martedì, 05/10/2004

nessun titolo

Lo stronzo sono io
Sabato mattina troppo presto, stazione. Un tizio, che per convenienza chiameremo inkiostro, -zaino da trekking stracolmo (con pittoreschi lembi di giacca a vento che spuntano fuori), tracolla pronta ad esplodere, in una mano due giornali, nell’altra il caffè della macchinetta, in tasca (non si sa bene come) un discman- percorre il binario numero 6. Il soggetto fà mostra di un paio di clamorose occhiaie frutto di una settimana di alzatacce e concomitanti ore piccole, presenta la tipica espressione del genere Odio l’universo, e desidera solo qualche ora di viaggio in salutare solitudine per fare pace col mondo.
Ora, qual è la cosa che il nostro desidera meno al mondo in questo momento? Semplice: incontrare un conoscente nella cui compagnia sia costretto a fare il viaggio. Lo scenario si manifesta -assumendo tinte ancora più tragiche- sotto forma di ex compagno di scuola media che il nostro non vede da anni, e con cui non aveva nulla da dirsi a 12 anni, figuriamoci al doppio abbondante dell’età. Il simpatico ex compagno (che per comodità chiameremo Tiricordi quanto ero sfigato, mentre ora sono palestratissimo e parlo solo di calcio, figa e di quanto la mia vita sia cambiata e tutto ora mi vada benissimo; in breve Tiricordi) è ansioso di passare le quasi 4 ore di viaggio a fare amarcord dei tempi andati; il nostro vorrebbe, dormire, leggere e ascoltarsi Thalia Zedek, ed è comprensibilmente entusiasta all’idea. Tra l’altro, per colpa di un perverso treno a due piani spacciato come interregionale -in realtà più simile a un carro di buoi-, il nostro non può scappare ed è anzi costretto ad un’indesiderata prossimità, di cui Tiricordi approfitta per profondersi in pacche sulle spalle e allusive date di gomito accompagnate da appellativi quale vecchio mio e mitico.
Tiricordi fa l’appello completo della classe (il nostro si aspetta che da un momento all’altro estragga dal borsone il registro e un mazzo di compiti in classe a mò di prova), con descrizione, vita, morte, miracoli di tutti i componentii della 3ª A, compresi i professori e un inventario delle aule della scuola (l’aula di tecnica! l’aula di cineforum!). Il tutto punteggiato da aneddoti un sacco divertenti –ma eravamo davvero una classe di matti!-, come tiricordi la volta che Buda all’oratorio ha tirato le miccette a quella soprannominata Bertuccia, e tiricordi quella volta che Livio è entrato nello spogliatoio delle femmine e la Tatiana gli ha dato uno schiaffo, e tiricordi quando Mirko ha riempito dei preservativi d’acqua e ha tentato di fare un gavettone durante l’ora di ginnastica, e un sacco di altre storie divertentissime.
Nel tentativo di fermarlo, il nostro prova ad inventarsi aneddoti falsi per confonderlo e provocare un corto circuito mnemonico,
chiede notizie di compagni di classe fasulli si inventa finte gravidanze e trasferimenti all’estero e notizie di cronaca nera che coinvolgono la prof di musica, ma nulla ha successo. Tiricordi è inarrestabile, e il nostro, ormai spossato (normalmente è un animo nostalgico della prima ora, ma ha inspiegabilmente dimenticato quasi tutto di quel periodo), alza bandiera bianca e si arrende a un profluvio di nomi, date, fugaci pomiciate sul pullmann della gita, cervelli di belle speranze finiti a fare gli elettricisti e ragazzette insignificanti ora di casa sugli schermi di Canale 5.
Arrivato alla fine del viaggio, il nostro, stravolto dallo sforzo necessario a sostenere una conversazione di così alto livello intellettuale, decide di togliersi una soddisfazione. Questa volta è lui a dire Tiricordi. Tiricordi quella volta che qualche stronzo aveva detto a tutti che ti piaceva l’Elisa, che ovviamente non ti si filava manco di striscio (del resto mentre noi giocavamo ancora coi Lego lei faceva già le sue prime esperienze sessuali), e tutti ti hanno preso per il culo per un buon numero di mesi, tanto che una volta ti sei pure messo a piangere durante l’ora di Scienze (episodio che -immagino- richiederà anni di analisi e massicce trasfusioni sul conto in banca di uno psicoterapeuta per essere superato)? Ecco: lo stronzo sono io.
Lo sguardo sgomento di Tiricordi, un attimo prima che il nostro si volti e se ne vada, non ha prezzo; ed è esattamente quello che ci voleva per riconciliare il nostro con il mondo.






11 Commenti a “nessun titolo”:

  1. flammable ha detto:

    ambè, l’altra sera mi sono ritrovato in un festa con una vecchia compagna delle medie… ovviamente imbarazzo totale. Lei ha attaccato bottone, io cosa dovevo dirle dopo un pacco di anni?

  2. utente anonimo ha detto:

    genialmente perverso.
    mimidef

  3. Enver ha detto:

    Tv-reality, a questo punto:)

  4. utente anonimo ha detto:

    facts or fiction?

  5. ma3got ha detto:

    ah…della serie: il lupo perde il pelo…

  6. Enver ha detto:

    nearly god:)

  7. utente anonimo ha detto:

    tiricordi? tiricordi? tiricordi? tiricordi? tiricordi? tiricordi? tiricordi? tiricordi?

  8. inkiostro ha detto:

    perchè l’avevo detto a tutti? E che ne so, ero un bambino. La vera domanda è perchè gli ho detto adesso di essere stato io; la risposta, in quel caso, è -inequivocabilmente- che sono uno stronzo.

  9. utente anonimo ha detto:

    bravo! vedere la sua faccia affranta non ha prezzo,no.
    -marika-

  10. ma3got ha detto:

    e perché l’avevi detto a tutti, spione ?

  11. frittole ha detto:

    cazzo come ti capisco, è capitata a me la stessa cosa la settimana scorsa. ha voluto pure il numero del cellulare… e mi ha chiamato il giorno dopo… un inferno