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	<title>inkiostro &#187; trino</title>
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	<description>Being cool isn&#039;t about happiness; It&#039;s about making other people unhappy.</description>
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		<title>Dizionario della Crisi / 3</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 12:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario della crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; tecnocrazia (s.f.) La parola &#232; giovanissima. Nonostante l&#39;idea sia stravecchia. E anche se si tratta di una combinazione di parole greche (per significare il &#34;dominio della tecnica&#34; o forse &#34;dei tecnici&#34;), tecnocrazia arriva all&#39;italiano passando per l&#39;americano. Secondo il Dizionario Etimologico Le Monnier, la nascita della parola risale al 1931. Ma technocracy la usa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Diz Crisi3.bmp" style="width: 738px; height: 133px;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size:16px;"><em><strong>tecnocrazia (s.f.)</strong></em></span></p>
<p>La parola &egrave; giovanissima. Nonostante l&#39;idea sia stravecchia. E anche se si tratta di una combinazione di parole greche (per significare il &quot;dominio della tecnica&quot; o forse &quot;dei tecnici&quot;), <em>tecnocrazia</em> arriva all&#39;italiano passando per l&#39;americano<span style="font-style: italic;">. </span>Secondo il <strong>Dizionario Etimologico Le Monnier</strong>, la nascita della parola risale al 1931. Ma <em>technocracy</em> la usa gi&agrave; nel 1919 l&#39;ingegnere californiano <strong>William Henry Smith</strong> in un <a href="http://ia700306.us.archive.org/19/items/technocracyfirst00smyt/technocracyfirst00smyt.pdf">articolo-saggio</a> (pdf) alquanto strampalato. Smith, in soldoni, voleva che l&#39;organo supremo di tutte le istituzioni fosse un Supremo Consiglio Nazionale degli Scienziati al fine di &quot;consigliarci e istruirci su come Vivere meglio e su come realizzare nella maniera pi&ugrave; efficiente il nostro Fine Individuale e Nazionale&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era l&#39;entusiasmo per il progresso scientifico e tecnologico a ispirare gli utopisti tecnocratici. Tantissimi per&ograve;, nei secoli precedenti, erano stati tentati dall&#39;idea apparentemente molto ragionevole per cui il problema del governo sarebbe, in realt&agrave;, un <strong>problema tecnico</strong>. Chi meglio di uno scienziato, un esperto della materia, un intelligentone pu&ograve; risolvere le questioni poste ai governanti? Le tecnocrazie immaginate nei secoli non sono, per&ograve;, tutte uguali. Nella <strong>Repubblica di Platone</strong>, lo Stato ideale &egrave; governato dai filosofi. Nella <strong>Nuova Atlantide</strong> di Francis Bacon (1626), la societ&agrave; &egrave; organizzata sulla base di principi scientifici e tecnologici e i governanti sono tutti volti al progresso della scienza, quale mezzo per il progresso della societ&agrave; stessa. Ma &egrave; con la prima <strong>rivoluzione industriale</strong> che la tecnocrazia comincia ad avere un sapore moderno. Per <strong>Saint-Simon</strong>, il sapere dei tecnocrati non &egrave; pi&ugrave; filosofico o astratto: &egrave; industriale. Sono gli &quot;industriali-dirigenti&quot; a porsi al vertice della societ&agrave; e a orientare la societ&agrave; verso il benessere colletivo grazie al loro sapere strategico e pratico. E con gli ingegneri radicali del <strong>movimento tecnocratico</strong> americano, nella prima met&agrave; del &#39;900, si passa a teorizzare &quot;un soviet di tecnici autoselezionato&quot; per governare la societ&agrave;. Nel corso degli ultimi decenni, il primato dell&#39;economia ha dato alla tecnocrazia un forte connotato manageriale. Il <em>decision-maker </em>per eccellenza &egrave; diventato il <strong>direttore d&#39;azienda</strong>, l&#39;uomo che unisce sapere e carisma, conoscenze tecniche e azione pratica organizzativa. Infine, con l&#39;ingigantirsi del captialismo finanziario, il tecnico, il sapiente &egrave; diventato l&#39;esperto di finanza, l&#39;investment banker, l&#39;uomo di Goldman Sachs (che in America chiamano &quot;Government Sachs&quot; per il continuo scambio di poltrone tra la potente banca e Washington).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tecnocrazia &egrave; tornata di moda grazie alla crisi del <strong>debito pubblico</strong> europeo. Sia in Grecia sia in Italia, i governi in carica sono stati sostituiti da economisti che hanno rivestito importanti cariche ai vertici delle istituzioni europee. E&#39; una roba <strong>antidemocratica</strong>? Per qualcuno s&igrave;. E purtroppo qui in Italia &#8211; ci siamo abituati &#8211; i difensori della legittimazione popolare sono spesso gli stessi che pi&ugrave; frequentemente sbandierano intolleranza, egoismo tribale e populismo-spettacolo come loro valori chiave. Ma il problema non &egrave; cos&igrave; semplice. Il tecnico dovrebbe avere le <strong>competenze</strong> per sapere come far bene certe cose. Ma chi decide quali cose vanno fatte? La scelta dei fini (cos&igrave; si dice) dovrebbe appartenere al campo della politica. E l&#39;idea di una tecnica che prevale sulla politica rischia di sfociare nell&#39;idea malsana per cui le ricette, i fini, le scelte non sono pi&ugrave; discutibili.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul <strong>New York Times</strong> due editorialisti assai diversi (forse i pi&ugrave; diversi tra le firme di quel quotidiano) hanno parlato di tecnocrazia proprio nei giorni dell&#39;insediamento del <strong>Governo Monti</strong>, quando la parola finisce sulla bocca di tutti, in tutto il mondo. <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/18/opinion/brooks-the-technocratic-nightmare.html?_r=1">David Brooks</a> coglie l&#39;occasione per criticare alla radice l&#39;utopia europeista. Per Brooks, la crisi di questi mesi &egrave; colpa dell&#39;ideologia tecnocratica, cio&egrave; dei <strong>burocratici elitisti</strong> che si sono convinti di poter creare una superstruttura economica e giuridica senza una <strong>comune base</strong> culturale, linguistica, civile e storica. Sono stati loro, dice Brooks, a mettere assieme ci&ograve; che non pu&ograve; stare assieme. E se siamo a questo punto &egrave; colpa della convinzione di questi &quot;grigi uomini arroganti&quot; di poter giocare con l&#39;ingegneria sociale di nazioni diverse. La critica di Brooks usa argomenti abbastanza comuni per il pensiero <strong>conservatore</strong>: lingua, costumi, cultura, <strong>nazione</strong> contro l&#39;utopia razionalista dei progressisti. Ma anche il super-liberal <strong>Krugman</strong>, tre giorni dopo, bacchetta l&#39;impossibile utopia dell&#39;Euro. Soltanto, <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/21/opinion/boring-cruel-euro-romantics.html">dice lui</a>, che non &egrave; colpa della tecnocrazia. I problemi della moneta comune sono, secondo Krugman, esattamente problemi tecnici. E gli uomini che hanno voluto l&#39;Euro nonostante i mille rischi tecnici non sono per nulla dei tecnocrati, bens&igrave; dei <strong>romantici crudeli</strong> e senza alcun senso pratico, che hanno imposto enormi sacrifici alla gente in nome di una visione ideologica di unit&agrave; e unificazione.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Purtroppo, la <strong>voglia di tecnocrati </strong>che si &egrave; diffusa per l&#39;Italia non &egrave; semplicemente data dal rispetto per le competenze specifiche necessarie in questa difficile circostanza. A ben vedere, non ci vuole neppure una grande scienza per stringere sulle <strong>pensioni</strong> e aumentare le solite imposte e accise. La voglia di tecnica &egrave; tutta psicologica. Sappiamo tutti che ci vogliono <strong>misure impopolari</strong> ma siamo pronti ad accettarle (seppure a malincuore) solo da chi &egrave; a-popolare, cio&egrave; non scelto da noi, cio&egrave; un tecnico. La tecnica &egrave; come la <strong>lotteria</strong>: sono loro a scegliere, non i &quot;nostri&quot;. Berlusconi non avrebbe rimesso l&#39;ICI. Bersani non avrebbe tagliato le pensioni. Ci &egrave; andata male, ma tant&#39;&egrave;. Possiamo consolarci col <strong>fatalismo</strong> della tecnica. E&#39; colpa di qualcun altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per non fare l&#39;abitudine all&#39;idea che sia meglio un &quot;custode sapiente&quot; che un politico eletto ci soccorrono due ammonizioni importanti. La prima, classica, viene da <strong>Karl Popper</strong>, che al liceo nessuno arriva a studiare (almeno ai miei tempi, quando i prof di filosofia erano ancora &#8211; sebbene ancora per poco &#8211; &quot;tutti comunisti&quot;). Che ci ammonisce contro le teorie politiche di Platone del filososo-re e dice che &egrave; una roba <strong>totalitaria</strong>. L&#39;altra viene invece dai <strong>Simpson</strong>. Nel <a href="http://simpsonswiki.net/wiki/They_Saved_Lisa's_Brain">22&deg; episodio della decima stagione</a>, dopo la fuga del corrotto Sindaco <strong>Quimby</strong>, alcuni intelligentoni prendono il potere a Springfield, grazie a una vecchia clausola dello Statuto della Citt&agrave;. Si tratta di Lisa, il nerd del negozio dei fumetti, il direttore Skinner, il dottor Hibbert e altri. All&#39;inizio le misure dei secchioni riscuotono un certo successo (anche se sono abbastanza bizzarre, come l&#39;eliminazione della luce verde al semaforo). Poi per&ograve; cominciano i pasticci e la citt&agrave; rischia di finire nel caos (anche se &egrave; l&#39;intervento di un altro genio, <strong>Stephen Hawking</strong> a sistemare le cose).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#39; una morale da ricordare. Ma che forse noi, in questo momento, non possiamo permetterci. E, diciamocelo, dopo tutti questi anni di frustrazione, un branco di gente seria e un minimo preparata ci fa godere, anche mentre ci tartassa.</p>
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		<title>Dizionario della Crisi / 2</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario della crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[debito (s.m.) &#160; Debito &#232; parola antichissima, che probabilmente nasce assieme alle primissime regole del diritto. Prima di essere un sostantivo &#232; un participio passato e vuol dire dovuto. Rimanda quindi a un impegno preso, che s&#39;intende vincolante. Nella prima edizione del Vocabolario della Crusca (1612) &#232; definito come &#34;obbligazione di dare, o restituire altrui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Diz Crisi2.bmp" style="width: 665px; height: 124px;" /></p>
<p><span style="font-size:16px;"><em><strong><br />
	debito (s.m.)</strong></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
	Debito &egrave; parola antichissima, che probabilmente nasce assieme alle primissime regole del diritto. Prima di essere un sostantivo &egrave; un participio passato e vuol dire dovuto. Rimanda quindi a un <strong>impegno </strong>preso, che s&#39;intende vincolante. Nella prima edizione del <strong>Vocabolario della Crusca</strong> (1612) &egrave; definito come &quot;obbligazione di dare, o restituire altrui, che che si sia, e s&rsquo;intende pi&ugrave; comunemente di danari&quot;. In altre parole, come dice il <strong>Dizionario Universale Critico Enciclopedico </strong>di Francesco Alberti di Villanuova, del 1825, si tratta della &quot;obbligazione di pagare altrui qualche somma di danaro&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia la cosa non &egrave; cos&igrave; triviale come potrebbe sembrare. Il dovere che sta dietro al debito &egrave; il fondamento del diritto civile. <em>Pacta sunt servanda</em>, dice il motto latino. Cio&egrave;: i <strong>patti </strong>vanno rispettati. O, se si vuole, le promesse vanno mantenute. E se la <strong>promessa</strong> riguarda la restituzione di una somma presa in prestito, be&#39;, quei soldi vanno ripagati. Come sbotta Shylock, nel <strong>Mercante di Venezia</strong> (Atto III, Scena III): <em>I&rsquo;ll have my bond; speak not against my bond</em>. Dove <em>bond</em>, qui, vuol dire proprio quello di cui stiamo parlando &#8211; visto che deriva dal verbo <em>bind</em>, cio&egrave; &quot;legare, vincolare&quot;. Bond &egrave; <strong>legame</strong>, ma anche debito. (Un&#39;altra parola della crisi, molto alla moda tra i pi&ugrave; indebitati, &egrave; <strong>eurobond </strong>- cio&egrave;: che il debito lo paghi l&#39;Europa). Per <strong>Noah Webster</strong>, autore del primo dizionario americano della lingua inglese, <em>bond </em>vuol dire &quot;any thing that binds&quot;, qualsiasi cosa che vincola &#8211; cio&egrave;, aggiunge &quot;obligation&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il debito &egrave; quindi, per quanto fastidioso possa essere, ci&ograve; che lega gli uomini al rispetto degli <strong>impegni assunti</strong>. Volendo filosofeggiare, qualcuno potrebbe dire che il debito &egrave; il fondamento del <strong>vivere civile</strong>. Possiamo liberarci cos&igrave;, a cuor leggero, di un impegno cos&igrave; essenziale e basilare? Disconoscere i nostri doveri, come se non li avessimo mai assunti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>debito dello Stato</strong> &egrave; detto <em>pubblico</em>, perch&egrave; gira e rigira ricade su chi di quello Stato &egrave; cittadino. Per il <strong>Sabatini-Coletti</strong>, <em>debito pubblico </em>&egrave; &quot;il <span class="tt ui-draggable">complesso</span> <span class="tt">dei</span> <span class="tt ui-draggable">debiti</span> <span class="tt">contratti</span> <span class="tt">dallo</span> <span class="tt">Stato</span> <span class="tt">prendendo</span> <span class="tt">a</span> <span class="tt ui-draggable">prestito</span> <span class="tt ui-draggable">denaro</span> <span class="tt">da</span> <span class="tt ui-draggable">privati</span>, <span class="tt">laddove</span> <span class="tt">gli</span> <span class="tt ui-draggable">introiti</span> <span class="tt ui-draggable">fiscali</span> <span class="tt ui-draggable">non</span> <span class="tt ui-draggable">siano</span> <span class="tt ui-draggable">sufficienti</span>, <span class="tt">allo</span> <span class="tt">scopo</span> <span class="tt">di</span> <span class="tt">coprire</span> <span class="tt">il</span> <span class="tt">proprio</span> <span class="tt">fabbisogno</span> <span class="tt">finanziario&quot;.</span> In <strong>America </strong>si parla di <em>government bonds</em> o <em>Treasury bonds</em>. E noi diciamo infatti &quot;buoni&quot; del Tesoro. Ma il <strong>buono </strong>(dal latino <em>bonum</em>, che secondo il <strong>Dizionario Etimologico Le Monnier</strong> deriva da una radice indoeuropea che vuol dire &quot;utilit&agrave;&quot;) &egrave; tale solo per chi i soldi li deve ricevere, non per chi li deve dare (per gli uni &egrave; buono, per gli altri &egrave; bond). Fu <strong>Alexander Hamilton</strong>, primo Ministro del Tesoro USA, a inventarsi il debito pubblico federale americano, dopo un lungo braccio di ferro con chi voleva che ogni stato badasse al suo, di debito (Jefferson in testa). Ma questa &egrave; un&#39;altra storia (che ci riporta all&#39;Eurobond che i Tedeschi non vogliono sentir nominare). Dopo 220 anni dall&#39;approvazione del progetto di Hamilton, il debito pubblico americano<a href="http://twitter.com/#!/PublicDebt"> ha aperto un account twitter</a>. Un po&#39; triste, in verit&agrave;: twitta solo link per avere informazioni sul debito e segue solamente 4 altri twitterer: il Dipartimento del Tesoro, la Casa Bianca, un&#39;altra agenzia del Tesoro e la Zecca Federale (che, nonostante quel che si potrebbe pensare, ha un account un po&#39; pi&ugrave; movimentato).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il debito pubblico italiano &egrave; invece sempre stato fonte di guai. Gi&agrave; nel 1870, in una &quot;lettera di un deputato a&#39; suoi elettori&quot; intitolata <strong>Politica finanziaria e riduzione del debito pubblico nel Regno d&#39;Italia</strong>, un parlamentare lamentava:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Dappoich&egrave; si fu costituito il regno d&#39;Italia , gi&agrave; molte esposizioni finanziarie abbiamo udito; tutte si rassomigliano: tutte espongono: situazioni del tesoro con <strong>gravi e progressivi disavanzi</strong> &mdash; bisogni urgenti di cassa &mdash; domande di straordinarie provvisioni di fondi, alienazioni, incameramenti, reg&igrave;e, imprestiti sotto tutte le forme &mdash; domande d&#39;imposte nuove &mdash; speranze nel progresso della ricchezza pubblica &mdash; ipotesi, calcoli, <strong>promesse d&#39;un prossimo pareggio</strong>. Ebbene, che avvenne? Si divorarono i prodotti delle vecchie tasse e delle nuove che raddoppiarono le vecchie gravezze, e inoltre si divor&ograve; in ogni anno una provvisione straordinaria di oltre quattrocento milioni procacciata sempre con sciagurati accatti (quattro mila milioni in dieci anni), e finalmente or ci troviamo &mdash; pressoch&egrave; in fin di risorse &mdash; con un disavanzo [&hellip;] Dell&#39;<strong>orribile dissesto</strong> quali sono le maledette, le infernali cagioni? L&#39;Italia, amici miei, come altra volta dai barbari, &egrave; invasa da un&#39;orda di selvaggi interessi: sono interessi di ambizioni immoderate, immense; interessi di cupidigie insaziabili, sfacciate; interessi di militarismo; interessi di partiti, di provincie, di regioni &mdash; di chi poco o nulla vorrebbe conferire alla cassa sociale, e prendervi la parte pi&ugrave; opima; in una parola, sono gli interessi di un egoismo insensato, che conduce alla rovina universale o al disonore.</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Insomma, a parte la punteggiatura bizzarra, i soliti vizi atavici. Che fare quindi? Uno slogan di qualche anno fa diceva: <strong>Cancella il debito</strong>. Ma nessuno pensava che dopo l&#39;Uganda sarebbe toccato a noi. Oggi qualcuno lo pensa. E lo chiede. Come Padre <strong>Alex Zanotelli</strong> che firma un appello in cui si chiede la <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/156987/noi-il-debito-non-lo-paghiamo-portate-il-conto-al-tavolo-di-fronte/">cancellazione del debito pubblico italiano</a>. E il vincolo? il dovere? il legame? Chi &egrave; indignato dice: non &egrave; il nostro debito. E formalmente ci pu&ograve; anche stare, perch&egrave; lo Stato &egrave; lo Stato e i cittadini sono i cittadini (anche se lo Stato si indebita per spendere e questa <strong>spesa </strong>si chiama anche sanit&agrave;, cassa integrazione, difesa, servizi sociali, sicurezza, insegnanti eccetera eccetera). Ma anche ammesso che il debito non sia nostro, lo &egrave;, ahim&eacute;, il <strong>credito</strong>. I dati dicono che poco pi&ugrave; di met&agrave; dei buoni del tesoro sono in mano a Italiani. Il che vuol dire che cancellare il debito significa cancellare il credito &#8211; e chi di voi ha prestato soldi allo Stato non li riavr&agrave; indietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perch&egrave;, scrive von Pufendorf ne <strong>Il diritto della natura e delle genti</strong> (nella traduzione di Giovanni B. Almici del 1757), con la nascita di una obbligazione da parte degli uni &quot;gli altri acquistano un diritto, che avanti non avevano. Conciosiacch&eacute; l&rsquo;obbligazione va sempre insieme, e del pari con il diritto. Onde subito che una persona entra in qualche obbligazione, ad un&rsquo;altra succede in istanti un qualche diritto, che vi risponde&rdquo;. E, viceversa: morto il debito, muore il credito. Che &egrave; appunto, dice il <strong>Vocabolario della Crusca</strong> &quot;quello, che s&#39; ha ad aver da altrui, e per lo pi&ugrave; moneta&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La preghiera che unisce tutti i cristiani recita: <strong><em>dimitte nobis debita nostra</em></strong>. Cio&egrave;: cancellaci il debito. Ma aggiunge: <em>sicut et nos dimittimus debitoribus nostris</em>. In breve: rinunciamo ai nostri crediti purch&eacute; ci siano tolti i debiti. Siete pronti a farlo? Perch&egrave;, ricordiamoci, le promesse, poi, vanno mantenute.</p>
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		<title>Dizionario della Crisi / 1</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 15:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/bugsy2.bmp" style="width: 686px; height: 141px;" /><br />
	<span style="font-size:16px;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 16px;"><strong><em>disinteresse (s.m.)<br />
	</em></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Appoggiare il <strong>Governo Monti</strong>? Festeggiarlo? Tollerarlo? Fargli opposizione? Le ragioni che muovono i nostri parlamentari sono complesse. A volte indecifrabili. L&#39;idea che tutti vogliono offrire al popolo &egrave; quella della <strong>responsabilit&agrave;</strong>, del sacrificio, del mettersi a disposizione del Paese, anche contro i propri interessi personali. Per il <strong>PDL </strong>si tratta di rinunciare al governo guidato dal proprio leader e ritirare la richiesta di <strong>elezioni</strong>. Per il <strong>PD </strong>si tratta di rinunciare a elezioni in cui avrebbe buone probabilit&agrave; di vincere. Tuttavia, per entrambi i partiti maggiori, si tratta anche di non essere direttamente immischiati n&eacute; fisicamente presenti in un governo che con ogni probabilit&agrave; aumenter&agrave; le tasse, taglier&agrave; la spesa pubblica e varer&agrave; <strong>riforme dolorose</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La rinuncia all&#39;<strong>interesse di parte</strong> &#8211; in nome del famigerato Interesse del Paese &#8211; nasconde anche una forte attenzione ai propri interessi. E questa <strong>ambiguit&agrave; </strong>&egrave; tutta racchiusa in una parola che i secoli hanno sottilmente trasformato e svilito &#8211; con un&#39;incredibile accelerazione negli ultimi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una scena di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0101516/"><strong>Bugsy </strong></a>di Barry Levinson (1991), il gangster interpretato da <strong>Warren Beatty</strong> corregge un tizio perch&egrave; confonde due parole americane: <em>uninterested</em>, che vuol dire non interessato; e <em>disinterested</em>, che vuol dire invece (secondo l&#39;<strong>Oxford Advanced American Dictionary</strong>) <em><span class="n-g"><span class="d">not influenced by personal feelings, or by the chance of getting some advantage for yourself</span></span></em><span class="n-g"><span class="d">, cio&egrave; non mosso dall&#39;interesse personale. L&#39;errore del compare di Bugsy Siegel &egrave; divenuto con gli anni un significato accettato nella lingua inglese. Tant&#39;&egrave; che il <strong>Garner&#39;s Modern American Usage</strong> ci dice che<em> disinterest&nbsp; </em>nell&#39;accezione di &quot;mancanza di interesse&quot; &egrave; ammesso, anche se &egrave; meno corretto e i pi&ugrave; autorevoli scrittori ne condannano l&#39;uso (che per&ograve; &egrave; diffusissimo)<em>.&nbsp;</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="n-g"><span class="d">Sar&agrave; forse la sempre maggiore scarsit&agrave; di gente disinteressata &#8211; a vantaggio dei sempre pi&ugrave; numerosi non interessati &#8211; ma &egrave; la stessa cosa che &egrave; successa nella lingua italiana. La parola <em>disinteresse</em> compare infatti nel XVIII secolo. Infatti, la prima edizione del <strong>Vocabolario della Crusca</strong> (1612) non la riporta. Spunta, invece, nei <strong>Discorsi Accademici</strong> </span></span><span class="n-g"><span class="d">(1735)</span></span><span class="n-g"><span class="d"> di Anton Maria Salvini, un erudito fiorentino che fu Arciconsolo dell&#39;Accademia della Crusca. E di l&igrave; in poi viene diligentemente registrata dai linguisti nella sua accezione originaria e pi&ugrave; vera. Infatti, nel <strong>Dizionario della Lingua Italiana</strong> di Nicol&ograve; Tommaseo e Bernardo Bellini (1869) troviamo che <em>disinteresse</em> vuol dire &quot;disistima del proprio utile, <strong>noncuranza di guadagno</strong>&quot;. E nel <strong>Dizionario ortologico pratico</strong> di Lorenzo Nesi (1824) abbiamo la definizione &quot;noncuranza del guadagno o della propria utilit&agrave;&quot;. Il disinteresse ha quindi un significato nobilissimo: &egrave; la condizione dell&#39;<strong>imparzialit&agrave;</strong>, prerequisito della perfetta <em>fairness</em> &#8211; visto che chi agisce non pu&ograve; trarre nessun beneficio personale da quell&#39;azione.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="n-g"><span class="d">Il disinteresse &egrave;, se vogliamo, l&#39;opposto di quella locuzione che ha invece imperversato per vent&#39;anni: il <strong>conflitto di interessi.</strong> Nell&#39;assenza di interesse (personale) in ci&ograve; che si fa c&#39;&egrave; la migliore garanzia dell&#39;agire giusto e del buon governo.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="n-g"><span class="d">Ma la lingua &egrave; specchio dei tempi. Ci si &egrave; evidentemente accorti che il disinteresse &egrave; una rarit&agrave; o un&#39;ipocrisia. Negli ultimi mesi, mentre l&#39;Italia si accinge al <strong>baratro finanziario</strong> e si invocano interventi giusti, nobili e non faziosi, il <em>disinteresse</em> dilaga tra i commentatori. Ma in un&#39;accezione negativa. Sul <strong>Corriere della Sera</strong>, in un editoriale del 5 agosto 2011, Marcello Messori <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=12VXR1">bacchetta </a>il governo Berlusconi perch&eacute; pone scarsa attenzione alla crescita del paese. Il titolista titola &quot;Il disinteresse per la crescita&quot;. (Bugsy avrebbe reagito malissimo). Oggi, il buon <strong>Francesco Costa</strong> <a href="http://www.francescocosta.net/2011/11/17/il-governo-monti/">loda </a>il Governo Monti a confronto di un PDL &quot;completamente allo sbando </span></span>e disinteressato alle sorti del Paese&quot;. Sul <strong>Futurista</strong>, il 20 ottobre 2011, <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=15H6NI">si individua</a> nel <em>disinteresse</em> la ragione per cui la Rai taglia un servizio sulle morti bianche. Mentre sul <strong>Mattino</strong>, il 18 gennaio 2011, Teresa Bartoli <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=WSRAF">scrive</a> che il silenzio di Napolitano sul <strong>caso Ruby</strong> non vuol dire che il Presidente non segua la faccenda con attenzione, perch&eacute; &quot;riserbo e distanza non significano&#8230; disinteresse&quot;. E gi&agrave; il 7 febbraio 2002, sul <strong>Foglio</strong>, <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=33T8G">si dice</a> che &quot;il disinteresse pubblico accompagna ormai stancamente la battaglia sul conflitto di interessi del premier&quot;: che non vuol dire che il popolo agisce in maniera disinteressata mentre Berlusconi fa il contrario, bens&igrave; che dell&#39;agire per nulla disinteressato di Berlusconi non gliene frega ad anima viva. E infatti i moderni dizionari certificano l&#39;avanzare del <em>dark side</em> del disinteresse. Il <strong>Devoto-Oli</strong> ha due definizioni: la prima, nobile e antica, &egrave; &quot;<span class="tt ui-draggable">attitudine</span> <span class="tt ui-draggable">o</span> <span class="tt ui-draggable">comportamento</span> <span class="tt">di</span> <span class="tt">chi</span> <span class="tt">non</span> <span class="tt">bada</span> <span class="tt">al</span> <span class="tt">tornaconto</span> <span class="tt">personale</span>, <span class="tt">in</span> <span class="tt">nome</span> <span class="tt">di</span> <span class="tt">principi</span> <span class="tt">etici</span>, <span class="tt ui-draggable">religiosi</span>, <span class="tt ui-draggable">umanitari</span>&quot;; la seconda &egrave; quella sempre pi&ugrave; comune, cio&egrave; &quot;<span class="tt ui-draggable">colpevole</span> <span class="tt ui-draggable">noncuranza</span> <span class="tt ui-draggable">nei</span> <span class="tt ui-draggable">riguardi</span> <span class="tt ui-draggable">dei</span> <span class="tt ui-draggable">propri</span> <span class="tt ui-draggable">compiti</span> <span class="tt ui-draggable">o</span> <span class="tt ui-draggable">dei</span> <span class="tt ui-draggable">propri</span> <span class="tt ui-draggable">impegni&quot;. Il <strong>Sabatini-Coletti</strong>, infine, ammette il sorpasso: la prima definizione, spietata, &egrave; &quot;assenza di interesse, di impegno, di cura&quot;. <br />
	</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#39;apatia, dunque, predomina. Se interesse c&#39;&egrave;, non pu&ograve; che essere personale e fazioso. Se qualcuno fa qualcosa, lo far&agrave; per un suo tornaconto. E se non ci sono tornaconti da guadagnare, meglio <em>disinteressarsi</em>, cio&egrave; appunto lasciar perdere. L&#39;ottimismo di questi giorni lascia ben sperare anche sulle sorti di questa parola. Con l&#39;aiuto di Monti (e di Bugsy Siegel) speriamo che prevalga il buon disinteresse &#8211; anche se il movente dovesse essere, per qualche mese, l&#39;interesse dei poco disinteressati a non immischiarsi in decisioni difficili.<br />
	<span class="n-g"><span class="d"> &nbsp;</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Grand Theft Auto 3 e la Costituzione Americana</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 17:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[copio cose traduco gente]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Video Software Dealers Association contro Schwarzenegger non &#232; il titolo di un B-movie con l&#39;attore che interpreta se stesso. Ma una sentenza di una Corte della California che d&#224; ragione ai venditori di videogames contro una proposta di legge californiana che voleva proibire la vendita ai minori di videogiochi violenti. Per questa legge, i giochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Videogame1.jpg" style="width: 702px; height: 211px;" /></p>
<p>
	Video Software Dealers Association <em>contro</em> <strong>Schwarzenegger </strong>non &egrave; il titolo di un B-movie con l&#39;attore che interpreta se stesso. Ma una sentenza di una <strong>Corte della California</strong> che d&agrave; ragione ai venditori di videogames contro una proposta di legge californiana che voleva proibire la vendita ai minori di <strong>videogiochi violenti</strong>. Per questa legge, i giochi proibiti sono quelli in cui</p>
<blockquote>
<p>la gamma di opzioni disponibili per il giocatore include uccisioni, mutilazioni, <strong>smembramenti </strong>o violenza sessuale contro un&#39;immagine di essere umano, qualora tali atti siano rappresentanti [in un modo] che secondo una persona ragionevole, che consideri il gioco nel suo complesso, attragga l&#39;interesse <strong>deviato o morboso</strong> dei minori [che &egrave;] palesemente offensivo del prevalente sentire comune riguardo a ci&ograve; che &egrave; adatto ai minori</p>
</blockquote>
<p>Per i venditori di videogiochi la legge &egrave; contraria al <strong>Primo Emendamento</strong> della Costituzione USA e in particolare a quella parte del Primo Emendamento (che sancisce anche la libert&agrave; religiosa, la libert&agrave; di associazione eccetera) che &egrave; nota come la <strong>Free Speech Clause</strong>, la clausola sulla libert&agrave; di parola. Cio&eacute; il principio per cui la legge non pu&ograve; in alcun modo limitare la libert&agrave; di espressione degli individui.<br />
	&nbsp;</p>
<p>La Corte ha dato ragione ai venditori di videogiochi e la California ha quindi fatto ricorso alla <strong>Corte Suprema</strong>. E luned&igrave; la Corte Suprema ha confermato la sentenza californiana, concludendo, con votazione di 7 a 2, che la restrizione al contenuto dei videogiochi &egrave; una restrizione alla <strong>libert&agrave; di espressione</strong> e non pu&ograve; essere ammessa se non in casi eccezionali. Per la Corte Suprema, il principio della libert&agrave; di espressione &egrave; sempre identico, a prescindere dal <strong>medium </strong>con cui ci si esprime:</p>
<blockquote>
<p>La Free Speech Clause esiste principalmente per proteggere il discorso su questioni pubbliche, ma &egrave; stato riconociusto da molto tempo ormai che &egrave; difficile <strong>distinguere la politica dall&#39;intrattenimento</strong> ed &egrave; pericoloso provarci. &quot;Chiunque ha familiarit&agrave; con esempi di propaganda tramite opere di finzione. Ci&ograve; che per un uomo &egrave; svago insegna la dottrina di un altro&quot; (Winters contro New York). [...] Come i libri, le opere teatrali e i film, che li hanno preceduti, <strong>i videogiochi comunicano idee</strong> &#8211; e persino messaggi sociali &#8211; attraverso espedienti letterari familiari (come personaggi, dialoghi, trama e musica) e attraverso caratteristiche specifiche del mezzo (come l&#39;interazione tra il giocatore e il mondo virtuale). Ci&ograve; &egrave; sufficiente a riconoscere la protezione ai sensi del Primo Emendamento.</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Corte Suprema ha gi&agrave; sostenuto che &quot;i <strong>giudizi estetici</strong> e morali sull&#39;arte e sulla letteratura sono materia di scelta dell&#39;individuo non di decreti del Governo, anche se quest&#39;ultimo dovesse avere un mandato della maggioranza&quot; (Stati Uniti contro Playboy Entertainment Group Inc.). E ha anche ribadito che il principio base in materia &egrave; quello per cui &quot;il Governo non ha alcun potere per restringere l&#39;espressione a causa del suo messaggio, delle sue idee, del suo oggetto o del suo contenuto&quot; (Ashcroft contro American Civil Liberties Union).<br />
	&nbsp;</p>
<p>Esistono delle eccezioni, ad esempio l&#39;<strong>oscenit&agrave;</strong>, l&#39;istigazione a delinquere e le aggressioni verbali. Si tratta, per&ograve;, di &quot;categorie di discorso ben definite e strettamente limitate, la cui prevenzione e la cui punizione non hanno mai sollevato alcun problema costituzionale&quot; (Chaplinsky contro New Hampshire). E, peraltro, la Corte ha un&#39;idea ben chiara di cosa sia &quot;oscenit&agrave;&quot;:</p>
<blockquote>
<p>l&#39;eccezione di oscenit&agrave; al Primo Emendamento non copre qualsiasi cosa che il legislatore ritiene scandaloso, ma solo la rappresentazione di &quot;<strong>atti sessuali</strong>&quot;</p>
</blockquote>
<p><span id="more-421868620"></span><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Videogame2.jpg" style="width: 695px; height: 212px;" /></p>
<p>
	N&eacute; ci si potrebbe appellare facilmente alla necessit&agrave; di proteggere i minori dalla rappresentazione della violenza:</p>
<blockquote>
<p>Certamente i libri che diamo da leggere ai bambini (o che leggiamo loro quando sono pi&ugrave; piccoli) non difettano affatto di violenza. Le <strong>fiabe dei Grimm</strong>, ad esempio, sono per l&#39;appunto tetre [<em>grim</em>, gioco di parole da giudici della Corte Suprema]. [In <strong>Biancaneve</strong>] la strega regina &egrave; fatta danzare in pantofole rosse roventi &quot;finch&eacute; cadde per terra morta, triste esempio di invidia e gelosia&quot;. [...] Alle cattive sorellastre di <strong>Cenerentola </strong>vengono beccati gli occhi dai piccioni. [...] E <strong>Hansel e Gretel</strong> (dei bambini!) uccidono la loro rapitrice cuocendola dentro a un forno [...]. Le liste di lettura per i licei sono pieni di simili portate. L&#39;Ulisse di <strong>Omero </strong>acceca Polifemo il Ciclope cavandogli l&#39;occhio con un bastone incandescente. [...] Nell&#39;<strong>Inferno</strong>, Dante e Virgilio guardano politici corrotti che lottano per rimanere sommersi in un lago di catrame bollente, al fine di evitare di essere infilzati dai diavoli in superficie.</p>
</blockquote>
<p>La Corte ricorda che in passato c&#39;&egrave; stata parecchia resistenza al consumo di intrattenimento violento da parte dei minori, dai cosiddetti &quot;dime novels&quot; nell&#39;800, ai film che, come scriveva il New York Times nel 1909, &quot;sono in grado di volgere i pensieri dei <strong>pi&ugrave; influenzabili</strong> verso i percorsi che conducono alla prigione&quot;. La Corte Suprema ha inizialmente appoggiato forme ampie di censura cinematrografica, a causa della capacit&agrave; di certi film di essere &quot;utilizzati per <strong>scopi malvagi</strong>&quot;. Tuttavia questa posizione fu poi abbandonata. Cos&igrave; come &egrave; avvenuto per i radiodrammi, i <strong>fumetti</strong>, la televisione, i testi delle canzoni.<br />
	&nbsp;</p>
<p>Secondo la California, i videogiochi presenterebbero profili peculiari a causa della loro <strong>interattivit&agrave;</strong>, per cui il giocatore parteciperebbe attivamente all&#39;azione violenta rappresentata sullo schermo e ne determinerebbe l&#39;esito. Tuttavia, per la Corte, anche i libri per bambini &quot;scegli-la-tua-avventura&quot; consentono di costruire lo sviluppo della trama e tutta la <strong>letteratura</strong>, a ben vedere, &egrave; in qualche misura interattiva:</p>
<blockquote>
<p>Migliore &egrave; [la letteratura], maggiore &egrave; l&#39;interazione. Quando raggiunge appieno il suo scopo, la letteratura trascina il lettore nella storia, lo fa identificare con i personaggi, lo invita a giudicarli e a litigare con loro, a sperimentare le loro gioie e le loro sofferenze come se fossero dello stesso lettore.</p>
</blockquote>
<p>Molti dei videogames presi in considerazione sono particolarmente estremi. Sbudellamenti, decapitazioni, vittime fatte a pezzi.</p>
<blockquote>
<p>Il <strong>Giudice Alito</strong> [che condivide l&#39;incostituzionalit&agrave; della legge, ma con motivazioni meno tenere con i videogames violenti] ci elenca tutti questi disgustosi videogiochi ma il <strong>disgusto </strong>non &egrave; un valido fondamento per restringere la libert&agrave; di espressione.</p>
</blockquote>
<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/supreme-court.jpg" style="width: 699px; height: 158px;" /></p>
<p>
	La sentenza &egrave; stata scritta dal giudice <strong>Antonin Scalia</strong>, conservatore nominato da Reagan nell&#39;86 (&egrave; il giudice che siede da pi&ugrave; tempo in Corte Suprema). Alito, invece, ha presentato una &quot;concurring opinion&quot;. E&#39; d&#39;accordo, cio&egrave;, che la legge californiana vada annullata, ma &egrave; pi&ugrave; cauto nell&#39;approccio. Dice Alito:</p>
<blockquote>
<p>Nel considerare l&#39;applicazione di immutati principi costituzionali a <strong>nuove tecnologie</strong> che evolvono rapidamente, questa Corte dovrebbe procedere con cautela. Dovremmo fare ogni possibile sforzio per comprendere la nuova tecnologia. Dovremmo tenere in considerazione la possibilit&agrave; che tecnologie in via di sviluppo possano avere importanti <strong>implicazioni sociali</strong> che saranno evidenti solo col passare del tempo. Non dovremmo saltare alla conclusione che le nuove tecnologie sono fondamentalmente identiche a certe altre cose con cui abbiamo <strong>familiarit&agrave;</strong>. E non dovremmo liquidare frettolosamente il giudizio del legislatore, che potrebbe essere in una posizione migliore della nostra per valutare le implicazioni della nuova tecnologia. La sentenza della Corte non mostra nessuna di queste cautele.</p>
</blockquote>
<p>Alito, per farla breve, vede di buon occhio la <strong>restrizione </strong>pensata dalla legge della California, ma ritiene che sia stata scritta male e che lo standard di violenza vietato dalla legge sia troppo vago e quindi non valido. Poi approfondisce anche alcune tematiche di dettaglio, sostenendo che la legge non vieterebbe la creazione di videogames violenti, n&eacute; la loro commercializzazione e neppure il loro uso da parte di minori (ad esempio, perch&eacute; i genitori li hanno comprati per loro). </p>
<p>	Ma il fulcro del parere di Alito (che &egrave; stato nominato da <strong>George W. Bush</strong> ed &egrave; spesso descritto come un conservatore con una certa venatura libertaria) &egrave; sostanziale: i videogiochi sono cosa diversa dai libri e dai film e il rapido sviluppo tecnologico porter&agrave; in breve tempo alla riproduzione di <strong>mondi alternativi</strong>, perfettamente realistici, in cui il personaggio avr&agrave; le sembianze fisiche del giocatore e il giocatore potr&agrave; ottenere feedback sensoriali &quot;reali&quot; di ci&ograve; che accade virtualmente (come, ad esempio, &quot;sentire in faccia il sangue che esce a fiotti da una testa che &egrave; stata fatta esplodere&quot;).</p>
<blockquote>
<p>C&#39;&egrave; un gioco [scrive Alito] il cui scopo &egrave; <strong>struprare </strong>una madre e sua figlia; in un altro, lo scopo &egrave; stuprare donne <strong>Native Americane</strong>. C&#39;&egrave; un gioco in cui i giocatori devono intraprendere una <strong>pulizia etnica</strong> e possono scegliere se abbattere Afro-Americani, Ispanici o Ebrei. In un altro gioco ancora, i giocatori devono tentare di sparare in testa al <strong>Presidente Kennedy</strong> mentre la sua auto passa davanti alla Texas School Book Depository.</p>
</blockquote>
<p>La letteratura, insomma, non &egrave; interattiva come i videogames. E quindi il legislatore pu&ograve; ben introdurre una nuova limitazione alla libert&agrave; di espressione sostanzialmente basata sulle peculiarit&agrave; e i pericoli di una nuova tecnologia.<br />
	&nbsp;</p>
<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/gioventuribelle.jpg" style="width: 712px; height: 229px;" /></p>
<p>
	Due altri giudici, <strong>Clarence Thomas</strong> (considerato tra i pi&ugrave; conservatori della Corte) e <strong>Stephen Breyer</strong> (considerato membro dell&#39;ala liberal), hanno invece votato contro la decisione di respingere la legge e hanno presentato due diverse <strong>dissenting opinion</strong>. Mentre Thomas, in soldoni, sostiene che la libert&agrave; di espressione non include la libert&agrave; di <strong>rivolgersi ai minori</strong> senza il consenso, o il filtro, dei genitori, Breyer fa un ragionamento pi&ugrave; interessante, che prova a far saltare la distinzione tra <strong>sesso </strong>(che pu&ograve; costituire eccezione al Primo Emendamento) e violenza, distinzione che &egrave; alla base della decisione della maggioranza.</p>
<blockquote>
<p>Dopotutto [scrive Breyer] in letteratura si possono trovare tante (se non pi&ugrave;) descrizioni di amore fisico quante sono le descrizioni di violenza. [...] Per ogni Omero c&#39;&egrave; un <strong>Tiziano</strong>. Per ogni Dante c&#39;&egrave; un <strong>Ovidio</strong>. E di tutti gli adolescenti che hanno letto le versioni originali delle fiabe dei fratelli Grimm, sospetto che ce ne siano alcuni che conoscono la storia di <strong>Lady Godiva.</strong></p>
</blockquote>
<p>Breyer distingue anche la componente &quot;<strong>espressiva</strong>&quot; dei videogiochi (che merita tutela ai sensi del Primo Emendamento) e la componente di &quot;<strong>azione fisica</strong>&quot; (pigia pulsanti, muoviti, colpisci) che invece non &egrave; protetta dalla Free Speech Clause. Giocare a un videogioco non &egrave; quindi come leggere un libro o guardare un film e non si pu&ograve; applicare meccanicamente lo stesso principio a tutti i media.</p>
<p>
	Per Breyer, infine, l&#39;interesse che la California vuole tutelare non &egrave; vago o infondato. E, allegando 15 pagine di <strong>bibliografia</strong>, il giudice dissenziente cita studi che mostrano una correlazione positiva tra videogiochi violenti e comportamenti aggressivi o che sostengono addirittura che &quot;giocare a videogames violenti &egrave; un <strong>fattore di rischio</strong> causale per esiti nocivi nel lungo periodo&quot;. Non sono un esperto in materia, dice in sostanza Breyer, ma molti esperti ritengono ci sia un rischio potenziale e questo &egrave; sufficiente perch&eacute; un&#39;assemblea legittimamente eletta (cio&egrave; l&#39;assemblea legislativa della California, in questo caso) possa decidere una restrizione in materia (anche tenuto conto del fatto che la restrizione &egrave; modesta, visto che basta la presenza di un adulto perch&eacute; il minore possa comprare il suo sparatutto).</p>
<p>
	Da noi si interessava dell&#39;argomento <strong><a href="http://blog.panorama.it/foto/2010/02/10/la-meloni-su-rapelay-fermiamo-il-videogioco-sullo-stupro/">il ministro Meloni</a></strong>, con <a href="http://www.freddynietzsche.com/2010/02/10/rape-mii/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+FreddyNietzsche+%28Freddy+Nietzsche%29&amp;utm_content=Google+Reader">qualche idea confusa</a> sulla materia. La Meloni, anticipando il nocciolo del ragionamento dei Supremi Giudici di <strong>Washington</strong>, ha poi sponsorizzato il videogioco patriottico <strong><a href="http://www.gioventuribelle.it/index-VG_gallery_29.html">Giovent&ugrave; Ribelle</a></strong>.<br />
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il punto omega del rock&#8217;n&#039;roll</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 16:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Tutto comincia, forse, all&#39;incrocio tra East Houston e Essex St., al 217. Tra i posti di New York in cui ti capita di sentire buona musica, in questi ultimi anni, &#232; il pi&#249; piccolo e il pi&#249; dimesso. Pi&#249; buio e un po&#39; pi&#249; sporco della Bowery. Forse pi&#249; prezioso. Forse ti trovi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/bowie.jpg" style="width: 177px; height: 273px;" /><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/bowie.jpg" style="width: 177px; height: 273px;" /><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/bowie.jpg" style="width: 177px; height: 273px;" /><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/bowie.jpg" style="width: 177px; height: 273px;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto comincia, forse, all&#39;incrocio tra <strong>East Houston</strong> e Essex St., al 217. Tra i posti di <strong>New York</strong> in cui ti capita di sentire buona musica, in questi ultimi anni, &egrave; il pi&ugrave; piccolo e il pi&ugrave; dimesso. Pi&ugrave; buio e un po&#39; pi&ugrave; sporco della <strong>Bowery</strong>. Forse pi&ugrave; prezioso. Forse ti trovi a New York per vacanza. Non puoi certo ripartire senza esplorare il groviglio di bar e scantinati scrostati che c&#39;&egrave; l&igrave; intorno. L&#39;odore &egrave; pi&ugrave; o meno uguale dappertutto. Forse non sei in vacanza, ma ti ci hanno mandato per lavoro. Forse fai un lavoro del cazzo, ma in quel momento non &egrave; la questione prevalente. Forse quella geografia notturna, buia, sporca al punto giusto, l&#39;hai trovata disegnata su una qualche guida commerciale, ma non vuoi ammetterlo. Ti sei convinto che New York &egrave;, tra le citt&agrave; che hai visto, l&#39;unica che esiste davvero. Il <strong>vapore </strong>che esce dai tombini, ad esempio. Basta quello a sparigliare i sillogismi prudenti, cauti, noiosi, di chi non capisce di cosa stai parlando. Il vapore che esce dai tombini &egrave; fisicamente inconfutabile. Forse a qualcuno l&#39;hai pure indicato col dito, ineluttabilmente. Forse hai usato questa parola, ineluttabile, per spiegare la differenza che c&#39;&egrave; tra una citt&agrave; qualsiasi, una citta <strong><em>vera</em> </strong>qualsiasi, e una citt&agrave; <strong><em>reale</em></strong>, una citt&agrave; che esiste davvero. Che poi &egrave; solo questa, ne sei convinto. Forse hai detto ineluttabile o forse hai solo indicato il vapore; o il colore di un&#39;ombra qualsiasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse hai ricominciato a <strong>fumare</strong>, il che &egrave; un fallimento per il <em>bon ton</em> contemporaneo e un errore contro la tua placida autopreservazione. Forse la band di supporto ha finito e tu sei risalito su per la scaletta di ferro e ti sei concesso una sigaretta e stai cercando di mettere a fuoco la situazione. Forse hai la schiena poggiata al muro e c&#39;&egrave; stata una pioggerella che lucida le traiettorie dei <strong>taxi </strong>sulla Houston. Forse vicino a te c&#39;&egrave; la stessa <strong>ragazza </strong>che stava vicino al palco, ma in disparte, e ha l&#39;evanescenza incurante di chi <em>potrebbe</em> o, con la stessa esatta precisione statistica, <em>potrebbe non</em> essere l&igrave;. Forse le chiedi qualcosa; o le accenni le tue idee sulla realt&agrave; di New York. Forse le dici persino la verit&agrave;, cio&egrave; che lei &egrave; puramente e semplicemente <strong>trascendente</strong>. Le parli dell&#39;esattezza statistica. Forse lei ti conferma la tua intuizione: potrebbe trovarsi l&igrave; ma potrebbe anche non trovarsi l&igrave; e sarebbe ugualmente naturale e ugualmente necessario o ineluttabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Mercury(1).jpg" style="width: 696px; height: 229px;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>gruppetto </strong>che suona stasera, ne parlano tutti. Tutti quelli che leggi tu, almeno. Ma sai che presto ne parleranno anche altri. Hai la consapevolezza di assecondare il movimento storico della musica in tempo reale. L&#39;evoluzione storica. Lo spirito del tempo. Hai la consapevolezza di essere un <strong>testimone </strong>oculare e anche di pi&ugrave;. Contribuisci, in verit&agrave;, a creare quello stesso movimento di cui vuoi essere testimone. La tua <strong>coscienza </strong>si nutre di quel movimento, e lo amplifica. Ne parli, ne scrivi, ti focalizzi sul momento storico. In verit&agrave;, se ci pensi bene, non ne sei testimone, non lo vivi per davvero. Nessuno sano di mente vive il presente pensandone l&#39;essenza storica, il dinamismo, vedendone il precedente e indovinandone il successore. Nessuno sano di mente vive il presente incastrandolo in una serie matematica ipotetica, un <strong>modello teorico</strong>, che ne estrae il senso relativo. In realt&agrave;, se ci pensi bene, sei uno dei tanti agenti che moltiplicano la coscienza di quel movimento. Non ti dimeni solo per il senso del dimenarsi. Non gusti il pezzo solo per il senso del pezzo. Senti e gusti altre cose. Il <strong>contesto</strong>, ad esempio. Senti il senso del contesto. Quello scantinato scrostato, quella gente. Mentre lanci un&#39;esclamazione al chitarrista, senti anche questo: lo scantinato scrostato, la gente. Sai che questo aggiunge senso al suo assolo. Poi ti concentri sulla serie matematica. Sai che questo disco &egrave; uno snodo. Sar&agrave; uno snodo. E&#39; un&#39;ipotesi teorica. Vedi i dischi che lo precedono. Vedi quel disco del 1983. Raddrizzi il modello ripulendoti le labbra dalla schiuma leggera della <strong>birra</strong>. Senti anche questo, nel contesto, la birra. La marca della birra. L&#39;accento di chi ha ti ha passato la bottiglietta. La sua t-shirt bianca. L&#39;<strong>immaginario </strong>contemporaneo &egrave; saturo, lo sai. L&#39;immaginario &egrave; pi&ugrave; potente dell&#39;esperienza elementare. Anzi, non c&#39;&egrave; pi&ugrave; nessuna <strong>esperienza </strong>elementare. Il vapore dal tombino, quello, esiste solo in quanto riproduzione di quello che sai gi&agrave; da bambino. La realt&agrave; &egrave; fantasmatica. Non riesci ad avere nessuna esperienza. Te ne sei accorto questa sera. Sapevi che sarebbe successo, sapevi della complessit&agrave; che si accumulava. Ma non pensavi che avresti raggiunto il limite. Adesso senti il vincolo di quella topografia finita. Esaurita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-421865010"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse lo dici alla ragazza trascendente, forse no. Forse le dici che <strong>Pitchfork </strong>nell&#39;ultimo mese ha recensito centocinque nuovi dischi. Forse lei &egrave; stupita, forse no. Le dici che centocinque nuovi dischi in un mese fanno milleduecentosessanta dischi in un anno. Le dici che in dieci anni sono dodicimiladuecentosessantadischi. Le dici che non &egrave; irrealistico pensare che Pitchfork in&nbsp; dieci anni recensisca centoventiseimila brani. Forse non glielo ancora hai detto, in realt&agrave;. Forse non le hai neppure detto che lei &egrave; trascendente. Stai ancora con le spalle al muro e vedi l&#39;umido dell&#39;asfalto che concorre al colore del movimento dei taxi. Cerchi di estrapolare un&#39;opinione personale su questa <strong><em>impasse</em></strong>. Conti che in altri dieci anni i dischi sarebbero molti di pi&ugrave;. Trentamila, forse. Trecentomila brani, pi&ugrave; o meno. La storia cresce di complessit&agrave;. Ogni volta che tu trai senso da un piccolo particolare del contesto &#8211; l&#39;odore piccolo e acre della schiuma leggera della birra sul tuo labbro superiore &#8211; la complessit&agrave; aumenta. La tua coscienza si complica. La <strong>coscienza dell&#39;universo</strong> cresce. Sapevi che sarebbe successo. La geografia della complessit&agrave; &egrave; finita. Forse non hai ancora tratto le tue conclusioni fino in fondo. Forse vorresti parlarle di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pierre_Teilhard_de_Chardin">Pierre Teilhard de Chardin</a>, gesuita francese, e della sua teoria sul <strong>punto omega</strong>. Il massimo livello di complessit&agrave; e coscienza verso cui l&#39;universo evolve. Forse lei si &egrave; allontanata. Forse non &egrave; mai stata l&igrave;. La cosa non ti turba. Sei consapevole che la densit&agrave; dell&#39;universo &egrave; irresistibile. Forse d&#39;ora in poi tutto accadr&agrave; e non accadr&agrave;. Tutte le possibilit&agrave; sono contemporaneamente attuali. Forse, a pensarci bene, non &egrave; ancora successo nulla di tutto ci&ograve;, e lei &egrave; l&igrave; e legge qualcosa su di un quadernetto scuro tirato fuori da una borsetta di stoffa verde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure sai che non &egrave; semplice tornare gi&ugrave; per la scaletta di ferro e concentrarti sul live di questo nuovo gruppetto. Sai che la serie teorica si dipanerebbe immediatamente con tutte le sue complicazioni e ipotesi evolutive. Concentrandoti a sufficienza potresti vedere, all&#39;inverso, sino a <em>Old to Begin</em> dei <strong>Pavement</strong>, da <em>Brighten the Corners, </em>1997. Lo sapresti. Lo saprebbero loro, che suonano. Le note stesse, che poi sono frequenze misurabili, sarebbero fisicamente impregnate dei loro antecedenti. Facendo uno sforzo potresti ricalcolare all&#39;inverso sino a <em>She&#39;s so Fine</em> dei <strong>Flash Cadillac &amp; the Continental Kids</strong>, 1972 e forse all&#39;omonimo pezzo dei <strong>Cleftones</strong>, 1958 e forse a <em>Would I Be Crying</em> dei <strong>Flamingos</strong>, 1955 e forse a <strong>Ethel Waters</strong>. Concentrando la tua attenzione, potresti calcolarne i successori probabili o necessari, profetizzare il movimento della storia. Dovresti ripulire la mente da smagliature, duplicazioni, riccioli di suono accidentale, riverberi involontari. Ogni volta &egrave; pi&ugrave; difficile. Ci sono pi&ugrave; strati, ingorghi. La prossima volta sar&agrave; impossibile. Nessun futuro.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dovresti rivedere al contrario la fisica di Teilhard de Chardin. <strong>Riavvolgerla </strong>su nastro. Forse lo spiegherai a lei scribacchiando delle cose su un tovaglionino macchiato di caff&egrave;, su un tavolino di un bar vicino all&#39;Hudson. O forse sei gi&agrave; tornato in <strong>Italia </strong>e lei &egrave; venuta con te. O forse, pi&ugrave; probabilmente, sei ancora l&agrave; fuori, con le spalle poggiate al muro, finendo la sigaretta. Riavvolgere tutta la complessit&agrave; sino a un punto dalla <strong>densit&agrave; minima</strong>. Ritirarti. Semplificare. L&#39;idea, solo il suono mentale di quest&#39;idea, ti d&agrave; tutto il senso della libert&agrave;. Della salvezza. Capisci subito che &egrave; inevitabile e salvifico. Ritirarti dalla stratificazione, dal movimento, semplificare. Far precipitare tutto verso una densit&agrave; minima, una complessit&agrave; minima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/records-broken-pieces-floor.jpg" style="width: 703px; height: 252px;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ti libererai per prima cosa dei dischi <strong>pretenziosi</strong>. Hai capito da un pezzo che la complessit&agrave; &egrave; gi&agrave; nelle cose involontariamente. E cresce, cresce famelica. Creare appositamente complessit&agrave; &egrave; una finzione. Ti libererai per prima cosa dei dischi inutilmente complicati, fumosi, teorici. Non sar&agrave; una grande fatica. Non li ascoltavi da tempo. Forse non li hai mai ascoltati davvero, ma non potevi non averli. Ti libererai dei suoni inutilmente ricercati. Farai giustizia di tanti fenomeni sopravvalutati. Poi passerai alle eliminazioni pi&ugrave; delicate. Intere discografie cadute in disgrazia. I <strong>Pink Floyd</strong>, ti stupisci di averli l&igrave;, impolverati. Il progressive. <em><strong>Fragile</strong></em>. Il <strong>jazz </strong>non l&#39;hai mai capito: forse un po&#39; ti dispiaceva anche non apprezzarlo, perch&egrave; aveva quell&#39;allure che lo faceva sembrare degno della tua attenzione. Cadono scaffali e interi gigabyte: decine di gruppi derivativi, decine di gruppi che hai ascoltato per provare com&#39;erano &#8211; ed erano piacevoli, a volte il ricordo &egrave; anche vivido. Cadranno prima o poi anche i tuoi gruppi preferiti, lo sai, &egrave; inutile negarlo, la densit&agrave; minima aspira all&#39;essenziale e tra l&#39;inessenziale ci sono momenti importanti, piaceri sottili e acuti della tua storia privata. Ci saranno dei dolori che meriteranno interi giorni di convalescenza: quando finiranno nel cestino <em><strong>Confusion is Sex</strong>, <strong>Different Class</strong>, <strong>Kill the Moonlight</strong>, <strong>Is This It</strong>, <strong>Turn on the Bright Lights</strong>, <strong>Kid A</strong>, <strong>The Queen is Dead</strong>, <strong>Doolittle</strong>, <strong>London Calling</strong>, <strong>Marquee Moon</strong>, <strong>Let it Bleed</strong></em>. Ci vorranno settimane per pianificare e poi digerire l&#39;eliminazione di <em><strong>Daydream Nation</strong>, <strong>Psychocandy</strong>, <strong>OK Computer</strong>, <strong>Unknown Pleasures</strong></em>. Per&ograve; succeder&agrave;, lo sai. L&#39;inversione, la marcia di ritorno dal soffocante punto omega &#8211; la topografia chiusa e asfissiante della complessit&agrave;. Eri paralizzato, ricordi? La coscienza aveva raggiunto il suo punto ultimo. Tu, gli altri. Intorno a te era tutto gi&agrave; accaduto, tutto gi&agrave; successo. Il calcolo combinatorio si era arreso alle sue finite possibilit&agrave;. Nulla poteva pi&ugrave; succedere. Non pi&ugrave; una nota, neppure un pensiero. Eri a un passo dal buco nero. Hai dovuto farlo. Eri immobilizzato dall&#39;impasse dell&#39;universo intero. Eri fermo, con le spalle appoggiate al muro, guardando i taxi sulla Houston. Forse sei ancora l&igrave;, in realt&agrave;, ma sai gi&agrave; tutto. Sai gi&agrave; cosa succeder&agrave;. Sai gi&agrave; qual &egrave; la via d&#39;uscita, la fuga, la liberazione. Tutto si semplifica e la densit&agrave; evapora. Prima la mappa si scontorna, poi interi blocchi si sciolgono. Ci vogliono giorni, ci vogliono mesi. Forse ci vogliono decenni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse lo farete assieme, tu e la ragazza trascendente. Lei capir&agrave;. La tua insopportabile <strong>immanenza </strong>si schiarir&agrave;, giorno dopo giorno; mese dopo mese; anno dopo anno. L&#39;universo &egrave; pi&ugrave; semplice. Forse sarai solo, invece. Forse lei non &egrave; mai risalita su per la scala di ferro. Non &egrave; mai uscita fuori per fumare. Forse &egrave; rimasta vicino al palco, in disparte, appoggiata alla parete, in attesa del cambio del set. O forse non c&#39;&egrave; mai stata, ti eri sbagliato: il tuo sguardo intento al momento presente, la tua mente concentrata sulla schiuma leggera della birra poggiata sul labbro superiore. Forse sarai solo. Ma sai gi&agrave; come finir&agrave;. Lo sai gi&agrave; l&igrave;, mentre finisci la sigaretta e fissi l&#39;umido sull&#39;asfalto della Houston. Sai gi&agrave; che dovrai <strong>dimenticare </strong>tutte quelle note. Non solo le copertine, il cartoncino, il vinile. Non solo il crepitio elettronico di decine di migliaia di files. L&#39;<strong>oblio</strong>, anche. L&#39;oblio &egrave; necessario alla rarefazione. Dimenticare le melodie e i contesti. Le birre, le marche delle birre, le suggestioni, le derivazioni. Le sigarette di chi stava appoggiato al poster degli <strong>Strokes</strong>. Le nuvole. I messaggi radio. Le telefonate dei tassisti. Le soste in macchina. I guasti. Tutte le note e il contesto e i modelli teorici che hanno definito il presente. Dovrai dimenticare il senso per riemergere dalla densit&agrave; e ritrovare l&#39;aria e respirare a pieni polmoni. Sar&agrave; dolorosissimo. Ricordi?, eri paralizzato. Forse lo sei in questo momento, mentre finisci la sigaretta, ma conosci gi&agrave; la via di fuga. Un giorno deciderai di arrivare a una sola voce, non tollererai di pi&ugrave;. Non serve pi&ugrave; di una voce, dirai. Stai andando verso il <strong>punto alfa</strong>, se vuoi chiamarlo cos&igrave;. Distruggerai <strong>Slanted &amp; Enchanted</strong>. Verr&agrave; quel giorno e lo aspettavi da decenni. Non buttavi via nulla da un po&#39;, avevi bisogno di prendere tempo, raccogliere le forze. Un giorno distruggerai quel che resta di ogni altra voce e rimarrai con <strong>Bowie </strong>e saprai che &egrave; tutto quello che ti serve. Un giorno capirai di non poter sostenere tutta quella variet&agrave; e complessit&agrave;. Avrai bisogno di meno. Butterai via anche <strong>Low</strong>. Butterai via anche <strong>Hunky Dory</strong> e anche <strong>Heroes </strong>e anche <strong>The Man who sold the World</strong>. Forse sai gi&agrave; l&#39;ordine esatto con cui questo accadr&agrave;. Forse la densit&agrave; minima, il punto verso cui tutto converge, il punto verso cui stai viaggiando, &egrave; un solo disco. Un solo disco e nulla pi&ugrave;. Forse rimarrai soltanto con <strong>Ziggy Stardust</strong>. La sua vita e il suo declino. Ascoltarlo dall&#39;inizio alla fine, ogni giorno. L&#39;unico suono possibile nel nuovo universo. Pensa allo stupore. Pensa al tuo stupore e al suo stupore. Ti sei gi&agrave; dimenticato tutti gli altri possibili accordi. E&#39; come rinascere. Forse il punto di densit&agrave; minima &egrave; <strong>una sola canzone</strong>. Un disco intero presto sar&agrave; troppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un giorno rimarrai solo con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=louXPUW7tHU"><strong>Five Years</strong></a>. Saranno le uniche note dell&#39;universo e il resto sar&agrave; una specie di infinita potenzialit&agrave; senza ricordi. Forse lo dici gi&agrave; adesso alla ragazza trascendente, quale sar&agrave; il traguardo di quella fuga all&#39;indietro. Una redenzione. Forse la ragazza non era l&igrave; al concerto. Forse l&#39;avevi vista a un tavolo dentro a quella <strong>gelateria</strong>, e lei ti aveva visto passare, cos&igrave; straniero, e ti aveva guardato negli occhi. Non l&#39;avresti mai pensato, ma lei lo sapeva gi&agrave;. Sapeva che sarebbe stata con te, qui, dentro la fine del mondo.</p>
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		<title>Voto Antonio</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 13:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il popolo italiano ci capisce qualcosa? Perch&#233; si ostina a dare fiducia a questo Governo dopo tutto quello che si &#232; venuto a sapere? Dopo le escort, Mills, il lettone di Putin, le mille forzature costituzionali, le leggi ad personam? Perch&#233; sostiene candidati che urlano slogan razzisti? Perch&#233; vota chi promette cose come la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" height="309" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/size1.jpg" width="563" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>popolo italiano</strong> ci capisce qualcosa? Perch&eacute; si ostina a dare fiducia a questo Governo dopo tutto quello che si &egrave; venuto a sapere? Dopo le <strong>escort</strong>, <strong>Mills</strong>, il lettone di <strong>Putin</strong>, le mille forzature costituzionali, le leggi <strong>ad personam</strong>? Perch&eacute; sostiene candidati che urlano slogan razzisti? Perch&eacute; vota chi promette cose come la sconfitta del <strong>cancro</strong>? O chi nomina o fa eleggere amici o dipendenti senza competenze o ex <strong>show-girls</strong>? Forse il popolo italiano &egrave; incivile? Forse condivide i vizi dei suoi rappresentanti? Lo fa per opportunismo? Guarda troppa <strong>televisione</strong>? E&#39; razzista? Non legge i giornali e non s&#39;informa? Non gliene frega nulla? E&#39; obnubilato dal carisma di <strong>Berlusconi</strong>? E se &egrave; cos&igrave;, forse la democrazia non funziona?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A sinistra, si comincia a pensarla cos&igrave;. Le ripetute, lugubri, &quot;analisi delle sconfitte&quot; hanno perduto, negli anni, smalto e immaginazione. Il tarlo ha cominciato a rosicchiare i pensieri degli insospettabili: il popolo non ci capisce un cazzo. L&#39;equazione &egrave; svelta, ma imbarazzante: la <strong>democrazia </strong>forse non &egrave; questo granch&eacute;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella galassia dell&#39;antiberlusconismo pensante, si &egrave; venuta a creare una frattura cruciale, altro che correnti. Di qua ci sono i <strong>Pessimisti Democratici</strong>, con fortune in ascesa, che vedono l&#39;apocalisse e sanno che il problema &egrave; alla radice: i cittadini non sanno scegliere bene i loro rappresentanti. Non c&#39;&egrave; mica nulla di male a dirlo: perch&eacute; mai tutti dovrebbero interessarsi di economia e politica e giustizia e poi avere gli strumenti adeguati per distinguere un cretino da un genio? La democrazia non &egrave; un dogma in bianco: bisogna vedere come la si attua. In s&eacute; e per s&eacute; pu&ograve; pure essere un guaio, soprattutto se il popolo s&#39;infradicisce. Infatti, oltre a non saper scegliere per ignoranza o distrazione, spesso la gente non sa scegliere perch&egrave; ha perso di vista il <strong>Bene Comune</strong>. C&#39;&egrave; stato un <strong>decadimento </strong>formidabile: etica, politica, societ&agrave; civile, cultura delle regole. E la nuova <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=QSZKE">societ&agrave; incivile</a> ha espresso i suoi bravi rappresentanti, incivili anch&#39;essi.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-421864983"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di l&agrave; ci sono invece gli <strong>Ottimisti Democratici</strong>. Pensano che invece ci sia un deficit di democrazia. Pensano che il problema sia nelle <strong>proposte </strong>fatte alla gente: idee nuove e buone, spiegate bene, ribalterebbero la faccenda; candidati <strong>giovani </strong>e grintosi ripulirebbero l&#39;ambiente. Gli Ottimisti bollano gli altri come snob, dicono di saper vedere i difetti della propria parte, hanno fiducia nella risposta e nella mobilitazione del popolo. Agli Ottimisti piacciono anche le <strong>primarie</strong>, perch&egrave; un candidato scelto dalla gente &egrave; meglio di un candidato scelto da chi pensa di saperla pi&ugrave; lunga. Il popolo sa cosa &egrave; bene e cosa no. Basta guardare <strong>Vendola</strong> o Renzi o la Serracchiani o Civati. Giovani, grintosi, democraticissimi: scelti dal popolo e premiati alle urne. La democrazia funziona eccome. Scriveva <strong>Thomas Jefferson</strong>, nel 1813, in una lettera a John Adams:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>[E]siste un&#39;aristocrazia naturale tra gli uomini. Le sue fondamenta sono la virt&ugrave; e i talenti [...]. Non possiamo persino dire che sia la miglior forma di governo quella che provvede pi&ugrave; efficacemente alla pura selezione di codesti naturali <em>aristoi</em> nelle cariche di governo?</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da secoli ci si arrovella sul tema della selezione dei politici. Ad <strong>Atene</strong>, si usava il sorteggio (e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Burnheim">qualche</a> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brian_Martin_%28professor%29">studioso </a>lo ripropone, seriamente, per le democrazie di oggi). Ma pi&ugrave; di recente, dalle nostre parti, si preferiscono le <strong>elezioni</strong>. La gente sceglie; chi ha pi&ugrave; voti vince. Questa &egrave; la regola base, ma i <strong>sistemi elettorali</strong> variano parecchio e le regole per la scelta (e le conseguenze delle scelte) possono essere le pi&ugrave; fantasiose. Le regole per l&#39;elezione di deputati e senatori italiani, ad esempio, sono considerate poco democratiche: il popolo non pu&ograve; scegliere se votare Pino o Gino, perch&egrave; le liste sono &quot;<strong>bloccate</strong>&quot; e una volta scelto il partito il potere del popolo &egrave; finito l&igrave;. E&#39; il partito che compila le liste e l&#39;ordine dei candidati nelle liste. E&#39; il partito, quindi, che decide se sar&agrave; Pino o Gino a diventare Senatore della Repubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli Ottimisti sanno bene che un <strong>Parlamento </strong>eletto cos&igrave; &egrave; un Parlamento peggiore. Un Parlamento con meno esperienza, meno competenza, pi&ugrave; vecchio, pi&ugrave; maschilista. Inoltre, un Parlamento eletto a liste bloccate &egrave; un Parlamento che risponde poco agli elettori e pi&ugrave; ai leader (o <em>al</em> Leader) del partito che ha scelto i nomi nelle liste. Quest&#39;ultima affermazione &egrave; difficile da controbattere: se &egrave; stato il Segretario o il Potente Dirigente a farmi mettere in lista in quella posizione, be&#39;, ho pochissimi <strong>incentivi </strong>a contrariare lui e a ottenere il gradimento degli elettori del collegio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tolti gli incentivi (che sono per&ograve; un tema cruciale), &egrave; vero che il popolo sa scegliere meglio delle segreterie di partito? E&#39; vero che un Parlamento scelto dagli elettori membro per membro &egrave; migliore di quello <strong>cooptato</strong> da altri politici?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La risposta &egrave; difficile, ma qualche giorno fa un ricercatore dell&#39;Universit&agrave; Cattolica di Milano <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001695.html">ha pubblicato su La Voce</a> i risultati di un&#39;analisi parecchio interessante. Nel sistema elettorale regionale, in Italia, convivono due schemi diversi: il <strong>voto di preferenza</strong>, con cui l&#39;elettore sceglie un candidato della lista (Gino o Pino) e il cosiddetto <strong>listino del presidente</strong>, cio&egrave; una lista bloccata gi&agrave; impacchettata i cui eletti sono &quot;cooptati&quot; e non selezionati dal popolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#39;analisi in questione ha dei limiti: non tiene conto, ad esempio, dei candidati &quot;scartati&quot; dagli elettori (cio&egrave;, non compara gli eletti con i non eletti). Per&ograve; mette a confronto chi &egrave; stato scelto dal popolo e chi &egrave; stato cooptato dalle &quot;segreterie di partito&quot;, per cos&igrave; dire. Ebbene, tra gli eletti dal popolo in <strong>Lombardia </strong>ci sono mediamente meno <strong>donne</strong>, meno <strong>laureati</strong>, pi&ugrave; politici con <strong>esperienza</strong> nella carica e l&#39;<strong>et&agrave; anagrafica </strong>&egrave; pi&ugrave; o meno uguale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/DatiBalduzzi.bmp" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p>Brutte notizie per gli Ottimisti della democrazia? I fattori che andrebbero dissezionati sono troppi per poter trarre delle conclusioni. Nel frattempo, per&ograve;, nel Partito Democratico si <a href="http://www.ilpost.it/2010/05/11/ritorno-al-passato/">cerca</a> di azzoppare le primarie.</p>
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		<title>The Fabulous Fab</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 11:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Questo tizio quass&#249; si chiama Fabrice Tourre. Ha 31 anni, &#232; francese e lavora per uno dei pi&#249; grossi colossi finanziari del mondo, Goldman Sachs. Fino a qualche giorno fa, Fabrice Tourre era un perfetto sconosciuto. Oggi tutti lo conoscono con il nomignolo che si &#232; dato da solo, in una email spedita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" height="409" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Fabrice Tourre.jpg" width="570" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo tizio quass&ugrave; si chiama <strong>Fabrice Tourre</strong>. Ha 31 anni, &egrave; francese e lavora per uno dei pi&ugrave; grossi colossi finanziari del mondo, <strong>Goldman Sachs</strong>. Fino a qualche giorno fa, Fabrice Tourre era un perfetto sconosciuto. Oggi tutti lo conoscono con il nomignolo che si &egrave; dato da solo, in una email spedita alla sua ragazza il 23 gennaio 2007 alle 11.34 PM. <a href="http://www.google.it/search?q=%22the+fabulous+fab%22&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a">The Fabulous Fab</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fabrice Tourre &egrave; nato in Francia nel 1979. Ha studiato matematica alla <strong>Ecole Centrale Paris</strong>, poi ha fatto un master a <strong>Stanford</strong>. Nel 2001 comincia a lavorare da Goldman Sachs. Nel 2007 ha 28 anni e guadagna, secondo il Wall Street Journal, <strong>2 milioni di dollari</strong>. Fabrice Tourre si occupa di <strong>derivati</strong>, cio&egrave; di prodotti finanziari complessi (spesso, come in questa storia, parecchio complessi) che si chiamano cos&igrave; perch&egrave; il loro valore <em>deriva</em> dal valore di altri prodotti o da determinati eventi futuri incerti. In quell&#39;anno l&igrave;, l&#39;anno dei 2 milioni di dollari, Fabrice Tourre lavora ad <strong>Abacus</strong>, un prodotto assai complicato (una <em>synthetic</em> <em>collateralized debt obligation</em>) che Goldman Sachs vende a certi investitori professionali e che dopo un annetto va a gambe all&#39;aria. Chi aveva investito in Abacus perde 1 miliardo di dollari. Chi aveva scommesso contro Abacus (cio&egrave; il fondo di <strong>John Paulson</strong>) guadagna 1 miliardo di dollari. Funziona cos&igrave;. Alta finanza speculativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un bel giorno d&#39;aprile del 2010, la <strong>SEC</strong>, che &egrave; l&#39;autorit&agrave; che vigila sul mercato finanziario USA, avvia una causa miliardaria per frode contro Goldman Sachs e Fabrice Tourre. La citazione in giudizio dice proprio cos&igrave;: Goldman Sachs &amp; Co. e Fabrice Tourre. Il nostro Fab. Che nel frattempo ha compiuto 31 anni, &egrave; andato a lavorare alla sede di <strong>Londra </strong>ed &egrave; diventato Executive Director. Una bella carriera. Pare sia in vacanza, adesso. Ma pochi giorni fa ha dovuto dare spiegazioni a una <strong>Commissione del Senato</strong> americano che sta indagando sugli eccessi di Wall Street e la crisi finanziaria. La foto quass&ugrave; &egrave; stata scattata quel giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-421864910"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciamo una piccola digressione. Ci sono questi derivati che si chiamano <em>credit default swap</em> ovvero, in un mondo innamorato degli acronimi, <strong>CDS</strong>. I CDS funzionano come una <strong>specie di assicurazione</strong>, soltanto che ti puoi anche assicurare da rischi che non corri. Se Gino assicura la sua nuova casa contro l&#39;incendio, sembra una cosa ragionevole a tutti. Gino paga un premio ogni anno all&#39;assicurazione e l&#39;assicurazione paga Gino solo se la casa va a fuoco. Ora ipotizziamo che Gino voglia assicurarsi per l&#39;eventualit&agrave; che prenda fuoco <strong>la casa di Piero</strong>. Capite che &egrave; una roba strana. E infatti non si pu&ograve; fare. La saggezza secolare instillata nel diritto delle assicurazioni ci dice che &egrave; innaturale (e anche un po&#39; immorale, se volete) assicurarsi contro un rischio che non corri. Il fatto che l&#39;assicurazione ti dia dei soldi nel caso di incendio &egrave; giustificato dal fatto che quell&#39;incendio ti sta distruggendo casa. Se l&#39;incendio distrugge la casa di un altro e tu ci guadagni dei quattrini, qualcosa non torna. I CDS &quot;nudi&quot;, come li chiamano, funzionano invece pi&ugrave; o meno cos&igrave;: tu paghi un premio a un tizio (che si chiama <em>protection seller</em>) e il tizio ti paga nel caso in cui un certo titolo finisce a <strong>gambe all&#39;aria</strong>. Tipo un buono del tesoro greco, per fare un esempio attuale. Gianni compra 1.000 euro in buoni del tesoro greci, che dovrebbero essere rimborsati tra 5 anni. Gianni per&ograve;, vuole proteggersi dal rischio che la Grecia finisca a gambe all&#39;aria e non gli ridia indietro i 1.000 euro pi&ugrave; interessi. Cos&igrave; compra un CDS per i suoi 1.000 euri investiti e lo paga, diciamo, 30 euro ogni 3 mesi. Se la Grecia finisce a gambe all&#39;aria, il CDS paga a Gianni i 1.000 euro che non ricever&agrave; dal governo greco. Altrimenti, Gianni ha speso dei soldi in pi&ugrave; ma ha dormito meglio. Gianni, per&ograve;, potrebbe non avere investito un bel nulla in bond greci, ma ha il presentimento che la Grecia finisca a gambe all&#39;aria. Cos&igrave; compra CDS sui bond greci. Se i bond greci finiscono a gambe all&#39;aria, lui ci guadagna, anche se non ha comprato alcun titolo greco. Non si sta assicurando; sta <strong>scommettendo</strong>. Il concetto chiave, qui, &egrave; &quot;gambe all&#39;aria&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abacus, il prodotto su cui lavorava Fabrice Tourre, era una roba ancora pi&ugrave; sofisticata. Un grado ulteriore di <strong>astrattezza</strong>. Una specie di portafoglio di diversi CDS impacchettati assieme secondo criteri complicati. I CDS impacchettati in Abacus si riferivano a una serie di famigerati <strong>mutui subprime</strong>, cio&egrave; mutui rischiosi perch&eacute; concessi a gente poco affidabile finanziariamente. John Paulson (che &egrave; il tizio che ci guadagna nella storia) scommetteva contro. Chi investiva in Abacus scommetteva a favore. <strong>Ha vinto Paulson</strong>. Tutto perfettamente legale e pulito. Secondo la SEC, per&ograve;, &egrave; stato Paulson a dire a Goldman e a Fabrice Tourre quali titoli impacchettare in Abacus, e Goldman e Tourre non hanno detto ai compratori che Paulson aveva contribuito a preparare il pacchetto e intendeva scommettere fior di quattrini pensando che il pacchetto esplodesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In verit&agrave;, tutto questa roba sui derivati ci interessa poco (e serviva solo a passarsi lo sfizio di dire cose approssimative di <strong>finanza su Inkiostro</strong>). Ci interessano <strong>le email di Fabrice Tourre</strong>. Squadernate davanti all&#39;universo mondo. Violate, stampate, scannerizzate, pubblicate. Lette, citate, evidenziate. The Fabulous Fab. Ci interessa il mondo interiore di Fabrice e ci limitiamo a registrarne i piccoli pezzetti finiti su <a href="http://media.washingtonpost.com/wp-srv/politics/documents/goldman_tourre_emails.pdf">pdf disordinati</a> in giro per il web e per i giornali. Cos&igrave; dice lui, a 28 anni, alla tipa che gli chiede della sua giornata in ufficio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Tesoro, dovresti dare un&#39;occhiata a quest&#39;articolo&#8230;Molto illuminante&#8230; Sempre pi&ugrave; <strong>leva finanziaria</strong> nel sistema, l&#39;intero edificio rischia d&#39;affondare in qualsiasi momento&#8230; L&#39;unico che pu&ograve; sopravvivere, The Fabulous Fab (come mi chiama Mitch, anche se non c&#39;&egrave; niente di favoloso in me, solo altruismo e un profondo amore per una certa ragazza francese fantastica e supersveglia che vive a Londra) in piedi in mezzo a tutte queste operazioni complesse, esotiche, ad alta leva che lui ha creato senza necessariamente comprendere tutte le implicazioni di queste <strong>mostruosit&agrave;</strong>! Comunque, non ho troppi sensi di colpa, il vero scopo del mio lavoro &egrave; rendere i mercati finanziari pi&ugrave; efficienti e, in ultima istanza, fornire al consumatore americano nuovi e pi&ugrave; efficienti modi per finanziarsi e indebitarsi, quindi c&#39;&egrave; un&#39;umile e nobile ragione nel mio lavoro ; ) Incredibile quanto sono bravo a convincermi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Amore, adesso provo a lasciare tutte queste questioni etiche e sui derivati e mi tuffo immediatamente nella freakonomics&#8230; Mi sento <strong>benedetto</strong> a stare con te, a poter imparare e condividere cose speciali con te, mi piace un sacco quando mi dai consigli sui libri che dovrei leggere, mi sento come se condividessimo un sacco di cose in comune, un sacco di valori, di argomenti che ci interessano e ci affascinano&#8230; Ti amo e basta !!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tuo petit Fab</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scrive la SEC:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Tourre era il <strong>principale responsabile</strong> di ABACUS 2007-AC1. Tourre ha progettato l&#39;operazione, ha preparato il materiale promozionale e comunicava direttamente con gli investitori. <strong>Tourre era a conoscenza</strong> della posizione <em>a breve</em>&nbsp; assunta da Paulson e non dichiarata ed era anche a conoscenza del suo ruolo nella selezione dei titoli sottostanti. Tourre <strong>ha anche sviato ACA</strong> portandola a credere che Paulson avesse investito circa 200 milioni di dollari nel capitale di ABACUS 2007-AC1 (una posizione di lungo periodo) e, conseguentemente, che gli interessi di Paulson nella selezione dei titoli sottostanti fossero allineati con quelli di ACA quando in realt&agrave; gli interessi di Paulson erano <strong>fortemente in conflitto</strong>.</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>In giro all&#39;inizio del 2007 si dice gi&agrave; che il business dei subprime &egrave; finito. Fabrice lo sa e pensa di cambiare settore, di raggiungere Marine a Londra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Interessante, ti racconter&ograve; di persona i dettagli di quel che ci siamo detti, ma il sunto della situazione del business dei subprime USA &egrave; che <strong>non &egrave; in condizioni proprio brillanti</strong>. Secondo Sparks [<em>ex capo del Dipartimento Mutui di GS, ndR</em>], quel business &egrave; completamente <strong>morto </strong>e i poveri piccoli mutuatari subprime non dureranno a lungo!!! Tutto questo mi d&agrave; qualche idea per il mio futuro a medio termine, in quanto non intendo aspettare l&#39;<strong>esplosione </strong>completa del settore e l&#39;inizio del trading di titoli <em>distressed</em>, penso che ci potrebbero essere cose pi&ugrave; interessanti da fare in Europa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho parlato oggi pomeriggio con Nartey, che naturalmente ha confermato che sarebbe felice se fossi a Londra [...]. Devo venire a Londra ad aprile almeno per una settimana e capire meglio questa opportunit&agrave;, ma mi sto convincendo sempre di pi&ugrave;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stramiliardi di baci, petite puce, non voglio darti false speranze ma ho un buon presentimento!</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Marine &egrave; felice:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Oh amore! Anche solo sottintendere che hai un buon presentimento sul venire qua,</p>
<p>SONO LA DONNA PIU&#39; FELICE DELLA TERRA!!!!!!!</p>
<p>[...] JE T&#39;ADORE FAB</p>
<p>Non vedo l&#39;ora di sussurrarti parole dolci nelle orecchie&#8230;.</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Fabrice viaggia. Scrive Marine:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Sei arrivato in <strong>Belgio </strong>amore? Spero che hai dormito tanto e non vedo l&#39;ora di avere tanti tanti tanti momenti teneri dal vivo stanotte per alleviare il jet lag ; )</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Fabrice &egrave; arrivato ed &egrave; in vena di scherzare:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Appena arrivato al paese dei tuoi clienti preferiti !!! Sono riuscito a vendere un po&#39; di titoli ABACUS a <strong>orfani e vedove </strong>incontrati all&#39;aeroporto, sembra che &#39;sti Belgi adorano gli abs cdo2 sintetici!! Sono in grandissima forma, pronto a tenerti tra le braccia stanotte&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Fabrice parla anche del suo lavoro con l&#39;amica Fatiha:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Salve Miss, non so cos&#39;hai fatto al mercato dei derivati, ma devi avere qualche tipo di potere, perch&egrave; oggi &egrave; stata una giornata relativamente calma&#8230; e ciononostante sono bloccato in ufficio alle <strong>10 di sera</strong>, ma sono sei anni che funziono su questi @!$@@ di orari, quindi chi se ne importa. In aggiunta, devo fare il &quot;tutor&quot; ad altra gente, visto e considerato che ora sono considerato un &quot;<strong>dinosauro</strong>&quot; in questo settore (nella mia azienda la longevit&agrave; media di un dipendente &egrave; di circa 2-3 anni!!!). La gente mi chiede consigli sulla carriera. Mi sembra di perdere la testa e ho solo 28 anni!! Ok, ho deciso di lavorare altri due anni e poi andare in pensione!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[...]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Yessss, il lavoro &egrave; sempre faticoso. E&#39; bizzarro: ho la sensazione di venire a lavoro ogni giorno e rivivere la stessa agonia &#8211; un po&#39; come un <strong>brutto sogno</strong> che si ripete&#8230; Insomma, sto facendo trading su un prodotto che un mese fa valeva 100 dollari e oggi ne vale 93 e perde in media 25 centesimi al giorno&#8230; Non sembra tanto, ma se consideri che compriamo e vendiamo queste cose per valori nominali di miliardi, be&#39;, si arriva a un sacco di soldi. Quando penso di aver <strong>dato qualche input</strong> per la creazione di questo prodotto (che tra parentesi &egrave; un prodotto di pura <strong>masturbazione intellettuale</strong>, il tipo di cosa che inventi dicendo a te stesso: &quot;Bene, perch&egrave; non creiamo una &quot;cosa&quot; che non ha nessuno scopo, che &egrave; assolutamente concettuale e altamente teorica e che nessuno sa come prezzare?&quot;) fa male al cuore vedere che &egrave; stato abbattuto in volo&#8230; E&#39; come un piccolo <strong>Frankenstein </strong>che si rivolta contro il suo inventore ; ). Comunque, non voglio annoiarti con le mie storie, vado a guardare sulle pagine gialle se c&#39;&egrave; il numero del mercato dei derivati e te lo mando, perch&egrave; penso che un delicato e sensuale intervento femminile &egrave; necessario per la sopravvivenza di Fab.</p>
</blockquote>
<p>Com&#39;&egrave; il mondo di Fab? E&#39; stato uno studente modello, non scrive le parolacce nelle email, ama farsi consigliare i libri da Marine, guadagna 2 milioni di dollari in un anno, passa tutte le sue giornate chiuso in ufficio e oggi rischia di diventare il capro espiatorio di un&#39;intera Civilt&agrave; Finanziaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><object height="385" width="480"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/n9uipRLT0e4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" height="385" src="http://www.youtube.com/v/n9uipRLT0e4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" width="480"></embed></object></p>
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		<title>Cosa vi divide da Flavia Perina?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 10:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Flavia Perina &#232; la direttrice del Secolo d&#39;Italia, prima organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano poi organo ufficiale di Alleanza Nazionale, poi infine (dopo la confluenza di AN nel Popolo delle Libert&#224;, confluenza inizialmente esclusa categoricamente dal leader di AN Gianfranco Fini) organo ufficioso di quella fetta di ex AN che si riconosce nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img align="left" alt="" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Sofri+Perina(1).bmp" style="width: 172px; height: 188px;" /></p>
<p>Flavia Perina &egrave; la direttrice del <a href="http://www.secoloditalia.it/">Secolo d&#39;Italia</a>, prima organo ufficiale del <strong>Movimento Sociale Italiano</strong> poi organo ufficiale di <strong>Alleanza Nazionale</strong>, poi infine (dopo la confluenza di AN nel Popolo delle Libert&agrave;, confluenza inizialmente esclusa categoricamente dal leader di AN Gianfranco Fini) organo ufficioso di quella fetta di ex AN che si riconosce nelle prese di posizione &quot;innovative&quot; di <strong>Fini</strong>. Il ruolo di &quot;avanguardia&quot; culturale del Secolo, come peraltro i distinguo e i mugugni di Fini rispetto alla linea ufficiale del Premier, hanno suscitato varie discussioni tra gli osservatori di cose politiche. Infatti, le opinioni contenute negli editoriali della Perina sono spesso alquanto inusuali per una ex militante del <strong>Fronte della Giovent&ugrave;</strong> nonch&eacute; parlamentare del PdL: critiche sulle cosiddette leggi <em>ad personam</em>, forte accento sulla laicit&agrave; e sullo spirito istituzionale, smarcamento da certe dichiarazioni di Berlusconi, eccetera eccetera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un giorno Flavia Perina scrive persino questo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Serve o no una svolta di moralizzazione nella politica italiana? Come si determina? Il tema dell&rsquo;immigrazione pu&ograve; essere affrontato solo con un approccio securitario? &Egrave; giusto o no che i ragazzi stranieri nati in Italia siano cittadini a tutti gli effetti? Un partito che si chiama &ldquo;della libert&agrave;&rdquo; pu&ograve; occuparsi, oltrech&eacute; di intercettazioni, di regolamentare la libera scelta di chi convive? Di dare speranze alle giovani donne e uomini che cercano una prospettiva per il futuro? Crediamo o no nella laicit&agrave; dello Stato? Crediamo o no che vada premiato il merito pi&ugrave; che i diritti di casta? Che tutti debbano avere uguali opportunit&agrave;? Che la politica non sia casting ma impegno, e anche missione? Che leadership significhi guidare processi politici e non solo accodarsi ai sondaggi?</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Che potrebbe sembrare sotto ogni aspetto la dichiarazione appassionata di un <strong>oppositore</strong> dell&#39;attuale Governo, la dichiarazione di &quot;una di sinistra&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Luca Sofri</strong> &egrave; stato tra i pi&ugrave; attenti osservatori dell&#39;evoluzione del Secolo, <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/03/17/arrivano-i-buoni-2/">ne ha</a> <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/01/osteria-numero-venti/">parlato </a><a href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/22/la-destra-che-ci-vorrebbe/">pi&ugrave; volte</a> <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/06/03/il-lato-buono-di-noemi/">sul suo blog,</a> fino a proporre a Flavia Perina un <a href="http://www.ilpost.it/flaviaperina/">ruolo da &quot;editorialista&quot;</a> nel suo neonato <a href="http://www.ilpost.it/">Post </a>(una delle creature pi&ugrave; interessanti dell&#39;informazione italica). L&#39;avanguardia guidata dalla Perina ha finito per confondere i <strong>confini tra destra e sinistra</strong>, secondo Sofri, al punto che, non soltanto sono tantissime le cose che avvicinano Sofri (gi&agrave; vicino a <a href="http://www.imille.org/">iMille</a> e membro della Direzione Nazionale PD nell&#39;era Veltroni) e Perina, ma si farebbe addirittura fatica a trovare qualcosa che li divida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Mi trovo quasi sempre d&rsquo;accordo con lei, non solo sul piano delle posizioni politiche ma soprattutto su quello di analisi e valutazioni pi&ugrave; estese e generali. E dopo aver parlato un po&rsquo; con lei in un bar romano, le ho chiesto, a partire da questo suo <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/03/17/arrivano-i-buoni-2/" target="_blank">articolo</a>, &laquo;ma scusa, sono mesi che ti sentiamo dire cose assolutamente condivisibili e auspicabili, e ci diciamo ogni volta &ldquo;guarda come siamo d&rsquo;accordo&rdquo; e ce ne meravigliamo, e anzi ormai non ce ne meravigliamo pi&ugrave;: quindi a questo punto la cosa che comincio a chiedermi, piuttosto, &egrave; &laquo;cosa ci divide?&raquo; <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/04/21/la-destra-che-e-uguale-alla-sinistra/">#</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Ora, non voglio fare il guastafeste n&eacute; voglio negare la novit&agrave; e l&#39;importanza (meramente potenziale, finora) dell&#39; &quot;area finiana&quot; in un eventuale evoluzione del centrodestra nostrano, ma visto che la direttrice Perina &egrave; anche <a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;deputato=d301493&amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&amp;position=DeputatiLa%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fd">deputata del Popolo delle Libert&agrave;</a>, propongo un metodo facile facile con cui ciascun lettore che non sia elettore o simpatizzante dell&#39;attuale maggioranza possa indagare se ci sia qualcosa che lo divide dall&#39; on. Perina oppure no. Cio&egrave;, molto banalmente, cosa fa Flavia Perina in Parlamento. Ebbene:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-421864783"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Flavia Perina vota a favore del <strong>legittimo impedimento</strong> (seduta 277 del 3 febbraio 2010).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore del <strong>reato di immigrazione clandestina</strong> (seduta 177 del 14 maggio 2009).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore delle <strong>ronde </strong>(seduta 177 del 14 maggio 2009).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore del <strong>prolungamento a 6 mesi della permanenza negli ex CPT</strong> (seduta 177 del 14 maggio 2009).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore delle realizzazioni <strong><span style="font-weight: bold;">di </span></strong><span style="font-weight: bold;">nuove </span><strong>centrali nucleari</strong> (seduta 48 del 5 agosto 2008).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore dell&#39;abolizione dei limiti per i <strong>pagamenti in contante ai professionisti</strong> (seduta 48 del 5 agosto 2008).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore dello <strong>scudo fiscale</strong> (seduta 225 del 2 ottobre 2009).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore del <strong>Lodo Alfano</strong> (seduta 32 del 10 luglio 2008).</p>
<p>Flavia Perina vota a favore dell&#39;<strong>abolizione dell&#39;ICI</strong> (seduta 26 dell&#39;1 luglio 2008).</p>
<p>Flavia Perina &egrave; cofirmataria della mozione Cota e altri per l&#39;istituzione delle <strong>classi ponte</strong> per gli stranieri (seduta 66 del 14 ottobre 2009).</p>
<p>Flavia Perina &egrave; cofirmataria dell&#39;interrogazione che sostiene il carattere disciminatorio di una risoluzione dell&#39;Agenzia delle Entrate per la quale l&#39;iscrizione dei figli a <strong>scuole private</strong> sarebbe indice di alto reddito delle famiglie.</p>
<p>Flavia Perina vota a favore della <strong>Social Card </strong>(seduta 48 del 5 agosto 2008).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Precisazione: ragionevoli cittadini &quot;di sinistra&quot; potrebbero ragionevolmente essere d&#39;accordo con qualcuno di questi provvedimenti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si dibatteva se <strong>Obama </strong>fosse troppo moderato o troppo liberal, qualcuno and&ograve; a vedere come votava da senatore e se si discostava (e quanto) dall&#39;ortodossia del suo partito. Ebbene, su 129 volte in cui Flavia Perina e <strong>Ignazio La Russa</strong> sono stati presenti assieme in seduta, hanno dato lo stesso voto per 128 volte. Delle 11 volte che <strong>Berlusconi </strong>&egrave; stato presente con lei, hanno espresso lo stesso voto tutte e 11 le volte. Con <strong>Umberto Bossi</strong> sono andati d&#39;accordo 166 volte su 167. Con <strong>Michela Vittoria Brambilla</strong> 69 su 71. Con<strong> Paolo Bonaiuti</strong> si sono trovati d&#39;accordo 360 volte su 361. Pi&ugrave; in generale, su 3979 votazioni nominali a cui ha partecipato (votazioni, cio&egrave;, in cui l&#39;eventuale dissenso dal gruppo &egrave; scoperto), l&#39;on. Perina ha votato diversamente dal Gruppo PdL 17 volte, lo <strong>0,43%</strong> delle volte. <strong>Antonio Martino</strong>, per dire, ha espresso 146 voti ribelli su 3067 votazioni nominali (4.76%); <strong>Gaetano Pecorella</strong> (dico: <a href="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/senzanome/blog/pecorella_e_berlusconi_345.jpg" rel="lightbox[421864783]">Gaetano Pecorella</a>) ha votato difformemente dal gruppo 50 volte in 3863 votazioni nominali (1.29%). <strong>Piero Fassino</strong>, per fare un esempio, ha votato in dissenso dal gruppo PD per 17 volte sulle 862 votazioni nominali a cui ha partecipato: quasi il 2% delle volte. Dati alla mano, Piero Fassino &egrave; un democratico ribelle quasi 5 volte tanto quanto Flavia Perina sia una pidiellina ribelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione &egrave; modesta: i numeri spiegano poco, forse. Ma le suggestioni spirituali ancora meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Tutti i dati sono tratti da <a href="http://www.openpolis.it/">openpolis</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mio internet è bello così</title>
		<link>http://www.inkiostro.com/2010/04/20/il-mio-internet-e-bello-cosi/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 12:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[copio cose traduco gente]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Cass Sunstein &#232; un personaggio interessante. Illustre giurista, ha insegnato per anni alla Law School della University of Chicago e ha anche una cattedra a Harvard. Obama l&#39;ha messo a capo dell&#39;Office of Information and Regulatory Affairs, una specie di ufficio per la semplificazione (tipo questo, insomma) ma che ha anche altri compiti importanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" height="181" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Sunstein.bmp" width="600" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cass_Sunstein"><strong>Cass Sunstein</strong></a> &egrave; un personaggio interessante. Illustre giurista, ha insegnato per anni alla <strong>Law School della University of Chicago</strong> e ha anche una cattedra a Harvard. <strong>Obama </strong>l&#39;ha messo a capo dell&#39;<a href="http://www.reginfo.gov/public/">Office of Information and Regulatory Affairs</a>, una specie di ufficio per la semplificazione (tipo <a href="http://www.semplificazionenormativa.it/">questo</a>, insomma) ma che ha anche altri compiti importanti, come quello di vigilare affinch&eacute; le varie agenzie governative rispettino certe regole e certi standard nel processo di produzione di norme e decreti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sunstein &egrave; per molti versi un liberal, sostenitore delle limitazioni legali al <strong>diritto di portare armi</strong>, difensore dei <strong>diritti degli animali</strong> e impopolare cantore dei <strong>benefici delle tasse</strong> (dieci anni fa <a href="http://home.uchicago.edu/~csunstei/celebrate.html">scriveva </a>&quot;Dovremmo festeggiare quando paghiamo le tasse [...]. Senza tasse non ci sarebbe propriet&agrave;. Senza tasse pochi di noi avrebbero beni che vale la pena difendere&quot;). Ma ha anche difeso tesi non propriamente usuali nell&#39;ambiente democratico, come <a href="http://reg-markets.org/admin/authorpdfs/redirect-safely.php?fname=../pdffiles/php9K.pdf">quella secondo cui</a> per chi sostiene il rifiuto di uccidere e la sacralit&agrave; della vita, vietare la <strong>pena di morte</strong> potrebbe essere moralmente sbagliato (sulla base di alcune ricerche per cui ogni esecuzione mancata porterebbe a diciotto vittime innocenti in pi&ugrave;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, l&#39;area di studi che ha reso Sunstein pi&ugrave; popolare &egrave; quella della &quot;<strong>law and behavioral economics</strong>&quot;. In un godibilissimo libro di due anni fa scritto con l&#39;economista <strong>Richard Thaler</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Nudge-Improving-Decisions-Health-Happiness/dp/0300122233"><strong>Nudge</strong></a> (da non molto <a href="http://www.ibs.it/code/9788807171734/thaler-richard-h-/nudge-spinta-gentile.html">tradotto in italiano</a> da Feltrinelli), i due sostengono la tesi del &quot;paternalismo libertario&quot; che cerca di combinare virtuosamente libero mercato e irrazionalit&agrave; degli individui: l&#39;<em>homo oeconomicus </em>dei neoliberisti, insomma, non esiste, perch&egrave; le nostre scelte (anche quelle importanti) sono condizionate da un numero di elementi imponderabili, inconsci o semplicemente assurdi. Tuttavia la libert&agrave; di scelta &egrave; bene supremo e il legislatore deve semplicemente creare i <strong>contesti di scelta</strong> pi&ugrave; adeguati a tutelare il bene comune (in soldoni). Tra dati statistici ed economica comportamentale, Sunstein si &egrave; anche occupato parecchio di internet e delle sue conseguenze sulla democrazia. Nel 2001 scrive <a href="http://www.amazon.com/Republic-com-Cass-R-Sunstein/dp/0691095892/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1271756689&amp;sr=1-2"><strong>Republic.com</strong></a>, un saggio in cui si interroga, tra le altre cose, sul rapporto nocivo tra l&#39;enorme potenziale di personalizzazione offerto da Internet e le conseguenze sulla salute del confronto democratico. Scrive:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Internet &egrave; uno straordinario passo avanti per la <strong>democrazia</strong>? Per molti versi lo &egrave; senza dubbio. Grazie a Internet, tutti possono imparare molto pi&ugrave; di quanto potevano prima e possono impararlo molto pi&ugrave; velocemente. Se ti interessano questioni di &quot;public policy&quot; &#8211; qualit&agrave; dell&#39;ambiente, rapporto tra salari e tempo, sicurezza nei trasporti &#8211; puoi trovare tutto ci&ograve; che ti serve sapere in pochi secondi. Se sei diffidente dei mass media e vuoi discutere certi argomenti con persone dall&#39;approccio simile al tuo, puoi farlo, superando le limitazioni geografiche in un modo che anche solo dieci anni fa era a malapena immaginabile. [... Tuttavia], a causa di Internet e di altri progressi tecnologici, molte persone sono sempre pi&ugrave; coinvolte in un processo di &quot;<strong>personalizzazione</strong>&quot; che limita la loro esposizione ad argomenti e punti di vista scelti da loro stesse.</p>
</blockquote>
<p><span id="more-421864755"></span></p>
<p>Questo &quot;individual design&quot;, come lo chiama Sunstein, limita fortemente due requisiti cruciali per una sana vita democratica: gli <strong>incontri inattesi</strong> e le <strong>esperienze condivise</strong>. Il potere di disegnarsi con precisione lo spazio entro cui si consuma l&#39;informazione, l&#39;esperienza culturale, lo scambio di idee eccetera limita fortemente il confronto con chi la pensa diversamente e riduce al minimo il numero delle &quot;cose&quot; condivise dalla gran parte della comunit&agrave;: lo <strong>spazio pubblico</strong> si riduce, insomma, e si frammenta in nicchie predefinite per poi ridursi alla pi&ugrave; piccola nicchia pensabile, l&#39;individuo stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Quando leggi un giornale locale o una rivista nazionale, i tuoi occhi incrociano un numero di articoli che probabilmente non avresti scelto in partenza. Forse non sapevi di nutrire un qualche interesse sul salario minimo obbligatorio o sulla Somalia sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente. Ma una storia potrebbe catturare la tua attenzione. E quel che &egrave; vero per gli argomenti &egrave; vero anche per i <strong>punti di vista</strong>. Magari sei convinto di non avere nulla da imparare da qualcuno di cui detesti le idee; ma una volta arrivato alla pagina degli editoriali potresti leggere quel che hanno da dire e potresti trarre beneficio da quell&#39;esperienza. Forse ti convincerai su questo o quell&#39;altro punto. [...] Se accendi la tv sul <strong>telegiornale della sera</strong>, apprenderai notizie su una serie di argomenti che non avresti scelto in partenza. Grazie alla loro oralit&agrave; e immediatezza, le trasmissioni televisive svolgono una funzione simile a quella di un &quot;<strong>foro pubblico</strong>&quot;, pi&ugrave; della carta stampata. La notizia di apertura sulle reti tv &egrave; destinata ad avere probabilmente un notevole rilievo pubblico; essa contribuisce a definire le questioni centrali e crea una specie di focalizzazione condivisa per milioni di persone. E quel che succede dopo la notizia di apertura &#8211; con un menu di argomenti nazionali e internazionali &#8211; crea qualcosa di simile a uno &quot;speaker&#39;s corner&quot; che va oltre qualsiasi cosa mai pensata a <strong>Hyde Park</strong>. Di conseguenza, l&#39;interesse degli spettatori &egrave; talvolta stuzzicato, ed essi potrebbero pure incuriosirsi e approfondire, magari finendo per cambiare la loro prospettiva durante questo processo.</p>
</blockquote>
<p><font face="Georgia" size="3"><br />
	</font></p>
<p>Per Sunstein, insomma, il rischio di Internet &egrave; quella di una forte <strong>polarizzazione</strong> che, riducendo gli incontri inattesi (e magari sgraditi) con opinioni diverse o argomenti sconosciuti, ridurrebbe anche i mutamenti di prospettiva, i confronti costruttivi e lo spazio pubblico condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Ovviamente non possiamo desumere, dal mero fatto della polarizzazione, che ci sia stato un movimento nella direzione <em>sbagliata</em>. Forse la tendenza pi&ugrave; estrema &egrave; la migliore; e infatti la polarizzazione dei gruppi ha probabilmente contribuito a molti movimenti di grande valore, come il movimento per i diritti civili, quello contro la schiavit&ugrave; o il movimento per le pari opportunit&agrave; tra i sessi. Tutti questi movimenti erano estremi nel contesto della loro epoca, ma estremismo non deve essere necessariamente un termine da aborrire. Se maggiori scelte nella comunicazione producono maggiore estremismo, la societ&agrave; in molti casi potrebbe trarne benefici. Ma quando la discussione all&#39;interno del gruppo tende a rafforzare i punti di vista iniziali delle persone e se le influenze sociali e un numero limitato di argomenti sono responsabili di ci&ograve;, allora c&#39;&egrave; un legittimo motivo di preoccupazione. [...] La questione centrale qui &egrave; se una &quot;sfera pubblica&quot; con una variegata gamma di voci non sia da preferire a un sistema in cui le scelte di un consumatore isolato producono un mercato del discorso altamente frammentato.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Le tesi di Sunstein sono state rapidamente ricordate da <strong>David Brooks</strong>, ieri, in una sua <a href="http://www.nytimes.com/2010/04/20/opinion/20brooks.html?partner=rssnyt&amp;emc=rss"><em>column</em> </a>per il <strong>New York Times</strong>, per metterle a confronto con i risultati di un <a href="http://faculty.chicagobooth.edu/jesse.shapiro/research/echo_chambers.pdf">recentissimo studio</a> della <strong>University of Chicago Booth School of Business</strong>, dedicato alla &quot;segregazione ideologica&quot; online e offline. I due autori, Gentzkow e Shapiro, partono dall&#39;idea che l&#39;esposizione a punti di vista diversi &egrave; un obiettivo centrale della politiche democratiche sulle comunicazioni. Ma si pongono problematicamente la questione se Internet riduca o incrementi tale &quot;diversit&agrave;&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p>Internet riduce drasticamente il <strong>costo per l&#39;acquisto di informazioni</strong> da un&#39;ampia variet&agrave; di fonti. Ma l&#39;aumento delle fonti disponibili pu&ograve; anche facilitare <strong>l&#39;auto-segregazione ideologica</strong> limitando se stessi alle fonti da cui ci si attende una conferma dei propri punti di vista.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p><img alt="" height="108" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/Isolation Index.bmp" width="758" /></p>
<p>Per rispondere alla questione, i due hanno usato uno strumento di misura usato negli studi sulla segregazione razziale, <strong>l&#39;indice di isolamento</strong> (<em>isolation index</em>). L&#39;indice di isolamento funziona pi&ugrave; o meno cos&igrave;: si misura l&#39;audience medio di una determinata fonte, diciamo nytimes.com, e si divide in due &quot;gruppi&quot;, <em>conservatives </em>e <em>liberals</em>. Se un tizio, Gianni, ha come sua unica e sola fonte nytimes.com, la sua esposizione liberal sar&agrave; uguale alla fetta di liberal del nytimes.com. Ovviamente Gianni avr&agrave;, diciamo, 5 o 6 fonti, quindi la sua esposizione liberal (e la sua esposizione conservatrice) sar&agrave; calcolata in base alla combinazione tra le composizioni degli audience di queste 5 o 6 fonti. L&#39;indice di isolamento (qui vogliamo complicarci la vita) &egrave; uguale alla esposizione conservatrice media dei conservatori meno l&#39;esposizione liberal media dei liberal. Se rileggete questa roba che ho scritto, capirete che pi&ugrave; alto &egrave; l&#39;indice, meno variet&agrave; c&#39;&egrave; in una data fonte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo i calcoli di <strong>Gentzkow e Shapiro</strong>, l&#39;indice di isolamento di <strong>Internet </strong>&egrave; 7.5 punti. Cio&egrave; assai pi&ugrave; alto della <strong>tv in chiaro</strong> (1.8), dei <strong>magazines </strong>(2.9) e della <strong>tv via cavo</strong> (3.3), un po&#39; pi&ugrave; alto dei <strong>giornali locali</strong> (4.1) e pi&ugrave; basso dei <strong>quotidiani nazionali</strong> (10.4). Secondo i due, eliminare Internet <strong>ridurrebbe la segregazione media</strong> nel consumo di notizie e opinioni dal 4.9 al 3.8. Altra cosa interessante &egrave; che, secondo questi calcoli, la segregazione ideologica online &egrave; enormemente pi&ugrave; bassa di quella che si riscontra in <strong>associazioni volontarie</strong> (14.5), a <strong>lavoro </strong>(16.8), nel <strong>quartiere</strong> in cui si vive (18.7) o in <strong>famiglia </strong>(24.3). Internet &egrave; anche molto meno segregato dei network degli <strong>amici fidati</strong> (30.3).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione &egrave; che la &quot;segregazione ideologica&quot; su Internet sarebbe pi&ugrave; alta che nella maggior parte dei media tradizionali (salvo che nei quotidiani nazionali), ma parecchio pi&ugrave; bassa che nelle interazioni &quot;fisiche&quot;, faccia a faccia. E&#39; anche per questo, insomma, che vi pu&ograve; capitare di aprire un blog pieni di voglia per il pezzo electropop del momento, il video di you-tube strano o la nuova costruzione di lego fatta da un designer norvegese tra le capanne di un villaggio africano e trovarci invece un pippone gigante che straparla di teoria dei media e misurazioni statistiche. Chiss&agrave; se Gentzkow e Shapiro misureranno mai quanti davvero arrivano fino in fondo alle cose che si ritrovano sul web.</p>
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		<title>Meghebetti &#8211; Tragedia milanese a puntate /1</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[Meghebetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Come Gabriele Salvatores. Prologo Milano, Esselunga di Viale Cassala. Tre transessuali sovrappeso e trasandati si aggirano per gli scaffali, ridendo tra loro in modo scomposto. &#160; &#160; Primo Trans: Sorella, dove minchia sei stata? Secondo Trans: A scannare porci. Primo Trans: Grossi porci? Secondo Trans: Grossi e grassi. Terzo Trans: Come quel coso l&#236;, quell&#8217;Androne&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Come Gabriele Salvatores.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
	</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prologo</strong><br />
	<em>Milano, Esselunga di Viale Cassala.<br />
	Tre transessuali sovrappeso e trasandati si aggirano per gli scaffali, ridendo tra loro in modo scomposto.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>
	<strong>Primo Trans</strong>: Sorella, dove minchia sei stata?<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: A scannare porci.<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Grossi porci?<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: Grossi e grassi.<br />
	<strong>Terzo Trans</strong>: Come quel coso l&igrave;, quell&rsquo;Androne&hellip;<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Era Sandrone!<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: Era un Ladrone.<br />
	<strong>Terzo Trans </strong>(<em>ridendo sguaiatamente</em>): Se l&rsquo;&egrave; meritato, sorella.<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: Ce n&rsquo;era di carne da scannare<br />
	<strong>Terzo Trans</strong>: Era un Lardone!<br />
	(<em>Ridono rumorosamente. Altri clienti li scostano con sguardi di disapprovazione</em>)<br />
	<strong>Primo Trans </strong>(<em>prendendo dei cosmetici da uno scaffale</em>): Questo fucsia come lo vedete?<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: Come un bel rossetto da troia!<br />
	<strong>Terzo Trans </strong>(<em>ridendo</em>): Perfetto!<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Ne prendo per tutte e tre, per stasera.<br />
	<strong>Secondo Trans </strong>(<em>con aria sarcasticamente poetica</em>): Meghebetti sar&agrave; trafitto da cupido!<br />
	<strong>Terzo Trans</strong>: Prendi anche quel foulard cogli arabeschi, che fanno molto chic.<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Saremo bellissime, sorelle, per il nostro nuovo amichetto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-421864593"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>
	<strong>Scena Prima</strong><br />
	<em>Forres Soluzioni Aziendali, bagno degli uomini.<br />
	Un uomo sui quaranta (G. Meghebetti) &ndash; asciutto, ben vestito, in forma &ndash;&nbsp; si lava i denti fissandosi allo specchio. Ha l&rsquo;aria stanca.<br />
	Entra un ragazzo aprendo la porta bianca a spinta.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>	<strong>Meghebetti</strong>: Allora?<br />
	<strong>Ragazzo </strong>(<em>timido</em>): Mi scusi.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ti scuso per cosa?<br />
	(<em>Il ragazzo non risponde</em>)<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Allora? A che punto sono?<br />
	(<em>Il ragazzo si stava avviando verso uno dei bagni; si ferma e si volta</em>)<br />
	<strong>Ragazzo</strong>: Siamo ancora sul 16.2, dottore.<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>irrigidito</em>): Abbiamo chiamato Grevas?<br />
	<strong>Ragazzo </strong>(<em>annuendo</em>): Si sono chiusi in un&rsquo;altra saletta. Stanno parlando.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ok.<br />
	(<em>Il ragazzo si gira nuovamente verso il bagno</em>)<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: E&rsquo; la prima operazione importante che segui?<br />
	<strong>Ragazzo </strong>(<em>sorridendo, orgoglioso</em>): Ho gi&agrave; fatto Plastic W.<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>ridacchiando</em>): Plastic W era una robetta in confronto a questa.<br />
	(<em>Il ragazzo annuisce e entra nel bagno. Si sente il rumore dell&rsquo;urina sulle pareti del w.c.; poi lo squillo di un telefonino</em>)<br />
	<strong>Ragazzo</strong>: Cazzo!<br />
	(<em>Si sente un rumore di plastica; il telefonino squilla. Poi l&rsquo;urto della plastica sul pavimento bianco. Un blackberry scivola da sotto la porta. Meghebetti guarda il nome sul display &ndash; GREVAS &ndash; e risponde</em>)<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Allora.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Come chi. Sono Giulio.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Non abbiamo tempo, Franco. Se rimettiamo le mani su quello dobbiamo ripassare dagli avvocati. Se ripassiamo dagli avvocati oggi non si chiude. Se non si chiude oggi non si chiude pi&ugrave;.<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>alterato</em>): Non me ne frega un cazzo delle priorit&agrave;. Hanno avuto sei mesi per valutare le priorit&agrave;. Noi siamo venuti qui per chiudere e se ce ne andiamo senza una cazzo di firma, vuol dire che siamo venuti per niente. <br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>alterato</em>): Allora: a me non frega un cazzo. Sai la pazienza che ho avuto? Lo sai? Tu non ci sei stato a fare le notti. Chiedi a Rossello, chiedi a chi cazzo vuoi. C&rsquo;ero io con loro a fare le notti. Vogliamo far saltar tutto per la sensibilit&agrave; di Giandonato? No, dimmi tu.<br />
	(<em>Il ragazzo nel frattempo &egrave; uscito dal bagno, preoccupato per l&rsquo;incidente del blackberry</em>)<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>al telefono</em>): Risolviamo la cosa per favore.<br />
	(<em>Riaggancia. Restituisce il telefono al ragazzo. Esce</em>)<br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>
	<strong>Scena Seconda</strong><br />
	<em>Forres Soluzioni Aziendali, una sala riunioni.<br />
	Meghebetti e Banco parlano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>	<strong>Banco</strong>: Per loro &egrave; anche un tema di immagine.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: L&rsquo;abbiamo discusso. Vuoi vedere il mio hard-disk? E&rsquo; pieno di &lsquo;sta roba.<br />
	<strong>Banco</strong>: Hanno calato le mutande sul prezzo. Hanno calato le mutande sulla quota di minoranza. Vogliono portare a casa qualcosa di simbolico.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Per loro &egrave; simbolico. Per me &egrave; una rottura di palle infinita. Qui dobbiamo rivoltare l&rsquo;azienda, lo sappiamo. Giandonato in consiglio, Presidente!, &egrave; una complicazione.<br />
	<strong>Banco</strong>: Lui cos&igrave; salva la faccia. Dice che i dipendenti apprezzerebbero anche.<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>infastidito</em>): Maurizio, per favore. Ma di che cazzo stiamo parlando, eh?<br />
	(<em>Bussano alla porta. Entra Grevas, seguito da altra gente in abito scuro, tra cui Giandonato, sui sessantacinque, robusto e con la voce roca</em>).<br />
	<strong>Giandonato </strong>(<em>sorridendo</em>): Sapete perch&eacute; queste riunioni oggigiorno durano di pi&ugrave;?<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>sforzando un sorriso</em>): Perch&eacute; ci si attacca alle piccolezze.<br />
	<strong>Giandonato</strong>: No, no. (<em>Scuote la testa</em>). Perch&eacute; non si pu&ograve; pi&ugrave; fumare. Non ci si concentra. Si comincia a pensare alla sigaretta. Si perde l&rsquo;attenzione. Poi si deve andare gi&ugrave; per farsene una. Si cerca il balcone con lo sguardo. Bisogna fare una pausa dietro l&rsquo;altra.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Io non fumo.<br />
	<strong>Giandonato </strong>(<em>ridacchia</em>): Ecco, ecco. Lei &egrave; di questi giovani in salute, moderni. Non d&agrave; valore alle cose tradizionali.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ma do molto valore alla sua Cawdor, Ingegnere. Seriamente, abbiamo dormito cinque ore in tre notti. Vogliamo far partire questo progetto comune oppure no?<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Ma certo! Ma certo! E chi c&rsquo;ha dubbi?<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Dovevamo firmare a mezzogiorno. Sono le quattro.<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Ma cosa c&rsquo;entra. La cosa &egrave; fatta. E&rsquo; come se fosse firmata. Per&ograve;, dottor Meghebetti, io lo dico anche per voi. Un&rsquo;azienda serena, coi dipendenti sereni, coi fornitori sereni, lavora meglio. E se lavora meglio &egrave; tutto vantaggio della Glamis. Tutto vantaggio vostro.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Lei e sua figlia sarete azionisti della nuova Cawdor, Ingegnere. Minoranza, certo, ma minoranza significativa.<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Insomma, insomma. Noi facciamo la figura che vendiamo tutto e chi s&rsquo;&egrave; visto s&rsquo;&egrave; visto, cari miei.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ma voi <em>state </em>vendendo. A novantaquattro milioni di euro. Con le difficolt&agrave; che ha l&rsquo;azienda adesso. E con la quota di minoranza che dopo la ristrutturazione, una volta in pista&hellip;<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Mio padre questa cosa l&rsquo;ha messa su che io non ero manco nato. La famiglia c&rsquo;&egrave; sempre stata.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: E continuer&agrave; a esserci.<br />
	<strong>Giandonato</strong>: S&igrave; ma noi non facciamo la finanza come voi. Noi se ci siamo dobbiamo fare qualcosa. Mica stare a guardare. E poi io lo dico per voi, per i futuri azionisti di maggioranza. Una presenza forte, rassicurante, in consiglio. Con una posizione di autorevolezza, ma senza incarichi operativi&hellip;<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ingegnere&hellip;<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Cosa vi cambia? Non mi volete in cda? Stiamo parlando di questo? Assieme a mia figlia avr&ograve; il dodici e mezzo per cento. Nemmeno un consigliere? Dopo settantasette anni di storia di quest&rsquo;azienda? <br />
	(<em>Meghebetti beve un po&rsquo; d&rsquo;acqua</em>)<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ingegnere, noi siamo qui con un progetto di rilancio della sua societ&agrave;. Novantaquattro milioni per lei e il rilancio dell&rsquo;azienda.<br />
	<strong>Giandonato</strong>: Gi&agrave; cos&igrave; mi diranno che sto svendendo&hellip;<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Io la vedo cos&igrave;. La Cawdor &egrave; sull&rsquo;orlo del collasso. Certo, alle spalle ci sono settantasette anni di storia. Ma ci sono dieci anni di errori, anche. Vuole pensare alla serenit&agrave; dei lavoratori? Qui rischiate di mandarne altri quaranta in cassa integrazione. Domani stesso. E senza risolvere un bel niente. Crede che i lavoratori la vorrebbero Presidente? E i fornitori? La colpa del collasso a qualcuno la daranno. E non siamo noi, Ingegnere. Noi abbiamo dormito cinque ore in tre notti. Per salvare l&rsquo;azienda messa su da suo padre. Oggi, quest&rsquo;azienda &egrave; finita. Qui ci sono novantaquattromilioni di euro, lei li prende e si mette da parte, con grande dignit&agrave;. Oppure non li prende, si fissa con questa cosa del Presidente, rinuncia ai soldi e continua a guidare la Cawdor verso il fallimento. Sar&agrave; Presidente di una stupenda societ&agrave; fallita. Faccia lei. <br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>	<strong>Scena Terza</strong><br />
	<em>Armani Priv&eacute;.<br />
	Meghebetti e Banco siedono a un tavolo. Intorno a loro, cocktail, gente elegante, musica ad alto volume.</em><br />
	&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
	<strong>Banco</strong>: Allora, il quattordicesimo brindisi. Scerv&egrave;llati. <br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Il tredicesimo.<br />
	<strong>Banco</strong>: Cosa?<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: E&rsquo; il tredicesimo. Non abbiamo ancora brindato &ldquo;Al pi&ugrave; grosso contratto firmato dalla Glamis negli ultimi cinque anni&rdquo;.<br />
	<strong>Banco</strong>: Quello lo abbiamo fatto.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Quando?<br />
	<strong>Banco</strong>: Era il settimo brindisi. O l&rsquo;ottavo, forse.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Non mi ricordo proprio.<br />
	<strong>Banco</strong>: Mi ricordo io. Era subito dopo &ldquo;Al contratto che accender&agrave; il fuoco sotto al culo di Danca&rdquo;.<br />
	(<em>Meghebetti ride. Versa un po&rsquo; del cocktail sul tavolo</em>)<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Quello era un brindisi un po&rsquo; prematuro. Danca chi cazzo lo smuove?<br />
	<strong>Banco</strong>: Dai, Giulietto, non fare il fifone. A &lsquo;sto giro ti fanno Managing. <br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Tira una brutta aria.<br />
	<strong>Banco</strong>: Ho il quattordicesimo brindisi.<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Spara.<br />
	(<em>I tre transessuali dell&rsquo;Esselunga, vestiti in modo eccessivamente vistoso, si avvicinano rumorosamente verso il tavolo di Meghebetti e Banco</em>)<br />
	<strong>Banco</strong>: E quelle chi cavolo sono?<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Buonasera, buonasera.<br />
	<strong>Secondo Trans </strong>(<em>ridendo</em>): Che uomini meravigliosi!<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>ridacchiando</em>): Buonasera.<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>rigido</em>): Ci conosciamo?<br />
	<strong>Terzo Trans</strong> (<em>accennando un inchino</em>): Grandissimo esperto di finanza!<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>ridendo</em>): Vedi? Ti conoscono!<br />
	<strong>Primo Trans</strong> (<em>sempre rivolta a Meghebetti</em>): Grandissimo Manager! Prossimo capo della societ&agrave;!<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>applaudendo</em>): Cazzo, due grandissime profezie!<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>a Banco, serio</em>): Non &egrave; molto divertente.<br />
	<strong>Secondo Trans</strong> (<em>a Meghebetti</em>): Prossimo Ministro del Governo!<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>eccitato</em>): Addirittura?<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Ci puoi scommettere, tesoro.<br />
	<strong>Banco</strong>: E per me? Nessuna profezia? Fatemi le carte.<br />
	<strong>Secondo Trans</strong>: Tua sorella fa le carte, bellino.<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>ridendo</em>): Non fate i tarocchi?<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Il tuo futuro &egrave; semplice semplice: Fotterai il tuo amichetto, qui, e gli soffierai il posto.<br />
	<strong>Banco</strong>: Questa profezia non vi &egrave; riuscita tanto bene. Dove l&#39;avete trovata?<br />
	<strong>Terzo Trans</strong>: Leggiamo il futuro sul fondo dei cocktail.<br />
	<strong>Banco</strong>: Volete da bere?<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>turbato</em>): Non mi sembra il caso.<br />
	<strong>Primo Trans</strong>: Cosa c&rsquo;&egrave;, Giulietto? Non ti piace il nostro rossetto?<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>a Meghebetti</em>): Ma la conosci?<br />
	<strong>Meghebetti</strong>: Ma di che cazzo parli.<br />
	<strong>Banco</strong>: Ti ha chiamato per nome.<br />
	(<em>Squilla un telefono. Meghebetti guarda il display del suo blackberry.</em>)<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>a Banco</em>): E&rsquo; Danca.<br />
	<strong>Banco</strong>: Eccolo che alla fine cede e ti chiama per i complimenti.<br />
	(<em>Meghebetti risponde. Le donne ridono assieme a Banco. Meghebetti parla riparandosi dal rumore, poi riaggancia</em>).<br />
	<strong>Banco</strong>: Allora?<br />
	<strong>Meghebetti </strong>(<em>con aria smarrita</em>): Mi hanno promosso.<br />
	<strong>Banco </strong>(<em>alzandosi in piedi</em>): Cazzo, un&#39;altra bottiglia magnum allora.<br />
	<strong>Primo Trans</strong> (<em>guardando negli occhi Meghebetti</em>): Allora, Giuliettino, sei contento?</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>	<em><strong>(Fine Prima Puntata</strong>)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vita sentimentale nella lista della spesa</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che &#232; sul punto di soggiogarla Walter Benjamin &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Esselunga-a-casa &#232; una cosa che prima non c&#39;era. C&#39;era la Conad dentro allo Shopping Center di Via Tuscolana, quasi dalle parti di Cinecitt&#224;. Un supermercato immemore, come tutti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato <br />
	al conformismo che &egrave; sul punto di soggiogarla</em></p>
<p style="text-align: right;">Walter Benjamin</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img alt="" height="70" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/camioncino esselunga.png" width="127" /><img alt="" height="70" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/camioncino esselunga.png" width="127" /><img alt="" height="70" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/camioncino esselunga.png" width="127" /><img alt="" height="70" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/camioncino esselunga.png" width="127" /><img alt="" height="70" src="http://www.inkiostro.com/wp-content/uploads/camioncino esselunga.png" width="127" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esselunga-a-casa</strong> &egrave; una cosa che prima non c&#39;era. C&#39;era la <strong>Conad</strong> dentro allo Shopping Center di <strong>Via Tuscolana</strong>, quasi dalle parti di Cinecitt&agrave;. Un supermercato immemore, come tutti. L&#39;esito delle tue passeggiate al neon e al freddo si condensa in carta termica rivestita da uno strato sottilissimo di emulsione colorante. Sbiadisce, dopo un po&#39;. Si sa. Liste vertiginose di bibite, cianfrusaglie, acqua, prodotti da forno, frutta, verdura, derivati del latte, pasta di varia foggia, prodotti gastronomici pre-cotti e precipitati a temperature siderali, alcolici, agenti chimici sgrassatori, panni per la polvere, accendigas piezoelettrici, legumi in lattina &#8211; si srotolano ronzando sotto lo sguardo alienato degli astanti. Nessuno avr&agrave; cura di conservarle. L&#39;oblio si manifesta, pigro, con una perfetta progressiva dissolvenza al bianco. La chimica &egrave; saggia: il tempo rosicchia il reagente. Ho provato a ripensarmi tra i corridoi del Conad, fatti di quel bianco abbacinante e finto di cui sono fatti tutti i supermercati pi&ugrave; forniti. (E di cui &egrave; fatto l&#39;oblio chimico). Non riesco a ricordare un solo prodotto, tra mille, prelevato da uno di quegli scaffali. Ho provato a ripensare anche al labirintico disegno dei corridoi dell&#39;<strong>Alvi</strong>, ancora pi&ugrave; in periferia, vicino al pratone di <strong>Torre Spaccata</strong>. Nulla. Una marca di caff&egrave; o di tovagliolo assorbente, un nome attraverso i doppi vetri spessi e appannati del banco frigo. Un detersivo per il bucato a mano (quando non avevo ancora la lavatrice) o una marca di biscotti. Ho ricordi domestici, certo. Dietro agli sportelli giallini c&#39;erano cose, prodotti. Qualche nome mi &egrave; rimasto appiccicato alla retina. Le tenerezze al cioccolato, del Mulino Bianco, che piacevano tanto a uno dei miei coinquilini. Forse. <strong>I dati sono perduti</strong>.</p>
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<p>Poi, a Milano, c&#39;&egrave; l&#39;<a href="http://www.esselungaacasa.it/ecommerce/reg/home.do">Esselunga-a-casa</a>. Vedi questi simpatici <strong>camioncini gialli col pomodoro rosso</strong> stampato sul fianco. Girano per le vie del centro, pieni di cose. Tu hai ordinato tutto dalla scrivania dell&#39;ufficio. Non hai molto tempo. Milano &egrave; un clich&eacute;: il clima e l&#39;Esselunga-a-casa aiutano a concentrarti sulla microeconomia. Niente neon, niente piastrelle bianche solcate da rotelle incerte. <strong>La pratica &egrave; virtuale</strong> ma sembra pi&ugrave; tiepida. La potenza d&#39;acquisto &egrave; ubiqua: casa, ufficio, iPhone. La consegna indolore (per &euro; 6,90). Ma la cosa commovente &egrave; la memoria. Nella societ&agrave; virtuale, <strong>l&#39;oblio &egrave; un orrore</strong>. I gesti lasciano segni indelebili. Quel commento da ubriaco lasciato sul blog di tizio &egrave; ancora l&igrave;, ottusamente resistente alla ragione del tempo. Quelle sciocchezze nutrite da qualche settimana di speciale solitudine sono l&igrave;, negli archivi di google, e l&igrave;, negli hard disk di sconosciute, e poi l&igrave; e l&igrave; e l&igrave;. Quel piccolo dolore svagato sta ancora l&agrave;, ingigantito dalla morte del contesto. Il virtuale soppravive con arroganza alla realt&agrave;.</p>
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<p>Ma la memoria atermica del supermercato online &egrave; commovente.</p>
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<p>Dentro al mio account, le scritte sul monitor non sono per niente sbiadite. Tutto &egrave; come se fosse ieri &#8211; e invece &egrave; il <strong>18 marzo 2006</strong>. L&#39;ordine <strong>6865441</strong> trabocca di cibi insalubri da single (o, meglio, da insana relazione a distanza):</p>
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<p>1 x Pringles Paprika sfogliatine di patate scatola 200 GR <br />
		1 x Pringles Sour Cream &amp; Onions sfogliatine di patate alla cipolla scatola 200 GR <br />
		2 x Bertolli sugo con melanzane, peperoni e zucchine del mediterraneo 320 GR <br />
		2 x Barilla Sugo alle Olive con olio extra vergine di oliva vaso 400 GR <br />
		2 x Barilla Sugo all&#39;Arrabbiata ricetta piccante vaso 400 GR <br />
		2 x Barilla Sugo al Pomodoro e Basilico vaso 400 GR <br />
		1 x Findus That&#39;s Amore Zuppa del Casale ortolana surgelata busta 600 GR <br />
		1 x Findus That&#39;s Amore Zuppa Tradizionale con orzo e farro surgelata busta 600 GR <br />
		1 x Findus Sofficini surgelati &#8211; melanzane e mozzarella 250 GR <br />
		1 x Findus 4 Sofficini surgelati &#8211; funghi e mozzarella 250 GR</p>
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<p><strong>Il sofficino</strong> fu una passione passeggera e tardiva. In tv viene servito a ragazzini e rettili sorridenti, ma a casa dei miei era, saggiamente, cibaccio. Il grosso della spesa di mia mamma si fa ai banchetti profumosi dell&#39;ortofrutta, non sotto i neon. Il sofficino si adattava bene al <strong>primo inverno</strong> (tardo inverno) milanese: compatto, artificioso, moderatamente gustoso, rapido. Si prestava a sfrigolare d&#39;urgenza in soccorso di eccessi alcolici. Ma era cibaccio &#8211; certa memoria non si cancella. <strong>I sughi barilla</strong>, invece, resistettero pi&ugrave; a lungo. Passione pi&ugrave; sofisticata e variegata: quello alle olive era appena passabile ma sapidissimo; l&#39;arrabbiata ottimo; il pomodoro e basilico mediocre e presto eliminato. Le <strong>zuppe That&#39;s Amore </strong>ambivano, nel gruppo, al gourmet.</p>
<p>	<span id="more-421864292"></span></p>
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<p>L&#39;ordine <span class="blu"><span class="big"><strong>7318320</strong>, del <strong>20 maggio 2006</strong>, tradisce qualche vizio pi&ugrave; domestico e dunque qualche malinconia:</span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Barilla Specialita' Regionali Orecchiette confezione 500 GR ">1 x Barilla Specialita&#39; Regionali Orecchiette confezione 500 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Pringles Paprika sfogliatine di patate 170 GR ">1 x Pringles Paprika sfogliatine di patate 170 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga polpa di pomodoro lattina 400 GR ">3 x Esselunga polpa di pomodoro lattina 400 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Barilla Sugo alle Olive con olio extra vergine di oliva vaso 400 GR ">1 x Barilla Sugo alle Olive con olio extra vergine di oliva vaso 400 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Barilla Sugo all'Arrabbiata ricetta piccante vaso 400 GR ">1 x Barilla Sugo all&#39;Arrabbiata ricetta piccante vaso 400 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Tigullio Pesto alla genovese 190 GR ">2 x Tigullio Pesto alla genovese 190 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Barilla Pesto alla Siciliana con ricotta e noci vasetto 190 GR ">2 x Barilla Pesto alla Siciliana con ricotta e noci vasetto 190 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Naturama cipolline aromatizzate con aceto di vino vasetto 340 GR ">1 x Esselunga Naturama cipolline aromatizzate con aceto di vino vasetto 340 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga carciofini in olio di oliva vasetto 290 GR ">1 x Esselunga carciofini in olio di oliva vasetto 290 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Findus Piselli Novelli surgelati 1000 GR ">2 x Findus Piselli Novelli surgelati 1000 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Findus That's Amore Zuppa del Casale ortolana surgelata busta 600 GR ">1 x Findus That&#39;s Amore Zuppa del Casale ortolana surgelata busta 600 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Findus That's Amore Zuppa Tradizionale con orzo e farro surgelata busta 600 GR ">2 x Findus That&#39;s Amore Zuppa Tradizionale con orzo e farro surgelata busta 600 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Buitoni La Valle degli Orti Minestrone di Legumi 600 GR ">1 x Buitoni La Valle degli Orti Minestrone di Legumi 600 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Haagen-Dazs Minissime ministecchi al chocolate e cookies 225 GR ">1 x Haagen-Dazs Minissime ministecchi al chocolate e cookies 225 GR </span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Haagen-Dazs Minissime ministecchi al chocolate e cookies 225 GR ">Le <strong>orecchiette </strong>spiccano per ricercatezza; le <strong>pringles </strong>sono routine ammazzatempo; la <strong>polpa di pomodoro</strong> richiede quella mezzora in pi&ugrave; sottratta all&#39;integrazione sociale in una citt&agrave; tendenzialmente poco accogliente. L&#39;<strong>Haagen-Dazs</strong>, chocolate e cookies, &egrave; delizia solitaria: quintessenza dell&#39;home entertainment.</span></span></span></p>
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<p>L&#39;ottobre del 2006 (ordine n. <strong>8340159</strong>) &egrave; gi&agrave; pregno di sregolatezze:</p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Galbani Santa Lucia mozzarella 125 GR ">1 x Galbani Santa Lucia mozzarella 125 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Polenghi Latte UHT intero brick 3x 200 ML ">2 x Polenghi Latte UHT intero brick 3x 200 ML <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Burro tradizionale 250 GR ">1 x Esselunga Burro tradizionale 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Danone Actimel bevanda probiotica ricca di fermenti lattici multifrutti bottigliette 6 x 100 GR ">2 x Danone Actimel bevanda probiotica ricca di fermenti lattici multifrutti bottigliette &#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Barilla Mulino Bianco Pane al Grano Duro morbido a fette confezione 400 GR ">1 x Barilla Mulino Bianco Pane al Grano Duro morbido a fette confezione 400 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Ravioli freschi con ripieno di zucca 250 GR ">1 x Esselunga Ravioli freschi con ripieno di zucca 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Rana Tortelloni con ripieno di ricotta e spinaci 250 GR ">1 x Rana Tortelloni con ripieno di ricotta e spinaci 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Buitoni Fagottini con ripieno di basilico e ricotta 250 GR ">1 x Buitoni Fagottini con ripieno di basilico e ricotta 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Kellogg's Special K classic scatola 375 GR ">1 x Kellogg&#39;s Special K classic scatola 375 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Ferrero Kinder Colazione Piu' 10 merendine con malto e cinque cereali pacchetto 300 GR ">1 x Ferrero Kinder Colazione Piu&#39; 10 merendine con malto e cinque cereali pacchetto 300 G&#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Senza Zucchero brioche all'uvetta senza zucchero aggiunto - 50% di grassi pacchetto 200 GR ">1 x Senza Zucchero brioche all&#39;uvetta senza zucchero aggiunto &#8211; 50% di grassi pacchetto 2&#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Knorr pasta e fagioli  busta 182 GR ">1 x Knorr pasta e fagioli busta 182 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Knorr minestrone di pasta busta 133 GR ">1 x Knorr minestrone di pasta busta 133 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Knorr Risotteria con carciofi perfettamente mantecato, pronto in 15 minuti busta 175 GR ">2 x Knorr Risotteria con carciofi perfettamente mantecato, pronto in 15 minuti busta 175 &#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga crackers salati confezione 500 GR ">1 x Esselunga crackers salati confezione 500 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Valfrutta mais dolce lattina 3x 285 GR ">1 x Valfrutta mais dolce lattina 3x 285 GR </span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Valfrutta mais dolce lattina 3x 285 GR ">I <strong>latticini </strong>aspirano al bianco del resettaggio. Poi <strong>tortelloni, fagottini, ravioli, merendine, risotti in busta</strong>. Sparisce ogni velleit&agrave; artigianale. La <strong>risotteria Knorr</strong> con carciofi perfettamente mantecato (robetta, a ripensarci) </span></span></span>si conquista l&#39;onore della doppia busta. Gli <strong>zuccheri </strong>s&#39;infiltrano, guadagnano rango. E&#39; l&#39;autunno della disperazione.</p>
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<p>L&#39;estate 2007 &egrave; fresca di qualche ottimismo.</p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga Bio pesche gialle da agricoltura biologica (categoria II) vassoio 700 GR ">1 x Esselunga Bio pesche gialle da agricoltura biologica (categoria II) vassoio 700 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga pomodorini Grappolo ( categoria I ) vaschetta 550 GR ">2 x Esselunga pomodorini Grappolo (categoria I) vaschetta 550 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Rana Gnocchetti di patate 500 GR ">1 x Esselunga olive verdi piccanti. Prodotto fresco e pronto al consumo busta sottovuoto &#8230;<br />
		1 x Rana Gnocchetti di patate 500 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Kellogg's All Bran Flakes fiocchi di frumento integrale scatola 375 GR ">2 x Kellogg&#39;s All Bran Flakes fiocchi di frumento integrale scatola 375 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Nescafe' Gran Aroma caffe' solubile barattolo 100 GR ">1 x Nescafe&#39; Gran Aroma caffe&#39; solubile barattolo 100 GR </span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Nescafe' Gran Aroma caffe' solubile barattolo 100 GR ">Meno plastica. <strong>Pesche gialle biologiche</strong>. <strong>Fiocchi integrali </strong>a colazione. C&#39;&egrave; profumo di novit&agrave;. Sono trascorsi mesi bui. Ora sto avviando le carte per il visto d&#39;ingresso in un altro paese: esce Milano &#8211; fine primo atto. </span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Nescafe' Gran Aroma caffe' solubile barattolo 100 GR ">Non c&#39;&egrave; memoria ne</span></span></span>ppure per <a href="http://www.dagnyc.com/">D&#39;Agostino</a>, meta delle mie spese newyorkesi: ma i ricordi sono gi&agrave; pi&ugrave; chiari (ed esotici). Ora vedo che sul sito c&#39;&egrave; lo shopping online, se spendi almeno 50 dollari. Anche D&#39;Ag persegue il virtuale. A me sarebbe servito a poco: l&#39;attivit&agrave; domestica era minimalista e il deli dietro l&#39;angolo. <strong>Greenwich Street</strong> brulicava di cose: rimanere in casa a Manhattan &egrave; una pratica perversa &#8211; anche solo qualche dollaro di <strong>pizza regular cheese</strong> all&#39;angolo con Hudson &egrave; gesto pi&ugrave; significativo di un&#39;improvvisazione artigianale in un cucinino-corridoio senza finestre.</p>
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<p>Nella impeccabile memoria di Esselunga, torno a esistere solo con l&#39;ordine <strong><span class="blu"><span class="big">18219770 </span></span></strong><span>, consegnato il <strong>29 luglio 2009</strong>. Sono gi&agrave; a Milano da quasi sette mesi, ma sono tornato a perlustrare le strade. A scoprire i posti. <br />
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga arance Navelinas ( categoria I ) rete 1 KG ">1 x Esselunga arance Navelinas ( categoria I ) rete 1 KG <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga limoni ( categoria I, calibro 4 - 5 ) rete 1 KG ">1 x Esselunga limoni ( categoria I, calibro 4 &#8211; 5 ) rete 1 KG <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Bio meloni da agricoltura biologica ( categoria II ) filmato 800 GR ">2 x Esselunga Bio meloni da agricoltura biologica ( categoria II ) filmato 800 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga fragole ( categoria I ) vaschetta 250 GR ">3 x Esselunga fragole ( categoria I ) vaschetta 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga ananas a fette al naturale. Prodotto fresco e pronto al consumo 750 GR ">1 x Esselunga ananas a fette al naturale. Prodotto fresco e pronto al consumo 750 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga avocados (categoria I) vaschetta 450 GR ">1 x Esselunga avocados (categoria I) vaschetta 450 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga cipolle di Tropea IGP 350 GR ">1 x Esselunga cipolle di Tropea IGP 350 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga peperoncini dolci ( categoria I) vassoio 500 GR ">1 x Esselunga peperoncini dolci ( categoria I) vassoio 500 GR </span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga peperoncini dolci ( categoria I) vassoio 500 GR ">La frutta fresca</span></span></span>. <strong>Arance, limoni, meloni, fragole, ananas, avocados</strong>. Avocados. Ho imparato a fare il <strong>guacamole</strong>. In verit&agrave;, ho improvvisato. Non &egrave; difficile. E&#39; venuto bene: il pubblico intingolava sorridendo.</p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga pesche gialle ( categoria I ) vassoio 1100 GR ">1 x Esselunga pesche gialle ( categoria I ) vassoio 1100 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Fichi d'India ( categoria I ) vassoio 1000 GR ">1 x Esselunga Fichi d&#39;India ( categoria I ) vassoio 1000 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga uva bianca Italia di Sicilia ( categoria I ) vassoio 900 GR ">1 x Esselunga uva bianca Italia di Sicilia ( categoria I ) vassoio 900 GR <br />
		</span></span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga finocchi ( categoria I ) vassoio 1000 GR ">1 x Esselunga finocchi ( categoria I ) vassoio 1000 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga mais dolce fresco vassoio 500 GR ">2 x Esselunga mais dolce fresco vassoio 500 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga melanzane Viola ( categoria I ) vassoio 600 GR ">1 x Esselunga melanzane Viola ( categoria I ) vassoio 600 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Naturama insalata Allegra, gia' pulita e lavata a base di valeriana, scarola, radicchio rosso. Prodotto fresco e pronto al consumo busta 200 GR ">1 x Esselunga Naturama insalata Allegra, gia&#39; pulita e lavata a base di valeriana, scarol&#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Naturama insalata mista, gia' pulita e lavata, a base di indivia riccia, radicchio di chioggia, indivia scarola, pan di zucchero. Prodotto fresco e pronto al consumo busta 250 GR ">1 x Esselunga Naturama insalata mista, gia&#39; pulita e lavata, a base di indivia riccia, ra&#8230;<br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Basilico  vaschetta 30 GR ">1 x Esselunga Basilico vaschetta 30 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Naturama patate rete 1 KG ">1 x Esselunga Naturama patate rete 1 KG<br />
		</span></span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga Bio ceci secchi da agricoltura biologica sacchetto 500 GR ">1 x Esselunga Bio ceci secchi da agricoltura biologica sacchetto 500 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Bio lenticchie secche da agricoltura biologica sacchetto 500 GR ">3 x Esselunga Bio lenticchie secche da agricoltura biologica sacchetto 500 GR</span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Esselunga Naturama patate rete 1 KG ">Un mese dopo (ordine n. </span></span></span><span class="blu"><span class="big"><strong>18364922</strong>) riprovo le pesche gialle. I <strong>fichi d&#39;india</strong> a me non piacciono, ma a <strong>lei</strong> tantissimo. Rimedio con l&#39;uva. Con i <strong>finocchi </strong>faccio un&#39;ottima insalata invernale (con noci e arance). Con le <strong>melanzane </strong>ho imparato a fare delle polpette. La ricetta &egrave; semplice: il trucco &egrave; lasciare un po&#39; le melanzane nell&#39;acqua salata e poi strizzarle per bene: perdono opportunamente un po&#39; di amarognolo. Dentro la polpetta di melanzana, un pezzettino di <strong>scamorza affumicata</strong>: lei non pu&ograve; mangiarla, cos&igrave; faccio due versioni: una pi&ugrave; rotonda, l&#39;altra pi&ugrave; ellittica, per segnalare l&#39;ingrediente variabile. Un chilo e mezzo di <strong>lenticchie</strong>: finiranno presto, adoriamo le zuppe di lenticchie. Lei ha un ingrediente segreto (che poi per&ograve; ho scoperto con un trucco sleale): devo uscire dalla cucina quando va inserito. </span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Kraft Philadelphia formato famiglia 250 GR ">3 x Kraft Philadelphia formato famiglia 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title=" Prosciutto crudo di San Daniele DOP affettato fresco 100 GR ">1 x Prosciutto crudo di San Daniele DOP affettato fresco 100 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Centrale del latte di Milano Burro di panna pastorizzata panetto 250 GR ">1 x Centrale del latte di Milano Burro di panna pastorizzata panetto 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Kraft Margarina Valle' Allegee Omega3 a ridotto tenore di grassi 250 GR ">1 x Kraft Margarina Valle&#39; Allegee Omega3 a ridotto tenore di grassi 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Panna fresca 500 ML ">1 x Esselunga Panna fresca 500 ML <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Scotti Chiccolat bevanda a base di riso 100% vegetale brick 1 LT ">2 x Scotti Chiccolat bevanda a base di riso 100% vegetale brick 1 LT <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga Bio 6 Uova fresche di gallina da agricoltura biologica 6 PZ ">1 x Esselunga Bio 6 Uova fresche di gallina da agricoltura biologica 6 PZ <br />
		</span></span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Mc Vitie's The Original Digestive gli unici biscotti originali inglesi confezione 400 GR ">1 x Mc Vitie&#39;s The Original Digestive gli unici biscotti originali inglesi confezione 400&#8230;<br />
		</span> </span><span class="ordiniprec" title="Paneangeli zucchero a velo busta 125 GR ">1 x Paneangeli zucchero a velo busta 125 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Paneangeli zucchero velo vaniglinato busta 125 GR ">1 x Paneangeli zucchero velo vaniglinato busta 125 GR <br />
		</span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Maizena amido di mais per dolci scatola 250 GR ">1 x Maizena amido di mais per dolci scatola 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Paneangeli fecola di patate scatola 250 GR ">1 x Paneangeli fecola di patate scatola 250 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Esselunga farina bianca tipo 00 di grano tenero sacchetto 1 KG ">2 x Esselunga farina bianca tipo 00 di grano tenero sacchetto 1 KG <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Paneangeli lievito per dolci vaniglinato busta 10 x 16 GR ">1 x Paneangeli lievito per dolci vaniglinato busta 10 x 16 GR <br />
		</span> <span class="ordiniprec" title="Paneangeli vanillina aroma per dolci busta 3 GR ">1 x Paneangeli vanillina aroma per dolci busta 3 GR </span></span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Paneangeli zucchero velo vaniglinato busta 125 GR "><br />
		</span></span></span></p>
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<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Paneangeli vanillina aroma per dolci busta 3 GR ">Il <strong>27 gennaio 2010 </strong>(ordine n. </span></span></span><span class="blu"><span class="big"><strong>20540704</strong>) </span></span><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Paneangeli vanillina aroma per dolci busta 3 GR ">mi sono gi&agrave; dato ai dolci. La <strong>torta di mele</strong> &egrave; ormai un classico del mio repertorio. La sperimentazione sofisticata &egrave; invece la <strong>cheese cake</strong>: biscotti <strong>mc vitie&#39;s</strong> per il fondo, tanta <strong>philadelphia</strong>. E&#39; venuta un po&#39; sbruciacchiata: ma &egrave; colpa del forno, giuro. Il resto era buono.<br />
	</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="blu"><span class="big"><span class="ordiniprec" title="Paneangeli vanillina aroma per dolci busta 3 GR ">Ho appena immesso un nuovo ordine (n. </span></span></span><span class="blu"><span class="big"><strong>21286603</strong>) per rimediare a qualche dimenticanza: mancava il <strong>Napisan </strong>e il detersivo per la lavatrice, ma anche i <strong>panni swiffer</strong> catturapolvere &#8211; tutta la materia delle pulizie mi risulta sinceramente impenetrabile e sono stato giustamente corretto. Ma ho comprato il cioccolato e le uova per fare la mia nuova <strong>mousse di cioccolato al peperoncino</strong>. Dopo la sperimentazione domestica, siamo d&#39;accordo di somministrarla a qualche ospite. Ho parecchia fiducia nella mia mousse di cioccolato al peperoncino, state sereni. La memoria si ricompone felice. </span></span></p>
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		<title>Spolpatevi il vostro tenero barboncino</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 12:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[comodo ma come dire poca soddisfazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non avete comprato il lussureggiante coffee-table book del New York Times che consigliavo l&#8217;ultima volta (lo so che questa rubrica non la leggete, ma perch&#233; sto ancora a perder tempo?), rifatevi con l&#8217;idea di Andrew Sullivan. La rubrica The View From My Window, nel prolificissmo blog di Sullivan ospitato dall&#8217;Atlantic, &#232; una delle pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se non avete comprato il lussureggiante coffee-table book del New York Times che <a target="_blank" href="http://inkiostro.splinder.com/post/21403662/Farabutti#21403662">consigliavo l&#8217;ultima volta </a>(lo so che questa rubrica non la leggete, ma perch&eacute; sto ancora a perder tempo?), rifatevi con l&#8217;idea di Andrew Sullivan. La rubrica <strong>The View From My Window</strong>, nel prolificissmo blog di Sullivan ospitato dall&#8217;Atlantic, &egrave; una delle pi&ugrave; belle della blogosfera: una sorta di selezionatissimo micro-flickr collettivo, forzato nella prospettiva (sono tutte foto scattate, appunto, dalla propria finestra) e nell&#8217;occasione (sono, almeno cos&igrave; viene da pensare, foto scattate da lettori seduti al computer), che restituisce delicatamente al blog (al blog come medium, insomma) il mondo esterno che talvolta sembra mancargli. Strade, piogge, campi, autunno, neve, grattacieli. Le cose del mondo (e per mondo s&#8217;intende dall&#8217;Alabama all&#8217;Afghanistan, dal Kenya al Colorado) che rientrano. Il 2.0 fatto di percezioni visive invece che di sproloqui verbosi. Sullivan <a target="_blank" href="http://www.blurb.com/books/946276">ne ha fatto un&#8217;antologia</a> che &egrave; un regalo di Natale niente male. A $29.95, <a target="_blank" href="http://www.blurb.com/bookstore/detail/946276">qua</a>. Ma potete aspettare (<a target="_blank" href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/2009/11/announcing-the-view-from-your-window.html">o contribuire a far s&igrave;</a>) che il prezzo si abbassi un bel po&#8217;. </p>
<p><strong>Jonathan Safran Foer</strong>, a 32 anni, &egrave; uno scrittore americano parecchio affermato. I suoi due romanzi hanno numerosi fan e dal primo ci hanno fatto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0404030/" target="_blank">un film con Elijah Wood</a> (all&#8217;adattamento del secondo, pare, ci stanno lavorando). Qualche giorno fa &egrave; uscito il suo primo libro di non-fiction che sta facendo discutere assai. L&#8217;Huffington Post gli ha dedicato <a href="http://www.huffingtonpost.com/tag/eating-animals-jonathan-safran-foer" target="_blank">una sfilza di interventi</a>. Il New Yorker una <a href="http://www.newyorker.com/arts/critics/books/2009/11/09/091109crbo_books_kolbert" target="_blank">lunga recensione</a>. Il NYT Magazine un <a href="http://www.nytimes.com/2009/10/11/magazine/11foer-t.html?_r=1" target="_blank">superpezzone</a>. <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703574604574499880131341174.html" target="_blank">E</a> <a href="http://www.latimes.com/entertainment/news/la-ca-jonathan-safran-foer8-2009nov08,0,2918198.story" target="_blank">cos&igrave;</a> <a href="http://www.vanityfair.com/online/culture/2009/11/05/jonathan-safran-foer-reads-from-eating-animals.html" target="_blank">via</a>. JSF &egrave; vegetariano. O meglio, ha provato a esserlo, saltuariamente e faticosamente, da quando la babysitter ha detto a lui e al fratello, davanti al piatto di pollo lasciato in caldo dalla madre: &quot;Ma voi lo sapete che il pollo &egrave; pollo, vero?&quot;. Solo con la nascita del figlioletto, per&ograve;, ha deciso che la virt&ugrave; prevalesse sulle debolezze del palato. E si &egrave; lanciato in un viaggio-inchiesta sugli orrori dell&#8217;industria alimentare USA e sull&#8217;inspiegabile incoerenza per cui gli americani sembrano adorare gli animali (46.000.000 di famiglie ha un cane; 38.000.000 hanno un gatto; 13.000.000 hanno un acquario per un totale di 170.000.000 di pesci; spendono complessivamente 40.000.000.000 di dollari per i loro cari animali, di cui 17 miliardi per il cibo e 12 miliardi per il veterinario) ma non si pongono minimamente il problema di addentare la bistecca di una mucca a cui hanno sparato un bullone in testa (e che dopo, spesso mentre era ancora pienamente cosciente, hanno scuoiato e smembrato). Gli Americani mangiano 12.250.000.000 di chili di carne bovina l&#8217;anno, pi&ugrave; o meno 35.000.000 di mucche. Mangiano 10.500.000.000 di chili di maiale, pi&ugrave; o meno 115.000.000 di maiale. E circa 9.000.000.000 di volatili. Secondo me bisogna leggere <strong>Eating Animals</strong>: lo comprate <a href="http://www.ibs.it/book/9780316069908/foer-jonathan-safran/eating-animals.html" target="_blank">qui</a>, a &euro;17,61. </p>
<p>Tempo fa, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_%28writer%29">quel tizio</a> ci convinse che il futuro del business era vendere pochi (o addirittura pochissimissimi) pezzi di molti (moltissimi, in verit&agrave;) articoli diversi (oltre a continuare a vendere moltissimi pezzi di pochi articoli di successo). Era il tripudio del consumo di nicchia che non era pi&ugrave;, appunto, di nicchia, ma aspirava ad essere la normalit&agrave;: una normalit&agrave; fatta di un numero altissimo di nicchie pi&ugrave; o meno grandi. Ciononostante, coloro che decidono di produrre e vendere dvd italiani (che si leggano in lettori italiani e che abbiano sottotitoli italiani per chi non sa la lingua originale) non ne vogliono sapere. E l&#8217;idea di vendere poche (o forse pochissime) copie di <a target="_blank" href="http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2008-2009/s/synecdoche.htm"><strong>Synecdoche, New York</strong></a>, o di <a target="_blank" href="http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2006-2007/f/flandres.htm"><strong>Flandres</strong></a> (per fare due esempi notevolissimi e peculiari) li irrita. Perch&eacute;, si dice, i soldi si fanno sui volumi, non sulle code lunghe (e forse, dopotutto, &egrave; vero). Quindi, bisogna varcare l&#8217;oceano per recuperare (a prezzo pi&ugrave; che onesto) l&#8217;ultimo lavoro di Peter Greenaway (di cui &egrave; passato a Milano, giorni fa, il bruttarello <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=nyMqj1Prpmw"><strong>The Blue Planet</strong></a>), che, a differenza dei penultimi lavori di Peter Greenaway, &egrave; molto godibile anche in forma narrativamente tradizionale. <strong>Nightwatching</strong>, <a target="_blank" href="http://www.amazon.com/Nightwatching-Disc-Special-Martin-Freeman/dp/B002CLKOZG/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=dvd&amp;qid=1257939229&amp;sr=8-1">qua</a>, a&nbsp; $19.99 in edizione speciale due dischi con anche <a target="_blank" href="http://www.petergreenaway.info/content/view/136/64/"><strong>Rembrandt&#8217;s J&#8217;Accuse</strong></a>.</p>
<p>Spesa totale: 50 euri&nbsp;</p>
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		<title>Politico a chi? Consulta for dummies</title>
		<link>http://www.inkiostro.com/2009/10/09/politico-a-chi-consulta-for-dummies/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ipermerdaio]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni &#232; tutto un gran fermento di analisi e arzigogoli sul rispetto delle istituzioni, delle sentenze, sul ruolo della Consulta e su altre amene questioni. Vorrei fare qualche considerazione grossolana sulla natura &#34;politica&#34; della Corte Costituzionale e su ci&#242; che questo potrebbe voler dire: 1. La Corte Costituzionale, a differenza, ad esempio, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni &egrave; tutto un gran fermento di analisi e arzigogoli sul rispetto delle istituzioni, delle sentenze, sul ruolo della Consulta e su altre amene questioni. Vorrei fare qualche considerazione grossolana sulla <strong>natura &quot;politica&quot; della Corte Costituzionale</strong> e su ci&ograve; che questo potrebbe voler dire:</p>
<p><a name='more-21468061'></a>  <br />
1. La Corte Costituzionale, a differenza, ad esempio, della Corte di Cassazione, non &egrave; formata da giudici che, avanzando nella loro carriera, giungono infine a un traguardo cos&igrave; illustre. La corte ha formazione squisitamente politica, essendo costituita da <strong>15 giudici nominati </strong>per un terzo dal <strong>Presidente </strong>della Repubblica, per un terzo dal <strong>Parlamento </strong>e (solo) per un terzo dalle &quot;<strong>supreme magistrature</strong>&quot;. Questa composizione non &egrave; ovviamente casuale: il ruolo della Consulta &egrave; di porre un limite alla discrezionalit&agrave; del legislatore, un limite sostanziale al potere dei rappresentanti del popolo di legiferare. In questo senso, non si tratta di un giudice come gli altri. I giudici costituzionali sono un <strong>contrappeso al potere del Parlamento</strong>. Le leggi le fa il Parlamento, ma le leggi non possono disporre liberamente di certi questioni.</p>
<p>2. Il giudizio di costituzionalit&agrave; delle leggi &egrave; una faccenda estremamente delicata. Chiunque abbia mai dovuto cimentarsi con un codice, una legge o un problema di diritto sa bene che le norme giuridiche non hanno molto in comune con le equazioni matematiche. Il linguaggio umano &egrave; uno <strong>strumento ambiguo e polivalente</strong> e anche il legislatore pi&ugrave; capace lascia innumerevoli lacune, margini di dubbio, incertezze. Funziona cos&igrave;, non &egrave; un difetto di questa o quella legge (anche se ci sono norme migliori di altre, da questo punto di vista). E&#8217; una cosa connaturata alla legge. E, spesso, &egrave; fatto pure apposta: il legislatore &egrave; vago (o flessibile) perch&egrave; gli risulta impossibile prevedere tutti i vari casi della vita a cui quella norma dovr&agrave; applicarsi. A fare questo secondo lavoro, via via che i casi della vita si presentano, ci sono i vari operatori del diritto e, in ultimo, i giudici. <strong>L&#8217;utopia positivista</strong> del giudice-macchina che applica la legge senza interpretarla &egrave;, appunto, un&#8217;utopia. Si pu&ograve; discutere (e ci sono scaffali e scaffali di biblioteche che lo fanno) su limiti e modalit&agrave; di questa attivit&agrave; interpretativa. Ma non la si pu&ograve; eliminare. L&#8217;interpretazione &egrave; un&#8217;attivit&agrave; necessaria. Se questo succede per il pi&ugrave; specifico dei codicilli tecnici, figuriamoci per una norma costituzionale. La Costituzione, per sua stessa natura, parla una lingua assai pi&ugrave; aulica e generica: dispone un sacco di principi generali la cui applicazione &egrave; lasciata all&#8217;interprete. Prendiamo il famoso <strong>articolo 3</strong>, primo comma: <em>Tutti i cittadini&#8230; sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza eccetera</em>. La lettura spontaneista che invade oggi gran parte del paese &egrave; chiaramente infondata: l&#8217;art. 3 non vieta di certo al legislatore di prevedere <strong>trattamenti differenziati</strong> per diverse categorie di cittadini. Le leggi italiane (e di tutti i paesi) sono zeppe di trattamenti differenziati anche in materie delicatissime come il processo penale. E non &egrave; neppure vero che queste differenziazioni sono sempre fatte con legge costituzionale. Quello che dice l&#8217;articolo 3 (come &egrave; stato interpretato, di nuovo, da decenni di giurisprudenza costituzionale) &egrave;, in soldoni, che <strong>le differenziazioni fatte dal Parlamento debbano essere ragionevoli</strong>. Pi&ugrave; principio generale di cos&igrave; &egrave; difficile trovarne.</p>
<p>3. Anche qui, ci sono scaffali e scaffali di libri sulla faccenda della ragionevolezza e su cosa significhi realmente. Fatto sta che se alla Corte Costituzionale viene chiesto di valutare la compatibilit&agrave; di una certa norma con l&#8217;articolo 3 vuol dire &#8211; sempre grossolanamente &#8211; che le si sta chiedendo di esprimersi sulla ragionevolezza di un certo trattamento differenziato deciso dal Parlamento nei confronti di una categoria di persone o di situazioni. E&#8217; ragionevole che il codice penale mandi in carcere fino a due anni chi turba una <strong>cerimonia cattolica </strong>e diminuisca invece la pena se la cerimonia turbata non &egrave; cattolica? Non &egrave; ragionevole, dice la Corte (sentenza 327 del 2002) e fine del trattamento differenziato tra cerimonie cattoliche e non. E&#8217; ragionevole che il rapporto sessuale tra suocero e nuora debba essere punito come <strong>incesto</strong>, anche se suocero e nuora non sono parenti ma solamente affini? S&igrave;, dice la Corte, &egrave; ragionevole (sentenza 518 del 2000) e l&#8217;incesto tra affini in linea retta rimane in piedi.</p>
<p>4. Non solo il trattamento differenziato &egrave; ammesso dalla Costituzione, ma talvolta &egrave; proprio l&#8217;articolo 3 (nell&#8217;interpretazione formatasi negli anni) a richiederlo. In altre parole, situazioni diverse non possono essere <strong>irragionevolmente accomunate</strong> con un medesimo trattamento. Col tempo, poi, la Corte ha ideato anche nuove forme di sentenze, definite dai costituzionalisti &quot;<strong>sentenze manipolative</strong>&quot;, con cui non si dice semplicemente se una norma &egrave; conforme oppure no alla Costituzione, ma si dice cosa dovrebbe prevedere per superare il problema di costituzionalit&agrave;. Tipico il caso in cui la Corte sentenzia che la tal norma &egrave; incostituzionale nella parte in cui non prevede la tal cosa. Queste si chiamano sentenze additive, in quanto, a conti fatti, aggiungono un pezzo di norma che il Parlamento non aveva deliberato.</p>
<p>5. La stragrande maggioranza delle sentenze della Consulta sono noiosissime e trattano argomenti ultratecnici e specifici. Basta pescare a caso tra le questioni recentemente sottoposte all&#8217;esame della Corte: norme sui riparti di competenze in materia di cancellazione dalle liste elettorali, tassa sulle merci imbarcate e sbarcate, modalit&agrave; di erogazione dei finanziamenti relativi a certe funzioni attribuite alle Province eccetera eccetera. Sempre, per&ograve;, anche per le questioni pi&ugrave; tecniche, la Corte &egrave; chiamata a porre <strong>paletti e limiti al potere legislativo</strong>. A volte questi limiti sono pi&ugrave; meno scritti nero su bianco, pi&ugrave; spesso sono frutto di anni e anni di dottrina, interpretazioni, precedenti della stessa Corte, considerazioni sistematiche e parecchia altra roba complicata. Come tutte le sentenze (e come tutti i ragionamenti giuridici in generale) le sentenze della Corte Costituzionale <strong>possono suscitare obiezioni</strong> pi&ugrave; o meno grosse. E negli anni, la Corte ha pi&ugrave; volte esteso i confini dei suoi compiti, con estensione creativa della propria funzione.</p>
<p>6. La cosa &egrave; molto molto pi&ugrave; complessa di cos&igrave;, ma mi sembra che possiamo trarre alcune conclusioni. <strong>Primo</strong>, la Costituzione ammette trattamenti differenziati e addirittura in certi casi li impone, purch&eacute; siano ragionevoli. <strong>Secondo</strong>, i trattamenti differenziati possono riguardare anche principi e materie molto importanti, come la procedura penale (vedi il Tribunale dei Ministri), le immunit&agrave; et similia (vedi il Presidente della Repubblica, i diplomatici, gli stessi giudici della Consulta), la famiglia eccetera. <strong>Terzo</strong>, i trattamenti differenziati non sono una deroga all&#8217;art. 3: qualsiasi trattamento differenziato deve essere ragionevole e questo &egrave;, in soldoni, quel che dice proprio l&#8217;art. 3. <strong>Quarto</strong>, i trattamenti differenziati non devono essere per forza introdotti con legge costituzionale (esempio: &egrave; una legge ordinaria che dice che i componenti del CSM non sono punibili penalmente per le opinioni espresse nello svolgimento della loro funzione). <strong>Quinto</strong>, il compito della Corte confina (e spesso si confonde) con un compito &quot;politico&quot;, in senso alto: pone limiti di contenuto al potere legislativo del Parlamento eletto dal popolo. E&#8217;&nbsp; vero che la discrezionalit&agrave; della Corte &egrave; limitata e circoscritta, ma spesso &egrave; impossibile fissare il limite tra la valutazione tecnica e quella politica: dire il contrario &egrave; un po&#8217; ipocrita.</p>
<p>7. La funzione della Corte Costituzionale &egrave; dunque <strong>politica, in senso lato e nobile</strong>. E non c&#8217;&egrave; vergogna a dirlo. Diciamo di pi&ugrave;: data la vaghezza e la natura di molti principi, il giudizio costituzionale si presta molto a far trapelare le concezioni ideologiche e politiche di chi decide. Scoprire quindi che la Consulta decide in modo (latamente) politico &egrave; una non-notizia.</p>
<p>8. Il problema di questi giorni non &egrave; questo. Quali che saranno le motivazioni della sentenza sul Lodo Alfano, saranno discutibili e ha poco senso dire che &quot;<em><a href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/09/articoli-determinativi/" target="_blank">qualunque cosa decida &egrave; giusta per definizione: &egrave; praticamente la Costituzione stessa</a></em>&quot;. Certo, &egrave; giusta per definizione come lo &egrave;, in un processo penale, una condanna definitiva della Cassazione. In altre parole, potrebbe benissimo contenere ragionamenti giuridici discutibili o addirittura incoerenti, ma la legge dice che a un certo punto qualcuno deve prendere una decisione finale. Punto. Per quel che ne so, in tempi di <strong>convivenza civile normale</strong>, una norma del codice di procedura penale che prevedesse la sospensione temporanea &agrave; la Alfano sarebbe probabilmente passata inosservata. O forse no. E&#8217;, appunto, discutibile.</p>
<p>9. Il problema &egrave; un altro. E&#8217; che si accusa la Corte di essere <strong>faziosa in modo doloso</strong> e di agire deliberatamente a danno di un altro potere costituzionale. Anzi: si accusano poteri e organi e stampa e imprenditori di concertare a danno di un potere dello Stato. </p>
<p>10. I ragionamenti di diritto, anche quelli banali e imperfetti fatti qua, non c&#8217;entrano un bel niente. Il problema &egrave; che la <strong>civitas italiana </strong>si &egrave; sfasciata del tutto e dobbiamo solo sperare che non finisca in un coma irreversibile.</p>
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		<title>Censure mediatiche</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ahiku]]></category>
		<category><![CDATA[taglio cose copio gente]]></category>

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		<description><![CDATA[(via)]]></description>
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<p>(<a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/2009/10/my-favorite-memo-ever.html" target="_blank">via</a>)</p>
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		<title>Farabutti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 12:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[comodo ma come dire poca soddisfazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Siate almeno dei farabutti beneducati. Dedicatevi alle letture sovversive, o quantomeno oblique, invece che indagare le minchiate dell&#8217;Internet. Spendeteli questi soldi (o quelli di pap&#224;, insomma) per darvi un&#8217;istruzione e un tono. Questa volta facciamo i seri. Arrivo in ritardo, ma ne vale la pena. Il romanzo d&#8217;esordio di Josh Bazell, Vedi di non morire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siate almeno dei farabutti beneducati. Dedicatevi alle letture sovversive, o quantomeno oblique, invece che indagare le minchiate dell&#8217;Internet. Spendeteli questi soldi (o quelli di pap&agrave;, insomma) per darvi un&#8217;istruzione e un tono. Questa volta facciamo i seri.</p>
<p>Arrivo in ritardo, ma ne vale la pena. Il romanzo d&#8217;esordio di Josh Bazell, <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788806195588/bazell-josh/vedi-non-morire"><strong><em>Vedi di non morire</em></strong></a>, &egrave; intrattenimento purissimo. Si legge d&#8217;un fiato, &egrave; spassosissimo e ha un ritmo che spero faccia impallidire i tanti (troppi, suvvia) che si sono convinti che una narrazione sfrontata in prima persona in un contesto massimalista basti per fare un buon romanzo. 14 euri e 80 centesimi, su IBS.</p>
<p>I paradossi del <em>culture snob</em> sono tanti e tra questi c&#8217;&egrave; quello noto come Il Doppio Standard del Libro-Come-Oggetto. Amare la fisicit&agrave; dell&#8217;oggetto-libro &egrave; una pratica ammessa; &egrave; tuttavia vietatissimo il librazzo da soggiorno, quello da esporre sul ripiano basso del coffee table (sotto, cio&egrave;, il ripiano alto di vetro che funge da teca illustrativa). Un ingenuo potrebbe obiettare che in entrambi i casi si rende omaggio all&#8217;oggettualit&agrave; del libro, ma un vero snob sa la differenza tra un libro reso oggetto dal tuo amore e un libro prodotto come oggetto da gente senza cuore. Il dilemma, per&ograve;, &egrave; risolto: <a target="_blank" href="http://www.amazon.com/gp/product/1579127495/ref=ox_ya_oh_product"><strong><em>The New York Times: The Complete Front Pages: 1851-2008 </em></strong></a>mette d&#8217;accordo il coffee-table book col vezzo liberal, anglofono e acculturato. A soli 37,10 dollari su Amazon USA.</p>
<p>Prima riflessione seria. Michela Marzano, nata a Roma nel &#8217;70, ha studiato a Pisa e poi &egrave; fuggita (assieme al suo cervello, come vuole il motto) in Francia. Fino a diventare, secondo <a target="_blank" href="http://hebdo.nouvelobs.com/hebdo/parution/p2292/dossier/a385261-les_50_stars_de_la_pens%C3%A9e.html"><em>Le Nouvel Observateur</em></a>, uno dei 50 pi&ugrave; influenti pensatori di Francia (e una delle sole sette donne della lista).&nbsp; Qualche mese fa &egrave; uscito per Mondadori un suo bel saggio sullo sconfinamento dell&#8217;ideologia aziendale e manageriale dal luogo di lavoro alla vita privata e al saper essere: il lavoro come realizzazione di s&eacute;, come partecipazione creativa ed entusiasta alla propria condizione di dipendenza e precariet&agrave;. Scrive Marzano che il dipendente modello &egrave; <span>un  individuo impegnato che deve credere nel suo lavoro e trovarvi   motivo di felicit&agrave;: elastico, flessibile e versatile, deve riuscire  a  trovare esaltante tutto ci&ograve; che &egrave; alienante</span>. Il saggio non svela arcani, ma ripercorre e d&agrave; una veste organica suggestiva e provocatoria alla storia di questo fenomeno. <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788804591290/marzano-michela/estensione-del-dominio-della.html"><strong><em>Estensione del Dominio della Manipolazione</em></strong></a>, &euro; 15,30 su IBS.</p>
<p>Seconda riflessione seria. Sul corpo berlusconiano (sia nel senso di corpo di Berlusconi sia in quello di corpo nell&#8217;era berlusconiana) si ragiona spesso. Lo fa <a target="_blank" href="http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2009-2010/v/videocracy.htm"><em>Videocracy</em></a> con risultati medi ma a tratti efficacissimi. Lo fa il bel documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, <em><a target="_blank" href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">Il Corpo delle Donne</a>.&nbsp;</em> Lo fanno alcuni saggi che indagano l&#8217;uso del corpo da parte del leader postmoderno dell&#8217;Italia degli Anni Zero: <a target="_blank" href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-parotto_giuliana/sku-12790199/sacra_officina_la_simbolica_religiosa_di_silvio_berlusconi_.htm">quello</a> di Giuliana Parotto e quello, piacevole e documentato e intelligente, di Marco Belpoliti, <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788860885425/belpoliti-marco/corpo-del-capo.html"><strong><em>Il corpo del capo</em></strong></a>. Belpoliti studia il corpo mediale di Berlusconi, la sua cura e la sua rappresentazione politica, dalle foto degli anni settanta al fotoromanzo <em>Una storia italiana</em>; dalle fotografie della Discesa in Campo sino a quelle dei recenti incontri con Gheddafi. Nove euri e sessanta centesimi, su IBS.</p>
<p>Leggere troppo rovina gli occhi. Se non avete avuto la prontezza di accaparrarvi un posto alla Scala, a un prezzo decente, per l&#8217;<a target="_blank" href="http://www.teatroallascala.org/it/stagioni/2008_2009/opera-e-balletto/orfeo.html">Orfeo di Monteverdi con regia, scene e luci di Robert Wilson</a> (ma <a target="_blank" href="http://sell.charta.it/cgi-bin/mrscala?org_code=153&amp;filtro=orfeo">ne trovate ancora</a>, per domani sabato o marted&igrave; prossimo, ma a non meno di 180 euri cadauno), potete rifarvi (e non &egrave; un premio di consolazione) con i <a target="_blank" href="http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/portale/palreale.nsf/wall/DSEV-7SXMA9"><strong><em>VOOM Portraits</em></strong></a> (sempre di Wilson) esposti a Palazzo Reale, a Milano, fino al 4 ottobre. Dovreste sbrigarvi, credetemi. &euro; 9, ridotto 7,50.</p>
<p>Per la cenetta tra amici in cui sfoggerete le vostre considerazioni sul corpo berlusconiano, i corpi di Robert Wilson e i pensatori pi&ugrave; in voga di Francia, una bottiglia di <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Cucina/grubrica.asp?ID_blog=56&amp;ID_articolo=462&amp;ID_sezione=98&amp;sezione="><strong>Ribolla Anfora </strong></a>del 2001 della cantina di Josko Gravner, una meraviglia di vino radicale. La trovate anche a 45 euro.</p>
<p>Spesa totale: circa 120 euro.<br />
Disgustosi Radical Chic</p>
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		<title>Stronzate</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 21:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[comodo ma come dire poca soddisfazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Notificazione di presenza sul web dell&#8217;autorevole blogger Trino (Zanzotto mi soccorra). Non ci resta che consumare. I capi ci manipolano? I concittadini non rinsaviscono? I libertini s&#8217;indignano? Il declino economico procede? Il sistema contempla una soluzione semplice: utilizzare il denaro con cui i capitalisti ci pagano per costruirci un alibi intellettuale (non siamo come gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rss:item">Notificazione di presenza sul web dell&#8217;autorevole blogger Trino (Zanzotto mi soccorra).</p>
<p>Non ci resta che consumare. I capi ci manipolano? I concittadini non rinsaviscono? I libertini s&#8217;indignano? Il declino economico procede? Il sistema contempla una soluzione semplice: utilizzare il denaro con cui i capitalisti ci pagano per costruirci un alibi intellettuale (non siamo come gli altri, suvvia) e che il resto si fotta (il disgusto &egrave; forte, no?). Spendiamo questi denari, ordunque. A punti.</p>
<p>- &nbsp; <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.list/object_id/9bbc6296-dad9-40bf-a9a3-9f9b1c0e90d0/BargianBooks.cfm">McSweeney&#8217;s fa i saldi</a>! Volumi lievemente danneggiati (ma forse no) svenduti a prezzi d&#8217;occasione! Cinque dollari, tipo. O dieci dollari. Io compro subito: <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/ae1b154e-b078-49c3-9c8b-8a9063d920bb/HowtoDressforEveryOccasion.cfm">How to dress in every occasion by the Pope</a>, <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/a5a413e1-0956-4bbd-abf4-2d580df94926/HowWeAreHungry.cfm">How we are hungry</a> di Dave Eggers, <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/4a11d31a-9ca2-42f7-97ed-7767500de078/YouShallKnowOurVelocity.cfm">You Shall Know Our Velocity</a>, sempre di Eggers, <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/2fb2bc2f-8fb7-4b80-a52c-c3b219b37cfd/PolysyllabicSpree.cfm">Polysillabic Spree</a> di Nick Hornby, <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/b0cbb2b8-1577-4500-a52a-4d7000691bb5/ShakespeareWroteforMoney.cfm">Shakespeare wrote for money</a>, sempre di Hornby e <a target="_blank" href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/8d3f53fb-8fab-4bd2-a4b5-3c9944b53e47/MapsandLegends.cfm">Maps and Legends</a> di Michael Chabon. Ma che bellezza. A soli 40 dollari in totale! Peccato che poi, se voglio farmeli arrivare in 2/6 settimane il totale fa $96,95 &#8211; se voglio quantomeno ricevere il pacco prima di scordarmi di averlo ordinato (cio&egrave; corriere &quot;espresso&quot; in 1/2 settimane), ci vogliono $154,89. L&#8217;America &egrave; lontana. E su Amazon UK la stessa lista di libri con consegna in 4/7 giorni lavorativi viene $131.33. Con, in aggiunta, <a target="_blank" href="http://www.amazon.co.uk/Road-Cormac-McCarthy/dp/0330447548/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1246987046&amp;sr=8-1">The Road</a> di MacCarthy! E non sono neppure lievemente danneggiati! Compro tutto su Amazon.</p>
<p>-&nbsp; L&#8217;anno scorso, una tipa scrisse una cosa parecchio carina su McSweeney&#8217;s (di nuovo, ma stavolta lo riabilitiamo). Era <a target="_blank" href="http://www.mcsweeneys.net/2008/7/30schmelling.html">l&#8217;Amleto in versione &quot;feed di Facebook&quot;</a>. Qualche giorno fa, la stessa tipa &#8211; che si chiama <a href="http://maidenswhodontfloat.com/about-sarah/" target="_blank">Sarah</a> &#8211; mi scrive per dirmi che con la stessa carinissima idea ci ha fatto un libro &#8211; del tipo <a target="_blank" href="http://maidenswhodontfloat.com/about-the-book/">I Grandi Classici S&#8217;Iscrivono su Facebook</a>. Secondo me il libro sar&agrave; fico almeno quanto il pezzo su Amleto. E siccome l&#8217;agente europea di Sarah &#8211; che invece si chiama Daisy &#8211; mi sta pure simpatica, lancio un appello a tutti gli editors e gli editori l&agrave; fuori che hanno fiuto per talento e affari: traduciamo &#8216;sto libro in italiano e vedrete che sar&agrave; un piccolo successo. Scrivete a Inkiostro, che lui scrive a me e io scrivo a Daisy. Per gli altri, che non sono n&eacute; editors n&eacute; editori, pre-ordinatelo. <a target="_blank" href="http://www.amazon.co.uk/Ophelia-Joined-Group-Maidens-Float/dp/0452295734/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1243973856&amp;sr=1-1">Sempre su Amazon UK</a>. A meno di &pound;9.</p>
<p>- Qual &egrave; il film della stagione 2008-2009? <a href="http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2008-2009/s/synecdoche.htm" target="_blank">Synecdoche, New York</a>. Difficile dire che non sia cos&igrave;. Quindi? Compratelo. E vedetevelo almeno un paio di volte. Potete preordinare il DVD Region 2 a &euro;16.99 (ma non si sa quando uscir&agrave;, quindi meglio di no). Oppure comprare il DVD Region 1, <a href="http://www.amazon.co.uk/Synecdoche-York-Philip-Seymour-Hoffman/dp/B001P3SA8K" target="_blank">ancora su Amazon UK</a>, a circa 18 euri. Ha pure i sottotitoli in inglese per non udenti, li ho visti coi miei occhi. Che volete di pi&ugrave;?</p>
<p>-&nbsp; Io ero curioso di vedere in faccia &#8211; e sentire parlare &#8211; Walter Siti. Perch&eacute; due anni fa avevo comprato il suo <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788806193034/siti-walter/troppi-paradisi.html">Troppi Paradisi</a>, che mi interessava molto, ma &#8211; complice il mio cattivo umore e una sequela infinita di piagnistei carnali, autocommiserazione, nichilismo insoddisfatto, paternalismo intellettuale piccolo-borghese, sesso senile e penetrazioni anali sconsiderate &#8211; avevo deciso di abbandonarlo. Tempo dopo, mentre io mi sollazzavo altrove, un altro suo romanzo, <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788804586746/siti-walter/contagio.html">Il Contagio</a> (che mi dicono condito di almeno l&#8217;80% dei suindicati ingredienti), diventava famoso in Italia. Cos&igrave; &#8211; complice gli apprezzamenti sul Contagio e la lingua letteraria ricca e possente di Siti &#8211; decisi di ricominciare con Troppi Paradisi e stavolta, con soddisfazione ma non senza scoramenti, l&#8217;ho finito. Certo: oggi il mio immaginario ha un rapporto inatteso e del tutto nuovo col termine &quot;culturista&quot; (e un amico mi ha pure regalato <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788806169756/siti-walter/magnifica-merce.html">La Magnifica Merce</a>, una piccola raccolta di racconti con tanto di fotografie del Culturista sitiano per eccellenza); ma la scrittura di Siti &egrave; notevole e la curiosit&agrave; di vederlo in faccia era forte. Finalmente ci sono riuscito. <a target="_blank" href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/439">Qui</a> c&#8217;&egrave; un&#8217;intervista. E, davvero, &egrave; una rassicurante soddisfazione vedere il viso paciocco e baffuto (e sentire la parlata morbida) di Walter Siti, tanto che fai presto a dimenticare che quel Walter Siti (non) &egrave; lo stesso che si danna l&#8217;anima, per centinaia di pagine, per (non) poter inculare il culturista Marcello. Poi, per&ograve;, guardo <a target="_blank" href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/487">quest&#8217;altro</a> video, in cui Siti (con lo stesso maglione dell&#8217;intervista) consiglia la lettura del bellissimo <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788806186609/ellis-bret-e/lunar-park.html">Lunar Park </a>di Bret Easton Ellis (che &#8211; ma ne parliamo davanti a una birra, per chi sta a Milano &#8211; &egrave; un libro che ha molte affinit&agrave; con Troppi Paradisi): be&#8217;, Siti &egrave; cattivo. Comprate tutto: Troppi Paradisi, Il Contagio, La Magnifica Merce, Lunar Park e i Quaderni di un Mammifero di Erik Satie. &euro;84,30 su IBS.</p>
<p>- Infine, <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/code/9788817008532/frankfurt-harry-g/stronzate-un-saggio-filosofico.html">le stronzate</a>. Mi ricorda tre o quattro viaggi fatti sulla Metro A qualche annetto addietro (e sarebbe divertente ragionare sul perch&egrave; mi &egrave; tornato in mente). E&#8217; un libriccino carino. Comprate pure questo. A soli sei euri.</p>
<p>Spesa Totale: &euro; 213,04.</span></p>
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		<title>Il Solone del Mobile</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 12:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[minima immoralia]]></category>

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		<description><![CDATA[Pirellone preso d&#8217;assalto venerd&#236; sera per la festa d&#8217;inaugurazione della mostra Designer View al 31&#176; piano del Pirellone. La mostra era a ingresso libero dalle 23, ma gi&#224; alle 21 centinaia di persone erano accalcate all&#8217;ingresso. Per evitare inconvenienti e malori sono stati aperti i tornelli e contemporaneamente chiuse scale e ascensori. Risultato: centinaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right"><em>Pirellone preso d&rsquo;assalto venerd&igrave; sera per la festa d&rsquo;inaugurazione della mostra Designer View al 31&deg; piano del Pirellone. La mostra era a ingresso libero dalle 23, ma gi&agrave; alle 21 centinaia di persone erano accalcate all&rsquo;ingresso. Per evitare inconvenienti e malori sono stati aperti i tornelli e contemporaneamente chiuse scale e ascensori. Risultato: centinaia di persone che vagavano al piano terra, e altre bloccate in cima. C&rsquo;&egrave; voluta la polizia per sgomberare il grattacielo.<br />
</em><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=346667">Il Giornale</a></p>
<p><em>A un certo punto la gente si &egrave; rotta i coglioni. Qualcuno &egrave; riuscito a salire su per le scale, ma al 15&deg; piano si sono rotti, sono entrati in un ufficio e hanno sfasciato tutto. C&#8217;era pure un designer a cui hanno spaccato la scultura di polistirolo che doveva esporre tra un mese: non facevano salire neppure lui.<br />
</em>Un amico nella calca del Pirellone</p>
<p><em>Ricordate quando il bello del Fuorisalone erano <em>le facce</em>? quelle, stralunate, dei giovani studenti di design scandinavi (tradizionalmente il segno estetico pi&ugrave; riconoscibile del Fuorisalone)? quelle che ti si apriva il cuore a sentirle ciacolare in inglese (corretto) coi loro colleghi e le loro colleghe francesi, svedesi, ungheresi (e pure italiani, certo)? Scordiamocele. La porchetta e l&rsquo;hinterlandizzazione li hanno messi in minoranza: una minoranza schiacciante.<br />
</em><a target="_blank" href="http://weekendance.tumblr.com/post/99979987/design-week-2009-the-last-supperstudio">Weekendance</a></p>
<p><em>Eri cos&igrave; carino / eri cos&igrave; carino / pigro di testa / e ben vestito<br />
</em><a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=W0PK0IrNklw">CCCP &#8211; Tu Menti</a></p>
<div align="justify">&nbsp;</div>
</div>
<div align="justify">Suona come snobismo metacarpiato: ma a me viene da sorridere. E non riesco a togliermi dalla testa il pensiero &#8211; ma sar&agrave; di sicuro il cattivo umore di questo inverno di ritorno &#8211; che c&#8217;&egrave; pi&ugrave; verit&agrave; e senso nella porchetta e nella Provincia, che nella fighettizzazione dell&#8217;esperienza estetica.</p>
</div>
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		<title>Milano è la Verità</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 15:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ahiku]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei andare alla manifestazione, domani Ma non &#232; tra gli eventi del FuoriSalone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei andare alla manifestazione, <br />
domani<br />
Ma non &egrave; tra gli eventi del <a href="http://2009.fuorisalone.it/2009/" target="_blank">FuoriSalone</a></p>
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		<title>Il Calcio e le Patrie Virtù Democratiche</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 21:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[copio cose traduco gente]]></category>
		<category><![CDATA[guarda te]]></category>
		<category><![CDATA[paese reale]]></category>

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		<description><![CDATA[Al cinema e non solo, il baseball ha sempre sfoggiato un fascino metaforico che scavalca il fenomeno sportivo per invadere la riflessione sociologica, politica, morale. Basti pensare al discorso di Robert De Niro / Al Capone ne Gli Intoccabili. O agli scritti sul baseball del columnist conservatore (e vincitore del Premio Pulitzer) George Will. O [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al cinema e non solo, il <strong>baseball </strong>ha sempre sfoggiato un fascino metaforico che scavalca il fenomeno sportivo per invadere la riflessione sociologica, politica, morale. Basti pensare al <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=YRDVtAoqRQQ">discorso di Robert De Niro / Al Capone</a> ne <strong><em>Gli Intoccabili</em></strong>. O agli scritti sul baseball del <em>columnist </em>conservatore (e vincitore del Premio Pulitzer) <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Will">George Will</a>. O al primo formidabile capitolo di <strong><em>Underworld </em></strong>di <strong>DeLillo</strong>. Agli americani piace filosofeggiare sul baseball e vederci dentro metafore densissime che, secondo loro, spiegherebbero al meglio l&#8217;autentico spirito a stelle e strisce: l&#8217;equilibrio complesso tra individualismo e appartenenza alla squadra; la ricompensa per il duro lavoro; il fair-play; la mobilit&agrave; sociale; la democrazia.</p>
<p>E il <strong>nostro amato calcio</strong>? Qualche anno fa sull&#8217;autorevole settimanale (neo)conservatore <strong><em>Weekly Standard</em></strong>, Frank Cannon e Richard Lessner <a target="_blank" href="http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000%5C000%5C012%5C384qgmke.asp?pg=1">denunciavano </a>il nichilismo decadente sotteso al nostro passatempo nazionale:</p>
<div class="quote">Nel recente incontro con l&#8217;Italia nel campionato mondiale,&nbsp; la squadra USA ha giocato quella che &egrave; stata definita, da molti conoscitori del gioco, la migliore partita mai giocata da una squadra di calcio americana su suolo straniero. Lo storico match &egrave; finito in un epico pareggio, 1-1. Ma in quella che &egrave; stata strombazzata come una delle migliori partite mai giocate da una squadra americana, gli Stati Uniti non sono riusciti a segnare. Il gol attribuito agli Americani &egrave; stato infatti realizzato da un avversario che &#8211; ops! &#8211; ha accidentalmente messo la palla nella sua rete.</p>
<p>Pensateci per un attimo. Questo riassume tutto quello che vi serve sapere sul <em>soccer </em>o <em>football</em>, come &egrave; noto da altre parti. Il calcio &egrave; il gioco perfetto per il mondo post-moderno. E&#8217; <strong>l&#8217;espressione quintessenziale del nichilismo</strong> che prevale in molte culture, cosa che senza dubbio spiega la sua popolarit&agrave; in Europa. [...] Un gioco sul nulla, dove i punti sono accidentali, &egrave; di scarso interesse per gli Americani che credono ancora che il mondo abbia senso, che la vita abbia un significato e una struttura pi&ugrave; grandi e che l&#8217;essere non sia un fine in s&eacute;. </p>
</div>
<p>Gli autori arrivano a dire che il calcio &egrave; un <strong>gioco per quadrupedi</strong>, in quanto nega ci&ograve; che ha elevato l&#8217;uomo al di sopra degli altri animali: una testa pensante e il pollice opponibile. Ma nel calcio, scrivono, a differenza degli altri sport, la testa non &egrave; protetta e la si pu&ograve; usare per colpire brutalmente una palla; mentre le mani, quelle sono vietate.</p>
<p>Qualche giorno fa, Stephen H. Webb su <a target="_blank" href="http://www.firstthings.com/onthesquare/?p=1329"><strong>First Things</strong></a> (blog dell&#8217;<strong>Institute on Religion and Public Life</strong>) ha scritto: </p>
<div class="quote">Per chi &egrave; incline alla paranoia, sarebbe facile addebitare il successo del calcio alla sinistra, che, dopotutto, ha lavorato per anni per portare <strong>la decadenza e la disperazione europea</strong> in America. La sinistra ha cercato di trasformare il marxismo, il post-strutturalismo e il decostruzionismo in fenomeni di moda al fine di indebolire la chiarezza, il pragmatismo e l&#8217;energia della cultura americana. Ci&ograve; che la sinistra non &egrave; riuscita a realizzare per mezzo di quei capricci intellettuali, si potrebbe pensare, sta cercando di ottenerlo con lo sport.
</div>
<p>
Ma davvero il calcio &egrave; un gioco nichilista? Espressione di una cultura stanca e decadente? Sintesi dei mali del nostro Paese, del suo scarso pragmatismo, della carenza di democrazia, dell&#8217;assenza di una sana cultura meritocratica, in cui per essere premiato devi lavorare duro invece che azzeccare un punto per caso?</p>
<p>Ho deciso di approfondire la questione. </p>
<p>A un primo esame, bisogna ammetterlo, molti dei maggiori successi calcistici nazionali non sono esattamente legati a momenti di brillante pragmatismo democratico ed energia repubblicana. Due titoli mondiali su quattro l&#8217;italia li ha vinti sotto il <strong>Duce</strong>. Il quarto lo abbiamo ottenuto durante il mandato del governo con la pi&ugrave; risicata maggioranza (e non certo la pi&ugrave; frizzante energia) della storia. Il Presidente <strong>Berlusconi </strong>&egrave; anche il Presidente della Pluripremiata Squadra di Calcio del Milan. Nel &#8217;70, anno in cui gli Azzurri diventano vice-Campioni del Mondo, si tenta (forse) il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_Borghese" target="_blank">Golpe Borghese</a>. </p>
<p>Insomma: avranno ragione i neoconservatori dello <em>Standard</em> e i tizi dell&#8217;Institute on Religion and Public Life? Il calcio &egrave; il gioco dei <strong>decadenti nichilisti europei</strong>?</p>
<p>Per scoprire l&#8217;arcano, ho deciso di analizzare <strong>le correlazioni tra il Calcio e i Governi della Repubblica Italiana</strong>, da<strong> De Gasperi</strong> a <strong>Prodi</strong>. 58 governi abbastanza traballanti, come noto. Qual &egrave; segno pi&ugrave; cristallino di un sano ed energico pragmatismo all&#8217;americana se non l&#8217;agognata e (quasi) mai realizzata stabilit&agrave; dell&#8217;esecutivo? E qual &egrave;, d&#8217;altro canto, segno pi&ugrave; evidente di un sano e trionfante calcio italiano se non l&#8217;affermarsi della <strong>Gloriosa Nazionale Italiana</strong> nei pi&ugrave; prestigiosi tornei internazionali?</p>
<p>Ho provato, pertanto, a confrontare la durata dei governi italiani con i successi degli Azzurri negli stessi anni. E, pi&ugrave; in particolare, a misurare eventuali correlazioni tra le variazioni nella stabilit&agrave; dei governi e le variazioni nel successo della nazionale di calcio alle Olimpiadi, agli Europei e ai Mondiali. </p>
<p>Ebbene: la correlazione c&#8217;&egrave;. E smentisce fieramente le <strong>plutocratiche insinuazioni</strong> d&#8217;oltreoceano.</p>
<p>Ho suddiviso i 58 Governi repubblicani (dal De Gasperi II al Prodi II) in 7 differenti &quot;<strong>classi di stabilit&agrave;</strong>&quot; sulla base dei giorni di durata in carica (la pi&ugrave; bassa fino a 100 giorni, la pi&ugrave; alta dopo gli 800) e in 12 differenti categorie sulla base dei successi della Nazionale Italiana di Calcio (A e Olimpica) negli anni in cui hanno governato anche parzialmente (la pi&ugrave; bassa categoria in caso di mancata qualificazione sia agli Europei sia alle Olimpiadi, cio&egrave; nel 1972; la pi&ugrave; alta in caso di vittoria ai Mondiali, e raggiungimento dei quarti di finale sia agli Europei che alle Olimpiadi, cio&egrave; nel biennio prodiano 2006-2008). Ed &egrave; emerso che le <strong>variazioni di segno</strong> dei due suddetti indici da un governo all&#8217;altro mostrano una discreta correlazione (anche, in parte, nell&#8217;entit&agrave;):</p>
<p><a href="http://files.splinder.com/88ba822635e0bf177eb38999c2cefa99.pdf" target="_blank"><img border="0" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/CalcioeGoverno.jpg" alt="Photobucket" /></a></p>
<p>Salvo casi isolati di spiccata divergenza, pu&ograve; dirsi orgogliosamente che negli anni in cui il <strong>Popolo Italiano</strong> mostrava all&#8217;Europa e al Mondo la bravura dei suoi Atleti sui Campi da Calcio, i nostri Illuminati Governanti servivano proficuamente un&#8217;Idea di <strong>Governo Stabile e Concorde</strong>. La nostra amata Patria bandiva litigi e fragilit&agrave; e debolezze cos&igrave; nei Palazzi del Governo come nei Verdi Campi da Gioco. </p>
<p>Altro che decadente nichilismo. Altro che post-strutturalismo. Altro che marxismo.</p>
<p>Quando il Popolo e i suoi migliori Calciatori rafforzano le Atletiche Virt&ugrave; Patrie, i Patrii Rapppresentanti rafforzano i loro legami per il miglior servizio del bene pubblico. </p>
<p>Diteglielo, al Weekly Standard.</p>
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		<title>Il governo dei primi della classe</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 20:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[copio cose traduco gente]]></category>
		<category><![CDATA[ipermerdaio]]></category>
		<category><![CDATA[paese reale]]></category>

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		<description><![CDATA[Avvertenza: Conclusione ad Alto Tasso di Desolazione. Non leggere subito dopo i pasti. La lettura &#232; consigliata a un pubblico adulto e non incline alla facile disperazione A novembre, David Brooks, editorialista neoconservatore del NY Times, si mostr&#242; positivamente colpito dalle scelte di Obama per il suo gabinetto: i nomi che circolavano al tempo, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<div align="right"><font size="1"><strong>Avvertenza</strong><em>: Conclusione ad Alto Tasso di Desolazione. <br />
Non leggere subito dopo i pasti. <br />
La lettura &egrave; consigliata a un pubblico adulto e non incline alla facile disperazione</em></font></div>
<p>
A novembre, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Brooks_(journalist)">David Brooks</a>, editorialista neoconservatore del <strong>NY Times</strong>, <a target="_blank" href="http://www.nytimes.com/2008/11/21/opinion/21brooks.html?_r=1&amp;scp=1&amp;sq=%22smart%20as%20the%20poor%22&amp;st=cse">si mostr&ograve;</a> positivamente colpito dalle scelte di <strong>Obama </strong>per il suo gabinetto: i nomi che circolavano al tempo, secondo Brooks, erano quelli di persone moderate, professionali, non-ideologiche, dalla mente aperta, dotate di creativit&agrave; pragmatica. Ma, soprattutto, primi della classe nelle pi&ugrave; prestigiose scuole d&#8217;America: </p>
<div class="quote">Barack Obama (Columbia, Harvard Law) prester&agrave; giuramento mentre sua moglie <strong>Michelle </strong>(Princeton, Harvard Law) assister&agrave; fiera. L&agrave; vicino, i suoi consiglieri di politica estera, tra cui forse <strong>Hillary Clinton</strong> (Wellesley, Yale Law), <strong>Jim Steinberg</strong> (Harvard, Yale Law) e <strong>Susan Rice</strong> (Stanford, Oxford D. Phil.), saranno raggianti. Ci sar&agrave; anche la squadra di politica interna, tra cui <strong>Jason Furman</strong> (Harvard, Harvard Ph.D.), <strong>Austan Goolsbee</strong> (Yale, M.I.T. Ph.D.), <strong>Blair Levin</strong> (Yale, Yale Law), <strong>Peter Orszag </strong>(Princeton, London School of Economics Ph.D.) e, ovviamente, il capo dell&#8217;ufficio legale della Casa Bianca <strong>Greg Craig</strong> (Harvard, Yale Law).</div>
<p>Insomma, con tutte queste universit&agrave; prestigiose tra parentesi, Brooks ci dice che quella instaurata da Obama sarebbe stata una &quot;<strong>valedictocracy</strong>&quot;, come la chiama lui: il governo dei primi della classe (il simpatico neologismo viene da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Valedictorian" target="_blank"><em>valedictorian</em></a>, il migliore della classe dei diplomandi che ha il compito di parlare per ultimo nelle cerimonie di consegna dei diplomi). </p>
<p>Sulle virt&ugrave; della primidellaclassocrazia &#8211; in italiano non suona molto bene &#8211; non tutti, per&ograve;, sono d&#8217;accordo. Non lo &egrave;, in particolare, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lewis_H._Lapham" target="_blank"><strong>Lewis Lapham</strong></a>, storico direttore di <strong>Harper&#8217;s</strong>, oggi titolare dell&#8217;acuto e raffinatissimo commento d&#8217;apertura, <strong>Notebook</strong>, che esce a mesi alterni. </p>
<div class="quote">Negli ultimi sessant&#8217;anni, &#8211; <em>scrive Lapham nel Notebook di questo mese &#8211; </em>i funzionari deputati ad architettare le scelte di politica interna ed estera dei governi appena arrivati a Washington sono giunti equipaggiati con simili qualifiche &#8211; scuole di prima classe, relazioni sociali allo stato dell&#8217;arte, apprendistato in un organo legislativo o in un think tank &#8211; e per sessant&#8217;anni sono riusciti a indebolire invece che a rafforzare la democrazia americana, concludendo i loro mandati come oggetto di ridicolo se non sotto la minaccia di un processo penale. Gli <em>enfants prodiges</em> (noti anche come &quot;i migliori e i pi&ugrave; brillanti&quot;) che seguirono il presidente <strong>John F. Kennedy </strong>alla Casa Bianca nel 1961 hanno bazzicato le stanze dei bottoni abbastanza a lungo da condurre il paese alla Guerra del Vietnam. <strong>Henry Kissinger</strong>, altro fenomeno di Harvard, ha impresso all&#8217;arte del governo americana il modus operandi di una cosca mafiosa. L&#8217;amministrazione <strong>Reagan </strong>ha importato il suo vangelo dalla Facolt&agrave; di Economia dell&#8217;Universit&agrave; di Chicago (la parola d&#8217;ordine era &quot;privatizzazione&quot;, &quot;libero mercato senza restrizioni&quot; il nome cristiano di Zeus) e cos&igrave; facendo hanno messo in moto ci&ograve; che sarebbe poi stato visto come uno <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ponzi_scheme">Schema di Ponzi </a>a lunga scadenza. Mettete in conto i contributi della <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivy_League">Ivy League</a> all&#8217;Amministrazione <strong>Bush </strong>- il segretario della giustizia <strong>John Ashcroft</strong> (Yale), il segretario della difesa <strong>Donald Rumsfeld</strong> (Princeton), il capo della Sicurezza Nazionale <strong>Michael Chertoff</strong> (Harvard) &#8211; e posso gi&agrave; immaginare una tesi di dottorato assegnata dalla Kennedy School of Government intesa a determinare quale tra le principali istituzioni di istruzione superiore del paese, nel corso degli ultimi cinquant&#8217;anni, abbia arrecato il danno maggiore alla salute e alla felicit&agrave; del popolo americano.</div>
<p>
Per realizzare il cambiamento che Obama ha detto in lungo e in largo di voler realizzare, sostiene Lapham, non bisogna rivolgersi ai Circoli che Contano.</p>
<div class="quote">Alterazioni socioeconomiche di magnitudine sufficiente per essere riconosciute come tali [<em>cio&eacute; come quelle che Obama dice di voler realizzare, ndTrino</em>] tendono a essere <strong>imprese collettive</strong>, solitamente condotte dal potere di menti e dalla forza di circostanze che stanno al di fuori, e non dentro, i circoli che contano &#8211; i barbari alle porte di Roma nel quinto secolo, le <em>personae non gratae</em> in Vaticano durante la Riforma Protestante nel sedicesimo secolo, gli autori della Costituzione Americana alieni dalle verit&agrave; esatte che stavano sedute su cuscini di velluto nella Londra del diciottesimo secolo.&nbsp; </div>
<p>Secondo Lapham le universit&agrave; americane non incoraggiano pi&ugrave; la libert&agrave; di menti che rischierebbero di dar fastidio all&#8217;establishment. L&#8217;entusiasmo dell&#8217;esploratore, <strong><em>the amateur spirit</em></strong> che ha sostenuto la democrazia americana, &egrave; morto. Non &egrave; sopravvissuto, dice Lapham, all&#8217;America che &egrave; sorta dalle ceneri di <strong>Dresda </strong>e <strong>Hiroshima</strong>.</p>
<div class="quote">Dopo qualche guaio col riallineamento degli obiettivi educativi durante l&#8217;eccitazione degli anni sessanta, le universit&agrave; hanno accettato la loro missione di stazioni di via nel pellegrinaggio verso un illuminato egoismo. </div>
<p>
Lapham &egrave; pessimista, certo. E teme che le speranze accese dalla campagna di Barack Obama siano destinate a rimanere deluse. Da solo, scrive Lapham, Obama non pu&ograve; realizzare il cambiamento promesso. E&#8217; un ottimo organizzatore, un capace imprenditore politico e un carismatico oratore. Ma sinora il pi&ugrave; grande successo dell&#8217;era Obama &#8211; e cio&eacute; l&#8217;elezione di un nero alla Casa Bianca &#8211; &egrave; stato realizzato dalla comunit&agrave; di cittadini americani, <em>the American citizenry</em>. Il resto non pu&ograve; essere fatto solo dal Presidente. E affidarsi ai primi della classe per i cambiamenti epocali &egrave; una scelta fallimentare. </p>
<p>Ben altri problemi, si direbbe, quelli di casa nostra.</p>
<p>Se negli USA le migliori energie creative si sono ritirate dallo <strong>spazio civico</strong> e si sono dedicate quasi esclusivamente al sollazzo di noi consumatori, rendendo sempre pi&ugrave; sofisticato e intelligente l&#8217;intrattenimento pop di ogni tipo (dai videogames alle serie tv, dal Web ai gardget tecnologici), in Italia i <strong>primi della classe</strong> non ci sono. Non ci sono quelli che si dedicano alla vendita di prodotti intelligenti. Non ci sono quelli che si impegnano nello spazio politico per architettare il Cambiamento. Ma non ci sono neppure quelli, accomodati all&#8217;interno dell&#8217;establishment, che preferiscono assecondare la conservazione. Forse non c&#8217;&egrave; un valido argomento razionale per dimostrarlo, ma ci sarebbe un pizzico di soddisfazione&nbsp; in pi&ugrave; nel poter imputare il declino italiano a giovani menti brillanti, piuttosto che a vecchi faccendieri mediocri. Poter dibattere sui danni arrecati dalle scuole di prestigio, piuttosto che non avere scuole di prestigio. Poter dissentire sul fatto che valenti studenti ambiziosi abbiano fatto il bene del paese, piuttosto che scorrere liste di gente dal curriculum imbarazzante anche per un datore di lavoro con standard scarsissimi. Poter addirittura criticare la missione conservatrice delle universit&agrave; italiane, piuttosto che sapere che le universit&agrave; italiane non hanno alcuna missione, non hanno alcuna identit&agrave; culturale n&eacute; buona n&eacute; cattiva,&nbsp; n&eacute; conservatrice n&eacute; progressista. </p>
<p>E&#8217; una speranza penosa, ma faccio fatica a non coltivarla: vorrei poter leggere una critica pessimista come quella di Lapham sui mali del governo dei primi della classe in Italia. Ma qui non c&#8217;&egrave; traccia di primi della classe e non c&#8217;&egrave; traccia di Lapham. E se in questo momento tu lettore sei d&#8217;accordo con una speranza cos&igrave;&nbsp; desolante, non credere di poterti ritenere del tutto innocente se domattina continuerai a farti i cazzi tuoi, in un illuminato (o cos&igrave; ti piace pensare) egoismo.</p>
</div>
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		<title>I 10 Migliori Momenti di Sesso Negato del 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 18:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[tv series]]></category>

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		<description><![CDATA[So, if we are continuing what has been a promising trend in the reduction of teen pregnancies, through education and abstinence education giving good information to teenagers. That is important&#8212;emphasizing the sacredness of sexual behavior to our children. Barack Obama Pare che non sia neppure vero che voglia riconfermare Mark Dybul come Global AIDS Coordinator, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right"><em><font size="1"><span class="featureMAINTEXT">So, if we are continuing what has been a promising trend in the reduction of teen pregnancies, through education and abstinence education giving good information to teenagers. That is important&mdash;emphasizing the sacredness of sexual behavior to our children.<br />
</span></font></em><font size="1"><span class="featureMAINTEXT"><a href="http://www.relevantmagazine.com/life_article.php?id=7591" target="_blank">Barack Obama</a></span></font></div>
<p>
<a href="http://www.amplifyyourvoice.org/u/AFY_Joe/2009/1/23/Obama-dumps-Mark-Dybul-as-Global-AIDS-Coordinator" target="_blank">Pare che</a> non sia neppure vero che <a href="http://www.rhrealitycheck.org/blog/2009/01/12/no-change-ogac-dybul-stay-at-least-now" target="_blank">voglia riconfermare</a> Mark Dybul come Global AIDS Coordinator, ma Obama una certa qual simpatia per l&#8217;<strong>astinenza</strong> ce l&#8217;ha. E noi vogliamo festeggiare, come tutti, <strong>l&#8217;Inaugurazione</strong>. Ecco quindi la classifica dei dieci migliori momenti di astinenza sessuale del 2008.</p>
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		<title>Facebook Democracy: The Experiment</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[faccio cose vedo gente]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[guarda te]]></category>

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		<description><![CDATA[What the cynics fail to understand is that the ground has shifted beneath them &#8212; that the stale political arguments that have consumed us for so long no longer apply Barack Hussein Obama D&#8217;altra parte Obama &#232; diventato presidente anche grazie a Facebook Maria Laura Rodot&#224; La libert&#224; di parola &#232; il sale della democrazia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right"><em>What the cynics fail to understand is that the ground <br />
has shifted beneath them &mdash; that the stale political arguments <br />
that have consumed us for so long no longer apply</em><br />
Barack Hussein Obama</p>
<p><em>D&rsquo;altra parte Obama &egrave; diventato presidente anche grazie a Facebook</em><br />
Maria Laura Rodot&agrave;</p>
<p></p>
<div align="justify">La <strong>libert&agrave; di parola</strong> &egrave; il sale della democrazia. Non solo consente a chiunque di esprimere il proprio pensiero, i propri sentimenti, le proprie convinzioni &#8211; fa anche s&igrave; che la ricchezza del dialogo premi le opinioni migliori e smentisca quelle pi&ugrave; deboli. Se tutti possono dire la loro, le idee traballanti saranno corrette e vinte da quelle pi&ugrave; solide; le proposte pi&ugrave; convincenti ruberanno la scena a quelle pi&ugrave; dubbie; l&#8217;interesse generale sar&agrave; posto al vaglio della moltitudine, scandagliato, criticato, esaminato &#8211; e cos&igrave; potr&agrave; trionfare, in <strong>piena trasparenza</strong> e davanti agli occhi di tutti.</p>
<p>In una sera d&#8217;autunno del 2007, un gruppo di studiosi di scienze sociali, statistici, informatici e amici vari ha partorito un&#8217;idea bizzarra: usare l&#8217;immensa mole di <strong>Facebook </strong>per un esperimento di <strong><em>social democracy</em></strong>.&nbsp; Da un certo momento in poi, alcuni di noi di <strong>Inkiostro </strong>hanno seguito la ricerca (dando anche una mano su piccole questioni secondarie) e questo post precede (per gentile concessione del prof. <strong>Alossi </strong>- che &egrave; una persona squisita prima ancora che un brillante studioso)&nbsp; il resoconto di quest&#8217;avventura (che sar&agrave; anticipato, in versione ridotta, su <strong>Wired </strong>e, con un&#8217;intervista, su <strong>The New Republic</strong>).</p>
<p>Chi di voi non ha mai espresso su Facebook un&#8217;opinione precisa su un argomento controverso? L&#8217;indagine del <strong>Gruppo di Lavoro Sulla Democrazia</strong> &egrave; partita da un dato (frutto di due precedenti ricerche, una dell&#8217;<strong>Universit&agrave; del Michigan</strong>, l&#8217;altra dell&#8217;agenzia Leary di marketing sperimentale): la virtualit&agrave; abbassa le inibizioni (e fin qui, nulla di nuovo); inoltre: l&#8217;affievolimento delle inibizioni migliora la quantit&agrave; e la qualit&agrave; del dialogo. Si calcola che un <strong>dibattito effettuato a distanza</strong> mediante digitazione su tastiera e tecniche di instant messaging ha un tasso di successo (cio&egrave; si formano opinioni di maggioranza elaborate su argomenti inizialmente controversi) del 32% superiore a un dibattito tradizionale (presenza fisica e voce). </p>
<p>Se io esprimo un&#8217;opinione sul mio status di Facebook e i miei contatti commentano; ovvero se io m&#8217;iscrivo a un gruppo che sostiene un&#8217;opinione e i miei contatti valutano un eventuale invito &#8211; si tratta di dibattiti virtuali? Assolutamente s&igrave;, sostiene il gruppo di Alossi. Anzi, si tratterebbe, secondo il <strong>prof. Alpert,</strong> di una forma ulteriormente libera di dibattito, in quanto &quot;si sviluppa spontaneamente senza le restrizioni ambientali, cronologiche e dispositive di un dibattito &quot;organizzato&quot;. Alpert e Alossi sostengono che se un dibattito virtuale &quot;organizzato&quot; (cio&egrave; un argomento controverso dibattuto su IM da un tot di persone in un tot di tempo secondo regole minime ma condivise) &egrave; il 32% pi&ugrave; efficace del dibattito tradizionale, il dibattito virtuale libero (cio&egrave; quello indiretto che si sviluppa con <strong>gli status e l&#8217;iscrizione ai gruppi di Facebook</strong>) pu&ograve; migliorare tale prestazione di un ulteriore 30 o addirittura 40 percento.</p>
<p>In concreto, il gruppo di Lavoro sulla Democrazia ha avuto accesso a <strong>17 applicazioni</strong> di Facebook tra le pi&ugrave; disparate (non abbiamo i nomi, ma ci dicono che si va da questionari frivoli a giochi di logica e di combinazioni di parole). L&#8217;accordo con i produttori di queste applicazioni prevedeva l&#8217;accesso dei Nostri a <strong>una mole incredibile di dati </strong>riguardanti l&#8217;aggiornamento dello status, i commenti allo status, l&#8217;iscrizione a gruppi, i messaggi sui &quot;walls&quot; dei gruppi, l&#8217;invito di contatti ai gruppi, l&#8217;adesione spontanea di contatti a gruppi cui si &egrave; gi&agrave; aderito, la cancellazione da gruppi, la cancellazione di contatti da gruppi, l&#8217;ordine cronologico delle cancellazioni rispetto a eventi dialettici (come gli scambi di commenti sul wall) e altri dati ancora.</p>
<p>Il grosso del lavoro &egrave; toccato agli statistici. Ci ha spiegato la <strong>dott.ssa Ergico</strong>: &quot;Non basta sommare le opinioni, bisogna valutare la qualit&agrave; dello scambio. Se io, ad esempio, non ho mai espresso un&#8217;opinione significativa se non in risposta a quelle dei miei contatti e decido di prendere una posizione forte, la mia opinione avr&agrave; un valore diverso dal caso in cui io abbia sempre espresso opinioni primarie. Lo status sar&agrave; sempre &quot;Lisa &egrave; felice per Obama&quot;, in entrambi i casi. Ma per i nostri modelli i due status avrebbero un punteggio molto diverso&quot;.</p>
<p>Si &egrave; trattato di un lavoro enorme. I dati esatti saranno resi noti nel volume di prossima pubblicazione, ma si parla di 80 milioni di aggiornamenti status, oltre 400 milioni di commenti, migliaia e migliaia di gruppi, centinaia di milioni di &quot;scambi&quot;. </p>
<p>&quot;La social democracy&quot; dice Alossi &quot;non &egrave; un gioco. Abbiamo dimostrato che il libero scambio di idee produce ricchezza di <strong>pensiero, valore emotivo e intellettuale, democrazia</strong>&quot;.</p>
<p>Noi siamo solo contenti di aver potuto sbirciare e sostenere il lavoro di queste persone e, in attesa della pubblicazione ufficiale del libro che racconter&agrave; l&#8217;avventura di Alossi &amp; Co., vi offriamo le risposte efficienti a 30 attuali questioni controverse secondo la social democracy di Facebook. Per le ragazze e i ragazzi di Alossi e Alpert questi sono &quot;i risultati migliori del migliore dei dibattiti possibili&quot;.</p>
<p>1. L&#8217;elezione di Obama &egrave; bene. La delusione sarebbe male.<br />
2. Il conflitto israelo-palestinese &egrave; molto male, ma gli Israeliani sono un po&#8217; pi&ugrave; male.<br />
3. Dio non esiste, forse, ma scriverlo cos&igrave; sui bus &egrave; &#8211; non so.<br />
4. La mafia &egrave; male. E i gruppi che sono fan della mafia sono male.<br />
5. Se il Mignolo e il Prof conquistano il mondo &egrave; bene.<br />
6. Abbandonare i cani &egrave; male.<br />
7. Che Obama si emozioni all&#8217;Inaugurazione &egrave; bene.<br />
8. Il vestito della moglie di Obama &egrave; male.<br />
9. Che siamo tutti uguali &egrave; bene.<br />
10. I DRM di iTunes sono male. Ma comprare il cd &egrave; pi&ugrave; male.<br />
11. La maleducazione di Santoro con l&#8217;Annunziata &egrave; male. Ma l&#8217;Annunziata che non si emoziona per i Palestinesi &egrave; molto pi&ugrave; male.<br />
12. Veltroni non &egrave; bene, ma un altro &egrave; male.<br />
13. Guantanamo &egrave; molto molto male.<br />
14. La neve &egrave; bene. Troppa neve &egrave; meno bene. Troppa neve a Milano con la Moratti sindaco &egrave; male.<br />
15. Il maltempo &egrave; male.<br />
16. La crisi &egrave; male. <br />
17. L&#8217;Islam non &egrave; male, ma certuni nell&#8217;Islam sono molto male.<br />
18. L&#8217;omosessualit&agrave; non &egrave; proprio bene, insomma. Ma guarire dall&#8217;omosessualit&agrave; &egrave; mooolto male.<br />
19. La faziosit&agrave; &egrave; male.<br />
20. Berlusconi non &egrave; bene. Ma l&#8217;antiberlusconismo &egrave; male.<br />
21. Morgan &egrave; bene ma anche male.<br />
22. La riforma Gelmini della scuola &egrave; &#8211; non ricordo.<br />
23. L&#8217;eutanasia &egrave; male. Ma vietare l&#8217;eutanasia non &egrave; proprio bene.<br />
24. Il matrimonio gay &egrave; bene. Tra un po&#8217;.<br />
25. Le impronte digitali ai rom &egrave; &#8211; non ricordo.<br />
26. Kak&agrave; che resta al Milan &egrave; bene. Berlusconi che telefona a Biscardi per dire che Kak&agrave; resta al Milan &egrave; male.<br />
27. Bush era male.<br />
28. Oliver Stone era.<br />
29. Le application di Facebook che ti costringono a invitare 10 amici per scoprire i risultati del test che hai appena fatto sono male.<br />
30. Quelle che ti costringono ad invitarne 20 sono il doppio pi&ugrave; male.</p>
<p>
</div>
</div>
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		<title>8 film del 2008 che in Italia non sono usciti nel 2008</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 15:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni stanno per uscire, altri non si sa, un paio non usciranno mai. Del resto, basta guardare il trailer italiano di Revolutionary Road subito dopo quello americano per capire immediatamente gli enormi problemi di questa nostra Patria. Ad ogni modo: vedeteli tutti. My Winnipeg di Guy Maddin. Se non avete mai visto un film di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="3" width="500" alt="" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/filmnonusciti01.jpg" /></p>
<p>Alcuni stanno per uscire, altri non si sa, un paio non usciranno mai. Del resto, basta guardare il <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=DSBxR52oacE">trailer italiano</a> di <strong>Revolutionary Road</strong> subito dopo <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=bpra9OEw6nQ">quello americano</a> per capire immediatamente gli enormi problemi di questa nostra Patria. Ad ogni modo: vedeteli tutti.</p>
<p>
<strong><em>My Winnipeg</em> </strong>di Guy Maddin. Se non avete mai visto un film di Guy Maddin, state sbagliando. <a target="_blank" href="http://www.imdb.com/title/tt0346800/">Ce n&#8217;&egrave; uno</a> concepito come un peep show (e che in effetti &egrave; stato anche proiettato cos&igrave;, come un&#8217;istallazione, diviso in 10 parti da sbirciare attraverso 10 diversi buchi). <a target="_blank" href="http://www.ibs.it/dvd/8032825669638/dracula-pages-from.html">Ce n&#8217;&egrave; un altro</a> in cui Dracula ha i tratti asiatici e la storia di Bram Stoker &egrave; raccontata con un balletto. <a target="_blank" href="http://www.branduponthebrain.com/">Ce n&#8217;&egrave; uno</a>, formidabile, in cui il protagonista, che di nome fa Guy Maddin e di lavoro fa il pittore, ricorda l&#8217;infanzia su un&#8217;isoletta sperduta con una madre oppressiva che spia i figli con un cannocchiale dalla cima di un faro e un padre scienziato che ha scoperto il segreto dell&#8217;eterna giovinezza. E tutti questi film sembrano come dei film di un secolo fa, spesso sono muti o quasi, coi cartelli al posto dei dialoghi, con la pellicola che salta e l&#8217;emulsione rovinata e gli attori che recitano iperespressivi. <strong>My Winnipeg</strong> &egrave; l&#8217;ultimo film di Maddin e, in assoluto, uno dei migliori film del 2008. Tutto nasce da un documentario che Maddin dovrebbe girare su Winnipeg, sua citt&agrave; natale nonch&eacute; luogo mitico di pi&ugrave; di una sua opera. Il fatto &egrave;, per&ograve;, che My Winnipeg &egrave; solo in parte un <strong>documentario</strong>. Ci sono teste di cavallo congelate, Madri Mitologiche, viaggi interiori, visioni surreali e, soprattutto, il tentativo del protagonista (che si chiama Guy Maddin) di risolvere alcuni nodi della sua infanzia proponendo alla madre (interpretata da una splendida <strong>Ann Savage</strong>) di mettere in scena e filmare alcuni ricordi traumatici. C&#8217;&egrave; il <a target="_blank" href="http://www.play.com/DVD/DVD/4-/6106897/My-Winnipeg/Product.html">dvd regione 2</a> a 13 sterline. Vedetevelo.</p>
<p>
<strong><em>The Wrestler</em> </strong>di Darren Aronofsky. La domanda che avrei voluto fare ad Aronofsky in conferenza stampa al <strong>New York Film Festival</strong> ma che non ho avuto il tempo (o forse il coraggio) di fare &egrave;: perch&eacute;? Poich&eacute; Aronofsky, lo si ami o lo si odi, ha aggressivamente portato avanti un&#8217;idea di cinema invasiva ed esagerata, sopra le righe e coraggiosa. Sfidando apertamente il fastidio pi&ugrave; estremo (con <strong>Pi greco</strong> e <strong>Requiem for a dream</strong>) e il ridicolo (con <strong>The Fountain &#8211; L&#8217;Albero della Vita</strong>). Invece, adesso, col film che ha resuscitato il grandissimo <strong>Mickey Rourke</strong> e ha vinto il Leone d&#8217;Oro a Venezia, Aronofsky si placa, si fa da parte, racconta con misura una storia sobria e semplice e perfino banale e vista tante e tante volte. Non sappiamo perch&eacute; Aronofsky abbia fatto un film cos&igrave; ma sappiamo che il corpo fisicissimo di Mickey Rourke, impastato dai postumi indelebili di una sbornia eterna, spazza via immediatamente qualunque dubbio residuo uno potesse avere sul fatto che le mille tiritere e le tante profezie digital-virtuali sul tramonto del corpo nel cinema postmoderno sono irrimediabilmente pass&eacute;. Out-of-date. Roba degli anni novanta. I non-morti gommosi di Zemeckis (il cruciale <strong>La morte ti fa bella</strong>, A.D. 1992) dopo aver cercato la salvezza extra-corporea nei non-cartoni di Tarantino (<strong>Pulp Fiction</strong>, A.D. 1994), nella non-realt&agrave; di Weir (<strong>The Truman Show</strong>, A.D. 1998) e nella pulizia scarnificatrice dei Wachowsky Bros. (<strong>Matrix</strong>, A.D. 1999), sono venuti a pagare il loro debito karmico al cospetto del corpo faticoso e potente di Mr. Rourke. Amen. Non so se e quando uscir&agrave; in Italia. Voi vedetevelo.</p>
<p>
<strong><em>Tony Manero</em> </strong>di Pablo Larrain. Ha vinto il <strong>Torino Film Festival</strong>, dovrebbe uscire il 16 gennaio ed &egrave; bellissimo. Siamo a Santiago del Cile nel 1978. La polizia di <strong>Pinochet</strong> fa fuori gli oppositori del regime e <strong>La febbre del sabato sera </strong>arriva nelle sale. Ra&uacute;l Perralta, un ballerino di periferia involuto e violento, fa di tutto per trasformarsi in una copia perfetta di Tony Manero. E ci riesce, in un certo senso. Un film durissimo e rigoroso e entusiasmante. Sar&agrave; uno dei migliori film del 2009. Sappiatelo e vedetevelo.</p>
<p>
<em><strong>Lasciami entrare</strong></em> di Tomas Alfredson. C&#8217;&egrave; tanto rumore intorno a questo affascinante film svedese sull&#8217;amicizia o amore tra un dodicenne biondo e un(a) dodicenne vampiro. E, in effetti, &egrave; un film assai interessante ed emotivamente complesso e ricco di spunti. <strong>Forse si esagerer&agrave;</strong> e si dir&agrave; che &egrave; un capolavoro. Voi, in ogni caso, vedetevelo.</p>
<p>
<strong><em>Hunger</em> </strong>di Steve McQueen. Un&#8217;opera prima portentosa dalla struttura spiazzante e ribelle. Hunger &egrave; un film durissimo che si consacra a un rigore formale assoluto (che si perde per&ograve; in alcuni momenti della sequenza finale, sbagliati) e a una militanza politica che diviene cinema. C&#8217;&egrave; la cruda protesta dei detenuti/prigionieri dell&#8217;<strong>IRA</strong>. Ci sono i diciassette minuti di piano sequenza con la macchina da presa immobile. C&#8217;&egrave; il martirio di <strong>Bobby Sands</strong>, eroe cristologico della causa repubblicana. Ma c&#8217;&egrave; soprattutto l&#8217;annullamento dell&#8217;individuo nella lotta contro il Potere. Ancora corpi come strumenti di lotta (Wrestler e, paradossalmente, Tony Manero). Ovviamente, vedetevelo. </p>
<p>
<strong><em>Synecdoche, New York</em> </strong>di Charlie Kaufman. Lo sceneggiatore pi&ugrave; famoso del mondo si mette dietro la macchina da presa. E ne esce uno dei film pi&ugrave; deprimenti degli ultimi decenni. C&#8217;&egrave; un regista di teatro, <strong>Caden Cotard</strong>, la cui vita va a pezzi. La moglie lo lascia e si porta via la figlia. Strane malattie lo tormentano. L&rsquo;ambiziosa opera teatrale che sta cercando di creare si avvolge su se stessa in una spirale senza via d&rsquo;uscita. E qualsiasi relazione sentimentale in cui s&#8217;avventura &egrave; rovinata dalle sue mille ossessioni. Cotard, interpretato con catatonica grandezza da <strong>Philip Seymour Hoffman</strong>, condensa cupamente l&rsquo;universo aporetico di Charlie Kaufman. La sua ricerca di s&eacute;, lungo geometrie cervellotiche senza via d&rsquo;uscita, procede di pari passo col suo stesso annullamento: malattie improbabili e inspiegabili; sfaldamento di ogni relazione; disfacimento della famiglia; decesso delle persone care; vecchiaia; colpa; solitudine; morte. Un manuale surreale, nerissimo e deprimente su come farsi divorare da se stessi. <strong>Kaufman</strong> tenta un progetto grandioso e suicidale, colmo di idee fantastiche, momenti di incredibile bellezza dolorosa, paradossi esilaranti e masochistica inconcludenza. La spinta drammatica s&rsquo;avvolge su se stessa e degrada, la risoluzione &egrave; infinitamente rimandata con energie sempre pi&ugrave; flebili e la morte &egrave; l&rsquo;unica risposta pensabile contro ogni forza drammaturgica. Un film che dimostra col suo stesso fallimento il fallimento dell&#8217;utopia creativa. Avrete bisogno di alcuni giorni per riprendervi dalla desolazione devastante che emana da Synecdoche, New York. Ciononostante, vedetevelo assolutamente, con qualsiasi mezzo.</p>
<p>
<strong><em>Waltz with Bashir</em> </strong>di Ari Folman. Dovrebbe uscire a giorni ed &egrave; una specie di documentario animato sul recupero doloroso di un terribile ricordo di guerra: il massacro di <strong>Sabra e Chatila</strong>. Ha momenti di grande interesse, ma &egrave; destinato ad essere sopravvalutato (come gi&agrave; sta accadendo), anche a causa della tragica casualit&agrave; che lo porter&agrave; nelle sale proprio in questi giorni. Tuttavia, vedetevelo.</p>
<p>
<strong><em>L&#8217;heure d&#8217;&eacute;t&eacute;</em>&nbsp; </strong>di Olivier Assayas. Non si ha notizia di un&#8217;eventuale distribuzione in Italia dell&#8217;ultimo film del grande Assayas. E probabilmente non ci sar&agrave; nessuna distribuzione, come &egrave; accaduto a <strong>Boarding Gate</strong>, thriller cosmospolita con un&#8217; <strong>Asia Argento</strong> da amore immediato; com&#8217;&egrave; accaduto a <strong>Les Destin&eacute;es Sentimentales</strong>; com&#8217;&egrave; accaduto ad altre bellissime opere del regista francese. L&#8217;heure d&#8217;&eacute;t&eacute; &egrave; vicino all&#8217;Assayas pi&ugrave; intimo, quello di <strong>Fin ao&ucirc;t, d&eacute;but septembre</strong> e di <strong>L&#8217;eau froide</strong>. Tutta la complessit&agrave; emotiva ed esistenziale di una famiglia, della sua storia, dei suoi ricordi condensata nella fredda passione degli oggetti d&#8217;arte che riempiono la casa materna. Bellissimo, bellissimo. E&#8217; il film meno cool della lista, visti i tempi che corrono. E, proprio per questo, dovete vederlo. </p>
<p>
Buon 2009.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2008: La Classifica del Diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 18:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Male &#232; dentro di Voi. Buon Natale a tutti. 10. La delusione dei liberal sui primi passi di Obama Uno dice &#34;Change!&#34; e la gente pensa per qualche strano motivo che Change! vuol dire &#34;eleggiamo il presidente pi&#249; di sinistra della storia americana&#34;. Non importa che Obama sia sbucato dall&#8217;anonimia predicando esplicitamente il superamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="banner"><img border="3" width="500" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/200801.jpg" alt="" /></div>
<p>
Il Male &egrave; dentro di Voi. Buon Natale a tutti.</p>
<p>
<strong><font size="5">10</font>. La delusione dei liberal sui primi passi di Obama</strong></p>
<p>Uno dice &quot;<strong>Change!</strong>&quot; e la gente pensa per qualche strano motivo che Change! vuol dire &quot;eleggiamo il presidente pi&ugrave; di sinistra della storia americana&quot;. Non importa che <strong>Obama</strong> sia sbucato dall&#8217;anonimia predicando esplicitamente il superamento della guerra culturale tra conservatori e progressisti. Non importa che Obama sia un fedele ferventissimo che parla di <strong>Ges&ugrave;</strong> addirittura pi&ugrave; di quanto faccia il TG1. Non importa che Obama faccia del centrismo e dell&#8217;abbattimento delle barriere tra Democratici e Repubblicani il cuore della sua retorica patriottica. Change! voleva dire, per alcuni, Tutti a Sinistra. E adesso questi alcuni sono delusi. Perch&egrave; Obama lascia uomini di Bush al loro posto. Perch&eacute; Obama d&agrave; incarichi importanti ai Preti. Perch&eacute; Obama fa il centrista. E&#8217; come restare delusi perch&egrave; <strong>Berlusconi</strong> dice &quot;trovo la cordata italiana per <strong>Alitalia</strong>&quot; e poi la trova per davvero. Forse fa schifo, forse no, ma ve l&#8217;aveva detto. Buone feste.</p>
<p>
<strong><font size="5">9</font>. Le classifiche di fine anno</strong></p>
<p>Io la vedo cos&igrave;: se leggo una classifica di fine anno voglio che sia <strong>molto selettiva</strong>. Deve essere il meglio del meglio, voglio capire tra il miliardo di roba che viene prodotto ogni anno nel mondo, quale, a giudizio di quei tizi che spendono gran parte della loro vita a esaminare quel miliardo di roba, sia la MIGLIORE DELL&#8217;ANNO. Non si pu&ograve; certo quantificare la cosa, ma per me il &quot;meglio del meglio&quot; non &egrave; un concetto che si avvicina all&#8217;idea: ho letto tre libri e questi sono i migliori due. E neppure: ho ascoltato venti dischi e questi sono i migliori dieci. Ma qualcosa del tipo: ho ascoltato <strong>200 dischi</strong> e questi sono i migliori 20. Adesso facciamo un conto: se un disco dura un&#8217;ora e io non esamino dischi per mestiere, significa che io devo dedicare un&#8217;ora del mio tempo libero ad ascoltare un disco. Se devo farmi un&#8217;idea sensata su 200 dischi (e mangiare e dormire e sbrigare alcune basilari funzioni corporali) vuol dire, a occhio e croce, che non posso dedicare allo stesso disco pi&ugrave; di un giorno e mezzo. Se c&#8217;&egrave; un disco che mi piace assai e lo voglio ascoltare per un mese, dovro vedere qualche film in meno, bere qualche birra in meno con gli amici, scopare di meno. Se mi viene voglia di ricontrollare un certo disco che ho ascoltato a gennaio e non ricordo pi&ugrave;, sono cazzi. Se poi nel frattempo faccio pure la classifica dei 20 migliori film dell&#8217;anno e dei 10 migliori libri e dei 30 migliori video e dei 15 migliori videogames e delle 20 migliori cazzate di Youtube, vuol dire che c&#8217;&egrave; qualcosa che non va. Le migliaia di classifiche di fine anno sono l&#8217;annuncio della fine del mondo: non solo la frazione insignificante di mondo che legge troppi blog e troppa roba sul web si ritrova a inseguire durante tutto l&#8217;anno <strong>standard quantitativi</strong> di consumo culturale sempre pi&ugrave; alti e irrealistici, ma gli s&rsquo;impone pure il piacere/dolore di ingozzarsi di decine e decine di classifiche che hanno perla quasi unica funzione di ri-esibire l&rsquo;eccesso di consumo gi&agrave; esibito settimana dopo settimana durante l&rsquo;anno. Disintossicateci.</p>
<p>
<strong><font size="5">8</font>. Le serie tv sono capolavori</p>
<p></strong>Dai <strong>Sopranos</strong> in poi la bulimia pop ha un nuovo mito: le serie tv <em>devono</em> essere Arte. Si &egrave; passati in fretta dalla scoperta inaspettata che le serie tv potessero essere prodotti di altissima qualit&agrave; all&#8217;idea che le serie tv dovessero per forza celare tesori incredibili: significati potenti, Zeitgeist, rivelazioni, ricettacoli luminosi del Presente Pop Rivelato ai Mortali. Il semplice passatempo &egrave; una bestemmia. La celebrazione del pop-cos&igrave;-com&#8217;&egrave; eccita le menti. Purtroppo la verit&agrave; &egrave; diversa e il tracollo creativo di <strong>Showtime</strong>, in questo 2008, &egrave; l&igrave; a dimostrarlo. L&#8217;ultima stagione di <strong>Dexter</strong> (che &egrave; stato un prodotto molto divertente e a tratti molto interessante) &egrave; di una noia ridicola. L&#8217;ultima stagione di <strong>Weeds</strong> (che ha avuto momenti, nella prima stagione soprattutto, di feroce critica sociale travestita da commediola) &egrave; fiacchetta e anche un po&#8217; noiosetta. La seconda stagione di <strong>Californication</strong> (serie finto-trasgressiva ma in realt&agrave; parecchio reazionaria la cui prima stagione era un passatempo caruccio) &egrave; diventato un passatempo idiota e neppure troppo divertente. C&#8217;&egrave; <strong>Mad Men</strong>, certo, che &egrave; un capolavoro indiscutibile. E basta. Anche <strong>True Blood</strong>, che forse varr&agrave; all&#8217;HBO il ri-sorpasso della rivale per edginess e ficaggine, &egrave; un grazioso passatempo di buona qualit&agrave; (salvo la season finale, bruttarella assai) e nulla di pi&ugrave;. Sono serie tv, insomma. Perch&eacute; gonfiare artificialmente aspettative e standard e pregi e significati epocali di serie tv finto-trasgressive, educate, pulite, lisce e levigate? A volte divertono, a volte divertono parecchio, a volte per niente. In rarissimi casi sono qualcosa di pi&ugrave; di un passatempo innocuo. Hung, per&ograve;, sar&agrave; un capolavoro sicuro.</p>
<p>
<strong><font size="5">7</font>. Sono tornati i vampiri.</p>
<p></strong>Durante l&#8217;ultimo <strong>revival vampiresco</strong> non volevano farmi entrare in sala a causa del Vietato ai Minori di. Era l&#8217;alba dell&#8217;<strong>Era Clinton</strong>, i vampiri erano lussuosamente postmoderni o ammicantemente decadenti. C&#8217;era il <strong>Dracula</strong> di Coppola, l&#8217;<strong>Innocent Blood</strong> di Landis e il film tratto dalla serie di romanzi cult era <strong>Intervista col Vampiro</strong> di quel Neil Jordan che aveva diretto <strong>La moglie del soldato</strong>. Alla fine, Abel Ferrara chiudeva le danze con lo splendido <strong>The Addiction</strong>, sopra le righe, spudorato, malato e sporco. Oggi, all&#8217;inizio dell&#8217;<strong>Era Obama</strong>, il film tratto dalla serie di romanzi cult &egrave; <strong>Twilight</strong> e il film che invece usa il vampirismo come metafora raffinata &egrave;, con tutto il rispetto, <strong>Lasciami entrare</strong> di Tomas Alfredson. E i treni non arrivano pi&ugrave; in orario.</p>
<p>
<strong><font size="5">6</font>. Robert Downey Jr. nuovo idolo geek-chic.</strong></p>
<p>Faccio una proposta modesta: il politically correct &egrave; il nuovo <strong>politically correct</strong>!!! Perch&eacute; forse dentro i blog non si vede, ma mentre la gente educata ipercritica &egrave; stufa di dire &quot;african-american&quot; al posto di negro e &quot;diversamente abile&quot; per significare storpio, l&agrave; fuori ci sono capi di governo che fanno battute imbarazzanti e tizi che vengono pestati a sangue perch&egrave; diversi. Certo, il politically correct &egrave; la foglia di fico che. Ma la celebrazione vitalistica e antintellettuale del <strong>Supereroe</strong> Sessista e Straricco e Patriottico e Sbruffone secondo voi &egrave; liberatoria? Liberatoria di che? Ci sono i bambini in Africa che muoiono di fame.</p>
<p>
<strong><font size="5">5</font>. Poppyanna (gioco di parole intelligente tra Pollyanna e Poppy, protagonista del film La felicit&agrave; porta fortuna)</p>
<p>Mike Leigh</strong> &egrave; uno bravo. E quando c&#8217;&egrave; lui dietro la macchina da presa ti puoi mettere comodo e sapere che potrai solo godere e imparare ad ogni inquadratura. Per&ograve; <strong>Poppy</strong>, Poppy, questa tipa che tu le vuoi parlare di un fatto e lei deve fare per forza la battutina fantasiosa, con queste associazioni sognanti e surreali e bimbesche, questa tipa che tu le vuoi dire qualcosa a cui magari tieni e lei ti fa la sua risatina idiota e deve farti la sua battutina stramba e parlare d&#8217;altro, di quello che piace a lei, delle cazzate che piacciono a lei, e ti guarda con quel suo sguardo cretino, questa Poppy che pensa di sapere come va la vita e che bisogna donare sorrisi per capire la vita, questa Poppy, voi non avete sperato che il <strong>Matto della Scuola Guida</strong> la ammazzasse a colpi di cric?</p>
<p>
<strong><font size="5">4</font>. La rinascita del cinema italiano</p>
<p></strong>Ci speriamo tutti, eh. E <strong>Gomorra</strong> &egrave; un film importante sotto ogni punto di vista. Ma poi? <strong>Il Divo</strong> &egrave; un film enormemente sopravvalutato. Sorrentino &egrave; bravo e alcune scene (quelle in cui non ha la preoccupazione di &quot;spiegare&quot; qualcosa), come la festa disco, sono molto molto belle. Ma poi annega in banalit&agrave; e personaggi messi l&agrave; solo per fare spiegoni e pipponi (Scalfari) e montaggi alternati drammaticoni e chili di retorica che per&ograve; attenzione non vedi che sta facendo lo zoomone avanti e indietro, &egrave; chiaramente <strong>Grottesco</strong>, non &egrave; mica retorica, &egrave; il Grottesco e quindi la cosa &egrave; complessa. In questi giorni, telegiornali, programmi d&#8217;approfondimento, programmi satirici, programmi d&#8217;ogni tipo sono stati blindati da De Laurentiis e da un unico enorme spot a reti unificati per <strong>Natale a Rio</strong>. Questa &egrave; la verit&agrave;.</p>
<p>
<strong><font size="5">3</font>. La socializzazione di massa</p>
<p></strong>Se <strong>Facebook</strong> dura, tra qualche anno i candidati alle cariche istituzionali importanti saranno sputtanati (o, in Italia, rafforzati) da una certa foto di quella festa acidona con gli ex compagni di universit&agrave;. Ma forse tra qualche anno Facebook, se dura, dovr&agrave; inventarsi un modo per premiare la de-socializzazione &#8211; perch&egrave; se siamo tutti connessi nessuno &egrave; connesso, dice il proverbio. E quando tra i feed avrai che tua figlia di dodici anni ha appena ricevuto la <strong>Fatina Pucci del Cunnilingus</strong> dal figlio del collega stronzo, allora scoprirai l&#8217;imbroglio: il nuovo primato sar&agrave; quello di avere pi&ugrave; s-contatti possibili. E&#8217; meglio cominciare a portarsi avanti.</p>
<p>
<strong><font size="5">2</font>. Il Cavaliere Oscuro</p>
<p></strong>Nella battaglia tra i film pi&ugrave; sopravvalutati dei famosi (cazzo di) anni zero, <strong>Il Cavaliere Oscuro</strong> &egrave; messo bene e potrebbe anche vincere. Il film &egrave; abbastanza divertente, abbastanza fumettesco, abbastanza coinvolgente. E&#8217; anche troppo lungo, troppo cocainico, troppo pieno di cose messe l&igrave; per gonfiare il conto. Senti da un kilometro la paura di <strong>Nolan</strong> di non saper gestire il film d&#8217;azione (e pi&ugrave; volte in effetti non lo sa fare) e la paura della produzione di non essere all&#8217;altezza della martellante, ossessiva, mega-multi-iperequipaggiata campagna promozionale che &egrave; gi&agrave; scritta nel budget. L&#8217;ansia da prestazione &egrave; la chiave di The Dark Knight. Un&#8217;overdose di viagra dopo di che non ti ricordi neppure chi ti stavi scopando.</p>
<p>
<strong><font size="5">1</font>. I Fleet Foxes</p>
<p></strong>Ok, sono bravi. Ok, sono molto bravi. Quando li ho visti dal vivo ero davvero ammirato. Ma devo togliermi questo peso dal cuore. A me i <strong>Fleet Foxes</strong> mi appallano. Non sono mai riuscito a reggere pi&ugrave; di tre, quattro pezzi massimo, tutti di fila. Una loro canzone ci sta pure, intendiamoci. Davanti a una bella tazza di t&egrave; caldo, ad esempio. O quando senti che stai diventando troppo malvagio e avresti quasi voglia di postare una classifica piena di cattiverie proprio la <strong>notte di natale</strong>. Senti tutte quelle belle armonizzazioni, tutti quei coretti, tutti quei uoh-oh-oh e te li immagini tutti in cerchio, con le loro belle barbe fluenti e le camicie alla boscaiola, che sorridono e si guardano e sorridono e fanno uoh-oh-oh e si riavviano i capelloni lunghi e le barbe e sorridono e ti senti come il membro onorario di un&#8217;amorevole confraternita di boscaioli sorridenti. Ti viene voglia di diventare buono. Una, due canzoni. Ok. Ma tutto il disco? Tutto il disco no, vi prego. Cosa cazzo si lagnano, i Fleet Foxes, per un disco intero? Cosa cazzo si cantano?</p>
<p>
Siate pi&ugrave; buoni.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>James Gray è un grande</title>
		<link>http://www.inkiostro.com/2008/12/17/james-gray-e-un-grande/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 18:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>trino</dc:creator>
				<category><![CDATA[copio cose traduco gente]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos&#8217;hanno in comune i Clash, la mafia russa, New York, Alfred Hitchcock e Alberto Moravia? James Gray. Chi &#232; James Gray? James Gray &#232; un grande. James Gray dice che Gwyneth Paltrow &#232; il modello di donna irraggiungibile. James Gray dice che un primo piano di Kim Novak ne La donna che visse due volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="banner"><img border="3" width="500" alt="" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/gray01.jpg" /></div>
<p>
Cos&rsquo;hanno in comune i Clash, la mafia russa, New York, Alfred Hitchcock e Alberto Moravia? <strong>James Gray</strong>. Chi &egrave; James Gray? James Gray &egrave; un grande. </p>
<p>James Gray dice che <strong>Gwyneth Paltrow</strong> &egrave; il modello di donna irraggiungibile. James Gray dice che un primo piano di <strong>Kim Novak</strong> ne <em><strong>La donna che visse due volte</strong></em> lo fa piangere ogni volta che lo rivede. James Gray dice che la New York dei primi anni 80 gli manca. Ma gli manca anche quella di oggi, visto che &egrave; stato costretto a traslocare a Los Angeles, per soldi.</p>
<p>James Gray &egrave; un grande. Ma non tutti sono d&rsquo;accordo. Del suo ultimo film uscito nelle sale, lo splendido <em><strong>We own the night</strong> (<strong>I padroni della notte</strong>),</em> il <em>NY Post </em>scrive che &egrave; &ldquo;troppo lento per essere un piacere proibito, troppo stupido per essere un piacere consentito&rdquo;; Richard Roeper dice che &egrave; &ldquo;una cattiva parodia di un western&rdquo;. <em>A Little Odessa</em>, il primo lungometraggio di Gray, Roger Ebert d&agrave; solo due stelline;<em> The Yards</em>, forse il suo film migliore, &egrave; stroncato da Washington Post, Rolling Stone, Entertainment Weekly. </p>
<p>Stronzate. James Gray &egrave; un grande. Lavora sulle superfici senza tempo del cinema, su referenti impolverati, sul rigore asciutto del testo contro i giochi linguistici e i cerebralismi pi&ugrave; hip dei nostri giorni e ci regala intere sequenze da studiare, corpo a corpo estremo tra spettatore e film.</p>
<p>E il suo ultimo film, <em><strong>Two Lovers</strong></em>, lo ha scritto per Gwyneth Paltrow.</p>
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<div class="quote">La conoscevo da diversi anni ma non avevo capito che grande attrice fosse. Lei &egrave; del tutto consapevole dei brutti film in cui ha recitato. S&igrave;, l&rsquo;ho scritto per lei. Lei crede che questa sia una cosa ridicola ma te la dico comunque. Quando ero giovane &ndash; adesso &egrave; diverso, sono sposato &ndash; sapevo che non sarei riuscito ad uscire con una come, diciamo, Gisele Bundchen. Ma c&rsquo;era comunque una infinitesima possibilit&agrave; che potesse accadere. La sola donna con cui sapevo di non avere neppure la pi&ugrave; piccola possibilit&agrave; era Gwyneth Paltrow. Lei stava con tipi come Brad Pitt e Ben Affleck e ora &egrave; sposata col cantante del gruppo Coldplay, Chris Martin. Ecco perch&eacute; volevo che fosse suo: l&rsquo;intoccabile, la donna completamente fuori dalla tua portata. Eccetto forse che per Joaquin [Phoenix], che &egrave; incredibilmente fortunato con le donne.</div>
<p>Lo dice James Gray in una lunga e bella intervista nel numero di novembre dei <em><strong>Cahiers du Cinema</strong></em>.</p>
<div class="quote">Sono cresciuto nel Queens e passavo tutto il tempo al cinema, saltando la scuola. I miei professori pensavano che fossi lento e volevano mandarmi a una scuola speciale. Cos&igrave; mi hanno fatto fare dei test e contro ogni previsione ho fatto un punteggio molto alto e tre anni dopo ho ottenuto una borsa di studio per l&rsquo;USC. Questo mi ha salvato la vita. Tutta la gente con cui andavo a scuola allora &egrave; morta o &egrave; in prigione. [&hellip;] Prendevo ogni volta la metro per andare a Manhattan [&hellip;]. E&rsquo; buffo pensare che posto pericoloso fosse New York a quel tempo [i primi anni ottanta]. All&rsquo;angolo tra la 46&deg; Strada e l&rsquo;8&deg; Avenue c&rsquo;era un cinema chiamato Hollywood Twin, un vecchio cinema porno che avevano trasformato in una sala per film di repertorio. Quello era un quartiere davvero pericoloso in quegli anni. Oggi New York non &egrave; pi&ugrave; un posto pericoloso. E mi mancano quei tempi. Quello che mi manca &egrave; la cultura di strada. Sono un grande fan dei Clash e ho usato<em> The Magnificient Seven</em> in un mio film, uno dei primi pezzi rap nel 1981, ispirato da qualcosa che i Clash avevano sentito per le strade di New York nel 1979. E tutto questo &egrave; andato, adesso. A meno che la crisi di Wall Street non cambi di nuovo tutto.</div>
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<img border="3" width="500" alt="" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/gray02-1.jpg" />&nbsp;</p>
<p>Dice che gli &egrave; capitato di vedere <em><strong>La finestra di fronte</strong> </em>mentre era in ospedale per un piccolo intervento. Bisognerebbe guardare pi&ugrave; <strong>Hitchcock</strong>. Non vedeva <em>La donna che visse due volte</em> da vent&rsquo;anni quando l&rsquo;ha proiettata per la troupe di <em>Two Lovers</em>: &ldquo;solo per <strong>Jimmy Stewart</strong> che si innamora di un&rsquo;immagine idealizzata&rdquo;.</p>
<div class="quote">Pi&ugrave; o meno a due terzi del film Stewart incontra Kim Novak per strada e la riconosce, vanno in una camera d&rsquo;albergo e subito prima di un flashback lei gira la faccia verso la macchina da presa. Non so perch&eacute;, ma in quel momento io scoppio in lacrime. Una delle ragioni per cui<em> Vertigo</em> &egrave; cos&igrave; grande e cos&igrave; emotivamente vero &egrave; che il film convalida lei come persona. Lei diventa una persona importante cos&igrave; come lo &egrave; lui. </div>
<p>Il pessimismo di James Gray &egrave; titillato da <strong>Moravia</strong> e <strong>Bertolucci</strong>:</p>
<div class="quote">Prima di ogni ripresa proietto un po&rsquo; di film alla troupe. Abbastanza stranamente, quasi sempre faccio vedere<em> <strong>Il Conformista</strong></em>, anche se il film di Bertolucci non ha apparentemente nulla in comune con<em> Two Lovers</em>. [&hellip;] <em>Il Conformista</em> &egrave; un film che attrae il mio lato pessimista. E&rsquo; un film su come le persone sono influenzate dai gruppi, sulla distruzione di un&rsquo;anima dominata dal conformismo. Fondamentalmente, l&rsquo;arte parla di una sola cosa: l&rsquo;essere umano affrontato dalla sua stessa mortalit&agrave;. </div>
<p>James Gray odia i commenti audio negli extra dei dvd:</p>
<div class="quote">Odio quei commenti che dovrebbero spiegare di che tratta il film. Ma i produttori li amano; &egrave; quello che vende. La gente dovrebbe lasciare che i film siano quello che sono: cose viventi, cose che respirano. Ricordo che rimasi seccato da quello che diceva <strong>Spike Lee</strong> in un commento a <em><strong>Fa&rsquo; la cosa giusta</strong></em>, che &egrave; un film che ammiro. </div>
<p><strong>Francis Ford Coppola</strong> &egrave; il mito di James Gray:</p>
<div class="quote">Francis &egrave; il mio mito. E&rsquo; grazie ad<em> <strong>Apocalypse Now</strong> </em>che ho capito davvero cosa voleva dire essere un filmmaker. Grazie ad <em>Apocalypse Now</em> e<em><strong>Toro Scatenato</strong></em>, i l primo nell&rsquo;agosto del 1979 e il secondo nel 1980. [&hellip;] Dovevo avere pi&ugrave; o meno dieci anni quando l&rsquo;ho visto per la prima volta e <em>Apocalypse Now</em> ha cambiato il mio modo di sentire nei confronti del cinema. </div>
<p>James Gray vuole il controllo sui suoi film:</p>
<div class="quote">Nessuno dei film che ho fatto finora sono stati interamente finanziati dagli studios. [&hellip;] Col tempo sono diventato un po&rsquo; ossessionato dall&rsquo;avere il completo controllo dei miei film. Non posso tollerare che qualcuno cambi quello che avevo in mente. In<em> <strong>Two Lovers</strong></em> ho avuto il controllo dall&rsquo;inizio alla fine. E&rsquo; un film molto pi&ugrave; piccolo dell&rsquo;ultimo che ho fatto, ma sono state le migliori riprese della mia carriera. Ventinove giorni a <strong>Brooklyn</strong>, le migliori riprese della mia vita. </div>
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<img border="3" width="500" alt="" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/gray03.jpg" />&nbsp;</p>
<p>James Gray non &egrave; amico della polizia:</p>
<div class="quote">[<em><strong>We own the Night</strong></em>] &egrave; un film davvero cupo. Ricordo le interviste a Cannes; i giornalisti dicevano che era un film pro-polizia, bla bla bla. Non dico che avevano torto. Forse ho fatto qualche errore. Ma non era mia intenzione. Volevo mostrare che le persone possono fare la cosa giusta nei confronti della societ&agrave; e tuttavia sacrificare quello in cui credono davvero, in sostanza. <strong>Joaquin</strong> [<strong>Phoenix</strong>] voleva cambiare il finale, credeva che quest&rsquo;aspetto del film fosse troppo evidente. E poi la gente ha pensato che era un film pro-polizia! </div>
<p>James Gray ama <strong>Mark Wahlberg</strong>:</p>
<div class="quote">Mark Wahlberg &egrave; davvero un grandissimo attore. Sai perch&eacute; &egrave; cos&igrave; bravo? Perch&eacute; ha pathos. Ma quando gli affidano un ruolo sbagliato pu&ograve; essere davvero pessimo. E questa &egrave; colpa di Hollywood: non sanno pi&ugrave; come si fa un film con <strong>coscienza di classe.</strong> Wahlberg proviene dal ceto medio-basso, &egrave; stato in prigione ed &egrave; una persona di buon senso. Come astronauta nel<em> </em><strong><em>Pianeta nelle Scimmie</em> </strong>&egrave; perduto, non ha alcun senso. </div>
<p>James Gray dice che le mode sono effimere e la sperimentazione &egrave; finita:</p>
<div class="quote">I miei film sono molto conservatori in superficie. Ci&ograve; non vuol dire che io sia un conservatore. Ma i miei film sono piuttosto classici nella struttura. Questo &egrave; uno dei motivi per cui non credo sia una buona idea continuare ad andare a Cannes [&hellip;]. Penso che gli Americani che ci vanno &ndash; la stampa &ndash; cercano soprattutto un certo tipo di sperimentazione strutturata. I miei film non sono cos&igrave;. Funziona per <strong>Gus Van Sant</strong>, per <em><strong>Paranoid Park</strong></em> o <em><strong>Elephant</strong></em>, che &egrave; quasi come un film di <strong>Bela Tarr</strong>. Per me, la superficie del film &egrave; deliberatamente convenzionale.</p>
<p>Non sono interessato alle tendenze. Il mio sogno &egrave; fare film che la gente pu&ograve; vedere, capire e persino apprezzare tra cinquant&rsquo;anni. Clich&egrave; e tendenze spariscono col tempo una volta che il contesto culturale &egrave; scomparso. </p>
<p>Per esempio, il mio film preferito di <strong>Tarantino</strong> &egrave; <em><strong>Jackie Brown</strong></em>: puoi sentire che a lui piace davvero <strong>Pam Grier</strong> e a me piace chi prende una posizione estetica ed etica. Il &ldquo;fattore sperimentale&rdquo; tocca solo la superficie non ci&ograve; che il film &egrave; in profondit&agrave;. E in ogni caso non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; sperimentazione nel cinema. <strong>Derek Jarman</strong> ha messo fine a tutto. Hai visto <strong>Blue</strong>? Vedi uno schermo blu per un&rsquo;ora e mezza. Non puoi andare pi&ugrave; in l&agrave; di quello. Come nella pittura: che puoi fare dopo l&rsquo;espressionismo astratto? Dopo<strong> Lucio Fontana</strong>? <strong>Jean-Pierre Melville</strong> ha detto una cosa bellissima sulla questione, ci vuole pi&ugrave; fegato e talento per fare un film classico che uno moderno. Ed era il 1970-71. </div>
<p>Dopo<em> Two Lovers </em>(che sar&agrave; di sicuro bellissimo) il suo prossimo film sar&agrave; su un tizio &ndash; Percy Fawcett &ndash; che ai primi del &lsquo;900 &egrave; andato in Amazzonia per scoprire una citt&agrave; d&rsquo;oro ed &egrave; uscito di senno. Pare che ci sar&agrave; <strong>Brad Pitt</strong>. </p>
<p><img border="3" width="500" alt="" src="http://i203.photobucket.com/albums/aa20/lookeyinside/gray04.jpg" /></p>
<div class="quote"><strong>New York</strong> &egrave; troppo costosa. Ho una moglie e due figli e ho bisogno di una casa con pi&ugrave; camere da letto. Non mi piace Los Angeles; mi manca New York. Forse ci ritorno. Far&ograve; qualche spot, poi il film con Brad Pitt e poi forse avr&ograve; abbastanza soldi. [&hellip;] Los Angeles ha tutto ma non c&rsquo;&egrave; niente da scoprire l&igrave;. Non puoi camminare e sentire d&rsquo;un tratto qualcuno che suona l&rsquo;arpa. O passare da una libreria e vedere una finestra con un libro sul pittore Reginald March [&hellip;]. A Los Angeles devi sapere cosa cerchi, prendere la macchina&hellip; Non &egrave; il tipo di vita che voglio per i miei ragazzi. Mi piacerebbe tirarli su in un ambiente dove possono osservare e scoprire cose. <strong>Los Angeles</strong> fa male alla creativit&agrave;, questa &egrave; la mia teoria. </div>
<p>E noi siamo d&rsquo;accordo con James Gray. </p>
<p>James Gray &egrave; un grande. </p>
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