giugno 2006

lunedì, 05/06/2006

Io non ci penso neanche, ma magari voi sì

MagicCube5D, l’erede del cubo di Rubik a 5 dimensioni. Viene il mal di testa solo a guardarlo, eppure pare che qualcuno -pochi- siano pure riuscito a risolverlo.

lunedì, 05/06/2006

The more you try the eraser

Ehi.
Scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma tutte le mie mail cominciano così ultimamente, ormai non so più se ho un vero motivo per dirlo o se è una semplice scelta estetica. Piuttosto trito come vezzo, in ogni caso. Lo so, avevo detto che ti avrei chiamato questo weekend; potrei inventarmi una scusa qualsiasi e non potresti ribattere niente, ma immagino apprezzerai la franchezza, o quantomeno il sottile ricatto morale implicato dal suggerirtelo.
Volevo davvero chiamarti. Venerdì sera ero a Musica nelle valli, faceva un freddo cane e mentre stavo mangiando dello gnocco fritto e bevendo del cabernet cercando di non partecipare a una conversazione che aveva come oggetto Morrissey, ho persino risposto picche a Magenta che mi invitava alle terme; e sai bene che, non facendo che sostenere la mancata corrispondenza tra la mia età anagrafica e la mia inequivocabile senilità esistenziale, non mi sarei mai potuto sottrarre a una proposta così improbabilmente fuori dal tempo.
Il giorno dopo, però, è cambiato tutto. Innanzi tutto mi sono svegliato all’una, dopo una dormita di circa 10 ore -ovvero il doppio esatto della mia media di queste settimane- con il mal di testa da oversleeping e l’umor tetro da giorno di nubi irrisolto. Ho acceso il computer e ho trovato una mail di lavoro e una mail in cui mi si chiedeva di fare una chiacchierata in inglese con un tipo (un’altra cosa improbabile, poi quando ci vediamo ti spiego); col mio inglese letto affronto tranquillamente Finnegan’s wake, ma con quello parlato, ricorderai, sono fermo più o meno a Ze buc is on ze teibol. Non avere il completo controllo delle cose mi riempe di angoscia. E di questi tempi basta poco.
A quel punto, indeciso, ho preso tempo. Ho finito di leggere Rosso Americano e Il giorno in cui il rock è morto (chè da qualche giorno avevo Jpod sulla scrivania, ancora sacralmente avvolto nel sacchetto di Feltrinelli International), ho ascoltato il disco solista di Thom Yorke e un po’ di elettronica asettica e ho capito che non sarei uscito per tutta la giornata. E che non avrei chiamato nessuno. Ho passato la serata col cervello spento a guardare la nuova serie di O.C. e col cervello acceso davanti a quel delirante show di [adult swim] di cui una volta ti avevo parlato. Sono andato a letto presto e ci ho messo circa 3 ore ad addormentarmi.
Sì, lo so che di queste cose non te ne frega niente (e la faccenda, in qualche modo, è anche rassicurante); solo che se non mi perdo nei dettagli, di questo periodo ci rimane ben poco. Non sono uno specialista del perdersi nei dettagli, ma sto imparando piuttosto bene. Prendi questa mail, ad esempio: volevo solo scusarmi e rilanciare per una sera della prossima settimana, se non faccio tardi al lavoro o non piombo di nuovo nel tunnel dell’asocialità, e, ovviamente, se tu puoi . Avrei potuto scrivertelo in una mail di 3 righe, ma mi sono perso da qualche parte tra il punto A e il punto B. Facciamo così: cancello tutto e ricomincio.

giovedì, 01/06/2006

iSheep, say beeeeh

«You know, you keep on innovating, you keep on making better stuff. And if you always want the latest and greatest, then you have to buy a new iPod at least once a year» (Steve Jobs)

Presa da sola, questa frase di Steve Jobs riportata da Gizmodo non dice niente di particolarmente strano: se vuoi avere sempre l’ultimo ritrovato dela tecnologia e del design, al giorno d’oggi, non puoi certo adagiarti sugli allori. Ogni gioiellino tecnologico viene sempre superato in brevissimo tempo, e l’orizzonte dell’avanguardia tecnologica si sposta veloce quanto la più effimera delle mode.
La curiosa e probabilmente casuale coincidenza temporale della dichiarazione con il dossier del Guardian dedicato, per l’ennesima volta, a fare le pulci all’iPod suggerisce però riflessioni un po’ più inquietanti. Nulla di nuovo sotto il sole: l’iPod (nelle sue varie forme) è fragile, le sue batterie hanno la simpatica tendenza a morire presto e il drastico calo di performance che pare avvenire esattamente al termine della garanzia annuale fa il paio con un servizio clienti che lascia molto a desiderare.
L’apparentemente casuale temporizzazione del calo delle performance unita alle dichiarazioni di Jobs paiono suggerire ben di più delle due cose prese separatamente, quasi una visione in cui le componenti tendenza e design (fondamentali per il suo successo) si sommano e a volte coprono problemi di obsolescenza e malfunzionamento neanche troppo limitati, portando verso una stagionalizzazione francamente ridicola che ricorda, appunto, la moda. Ma si sa, le mode sono effimere. Proprio come la durata delle batterie dell’iPod.

giovedì, 01/06/2006

Enough jibber-jabber

In occasione del Season Finale della seconda serie di Lost, eccovi il trailer del film che svela un imprevisto sviluppo di trama nel rapporto tra due dei protagonisti maschili del serial: Brokeback Island.
[Non vi preoccupate, è abbastanza spoiler-free ed è chiaramente una parodia. E con i deliri metafinzionali in cui la serie sta cadendo non è scontato specificarlo]