venerdì, 04/12/2009

Il cinema indie, un non genere già andato a male

Cosa cercate, voi, in un buon film?

Quando decidete cosa andare a vedere al cinema, cosa affittare al videonoleggio, cosa guardare sulla pay-tv o cosa scaricare da Bittorrent, in base a cosa scegliete un film? Cercate qualcosa di noto o qualcosa di ignoto? Preferite film che parlino in modo quanto più fedele di vite simili alla vostra, o sperate di evadere lontano? Cercate di rispecchiarvi il più possibile nei personaggi o venite irritati dalla pretesa di parlare di cose a voi familiari?

Io pendo spesso per la prima ipotesi, lo ammetto. E lo considero in buona parte un difetto, che mi tiene lontano da generi che sovente scarto a priori (scoprendo poi anni dopo di essermi perso dei capolavori), in favore di storielle senza sale che srotolano riferimenti di cultura pop in cui mi ritrovo. Storielle senza sale come quelle del cinema indie.

 

Il cinema indie è una mostruosità. Il cinema indie (in cui il vaghissimo termine che tanto amiamo è da intendersi nel senso pitchforkiano del termine, di quella cultura pop per lo più anglosassone che vorrebbe opporsi al mainstream ma è di fatto costretta a metterne in piedi una versione distorta e snob, condannata tanto all’irriducibile inseguimento del futuro quanto alla venerazione del passato) era una rarità fino a qualche anno fa, mentre ora, scoperto un segmento di mercato ingenuo e appetibile, è diventato un vero e proprio filone, con capostipiti nobili (dalle grandi commedie degli anni ’80 a recenti film di culto come Eternal sunshine of the spotless mind, I Tenenbaums o Lost in translation) e produzione abbondante. Il suo target (e i suoi protagonisti) siamo noi, tardoadolescenti, twenty e thirty-something occidentali con buoni titoli di studio, discreto potere di acquisto e una declinazione di gusti su musicacinemalibriinternet che ci fa sentire migliori di coloro che ci circondano.

 

 

 

Nel momento in cui si è rivelato come un genere, il cinema indie era già morto.

L’inizio della fine è stato Garden State. Un film terribile, diretto e interpretato dall’icona del puccismo Zach Braff (meglio noto come J.D., protagonista di Scrubs), tenuto in piedi unicamente da una bella colonna sonora, infilata a forza nella storia nella celebre scena "Devi sentire questa canzone, ti cambierà la vita" che ha consacrato gli Shins. Un film impossibile da raccontare, tanto la trama è esile e i dialoghi pretestuosi.

 

 

 

In mezzo c’è stato Juno. Inaspettatamente apprezzato dal pubblico, Juno è stato in grado di parlare a pubblici diversi, smarcandosi dai luoghi comuni delle commedie tutte indie-pop e dialoghi quirky (che pure incarna) con una storia ben scritta e un po’ più carne al fuoco del solito.Sotto sotto rimane una commediola di poche pretese e media gradevolezza, ma in mezzo agli altri film del suo genere riesce a fare un figurone.

 

 

 

Il punto più basso del genere è stato probabilmente toccato da Nick and Norah’s infinite playlist, un film così brutto che al confronto Juno sembra un’opera di Truffaut. Mai vista un’esibizione tanto sfacciata di riferimenti fin dalla prima scena (una carrellata dei poster appesi in camera dal protagonista; sottile), un namedropping così furibondo, una storia così inverosimile. Il fatto che in teoria sia una commedia da teenager rischia di essere un’aggravante invece che un’attenuante.

 

 

 

Ormai, come dicevo, esce una commedia indie ogni paio di mesi. Adesso anche in Italia è il turno di 500 days of Summer (da noi 500 giorni insieme), che vuol raccontare una storia d’amore atipica che, guarda caso, cade in tutti i luoghi comuni del caso: vestiti vintage per lei, vulcanica e appassionata (Zooey Deschanel, già chanteuse retrò con She & Him e ora moglie di Ben Gibbard dei Death Cab for Twilight Cutie), cardigan e sneakers per lui, timido ma sensibile (l’ex bambino prodigio Joseph Gordon-Levitt); e (oltre a un imbarazzante product placement dell’IKEA su cui è meglio sorvolare) un paio di scene topiche sulle note degli Smiths. Audace!

 

 

 

A confronto con 500 days of Summer, Away we go (già presentato con grosso timore su queste pagine mesi fa) fa un vero figurone, perchè quanto meno è un film vero; il regista (Sam Mendes, quello di American Beauty) conosce il mestiere e gli attori pure, ed è già un inizio. Ma è anche una fine: la trama (firmata dall’ex formidabile genio Dave Eggers e da sua moglie) vede il verosimile scenario di una coppia di trentenni in attesa di un figlio che vagano per gli States alla ricerca di una città in cui stabilirsi a vivere. Succede un po’ a tutti, del resto.

 

 

 

Negli states è da poco uscito Paper Heart, che osa di più nella forma quindi fallisce in modo ancor più sonoro. Si tratta di un finto documentario/reality sulla protagonista Charlene Yi e la sua difficoltà a innamorarsi (son problemi); il protagonista maschile è Michael Cera (già in Juno e in Nick and Norah; get a real career, dude) nel ruolo di se stesso e la cosa fa accapponare la pelle al solo pensiero. La sua faccia da culo fa prudere le mani per tutto il film, così come le risatine della protagonista e la vacuità dell’intera operazione. Quando la Yi imbraccia la chitarra e si mette a registrare col suo Macbook una canzone twee-pop / freak folk per il suo amato (la trovate qui sotto) si comincia ad augurarsi l’estinzione del genere umano. O, quantomeno, ci si sente pronti per darsi all’horror.

 

 

 

[sullo stesso argomento ma spettro un po' più ampio e opinioni un po' diverse e meglio argomentate: Blueblanket su queste pagine, mesi fa]

 

 

 

The Shins – New slang (MP3)

The Moldy Peaches - Anyone else but you (MP3)

Charlene Yi - Perfume (MP3)

 

64 Commenti a “Il cinema indie, un non genere già andato a male”:

  1. passifalsi scrive:

    Questa mattina mi metto alla ricerca su internet di qualcosa che possa dare forma all’informe sdegno che ancora provo dopo la visione di 500 giorni insieme e trovo questo magistrale post (che nei giorni scorsi avevo saltato per evitare di farmi influenzare. E un po’ perché avevo voglia di farlo anch’io, tempo fa. Contributi per una fenomenologia dell’indiemovie: la presenza di bambina (o freak, nerd et similia) geniale e saggia).
    Comunque, un film di rara indi(e)sponenza: fino all’ultimo ho sperato che tale bakkuke di prevedibili luoghi comuni fosse solo una voluta metacritica al genere e il film si concludesse con il giorno 500 in cui Indieboy ammazza la Stronza, ne stupra il cadavere, gli strappa il cuore per celebrare una messa nera e poi si ammazza. Il suicidio di Indieboy è l’unica cosa che avrebbe salvato il film.
    Vabbe’, forse questo era pretendere troppo: però speravo almeno nella più logica (direi necessaria viste le premesse e i personaggi) conclusione: Indieboy, dopo quest’ennesima delusione, prende coscienza di una cosa che l’ascolto di tutti quegli Smiths gli avevano suggerito ma lui aveva sempre rimosso: la sua selvaggia e prorompete omosessualità. Quindi il film si conclude quando Indieboy incontra un bel marinaio in licenza (“Ehi, giovane-cucciolo-che-assomiglia-a-un-heat-ledger-vivo, dove te ne vai tutto solo col tuo cardigan attillato?”) con cui inizia una torrida relazione fatta di amore&lubrificanti alla cannella.
    Concludo. Bel post insomma. A proposito di uno dei santini dell’indiemovie: ho visto che Michael Cera è arrivato sull’equivalente letterario del genere. Sull’ultimo McSweeney c’è un suo racconto – decretando, mi auguro, il definitivo svelamento del bluff di Eggers e compagni. Oh, non l’ho letto il racconto di Cera (ti suggerisco un titolo per un altro raccontino, Mick: “Cera una volta”. No, non c’è bisogno che mi ringrazi), poi magari è un fottuto capolavoro e lui è il Cheever che stavamo aspettando, anzi di più, il nuovo Hawthorne.
    A proposito di “Non l’ho letto e non mi interessa”, l’altro giorno ho capito come sarebbe McSweeney se fatto in Italia. Ho sfogliato il libro di Tricarico, tutto raccontini stralunati e disegnini brutti. Ma magari anche qui sbaglio, e voi music-geek mi verrete a dire che Tricarico è un gigante della musica contemporanea, il Leonard Cohen all’amatriciana.

  2. tristantzara scrive:

    Schegge di April, bello bello bello, e per me si può definire indie. 

  3. utente anonimo scrive:

    Tutti film inutili e senza senso: di questi elencati ne ho visti 4, uno peggio dell’altro XD

  4. utente anonimo scrive:

    Certo, ognuno ha il suo stile. Li accomunavo vuoi per background/provenienza, vuoi per lavorare – chi più chi meno – a "basso" costo, senza utilizzare star, senza essere distribuiti in maniera massiccia ecc… Nient’altro. Le differenze ci sono eccome.

    Circa Dito Montiel sì, sapevo. E "Fighting" dovrebbe essere anche uscito in qualche sala italiana perché su qualche testata se n’è parlato. Ancora devo vederlo però.

    Infine Zack e Miri… i due coinquilini che vogliono rifarsi girando un film porno?! In confronto "500 giorni insieme" non è un capolavoro ma di certo è notevole (solo in confronto, eh…). No, non mi fa ridere quel tipo di umorismo, la sceneggiatura è scarsa e il finale buonista è anche un po’ patetico. Per me Kevin Smith dovrebbe smettere di fare cinema, non capisco perché gli diano ancora soldi.

    Grazie per la dritta del link.
    Comunque dopo i gloriosi anni ’90, con Parker Posey in gran spolvero e tante ottime produzioni lanciate dal Sundance (Tom DiCillo, Richard Linklater, Maria Maggenti, Michael Corrente, il palloso Hal Hartley  e anche Doug Liman, perché no), il giro indie arranca. D’altronde qualche anno fa al Sundance ci è finito il film con Britney Spears… questo ha voluto dire molto.

    Blaluca

  5. utente anonimo scrive:

    Ciao Blaluca.
    sì, io tenderei un po’ a differenziare i film di un mottola da araki, eh?
    a me piaciono molto entrambi (e anche tutti gli altri che citi) ma direi che stanno proprio dalle due parti della barricata…
    Mottola mi sembra il più delicato della grande baloltta legata a apatow e il suo adventurlenad è un film quasi volutamente sottotono rispetto a superbad (che per me rasenta il capolavoro) ma è comunque interessato a storie (e a un utilizzo del mezzo) diversissimo da quello di araki o solondz.
    su kevin smith sei forse fin troppo cattivo.
    io, tolto ovviamente clerks, salvo pochissima roba
    ma l’ultimo zack & Miri non è niente niente male.
    sai che dopo la guida per riconoscere i tuoi santiu (veramente notevole) dito montiel ha fatto Fighting una sorta di remake di  Lionheart (quello con van damme)?
    bruttino tra l’altro…
    per altro cinema indie ti consiglio di crecare qui
    http://en.wikipedia.org/wiki/Mumblecore
    il giovane cinefilo ne parlò in tempi assolutamente non sospetti.
    ciao
    Fmc

  6. utente anonimo scrive:

    Ciao FMC,
    beh, Solondz a parte, in un commento precedente citavo anche Gregg Araki e Dito Montiel, secondo me autori di due film notevoli in questi anni (ribadisco "Mysterious Skin" e "Guida per riconoscere i tuoi santi"), e Tom DiCillo, un onesto cineasta indie (fa commedie e non ha mai voluto produzioni major, tanto che alcuni suoi film in Italia manco li distribuiscono). Ora potrei aggiungere Greg Mottola (non tutto mi garba, però mi manca proprio l’ultimo, "Adventureland", di cui ho sentito ben parlare… l’avete visto?), e tirar fuori Harmony Korine (anche lui non mi fa impazzire). Insomma, tralasciando apposta chi ha preso altre strade da qeull’onda anni ’90 del Sundance ben diversa dalla proposta degli "anni zero" dello stesso festival, questo per me è il cinema indie.

    Sono d’accordo quando si dice che "Little Miss Sunshine" è l’esempio dello sputtanamento dei film indie, così come "500 giorni insieme": buoni sentimenti, luoghi comuni, estetica che ammicca in più direzioni, risatine perché risate troppo facili ecc… In effetti in questi casi cosa c’entra il cinema indipendente, anche se si prende in considerazione il versante commedia? Peggio ancora Kevin Smith: lui è il male per il cinema indie; un vero idiota.
    Blaluca

  7. inkiostro scrive:

    Sono d’accordo praticamente in tutto con FedeMc.

    [Livio: non sono affatto sicuro che Hornby -di cui non sono un così grande fan, in realtà- campi su stereotipi culturali. Per dire: i riferimenti musicali di Alta fedeltà sono quanto di più uncool ci possa -e potesse, quando è uscito- essere. Erano gli hanno de brit-pop e del big beat , e lui se ne usciva con un divoratore di dischi di Springsteen e della Motown; non gli sarebbe costato molto fare il furbo e buttare là riferimenti più giusti, ma non l'ha fatto. Questo è esattamente quello di cui stiamo parlando: il problema non è l'uso di riferimenti culturali, ma l'uso gratuito e furbo. Che è quello che secondo me accomuna i film che cito nel post]

  8. utente anonimo scrive:

    no, vabbeh ma che io abbia dei gusti orribili è fuori discussione.
    altrimenti non si spiega come io possa andare da solo
    in un multisala gigantesco a vedere Ninja Assassin.
    che tristezza.
    però dai… Me and you and everyone we know…
    veramente mi viene voglia di invadere una nazione solo a pensarci.
    Reality Bites invece anche a me non è dispiaciuto.

    blaluca: come si diceva a inzissimo di questi commenti
    il cinema indie è altro.
    tu citi solondz che gioca veramente in un altro comapionato…
    da solo tra l’altro.

    secondo me la pietra dello scandalo è Little Miss Sunshine.
    mi è sembrato il primo film in cui l’estetica
    e una supposta forma "indie"
    vanno di pari passo – e anzi godono –
    di una produzione, realizzazzione e dsitribuzione
    da blockbuster mainstream.
     
    E non è vero come scriveva qualcuno (missvengeance?)
    che le robe indie in questi film
    ci devono essere al pari dei cowboy nel cinema western.
    ci sono figure che fanno parte per forza di un certo genere
    che lo costituscono.
    e temi o accessori invece che sono inseriti a forza
    solo per poter far identificare allo spettatore
    il dato film in un dato contesto.
    la maglietta a righe, il poster della touch & go, il pezzo dei grizzly bear
    non sono necessari:
    servono a far dire a qualcuno
    guarda che bella maglia
    guarda la touch & Go
    senti i grizlly bear…
    e spesso, spessissimo, ci vedo anche della malafede.
    vd la sequenza citata da ink di garden state con gli shins.

    Fmc

  9. utente anonimo scrive:

    Per non lasciare Miranda in mano agli anonimi, mi schiero anche io a difesa della July. Non solo mi è piaciuto il film, ma mi sono piaciuti anche i racconti. Per non parlare del progetto "Learning To Love You More"… Però scommetto che la musica fa cagare, dai… così facciamo contenti tutti. 

    Fede sei un nazista della critica cinematografica! :) Ma d’altronde i SecondaVisionisti non hanno mai fatto del relativismo la loro bandiera…. altro che "de gustibus". Avrei voglia di demolire un film che ti è piaciuto, ma non saprei da dove iniziare e forse finirei a parlare male di qualcosa che in realtà è piaciuto anche a me. 

    E comunque (ma qui per non essere demolito avrei bisogno dell’appoggio di Kekkoz e forse anche di MissVengeance per sentirmi davvero al sicuro, e non sono certo di poter fare affidamento)…. secondo me.. il buon vecchio Giovani, Carini e Disoccupati (e fatemelo chiamare Reality Bites, come si deve) non può essere liquidato così a cuor leggero. Ecco, l’ho detto. Ora crocifiggetemi in sala mensa.

    E poi, e la butto lì, in un blog dove Nick Hornby è più o meno considerato come il secondo messia e Coupland il terzo, parlare male di gente che campa sugli stereotipi culturali (indie & Co) mi sembra, quantomeno, eccessivo. Insomma, perchè Alta Fedeltà WOW, e altra roba buuu? (Fabriziooo, sto parlando con teeee)

    Livio

  10. utente anonimo scrive:

    fede non mi sembrava incazzato. e mica è colpa del mondo se il film della july fa cagare.

    giorgio blubblà

    p.s. ink, superare i tuoi captcha è la cosa più difficile che abbia fatto nell’ultimo mese.

  11. utente anonimo scrive:

    @Fmc: come suggerito da Livio, potrei risponderti con un diplomatico "de gustibus"… Ma sarei comunque convinto, tra me e me, che hai dei gusti di merda. E comunque si, Miranda July fa anche musica. Ma ha smesso prima che le persone potessero perdere tempo dibattendo su chi ha l’indie-pene più lungo.
    Qualche persona normale che riesce a pronunciare MAYAEWN senza incazzarsi?

  12. utente anonimo scrive:

    "Me and You and Everyone We Know"
    è un film orribile.
    miranda july è miranda july
    nel senso che penso faccia anche dei dischi, no?
    comunque che bruttissimo film, mi incazzo solo a scrivre il titolo…

    io non so se i 16enni sbavino con i grizzly bear
    ma in new moon mi aspettavo un corrispettivo pdierno tipo dei the calling
    non quella ridda di alfieri dell’indie
    da questo deduco che per richimare al cinema quel pubblico
    si faccia presa anche su quello…
    ciao regaz.
    Fmc

  13. utente anonimo scrive:

    Scusate ragazzi, riconosco di essere molto ignorante sul tema in questione. Mi chiedevo… Un film tipo "Me and You and Everyone We Know" è un film Indie? Partendo dal presupposto che non credo la distinzione mainstream/indie sia rilevante quanto ad esempio la distinzione masterpiece/film-di-merda, vorrei tentare di capire di cosa state parlando… Facendo un paragone musica/cinema chi sarebbe Miranda July? Bon Iver o Lady Gaga? Feist o Nelly Furtado?

    P.s: Muccino è Paolo Meneguzzi

    ))><((

  14. utente anonimo scrive:

    giovani carini e disoccupati era un (merdoso) film di giovani. una volta esisteva la categoria film di giovani per identificare i film su tematiche giovanilistiche con dei giovani protagonisti. non erano lo specchio di una realtà o che, erano solo film con dei protagonisti giovani che facevano cose da giovani. non c’è nessun pezzo indie nella colonna sonora, i più indie erano i posies o i dinosaur jr.


    ed è sempre la storia del distinguere tra estetica e attitudine, e di quanto sia improprio per il senso del post.

    kekko

  15. utente anonimo scrive:

    e "giovani carini e disoccupati" cos’era?

  16. utente anonimo scrive:

    Juno è un bel film.

    Gli altri non li ho visti.

    Ma non me ne pento.

    Anche perchè non me ne hanno parlato bene, anzi.

    Poi, ci sono già troppi genere musicali, non vogio iniziare a perdermi anche al cinema.

    Poi ink, posso chiederti una cosa, puoi inserire, visto i numerosi commenti, fare una cosa tipo "mi piace – non mi piace" come su utube con i commenti=??? sennò la metà non li leggo… e 50 sono troppi!

    ciauz! Fabietto.

  17. utente anonimo scrive:

    PS dimenticavo che quest’anno un altro film indie degno di nota è "Life During Wartime" di Todd Solondz.
    Blaluca

  18. utente anonimo scrive:

    Niente volevo dire ancora qualcosa ma più o meno gli ultimi punti su cui avevo da rompere le scatole li ha chiariti Livio. Provo a fare il punto della situazione? Posso? è che questa discussione sul cinema indie mi appassiona.

    Restando, voglio sperare, tutti d’accordo sul fatto che i gusti sono gusti ed è per questo, pensa te, che ad alcuni Juno è piaciuto e ad altri no, la paraculaggine sta nel modo in cui certi flm inseriscono un tot di elementi caratteristici per attirare il loro target. Può dar fastidio, ma fin qui, detto fra noi, non c’è niente di male. Lo fanno tutti i generi, no? Vorrei sentire uno solo lamentarsi perché nei film di Sergio Leone hanno tutti i cappelloni e le pistole. Il problema, a mio avviso, è alla radice: il termine "indie" non dovrebbe definire un genere, ma un tipo di produzione. Il fatto che i film qui citati, con le solite dovute eccezioni, abbiano fatto del loro meglio per cristallizzare l’indie come genere è, per me, la loro colpa maggiore. Nonché la ragione per cui oggi esistono cose come la colonna sonora di Twilight.

  19. utente anonimo scrive:

    Dalla fine degli anni ’90 in poi il filone indie ha sofferto. Ma è stato un fenomeno generale: finito quel decennio, tutta la generazione più attiva in quegli anni, ha faticato a crescere…
    Così al volo però mi sembra che dimentichi almeno un paio di titoli indie notevoli degli ultimi anni:

    - "Mysterious Skin" di Gregg Araki
    - "Guida per riconoscere i tuoi santi" di Dito Montiel.

    No?

    Detto ciò Mereghetti di tante commedie indie anni ’90 con dialoghi brillanti e poco altro, ha scritto che sono condannate a rimanere nella categoria del "carino". In parte ha ragione, ma a me qualsiasi cosa fa Tom DiCillo (documentario sui Doors a parte) mi strappa varie risate e mi trattiene; e qualsiasi film in cui recitasse Parker Posey fino a una decina d’anni fa lo vedevo volentieri senza mai smadonnare a posteriori, anzi ("Benvenuti a Suburbia" , "L’amante in città" e "Clockwatchers" su tutti). Di certo Kevin Smith ha fatto più danni che altro a quella generazione di cineasti indie; lui sì ha prodotto "mostruosità" a.k.a. grandissime cagate.

  20. utente anonimo scrive:

    grazie, anche se è stato un commento sconnesso e piuttosto buttato via che forse Giorgio meritava qualcosa di più argomento ma abbiamo tutti mal di testa e siamo stanchi. :)

    Livio

  21. utente anonimo scrive:

    Non so chi ha scritto il commento #42. Volevo fargli sapere che sto applaudendo allo schermo del pc.

    massi

  22. inkiostro scrive:

    Continuate così, siete bellissimi.
    E avete ragione. Tutti.

    (Io ora esco per l’aperitivo poi vado a vedere i Black Heart Procession. Quando torno voglio almeno altri 10 commenti di questo tenore)

  23. utente anonimo scrive:

    @giorgio: ti rispondo con più calma perchè anche io mal di testa e devo fare altre cose.

    Ghost World è un film che io non ho amato particolarmente, ma che sicuramente non si può definire disonesto e sfugge bene agli stilemi di INDIE di cui si è parlato nel post. Per questo l’ho citato.

    Però Juno e Little Miss Sunshine sono per me film inconciliabili. Il secondo infatti non l’ho neanche citato perchè l’ho trovato paraculo e posticcio da morire.
    Juno no. La storia è più leggera perchè la scelta è di trattarla con leggerezza, e non ne vedo per niente un difetto. Quanto alla tua sinossi della trama, dai non prova niente, perchè potrei fare lo stesso giochetto con tutti i film dell’universo e riassumerli in quattro frasette. Parli di feticci, parli di quirkiness. Ma Wes Anderson, un regista che nessuno si sognerebbe di attaccare qui, ne sono abbastanza sicuro, è il re della quirkiness e dei feticci. Io credo che il problema non sia la quirkiness o i feticci estetici o la pipa o il telefono a forma di hamburger. Il problema è quanto sono disposto ad accettarli e quanto mi sembra funzionino. Juno è un film che non potrebbe essere girato e raccontato in altro modo. Poteva essere un filmaccio da domenica pomeriggio su Canale 5, invece è per certi versi qualcosa di completamente diverso. E’ un film che spinge l’accelleratore sulla capacità di lasciarsi andare dello spettatore: lasciarsi andare alle idiosincrasie e alle libertà della storia e della narrazione. E per questo è così facile da criticare, perchè è un film… che non si trattiene. Ma è anche il motivo per cui a me è piaciuto incondizionatamente. I dialoghi sono quirky, forse si, ma sono PIU’ brillanti di quanto non siano quirky. (Cosa che per esempio non si può certo dire di Little Miss Sunshine). "I’m Fo shizz up the spout" COME ON!!!!

    Dire che i film indie sono quelli con la colonna sonora indie è come dire che la musica indie è quella utilizzata nei film indie.

    Mettiamola così: creare un sotto-genere cinematografico, definirne autonomamente i limiti e gli stilemi e poi demolirlo, è un esercizio di critica cinematografica divertente. Ma se arriva qualcuno e ti fa notare che è quello che stai facendo è meglio. No? 

    BASTA:  qualcuno che dica "de gustibus" e ci mandi tutti in pace?

    PS: e alla fine ho risposto… cacchio.

  24. utente anonimo scrive:

    For relaxing times, make it Basoli time…

  25. utente anonimo scrive:

     @kekkoz: non c’è di che, è sempre un piacere.

    @fedemc

    Posso essere d’accordo in linea di massima con quello che dici.

    La colpa (o il merito) è di tale Alexandra Patsavas, responsabile della colonna sonora di New Moon e Twilight e già odiata/amata per le soundtrack di O.C., Gossip Girl, Chuck, Mad Men, Gray’s Anatomy, e altre. In altre parole è una delle dirette responsabili del fenomeno cosiddetto di sdoganamento (uuuh, non l’aveva ancora tirato fuori nessuno!!!) dell’indie nella cultura mainstream.

    Il problema di attaccare New Moon è che è solo un aspetto di un discorso molto più lungo e trasversale che attraversa vari generi musicali e televisivi e che comprende la puntata di Mad Men che inizia con The Infanta dei Decemberists e quella di Chuck che si chiude con A Comet Appears degli Shins, tanto per fare due esempi.

    Il Cavallo di Troia Indie™ messo in piedi dalla Patsavas (e da altri insieme a lei, tra cui possiamo anche ricordare in una certa misura il tanto osteggiato Zach Braff e il suo Garden State, fatto, RICORDIAMOLO, in tempi non sospetti più di cinque anni fa) è un progetto a lungo termine che si propone, molto semplicemente credo, di far ascoltare buona musica a più gente possibile. E direi che, giudizi sui film e le serie a parte, sia un missione che non ammette critiche.

    Ma quando dici che  Bon Iver è una delle componenti che fanno sbavare i sedicenni, non sono sicuro di capire. Perchè difficilmente si potrà dire che Bon Iver, insieme a Pattison e pesce lesso, contribuisce al successo planetario del film. Ma non mi sembra neanche che il pubblico medio di New Moon vedano un pezzo di Tom Yorke come la ciliegina sulla torta del loro film preferito.

    Livio

  26. utente anonimo scrive:

    livio.
    partiamo dal fatto che sono d’accordo col tuo discorso. come sono d’accordo anche con molte delle motivazioni che dà kekkoz quando gli piace un film che a me magari sta indifferente (quando il parere discorda molto di più, chiaramente, ho ragione io :P).

    però tu fai, tra film che ho visto e altri che devo recuperare (brick, cq e thumbsucker), dei nomi che mi inquietano. e dovrebbero inquietare anche te.

    ghost world, per esempio. ghost world è un filmetto caruccio tratto da un fumetto clamoroso. zwigoff banalizza ed annacqua materiale potenzialmente esplosivo per tutto il film, e solo il cast da paura (buscemi, una johansson che non si filava nessuno e *quanto vorrei farmi* thora birch) reggeva le aspettative e contemporaneamente connotava il film come "indie" (perché quel materiale messo in mano ad attori mediocri sarebbe stato una tragedia).

    juno, che citi come esempio di film onestissimo. onestissimo su quale livello? se parli della storia, se ne può discutere. la storia è sentita e coraggiosa, credo. anche se in realtà è molto più leggera di quanto le premesse farebbero pensare, a causa di una certa peculiarità di scrittura che tende ad azzerare alcune svolte narrative (ragazza rimane incinta, ragazza decide in dieci minuti di non abortire, ragazza decide di dare in adozione il bambino, ragazza sceglie una borghese nevrotica il cui compagno ci prova con lei, ragazza fa faccette buffe e ammette di essere solo una ragazza, il film finisce). ma i dialoghi? io la quirkyness di juno l’ho trovata imbarazzante. i dialoghi, poi. vogliamo parlare del salotto in giardino? ti è piaciuta? ti è sembrata onesta? ironica? a me quello sembra puntare il dito mirando allo spettatore a cui piace lo "strano" (sundance anyone?) e sparare, senza farsi neanche mezzo scrupolo. e poi ecco, la pipa. il telefono a forma di hamburger. i mille feticci di cui è disseminato il film (e non parlerò della musica, non è che voglio ripetere solo le stesse cose). e soprattutto il fatto che quello è un film scritto male, e per le suddette svolte narrative sempre affrettate, e perché il personaggio maschile, a meno che non si voglia pensare sia un empito di femminismo, ha l’espressività di un pupazzo di Cera. inaugura un’intera lunghissima tendenza di pupazzi di Cera al posto dei personaggi maschili (cosa di cui volevo parlare a proposito di 500 days of summer). e mica per cattiveria, di solito sono personaggi che presumono empatia da parte del pubblico.

    e poi il calamaro e la balena. lui non mi è dispiaciuto. ma noah bambauch, che dovrebbe essere un alfiere del cinema indie (sto sempre utilizzando un’etichetta per semplificare, io) specie grazie a zissou (piaciutissimo, così ci capiamo), è il regista di margot at the wedding.qui mi gioco ogni rimanente stima da parte di missvengeance, però cazzarola, margot at the wedding no. ero più contento quando anni fa il dentista da cui andavo mi trapanava i denti senza anestesia che guardando margot at the wedding. un incredibile insieme di pretenziosità (un film francese, ha detto la critica americana, come se "fare un film francese" significasse dialoghi insensati e un montaggio con disturbi di personalità), trama mal strutturata, personaggi da buttare via (a meno che la storia non sia che in una famiglia di insopportabili stronzi passivo/aggressivi una tipa più passivo/aggressiva degli altri porti scompiglio – perché nessuno è capace di mettere due parole di fila e risponderle. perché tutti i personaggi sono in realtà delle sagome in cartonato).

    o, ultimo esempio. little miss sunshine. maledetta bambina che va a quel maledetto concorso che porcavacca pure greg kinnear si porta dietro (io lo odio, greg kinnear. a pelle.). maledetto film che, provateci se non ci credete, è meglio doppiato che in lingua originale perché la monotonia informe di steve carell ne azzera il personaggio. dunque, little miss sunshine presenta una famiglia disfunzionale che si scopre unita (banalizzo) (ma neanche troppo). questo è il primo elemento "indie" del film (la scelta di occuparsi proprio di una famiglia particolare), ma è anche il più clamorosamente banale. come dice il poster linkato da kekkoz, non siamo ancora stanchi di famiglie disfunzionali? io sì. basta. basta perché faccio fatica a vedere l’argomento trattato in maniera originale, personaggi credibili, una storia che si regga senza poggiare sui difetti dei suoi personaggi come i comici di zelig poggiano sul loro tormentone. poi la musica c’è, no? non sono canzoncine, lì. è una colonna sonora da paura dei devotchka (che mai più, temo, faranno cose così belle). e sulla musica non ho nulla da dire: almeno il film ne fa un uso umano (temporalmente e narrativamente). però senza quella musica bellissima, magari si noterebbe di più che i personaggi hanno poco spessore, poca evoluzione, poca credibilità. che il film si regge poco. poco poco.

    questo per dire che il cinema indie tout court mi sembra condivida certe pecche dei film di cui parlava ink: derivatività, quirkyness sfacciatamente pretestuosa, musica sovrautilizzata, trame sfilacciate che accettiamo spesso in funzione del sostrato – personaggi passivo-aggressivi invece che ottimisti, famiglie disfunzionali invece che banali, giovinette incinte invece che no, kat dennings -, i personaggi suddetti troppo spesso soltanto abbozzati e poi mossi come marionette sulla loro unica peculiarità per l’intero film). che poi si stesse usando, ripeto, "indie" come etichetta di comodo, in questo caso riduttiva per l’intera categoria del cinema indipendente (riduttiva, ma secondo me non inappropriata: i film del post sono film presunti indie con una colonna sonora indie. quelli citati da te non hanno la colonna sonora indie, o non necessariamente, ma mi sembrano semmai un sovrainsieme dei primi.

    ciò detto, ho scritto una cosa inconcepibile. basta. è che ho dormito poco, ho un mal di testa assurdo e articolo in mille parole concetti che potrei scrivere in due righe. chiedo pietà. ma se avete la pazienza di leggerlo, sono curioso della risposta.

    giorgio blubblà

  27. kekkoz scrive:

    Io comunque voglio bene a Livio, che oltre a essere bellissimo mi ha tolto moltissime parole di bocca, evitandomi lo sbatti di commentare a mia volta.

  28. utente anonimo scrive:

    no, no, tutti contentissimi se dei sedicenni ascoltano bon iver…
    ma il problema a mio avviso è più profondo
    e penso abbia senso in questa discussione.
    senza voler parlare del valore cinematografico,
    Twilight fa leva su una serie di caratteristiche
    capaci di far venire la bava alla bocca a qualsiasi sedicenne del pianeta.
    tra questi,
    oltre alle sopracciglia di lui e la faccia da pesce lesso di lei,
    ci sono anche i Bon Iver.
    un tempo questi due campi d’azione:
    1) il blockbuster più selvaggio e invasivo del mondo e
    2) i – faccio per dire – Grizzly Bear
    erano agli antipodi.
    Oggi si sovrappongono.
    questa simpatica coincidenza
    fa perdere ancora di più il senso
    a film ugualmente ammicanti 
    se non peggio
    come 500 days of maglioni a v.

     

  29. utente anonimo scrive:

     beh, ma io so se sedici milioni (per dire un numero a caso) di ragazzine ascoltano anche solo per sbaglio i Grizzly Bear o Bon Iver, sono solo che contento… no? Sennò alla fine siete solo gelosi dei vostri gruppi e li volete tutti per voi…
    E poi alcune delle canzoni di quella colonna sonora, sono ottime canzoni.

    Livio

  30. utente anonimo scrive:

    adesso leggo tutti  commenti,
    ma prima – e con una certa spocchia – vi rivelo che
    sulla morte (meritatissima) dell’indie
    cpme qui viene inteso sia musicalmente che cinematograficamente
    ha già detto tutto ma proprio tutto
    la tracklist della colonna sonora di Twilight: New Moon.

     1.   Death Cab for Cutie, "Meet Me on the Equinox"
       2. Band of Skulls, "Friends"
       3. Thom Yorke, "Hearing Damage"
       4. Lykke Li, "Possibility"
       5. The Killers, "A White Demon Love Song"
       6. Anya Marina, "Satellite Heart"
       7. Muse, "I Belong to You (New Moon)"
       8. Bon Iver & St. Vincent, "Roslyn"
       9. Black Rebel Motorcycle Club, "Done All Wrong"
      10. Hurricane Bells, "Monsters"
      11. Sea Wolf, "The Violet Hour"
      12. OK Go, "Shooting the Moon"
      13. Grizzly Bear, "Slow Life"
      14. Editors, "No Sound but the Wind"
      15. Alexandre Desplat, "New Moon (The Meadow)"

    Fmc

  31. utente anonimo scrive:

    Il fatto è che già il neologismo Indie è nato fatto male.
    Juno non è indie, eppure è considerato tale.
    Little miss sunshine, uguale.

    Ma vabbè, tocca tenerseli.

  32. utente anonimo scrive:

     ah, e poi, come ha già fatto notare qualcuno, Away We Go e Juno non hanno nulla a cui spartire con gli altri film della lista. E infatti sono fatti da registi con le palle. E che adesso non mi si venga a dire che Kimya Dawson è un utilizzo paraculo della musica indie, perchè dai su, non scherziamo. Juno è un film ONESTISSIMO. E girato, interpretato e sceneggiato brillantemente.

    dedalus1/Livio

  33. utente anonimo scrive:

     Mah. Io mica vi seguo più di tanto. Non so se è perchè la maggior parte di voi sono abituati a ragionare in termini di Musica e non di Cinema… però, onestamente, la trattazione qui mi sembra a dir poco naif e superficiale.
    Dire che il cinema indie è rappresentato al meglio da questi film è come sostenere che i migliori rappresentanti della musica indie sono [inserisci qui gruppi senz'anima emuli di strokes, franz ferdinand, interpol, che io non conosco per niente]. Provo a spiegarmi meglio, visto che il parallelo non mi è chiaramente riuscito.

    Secondo il me l’anello debole di questo post è partire citando Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Lost in Translation e i Tenenbaum e poi buttarsi su roba come Garden State (fillm che si finisce per odiare perchè è semplicemente troppo distillato di indie, ma che di per se’ non ha niente di così negativo) e Nick & Norah (orrendo).
    Che è come parlare di musica indie partendo da In the Aeroplane Over the Sea dei Neutral Milk Hotel, Crooked Rain, Crooked Rain dei Pavement e The Soft  Bullettin dei Flaming Lips (che mi sembra il parallelo migliore per I Tenenbaum un film che è esteticamente "indie" dall’inizio alla fine, ma che non ha nulla di indipendente), per poi proseguire con la discografia degli Ok Go e i terzi album di Bloc Party, Maximo Park e Interpol. I musicofili storcerebbero bene il naso, credo, no?

    Cerchiamo di capirci bene, il mostro l’avete creato voi (noi? mi ci metto anche io). Arrivare al fraintendimento che cinema indie sia solo "dramedy", "indie-sountracked", "twenty-tirthy-something", "quirky" è una degenerazione che nasce nelle pagine dei blog di tutto il mondo. Ma se i paletti del vostro "nuovo genere di film preferito" sono questi, come potete sperare che ne escano film decenti? Fortunatamente il cinema indie è ben altro (esattamente come la musica indie è ben altra rispetto agli esempi citati prima) e tiene assolutamente botta con i numi tutelari che inkiostro si è voluto scegliere (Eternal Sunshine, Lost In Translation e Tenenbaums)
    Ecco i primi che mi vengono in mente.

    "Il calamaro e la balena" di Noah Baumbach
    "Brick" di Ryan Johnson
    "CQ" di Roman Coppola 
    "American Splendor" di Shari Springer Berman e Robert Pulcini
    "Morvern Callar" di Lynne Ramsay
    "Ghost World" di Terry Zwigoff
    Thumbsucker di Mike Mills
    "Half Nelson" di Ryan Fleck (che ha pure la colonna sonore dei Broken Social Scene, quindi +5 indiepunti!!)
    "Non pensarci" di Gianni Zanasi (si, pure roba italiana… brrr)

    Cioè, insomma, stiamo "cassando" un genere che, ammesso che esista, non è proprio quello che è stato delineato qui.  SECONDO ME, ovviamente. :)

    Livio/dedalus1

     

  34. utente anonimo scrive:

    Allora, distinguo.
    La disonestà intellettuale di piazzare canzoni e riferimenti culturali spiccioli per rendere più o meno ‘indie’ (hype) è *ovviamente* una cosa deleteria e fastidiosa. Proprio per questo ho scritto di essere d’accordo con alcuni dei giudizi di Fabrizio (meno, molto meno, con altri).
    Leggo il post, apro la finestra dei commenti e leggo quello di Kekko, di MissV e -soprattutto- di Cabaldixit e mi viene da pensare che estendere il problema di alcuni dei film citati all’idea di indie sia davvero una cosa poco sensata.
    Nello specifico.
    "INDIE non è un genere, è un virus": …non è un genere? Scambiare lo specifico utilizzo fraudolento (virus) con la natura della cosa è un esempio di -come si dice?..- disonestà intellettuale. "i film contemporanei non sono mai buoni film": qui rasentiamo il reazionario. Il contemporaneo è una cosa. Il paraculo che sfrutta le icone della contemporaneità è un’altra.
    Il problema di questa piccola discussione è -credo- a monte. Rispondendo a MissV., ma anche al secondo (molto più ragionevole) commento di Kekko, provo a riassumere: c’è un divario impressionante e ‘storico’ tra il concetto (attitudine, estetica, etc) di "indipendente" e quello di "indie". Per rimanere sul -mi scuso ancora- trito esempio, "Terror Twilight" dei Pavement è del 1999. Dieci anni. Quanto c’è di indipendente e quanto di indie in quel disco? Facciamo il giochino di "Affinità/Divergenze" -sto sfiorando volutamente il paradosso- in termini di ‘estetica’ (non parlo di spillette e chuck’s, chiaro) indie tra quel disco e il primo degli Strokes? Giorgio (Blubla’): la (tua, probabilmente mia) risposta è in quello che -dici giustamente- sarebbe lungo spiegare. Nel perché quel disco, uscito RCA e con l’hype delle giacche di Casablancas, è un gran disco. Un gran disco *indie*.
    In conclusione. Alcuni dei film citati non sono certo ‘indie’ perché schiaffano namedropping o vestitini. Altri lo sono perché ricorrono in modo non pretestuoso ("Garden State", *in parte*, lo fa) a tipizzazioni legati a quella cultura, a quell’Estetica. Il punto è l’utilizzo. E’ lì che la critica può e deve affondare il coltello. Abbiamo praticamente *tutti* molti riferimenti culturali (e, di *logica* conseguenza) ‘estetici’ in comune. Smerdarli o fare del sarcasmo o peggio del cazzodurismo solo perché vengono estremizzati in *alcune* produzioni culturali, trovo sia riduttivo. Banale. Figlio di una mentalità che, fatemelo dire, non mi piace per niente.
    Spero ci sia l’occasione di parlarne, prima o poi, di persona.

    massi

  35. utente anonimo scrive:

    giorgio blubblà, la penso come te! e ci piacciono gli stessi film! e la stessa musica! quando facciamo un film?

  36. utente anonimo scrive:

    kekko, hai appena citato serendipity? SERENDIPITY? dio santo, è il genere di film che vedrei IO (non è che lo vedrei, l’ho visto, proprio. e manco mi aveva dato fastidio).

    comunque, posto che il mio parere è nel post citato in calce dal padrone di casa, a me pare che a intw (e qui concordo con MissVendetta: massi?) manchi un passaggio. cioè che il punto non è legato al significato cazzodurista della parola indie, contro una presunta, più corretta, accezione estetica del termine.

    il punto è che il nuovo cinema "indie" americano è spesso disonesto intellettualmente (qui non argomento nemmeno, mi pare una cosa indiscutibile), privo di una trama degna di questo nome e talmente sovraccarico di oggetti che alla media delle persone* l’intero genere risulta indigesto. tanto che il post che avevo scritto io tempo fa partiva dalla sorpresa di aver visto un film che pensavo essere l’ennesima roba da sundance e averlo apprezzato come deliziosa commedia romantica intimista (e punto). poi dici dei pavement sotto universal, ok. allora, il primo disco degli strokes è per rca. è pieno di stilemi dell’indie-rock, i ragazzi sono narcisi, infarciti di quell’idea del rock’n’roll che propugna rolling stone, riempiti dell’attenzione di ogni tipo di stampa e gonfiati da un hype pazzesco che grida al miracolo. e sicuramente i testi non li ha scritti hemingway. però quello è un grande album. perché, ed in base a quali criteri sarebbe lungo dirlo, e nonostante sia un parere soggettivo, è un album <i>fatto bene</i>. invece, l’album dei jet (che io sappia ne è uscito solo uno, ma non mi interessa: quello famoso, suvvia) è una roba che passa dallo stilema alla scopiazzatura, svuota di senso ogni messaggio che può mandare, appiccica parole che sanno di riempitivo messo lì solo perché necessario e, come dire, <i>fa schifo</i>. per me il discorso per il cinema è lo stesso. ma attendo un parere differente.

    (peraltro ho un post che sto trattenendo da quando ho visto 500 days of summer, ma dirò solo, pensando a quel film e all’amabile bored to death, di cui ho visto tutti gli episodi, peraltro: quante minchia di canzoni è possibile mettere in un film di un’ora e mezza? e quanto queste canzoni, preesistenti al film, possono influenzare la trama e arrivare a motivarne le scelte narrative? basta mettere un poster di un film che è piaciuto anche a noi in casa di un personaggio per renderci empatici con quel personaggio? e nel post su 500 ho soprattutto da fare una lunga tirata sui personaggi maschili. vabbè, facciamo che prossimamente lo scrivo) -  -

    giorgio blubblà

    *dico così perché kekkoz, verso cui nutro davvero tanta stima, è riuscito a non disprezzare la maggior parte dei film citati nel post. segno che, anche se a me danno l’orticaria, qualcosa di buono c’è.

  37. kekkoz scrive:

    Il prossimo della lista: 

  38. kekkoz scrive:

    Probabilmente-dico-forse quello che non mi faceva andare giù il post, in effetti, era la presenza di Away we go che qui, come molti qua sotto fanno notare, ci sta un po’ come il cavolo a merenda. Quindi domani provo a rileggerlo senza quel paragrafo, vediamo l’effetto che fa. Ma non avendo sentimenti particolarmente negativi per nessuno dei film citati (Paper Heart mi manca, per il resto ho uno storico di singoli post che mi sputtana inequivocabilmente), non so nemmeno cosa ci faccio in questa discussione. Andate avanti voi.

  39. utente anonimo scrive:

    E’ sulla base del "film pensati per adescare un certo tipo di pubblico e lo fanno con mezzucci (namedropping, vestitini, righine e ammiccamenti vari)" che non mi sono mai capacitata di come la gente sia convinta e dica ‘bello Juno’.

    Juno è inguardabile, noioso, non ne ricordo nemmeno una scena.

    cerco termini nuovi per definire qualcosa di indienutile che piaccia alla gente indie dato che dico hipster troppo spesso. Penso che userò indienutile.

    PS: quoto di tutto e di più, chissà se mi servirà come bagaglino culturale per un esame di storia del cinema a breve (faccio un’università delle merendine indie, io)

    Ilaria

  40. utente anonimo scrive:

    per rispondere al commento #18:

    Intw (massi?), credimi, difendere un qualsivoglia forumista del mucchio è davvero l’ultima delle mie intenzioni. Rispondevo per me, ché la definizione di cazzodurista mi sta stretta e non mi ci riconosco. Ma poi che risposta è "non ci sarà bisogno di linkare i thread"? Vuoi che ti linki quelli in cui si discute di cose interessanti? Essù.

    Tornando a noi: io, sinceramente, non ho ancora capito come la pensi, se non sul fatto che non ti piace chi alza la voce, e fin lì siamo d’accordo. Però poi ti sei impuntato perché alcuni rifiutano la definizione di "indie" presentata qui, ma la tua definizione è confusa: voglio dire, per fare un esempio hai tirato in ballo i Pavement, che sono praticamente l’archetipo di ciò che "indie" significava un bel po’ di recensioni di Pitchfork fa. Per te i dischi dei Pavement sono "indie" come lo sono i film citati qui? Spero di no, ecco.

    Il problema dei film citati in questo post, visto che di cinema si parlava, (anche se non ne condivido del tutto i giudizi espressi, soprattutto per quanto riguarda Mendes) è che non sono "indie", sono pensati per adescare un certo tipo di pubblico e lo fanno con mezzucci (namedropping, vestitini, righine e ammiccamenti vari) non così diversi dal product placement dei film prodotti dalle major. Per questo in un certo senso capisco chi dice "schifo" a prescindere: sono film intellettualmente disonesti. Che poi siano (chi più, chi meno) discreti prodotti cinematografici è solo un bene, ma non annulla questa verità di fondo.

  41. utente anonimo scrive:

    comunque VENGEANCE è una bella parola, dà anche soddisfazione pronunciarla. provateci, ogni tanto.

  42. utente anonimo scrive:

    kekko è amico mio

    GiorgioP

  43. utente anonimo scrive:

    beh sì ma non si può parlare di estetica vs attitudine quando parliamo del VIRUS. l’indie, con o senza virgolette, entra nel film e lo massacra dall’interno. chitarrine del cazzo che suonano sotto e vestitini del cazzo che sfilano sopra. qualche storiella del cazzo di periferia che il mio lavoro al confronto è roba avvincente. naturalmente sto facendo di tutta l’erba un fascio, mi si smentisca -ma qui NON E’ questione di cazzodurismo VS senso del tempo. è questione di film che non funzionano a nessun livello se non nel fatto che in colonna sonora ci sono tre gruppi di cui ho i dischi a casa. voglio dire, e lo voglio dire per rimarcare quel che dice ink, un Serendipity qualsiasi vola via liscio tra una citazione e l’altra e ti spara nick drake sul gran finale senza piratare l’immaginario a nessuno (semplicemente piazza un bel pezzo alla fine). non salva il cinema ma non mi smerda nemmeno la serata. 

    Kekko

  44. utente anonimo scrive:

    in effetti Away we go nella cernita di film indie c’entra na mazza

    GiorgioP

  45. utente anonimo scrive:

    Commento #19
    Non ci crederai, ma sono d’accordo con te.
    Mi sa che (come nel caso di MissV), ci divide una specificazioncina in più.
    Che è quella che evitano spesso i cazzoduristi (metal, mucchio, quello che volete), mandando il discorso in vacca.

  46. utente anonimo scrive:

    Concordo pienamente con quanto detto da Missqualcosa.

    Il punto è che non riesco a capire come mai ogni volta che si rende evidente la pochezza di cose indie che hanno a che fare con un’estetica indie e la si critica per la loro vuotezza (a fronte di chissà quali scopi nobili), di colpo uno diventa violento, cattivo, MassimiLianista.

    Basta con sta storia.

    Se una critica questo tipo di estetica/cultura/mercato indie è perché come detto da MissVurth qui sotto, non si apprezza l’appiattimento su un termine che da tecnico è stato trasformato in roba per vendere, in maniera non lontana da cose come New Moon (che infatti magari molti amanti di cultura USA si autoimpongono tanto è uguale). Pur accettando che indie ormai è uguale cacca (così come emo etc. etc.) è bene riconoscere quest’appiattimento, sottolinearlo e poi ognuno sceglie quello che gli pare. Per dire a me Juno piacque, You and me and everyone pure. Non capisco perché soprassedere, io accetto cos’è indie adesso, ma non accetto questa propagazione virale puramente paracula e povera di contenuti. Tra un po’ monetizzeremo pure su manie nuove di nuovi nerd che al posto delle compile amorose amano spostare un oggetto da destra a sinistra e usciranno una marea di film basati solo su quello.

  47. utente anonimo scrive:

    "Se un film ti piace, ti piace per tante ragioni". Perfetto. Se un film "Ti piace". Non "se  un film "fa schifo". C’è una gran bella differenza.
    Non mi sono scagliato contro una categoria, ho preso un esempio che descrivesse bene il tipo di atteggiamento che c’è in alcuni commenti. Non parlo di un’estetica o di un’attitudine di massa. E’ un esempio fatto su modalità (generalizzate ma frequenti) di argomentazione. Suvvia, non nascondiamoci dietro a un dito: il cazzodurismo di certi ambiti è noto (non ci sarà mica bisogno di linkare thread?).
    Il dibattito ("Nooooo..il dibattito noooooo…") credevo fosse sul cinema indie, non pensavo che nel 2009 ci fosse ancora bisogno di discutere -per di più a colpi di cazzodurismo- di quanto è out esserlo. Tra l’altro.
    I ragazzini che citi, non sanno neanche cosa sia la parola indie.
    Che, ribadisco, ad oggi, ha un accezione diversa da "indipendente".
    Faccio un esempio della cui banalità mi scuso in anticipo. Un disco dei Pavement pubblicato dalla Universal, è indie? Come suonano le chitarre? Cosa dicono i testi? Quella è (in senso ampio e lato) Estetica. Indie, appunto.
    Per concludere: non è questione di polemica. La polemica è una cosa diversa dalla critica o da una sempliceesternazione di fastidio.

  48. utente anonimo scrive:

    @#15

    E invece scagliarsi contro una categoria – i forumisti del mucchio, nel caso – non è riduttivo e generalista? Come i più arguti di voi avranno già intuito faccio parte della categoria, ma per ragioni più e meno evidenti fatico a riconoscermi nel concetto di cazzodurista.

    "Se un film fa schifo fa schifo" è ovviamente un giudizio lapidario e riduttivo, ma racchiude una sacrosanta verità. Se un film ti piace, ti piace per tante ragioni – non perché è "indie" o perché non lo è. E viceversa.

    Se inkiostro avesse voluto dare solo dei singoli giudizi sulla qualità dei film in questione non avrebbe, credo, scritto quel popò di premessa. Che genera un legittimo dibattito sull’argomento e sull’uso dell’aggettivo "indie". A me, che sia associato ad un’estetica dettata da un branco di ragazzini coi pantaloni a sigaretta e le allstar bucate non piace, non convince, lo ritengo riduttivo e – questo sì – massimalista  nei confronti di ciò che c’è di bello e creativo nel panorama artistico indipendente. Come ho già scritto poco più giù, il vero cinema indipendente è altrove, questi al massimo sono alcuni film low-budget (ma manco tanto) che hanno avuto più attenzione mediatica grazie al passaparola o ad una serie di espedienti più o meno paraculi.

    Se invece si parla solo di estetica e spillette e pitchfork non vedo tanta differenza fra quello che ha scritto kekko e quello che si dice nel post, quindi non capisco la polemica.

    In ogni caso protesto formalmente per la presenza di Away we go, che non mi sembra abbia molto a che spartire col resto dell’elenco – ma forse si giocava a "trova l’intruso".

  49. pilloledicinema scrive:

    Ho visto solo due dei film che citi (500 days of Summer e Juno) e mi sono piaciuti entrambi. Su tutti gli altri non posso pronunciarmi quindi. Ultimamente però ho visto Fa’ la cosa sbagliata (in originale The Wackness) e non mi è piaciuto affatto. Non perchè era indie, ma semplicemente perché l’ho trovato molto noioso, con una trama decisamente troppo forzata e strapiena di luoghi comuni.
    Ciao

  50. utente anonimo scrive:

    @bastonate: mi spiego volentieri. Posto che "se un film fa schifo fa schifo" è già di per sé una frase che mi fa sorridere, un conto sono i giudizi sui film contenuti nel post, altro sono le sparate -ancora?..- sulla questione dell’indie. Il discorso sull’atteggiamento cazzodurista tipico -tra gli altri- dei forumisti del Mucchio, era in riferimento ai toni di alcuni commenti sinceramente poco interessanti e noiosi, legati più alla questione ‘indie’ che alla qualità dei film citati da Fabrizio. C’è differenza tra ‘indie’ e indipendente, nell’accezione attuale del termine. C’è differenza perché un termine che descriveva ‘tecnicamente’ la cosa, è passato a indicare un’estetica (in senso lato, anche). Scagliarsi contro un’ estetica e/o un’attitudine (specialmente poi quando a ben guardare se ne assumono certi dettami) mi sembra riduttivo e massimalista. Farlo poi opponendo i soliti riferimenti cazzoduristi -appunto- è scontato quanto -appunto- l’abbigliamento di un hipster :)

  51. utente anonimo scrive:

     @mr. #9 -cosa c’entra il forum del mucchio con il cinema indie? se un film fa schifo fa schifo :)

  52. utente anonimo scrive:

    Si ma poi nessuno di questi che abbia giocato a Parappa the Rapper o ne abbia almeno visionato dei filmati su Youtube! BAH!

    Cmq l’unica cosa indie che spacca (e che è ancora ancorato al vero concetto di indie ovvero, roba per lo più autoprodotta) risiede nei videogiochi indie.

    Pikkio.

  53. utente anonimo scrive:

    BASTA SFIGA!!!!

    in un mondo giusto Cera starebbe fisso alla friggitrice del burger king

  54. utente anonimo scrive:

    all’elenco delle merde manca Me & You & The Pupù

    (oddio il captcha è caxc)

  55. hankmooody scrive:

    Get a real career, dude.
    Magistrale.

  56. utente anonimo scrive:

    Concordo con alcuni dei giudizi sui singoli film. Il termine ‘indie’ andrebbe finalmente utilizzato per quello che è: l’identificazione di un’estetica. Estetica, nello specifico, applicata al cinema. Siamo quella roba lì, facciamocene una ragione e -volendo/potendo- andiamo semmai oltre. Basta cazzodurismo da forumisti del Mucchio. Davvero. E’ scontato quanto l’abbigliamento di un hipster.

  57. utente anonimo scrive:

    sì ma INDIE non è un genere, è un virus. è una specie di pillola avvelenata che entra dentro anni e anni di (sotto)cultura e la sporca di pauperismo a buon mercato e malriposto senso del tempo -mangiandosi tutto il resto ed inchiodando tutto alla croce dello zeitgeist -i film contemporanei non sono mai buoni film, d’altra parte. che poi è il motivo per il quale i registi indie, ivi compresi quelli che piacciono alla gente che sa un sacco di cose sui film, fanno TUTTI vomitare, ed è anche il motivo per cui Audioslave e Linkin Park dentro Miami Vice ci stanno DA DIO. Cosa verissima anche per i Death Cab su New Moon, cioè forse è il caso di mettersi d’impegno e sciogliere il gruppo.

  58. utente anonimo scrive:

    Giorgio tvb.

    Per il resto che dire? Secondo me quello che Pitchfork definisce oggi "indie" e che definisce ugualmente certo cinema c’entra ben poco con quello che c’è davvero di indipendente, e fa invece parte di un circuito viziato ed autoalimentato che ha, per forza di cose, esaurito l’ossigeno in fretta.
    Il cinema indipendente c’è, è vivo, è bello, ma è un altro. E lo dice una a cui piacciono almeno la metà dei film citati in questo post.

  59. utente anonimo scrive:

    Condivido.
    Ma se lo stesso discorso valesse anche per la musica indie?
    E per i blog indie?
    E per le t-shirt indie?
    E per le serie tv indie?
    E per l’universo indie in tutta la sua sconfinata twenty-thirtysomethinghezza?
    Forse è ora di uccidere un immaginario per inventarne un altro da uccidere tra qualche anno.

  60. utente anonimo scrive:

    http://www.breakingupwards.com/

    segnalo e consiglio: visto al TFF, secondo me alza un po’ la media di quelli illustrati (sì mirabilmente) dal titolare. Soprattutto fa ridere (anche) di molto…

    saluti cari

    mc

  61. utente anonimo scrive:

    "vulcanica e appassionata " :D

    GiorgioP

  62. utente anonimo scrive:

    ho cominciato gli applausi dal secondo paragrafo, devo ancora smettere

  63. inkiostro scrive:

    (grazie per la stima, suppongo che per un errore del genere più di un cinefilo chiuderebbe indignato la finestra seduta stante)

  64. utente anonimo scrive:

    truffaut, senza a.
    (comunque stima incondizionata ad inkiostro)

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