settembre 2003

lunedì, 08/09/2003

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Fiona, facce piagnere
A Febbraio, dopo 5 anni di silenzio, uscirà il nuovo album di Fiona Apple. Pare che il suo produttore, Jon Brion, ascoltando una delle canzoni nuove, Oh Well, sia scoppiato a piangere. Sapendo ciò di cui è capace la cantautrice americana non stento a crederlo.

lunedì, 08/09/2003

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Caro vecchio post notturno
Si torna a casa, e si ritrovano le vecchie abitudini. Come quella, quando la casa è vuota e il pensiero si fa lento, quando tutto intorno è silenzioso e si sente solo lo stereo basso che manda musica adatta all’ora (questa sera l’ultimo -sottovalutatissimo- album di Anita Lane) di sedersi sulla riva del proprio blog (come direbbe qualcuno), e tentare di tramutare l’atmosfera in parole. Cosa che stasera, grazie a questa speculazione autoreferenziale, ha già perso tutto il suo senso. Ma vabbè.
Tra qualche minuto andrò a letto, molto stanco ma soddisfatto. Oggi sono tornato a casa, e dopo aver spostato mobili, pulito pavimenti, muri ed ogni genere di suppellettile, dopo aver trascinato scatoloni e rimontato lo stereo, il computer, la tv col vcr e tutto il resto, dopo aver recuperato tutti i vestiti sparpagliati in 10 tra sacchetti, scatoloni, borse e zaini diversi, dopo aver sbattuto tappeti, materassi e coperte, insomma, dopo aver quasi ristabilito la normalità in casa mia (dopo i massicci lavori di ristrutturazione che l’hanno interessata; vedi qui e qui), posso dichiarare ufficialmente la finita la mia Estate.
L’anno nuovo (perchè -lo dicono tutti, ma è vero- è questo Capodanno, altro che Primo Gennaio) porterà diverse novità. Le scopriremo (io come voi) un po’ alla volta. Per ora buona notte, e buon anno.



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sabato, 06/09/2003

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«Veltroni e baci!»
Guia su Il Foglio di ieri: George Clooney pensa che «Veltroni» sia un saluto italiano. Veltroni? There’s a party.

sabato, 06/09/2003

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Justin TimberMac
Il divo pop del terzo millennio è il nuovo testimonial di McDonald’s. L’ex cantante degli N’Sync ha già girato vari spot e registrato un jingle (prodotto dai Neptunes), che sicuramente nei prossimi mesi bombarderà senza sosta le 119 nazioni dove è presente la catena di Fa(s)t Food più famosa al mondo. Volete scommettere che tutti quelli che lo hanno sdoganato presto se ne pentiranno?

venerdì, 05/09/2003

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Traduttore traditore
Quella di Lost in traslation è una storia semplice. Bob è un attore cinquantenne sul viale del tramonto, in trasferta a Tokyo per registrare una pubblicità. Charlotte è la giovane e bella moglie di un fotografo di successo, appena laureata, che ha accompagnato il marito nella capitale giapponese. I due alloggiano nello stesso albergo, e complice l’insonnia causata dal jet-lag e il fatto di essere entrambi in una fase particolare della propria vita, s’incontrano e si trovano. La differenza di età tra i due, l’alienità e l’incomprensibilità della metropoli che li ospita, ed il senso di disagio ed estraneità che
li accomuna rendono fin dall’inizio impossibile ed improbabile lo sviluppo di ogni rapporto ‘canonico’ tra i due; che però avrà sviluppi tanto inattesi quanto ineluttabili. A raccontarla non sembra una storia particolarmente promettente; e non può che essere così visto che il film è costruito più sui vuoti che sui pieni, più su lente e serpeggianti suggestioni che sull’azione, più sul non detto che sull’esplicito.
Lost in Translation, secondo film diretto da Sofia Coppola (che di registi se ne intende: è la figlia di Fracis Ford Coppola e la moglie di Spike Jonze) dopo Il giardino delle vergini suicide, è un film che seduce e coinvolge, in modo talmente intimo e incomprensibile da rendere molto difficile da credere il fatto di avere a che fare con una regista così giovane. E’ un film fatto di chitarre inquiete in sottofondo (la colonna sonora è firmata nientemeno che da Kevin Shields, leader dei disciolti My Bloody Valentine), di lunghe notti senza giorni, di grattacieli e luci al neon, di whisky al bar dell’hotel, delle inspiegabili stravaganze giapponesi (guardate con occhio ironico ma benevolo), di fax notturni, di improvvise risate che scompaiono veloci come arrivano e di luci basse. E’ un film di persone perse, spaesate, bisognose di una traduzione, tanto di ciò che gli succede attorno quanto di quello che succede dentro e tra di loro.
Gli attori sono straordinari: Bill Murray, celebre per grandi ruoli comici (Ghostbusters, Ed Wood, I Tenenbaums) è enorme e straordinario, ed incarna in modo perfetto il senso di perdita ed estraneità che percorre il film, riuscendo a far ridere o a commuovere con un semplice cambio di espressione. Scarlet Johansson (L’uomo che sussurrava ai cavalli, Ghost World, L’uomo che non c’era) è -innanzi tutto- bellissima, ma non di quella bellezza da pin-up irraggiungibile che di solito Hollywood propina: è la bella ragazza dolce e un po’ triste di cui ci si può innamorare a scuola, o la sconosciuta incontrata sull’autobus che incanta anche solo con uno sguardo; perfetta per questo ruolo. La terza protagonista, come molti hanno scritto, è Tokyo, che con la sua aliena impenetrabilità e il suo freddo fascino notturno contribuisce in modo essenziale alla costruzione di una storia lirica, essenziale e coinvolgente come poche.
Ma le parole possono poco davanti a un film del genere. E non so, temo di non essere stato molto bravo a spiegarvi perchè questo film è così incantevole. Ma ci ho provato, e non potevo non farlo visto che questo è il mio film preferito del 2003, per ora. Fidatevi.
[Date un’occhiata al trailer (hi res, low res). Qui le ottime impressioni di uno dei miei compagni di avventure al lido, Shoegazer. Il film in Italia si chiamerà L’amore tradotto (titolo orribile, tanto per cambiare, che perde buona parte del senso dell’originale) ed uscirà nelle sale il 28 Novembre. Non perdetevelo.]




venerdì, 05/09/2003

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Musicboom, my religion
Musicboom
ha annunciato che da Novembre renderà disponibile una compilation di mp3, liberamente scaricabile dal suo sito, che vedrà svariati gruppi indipendenti italiani alle prese con il repertorio dei Beatles. Tra i primi nomi finore confermati Perturbazione (alle prese con Yesterday, davvero coraggiosi), Revolver, Jennifer Gentle, Slumber, Lara Martelli e A toys orchestra. Da leccarsi i baffi anche solo all’idea. La compilation sarà presentata al M.E.I. di Faenza, il 29 e il 30 di Novembre, che si preannuncia come il prossimo raduno indie-blog da non perdere.
Musicboom come
Loser, quindi. Ma noi sappiamo chi è stato il primo.. :-)

giovedì, 04/09/2003

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The Will Smiths – The Beat is murder
FFWD l’ha segnalate giorni fa, ma io non c’ero e le vedo adesso: le copertine bastarde sono semplicemente geniali.

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giovedì, 04/09/2003

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Il genio della fuffa
Matchstick men, il nuovo film di Ridley Scott con Nicholas Cage, visto un paio di giorni fa a Venezia, in italiano si intitolerà Il genio della truffa. La variazione sul tema di natura bloggante è talmente ovvia che mi sono vergognato a scriverla.

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giovedì, 04/09/2003

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Tool + King Crimson + Primus = ????
La settimana scorsa parlavo di James Maynard Keenan, voce di Tool ed A perfect Circle. Come rivela Toolshed, Un altro dei Tool, il batterista Danny Carey, è da qualche mese coinvolto in un progetto musicale ancora ignoto, insieme a due personaggi del calibro di Adrian Belew (uno dei tanti chitarristi che i King Crimson hanno avuto negli anni; uno dei migliori, tra l’altro) e Les Claypool, bassista dei Primus. Qualunque cosa ne esca fuori, sarà senza meno da ascoltare.

giovedì, 04/09/2003

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The things I’ve done today
_Verso le 5 ho sognato che uccidevo qualcuno. Ma, giuro, è stato solo un incidente.
_Ho toccato i due cm di polvere presenti (a causa dei lavori) sui cd che non sono entrati negli scatoloni e ho rischiato di mettermi a piangere.
_Sono stato ripetutamente preso in giro da un anziano muratore calabrese di cui non capivo le battute.
_Ho mangiato tonno e pomodori seduto sul letto. Ma mica per fare il figo: è che non c’era nessun tavolo sopra cui farlo.
_Ho fatto il più lungo viaggio in macchina da solo della mia breve vita (è che non amo viaggiare in macchina da solo).
_Ho cantato Ask degli Smiths a squarciagola più e più volte, mentre superavo la solita colonna di tir ed ammiravo (?) il variegato (?) paesaggio romagnolo.
_Ho provato a mettermi in pari con la lettura dei miei blog quotidiani, senza riuscirci. Ma è mai possibile che basti assentarsi per 4 giorni per averne da leggere per varie ore?
_Ho intrattenuto una collega di mia madre dandole preziose dritte per la vita accademica di sua figlia. Ho letto dell’ammirazione nei suoi occhi.
_Ho finito di leggere BlogOut.
Cose che non ho fatto:
_Tutto ciò che dovevo.











mercoledì, 03/09/2003

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Lost in Venezia
Già, perchè a Venezia ci si perde. Non in senso letterale (benchè l’intreccio di calli e fondamente sia temibile), ma in senso metaforico: è un luogo dove le regole che dominano altrove non valgono, e i punti di riferimento vacillano. Dove le tante storie viste sullo schermo, ad ore in cui normalmente si lavora, si chiacchiera o si legge, iniziano a fondersi con la vita vera, confondendola. Dove le giornate sono infinite, tutti sono in cerca di qualcuno o qualcosa, e tutti gli interlocutori sono lì, al lido, e il resto del mondo sembra non esistere più.
E così succede che, dopo il secondo film ambientato in una grossa a spersonalizzata metropoli d’oriente, non si sappia più dove ci si trova. Succede che alla terza splendida e giovanissima attrice che ammalia sullo schermo il protagonista di turno ci si senta un po’ frustrati. Succede che dopo l’ennesima presentazione di persone che ‘fanno qualcosa’ (‘quella scrive’, ‘lui fa il regista’, ‘ho prodotto un disco’) ci si renda conto di essere drammaticamente poco all’altezza. Succede che davanti alle molteplici sperticate esibizioni di sapienza cinematografica, musicale o letteraria ci si senta un po’ ignoranti. Fa parte del gioco, ed è parte del suo bello. Ma non è facile, nessuno ha detto che lo sia.
Detto ciò (scusate, mi è uscito il post esistenzialista, non ne avevo intenzione), dovrei forse parlare dei film. Il mio personale Leone d’oro va a Lost in translation di Sofia Coppola (di cui ha già parlato Shoegazer
, con cui condivido tutto o quasi), che però non è in concorso, seguito da Code 46 di Michael Winterbottom, che parte molto bene e si rovina nel finale. Non male The Dreamers, il nuovo Bertolucci (visivamente splendido, narrativamente un po’ discutibile) e Il ritorno di Cagliostro, ultimo lavoro di Ciprì e Maresco (meno folle del previsto, che entusiasma all’inizio ma annoia alla fine). Da dimenticare Les Sentiments (pretenziosa ma scontata commediola francese) e Abjad, il solito tediosissimo iraniano (sorry, mi sono annoiato a morte). Carino (hollywoodianamente parlando) Matchstick men, il nuovo di Ridley Scott con un Nicholas Cage davvero in forma. Subito dimenticati The human stain di Roger Benton (con Nicole Kidman e Antony Hopkins) e Rosenstrasse di Margarethe Von Trotta.
Per il resto impossibile non menzionare il vero re della laguna: il tempo morto. Tra una proiezione e l’altra, mentre si aspetta il vaporetto, durante una delle interminabili file e mentre si aspetta qualcuno seduto sui gradini del casinò: è qui che passa la maggior parte della giornata, incontrando amici e amici di amici, discutendo dei film visti e delle mille disogranizzazioni che al lido non sono mai state così gravi, progettando le visioni future. Il tutto ovviamente con compagnie inaspettate e spesso sorprendenti, a volte molto più che note, che non deludono mai. Venezia è anche questo. Anno dopo anno, come si può farne a meno?