martedì, 25/09/2012

Stocazzo di settembre, ovvero perché non ho voglia di vedere i radiohead

Vediamo.

 

Tu, T.Y., hai dei figli, un’età e ami profondamente quello che fai.

 

Io, F.R., ho dei figli, un’età e amo profondamente quello che fai. Tu.

 

Non ho nessuna voglia di venirti a vedere stasera. Ma proprio nessuna. Quando mio figlio, chiamato scherzosamente a sua insaputa Numero Uno, ecco, quando Numero Uno, dodici anni all’anagrafe, mi chiede chi è il tuo gruppo prefe e io rispondo i Radiohead, non scherzo. Numero Uno prende sul serio, come si conviene fare alla sua età, tutto quello che concerne classifiche di cose prefe nella sua e altrui vita. Io anche. E rispondo i Radiohead. Perché siete il mio gruppo prefe da sempre, e mi sembra perfettamente logico, naturale, e incredibilmente giusto che io non abbia voglia mezza di venire a vedervi stasera.

 

Dunque adesso scriverò al contrario di quelli che scrivono sui blog. Scriverò che non ho voglia di venirvi a vedere e i suoi perché.

 

(Dopo mi dici poi chi è il tuo gruppo prefe, anche se io ho già un’ipotesi.)

 

Ecco perché non ho voglia di vedere i Radiohead stasera.

 

  1. A una bolognese come me dire Piazza maggiore è una roba, dire Arena Parco Nord è un’altra. Tu probabilmente Bologna manco sai che cos’è. Non sai niente dei suoi studenti commercianti fontanieri umarelli, non sai niente delle sdaure, delle ragazze manga che vengono dalla Lucania a studiare danza al Dams, non sai niente dei Lucarelli dei Lucidalla, dei Cremonini, dei gelati di stefino, delle passeggiate, degli orridi aperitivi da dieci euro alle varie linee marsalini scuderie e pratelli. Non sai che prima di tutto questo, prima degli stefini e delle linee, prima di Cremonini che andrò orgogliosamente a vedere a novembre con Numero Uno (e si preannuncia l’evento clou dell’inverno) c’era una città non in coma, una città forte, ancora viva nel suo centro pulsante. Che era il centro. Piazza Maggiore. Qualcuno lì ci vide i Clash, nell’ottanta, e qualcun altro ha pensato bene, alla prima annunciazione del vostro tour, di accostare una cosa all’altra. Io non posso più far parte della generazione che ha visto Strummer; potevo far parte di quella che aveva visto Yorke. Niente. Mi è andata buca anche stavolta.
  2. Non è mica vero che Palazzo D’Accursio veniva giù. È solo che i nostri governanti ne sanno meno di te, di questa città.
  3. A una meteoropatica ossessiva con evidenti problemi d’ansia organizzativa come me dire il tre luglio è una cosa, dire Stocazzo di settembre è un’altra.
Stocazzo di settembre??? ho urlato quando ho letto lo spostamento annunciativo. Ma stiamo scherzando. Stocazzo di settembre vuol dire un sacco di cazzi in più. Vuol dire i figli tutti presenti in casa, che è iniziata la scuola (a Oxford non so, ma a Bologna le scuola iniziano a metà settembre e non è che puoi pensare di scodellarli subito subito così dai nonni, con tutti gli inserimenti agli asili nidi e tutti gli zainoni delle medie, poi, tutti pieni di libri pesantissimi), vuol dire di nuovo al lavoro dopo l’estate (a Oxford non so, ma a Bologna, se non sei uno dei Radiohead, settembre è il mese deputato a evitare i racconti e le foto-di-vacanze sullo smartphone dei colleghi, nonché il mese in cui gli psicoterapeuti cognitivisti fatturano di più, causa depressione post-ferie), vuol dire non-ancora-inverno, non-ancora-pronti, non-ancora-Covo, vuol dire fine dell’estate cristo santo, lo capisci anche tu, lo vedrai anche tu, cristo, dall’alto dei tuoi figli, dei tuoi anni e dei tuoi Radiohead. Vedrai la tristezza nebbiosa dell’Arena. Parco. Nord. (Scusami eh, ma i Sigur Ros vengono in Italia a febbraio, cazzo. Qualcosa vorrà pur dire. Febbraio è tutt’altro che Stocazzo di settembre, lo capisci, sì?)
  1. è un fatto di età. Ho quasi dieci anni in più, diversi amanti in meno rispetto all’ultima volta che vi ho visto, e qualche babysitter in più. Dieci anni fa era bello avere dieci anni di meno, diversi amanti non impegnativi che condividevano con te un divano letto nella periferia milanese, abbastanza nudi sotto i plaid, ad ascoltare canzoni a caso e farsi raccontare cose che in nessuna altra occasione così perfettamente congiunturale (divano-letto- non impegnatività del fatto- nudità media) si sarebbero dette, e zero babysitter, perché oddio avevo già un figlio allora, ma avevo anche nonni giovani. Oggi i nonni hanno dieci anni in più, sono un poco più ciechi, un poco più deboli, un poco più che si addormentano prima e si svegliano presto, i miei figli sono raddoppiati e la mia voglia di uscire la sera, come diceva Lou Barlow (che ci tengo a sottolineare ha detto che sarebbe venuto a suonare il TOT di luglio e così è stato), è indirettamente proporzionale al mio essere genitore. (Genitore-in-vacanza è un conto. Il genitore-in-vacanza fa ancora finta di essere amante dell’altro genitore, ci sta un sacco il divano-letto, la nudità media e le canzoni con il vino al pomeriggio, mentre i figli sono al campo scuola o al mare con i nonni, poi la sera andare al concerto e niente ha più un orario, né cene, né nanne, ma si torna a uno stato di primordiale amorosità, il sole, l’amore, lo iodio, il corpo. Ma genitore-in-Stocazzo-di-Settembre è tutt’altra faccenda, ma non voglio farti pesare troppo sta cosa, Thom, d’altra parte anche TU, diamine, sei genitore, genitore in tutte le sue mirabolanti fasi, tra le quali le più fantastiche non cadono MAI, ripeto, MAI in Stocazzo di settembre).
  2. è un fatto di scaletta. Anzi, di pessimismo-in-fatto-di-scalette, nota sindrome da cui sono afflitta per cui non riesco a godermi neanche un concerto perché per tutto il concerto stesso penso: la prossima sarà XX, mi concentro e voglio intensamente XX, fatemi XX fatemi XX, e regolarmente non solo la prossima non è XX ma XX non arriva proprio, neanche nei bis numero cinque. C’è poi tutta una scaramanzia da animale da concerto riguardo a questa cosa. Conosco persone afflitte dalla stessa mia sindrome che settimane prima evitano di pronunciare parole non solo dal titolo ma anche dallo stesso intero disco in cui è contenuta la canzone XX che vorrebbero sentire. Ma naturalmente, nonostante i riti sciamanici cui si sottopongono, la XX è loro comunque negata. La mia XX è Let Down, e già sento i cori alle mie spalle di seee, ah-ah, taci, gufa maledetta.
  3. È un fatto di critica, no, scusate, di giudizio musicale, per cui, lo devo ripetere?, io amo The bends e Ok C. ma non me li porterei là, nell’isola deserta, come mi ha chiesto da poco Numero Uno. Mi porterei Amnesiac e non mi stancherei mai di dirlo. The B. e Ok C. hanno fatto il loro tempo, grandi dischi, per carità, e ho stracciato in mille coriandoli le pagine del RS di agosto quando ho visto che non stavano nessuno dei due manco nei primi dieci, ma pace. Io non scrivo su RS e mi piace Amnesiac. Mi piace talmente tanto che non mi stancherei mai di ascoltarlo. Ma per dio, non paragonatelo con l’ultima cacatina stitica che avete partorito. No. Mi fermo a In Rainbow, il feuilleton della musica pop, ma adesso basta. Sto ultimo disco non si affronta. Lo dicono tutti i bolognesi in coro che forse in Piazza Maggiore il tre luglio poteva essere anche digerito. Ma all’Arena Parco Nord, regno dei Green Day (secondo gruppo prefe di Numero Uno), a Stocazzo di settembre no. O mi fate Let Down e tutto The bends, oppure nella classifica dei miei gruppi prefe scendete di un sacco di posti, molto dopo i Green Day, giuro.
  4. Se mi fate Let Down, probabilmente sarò felice nel momento in cui dovrò pagare la babysitter buddhista che parla sei lingue (di cui una è il finlandese) che mentre io ascolterò Let Down starà correggendo sul mio Mac le bozze della sua tesi in letteratura finlandese sullo sciamanesimo, mentre mio figlio Numero Due dormirà sogni meravigliosamente morbidi e Numero Uno si addormenterà con l’iPod clandestinamente tenuto sotto il cuscino, ascoltando Basket Case, e tutto avrà finalmente un senso.

12 Commenti a “Stocazzo di settembre, ovvero perché non ho voglia di vedere i radiohead”:

  1. Carolina scrive:

    io non ho capito: se tuo figlio c’ha 12 anni, anche 10 anni fa (nonostante gli amanti numerosi, eh) avevi l’incombenza di un figlio. e quindi era rompi comunque. cioè 12 meno 10 fa 2, no? ciao :)

  2. Io Let Down l’ho sempre saltata per passare direttamente a Karma Police

  3. filoz scrive:

    madonna che pesantezza l’ironia veramente dono di pochissimi, grazie fra’.

  4. francesca scrive:

    carissimi,
    rilassatevi. ieri c’ero. è stato uno dei concerti della vita. su you and whose army le gambe tremavano e mi sono detta: alè, ora me lo fanno tutto di fila. ci sono andata in bicicletta. thom yorke sarebbe stato fiero. ho quasi scatenato una rissa con un deficiente regaz romagnolo che alla settima birra urlava a tutto il circondario la ricetta della fonduta catalana o una roba del genere. gli ho detto vattene. mi ha guardato come fossi un oggetto sessuale attempato e ha continuato a starmi di fianco e blaterare, ivi compreso con exit music e lì però ho avuto la prontezza di scansarmi. Io. non mi interessano le giustificazioni ufficiali, le ipotesi ufficiose, le elucubrazioni, le scalette degli altri concerti. non mi interessa cosa chi quanto. i sigur ros sotto la neve sarebbe fighissimo e potrei morire felice. scrivo per divertirmi, non per fare la figa indie superesperta di stocazzo. ci vediamo al prossimo (se ne avrò voglia).

  5. Alcuni punti che secondo me sono abbastanza facili da capire e chiari:
    1- credo che la scelta della location su di loro ricada allo 0,1%. VivoConcerti sarà responsabile di queste cose, avrà scelto una location che massimizzava il budget sfruttando la giustificazione più facile del mondo: il terremoto. A loro al massimo avranno spiegato questo, e figurati se dicevano di no.
    2- Let Down è un pezzo stratosferico, meraviglioso, adorabile, ma hai idea di quanto possa essere complesso da riportare in scena? Secondo loro troppo. Perché? Perché OK Computer in vari pezzi lo stanno rifacendo tutto in questo tour, a parte Let Down e No Surprises hanno suonato: Paranoid Android, Karma Police, Subterrean, Exit Music, Lucky, Airbag. Il “mettiti l’anima in pace” è quello che mi sono detto dopo tanto tempo.
    3- dici che il tuo disco preferito è Amnesiac, bene. Ieri hanno fatto di fila la seguente tripletta: Pyramid Song,I Might be Wrong, You and Whose Army.
    4- il nuovo disco su CD è moscio, dici: “Non si affronta”. Posso darti ragione, ma dal vivo su una scaletta di 25 brani, a Bologna, ne hanno suonati 5. Il che significa che ti sei persa 20 pezzi da tutto ciò che poteva essere per te apprezzabile.
    5- I Sigur Ros suonano a Febbraio, sì, ma al chiuso. Mi dici al volo qualche posto che li ospita? O facciamo il concerto all’aperto a Febbraio con la potenziale neve?
    6- l’ansia da scaletta si risolve grazie alla rete, vai su atease, vai su setlists.fm, trovi di tutto di più e sai a cosa potresti andare incontro.

  6. Annik scrive:

    Potevo essere d’accordo con te su tutto fino a.. IERI. Perché in fondo condivido con te questo snobismo un po’ hypster, un po’ indie, e sono una abbastanza intransigente. Non ho figli, ma una vita decisamente stancante e incasinata comunque, vivo lontana da quella che fino a pochi mesi fa era la MIA Bologna e non è stato facile, ma nonostante tutto io a quel concerto ci sono andata (e non è certo il primo, e non sarà certo l’ultimo). Ci sono andata nonostante il tiepido concerto all’Arena Civica di qualche anno fa, 4 ormai?, l’ultima volte che li ho visti. Merito una medaglia solo per essermi sfidata, per averci creduto, per essermi data la possibilità. per averla data a loro, che se la meritano, anche dopo questo ultimo album, che sì, ha effetti migliori dell’Activia. Ma a chi amiamo si può pensare di perdonare molte cose, a volte persino tutto. Io ieri c’ero e su quel video wall gigante ci ho rivisto gran parte della mia adolescenza e della mia prima età adulta. Non ti so ancora dire se è stato un bene o un male, forse un male perché ho un devasto emotivo ora da cui fatico a riprendermi, ma è stata la cosa più intensa mi sia capitata ultimamente. Quei frammenti di video, perfetta immagine della mia intermittente percezione di ciò che sono stati i miei ultimi 12 anni, mi hanno riportata universitaria, figlia, bambina, innamorata. Io credo che poche band abbiano questo potere, di vivere dentro e attraverso di te. E onestamente, allora, chissene della polvere, chissene di Palazzo D’Accursio e Piazza Maggiore, ieri sera non c’erano che loro, e il cielo. Se non sei venuta, peggio per te.

  7. Quando ho letto LET DOWN ho deciso che ti amo. L’hanno fatta live tipo tre volte in millemila anni di tour. Oltre al fatto che anche se urlassi il suo nome durante il concerto certamente non mi sentirebbero, so già che non me la faranno mai. Mi piange il cuore. (condoglianze per la storia dello stocazzo di Settembre comunque, i miei genitori mi han proposto di non andarci visto che il giorno dopo ho scuola. M A I.)

  8. Carlo scrive:

    Commovente questo pezzo!
    Oltre ad esser uno (dei tanti) che gli han fatto saltare questo concerto dei Radiohead (e che ormai vive all’estero e quindi bonalè), il tuo post mi ha fatto venire in mente gli altri loro concerti che son riuscito a vedere in cui ho atteso (invano) Let down, la più struggente di tutte le canzoni struggenti dei Radiohead…

  9. tommaso york scrive:

    Mi chiamo T.Y. Scusa se non ti ho telefonato prima di organizzare il tour, scusami se hai fatto due figli, scusa se ogni anno arriva settembre, scusa se non conosco bologna, scusa se ci è cascato un palco quest’estate… Saluta Cremonini e soprattutto tua nonna. Se ho bisogno di ina babysitter, la chiamo. Ciao

  10. jin-lemmon scrive:

    non avevo mai letto un tuo pezzo e l’ho trovato splendido.
    vado istantaneamente a cercare gli altri.

  11. Elena Orlandi scrive:

    che meraviglia che sei. e quanto ti odio, che i tuoi pezzi scritti uno nemmeno sa quando se li può aspettare e poi arrivano a Stocazzo di settembre facendoti venire le ansie che come la FrancescaGrado0 una non scriverà mai e per di più la FrancescaGrado0 non scrive mai, o quasi. baci e sbavi

  12. Ganz scrive:

    I <3 U

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