giovedì, 21/11/2013

Impronte digitali azere

di

baku flaming towers

Immaginate l’Azerbaijan, la capitale Baku e le scintillanti Flaming Towers.

 

Immaginate un congresso con mille invitati d”élite: ex primi ministri di Repubbliche balcaniche, premi Nobel per la chimica degli anni ’70, cosmonauti bulgari, fondatori di storici giornali di sinistra italiani. Non un’élite di primo piano, ma personaggi con una loro importanza.

 

Immaginate che tutta questa gente, che normalmente passerebbe inosservata, a Baku sia invece trattata con il massimo dei favori: lussuosi alberghi e abbondanti cene pagate, folle che applaudono e chiedeno autografi.

 

Immaginate che sebbene a questa élite del congresso e di Baku non importa pressoché nulla, tutti passano il tempo a cazzeggiare instancabilmente sui social: postare, fotografare, taggare tutto lo sfarzo azero che hanno intorno.

 

Immaginate che Matteo Bortolini, nostro inviato sul posto, ci racconti allora come funzioni, nell’era delle tecnologie digitali e dei social network, l’autorappresentazione della potenza di uno Stato, quasi sconosciuto, non democratico, ma pieno di soldi guadagnati a suon di idrocarburi fossili.

 

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