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lunedì, 12 12 2005

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Monday Gaming (IndovinaChi? 2005 edition)
[Un giochetto che ho già fatto 2 anni fa, e che allora era molto piaciuto. Lo remixo ora, con foto diverse e stessa impostazione.]
I lineamenti di una persona sono uguali fin da quando si è bambini? E questo vale anche per le celebrità?
Facciamo un gioco: ecco 20 celebri personaggi dello spettacolo (soprattutto musicisti e attori) in età 0-18. Chi riesce a riconoscerli? Alcuni sono di una facilità imbarazzante (la faccia da culo del 4, il sorriso della 6 e lo sguardo del 16 parlano chiaro), altri sono difficili ma ci si può arrivare (la 1 ora ha schiere di stylist che la guidano, il 5 ha degli occhi inconfondibili e il 12 doveva avere discreto successo con le donne già allora) e alcuni a me sembrano proprio impossibili (il 2, la 7 e il 17, ad esempio). Ma chissà che non ce la facciate. I commenti sono a vostra disposizione.

 
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martedì, 06 12 2005

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Monday Tuesday gaming (vomitino edition)
La missione è rimanere in piedi, cosa che talvolta non è mica tanto banale. Il gioco si chiama Gyrorunner, ed è, come al solito, più difficile di quello che sembra. Il mio record è di un minuto e 20, e pare che con quel risultato io mi sia assicurato un buono da 20 sterline per non so quale fotocamera digitale. Interessa?

lunedì, 28 11 2005

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Monday gaming (mia sorella mi manda i link zozzi edition)
Una versione hardcore di Arkanoid, con tanto di micro-animazioni e di effetti sonori. Per iniziare a giocare bisogna cliccare sul secondo link. Non sono arrivato oltre il terzo livello, ma non oso immaginare quali tipi di ‘mattoncini’ escano fuori agli ultimi livelli..
[grazie a mia sorella. giuro.]

lunedì, 21 11 2005

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Monday gaming (Ekans edition)
I giochi più semplici sono anche i più belli? Se la pensate così adorerete Eskiv, una sorta di grado zero dell’interazione ludica via computer. Un po’ il contrario del celebre Snake, con grafica da terzo mondo pixelato e doverosi scatti da .swf esportato male.
[io solo 110. voi?]

lunedì, 14 11 2005

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Monday Gaming (confessions of Lazy Jones edition)
Ci sono due dischi al cui ascolto sono stato mio malgrado sottoposto nelle ultime settimane sul luogo di lavoro: il nuovo di Madonna e l’ultimo dei Goldfrapp. Entrambi sono tamarri come pochi; perciò divertentissimi. Entrambi -soprattutto il primo, spudoratissimo nel suo autocitazionismo e nella sua celebrazione degli anni ’80 ideali che sono dentro ognuno di noi- mi piacciono non poco. Appropriatissima quindi la dritta di Max, che mi segnala Pooch and Tuck, il retrogame presente sul sito dell’oltrissima Allison. A me ricorda il mitico Lazy Jones -qualcuno se lo ricorda?-, un gioco del Commodore 64 che, negli anni ’80 ideali che sono dentro di me, aveva come un tema musicale (composto, scopro ora, nientemeno che da David Whittaker) molto simile ad Emerge di Fischerpooner. Tutto torna.

lunedì, 07 11 2005

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Monday gaming (una settimana di ritardo edition)
Il gioco della Coors è più di difficile di quanto sembra. Il solito problema di mani ferme e nervi saldi. Arrivate alla fine e vedrete.

martedì, 01 11 2005

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Monday gaming (weekend lungo e lento edition)
E’ un weekend lungo ed è un weekend lento, quindi il Monday gaming arriva di martedì. Lungo e lento anche il gioco (Bauns), come si conviene.

lunedì, 24 10 2005

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Monday gaming (rottame edition)
Tra le poche cose ideali per una giornata del genere di sono le Crash test dummies olympics.

lunedì, 17 10 2005

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Monday gaming (due passi in avanti ed un piede indietro edition)
Nonostante lo stia ascoltando da mesi e nonostante per molti sia da tempo cosa scontata, non credo di averlo mai scritto da queste parti: Grand Master Mogol degli Amari è uno dei dischi italiani dell’anno. Peccato che, anche se ne avrebbe abbondantemente la carte, sarà dura che un disco così tremendamente bello riesca ad uscire dai soliti circoli farraginosi: troppo spudoratamente pop per il mondo indipendente, troppo ironicamente intelligente per il mondo del pop. Tra i miei pezzi preferiti ci sono
l’irresistibile Conoscere gente sul treno e la ‘mia’ Bolognina Revolution, ma -come hanno subito notato tutti- il picco di genialità del disco viene probabilmente toccato dal primo singolo Campo minato (di cui peraltro verrà a breve girato un video shoegazer che sono curioso di vedere), acuta e impietosa analisi metaforica delle buche che si nascondono nel prato fiorito della costruzione della nostra identità.
Ma oggi è lunedì, quindi si gioca; come avrete capito questa settimana tocca al caro, vecchio, immortale e politicamente scorretto Campo minato. Ai bei tempi lo finivo senza problema, ora non riesco a non incappare ogni volta nelle sue fastidiose mine old-style. Se solo sapessi camminare sulle punte..

   
   

lunedì, 10 10 2005

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Monday gaming (principio di Parkinson edition)
Non so tirare una linea dritta con una matita, questo è un fatto; figuriamoci con il mouse. La domanda ora è questa: sono solo io ad essere negato per i giochi in cui bisogna avere una mano ferma o è questo gioco ad essere davvero difficile? Un po’ di entrambi, sospetto. Sta di fatto che di Dottie non riesco a superare neanche il secondo livello, e già ho raggiunto il massimo livello quotidiano di bile che riesco a sopportare. Se fate di meglio mi mandate gli screenshot degli altri livelli? Così mi faccio una risata.

lunedì, 03 10 2005

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Monday gaming (Che bocca grande che hai edition)
Una è indubbiamente più grande (enorme, direi), l’altra però è più snodabile, e forse espressiva. Una si profonde in acuti strillati da isterica indomabile, l’altra è stata più di una volta la fonte convulsa della compassione (o simpatia, vedete voi) per il demonio. Una ha baciato Bebe Buell e continua a baciarne (sulla fronte, ci auguriamo) la figlia Liv Tyler, l’altra -pure- ha baciato Bebe Buell; evidentemente alla storica regina delle groupie (pardon, band-aid) piacevano le bocche grandi. La prima è la bocca di Steve Tyler, leader degli Aerosmith. La seconda è la bocca di Mick Jagger, leggendario pigmalione dei Rolling Stones. Riuscite a distinguerle?
[ecco qua, sono riuscito a fare un post persino su due bocche]

lunedì, 26 09 2005

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Monday gaming (fisica again edition)
Stavolta poche chiacchere: ecco Spaced penguin. Ha a che fare con la fisica anche stavolta, non so bene perchè. Forse perchè in realtà tutto ha a che fare con la fisica? Banale..

lunedì, 19 09 2005

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Monday gaming (Entropia edition)
Ai tempi del liceo avevo un gruppo, non so se ve l’avevo mai detto. Suonavamo una sorta di terrificante avant-folk ingenuo che al giorno d’oggi sarebbe forse persino di moda (più tecnicamente sprovveduti che precursori, ovviamente), ci siamo sciolti dopo un po’ di mesi senza aver mai fatto alcun concerto, e tutta la nostra produzione è raccolta in un paio di cassettine self-titled registrate in una soffitta con un radiolone provvisto di microfono incorporato (Devendra Banhart ci avrebbe fatto letteralmente una pippa, sì). Il nostro nome aveva a che fare con la fisica e la teoria del caos, cose di cui nessuno di noi aveva un’idea particolarmente precisa, in effetti, ma che -essendo noi come da copione degli adolescenti problematici- ci affascinavano assai. Ricordo che ci piaceva l’idea che nell’universo ci sia un’inesorabile tendenza al disordine e alla dissoluzione di qualsiasi struttura organizzata, e nonostante la nostra musica non rispecchiasse granchè questo concetto, l’avevamo scelto per rappresentarci. Più che altro perchè suonava bene, in realtà.
In ricordo della mia adolescenza di belle speranze, oggi ho passato un tempo esageratemente lungo a giocare a Chaos Theory, che anch’esso c’entra ben poco con la teoria del caos e che proprio per questo mi ricorda i tempi andati. E’ un gioco elementare, in cui si tratta di innescare la reazione a catena più efficace e distruggere il maggior numero possibile di sfere blu in un colpo. Il mio record personale è 45, risultato capitato a caso che non sono più riuscito a replicare. Un po’ come la musica che facevamo in quegli anni, in effetti.

lunedì, 12 09 2005

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Monday Gaming (Flying spaghetti weekend edition)
Avendo passato tutto il weekend a montare quello che sarebbe facile scambiare per un videoclip (lunga storia) e a grattare via da un muro cinque strati di infame carta da parati e uno di colla, questa volta non ho avuto molto tempo per il gioco del lunedì. Il mio faticoso fine settimana deve però aver commosso qualcuno lassù, e la soluzione si è materializzata quasi da sola sotto forma di Flying Spaghetti Monster – The Game. Un gioco di una stupidità rara, sia chiara. In linea di ciò di cui parla.

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lunedì, 05 09 2005

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Monday Gaming (Flip Flop Fly edition)
Come gioco del lunedì, Flip Out è in qualche modo ideale: si gioca anche a cervello spento, una partita non dura più di qualche decina di minuti, e il livello di additività è talmente alto che inevitabilmente alla prima partita ne segue una seconda per vedere se si riesce a fare meglio. La pazienza, però, dura poco, e ciò è bene. La mia mi ha consentito di arrivare, non so bene come, intorno al trentesimo livello, poi ho preferito cercarmi qualcosa di meglio da fare. Non so se l’ho trovato, però.
[Non c’entra nulla ma l’ho saputo da poco: questo pomeriggio potrete sentire per l’ennesima volta la mia voce su Radio Due Rai. Magia magia.]

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lunedì, 29 08 2005

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Monday Gaming (Che noia, ancora una stanza edition)
Qualche tempo fa discettavo inutilmente di come i giochi nati dall’ormai celebre Stanza Rossa, che chiedono di trovare il modo di uscire dalla stanza in cui ci si trova misteriosamente rinchiusi, siano nel tempo diventata un filone che aspira a diventare un vero e proprio genere. A conferma di ciò, una percentuale straordinariamente alta dei giochi in cui mi imbatto in rete sono effettivamente avventure su questo genere; evidentemente non ci siamo ancora stufati di cliccare in ogni centimetro dello schermo e di provare infinite combinazioni di oggetti nella speranza che servano a trovare una via di uscita dal loculo infame. Il link di questa settimana, ovviamente, si inserisce perfettamente nel genere, come si può notare già dal nome: Just another escape è esattamente quello che promette di essere. Molto difficile, peraltro, con un sacco di oggetti ben nascosti, combinazioni un po’ oscure e un finale citazionista assolutamente fuori luogo. Perchè anche se si tratta dell’ennesimo gioco su questa falsariga non si può mica lasciarlo a metà..

lunedì, 22 08 2005

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Monday gaming (Maramouse edition)
Uno torna dalle ferie e dovrebbe rimettersi al lavoro con nuovo slancio e di buona lena. Cosa fare, però, se è lunedì, e se quasi per caso ci si imbatte in Avoider? Le istruzioni sono in giapponese come anche tutte le scritte, ma sono ben inutili quando è chiaro che l’unico scopo dell’infame giochino è tenere il puntatore del mouse lontano dalle grinfie del mostriciattolo che fa di tutto per impossessarsene. Sembra facile, e per un po’ lo è; peccato manchi un timer per verificare i tempi di resistenza. Vi basti sapere che sono andato avanti abbastanza da dimenticarmi la mole di lavoro che mi aspetta nei prossimi mesi. E che non è mica detto che quando il gatto non c’è il topo debba per forza ballare.

martedì, 09 08 2005

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Monday gaming (Tuesday edition)
Sono sempre qui, non temete. Si lavora praticamente tutto Agosto, con un weekend qua e uno là e qualche giorno off di tanto in tanto per ricordarsi che è Agosto. Come se non bastasse questa città deserta in cui pure i lavavetri sono in vacanza e i rari passanti, quando si incrociano per strada, sono quasi tentati di salutarsi.
Cappello introduttivo a parte, se avete di meglio da fare NON cliccate sul link che vi porta a Metaphysik: è un errore di cui potreste pentirvi per varie ore, quelle che sono necessarie per finirlo. Perchè un gioco del genere, il cui livello di difficoltà è esattamente a metà tra banale e impossibile, non può essere lasciato a metà. Buon divertimento.

[grazie a Stranigiorni]

lunedì, 01 08 2005

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Monday gaming (Odio i touchpad edition)
Io il touchpad lo odio. Non riesco ad immaginare niente di più scomodo per comandare un puntatore di quella maledetta mattonellina sensibile al tatto che ha la precisione di un motopicco per un chirurgo platico e che è sempre pronta a far partire le applicazioni esattamente quando non devono. Il mouse, meglio se ottico, rimane invincibile, e gli preferisco finanche la terrificante trackball o l’inossidabile joystick (quello sì che era comodo…quanto ricordi di serate passate a giocare a Montezuma sul Commodore 64..); se poi devo fare della grafica non ne parliamo: le probabilità che io mandi a cagare il computer e preferisca darmi al giardinaggio salgono a dismisura. Ma siccome, mio malgrado, ultimamente mi capita di averci a che fare sempre più spesso, sto provando a superare il problema. Un buon metodo è giocare all’IBM Wimbledon Tennis: con un mouse vinco sempre, con il touchpad mai. E quasi sempre a due punti dalla vittoria. La domanda ora è: supererò prima io il problema o oltre a odiare i touchpad finirò per odiare anche il tennis?

lunedì, 25 07 2005

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Monday gaming (bring me sugar edition)
Cosa ci fanno un neonato in crisi ipoglicemica, una zolletta di zucchero, un letto, dei palloncini e degli hula-hop dorati nello stesso gioco? Bella domanda. La risposta è: niente di sensato. Se date un’occhiata a Sugar Crash, però, vedete se riuscite a smettere prima di finirlo. Io non ce l’ho fatta.

lunedì, 18 07 2005

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Monday gaming (Room reloaded edition)
E’ curioso come un semplice adventure game in flash -l’ormai leggendaria Stanza rossa– basato su un’idea particolare ma abbastanza banale (ti ritrovi intrappolato in una stanza sconosciuta, che devi esplorare da cima a fondo per capire il modo per uscire) abbia dato il via ad un filone pressochè interminabile di giochi epigoni. Negli anni da queste parti se ne sono segnalati quasi una decina (o giù di lì), e visto che di solito ci piacciono assai oggi non si fa eccezione: Alien in the room segue per fila e per segno gli stilemi del genere (…) e presenta la consueta stanza misteriosa da esplorare. Rispetto al solito è decisamente più delirante, con un paio di trovate abbastanza curiose e un finale ridicolo. Ma l’importante è partecipare, no?

lunedì, 11 07 2005

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Monday gaming (Playing the indie game edition)
Ho una domanda. Posto che il concetto di indie (se di concetto si può parlare) e il concetto di sport sono quanto di più lontano tra loro si possa immaginare, qual è lo sport più indie? Ovviamente dobbiamo scartare tutti gli sport maggiori -quelli delle Olimpiadi, per dire- e tutte quelle attività in cui si fa troppa attività fisica (si suda già abbastanza ai concerti), quindi ci rimane pochino. Io, di primo acchito, direi le biglie, con le facce sbiadite dei piloti di Formula Uno di 15 anni fa, le curve paraboliche e il moto necessario a vincere ridotto al solo movimento delle dita. Subito dopo, però, viene il minigolf; sublime ma incompreso come la musica che ascoltiamo, divertente e infantile quanto basta, eppure più complesso di quanto sembra. Questa settimana, quindi, andiamo con Mini Putt 3, un simulatore costruito ottimamente, in attesa di sfidarsi faccia a faccia. Io normalmente sono bravino, ma stavolta ho fatto un risultato uguale al par; come al solito, è stata la penultima buca a tradirmi.

lunedì, 04 07 2005

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Monday gaming (catarsi di traumi infantili edition)
Se ho avuto un’infanzia triste (cosa peraltro non del tutto vera; la mia infanzia è stata tranquilla, è stata semmai la mia adolescenza ad essere inquieta), lo devo in larga parte a Raiden. In un certo periodo, facciamo tra gli 8 e gli 8 anni e mezzo, Raiden era il videogioco più figo in città. Scartando le avveniristiche meraviglie della Sala Giochi, luogo di perdizione in cui da bambini non ci era consentito di entrare (e conosco gente che ha rispettato tale divieto familiare fino alla maggiore età e oltre), Raiden -che stava invece nel ben più innocuo Bar Europa- era il massimo. Uno dei miei migliori amici di allora era il più bravo della città: con sole 200 lire giocava quasi un’ora, arrivando a livelli di inusitata difficioltà in cui con occhio lestissimo e polso rapace riusciva chissà come a cavarsela
sempre. Del resto lui abitava a poche centinaia di metri dal bar, ed eravamo in molti a ipotizzare che lui passasse ad esercitarsi dentro il bar anche l’ora dei compiti. Io invece, sono sempre stato mediocre,  e giocandoci assai poco, non ho mai raggiunto risultati rilevanti: unito alla mia inettitudine a Street Fighter II e mezzo (come la chiamavamo noi), era praticamente uno stigma sociale. Ci ho messo anni a riprendermi dal trauma causatomi da questo gioco, ed ora ho l’occasione di rifarmi: adesso che il bar ce l’ho praticamente in casa, la palma di campione di Raiden X non me la toglie nessuno, ecco.

martedì, 28 06 2005

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E che non vi salti in mente di mangiare le palline giganti
Proprio nei giorni in cui scopro l’esistenza di quella che è probabilmente la più assurda retroconsole mai concepita, il Nintendo Virtual Boy (grazie a Michele), ecco un quiz che ci fa perfettamente il paio :
What Pre-1985 Video Game Character Am I?

What Video Game Character Are You? I am a Pacman Ghost.I am a Pacman Ghost.

I like to hang around with friends, chatting, dancing, all that sort of thing. We don’t appreciate outsiders, and do our best to discourage others approaching us. I enjoy occasionally wandering around randomly, and often find that when I do so, I get to where I wanted to be.
What Video Game Character Are You?


E in onore del risultato che ho ottenuto (e per farmi perdonare per il ritardo), oggi doppia razione di giochi: beccatevi un flash con il leggendario Pacman originale.

martedì, 28 06 2005

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Monday gaming (Sudata garantita Tuesday edition) 
Non è che mi sono fissato coi tubi, e neanche col latte (lunga storia), è solo che vedere dei liquidi che scorrono mi dà un’immediata sensazione di freschezza che è pressochè indiespensabile per tirare avanti di questi tempi (e ancora non siamo arrivati ai blackout). Mi auguro  che siate forniti di aria condizionata o quanto meno di un ventilatore, perchè per uscire indenni da Pipe Panic (soprattutto dai livelli avanzati), ne avrete bisogno.
[perdonate il ritardo, ma ogni tanto ho una vita vera anch’io]