martedì, 23/06/2009

House party

Non pensavo che su queste pagine avrei mai scritto ancora dei Bloc Party.
Esaltantissimi ai tempi dei primi singoli (la prima volta che ne ho scritto era per magnificare l’anthem Banquet) ed eccellenti con l’LP di esordio Silent Alarm, i 4 londinesi capitanati da Kele Okereke sono stati protagonista di una parabola discendente quasi da manuale, con un secondo disco nel complesso debole (ma retto da un paio di buoni singoli) e un terzo disco a dir poco mostruoso, intramezzato da singoli sparsi e da dischi di remix di qualità decisamente altalenante.

 

Quando ieri mi sono imbattuto -grazie a Stereogum– nel loro nuovo singolo (a meno di un anno dall’uscita dell’ultimo disco di inediti; la parsimonia continua a non essere tra le loro qualità più spiccate) non so neanche esattamente perchè ho spinto Play, tanto scarso era ormai il mio interesse per le loro produzioni. Non avrei mai immaginato che nelle successive 5 ore avrei spinto Play almeno altre 10 volte, sotto l’effetto di una incomprensibile e malsana compulsione che al termine di ogni ascolto mi costringeva ad ascoltare la canzone di nuovo. One more chance, infatti, è un pezzo malsano, che mostra i Bloc Party alle prese con l’ennesima mutazione, che li porta questa volta dalle party parti di quella che non esito a definire come house anni ’90.

 

Intendiamoci: non è che si siano trasformati nei Two Unlimited, eh. Però la cassa inesorabilmente in quattro quarti e il familiare pianoforte saltellante sono proprio quelli, e rimandano direttamente a certi detestabili hit single radiofonici che si ballavano nelle discoteche commerciali dei primi anni ’90 (con un effetto simile a quanto fanno con la jungle alcuni pezzi del trendyssimo -e tremendissimo- Zomby ®) e che noi, ai tempi, non potevamo che odiare con tutta la nostra forza.
Cosa sta succedendo, quindi? E’ la nostra adolescenza che viene a riscuotere il conto? O sono gli incubi di quegli anni che si materializzano? E allora perchè One more chance mi piace così tanto e, anche adesso, non posso fare a meno di spingere un’altra volta Play?

 

 Bloc Party – One more chance (MP3)

 

10 Commenti a “House party”:

  1. Dis0rder ha detto:

    Comunque a questo punto facciamo partire una petizione per un singolo di “TI.PI.CAL feat. Kele”

  2. Dis0rder ha detto:

    Io al primo ascolto non avevo pensato alla dance anni 90 e tra me e me mi ero limitato a bollarla come la loro “svolta Erasure” (pure quella ci doveva toccare… e a me piaceva qualcosa anche dell’ultimo eh)

  3. utente anonimo ha detto:

    senza offesa,eh! dalle parti mie si dice che “fa cagare il cazzo”

  4. inkiostro ha detto:

    [ommadonna gli stalker]

  5. utente anonimo ha detto:

    caro ink, sei più bello senza baffi!

  6. utente anonimo ha detto:

    È il riflusso in salsa pettinata del suono analogicosporco nel panorama “legna seria” altresì conosciuto come: stanno tornando i ’90.

    E son tornati pure i Limp Bizkit, peraltro.

    Quindi si, è una vaccata ma la suonerò con una deprecabile equalizzazione spinta mentre faccio il figo con un beat synch di Armando Gallop in entrata. Per la serie: indie goes acid.

    (Comunque quel piano house è puro integralismo Deejay Time ’96, marònn!)

  7. kekkoz ha detto:

    Wighfield.

  8. inkiostro ha detto:

    Infatti a me il nuovo singolo di Calvin Harris fa un po’ cagare. Questo pezzo invece mi ricorda cose innominabili (tipo, che ne so, Wighfield) che al tempo disprezzavo ma che forse in realtà sotto sotto un po’ mi piacevano.

    [Saturday night di-di-di-da-di-da-du-dan]

  9. tra l’altro, in confronto ai tastieroni alla Tiësto di Calvin Harris, questo pianofortino sembra una roba radical chic

  10. e dopo questo pezzo cosa si fa entrare, i Twenty Four Seven o Haddaway?

    (se non fosse che Zombyno è altalenante anzichenò, sentirei il bisogno di diffenderlo da quel “tremendissimo”*)

    jastdensmuvgliorbadi

    * sembra il nome di una canzone di Ramirez