venerdì, 17/06/2005

nessun titolo

Written down here, gentle reader, it seems too good to be true
Vi sarà sicuramente capitato di cercare le risposte alle mille domande che vi assillano nella vita quotidiana all’interno dei testi di una canzone. Se siete sfortunati non troverete niente che faccia al caso vostro, vi sentirete un po’ soli e incompresi, e alla fine farete quello che comunque siete destinati fare; se vi va bene troverete una canzone sufficientemente ambigua, che vi consenta di fare quello che davvero vorreste fare (ma forse non lo sapete), con in più una sorta di benedizione esterna da parte del destino. Se invece siete davvero molto fortunati (o avete dei blogger di fiducia che la sanno lunga) vi imbatterete in un disco che spaccia per finzione la vita vera, e vi guida verso gli angoli che vi sono propri con una nuova consapevolezza in più.
Warmer corners potrebbe raccontare una storia vera, e ciascuna delle sue canzoni potrebbe essere uno degli episodi che la compongono. Una storia che inizia dalla fine, e che paradossalmente comincia con le parole The start / is the hardest part; solo in un contesto simile (quello di un temporaneo incrinamento della serenità, only slightly, un semplice singhiozzo, in definitiva) una banalità del genere può sembrare così profondamente vera. E la capriola semantica meta-musicale di The music from next door continua a raccontarci ex post, descrivendo quei momenti in cui una canzone finisce suo malgrado per essere il correlativo oggettivo di una vita o di una storia, a far balzare per la testa certi periodi ipotetici dell’irrealtà che sono come dei tarli e certe scoperte colpevoli che sanno tanto di sollievo. E di periodi ipotetici dell’irrealtà il disco è pieno, con un sacco di avrei dovuto e avrei potuto che, pure, hanno assai poco a che fare con la nostaglia ed il rimpianto.
Warmer corners è uscito da poco, ed è il settimo disco dei Lucksmiths, uno dei più straordinari gruppi pop degli ultimi anni. La cifra stilistica della band australiana -in più di un senso dichiaratamente debitrice agli Smiths- è al contempo assolutamente distintiva e priva di una qualsivoglia originalità che non sia quella di scrivere canzoni virtualmente perfette. E Warmer corners, tra tutti loro dischi, rischia seriamente di essere il migliore. Non aspettatevi di trovarci nulla di più di alcuni ritornelli memorabili, ottimi giri di chitarra, la deliziosa voce di Tali White e una manciata di storie vere in cui specchiarvi.
Per dire: c’è la separazione, c’è la distanza (The chapter in your life entitled San Francisco), prima ancora c’è l’ostinazione (Putting it off and putting it off), il ricordo dolceamaro della conquista (Great Lenghts) e l’entusiasmo tripudiante e cieco dei momenti di massima idealizzazione (Sunlight in a jar); c’è tutto, praticamente, forse troppo. Ma basta arrivare all’ultima canzone, Fiction (che per un po’ trovate qui), che gioca sullo stesso campo del folk narrativo dei Decemberists surclassandoli su tutta la linea, perchè la band insinui il dubbio che tutto quello che ha raccontato finora fosse finzione, fantasia, un insieme di storie inventate. Che sia davvero così? O che sia la scontata arma di difesa di chi si è esposto troppo?
Non è quello il punto, in realtà. Il punto è quello che Warmer Corners ci ha raccontato, e soprattutto, quello che ci ha fatto capire. Gli angoli che ci ha mostrato.

11 Commenti a “nessun titolo”:

  1. utente anonimo ha detto:

    ora lo scarico

  2. inkiostro ha detto:

    NCP, prego. E’ esattamente per questo tipo di commenti che scrivo post del genere.. :)

  3. Nin-Com-Pop ha detto:

    grazie ink. mi hai spinto all’ascolto e all’apprezzamento di un disco che avevo sottovalutato. mi sembrava solo un dischetto quando l’ho ascoltato distratta la prima volta. ora ci entro dentro molto bene. grazie :)

  4. Abboriggeno ha detto:

    Ciao, senti ma ti servono sempre o sei riuscito a procurarteli??

    Cmq casomai mandami un messaggio promemoria sul cellulare lunedi’ mattina (domenica sera ora italiana!!), che probabilmente passo in un paio di posti ben forniti.

    Poi ti aggiorno.

    Un saluto

  5. Wiseacre ha detto:

    Io continuo a vederli cuginetti degli Housemartins. Molto piu’ che nipoti degli Smiths.

    Wiseacre

  6. utente anonimo ha detto:

    consiglio stivato. se va come al solito con i tuoi consigli, so già che mi piacerà

  7. ele ha detto:

    gran bel disco. sì.

    e grandissimi loro.

    però non andarci giù troppo pesante coi decemberists, dai.. :)

  8. utente anonimo ha detto:

    Grazie per la canzone, effettivamente è molto bella. Ma il testo in giro si trova? Perchè mi pare che sia lì il punto…

  9. utente anonimo ha detto:

    prima delle vacanze puntata a reti unificate dove mettiamo il testo per intero e leggiamo anche i testi tradotti?