Stasera
To-ga! To-ga! To-ga!
Tutto l’alfabeto due volte e mezzo
L’indirizzo mail più lungo al mondo? E’ qui, ed è gratis.
[ma occhio al programma di posta che avete, in alcuni non funziona: troppi caratteri]
L’idiozia, tutte le feste si porta via
Le sparate del Cavoliere sono ormai talmente frequenti e numerose che non fanno quasi più notizia. Avrete sentito tutti dell’ultima, quella sull’abolire i ponti e spostare le festività nei giorni vicini al week-end. Immagino già la scena: tra qualche anno sarà il 28 Aprile e festeggeremo il 25 Aprile, e faremo il concerto del 1 Maggio il 3 di Maggio. Fino a che punto arriveremo? Fino a fare il veglione di Capodanno il 28 Dicembre? E a festeggiare il Natale il 26 perchè il giorno dopo è sabato?
E nel frattempo Gelli (e il Piano di rinascita democratica della P2) saluta e ringrazia..
Sei tesa comme ‘na corda’e’mandulille
In realtà mandolino e ukulele sono due cose ben diverse, ma passatemi la citazione del titolo per presentare il bizzarro sito di Brook Adams, mago delle 4 corde hawaiane. Come l’indimenticato genio della fisarmonica di cui ho parlato qualche giorno fa, Brook Adams si diletta a reinterpretare con il suo strumento pazzi celebri del pop e del rock bullandosi dei risultati assurdi che ne escono fuori. E se con Come together e Sittin’ on the dock of the bay non si va troppo sull’insolito, le sue versioni di Anarchy in the UK, Paranoid, del tema di Goldfinger o di Spiderman regalano non poca soddisfazione.
[lo so, è inutile provare ad essere serio, ormai ho perso tutta la mia credibilità]
Ognuno ha il papiro di laurea che si merita
Avete presente il tipo che, qua sopra, sale le scale? Ecco: è caduto.
[sono commosso, giuro]
[l’equivalente di un bagno nella fontana telematico..]
Muscoli favolosi, ma anche no (anzi, proprio no)
Dal rumore del fiume, fuori dalla finestra, sembrava che piovesse (a Bologna c’è un fiume, sapete?). Eppure, quando sono uscito, faceva insospettabilmente caldo. Tanto caldo fuori, quanto freddo dentro. Avevo sonno, ma ho camminato un po’ da solo, mentre incontravo gli sguardi distratti e vagamente compassionevoli di un paio di coppiette che si ritiravano nei rispettivi rifugi. Li sfidavo, in realtà. Non che servisse, in realtà.
«Dici sempre che già lo sapevi». «Dici sempre che a non aspettarsi niente non si sbaglia mai». «Dici sempre che ci hai rinunciato». «Dici che sei della razza/ di chi rimane a terra». «Lo dici solo perchè vuoi sentirti dire che non è così». «Dici che la gente non cambia, al massimo diventa solo maggiormente se stessa». «Il che vuol dire che, se Coupland ha ragione, tu a terra ci resterai per sempre». «Meglio che ti ci abitui». Sì, tanto lo sapevo.
«Ecco, vedi?»
[And I won’t rest until I forget about it]
Tutto perdonato tranne lo scioglimento dei Pavement
La Matador ha molte cose per cui essere dispiaciuta.
Nudi alla meta
L’American association for nude recreation.
Altro che Arancia Meccanica
Guarda intensamente questo.
[io sto ancora male]
Stasera ad Airbag
Dopo i problemi della settimana scorsa, lo streaming sta meglio e l’archivio mp3 si sta rimettendo, quindi non avete scuse: stasera alle 21 riprende Airbag anche per chi non è a Bologna e dintorni e non può sintonizzare la sua radio sui 103.1 FM. A seguire, ci saranno i Baustelle al Covo, quindi, per quando mi riguarda, sarà una puntata in cravatta..
Tutta roba nostra
Due giorni fa la Nasa ha annunciato che su Marte ci sarebbe stata l’acqua. Secondo il New Scientist questo è ovvio: ce l’abbiamo portata noi. La prossima cosa sarà, ‘Su Marte c’era una civiltà tecnologica – Ritrovata una sonda straordinariamente simile a Pathfinder’?
Si commenta da sè
Evidentemente non abito a San Francisco, primo disco di Violetta Beauregarde -meglio nota come Aiki, la più celebre Suicide Girl nostrana-, che include canzoni come No tits but a great personality, Sesso illustrato per Silvestrin e I’m a groupie, fuck me, prende 4/5 su Tiny Mix Tapes. Se arriva a Pitchfork prevedo un voto sopra il 9.
Tutto è (rosso) relativo
Gecco segnala una raccolta firme contro Tiziano Ferro (ma cosa vogliono fare, abbatterlo?), e io ne approfitto per fare outing: a me i singoli di Tiziano Ferro (che sono poi le uniche cose che conosco) non dispiacciono per niente, dalla storia di cyberautoerotismo di Rosso Relativo alla Timberlakiana Xverso fino alla dantesca rima spezzata con doppio senso (di sere ne-re / puoi rima-ne-re) di Sere nere e all’accorata ballatona confessional Ti voglio bene. Il pop commerciale non è esattamente la mia passione, ma questo ci sa fare, e se mi imbatto in una sua canzone per radio di solito non solo non cambio canale, ma mi metto anche a canticchiare con una gioia un po’ perversa (sic).
Ecco, l’ho detto.
[puntate, mirate, fuoco!]
iPodology
Visto che questo è un blog indiecool, almeno una volta alla settimana sono costretto per contratto a parlare di uno degli oggetti più cool del pianeta, ovvero l’iPod. Dopo il grande e inatteso successo della versione mini, il tentativo di clonaggio su PocketPC fallito è la volta dell’ennesimo grido di allarme per la durata delle batterie, alla cui sostituzione si sarebbe costretti, a prezzi esorbitanti, dopo solo 18 mesi. Per questo problema, però, c’è una soluzione che farebbe invidia a MacGyver: merita un’occhiata.
[Ma MacGyver è cool? Ed è indie?]
Ditemi qualcosa che non so
Lo splendido test dell’attrazione di Match.com, segnalato ieri da Fabio, ha rivelato dei miei gusti sessuali un sacco di cose ovvie (preferisco le more, meglio se «well-endowed with breasts»), alcune meno ovvie ma vere (non noto il colore degli occhi), e altre false (perchè non dovrebbero piacermi i sorrisi?). Il consiglio finale, però, è da antologia: visto che pare io abbia una predilezione per il tipo mediterraneo (ma va?), Match.com mi consiglia di andare in vacanza nel sud dell’Europa. Mi sento preso in giro.
Una settimana di astensione
+ Stasera: aperitivo con qualcuno che parte e proseguimento con qualcuno che arriva (astenersi persone che non hanno a che fare con Bruxelles)
+ Domani: Benvegnù al Covo (astenersi persone non suggestionabili)
+ Venerdì: prima Airbag, poi i Baustelle, sempre al Covo (astenersi ragazzi senza cravatta vintage e ragazze senza gonna a pieghe)
+ Sabato: Telefon Tel Aviv al Link (astenersi fan di Craig David confusi)
+ Domenica: pit-stop (astenersi festaioli impenitenti)
+ Lunedì: ipotesi di cena (astenersi fan di Pitchfork)
+ Martedì: TBA (astenersi gente che mi segnala gli errori)
+ Mercoledì: festa di laurea (astenersi non togati)
Poi divento una persona seria, giuro.
Quando si dice che internet crea nuove professioni
Potrei cominciare questo post con una dotta dissertazione sulla virtualità (sic), e su come Internet abbia reso tutto intangibile e meno diretto, dalla lettura di un racconto, all’ascolto di una canzone, fino alla scrittura di una lettera e alle relazioni interpersonali in genere. Oppure potrei stracciarmi le vesti e lamentarmi per il degrado dei costumi e i lati sordidi del comportamento umano che l’anonimato e l’assenza di faccia-a-faccia tipici della rete tirano fuori negli utenti. O magari potrei elogiare il fatto che basta una buona idea e in quattro e quattr’otto il web ti fornisce un mezzo per realizzarla, creando dal nulla un ‘attività, profitti, posti di lavoro e facendo girare l’economia. Potrei potrei potrei, ma quest’idea è talmente geniale che si commenta da sè.
Sei un ragazzo sfigato, e hai tanto bisogno che gli altri credano che tu sia fidanzato, così smettono di prenderlo in giro? Oppure vuoi mollare la tua ragazza ma non hai il coraggio di farlo tu (se solo riuscissi a fingere di avere un’altra)? O -se sei una ragazza- vuoi arrotondare lo stipendio? Imaginary Girlfriends è quello che fa per voi: grazie ai servizi di questo sito, i ragazzi avranno gli strumenti per fingere di avere una ragazza, e a fronte del pagamento di una cinquantina di dollari per qualche mese, riceveranno mail personalizzate, foto, regali, sessioni di chat e persino telefonate (qualunque servizio virtuale, in pratica) dalla ragazza scelta (che ovviamente non potranno conoscere e incontrare mai), che in cambio guadagnerà un po’ di soldi scrivendo giusto qualche mail al mese a una manciata di sconosciuti. Dal produttore al consumatore, e tutti sono contenti: questa sì che è un’idea geniale. Sorvolando sullo squallore, ovviamente.
E io ho fatto pure un punteggio basso
La persona con cui divido la casa -che, guarda un po’ il caso, è pure mio fratello- mi ha mandato questo link. Seguitelo, testate la vostra abilità, e pensate un po’ a quanto è labile il confine tra genio e follia omicida. Fatto? Bene.
Ora devo rivelarvi una cosa: mio fratello fa il programmatore informatico.
[paura, eh?]
[mettetevi comodi, è un po' lungo; del resto l'argomento lo merita]
Se siete stati almeno una volta a Granada, in Andalusìa, non avete potuto non notarle; durante il giorno, agli angoli delle strade del centro, le donne zingare avvicinano i turisti parlandogli senza vergogna o cortesia, tentando di convincerli ad accettare i rametti di rosmarino portafortuna che offrono in cambio di qualche spicciolo. Ve lo ricordate, il rosmarino? Sì, vero? Bene, è esattamente quello che Suzanne Vega vuole da voi. Di per sè, ovviamente, non si tratta di niente di eccezionale. Il rosmarino, però, è un simbolo, e come tutti i simboli ci permette di ricordare cose ben più importanti, come i momenti in cui li abbiamo ricevuti, e ciò che hanno significato per noi. E' proprio per questo che Suzanne Vega ha scelto questa parola, Rosemary, per dare il titolo alla sua canzone più bella, che proprio di Granada -e del ricordo– parla.
Rosemary è una perla nascosta: non si trova su nessuno degli album della cantautrice newyorkese, ma esclusivamente come inedito suoi suoi due Best (Tried and True e Retrospective), e nonostante la sua grande bellezza (o forse proprio per questo), è praticamente sconosciuta al grande pubblico.
Do you remember when you walked with me,
down the street into the square?
How the women selling rosemary
pressed the branches to your chest,
promised luck and all the rest,
put their fingers in your hair?
E' una canzone che vuol fare ricordare, e vuol farsi ricordare, che parla del viaggio in una delle città più affascinanti del mondo, dell'incontro fulminante che vi è avvenuto, e della magia delle cose che non possono essere. Parla di un accident of fate, della coincidenza che ha fatto incontrare Suzanne con una persona di cui noi non sappiamo (e non sapremo) niente di più, dei giorni passati insieme, e delle passeggiate primaverili attraverso i bellissimi giardini della città.
Quando sono stato a Granada, quasi tre anni fa, il primo posto che ho visitato non è il grandioso complesso di palazzi e giardini dell'Alhambra, nè il pittoresco quartiere moresco dell'Albaìcin, e neppure la monumentale zona cristiana, ma la sconosciuta e deserta Carmen de los martires, niente di più che una villa ottocentesca diroccata con un piccolo parco intorno. Non potevo esimermi, ovviamente, dal seguire i passi di Suzanne Vega, e dal farmi incantare dalla placida e quotidiana bellezza di un parco, arso dal sole, le cui glorie sono ormai passate, e le cui assenze sono più importanti delle presenze:
In the Carmen of the Martyrs,
with the statues in the courtyard
whose heads and hands were taken,
in the burden of the sun;
I had come to meet you
with a question in my footsteps.
I was going up the hillside
and the journey just begun.
La «domanda nei suoi passi» (anche voi ne avete conosciute di persone i cui passi erano delle domande?), l'attenzione per le parti delle statue rubate dal popolo nel corso dei secoli (per il loro presunto potere beneaugurante), lo sguardo non comune che si sofferma sui dettagli minimi invece che sui soggetto sotto i riflettori (ricordate l'arcifamosa Tom's diner, con la sua descrizione di una tavola calda in un giorno qualunque?) sono tutte espressioni esatte della cifra stilistica di Suzanne Vega.
In Italy in Spring -probabilmente la sua migliore poesia (non contando i suoi testi, ovviamente)- l'autrice newyorkese spiega la sua poetica, illustrando chi sono le persone a nome di cui tenta di parlare:
«Who do tou speak for?»:
«The man in the corner
with the wish to be free.
The girl with no voice,
and no choice against the hardened language»
L'attenzione al linguaggio, lo sfrozo nel modellarlo per fargli assumere la forma più vicina possibile al pensiero, è un tema tipico in Suzanne Vega. Ad esempio in Language (da Solitude Standing, 1987), la folksinger si rammarica per l'impossibilità delle parole, «solide», di cogliere le sfumature, «liquide», del pensiero, che in un attimo se ne vanno senza tornare mai più.
Ma sono i versi finali di Italy in spring, altissimi, a condensare in modo perfetto la particolarità e l'unicità della sua voce. Continuando a rispondere alla domanda «A nome di chi parli?», Suzanne Vega risponde:
«The person in the cell
with the window so high
that you fall to your knees
if you want to see the sky»
La potenza e la semplicità dell'immagine della persona in prigione, che a causa dell'altezza della finestra è costretta ad inginocchiarsi per vedere il cielo, e la rima che incornicia queste parole, sono l'esempio migliore dell'alchimia sottile su cui si regge l'efficacia lirica delle composizioni dell'autrice newyorkese. E ciò ci permette di capire appieno la strofa successiva di Rosemary, in cui una serie di rime e allitterazioni sono il modo migliore per alludere ai sogni che si affacciano alla nostra realtà senza potervi accedere:
My sister says she never dreams at night
there are days when I know why;
those possibilities within her sight,
with no way of coming true.
'Cause some things just don't get through
into this world, although they try.
L'interpretazione dell'assenza di sogni come rifiuto delle realtà alternative -a volte desiderabili, quasi sempre impossibili- che essi profilano non è casuale. Il legame con il tema principale della canzone -il ricordo- è chiaro: il viaggio a Granada è stato memorabile, e sarà ricordato soprattutto per le cose che non sono successe, per quelle che sono state sognate, desiderate, sfiorate (We skirt around the danger zone and don't talk about it later, canta l'autrice in Marlene on the wall) ma non si sono compiute, assenti come le parti delle statue della Carmen de los martires.
E così arriva inaspettato il finale della canzone, dopo neanche 3 minuti, brusco e improvviso come un risveglio inatteso, ma dolce esattamente come la cosa che un attimo prima si stava sognando.
Ed è una semplice richiesta: Ricordami.
All I know of you is in my memory
And all I ask is you remember me
[Potete trovare Rosemary nel primo best di Suzannne Vega, Tried and True (A&M, 1998), mentre Italy in spring è nel libro Solitude Standing – Racconti, poesie, canzoni inedite (Minimum fax, 2000), di cui è comunque consigliatissima l'edizione originale (The passionate eye – The collected writings of Suzanne Vega, HarperCollins, 1999), molto più bella graficamente e ricca nei contenuti]
Il ventuno a Primavera
Urbino è il posto giusto in cui essere il primo giorno di Primavera. The fairest of the seasons e These days di Nico sono le canzoni giuste da ascoltare il primo giorno di primavera, passeggiando nel giardino. E non può che essere Alda Merini, nata il ventuno a primavera, che non sapeva che nascere folle/ aprire le zolle/ potesse scatenare tempesta, la persona a cui dedicare questo giorno.
He was made to love magic
Nick Drake è uno di quei musicisti senza i quali la storia della musica sarebbe diversa; per il suo genio avanti anni e quindi incompreso, per l’influenza che ha avuto su molti degli artisti più validi degli ultimi anni, e per mille altri motivi. NME oggi riporta la notizia che tra un paio di mesi la Island pubblicherà Made to love magic, una raccolta di rarità e versioni alternative dell’autore di Five leaves left. C’è bisogno di dire altro?
Living on my own
Stasera ad Airbag puntata speciale: il sottoscritto sarà in solitaria dalle 21 sui 103.1 FM per Bologna e dintorni, e in streaming per il resto del mondo. Da questa settimana la radio ha abbandonato il suo confortevole mono per uno sfavillante stereo, che fa la sua porca figura dallo stereo della mia camera ma lascia ancora assai desiderare nelle sue versioni digitali (lo streaming, appunto, e l’archivio mp3). Se sentite un pesante fruscìo (ma magari entro sera lo sistemano), fingete di trovarvi svariati decenni fa con una radio a valvole invece di una connessione a banda larga e con un’unica trasmissione che manda musica decente invece di una vasta scelta di sistemi peer 2 peer da cui scaricare illegalmente dischi interi; sennò andate anche a mangiarvi una pizza, io non mi offendo. :)
Maledetto cambio di stagione
Starnutisco ininterrottamente da quasi 24 ore, e ciò non favorisce la gestione di un blog ben curato come vorrebbe essere quello che state leggendo. Dopo aver letto quest’articolo, comunque, sono già contento di non avere qualcosa più grave di un semplice raffreddore stagionale, visto che a giudicare dal numero di ore che passo quotidianamente davanti al PC dovrei come minimo avere il colera.
Menti geniali
+ A Stamford, in Connecticut, uno studente è stato arrestato perchè stava tentando di vendere droga a due poliziotti. Niente di troppo strano, se non fosse che i poliziotti avevano ben scritto Polizia sulle loro giacche.
+ Un tizio è stato arrestato perchè stava guardando un film porno in macchina. Normalmente non è reato; peccato che il tizio stesse guidando.
+ Una donna è stata denunciata per aver rubato circa 450 libri da varie biblioteche.
+ Il tizio che governa un paese è indagato per diffamazione per aver dato dei ladri a tutti i politici; ivi compresi, ovviamente, se stesso ed i suoi alleati.
The return of the accordion man
Qualche mese fa -forse vi ricorderete- avevo scovato gli mp3 di Martin White, un tizio che rifà con la sua fisarmonica i classici del pop e del rock in maniera claudicante e quindi assolutamente delirante. Purtroppo gran parte dei suoi mp3 non sono più online (della vecchia mandata ci sono rimasti solo Enjoy the silence dei Depeche Mode, Baby one more time di Britney e Beautiful di Cristina Aguilera), e nonostante la sua pagina reciti ancora un laconico Coming soon, nella sua directory ho scovato alcune perle entusiasmanti ed attualissime: Toxic di Britney Spears, I believe in a thing called love dei Darkness e nientepopodimenochè Take me out dei Franz Ferdinand (in questa versione quasi meglio del’originale)! Non c’è niente da fare, è il mio eroe.