basso è quello di Blue Monday

Bene.

Una volta andai con inkiostro, sempre lui quello del blog, a vedere gli Xiu Xiu. “Ma a un certo punto lei canta, no?” continuo a convincermi sottovoce nel chiostro tetro, mentre intorno a me gente a caso soffre tantissimo, compreso il tizio degli Xiu Xiu.

A un certo punto lo chiedo anche a inkiostro: Alla prossima lei canta, gli dico, ecco, adesso, sì, lei, dico.

Avevo scambiato un concerto degli Xiu Xiu con gli Yeah Yeah Yeahs.

 

Sono secoli che il giro di basso è il giro di basso dei New Order. Bum-bum-bururburuburu-bum. L’avete capito, no?

L’avrebbe capito anche “mio figlio”. Se solo l’avessi ri-portato.

 

Non capisco solo una cosa. Il nome Amari, beninteso, è splendido, con tutto quel carico chilometrico di polisemia che si porta dietro. Ma le cose amare non piacciono ai bambini. Questo non capisco. Il concetto di amarezza è estraneo ai bimbi (si comincia intorno ai quattordici, direi), e i più grandi consumatori di Lucano o Averna sono non i veterinari come ci vorrebbero far credere, ma gente che ha mangiato e sofferto troppo. Cioè, sia detto per inciso, secondo me al tizio degli Xiu Xiu, che ricordiamolo non è uno Yeah Yeah Yeahs, un Montenegro davvero gli farebbe digerire un fracco di cosucce.

Eppure gli Amari piacciono un fracco ai mocciosi. Troppo facile dire che Loro stessi sono bambini che come tutti i bambini si divertono un casino a fare cose da grandi.

E secondo me già non è più così vero. Cioè, secondo me Loro sono davvero adulti. Io credo che gli Amari siano adulti e la prossima volta che incontro Dariella gli voglio dare del lei, cazzo. Un ragazzetto non accetterebbe mai di parlare con la voce e la mente di una femmina. (Arpeggiinlove, per chi ha bisogno di baricchianesimi). Nel nuovo disco dicono un fracco di parole, e una di queste parole che dicono tantissimo è odio/odiare.

I bambini, quando fanno queste cose le fanno per bene, non odiano mai. Si arrabbiano. O al massimo si sbraccianooooo.

Ci siamo. È un attimo che adesso parto con la tesina in scienze di sticazzi: il superamento del nichilismo nietzsciano, un’analisi sottointegrata di Scimmie d’amore, e sì, d’accordo, come dice “mio figlio”, in questo disco gli Amari si incazzano tantissimo con qualsiasi cosa. Con le gite fuori porta, con le femmine, con le femmine raffreddate, con le femmine gnagne, con le femmine stupide, con le femmine che reclamano sguardi. Poi vogliono giocare a nascondino come non hanno mai fatto (da bambini), cristo, capite. Questa è una palese nonché inevitabile ammissione del tempo che gli si è solcato addosso, cazzo. Altrochè spade laser. Barbe bianche finte, la prossima volta.

E diamogli tutti del lei, cazzo.

 

Mio figlio 30 anni che non ci vediamo è l’unica che non la canta. Secondo me non la vuole imparare apposta, perché non vorrà mai arrivare a doverla cantare. Ma ha solo sette anni. Ne scorre di acqua, sotto alla braga. Lui si sbraccia, e si annoia, e quando si annoia, me lo dice.

Ma non è mai amaro. E non odia niente. Io, invece, odio tantissime cose.

È fico. Essere bambino, dico.

Bambino. Non bimbo. Ho promesso a inkiostro di non scrivere la parola bimbo.

Già.

 

Get Black – Mamma non dire merda #5 + Amari – Campo minato (MP3)

Amari – Le gite fuori porta – video (link > MySpaceTv)

Amari – Mariottide @ Le gite fuori porta – footage (link > YouTube)

 

martedì, 13/11/2007

Showpero!

E’ divertente (o, a scelta, deprimente) notare come, in un paese non certo noto per la sua tradizione sindacale come gli States, lo sciopero che sta facendo di gran lunga parlare di più di sè sia quello degli autori televisivi.
L’ordine (o, a scelta, casta) che riunisce la folta schiera dei pennivendoli a cui dobbiamo tutte o quasi le poche cose del piccolo schermo che ancora seguiamo (dai talk-show stile David Letterman ai Simpson, fino ad arrivare alle millemila serie televisive dietro cui perdiamo le nostre nottate) ha incrociato le braccia da una decina di giorni, allo scopo di ottenere il rinnovo del contratto di categoria e di avere alcune garanzie assistenziali in più. Esotico quanto uno sciopero dei metalmeccanici o degli autoferrotranvieri, quindi, ma in linea di principio non meno condivisibile.

 

In attesa di capire se gli studios e i grandi network cederanno (o, più che altro, quanto ci metteranno a cedere), chi segue qualche serie in parallelo con gli States -come il sottoscritto- può aggrottare la fronte studiando questo schema pubblicato dal Los Angles Times che riassume la situazione dei principali programmi televisivi rispetto al numero di episodi che potranno essere realizzati fino all’esaurimento di testi e sceneggiature già portati a termine dagli autori.
Tempo qualche settimana, e i casi saranno due: o le serie rimarranno in sospeso (vi immaginate le proteste, e la quantità smisurata di soldi che i network perderanno?) o si inventeranno finali posticci e rocamboleschi, oppure a scrivere gli episodi ci si metterà la produzione o qualche banda di crumiri. Visto lo sfascio narrativo che molte serie hanno già in partenza, vi immaginate quanti casini riuscirebbero a fare? Masochisticamente, sono quasi curioso.

 

Però, pensateci. Magari sarà la volta che di Lost capiamo davvero qualcosa, oppure che il Dr. House incontra un caso semplice, che Heroes oltre alle trame inizia a copiare dagli X-men anche i dialoghi e i personaggi, e che di fianco alle Desperate Housewives si trasferisce un nuovo vicino senza orribili segreti nel suo passato. Per una volta. non sarebbe quasi liberatorio?

 

martedì, 13/11/2007

Stile da vendere

In qualche misura Josè Gonzalez e Greg Dulli sono figure artistiche simili. Pur con le ovvie, enormi, differenze di stile, presenza ed esperienza, il cantautore svedese e il rocker americano sono tra i rari musicisti ad aver avuto la capacità di sviluppare uno stile proprio che gode della reiterazione dei suoi fondamenti e non ha alcun bisogno di evoluzione o miglioramenti nel corso degli anni. Uno stile talmente distintivo che, per entrambi, si nutre costantemente dela musica degli altri, trasformandola ogni volta in un nuovo pezzo del proprio repertorio, qualcosa di fedele all’originale eppure inesorabilmente diverso, che trova contiguità con cose che tutto gli sarebbero tranne che vicine, e così facendo rivela cose decisive sia del suo autore che del suo nuovo interprete. Forse è proprio per questo che recentemente Dulli (con i suoi Twilight SIngers) ha interpretato la recente, ottima, Down the line di Josè Gonzalez e che entrambi, nelle loro carriere si sono cimentate con  dei pezzi dei Massive Attack; che sono equidistanti da entrambi. Ma che hanno anche loro stile da vendere.

 

The Twilight Singers – Down the line (Josè Gonzalez cover – live) (MP3)

 

Bonus:

The Twilight Singers – Live with me (Massive Attack cover) (MP3)

 

venerdì, 09/11/2007

Il nero dopo Coupland

Il primo forse non lo sa, ma per certi versi Sacra famiglia mi fa pensare a lui.

La seconda non ha mai letto Microservi (solo quello) perchè esige di mettere le mani su una copia tutta sua (non lo vuole neanche prestato) ma il libro è fuori catalogo; e considera questa cosa come una delle più grandi tragedie della sua vita.

Il terzo non so neanche se lo conosce o meno, quel che è certo è che è un personaggio che sembra uscito direttamente dalle pagine di Fidanzata in coma.

Il quarto ha letto TUTTO, e sul suo blog ha persino una categoria apposita.

I quattro cavalieri dell’Apocalisse di Get Black e Douglas Coupland. Era destino.

 

Venerdì a Get Black parliamo di Douglas Coupland, e i motivi per farlo ci sono tutti. All’inizio del mese negli States è uscito il suo ultimo romanzo, The Gum Thief, che segna il ritorno a quel realismo tendenzialmente intimista che gli ultimi romanzi surreali avevano lasciato da parte (ed è un bel ritorno, fidatevi). In Italia, invece, è appena uscito Hey Nostradamus, che era ancora inedito nonostante risalga a diversi anni fa (io l’avevo letto in originale, parere esteso: 12). Pochi mesi fa invece era stata la volta di Everything’s gone green, il primo film nato da una sua sceneggiatura originale; un esperimento forse non completamente riuscito, ma che dà vita ad alcune delle ossessioni e degli scenari dell’autore canadese in maniera inaspettatamente interessante. E come non citare Souvenir of Canada, il documentario tratto dai due omonimi libri di Coupland, che tenta di spiegare al mondo (e, soprattutto, ai canadesi) cosa significa provenire da questo bizzarro, sterminato, paese? Come già anticipato giovedì 15/11 il documentario sarà proiettato a Bologna  (al Polo Culturale Gorki Centofiori, in Via Gorki 16, alle 21), ed io (con Enzo) avrò l’onore di dire qualche parola di presentazione. 

 

E non è finita qui. Venerdì a Get Black parliamo di Douglas Coupland, e lo facciamo nientemeno che con Fabio De Luca. Giornalista, scrittore, deejay, blogger, tumblrer e da sempre devoto couplandiano, Fabio sarà in città in occasione del Vitaminic Restyling Party (per cui salirà in consolle al Covo insieme alla redazione della webzine dopo il live degli Asobi Seksu), e ci farà l’onore e di esplorare con noi (con il nostro solito stile semiserio -o, che dir si voglia, cazzone) vita e opere dello scrittore canadese. E non mancherà ovviamente di raccontarci il suo recente viaggio-pellegrinaggio in Canada (documentato nel suo tumblr: 12), in cui ha esplorato a dovere molti dei luoghi cari a Coupland. Appropriatamente, per il Quiz Black regaleremo una copia di Discoinferno, ottimo ultimo libro di De Luca che è tra i migliori saggi socio-musicali mai usciti in Italia (altre parole di lode qui).

Vi serve altro, per decidere di esserci?

 

[i contatti sono i soliti: diretta dalle 21 alle 22.30 sui 103.100 MHz in FM a Bologna e dintorni, oppure in streaming nel resto del globo. Podcast tra qualche giorno scaricabile da qui. Feedback in diretta su black AT getblack.it e SMS al 333 1809494]

 

giovedì, 08/11/2007

Nothing personal

Il titolo, In our bedroom after the war, è perfetto, e potrebbe stare tra gli esempi utili ad illustrare in un vocabolario la voce «indie-pop». Un paio di classici, mandati a memoria e lì per sempre incisi, li hanno scritti. La band ha repertorio e personalità, e porta in giro un live niente male. In più, sono canadesi, e la cosa non guasta mai. Perchè allora gli Stars stanno cominciando a diventarmi insopportabili?

Dev’essere perchè il loro ultimo disco è fastidiosamente deludente, con ogni probabilità. Un singolo trascinante (Take me to the riot), un paio di ballate pianistiche da manuale (Personal, a doppia voce, e la toccante-a-tavolino Barricade), come da manuale è il loro effetto spaccacuore, poi quasi più nulla. Ho tentato in tutti i modi di azzerare le aspettative (diventate enormi dopo che il precedente Set yourself on fire mi aveva fatto letteralmente secco – cfr. qui e qui) e di farmelo piacere, di ignorare la blanda inoffensività della maggior parte dei pezzi, la povertà di scrittura, la scarsa personalità, e di non pensare alla bellezza dei vecchi classici Your ex-lover is dead ed Elevator love letter, ma non c’è stato verso.

Può la sindrome del fan deluso -come quella dell’amante deluso- portare a sviluppare un’intolleranza del genere? O era predisposizione, e i vecchi dischi erano una miracolosa eccezione? Oppure -davvero- sono proprio gli Stars che stanno diventando oggettivamente insopportabili?
Ma soprattutto, c’è in giro qualcuno che la vede nello stesso modo, o devo preoccuparmi?

[Per tutti gli altri, intervista e altri due pezzi sul sito della Minnesota Public Radio]

 

Stars – Personal (live on The Current, nov 2007) (MP3)

Stars – Take me to the riot (live on The Current, nov 2007) (MP3)

 

mercoledì, 07/11/2007

They started with the second record

[How indie are you? Emo? merita un post tutto per sè (grazie al commentatore anonimo de post precedente, ottima segnalazione). Assolutamente esilarante.]

 

mercoledì, 07/11/2007

Sospesi

Forse è un po’ fredda, la libreria Petek , ma il suo fascino è indiscutibile. «Petek» vuol dire alveare in turco, ma a me fa pensare più a qualche architettura industriale, tipo dei piloni elettrici, o un grattacielo in costruzione. E’ stata creata dagli stesso tipi che mettevano i libri in verticale. Sempre sospesi nel vuoto, qualcosa vorrà dire.

 

martedì, 06/11/2007

Scarlett will you marry me?

Un post che comincia con il culo di Scarlett Johansonn negli opening titles di Lost in translation non può che cominciare bene. Soprattutto se, come in questo caso, è un post mirato principalmente a segnalare che è finalmente uscito il singolo di uno tra i pezzi più ascoltato dell’anno da queste parti: Starlett Johansonn dei The Teenagers. Proprio il pezzo in cui i 3 hipster erotomani (ricordate?) dichiarano il loro eterno amore a quella che è forse l’unica vera icona cinematografica femminile della nostra generazione (anzi, già della generazione più giovane della nostra, temo), pezzo che circola da mesi in versione demo e che ora -dopo essere stato lucidato a puntino- è finalmente uscito in forma ufficiale. Anche se, come al solito, era meglio il demo.

La canzone ora ha anche un video, che potete vedere qua sotto, e che alterna dissolvenze incrociate di rara bruttezza con la bella idea di proiettare la band -e le sue tutine un po’ new-rave- sulla schiena nuda dell’attrice (o chi per lei), appena sopra le mutandine rosa che con tutta evidenza citano proprio l’immagine di Lost in translation. Come sembrano dire The Teenagers, per una volta con poca spocchia e molta naiveté, ogni tanto lasciateci sognare.

 

 

The Teenagers – Starlett Johansonn (single version) (MP3)

 

lunedì, 05/11/2007

Maurizio Costanzo perseguita me e la mia famiglia

 

 

 

 

Era da un po’ che non ridevo per segnalazioni così stupide eppure brillanti come quelle di Star Walls, il blog dedicato alle scritte sui muri (e affini). La cosa che merita di più sono i titoletti. Grazie a Mattia per la dritta.

[il titolo del post è una splendida scritta che c’era non lontano da casa mia fino a qualche anno fa. C’era tutto un filone sul tema, in giro per il quartiere]